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Le Scienze - n° 411 - Novembre 2002
Un mezzo per il cambiamento
Le automobili dotate di celle a combustibile alimentate a
idrogeno potrebbero essere il catalizzatore di un futuro più pulito
di Lawrence D. Bums
J. Byron McCormick
e Cristopher E. Borroni-Bird
Quando nel 1886 Karl Benz fece
uscire dal granaio la sua Patent Motorcar, mise in moto una vera rivoluzione.
L’avvento dell’automobile portò a sensazionali cambiamenti nei modi di vita e
nell’economia globale, che all’epoca nessuno avrebbe previsto. La crescente
disponibilità di sistemi di trasporto poco costosi rese il mondo più
accessibile, generando allo stesso tempo una complessa infrastruttura
industriale che contribuì a modellare la società moderna. Ora la tecnologia
automobilistica è sul punto di dare inizio a un’altra rivoluzione, alimentata
dall’idrogeno anziché dal petrolio. Le celle a combustibile - nelle quali gli
atomi di idrogeno sono scomposti in protoni ed elettroni, che a loro volta
azionano motori elettrici, emettendo solo vapore acqueo - promettono di rendere
le automobili molto più ecologiche, ma anche più sicure, più confortevoli e
meno costose. Inoltre, i veicoli a celle a combustibile sarebbero fondamentali
nel favorire uno spostamento verso un’economia energetica più «verde», basata
sull’idrogeno. Questo processo potrebbe cambiare in modo significativo
l’impiego e la produzione dell’energia. Così, i veicoli a idrogeno potrebbero
contribuire ad assicurare un futuro in cui la mobilità personale potrebbe
essere sostenuta a tempo indefinito. Una concomitanza di fattori fa sì che questo
cambiamento appaia sempre più probabile. Per prima cosa, il motore a
combustibile fossile a combustione interna, per quanto sviluppato, sta
raggiungendo i suoi limiti. Nonostante i miglioramenti, i veicoli attuali
riescono a convertire solo il 20-25 per cento del contenuto energetico del
combustibile in potenza che muove le ruote. E sebbene molte emissioni
inquinanti siano state ridotte - negli Stati Uniti, rispetto agli anni
sessanta, gli idrocarburi sono stati ridotti del 99 percento, il monossido di
carbonio del 96 e gli ossidi di azoto del 95 - la produzione di biossido di
carbonio preoccupa per la sua capacità di alterare il clima globale.
Anche con le nuove tecnologie, l’efficienza di un motore a combustione
interna non può superare il 30 per cento; e comunque continuerà a produrre
biossido di carbonio. In confronto, i veicoli a idrogeno sono quasi due volte
più efficienti, e richiederanno perciò solo metà dell’energia. Ancora più
significativo è che le celle a combustibile emettono come prodotti di scarico
solo acqua e calore. Infine, l’idrogeno gassoso può essere estratto da diverse
fonti, come il gas naturale, l’etanolo, l’acqua (per mezzo dell’elettrolisi) e,
un giorno, sistemi a energia rinnovabile. Avendo ben presenti queste
potenzialità, un gruppo di Industrie automobilistiche sta finanziando ricerche
per sviluppare veicoli a celle a combustibile: DaimlerChrysler, Ford, General
Motors, Honda, PSA Peugeot-Citroen,, Renault-Nissan e Toyota.
Un mondo a quattro ruote
Trovare la soluzione migliore al problema del trasporto privato è
importante poiché l’impatto ambientale dei veicoli è destinato ad aumentare.
Nel 1960 meno del 4 per cento della popolazione mondiale possedeva un
automezzo. Vent’anni dopo, la percentuale era del 9 per cento e al momento ha
raggiunto il 12 per cento. Basandosi sull’attuale tasso di crescita, fino al 15
per cento degli abitanti della Terra potrebbe possedere un veicolo entro il
2020. E poiché la popolazione mondiale potrebbe crescere dai 6 miliardi
attuali fino a 7,5 miliardi in due decenni, il numero totale di veicoli
potrebbe passare da circa 700 milioni fino a più di 1,1 miliardi. Questa
espansione sarà determinata dalla nascita di una classe media nei paesi in via
di sviluppo, che si traduce quasi automaticamente nel possesso di un’auto.
Tre quarti di tutte le automobili del mondo sono ora concentrati negli
Stati Uniti, in Europa e in Giappone. Si prevede tuttavia che oltre il 60 per
cento delle vendite di nuovi veicoli nei prossimi 10 anni avverrà nei mercati
emergenti: Cina, Brasile, India, Corea, Russia, Messico, Polonia e Thailandia.
La sfida sarà quella di creare veicoli piacevoli, economici e redditizi, che
siano nel contempo sicuri, efficienti e sostenibili.
Ripensare la propulsione delle automobili
Per capire perché la tecnologia delle celle a combustibile potrebbe
essere tanto rivoluzionaria, consideriamo l’impiego di un veicolo di questo
tipo, che alla base è un veicolo a trazione elettrica: anziché da una batteria
elettrochimica, il motore riceve potenza da una cella a combustibile.
L’elettricità viene prodotta quando gli elettroni vengono sottratti
all’idrogeno che passa attraverso una membrana nella cella. La corrente
risultante aziona il motore elettrico, che a sua volta muove le ruote. I
protoni dell’idrogeno si combinano poi con ossigeno ed elettroni formando
acqua. Quando si usa idrogeno puro un’automobile con celle a combustibile non
produce emissioni inquinanti.
Anche se è necessaria energia per estrarre l’idrogeno da altre sostanze,
sia effettuando il reforming delle
molecole di un idrocarburo mediante un catalizzatore sia scindendo l’acqua per
elettrolisi, l’alta efficienza delle celle a combustibile compensa in
abbondanza l’energia richiesta da questi processi, come vedremo più avanti.
Ovviamente, questa energia deve venire da qualche parte. Alcune fonti, come
gli impianti che bruciano gas naturale, petrolio o carbone, producono biossido
di carbonio e altri gas-serra; altre, fra cui le centrali nucleari, non
emettono questi inquinanti. Un obiettivo ottimale sarebbe quello di sfruttare
energia prodotta da sorgenti rinnovabili, come quella da biomassa e quelle
idroelettrica, solare, eolica o geotermica.
Adottando l’idrogeno come combustibile per autotrazione, l’industria dei
trasporti potrebbe iniziare la transizione da una dipendenza quasi totale dal
petrolio a una varietà di fonti energetiche. Oggi il 98 per cento dell’energia
usata per far funzionare le automobili deriva dal petrolio. Come risultato,
una larga percentuale del petrolio acquistato dai paesi importatori viene usata
per i trasporti. Le alternative ai combustibili fossili contribuirebbero a
equilibrare la bilancia commerciale di molti paesi, oltre a favorire lo sviluppo
di fonti di energia locali e più ecologiche. In questo modo si creerebbe anche
concorrenza nei prezzi dell’energia: un fattore che potrebbe, a lungo termine,
abbassare e stabilizzare i costi del combustibile e dell’energia.
Un nuovo modo di progettare i veicoli
Un altro passo chiave per produrre un veicolo veramente rivoluzionario è
l’integrazione delle celle a combustibile con una tecnologia drive-by-wire
(letteralmente «guidare per mezzo di cavi», ossia con comandi elettronici e non meccanici, N.d.T.),
sostituendo gli attuali sistemi di comando dello sterzo, dei freni,
dell’acceleratore e altre funzioni con unità controllate elettronicamente. In
questo modo si risparmia spazio perché i sistemi elettronici sono generalmente
meno massicci di quelli meccanici. Le prestazioni dei sistemi drive-by-wire
possono essere programmate con un software. Inoltre, senza una
trasmissione meccanica convenzionale a limitare le scelte strutturali e
stilistiche, i produttori di automobili saranno liberi di creare design anche
molto diversi fra di loro, per soddisfare le richieste più disparate dei
clienti.
La
sostituzione dei tradizionali motori con celle a combustibile permette di
utilizzare un telaio piatto, che offre ai progettisti una grande libertà di
creare modelli unici. La tecnologia drive-by-wire libera da vincoli anche la
progettazione degli interni, perché i controlli per la guida possono essere
alterati radicalmente ed essere usati da diverse posizioni di guida.
Riconoscendo queste opportunità, la General Motors ha proposto all’inizio
dell’anno il progetto AUTOnomy; un prototipo guidabile, Hy-wire (Hydrogen
by-wire) è stato presentato al Salone dell’automobile di Parigi alla fine di
settembre.
Il
progetto AUTOnomy e il prototipo Hy-wire sono stati creati, letteralmente,
dalle ruote in su. La base di entrambi è un tlaio sottile, simile a uno
skateboard, che contiene la cella a cobustibile, il motore elettrico, i
serbatoi dell’idrogeno, i sistemi di controllo elettronici e gli scambiatori di
calore, nonché i sistemi di sterzo e frenatura. Non è dotato di alcun motore a
combustione interna, né di organi di trasmissione, assi o collegamenti
meccanici. In un veicolo di serie del tipo AUTOnomy, la tecnologia
drive-by-wire richiederà solo una semplice connessione elettrica e una serie di
collegamenti meccanici per unire l’abitacolo al telaio. L’abitacolo potrebbe
essere inserito nel telaio in modo simile a come un computer portatile viene
connesso a una presa fissa. Una simile configurazione potrebbe contribuire a
mantenere i veicoli leggeri e semplici e renderebbe l’abitacolo facilmente
sostituibile. In linea di principio, il concessionario o il proprietario
dell’automobile potrebbero disporre di moduli di abitacolo intercambiabili,
cosicché il veicolo potrebbe essere un’auto di lusso oggi, un’utilitaria la
prossima settimana e un furgoncino fra un anno.
Con i
controlli elettronici drive-by-wire, il conducente non ha bisogno del volante,
del cambio o dei pedali. Il prototipo Hy-wire della GeneraI Motors è
equipaggiato con un comando dello sterzo chiamato X-Drive, che può essere
spostato facilmente da un lato all’altro dell’automobile per consentire la
normale guida a sinistra o quella a destra di tipo inglese. X-Drive elimina anche
il convenzionale pannello degli strumenti e la colonna dello sterzo, liberando
l’interno del veicolo in modo da permettere un posizionamento innovativo dei
sedili e delle aree per bagagli. Per esempio, poiché non c’è un compartimento
per il motore, gli occupanti del veicolo hanno una migliore visibilità e più
spazio per le gambe rispetto a un veicolo convenzionale della stessa lunghezza.
Riorganizzare il mercato dell’automobile
Il
progetto di un veicolo avanzato con celle a combustibile, come esemplificato
dal prototipo Hy-wire, potrebbe avere un impatto profondo sull’industria e
forse costringerà a reinventare il mercato dell’automobile. Oggi l’industria
automobilistica è basata sul capitale, con margini di profitto modesti. Anche
quando una società cerca di contenere i costi di sviluppo e di produzione
delle automobili, l’eccesso di capacità produttiva dell’industria globale sta
provocando una riduzione dei prezzi. Allo stesso tempo, il rispetto delle
normative riguardanti la sicurezza e le emissioni fa aumentare continuamente i
costi.
Un
progetto come quello di AUTOnomy, tuttavia, potrebbe cambiare in modo
significativo il mercato attuale. Potrebbe abbassare i costi di sviluppo dei
veicoli perché, dato che telaio e abitacolo sono prodotti come moduli separati,
i cambiamenti progettuali diventano più semplici ed economici. Sarà possibile
progettare un solo telaio per accogliere abitacoli di tipo diverso, dotati di
differenti frontali e interni. Potrebbero bastare tre telai - compatto, di
medie dimensioni e grande - per ottenere
volumi di produzione molto superiori a quelli di oggi, portando a maggiori
economie di scala.
La
presenza di un minor numero di componenti e tipologie di parti ridurrà
ulteriormente i costi. Una pila di celle a combustibile, per esempio, contiene
una serie di celle identiche, ognuna comprendente un catodo e un anodo piatti,
separati da una membrana elettrolitica polimerica. A seconda della potenza richiesta
per un particolare veicolo (o un altro dispositivo, come un generatore
elettrico stazionario) il numero di celle nella pila può essere aumentato o
diminuito.
Sebbene
la tecnologia delle celle a combustibile per i veicoli sia ancora lontana
dall’essere economica (migliaia di dollari per chilowatt per un prototipo non
di serie), i costi hanno iniziato a scendere. Per esempio, l’aumento di 10
volte nella densità di potenza delle pile di celle a combustibile raggiunto
negli ultimi cinque armi è stato accompagnato dalla diminuzione di un analogo
fattore dei prezzi. E mentre le celle a combustibile odierne richiedono
catalizzatori in metalli preziosi e costose membrane polimeriche, si cominciano
a escogitare sistemi per ridurre l’uso dei catalizzatori e per rendere più
economiche le membrane.
Il
progetto AUTOnomy permette anche di rendere indipendenti la produzione
dell’abitacolo e quella del telaio. Lo stabilimento principale di una
compagnia potrebbe produrre e spedire il telaio, e filiali locali potrebbero
costruire gli abitacoli e assemblare i veicoli completi. Il telaio sarebbe
molto economico perché verrebbe prodotto in grande serie.
Per il
mercato di lusso, questo tipo di organizzazione significa che un nuovo telaio
potrebbe essere introdotto ogni tre o quattro anni ma che i clienti potrebbero
comperare un nuovo abitacolo ogni anno o affittarlo anche più di frequente.
Inoltre, se i telai vengono sviluppati in modo opportuno, gli aggiornamenti ai
programmi e alla meccanica potrebbero essere semplici. In alternativa, un
automobilista può tenere l’abitacolo del suo veicolo ma comprare un telaio di
migliori prestazioni. In mercati più modesti, i telai verrebbero costruiti con
materiali più duraturi e potrebbero essere pagati anche in decenni.
Immagazzinare l’idrogeno
Ciò
non significa che tutti gli ostacoli tecnici alla costruzione di veicoli di
pratico impiego con celle a combustibile siano stati superati; ci sono ancora
molti problemi da risolvere prima di poter conseguire la comodità e le
prestazioni delle automobili con motore a combustione interna. Uno degli
ostacoli maggiori è lo sviluppo di una tecnologia per l’immagazzinamento dell’idrogeno
che fornisca un’autonomia sufficiente (circa 500 chilometri), una durata di
almeno 250.000 chilometri e che funzioni fra -40 e +45 gradi Celsius. E il rifornimento deve essere semplice e non richiedere
più di cinque minuti.
Le
proposte sono varie, e contemplano l’immagazzinamento dell’idrogeno in fase
gassosa, liquida, o solida. All’inizio è probabile che vengano usati serbatoi
di idrogeno gassoso compresso, ma l’alta pressione è un problema per la
sicurezza. Attualmente questi sistemi raggiungono una pressione di circa 350
bar, ma l’obiettivo è di arrivare a 700 per aumentare l’autonomia dei veicoli.
Inoltre il serbatoio deve avere una resistenza all’esplosione in caso di
impatto almeno pari al doppio della pressione del combustibile. Attualmente i
serbatoi sono realizzati con materiali o molto costosi, come le fibre di
carbonio, o molto pesanti. Essi sono anche relativamente grandi, il che ne
rende difficile l’installazione a bordo di un veicolo.
L’idrogeno
può anche essere immagazzinato nella forma liquida, ma è necessaria molta
energia per raffreddarlo alle temperature richieste (-253 gradi Celsius).
Inoltre fino al 3-4 per cento dell’idrogeno evaporerebbe ogni giorno. Ciò
sarebbe motivo di preoccupazione se l’automobile rimanesse parcheggiata per
più giorni fra due viaggi, sebbene la maggior parte di questo idrogeno
evaporato possa venire utilizzata dal veicolo.
Una
soluzione a più lungo termine è quella di trasportare l’idrogeno in forma
solida, come idruro metallico. In questo metodo, l’idrogeno viene trattenuto
negli interstizi di una polvere metallica compressa, in maniera simile a una
spugna che assorbe l’acqua. Questa tecnica ha molti aspetti incoraggianti, fra
cui la semplicità di costruzione, un alto grado di sicurezza e una promettente
capacità di immagazzinamento. Ma occorrono temperature fra 150 e 300 gradi
Celsius per estrarre l’idrogeno dall’idruro metallico. Per evitare una
penalizzazione in termini di energia, l’idrogeno dovrebbe essere rilasciato a
temperature vicine agli 80 gradi. Sebbene la ricerca sia ancora ai primi passi,
l’immagazzinamento a stato solido è promettente.
Rinnovare le infrastrutture
Per
quanto possano essere significativi, i cambiamenti al mercato dell’automobile
potrebbero passare in secondo piano di fronte all’effetto dei veicoli di tipo
AUTOnomy sul sistema energetico mondiale. Oggi le celle a combustibile e le
infrastrutture per il rifornimento di idrogeno fanno pensare al classico problema
dell’uovo e della gallina. Non si può avere un gran numero di veicoli con celle
a combustibile senza un’adeguata capacità di rifornimento, ma difficilmente
verranno create le necessarie infrastrutture prima che vi sia sulle strade un
numero significativo di veicoli con celle a combustibile. Dato che la creazione
di una costosa rete di generazione e distribuzione dell’idrogeno è un
prerequisito alla commercializzazione di autoveicoli con celle a combustibile,
occorre un sostegno concreto da parte dei settori pubblico e privato. I
problemi da risolvere riguardano finanziamenti e incentivi per lo sviluppo di
infrastrutture, la creazione di standard uniformi e l’informazione del
pubblico. L’iniziativa FreedomCAR, annunciata dallo US Department of Energy
all’inizio di quest’anno - una
collaborazione fra pubblico e privato per promuovere lo sviluppo di celle a
combustibile e idrogeno per autoveicoli - è un passo nella direzione giusta.
Il sostegno governativo per la
ricerca è necessario per provare la fattibilità delle infrastrutture.
Ovviamente, l’industria deve fare la sua parte nel permettere la complessa e
costosa transizione a un’economia dell’idrogeno. La General Motors intende
commercializzare prodotti intermedi basati su celle a combustibile, i cui
introiti compensino le centinaia di milioni di dollari che la compagnia sta
investendo nella tecnologia delle celle a combustibile.
E’
probabile che, prima che i veicoli con celle a combustibile diventino
disponibili, questa tecnologia venga usata per generatori elettrici destinati
prima all’industria e poi alle abitazioni. Queste applicazioni sono assai meno
complesse delle automobili, che esigono prestazioni elevate. La General Motors
ha realizzato prototipi stazionari di generatori con celle a combustibile che
funzionano con idrogeno estratto dai combustibili fossili.
Entro
i prossimi anni, la GeneraI Motors pensa di introdurre una serie di generatori
stazionari con celle a combustibile diretti ai segmenti di mercato più
affidabili: essenzialmente i clienti che non possono permettersi di rimanere
senza elettricità, fra cui centri di elaborazione dati, ospedali, industrie con
processi produttivi continui e imprese di telecomunicazioni. Uno dei primi
prodotti sarà un’unità da 75 chilowatt che incorpora un dispositivo in grado
di estrarre l’idrogeno per la pila di celle a combustibile da gas naturale,
metano o benzina. Per produrre questi generatori non sono necessari grandi
progressi tecnologici; e, quando saranno operativi, simili dispositivi potranno
essere usati anche per rifornire di idrogeno i veicoli.
Una
volta che saranno disponibili sistemi sicuri e affidabili per immagazzinare
l’idrogeno, la produzione del combustibile presso la stazione di rifornimento
stessa diverrà una strada percorribile per ottenere il gas necessario ai
trasporti. Un vantaggio, ovviamente, è che la maggior parte delle
infrastrutture necessarie per mettere in pratica questa strategia esiste già.
L’attuale rete di distribuzione dei combustibili a base di petrolio potrebbe
essere riutilizzata installando sistemi per il reforming del combustibile o
impianti elettrolitici direttamente nelle stazioni di servizio; gli operatori
locali potrebbero così generare idrogeno sul posto e venderlo direttamente. Non
sarebbe necessario costruire nuove condutture su lunghe distanze o demolire le
attuali infrastrutture di servizio per le automobili a benzina. Questo
potrebbe essere il modo migliore di procedere all’inizio della transizione dal
petrolio all’idrogeno. Un’idea ancora più radicale sarebbe quella di fare
rifornimento a casa o al lavoro usando la rete di distribuzione che attualmente
trasporta il gas naturale o il metano nelle abitazioni e nelle imprese. In
molte aree le condutture del gas sono diffusissime, il che le rende una infrastruttura
ideale per l’idrogeno. Il gas naturale stesso potrebbe essere trasformato in
idrogeno e poi immagazzinato a bordo delle automobili. In alternativa,
l’idrogeno potrebbe essere prodotto con l’elettricità della rete. L’elettricità
consumata al di fuori delle ore di punta - per esempio di notte, quando l’auto è parcheggiata in garage -
Via
via che i sistemi di generazione di energia per veicoli si perfezioneranno,
assisteremo a un cambiamento del ruolo dell’automobile nella rete globale di
distribuzione dell’energia. Un giorno i veicoli potrebbero addirittura
diventare una fonte di energia capace di rifornire case e luoghi di lavoro. La
maggior parte dei veicoli resta ferma per il 90 per cento del tempo: si può
immaginare la crescita esponenziale della disponibilità di energia se la rete
elettrica potesse essere coadiuvata dalla capacità di generazione di tutti gli
autoveicoli parcheggiati. Si consideri, per esempio, che se solo uno su 25
veicoli in California fosse alimentato da celle a combustibile, la capacità di
generazione di energia elettrica eccederebbe quella della rete di Stato.
Ovviamente
ci sono numerose opzioni fra cui scegliere nel creare una rete di distribuzione
dell’idrogeno. Sebbene gli scenari che abbiamo delineato siano plausibili, uno
dei fattori più importanti sarà il costo. In tutto il mondo gli enti produttori
di energia stanno studiando l’economia dell’idrogeno. In una recente
dichiarazione di fronte al Committee on Science della Camera dei deputati
statunitense,.James P. Uihlein della BP ha affermato che l’idrogeno può essere
generato dal gas naturale a un
costo confrontabile con quello dei combustibili tradizionali. Anzi - ha
proseguito - alla produzione il costo dell’idrogeno per chilometro è
addirittura inferiore a quello dei combustibili tradizionali, grazie
all’elevata efficienza dei motori con celle a combustibile. «L’attuale alto
costo dell’idrogeno» ha detto Uihlein «può essere attribuito alle spese di
trasporto e di distribuzione.»
La questione dei costi
Il
costo di un chilogrammo di idrogeno può essere da quattro a sei volte più alto
del costo di quattro litri di benzina o di gasolio. (Un chilogrammo di
idrogeno è l’equivalente energetico di quattro litri di un combustibile
derivato dal petrolio.) Tuttavia, poiché è probabile che un veicolo con celle
a combustibile sia almeno due volte più efficiente di uno dotato di motore a
combustione interna, con quel chilogrammo di idrogeno esso coprirà una distanza
doppia. Quindi, l’idrogeno dovrebbe diventare commercialmente valido se il suo
prezzo al chilogrammo fosse il doppio di quello di quattro litri di benzina.
Via via che miglioreranno le tecnologie di immagazzinamento dell’idrogeno,
della produzione del combustibile e dell’elettrolisi, e che aumenterà la
domanda, il costo dovrebbe scendere; di fatto, recenti studi indicano che la
tecnologia attuale si colloca entro un fattore 1,3 rispetto all’intervallo di
prezzo desiderabile. Anche se ci troviamo nelle prime fasi di esplorazione
delle soluzioni, riteniamo che le infrastrutture, quando diventeranno
necessarie, potrebbero svilupparsi rapidamente. E’ quanto accadde un secolo
fa, quando le automobili a benzina cominciavano a diffondersi e le infrastrutture
crebbero in modo molto veloce. In tutto il mondo si stanno già compiendo passi
significativi per sviluppare le tecnologie necessarie alla produzione e alla
distribuzione dell’idrogeno.
E’
anche interessante notare che esistono già infrastrutture per l’idrogeno in
diversi luoghi, in particolare lungo la costa statunitense del Golfo del
Messico e nei Paesi Bassi. L’idrogeno viene prodotto dalle industrie chimiche e
petrolifere (è usato per rimuovere i solfuri nel processo di raffinazione del
petrolio) e quindi già oggi fluisce lungo centinaia di chilometri di condotti
in varie nazioni. Attualmente si producono circa 540 miliardi di metri cubi di
idrogeno all’anno, principalmente per reforming del gas naturale. In termini
energetici, questo valore equivale a circa 140 milioni di tonnellate di
petrolio all’anno, che è quasi il 10 per cento della richiesta attuale dei
trasporti. Nonostante questa infrastruttura venga dedicata ad altri usi, la sua
stessa esistenza dimostra che la generazione e il trasporto dell’idrogeno sono
già ben consolidati.
Come
ogni altro progresso che ha la possibilità di cambiare completamente una
tecnologia dominante, l’introduzione delle celle a combustibile e la
transizione a un’infrastruttura energetica basata sull’idrogeno richiederanno
tempo. Sebbene sia difficile prevedere un calendario preciso, la speranza è
che i primi veicoli a idrogeno economici e competitivi siano in circolazione
entro la fine di questo decennio. Prevediamo poi un significativo aumento
della diffusione dei veicoli dotati di celle a combustibile tra il 2010 e il
2020, via via che i produttori inizieranno a creare le strutture necessarie per
sostenere un alto volume di produzione. Molte di queste industrie, compresa la
General Motors, hanno già investito centinaia di milioni di dollari nella ricerca
e sviluppo delle celle a combustibile e sono ansiose di vedere un ritorno di
questi investimenti.
Poiché
occorrono circa 20 anni per un ricambio completo del parco veicoli, i benefici
ambientali ed energetici dei veicoli con celle a combustibile alimentate con
idrogeno non si materializzeranno prima di quel momento. Ma il concetto di
AUTOnomy avvicina questo futuro: invece di proseguire l’evoluzione storica
dell’automobile, stiamo per assistere allo sviluppo di tecnologie
rivoluzionarie che reinventano dalle fondamenta il trasporto privato e il suo
ruolo nella società.
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