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Speciale Stella Magni - Domande a Stella

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:: ...la fortuna di un libro non la conosce nessuno... ::

 Le vostre domande e le risposte di Stella Magni

 (Ultimo Aggiornamento:  4 Maggio 2003, ore 10:30)

Di solito si scrive di ciò che si conosce. O, almeno, dicono si debba fare così. Mettendo da parte il tuo interesse per la psichiatria, come hai fatto a scrivere le sensazioni di una persona che dice (cito testualmente) "io non so amare.
Io non so amare.
Io non conosco l'amore vero.
Io mi sento vuota.
Sola.
Vuota sola senza amore senza consolazione senza pietà...", quando tu, in realtà, non sei così?
Intendo dire, quale percorso, a parte l'indagine "scientifica", consente ad un autore di entrare nei panni di un personaggio così diverso da se stesso? E' lo stesso processo per cui gli attori cercano di identificarsi con il personaggio che devono interpretare, o c'è qualche altro "trucco del mestiere" dietro?

giorgia [g.meschini@libero.it] • 04/28/03 09:32pm

...questa è difficile. si, perchè si vanno a toccare tasti che possono risultare dolenti, angoli nascosti, emozioni difficili da descrivere. Tu dici "di solito si scrive di ciò che si conosce..". E' vero, ma non completamente. Certo non posso dire che le emozioni vissute da Viola mi siano completamente estranee, direi una grande bugia, così come posso ammettere in tutta sincerità che non ho il vissuto della protagonista della mia Danza. Si parte da un qualcosa, anche solo una piccola cosa che ci è nota per poi lasciarsi trasportare dalla malia di avere tra le mani i destini delle persone. Non è una esagerazione, è una sensazione che personalmente mi piace molto. Poi c'è tutto il mondo che abbiamo dentro, che ci ruota attorno, le esperienze vissute e quelle solo sognate, quelle che gli altri ci hanno raccontato, quelle che altri hanno scritto con mirabili parole. Mi viene in mente Goethe con le Affinità Elettive, o la Madame Bovary di Flaubert....
E poi, cara Giorgia, la fantasia esiste per davvero, sai? c'è chi ce l'ha chi no chi non la sa "usare" chi ne ha paura e chi la mette al proprio servizio...
Non so se hai letto il romanzo, ma per rispondere alla tua domanda mi piaceva dirti che il personaggio nel quale io mi identifico di più è il Dottore. Viola è la libertà, la fantasia....
stella
p.s. devo ringraziarti "pubblicamente" per questo aiuto che mi state dando, siete degli amici davvero speciali. Sono felice di avervi scoperto.
s.

Giorgia si è scoperta un talento da vera e propria talent – scout ed è stata l’iniziatrice di un caso letterario. La cosa ha avuto poi un certo seguito e l’autrice è stata intervistata da Pietro nel suo blog. Dice cose interessanti; tra l’altro è sempre piacevole sentire cosa ha da dire un autore sulla sua opera e sulla sua vita. Però però però. Eh sì, c’è sempre un però. Però ad un certo punto l’intervistata afferma: “Vi dirò la verità, ho deciso di abbandonare la falsa modestia, del resto una pubblicazione che arriva a quaranta anni non ammette ulteriori “perdite di tempo”, ma io sono convinta che se per esempio il romanzo arrivasse nelle mani di un Costanzo, un Raffaele Morelli, un Bruno Vespa, tanto per citarne alcuni, diventerebbe un best-seller”. Dia retta a me, signora, lasci perdere. Se qualcuno dei sopracitati dovesse invitarla nel suo salotto, declini gentilmente l’offerta. Senta come risponde il mio amato Christian Bobin (anche in Francia hanno i maurizicostanziciò e le porteaperte) quando riceve inviti del genere: “Mi chiedete di parlare dei miei libri. Questa richiesta è certo benevola. Ma ho imparato a mie spese che certi modi di amare sanno solo nuocerci. Ecco come interpreto la vostra richiesta: ‘Venga a svilire i suoi libri parlandone con noi’. Ed ecco come vi rispondo: il ciliegio offre i suoi frutti all’erba folta e ai passerotti golosi. Capita che le sue ciliegie viaggino e danzino sui banchi del mercato, ma esso si intestardisce nella sua ventosa solitudine. Sotto il suo berretto di fiori bianchi, pensa ai rossori che verranno e non riesce a immaginarsi sulle strade, a render conto del suo lavoro”. Sì, certi luoghi sono proprio svilenti di natura. Non è a caso che un Erri De Luca (tanto per fare un nome) non sia mai passato per nessuno di essi. Eppure vende. Più che a salotti, assomigliano a postriboli della letteratura. Non svilisca anche lei il suo libro, signora, dia retta. ma davvero saresti disposta a sederti sulla poltroncina di Costanzo solo per vendere qualche copia in più? Del resto hai già avuto le tue soddisfazioni (non devi vivere del mestiere di scrittrice, visto che hai il tuo, e sei stata pubblicata da un editore mica bau bau micio micio) Ok, già so che il romanzo dovrò comprarmelo da solo. Ma lo farò volentieri :)

Moreno [aest@libero.it] • 04/28/03 10:01pm

...a me la poltroncina di Costanzo per la verità dà l'idea di una sedia elettrica!!Lo scopo non è certamente quello di vendere qualche copia in più, ma di avere quella benedetta visibilità che sui giornali è così difficile da ottenere. Il passaggio da Costanzo non sempre assicura "vendite", anzi.. Le confesserò una cosa: più di qualche volta ho sognato di essere ospite in quella trasmissione e mi accadeva di tutto, circondata da Sgarbi, Platinette, qualche porno star redenta e varia umanità!
Ha presente il detto che usiamo quando vogliamo giustificarci a tutti i costi?..."Il fine giustifica i mezzi", l'ha detto un "collega"!!!
p.s.
so che non è facile entrare in sintonia con un mondo che conosco pochissimo,quello dei blogger, ma spero di non essere completamente fraintesa.
stella
Belle parole. davvero. però parlare di postribolo della letteratura mi pare un pò eccessivo. come ho già detto a Moreno il vero problema è cercare solo di farsi conoscere. Erri De Luca vende anche senza Costanzo e affini, lo so bene, e non è il solo, però ci sono le interviste sui giornali nazionali, il passaparola tra i lettori...ecco questa è la formula migliore, però almeno una piccola parte di potenziali lettori deve sapere che esiste un libro scritto da Stella Magni che parla di..etc etc.
L'ultima cosa che desidero fare è svilire il mio libro; la verità è che chi l'ha scritto è sempre la persona meno indicata per parlarne. Dovrebbe quasi essere vietato parlare dei propri romanzi, il più delle volte si cade nella totale banalità, nell'apparente superbia, ci si allontana cioè da tutta quella magia che è la creazione di una storia.
Il rapporto con la lettura un romanzo è così intimo e privato che tutto quello che si dice, che si riesce a dire agli altri della storia che si è letta non è che la millesima parte della verità e delle emozioni che la lettura ci ha potuto trasmettere.
stella

Ad inizio intervista leggo:"sono proprio gli uomini che dalla storia di Viola coglieranno il 'meglio', avranno un aiuto per..[cut].. sul fatto che in un rapporto di coppia siamo quelle "fisiologicamente" più complicate."
mentre a fine intervista lei dice:"Tutte noi sappiamo.. [cut] ..nessun compagno potrà mai soddisfare.
Solitudine, desiderio d'amore, l'appagamento dello spirito nel trovarene uno affine non dovrebbe essere comune a tutte le persone, siano esse uomini o donne? Queste barriere uomo/donna non dovrebbero essere superate dal fatto che non si sta parlando di qualcosa di tangibile ma d'anima e stati d'animo? O forse che gli uomini crescendo non debbano nascondere paure e debolezze? Se crescere per una donna vuol dire anche nascondersi e rinunciare ad essere se stesse, crede che per un uomo sia molto diverso? Domando, forse più a me stesso che a lei; debbo rinunciare a capire Viola e in generale la psiche femminile, veramente non ho altra scelta che quella d'esser considerato a priori un "contentino" emotivo?
(il tutto assolutamente NON in tono polemico)

uzi [giorvilgiola@virgilio.it] • 04/29/03 02:56am

"essere considerato solo un contentino emotivo...", che brutte parole!!Nessuna donna si sognerebbe mai di considerare il proprio uomo un contentino emotivo, offenderebbe prima di tutto se stessa.
Da ottobre ad oggi ho presentato il libro in varie occasioni e in città diverse, non c'è stata una sola volta in cui un uomo non si sia alzato e abbia rivendicato gli stessi diritti alle emozioni, al dolore, alla solitudine e via dicendo. E non c'è stata una sola volta in cui io non abbia pronunciato queste parole..." ...forse un uomo con una sensibilità più femminile..." è accaduto di tutto. Un pò mi diverto a provocare simili dibattiti, viene sempre fuori la parte più vera di ciascuno, per altri versi mi sembrano discorsi "campati in aria", parole prive di contenuto.
E qui le dico esattamente come la penso.
Sono convintissima che l'uomo e la donna abbiamo sensibilità differenti, non mi sognerei mai di classificarle per scegliere la migliore! Siamo sempre il frutto, il risultato di esperienze, emozioni, incontri, abbandoni, eredità genetiche, scelte sbagliate, incontri felici, siamo anche quello che un libro letto può farci diventare o quello che un mancato appuntamento....chissà.
quando io mi esprimo al femminile, è perchè mi viene più spontaneo parlare delle donne, forse anche più facile, ma non penso assolutamente che un uomo non cerchi al pari di una donna l'appagamento dello spirito nell'incontro con uno affine.
Non sono stati in molti, ma più di un uomo mi ha detto di essersi in qualche modo ritrovato nel personaggio di Viola. E questo sa che significa? Non certo avere il vissuto, personalissimo, di Viola, ma che certi sentimenti, certi dolori, certi struggimenti e talune estasi per fortuna non hanno sesso.
se nella mia intervista qualcosa può averle fatto credere che io ritenga l'uomo privo di un nobilissimo mondo interiore, devo aver sbagliato qualcosa.
C'è una frase nel romanzo che pronuncia Viola:....."rileggendo i tuoi appunti mi sono finalmente resa conto di quanta ansia ci fosse in me nei rapporti con gli altri, con gli uomini inparticolare.(......)..non stimo la maggior parte della categoria, oramai l'avevo capito, anche se non mi sfiora nemmeno l'idea di affermare che sono tutti uguali, al contrario, sono talmente diversi tra loro da rendere questa diversità la vera attrazione dell'esistenza...(....)forse non li amo, ma ne ho bisogno, per sentirmi viva, perchè siamo due metà di uno stesso frutto che per una forza naturale si cercano, si assaporano, si prendono, si lasciano...."

La sua intelligenza, caro Uzi, farà il resto. Sono certa che non rinuncerà mai a cercare di capire la psiche femminile, così come credo che mai alcun uomo ci riuscirà completamente. Perchè è nella natura delle cose, altrimenti tutto sarebbe talmente semplice, facile e....noioso pure.
cari saluti
stella

ci sono amori e modi per vendere le vendersi all'amore. Sì, gli amori passano... immagino che faccia parte della natura delle cose. Lasciano però in eredità luoghi, sensazioni, colori e canzoni... tutto ha a che fare con il contenuto e le persone e il loro essere interi.
Ma a volte sono solo confezioni che si abbelliscono con parole superflue, appiccicate come si può sull'altro... si vende ad un pubblico qualcosa che non si ha e, tuttavia, si pretende per sé...
Sull'aver paura delle cose che non si capisce... è dura la vita degli equilibristi. Si resta sospesi tra frammenti di cose, sensazioni, umori e domande. Ci si appende per qualche attimo al sorriso di qualcun altro e per un attimo ci si riconosce. In un altro ci si perde, cercando una momentanea certezza, sapendo bene che vale solo per quel momento e non per sempre. Si rimane incollati a un perpetuo ottimismo che ci fa dire, quando ci si sente più inutili del solito, che tutto scorre e cambia. Rimanendo con il dubbio di raccontarsi una bugia... ma poi effettivamente tutto scorre sul serio e si ricomincia con altri sorrisi e altre tempeste... non so perché ma mi viene in mente ora la preghiera che appare nel libro della Lispector "L'apprendistato o il libro dei piaceri"
"fa' che non Ti chieda troppo, perché la risposta sarebbe misteriosa quanto la domanda, fa' che ricordi che non c'è spiegazione nemmeno al perché un figlio vuole il bacio della madre, eppure lo vuole, eppure il bacio è perfetto".
P.S.2 Costanzo e Morelli potrebbero, forse, darebbero una bella spinta per l'acquisto del libro ... ma sei sicura che sia quello il pubblico che desideri legga il tuo libro?

Anna [martebip@virgilio.it] • 04/29/03 10:54am

...non sono più sicura di niente, questa è la verità. le vostre parole mi stanno aiutando a capire più di qualche cosa, lo giuro. Il problema non è quale tipo di pubblico potrà leggere il libro, non amo fare differenze di questo tipo, sai quante persone sole e interessanti e piene di emozioni si ritrovano alle undici di sera davanti alla TV solo per ascoltare delle "voci"? solo per il piacere di avere di fronte qualcuno che in qualche modo si rivolge anche a te?
Chiunque legga un libro merita attenzione, indipendentemente dalle trasmissione che guarda in TV. Sai che noia avere un "pubblico di lettori" esclusivamente colti, ebbene sì, con la classica puzza sotto il naso, rende molto bene l'idea.....Io immmagino il romanzo in mano ad una donna, o ad un uomo, che indipendentemente dal grado di cultura, dalla posizione sociale, dai gusti sessuali, abbia il desiderio di emozionarsi, di entrare in sintonia con gli altri, di cercare di capire, abbia voglia di dissentire o approvare....Potrei continuare, ma dalle tue parole traspare una bella sensibilità e sono certa che hai inteso perfettamente il senso della mia risposta.
poi....un grazie per quella tua ultima frase"Fà che non ti chieda troppo..etc." mi farà molta compagnia in più di un momento. grazie.
stella

Ci sta bene una delle mie frasi preferite: "Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante" di Nietzsche. Sono sempre ferma al caos però :))))

Anna [martebip@virgilio.it] • 04/29/03 04:36pm

mi piacciono le tue frasi preferite.questa della stella danzante, poi..
sto visitando il tuo blog....penso che ti scriverò ancora
ciao
stella

Esiste ancora chi sostiene che gli uomini siano tutti uguali e, magari, che le donne siano tutte differenti.

Personalmente mi piacerebbe che ognuno di noi tentasse di scoprire le particolarità dell'altro, di chiunque "altro da noi".

Solo così si potrebbero scoprire differenze che vanno ben oltre l'essere semplicemente uomo o donna.

Spesso invece, per pigrizia o comodità, o per entrambe le cose, si preferisce assopire la mente su stereotopi e facili luoghi comuni. Rassicuranti, certo, ma ben poco veritieri. E certamente per me poco interessanti.

Non sei d'accordo, Stella?

Un saluto
LP

sono d'accordissimo, non d'accordo.
gli stereotipi rassicuranti fanno meno paura, non ti mettono nelle condizioni di dover riflettere sulle diversità...
sono convinta che siano in molti coloro che hanno paura delle cose che non si capiscono, e quando si ha paura si tende all'aggressione per cercare di difendersi.
purtroppo questi atteggiamenti sono molto frequenti e quando si verificano in una coppia poi sono devastanti.
ti ho risposto cercando di capire se sei un uomo o una donna, mi ha fatto un effetto strano non sapere, non riuscire ad immaginare ...ed allora ho pensato che questo è un limite. Un mio limite , in questo momento .E così le tue belle parole hanno assunto un significato ancora più vero.
strano ma bello.

Le parole, rigo dopo pagina hanno un vita propria. Un'autonomia dialettica e vitale, spesso affrancata dallo stesso autore. L'artista è un medium in grado di carpire nella trama disordinata dei codici, e di trasmettere emozioni altrimenti latenti. Può far male vedersi sfuggire una propria creatura, che come un figlio assume una propria identità e vola verso un'altra realtà. Quello che ci collega alle cose, alle persone, agli eventi, o a un nostro scritto è la memoria.
Alcuni scrittori sono consapevoli di questa sordida sfida con il lettore, e soffiano sul fuoco del duello. Ricordo Gesualdo Bufalino che antepone all'inizio de "Le menzogne della notte" un lapidario, quanto fulminante, "a noi due": chiaro guanto di provocazione e sinuoso solletichio. Un altro caso originale, che ha destato la mia attenzione, e ora il ricordo, è la frase che riporto di Giorgio Manganelli anteposta al suo "Centurie":
"Se mi si consente un suggerimento, il modo ottimo per leggere questo libercolo, ma costoso, sarebbe: acquistare diritto d'uso di un grattacielo che abbia il medesimo numero di piani delle righe di testo da leggere; a ciascun piano collocare un lettore con il libro in mano; a ciascun lettore si dia una riga; ad un segnale, il Lettore Supremo comincerà a precipitare dal sommo dell'edificio, e man mano che transiterà di fronte alle finestre, il lettore di ciascun piano leggerà la riga datagli, a voce forte e chiara. E' necessario che il numero dei piani corrisponda a quello delle righe, e non vi siano equivoci tra ammezzato e primo piano, che potrebbero causare un imbarazzante silenzio prima dello schianto. Bene anche leggerlo nelle tenebre esteriori, meglio se allo zero assoluto, in smarrito abitacolo spaziale."
Sia Bufalino che Manganelli, non hanno fornito tracce precise di lettura, altrimenti limitanti, tutt'altro. Hanno conferito per pizzico di magia che colma le distanze tra lettore e scrittore, creando un tunnel ideale di complicità.
Qual'è il rapporto di Stella Magni con i suoi lettori? Esiste in "Danza nella notte" il lettore, una sua traccia, o il tentativo di lambirlo con un dialogo parallelo, sommerso o sommesso?

Manilo

Manilo Busalacchi [manilob@tin.it] • 05/02/03 12:26am

Si, fa male vedere la propria creatura sfuggire verso mondi nuovi, realtà fino ad allora inimmaginate né immaginabili. Come il figlio che diventa uomo e scopri (avresti dovuto sempre saperlo!) che è altro da te.
Ho vissuto in simbiosi con il romanzo per tanto tempo, forse troppo, ne conoscevo ogni sfumatura, ogni lievissimo difetto o pregio, nessuna emozione era nascosta tra le parole, tutto della storia che avevo narrato mi era noto.
Perché è nata dalla mia mente, dal mio ventre, dal cuore e dal cervello, dalla pelle e dagli occhi.Dalle mani, che l’hanno accarezzata ora con tenerezza, ora con vera e propria passione.
Poi.
Poi il romanzo, è questa la verità, non è stato più mio. L’ho perduto nel momento in cui l’ho visto per la prima volta in una libreria.
Grande emozione, ma anche grande smarrimento e voglia di proteggerlo ancora.
Sono passati i giorni, ho conosciuto le parole di chi quella storia ha letto, e mi sono ritrovata a difendere quel figlio che se ne stava andando da solo per il mondo, spavaldo e felice come solo i grandi incoscienti , e i bambini, sanno fare.
Ogni lettore aveva una propria interpretazione, ciascuno ritrovava nelle pagine del mio libro quello che aveva dentro, nascosto nel profondo e pronto a combattere per quella che era la sua verità.
La sua. Non più la mia.
Ho scoperto di aver detto cose che nemmeno lontanamente avevo pensato.
Ho scoperto, quasi, personaggi che non credevo aver descritto.
Ho ogni volta letto il libro con gli occhi di un altro.
Ma il mio romanzo dov’è?
Chi ha cancellato la Mia Viola, il mio Dottore, il terzo uomo così importante per la mia protagonista non tutti lo hanno trovato.
Tu mi dici, Manilo,...”quello che ci collega alle cose, alle persone, a un nostro scritto è la memoria”.....E’ la sacrosanta verità.
La memoria dell’amore vissuto, della passione e della tenerezza per quei personaggi che prendevano corpo e vivevano tra le mie mani, la memoria dell’odio per la pagina bianca o per la parola sfuggente.
La memoria per quello che di più mio ci avevo messo dentro, con assoluta incoscienza e lucidissima volontà.
E’ un’opera prima, e questo è un dettaglio da non trascurare, credo.
In Danza nella notte il lettore è colui che ho sfiorato con una carezza, con un sospiro, con lo sguardo complice di chi ti invita a scoprire un bel segreto, ma te lo dice piano perché nessuno deve sentire.
La complicità di sapere che conosciamo, io e il lettore, di cosa realmente stiamo parlando.
La complicità di sapere che non sveleremo mai a nessuno l’emozione profonda che le pagine del libro ci hanno trasmesso.
E’ la magia della lettura. L’eterna magia.
Scrivimi ancora.
stella

Accade puntualmente. Non sono riuscito a stemperare la tentazione, stamane sono andato in libreria. L’esordio è il solito, una porta che svanisce e due o tre stanze che si spalancano, espositori bifronte infarciti. Avidamente ho sorvolato con lo sguardo alla ricerca di “Danza nella notte”. Figuriamoci tra corti corridoi. Mondatori, Bompiani, Mondatori, Mondatori, Rizzoli…Feltrinelli. I soliti noti. In un cantone a se Sellerio, non so se in bella esposizione o in esilio forzato. Non cedo, la libreria è il più bel gioco che conosco; sono un grande mai cresciuto. Questa volta no, lo cerco da me, non cedo, no, alla classica domanda alla solita commessa impressionabile dalla sindrome del titolo sconosciuto. Uno, due, tre scaffali, poi un quarto e chissà quanti ancora. In fondo è semplice, mi dico, basta seguire l’ordine alfabetico; picchetto sulla mia mente: Magni, Magni…Magni. Da capo a fondo, da destra a sinistra, niente, grrrrr. Basta. Chiedo, ottengo e filo via. Il rito del libro non finisce, lo porto a casa ancora avvolto nell’immancabile bustina, sul divano delle letture lo sfoglio, sento la rugosità della carta e valuto il giallore della carta. Sono matto? Non saprei, la fisicità che la carta esprime è importante, è forse per questo che non tollero gli e-book. Mi soffermo su alcune pagine, qua e là, tento un approccio e saggio la tensione lirica che emerge da quelle poche righe. E’ presto per capire, o per tentare. Trasuda passione, questo sì, sentimento, qui, slegato dalla trama o dai personaggi, ma che si avverte dall’inclinazione alla sospensione.
Sono cresciuto, e non so quanto casualmente, nel culto dell’immagine, da non confondersi con l’apparenza, che è lo strato più esterno delle cose. Non ho potuto, quindi, fare a meno di notare una propensione inconscia (?) nel produrre chiavi prospettiche, tipiche delle macchine da presa. Come se il romanzo fosse costellato, a margine, dalle note di un solerte regista che appunta minuziosamente movimenti, luci e focali d’obiettivo. Tra gli altri il seguente è un fraseggio esplicativo:
Sono seduto al buio, la sola luce è quella del monitor del mio computer, tutto mi sembra così irreale, che se non fosse per l’intensità delle sensazioni che stare con lei mi scatena, penserai di stare sognando.”
Cerco ancora, vago, sfoglio, mi muovo tra bordo e fondo del romanzo, scopro il riflesso di queste parole:
Il piacere della conversazione, oggi è questo che vorrei vivere con te. Mi sono accorta negli anni che amo le parole. Amo quella corrente invisibile che si crea tra due persone senza assolutamente sfiorarsi, solo con lo sguardo e con il suono di poche sillabe. Le parole possono dire di tutto e il suo contrario è l’emozione che le accompagna a riempirle di significato: e la perfezione di un incontro si realizza quando con poche semplici parole si fa nascere un’emozione. La vita intera è per me parole ed emozioni.
E’ presto, devo ancora sorseggiare l’acqua di ogni periodo. Devo scorrere in profondità, per riemergere, riflettere, e risentire il suono di quelle parole che avrò appena letto.
Noto dei tratti di potenziale somiglianza con Josephine Hart nella sfumatura dei contorni, negli acquarelli tenui ma profondi ed efficaci, nella parola, che leggiadra è capace di segnare, però, come un macigno.
Mi sono soffermato a lungo sulla copertina. Una donna in, quasi, siluette con un mazzo bianco di fiori, quasi prolungamento naturale del suo stesso braccio. Immagine che mi suggerisce il connubio solitudine/rinascita, verso un cielo fin troppo azzurro e rarefatto per essere presente. Piuttosto intravedo una evidente propensione al futuro, quello che si immagina nei propri viaggi ideali, ma che mai sappiamo se arriverà. Non so, c’è un contrasto, almeno apparente, tra foto e romanzo. L’immagine ha un suo senso, e dignità, ma non vedo sintonia perfetta con le parole che oggi ho letto, quelle poche. Domani chissà.

Manilo.

Manilo Busalacchi [manilob@tin.it] • 05/03/03 09:52pm

....solitudine-rinascita.......
E' tutto lì il senso del romanzo.
L'hai colto senza aver letto la storia, questa cosa mi spaventa, quasi. La tua capacità di andare oltre l'immagine e le poche parole che hai letto.
Solitudine e rinascita...
vedrai...
ciao
Stella


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