Le interviste

:: Pino Scaccia ::

Pino Scaccia: «Qui siamo tutti pari»
Intervista di Pietro B.

Il tuo approccio con la comunità degli autori dei vari blog è alla pari. Non sei, non sembra almeno che tu sia, uno con la puzza sotto il naso, non ti sei messo su di un piedistallo e non ti vanti dei tuoi servizi televisivi e dei tuoi trascorsi amorosi. Al più fai un po' di pubblicità al tuo ultimo libro. Hai il tuo blog lo animi chiamandoci in causa in continuazione, pubblichi le nostre e-mail. Ti metti insomma al pari di noi persone comuni. Tutto questo ti costerà fatica, tempo magari qualche appuntamento galante in meno. Visto quello che fanno altri giornalisti con i loro blog a te non ti aiuta nessuno a parte nostro Signore?

Certo che e' alla pari. Qui siamo tutti pari. C'e' chi ha qualcosa in piu' da dire e la dice. Io naturalmente cerco di trasferire la mia esperienza, ma senza farla pesare. Anzi, avrai notato (spero) un pizzico di pudore. Spesso sono costretto a parlare di me perche' devo far riferimento a situazioni precise e lo faccio per dare piu' peso alla testimonianza. Un esempio: dire che io quella notte stavo alla Diaz serve per dare credibilita' al mio parere. Lo scambio di opinioni e' decisivo, e' l'anima del blog: questa e' una comunita', che senso avrebbe senza rapporti, scambi, scontri? Io mi sono avvicinato al blog proprio per questo, per la possibilita' che ho di guardare dall'altra parte, rispetto al mio mestiere televisivo in cui c'e' indubbiamente un muro fisico. Gli appuntamenti galanti lasciali perdere… Si', dedico abbastanza tempo ma e' una passione. E spesso, nelle zone sfigate, serve per sopravvivere (e' nato cosi' il mio approccio in generale al mondo del web). Non mi aiuta nessuno, nel senso che faccio tutto rigorosamente da solo, ma certamente ho l'appoggio di molti amici e amiche di tribu' piu' bravi di me che mi regalano suggerimenti, codici, idee. Senza di loro sarei rimasto grezzo e dilettante. Adesso mi sento quasi bravo rispetto ad altri colleghi e cerco di trasferire la passione. Sto aiutando Tiziana Ferrario e Raffaele Fichera a infilarsi nel blog. Piu' siamo, piu' e' divertente (e utile).

In rete sembra che viga la più assoluta liberta. Sembra che si possa dire, affermare cioò che si vuole e quando si vuole. I vari "Blogger", "Splinder", sono gratuiti. Offrono sempre più servizi, spazi e quant'altro. Un pò quello che si è verificato nel web fino a poco tempo fa dove tutto era gratuito, mentre adesso tutto si paga. Che fine farà tutta questa libertà quando si dovranno fare i conti economici dei loro bilanci? E soprattutto a chi sarà dato in mano il loro controllo? La censura in rete e poi vero che non esiste? E se domani il signor Sempronio ci fa causa perché abbiamo parlato male del suo domestico, cosa ci può succedere?

Discorso serissimo. Mi aspetto prima o poi la stangata. Pensa a Blogger: siamo ormai piu' di quattro milioni: se chiedesse dieci dollari ciascuno sarebbe una cifra spaventosa. Mi aspetto qualcosa del genere come e' successo per homestead e altro. A quel punto spettera' a ognuno di noi decidere. Sulla liberta' il discorso e' piu' complicato. Per predisposizione professionale tengo sempre la testa ben salda. Non parlo in un bar. Uso comunque uno strumento di comunicazione. Bisognerebbe darsi una calmata, se vuoi il mio parere. Vado oltre: sarebbe anche giusto risponderne penalmente. Ci vuole rispetto per tutti. Liberta' non significa diffamare.

Si può essere pacifisti e appoggiare gli Stati Uniti contemporaneamente? Come si può definire la probabile guerra all'Iraq?

Si puo' simpatizzare per gli Stati Uniti, ma non si puo' appoggiare la presa di posizione di Bush. Come si fa ad essere pacifisti tifando per chi vuole la guerra? La "probabile guerra all'Iraq" e' molto probabile. Perche' Bush vuole farla, deve farla. E' un pretesto per risolvere altre questioni, come sempre.

L'informazione in Italia versa in condizioni critiche. Chi non può avere accesso ai mezzi d'informazione alternativi deve subire una stampa schierata dalla parte dei potentati economici e politici. E questo falsa la partecipazione democratica basata sulle opinioni che si formano anche su un'informazione libera ed indipendente. Quale libertà di espressione è allora possibile in Italia dove anche la magistratura sta subendo pesanti attacchi alla sua autonomia?

Ma non la farei cosi' tragica, nel senso che e' sempre stato cosi'. Finche' in Italia escono "Il manifesto" e "Libero", "L'Unita'" e 'Il giornale" vuol dire che ogni parte puo' esprimere le proprie opinioni. Bisognerebbe che la stampa sia piu' forte ma bisognerebbe avere editori veri. Ma questo spetta a noi: se solo comprassimo qualche giornale in piu'….

Michele Santoro è la vittima più illustre del nuovo corso della RAI. Io non guardo più i Tg ne rai ne Fininvest. Ci sono speranze per il futuro dell'informazione televisiva in Italia?

Vedi…io sono sincero, proprio non ci riesco a vedere Santoro come vittima. Serve come simbolo ma non mi piace battermi per chi vuol fare di un mestiere libero un altro "potentato". Qui, cioe' in televisione, la situazione mi pare piu' complicata. In realta' non ci sono alternative. Boh, speranze… non subito.

Più in generale e per finire c'è speranza per l'Italia del futuro?

 Probabilmente sei giovane e vedi nerissimo. Ma l'Italia ha attraversato molti momenti neri. Ne e' sempre uscita. Certo, dipende come al solito da noi.


Il blog di Pino Scaccia: InQuestoMondodiSquali

Ringrazio infinitamente Pino Scaccia per avermi concesso questa intervista. E lo ringrazio anche per avermi dato del "giovane". Voglio solo puntualizzare un fatto, se vedo nero per il futuro dell'Italia è perché a trentotto anni suonati, probabilmente, qualcosa incomincio a capire.

 


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