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:: Il ponte sullo stretto ::

Il Ponte di Carta
di Guglielmo Ragozzino*

Urbanisti, geologi, economisti, studiosi dei trasporti, amministratori come il sindaco di Villa S. Giovanni,Rocco Cassone, fanno un altro tentativo per spiegare al governo i pericoli e gli errori legati all'idea del collegamento stradale tra Calabria e Sicilia. Sembra che in Sicilia ci stiano ripensando.

I ponti sullo stretto di Messina attualmente sono due. C'è un ponte sospeso, tra le altissime nuvole della retorica e del genio italico; un ponte che però è fermissimo e indistruttibile, si alza e si abbassa secondo le convenienze, si inclina e risorge dalla Sicilia alla Calabria, si allunga e si accorcia come una fisarmonica, regge ai colpi di vento e ai più fantastici terremoti, alle mafie riunite e agli atti di terrorismo più spaventosi. Il bello di questo ponte è pur essendo eterno e possente, è anche mobile e flessibile, tanto che viene ricostruito ogni giorno sulle obiezioni di quei mormoratori che non fanno altro che obiettare, di quegli antipatrioti che non ne vogliono sapere. Essi dicono che le navi porta-container sono alte 100 metri e non potrebbero più arrivare a Gioia Tauro, per via del ponte; e noi portiamo il ponte a 110. Essi protestano che a quella quota il vento è pericoloso; e noi alziamo il ponte da una parte sola. Essi allora, sarcastici, dicono: «bene; almeno così si potrà sciare sul ponte, d'inverno, con la neve, tanto le auto sono scarse»; e noi, sereni, li sfidiamo a farlo. E' la «piramide nello stretto» la nostra, un segno di civiltà, che già molti Napoleoni avevano inventato. Poi c'è un altro ponte, quello vero, fatto di milioni di quintali di carta, (perizie, progetti, ordini del giorno, stime di advisors discussioni parlamentari, elaborati nel corso dell'ultimo terzo di secolo). Questo secondo ponte, il costosissimo ponte di carta è stato oggetto di molte riunioni ieri a Roma. Ieri era infatti l'ultimo giorno per presentare le osservazioni allo Studio di impatto ambientale (Sia) depositato il 21 gennaio scorso dalla Stretto di Messina Spa. E le osservazioni sono piovute, sono grandinate da tutte le parti; anche da qualche parte imprevedibile.

La più imprevedibile delle osservazioni-grandine proviene dal cuore stesso della Sicilia che alle elezioni aveva sconfitto il centro sinistra 62 a zero. La Regione ha commissionato una relazione tecnica sul Ponte a un gruppo di esperti diretti dal Professor Paolo Rabitti, docente a Venezia di sistemi informativi. Circola la voce che la relazione (250 pagine o pressapoco) sia talmente critica sul ponte di carta che il presidente Salvatore Cuffaro l'abbia secretata e portata a Roma in visione al presidentissimo Silvio Berlusconi. C'è un'interrogazione parlamentare di Michelangelo Tripodi dei comunisti italiani in proposito; essa cita un articolo del quotidiano Europa dal titolo senza perplessità: «Ecco perché non si farà mai il ponte sullo stretto di Messina» (13-2-2003).

A Roma erano tre le riunioni sul ponte e sullo stretto; una dell'Enea e due dei verdi, partito e movimenti. All'Enea hanno spiegato che Sicilia e Calabria si allontanano l'una dall'altra, ma che la questione è sotto controllo. A occhio - ma è un occhio pochissimo scientifico il nostro - ci sembra più facile affrontare una separazione del genere con una barca piuttosto che con un ponte. La rivelazione dell'Enea è rimbalzata tra i Verdi, intesi come partito. Essi hanno presentato un notevole studio dovuto ad Anna Donati, senatrice, alla professoressa Maria Rosa Vittadini, dimessa dalla direzione del Via (valutazione di impatto ambientale) da pochi mesi e dal geologo (°) Giancarlo Presicci . Dagli studi dei verdi che hanno letto pagina per pagina il materiale presentato dalla società del ponte escono 10 buone ragioni per «sospendere la procedura». Ne citeremo una sola: una gamba del ponte di carta sorge in prossimità della faglia 50 «attiva lungo la sponda calabra» e che sarebbe meglio, sempre a parlare da incompetente, non andare a infastidire. C'è un problema di liquefazione dei terreni. Gli stagni di Gianzirri hanno cento anni appena e in una situazione di tale movimento geologico e ambientale si vuole intervenire, gettando una quantità di calcestruzzo alta e larga come lo Stadio olimpico intero. I progettisti del ponte di carta lo sanno; e dicono: «il problema è rimandato, quanto alla soluzione».

Gli ambientalisti hanno presentato un loro rapporto, coordinato da Albero Ziparo, dell'università di Firenze e poi da Luca d'Eusebio di Italia nostra, Stefano Lenzi del Wwf e Edoardo Zanchini di legambiente.

Tra gli altri ne parla Vezio De Lucia, cui si deve l'immagine della piramide. E racconta che il ponte cartaceo era già costruito nel 1986, ai tempi di Bettino Craxi e di Claudio Signorile. Si discuteva del ponte e anche della piramide del Louvre: due opere di prestigio, ma almeno la seconda serviva a qualcosa, alla vendita dei biglietti. Il ponte, già allora, era privo di collegamenti autostradali e ferroviari; già allora le ferrovie erano in Sicilia con un solo binario, in Calabria lente e tortuose. Già allora, come oggi, come nei prossimi vent'anni il grandioso ponte di carta finiva, finisce, finirà nel niente.


[letto da Il Manifesto - 20/2/2003]

(°) Errata Corrige

L'articolo era stato pubblicato originariamente su noblogo, blog chiuso da qualche tempo. Il 10/4/2003 ho ricevuto la seguente richiesta di rettifica:

Leggo il Vostro report da un articolo de Il Manifesto del 20.02.2003 e devo precisare di non essere geologo, ma architetto, docente di Valutazione dei Progetti presso la Facoltà di Architettura “L.Quaroni” all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. 

Cordialmente,

Prof. Arch. Gian Carlo Presicci

 


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