Il tuo blog inizia, nella notte dei tempi
del novembre 2001, con una "rimozione". Per chi ti legge oggi,
nemmeno un riassunto delle puntate precedenti?
S'è trattato, a dirla in modo spiccio, d'un periodo di merda.
Quella
nerissima che arriva a ondate irregolari ma talmente potenti da sbatterti a
terra.
Novembre e dicembre son state le cronache di quelle mareggiate:i primi
due mesi di blog son stati parole che mi ferivano soltanto a pensarle,
riflessioni lucide o sconclusionate, argomentate come una tesi o solitarie come
aforismi, bestemmie e suoni inarticolati e sputi e cazzotti che buttavo sulla
pagina quasi a liberarmi.
Il tutto dovuto a tre defezioni a catena chè da
agosto a ottobre ho subìto, in vario modo:
mia nonna -che è morta, la mia
ragazza -che m'ha lasciato dopo 5 anni, e il lavoro.
Poi il periodaccio è
passato ma quei post lì non ce la facevo proprio a tenerli.
Chè, se da un
punto di vista psicologico, spero d'aver elaborato i lutti, da quello "binario",
ho voluto rimuovere e basta.
E forse proprio il rimuovere quei files lì
-definitivamente (non c'ho nemmeno una copia di back-up) m'ha aiutato
psichicamente.
Sì, il blog è nato da un periodo bruttissimo, tanto che è da
quel momento lì che son affezionato a alcuni aforismi di Cioran, nerissimi
-che
cito come un bischero ancora oggi per farmi coraggio e fare un po' lo
sbruffone; per esempio:
"Si vive nel falso fino a che non si è sofferto. Ma
quando si comincia a soffrire, si entra nel vero soltanto per rimpiangere il
falso."
Madonna, cominciamo bene.... ;-)
Cito:
"[...]Dietro altri palchi, illuminato dalle paure e dai desideri dell'umanità
sottomessa, Dio si ubriaca infelice tra la turba dei suoi dannati preferiti,
vergognandosi e frignando per ogni uomo che precipita all'inferno, rivelando la
meschinità e l'impotenza del libero arbitrio.
Davanti ai suoi occhi umiliati,
transustanziati dall'alcool, giocano rabbiosi e inutili Nietzsche e Byron,
finalmente monelli e cadaveri, soddisfatti di aver trovato lo svago ideale ai
piedi di una divinità sconfitta come loro, mentre Feuerbach rimane in bagno a
piangere lacrime di sincera pietà per aver sussurrato all'orecchio dell'uomo la
verità candida e cruda.
E, come se non bastasse, su tutta la scena aleggia il
cineocchio di una macchina da presa, clandestina agli stessi occhi di Dio:
truccatori vestiti da prete, sciatte comparse in abiti militari, produttori
rapacissimi in doppiopetto e gemelli d'oro, coi contratti da firmare.
Il
regista, che un tempo si faceva chiamare Dziga, fuma pensieroso perché i
protagonisti rimangono sempre in ombra, i produttori vogliono il lieto fine e la
pellicola è quasi terminata.
Buñuel, travestito da spettatore, sghignazza
divertito ogni volta che Dio sbaglia una battuta o perde la parrucca.
Lo
spettacolo è appena cominciato e abbiamo già pagato abbastanza per poter
fischiare tranquillamente ad ogni replica a cui assisteremo." Questo
stralcio di un tuo possibile soggetto per cortometraggio mi ha tanto colpito che
adesso me lo spieghi...
l'ho scritto più di diec'anni fa e risente di
quel che leggevo allora:
di quelle passionacce che ti pigliano in
quell'età e che t'abbandonano difficilmente...
a rileggerlo adesso ci sento una spocchia ostentatissima
e allo stesso tempo una volontà di impossessarsi d'autori, concetti,
visioni e teorie che speravo mi sprovincializzassero un po' e m'aprissero almeno
la mente... il risultato poi mica è stato così brillante.. ;-)
E' anche vero, però, che l'ateismo
-o il proto-ateismo d'allora (Feuerbach, alla toscana -ossia: metafisica poca
e bestemmie a piacere) , il cinema militante (Vertov) e
l'antimilitarismo e la voglia di sbeffeggiare l'autorità (Vigo), il
surrealismo e l'inconscio (Buñuel) son rimasti costanti inalterate
ma han dovuto fare i conti con la realtà...
Così se pigliavo per il culo -o meglio: credevo
di prendere per il culo, Nietzsche e Byron e le loro ribellioni crudeli o romantiche,
io non ero che un bischeraccio che si riempiva la bocca di quei nomi e
gl'occhi di quelle pagine, per farmi credere d'averli già capiti e
superati...
Figuriamoci: rispetto ad allora, ho provato
diversi anni dopo, senza dover darci dare un esame, a rileggere "Ecce
Homo" e dopo dieci pagine ero già a ricercare qualcosa di meno
triste...
Il cortometraggio, naturalmente, non è mai
stato girato -chè Dio era sempre chiamato, da Est o Ovest, a benedire qualche
guerra: si sarebbe divertito di più a fare l'attore per me :-)
Forse divago un po' però la tua citazione di Luis Buñuel mi ha fatto ricordare l'incipit della
sceneggiatura di quel capolavoro che è "L'angelo sterminatore":
"Se il film che vedrete vi sembrerà enigmatico o incoerente, anche la
vita lo è. E ripetitivo come la vita e, come la vita, soggetto a molte
interpretazioni. L'autore dichiara di non aver voluto giocare su dei simboli,
almeno coscientemente. Forse la migliore spiegazione dell'Angelo
sterminatore è che. «Ragionevolmente» non ve ne è nessuna".
Ebbene queste parole mi sono sembrate adatte anche a descrivere il tuo blog, che
ne pensi?
Che mi sembrerebbe un bel complimento!
Magari.
Di ragionevole quando si scrive dovrebb'esserci solo il fatto che si sa come si
tiene la penna in mano
o che tasti vanno premuti sulla tastiera, per il resto la ragione potrebbe
starsene tranquillamente in stand-by:
dovrebbe stare alla finestra e lanciare ogni tanto uno sguardo alla correttezza
dell'ortografia o della sintassi
-senza troppi accademismi però...
Magari, fosse così; sarei perfino disposto a rischiare di finire come
gl'invitati alla cena del film che non riescono più a uscire dalla stanza
anche se non esistono impedimenti fisici...
chè, a pensarci meglio, alla fine un blog può degenerare anche in questo:
continuare a dire non riesco a smettere, anche quando fisicamente
è una delle non-azioni più semplici del mondo -che basterebbe non accendere il
computer...
Ma son casi-limite; io, per esempio, ci son dei giorni che manco lo guardo il
computer... però spengerlo... spengerlo.. no, non ce la faccio ;-)
Dici "Odio la violenza d'andata e di ritorno, reazionaria
e rivoluzionaria, nichilista e purificatrice: la violenza mi fa cagare". In
questa parole mi ci ritrovo anch'io, con la postilla che di questi tempi ho
proprio la diarrea. C'è speranza? O la violenza è parte integrante della
natura umana?
La speranza c'è a tratti, almeno per me. C'ho la convinzione un po' retrò che
l'uomo sarebbe di natura, quando nasce, essenzialmente buono. Forse m'ha
affascinato troppo Rousseau, forse è l'ottimismo della volontà che mi costringe
a pensarlo, ma ci credo. La violenza che mi fa maggiormente paura è quella
istituzionalizzata su cui si basa anche la nascita degli stati moderni. Mi
verrebbe da parlare di Foucault e di "Sorvegliare e punire" ma non lo faccio che
mi sembrerebbe d'esulare troppo dall'intervista e di voler passare per
sapientino. Ora non è che creda al mito del "buon selvaggio" e che tutta la
violenza nasca esclusivamente dalla società e dalle sue sovrastrutture, ma
m'accorgo che all'interno d'una società, anche latentemente violenta, è
difficile opporre una resistenza che abbia connotati e segno completamente
opposto. "Solo violenza aiuta laddove violenza regna", anche se l'ha detto
Brecht - e lui c'aveva il nazismo di fronte, mi sembra porti a rinunciare a
quella parte preponderante nella natura umana che invece potrebbe, certo più
faticosamente, risolvere i conflitti in maniera pacifica. Credere alla bontà
degli uomini, non significa essere buonista
Qualche tempo dopo scrivi "Oggi odio profondamente. Non
è rabbia feroce o risentimento di ritorno: è odio puro, sacrosanto diritto
d'ogni essere umano, così come lo è il suo opposto, l'amore". Quoque tu?
Sì, non sono un santo: m'accorgo, a volte, di buttare alle ortiche i miei buoni
propositi e la mia natura pacifica. Che ci son dei giorni, a volte solo delle
ore, che le persone ti fanno schifo, e per colpa di pochi. Ecco, in quei momenti
lì, non voglio essere buonista: mi verrebbe subito l'ulcera. Meglio dire cosa si
ha dentro per cercare di capire meglio motivazioni. E t'incazzi ancora di più
proprio per quel che dicevo prima: ma come -merdaskifa, mi dico, c'è un
potenziale talmente alto di altruismo e di convivenza pacifica nell'essere umano
che guarda qui invece in che situazione di merda siamo. E odi, per un po',
candidamente odi i tuoi simili, te stesso e la situazione tragico-ridicola in
cui ci siamo cacciati. Diobono, belle le tue domande, Pietro, anche se così
rischio di passare da tormentato colla ruga fissa sulla fronte...!
:-)
Continuando a leggere il tuo blog ho come l'impressione che
in realtà non hai molta voglia di raccontarti, di esporti in prima persona. Se lo fai è per interposta
persona come quando citi "Bad Boy" di Jim Thompson: "Avevo l'aria
di uno che sperava nel meglio, ma si aspettava il peggio. Avevo l'aria di uno
che aveva fatto di tuto per andare d'accordo con gli altri e adesso agli altri
conveniva cominciare ad andare d'accordo con me". E' pudore o istintiva
difesa dalla curiosità altrui?
un po' tutte e due le cose, ma c'entra anche il fatto che tendo a scrivere
di
me, cercando un appoggio in situazioni, autori o opere
che mi son piaciuti,
che m'hanno influenzato o che, magari, rendono meglio
lo spirito di quel che
vorrei dire.
Forse è che cerco di rendere gl'accadimenti della mia vita, le
res gestae,
un po' più romanzati di quel che sono, salvaguardando la
verità,
-altrimenti non scriverei nemmeno il blog.
Poi ci son dei giorni o
delle vicende un po' fuori dai denti e 'sta
proiezione non funziona: allora
scrivo più "di pancia",
senza parlare in terza persona e pure con un po' di
bile addosso.
Infine c'è anche il fatto che parlare sempre di me, m'annoia e
succede pure
che ci sian delle
storie e delle persone sulla Rete o nel
mondo che m'interessino
molto di più dei miei scazzi personali.
Poi... «The Blob of The
blogs» data di inaugurazione 17
Settembre 2002. Evidentemente non sei superstizioso. Grande intuizione e grande
seguito. Ci racconti gli inizi?
L'inizio è stato davvero random: nel senso che a furia di
leggere blog, mi son accorto d'argomenti comuni che venivano affrontati con
l'angolazioni più diverse:
Una ricchezza, quella delle "lingue" adottate dai bloggers,
sorprendente: l'esperimento è stato quello di unire -in queste specie di
"pastiche", di montaggi, i vari bloggers.
E di dare la possibilità a tutti di farlo.
Mi son detto: se io trovo queste assonanze/dissonanze qui, sai quante ne trovano
gli altri? Era vero e la blogosfera ha partecipato, facendomi conoscere, anche
personalmente, molti bloggatori/bloggatrici che altrimenti non avrei mai
incrociato. E facendo conoscere altri blog in quest'intreccio buffo che era un
blob di blog.
Poi poco tempo fa l'annuncio: «chiudo». Al di là delle
giustificazioni ufficiali, non c'è nulla ma proprio nulla da aggiungere?
Sì, che mi dispiace non aver mai implementato ulteriormente
gli strumenti di Blob of the Blogs: bastava, che ne so, partire daun sistema di
commenti o da un argomento mensile -tipo il blob del mese..
So benissimo che il grado d'interattività e d'interazione è stato tenuto ad un
livello basso.
Da una parte ha causato degli stalli momentanei -periodi in cui arrivavano meno
blob perché l'aggregazione di nuovi bloggers procedeva a rilento e i primi
blobbatori giustamente blobbavano quando volevano. Dall'altra ha tenuto ferma
l'idea originaria che riponeva la forza di BOTB, prima che nel contenitore
stesso che era, nelle varie anime che lo sostenevano e lo facevano vivere: i
blogs. In parole semplici: uno degli sopi, nemmeno tanto nascosti, di BOTB era
inviatare e stimolare i bloggatori a uscire dai propri post e leggerne altri
-perchè non si potevano "blobbare" estratti dal proprio blog. Bastava
quello, bastava leggere altri blog e si poteva partecipare: non c'era bisogno di
nient'altro.
M'è piaciuto da morire questo esperimento di BOTB, m'ha fatto apprezzare
tantissimo la ricchezza dei bloggers: m'ha arricchito, nel senso migliore del
termine.
Poi, forse -come ho già ascritto alla chiusura,.. in qualche strano mo(n)do ,
uscirà pure una versione due. Chissà...rimaniamo nel random che lo fece
nascere.. :-)
Vorrei chiudere questa mia tredicesima intervista (tanto non
sei superstizioso) con una mia personale riflessione sulla quale (ri)chiedo un
tuo commento.
Le interviste mi sono servite per conoscere in modo approfondito tanti blog e i
rispettivi curatori. Anzi, invito tutti a leggere anche gli archivi, vedrete le
sorprese. La scelta di chi intervistare è spesso oggetto di lunghe riflessioni,
o di fulminee decisioni. E ogni intervista è stata una storia a se stante. Non
le mai condotte con un "questionario", qualche volta a tema, altre
volte con gli argomenti suggeritomi dalla lettura dei vari interventi. Ogni
intervista è stata comunque un incontro, un dialogo in cui non sono mancati
piccoli screzi e delusioni. Alla fine quello che mi conforta è che qualcuno
apprezzi il lavoro da ma svolto. E soprattutto che qualche amicizia sia nata.
Poi chi vivrà vedrà. Grazie, *Strelnik!
E' la ricchezza di cui si diceva prima: a
che servirebbe altrimenti conoscere ? A comprendere un poco, mica totalmente,
visioni e caratteri diversi dal nostro. Se mi passi il termine filosofico: è la
momentanea sconfitta dell'alterità, quel processo, anche limitatissimo nel
tempo, che c'avvicina ai nostri simili. Poi magari ritorniamo a chiuderci. Ma
qualcosa rimane.
Quando poi entra in gioco l'amicizia, l'alterità
subisce una sconfitta più durevole. Non eterna, che d'eterno c'è poco, ma
abbastanza lunga da sentirsi un po' meno soli. Anche grazie alle parole d'un
blog.
Ma guarda un po', Pietro, mi fai chiudere
ottimisticamente: si vede che st'intervista m'è proprio piaciuta!! :-)