Questo blog è ritornato al suo vecchio url: BlogOltre.it . Lì troverete una nuova veste grafica, un nuovo logo, e probabilmente un nuovo Pietro Busalacchi.
Quello che non sopporto dell’interpretazione pseudo-moderna della “democrazia” è l’esaltazione massima delle “mediocrità”. Essere mediocre è diventato un modello da perseguire, un simbolo-totem di affermazione sociale e di successo. Senza fare troppi esempi, basti pensare a come ovunque sia premiato chi con il minimo sforzo e le minime qualità personali raggiunge gli attuali e (ahimé) largamente condivisi obiettivi di gratificazione sociale.
Non vi è campo dove ciò non accada. Persino nelle università italiane sono gli stessi rettori a dare precise indicazioni ai professori al fine di non bocciare agli esami che pochi, pochissimi studenti. La regola da seguire in questo caso è: “più laureati uguale più pubblicità, più pubblicità uguale più iscritti alla nostra università“. E poco importa se saranno dei laureati mediocri.
I risultati di questo processo sono sotto gli occhi di tutti. L’Italia è un paese strabico che guarda con sempre più nostalgia al proprio passato e senza poter disporre di forze nuove e vitali capaci di costruire un futuro ambizioso e migliore. Le responsabilità sono tante, troppe, ed è inutile enumerarle. Quello che serve è prendere consapevolezza che così non si può e non si deve andare avanti. Quello che serve, insomma, è combattere la “mediocro-crazia” imperante, ovunque. Un governo serio e responsabile
Vi invito ad una riflessione sul nesso tra guerre, malaffare e religioni facendo appello alla Vostra onestà intellettuale, allo spirito di ricerca ed al sincero impegno per la Pace, la Cultura e la Prosperità per tutti gli esseri umani.
Partiamo da una premessa: converrete che il valore di qualsiasi religione debba essere misurato dalla capacità di renderne felici i seguaci e di consentire una pacifica e felice convivenza per tutti.
Le tre principali religioni monoteistiche hanno da sempre fallito questo obbiettivo: basti pensare a ciò che è accaduto e accade tuttora a Gerusalemme dal tempo delle crociate all’intifada odierna, in Jugoslavia recentemente, in Medio Oriente e in America per lo scontro tra teocons americani e terroristi islamici ed in moltissime altre occasioni da secoli e per secoli.
Qualche altro esempio: la maggior parte dei mafiosi e dei camorristi sono ferventi cattolici osservanti, molti politici corrotti altrettanto, alcuni imprenditori da sempre definiti dei buoni cattolici hanno dilapidato le fortune di centinaia di migliaia di risparmiatori, diversi appartenenti all’Opus Dei si distinguono e senz’altro si aggregano spinti perlopiù da avidità e opportunismo e potremmo citarne un infinità.
Italians have a rotten choice to make, but it is time to sack Silvio Berlusconi
FIVE years ago, this newspaper declared that Silvio Berlusconi was unfit to lead Italy. Mr Berlusconi was (as he still is) the head of Forza Italia, a political party that he had created only seven years earlier, and as such he was the centre-right's candidate to become prime minister. Despite our declaration, Italians voted his coalition into power in May 2001—and Mr Berlusconi has been Italy's prime minister ever since. Now, in the election on April 9th and 10th, he is seeking a fresh term of office. He does not deserve one.
Our verdict against Mr Berlusconi in 2001 rested on two broad considerations. The first was the glaring conflict of interest created by his ownership, via his biggest company, Mediaset, of the three main private television stations in Italy. The second was the morass of legal cases and investigations against him and his associates for a wide variety of alleged offences, ranging from money-laundering and dealing with the Mafia to false accounting and the bribing of judges. We concluded that no businessman with such a background was fit to lead one of the world's richest democracies.
HA SENZ'ALTRO ragione il presidente del Consiglio a chiedere rispetto per la sua carica e per la sua persona. Ma il rispetto Silvio Berlusconi deve guadagnarselo, come tutti i personaggi pubblici in democrazia, giorno dopo giorno. Martedì ha insultato volgarmente metà del Paese, colpevole di non seguirlo e di ribellarsi alla sua leadership, votando a sinistra. Ieri ha cercato di forzare ancora una volta le regole, organizzando in fretta e furia nello spazio proprietario delle sue televisioni un finto confronto televisivo con Prodi - non previsto e non concordato - in modo da poter comiziare davanti ad una sedia vuota, sotto la luce domestica di Canale 5.
Proverò a spiegare perché questa condotta negli ultimi giorni di campagna elettorale non è quella di un politico disperato (Berlusconi può ancora rischiare di vincere) né quella di un leader estremista. No. Tecnicamente, Berlusconi è il Sovversivo.
Potremmo dire che l'inizio e la fine dell'anomalia italiana abitano qui, nell'insostenibile tensione a cui è sottoposto un sistema quando il capo legittimo del governo è anche il Sovversivo. Avevamo avvertito che l'agonia politica del berlusconismo sarebbe stata terribile. La realtà è peggio. Ma non era difficile prevederlo. Sono i tratti culturali di questa destra e di questa leadership - prima e più della dinamica politica - a determinare ciò che sta accadendo e ciò che purtroppo accadrà nelle prossime settimane quando il Cavaliere, se dovesse perdere, tenterà di delegittimare il risultato elettorale. Se non partiamo da qui, è difficile capire come si sia arrivati fino a questo punto estremo.
Parlate di ateismo ed evocherete pudibonde riserve: non si sa se Dio esista oppure no, non si può dimostrare che esista ma neppure che non esista, ciò che conosciamo è poco, tutto intorno a noi è mistero, e nel mistero ci può stare pure il Padreterno. I filosofi chiamano una cosa del genere agnosticismo e sulla timidezza degli agnostici ha sempre fatto leva l'apologetica religiosa, che sbandiera l'indimostrabilità della non esistenza di Dio, approfitta del senso del mistero che le persone sensibili e consapevoli dei limiti della conoscenza umana dovrebbero coltivare e si fa forte del fatto che le credenze religiose sono più originarie rispetto a qualsiasi critica della religione.
In realtà le cosiddette prove dell'esistenza di Dio sono dimostrazioni fittizie, che si avvalgono di premesse arbitrarie, dalle quali ricavano conclusioni in modo arbitrario: pertanto l'esistenza di Dio non è oggetto di una proposizione indecidibile, perché le proposizioni indecidibili debbono essere formate entro teorie che siano ben altra cosa rispetto alle dottrine teologiche disponibili. Né è significativo il fatto che le credenze religiose precedano le contestazioni ateistiche, perché in generale le credenze che il progresso dell'esperienza e lo sviluppo delle conoscenze scientifiche hanno dimostrato infondate precedono le critiche destinate a demolirle. Inoltre le credenze religiose effettive sono molto varie ed è impossibile ricondurle a un corpo omogeneo, attribuibile al genere umano, da recare come prova del loro carattere originario, se non addirittura innato. Né si ricava qualcosa dalla considerazione dei limiti delle conoscenze effettive, da quelle di esperienza più o meno dirette a quelle che esigono costruzioni teoriche più o meno elaborate.
In Italia, tranne poche minoranze, si è cattolici non per scelta ma per destino culturale. Si nasce e si muore senza interrogarsi quasi mai sui temi della religione: si attraversa un'esistenza scandita dal succedersi di riti battesimi, matrimoni, comunioni, funerali dei quali si è quasi smarrito il senso. Riti che in fondo sembrano servire a tenerci compagnia, a non farci sentire soli nella vita.
Ho cominciato a riflettere sulla religione, e in particolare sul cattolicesimo, quando per motivi professionali ho iniziato a frequentare gli assassini ed ho dovuto constatare che tanti di loro erano cattolici ferventi e praticanti. All'inizio si trattava di killer e di capi della cosiddetta mafia militare, per lo più d'estrazione popolare e di modesta cultura. Ma poi venne la stagione dei colletti bianchi, degli appartenenti alla borghesia mafiosa. Persone che hanno frequentato le nostre stesse scuole e che affollano i migliori salotti. Non sparano in prima persona, ma proteggono gli assassini, li aiutano ad evitare le condanne, fanno con loro affari lucrosi, e a volte chiedono agli specialisti della violenza materiale di rimuovere qualche ostacolo che si trova lungo la strada e che non può essere eliminato con metodi incruenti. Il loro motto è: «Dio sa che sono loro che vogliono farsi ammazzare». Ricordo tra i tanti uno dei più rinomati medici di Palermo, che diventò collaboratore e confessò di essere un mafioso. Lui frequentava la Chiesa e raccontava che suo zio, il quale era pure un capomafia, si recava a pregare sulle tombe di coloro che «era stato costretto ad abbattere».
Quando le indagini alzarono il velo anche sulle complicità di uomini politici potentjssimi, dovetti constatare, passando di sorpresa in sorpresa, che taluni di loro, i quali avevano l'abitudine di recarsi a messa ogni mattina, a volte, dopo essersi fatti l'ultimo segno di croce, si affrettavano a partecipare a summit mafiosi nel corso dei quali si discuteva anche di omicidi.
ItaliaBlogOltre A rispetto delle apposite norme di legge si dichiara che questo sito non ha alcun scopo di lucro, non ha una periodicità prestabilita
e non viene aggiornato secondo scadenze prefissate.