Torna al blog

Le interviste

Torna in archivio | Torna al blog | Scrivimi

:: Intervista a Marco di L'Uomo Nel Quadro ::

Stiamo cercando di vivere dovreste tenerne conto...
Intervista di Pietro B.

Dafne, la Ninfa dei monti, sacerdotessa della Madre Terra e figlia del fiume Peneo di Tessaglia un giorno fu inseguita da Apollo, figlio di Zeus e di Latona. Quando stava per essere raggiunta invocò la Madre Terra che in un baleno la trasportò in Creta, dove divenne Pasifade. La Madre terra fece poi crescere un lauro dove si era trovata Dafne e Apollo intrecciò una corona con le sue foglie per consolarsi. Tutto questo per chiederti: la tua e-mail ha per nome "liberadafne", vogliamo puoi spiegare il perché? E chi è "L'Uomo nel quadro"?

Secondo le Metamorfosi di Ovidio, Dafne stessa viene trasformata in alloro per sfuggire all’amore di Apollo, che la insegue e la raggiunge proprio nel momento della sua mutazione. L’alloro è da sempre simbolo di grazia e gentilezza: le sue foglie luminose, cangianti al sole tra l’argento e l’oro sono preziosi rimandi alla ricchezza spontanea e libera della natura. Apollo, simbolo dell’ordine e del potere costituito, per non abbandonare l’amata, intreccia una corona con i suoi rami e ne fa sua compagna per l’eternità, trasformando così quello che era un simbolo di libertà e bellezza in un simbolo sì di estrema eccellenza, ma anche di potere e coercizione. Politici e poeti da allora se ne sono fregiati, costringendo in regole severe parole e pensieri.
Io vedo Dafne ancora libera, invece: sciolta dall’abbraccio corrotto e dai limiti di un potere che costringe e vincola, la voglio far rivivere luminosa nello scorrere libero delle idee. Per quanto riguarda l'uomo nel quadro, invece, immagina: passeggi per le sale di un museo e ti fermi a guardare l’uomo che sta dentro al quadro di Magritte. Ti chiedi cosa pensi, sospeso con la bombetta tra le nuvole, ma non ti chiedi cosa pensa lui di te, uomo di passaggio in un mondo concreto, vincolato alla dimensione del reale tangibile.Io guardo senza essere visto, registro e riporto le emozioni e i pensieri che mi trasmette chi mi guarda attraverso…. Qual punto di osservazione è più privilegiato?

L'Uomo nel Quadro nasce il 1° dicembre 2001 con queste parole: "la verità è rivoluzionaria - stati d'attesa". Puoi spiegarci le motivazioni che ti hanno portato ad aprire il blog e a scrivere quelle prime parole?

Il blog è una cornice ed io l'uomo nel quadro. Come ti ho scritto nella prima risposta, con le mie due dimensioni ho una faccia per il mondo esterno e una per quello che sta qui dentro e parlo con entrambe le realtà. Non mi muovo, osservo e riporto con linguaggi diversamente comprensibili, i due mondi che vedo. Il mio interlocutore è quasi sempre un amico, qualcuno a cui voglio bene o che amo. "la verità è rivoluzionaria - stati d'attesa", mi chiedi il significato di questa frase. La rivoluzione comincia sempre con la scoperta di qualcosa di inevitabile, della realtà che non si può più scansare e che è lì ad aspettare di esploderci tra le mani. Una situazione in potenza che ci portiamo dentro ogni giorno, qui e altrove: quella del vero nel momento in cui lo comprendiamo. Quindi. Osservo, dal mio quadro, le due facce di un unico sistema diviso in due mondi. Ed attendo il passaggio di intuizioni e connessioni che lascino intravedere qualcosa di vero, la mia rivoluzione parte da qui.

Tra il 23 Dicembre 2001 e il 17 luglio 2002, il vuoto. Avevi cambiato idea?

No, semplicemente non avevo nulla da dire. Osservavo con distacco per vedere meglio.

Con il dovuto distacco professionale di chi intervista devo dirti che  il tuo blog mi ha nell'ordine coinvolto, emozionato e scosso. Secondo te è stato solo un momento di digestione difficile o qualcuno ti ha già parlato degli effetti collaterali dell'Uomonelquadro?

Sicuramente un momento di digestione difficile: niente smuove più di quello che abbiamo dentro. Magari ero io che parlavo di digestioni difficili e tu hai semplicemente riconosciuto qualcosa di tuo nella mia cornice. Effetti collaterali? sì, perché come al solito la verità è rivoluzionaria. Difficile accettarla sempre incondizionatamente.

Nei tuoi interventi del 20 e 22 Ottobre parli del tuo recente viaggio in California.  Tra l'altro scrivi:
Non è bene aspettare che io ricuperi una situazione normale! tornare e ritrovarsi peggio di quando si è partiti fa capo ad una verifica della corrispondenza tra altrove e stati della mente, tra questi e stati della coscienza, tra questi e possibilità di sé. Id est, altrove è altro da sé. Non male, quello che ero in California, il solito melanconico e laconico quello che ritrovo a Milano... Non so se perdurino tracce di sopportabilità in me. Meglio che ne approfitti, prima che sia tardi e io sia definitivamente compromesso dal degrado!
Dov'è il degrado di cui parli? E' solo uno stato d'animo? O qualcosa di più profondo?

Ogni volta che torniamo dove siamo partiti ci degradiamo. Pensaci: in ogni viaggio c'è tutta la storia dell'uomo. La sera prima di partire, come ti senti? eccitato e confuso, ossessivamente
convinto che passare in rassegna ogni oggetto della tua casa ti aiuti a mantenere un controllo che stai perdendo? Oppure sei uno di quelli che tanto chissenefrega, una volta che ho lo spazzolino...? Ma, comunque vada, stai lasciando alle spalle anche te nel luogo che resta e il primo casello d'autostrada ti riappacifica con una  dimensione sospesa: quella vera, in cui cominci a sentire la tua voce reale. Quando riapri la porta di casa, dopo un mese, che trovi? Probabilmente l'ultima tazza di caffè lasciata vuota nel lavandino alle cinque di mattina... e tu non sei più quello che eri: negli occhi e sotto la pelle hai il privilegio di milioni di voci e profumi e pensieri che mai avresti immaginato. Ma sei entrato dalla porta e bastano pochi giorni di debole resistenza a pareggiare i conti tra passato e presente. Per avere anche un futuro dovrai lavorare altri 11 mesi.

Cito dal tuo blog:
 Contraddizioni - Essendo un ammasso di contraddizioni, riesco ad essere insieme un terribile sfrontato sarcastico bambino, un timido scontroso adolescente ed un amaro saggio disilluso vecchio signore [...] Siamo spietati con chi ammanta - spesso accade - l'inconsistenza di mistero, naturalmente il tutto è frutto di infinite delusioni provocate dalla innocenza che tende ad aprire crediti.
Non pensi che sia la necessita, direi fisiologica, di mistero ad aprire crediti ? E questo vale per i giovanissimi e per gli anziani mentre gli uomini "maturi" invece non cercano il mistero probabilmente perché non ne hanno il tempo.

Vivo in un mondo fatto di persone, gesti e quotidianità. Il mistero è dettato dall'incapacità a venire fuori da questo vivere in maniera diversa. Cosa voglio dire? Che a volte ci si maschera dietro a parole e atteggiamenti, che tendono volutamente a celare l'inconsistenza di una qualsiasi forma di pensiero. Il discorso, che facevo nel post che hai sopra riportato, è frutto di delusioni a carattere sentimentale.  Perché l'unicità della passione rende chiaro ciò che prima non lo era, ed a quel punto non c'è scampo. La passione ti mette a nudo, quella stessa passione che ricerchi con tanto ardore nel corso di tutta una vita ti metterà un giorno in fronte all'inconsistenza  dell'amore ritrovato. (Un discorso che vale a qualsiasi età.)

I buchi neri della propria esistenza possono essere risolti magari scrivendo su di un blog?

A lungo andare i buchi nera della propria esistenza si svincolano dal ricordo, per rimanere sospesi nell'animo. Io utilizzo il blog come lo scarico di un cesso, per vomitare tutto quello che ho dentro. Ma certe cose non si risolvono nemmeno scrivendole su di un blog. Si esorcizzano, si tengono a distanza ma sempre a tempo determinato e sempre con alterne fortune. So d'avere dei conti in sospeso con la vita,  metto tutto per iscritto e  a volte mi illudo di poter sistemare tutto così. No, non è mai così. Alla fine della storia i conti si fanno sempre. E il punto della situazione si fa sempre a situazione finita. Perché certe esperienze, ti rimangono addosso come ombre non lavate.

Alla fine della storia i conti si fanno sempre. E il punto della situazione si fa sempre a situazione finita. Perché certe esperienze, ti rimangono addosso come ombre non lavate. Chiudo qui questa sofferta intervista, ringraziando Marco. Per chi non l'avesse fatto, un invito. Visitate L'Uomo nel Quadro e ammiratene le tinte, le pennellate e lo stile: forse siete davanti ad uno specchio.


Torna in archivio | Torna al blog | Scrivimi