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Le interviste

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:: Intervista a La Pizia ::

La Pizia: la sacerdotessa dei blog
Intervista di Pietro B.

Consideriamo l'intervista una chiacchierata. 
Le persone non sono tutte uguali, 
quindi le interviste non possono essere tutte uguali.

A te la parola :-)

elo

Scrivevi nel lontano 29 Marzo 2001:

La rete e' come una citta' ideale, con le sue regole democratiche, i suoi forum, le sue arene ludiche e i suoi giardini segreti. Questo e' il mio spazio virtuale. La mia casa e il mio giardino. Un luogo immaginario, cangiante, affollatissimo e contraddittorio. Dove prendono forma idee, fantasie, e tutto (o quasi) e' possibile. Dove si puo' rimanere anonimi e protetti e lasciare andare i propri pensieri quasi in totale liberta'...

E da lì parte il blog della sacerdotessa di Apollo di Delfi (la pizia cioè). Io penso, sia detto senza piaggeria, che tu sia realmente la "sacerdotessa" dei blog. 

Non so bene come risponderti. Non è propriamente una domanda la tua :-)  Della Pizia non mi ha tanto affascinato il fatto che fosse sacerdotessa, ma che le fosse un tramite, come la scrittura. Lei non può dire le cose nude e crude, ha bisogno di giochi di parole, enigmi, storie. Mi piace pensare che le cose vere, come i propri sentimenti ad esempio, non possano essere raccontate che di traverso. E il blog calza a pennello.

 Il tuo blog è composito sfaccettato, enigmatico e a tratti violento. Non di una violenza volgare ed esplicita bensì intrinseca e dosata. Eppure esplosiva.

Ho freddo. Mi girano i coglioni in maniera vorticosa. odio tutti e tutto. Sono impossibile quando sto così. Sto di merda. Non è niente, tranquilli, non è niente. I miei soliti isterismi. [...] Cominciamo a dire la verità. Di quanto odio la gente. Di quanto poco amo. Ma di quanto invece amo certe cose, certe piccole, minuscole cose[...].

Io ho imparto ad apprezzarti proprio per questo tuo modo pacato ma orgoglioso di affrontare il tuo mal di vivere, di sviscerarlo e di mostracelo. Eppure anche dietro la mole ingente di quanto hai scritto in venticinque mesi e mezzo, mi è rimasto un dubbio: chi è veramente La Pizia? E cosa vuol comunicarci? 

È carino che tu abbia detto che ho un modo "pacato" di dire le cose. Sei in
totale controtendenza.
Se vuoi sapere chi è veramente la persona che scrive credo sia una mia proiezione. E non voglio comunicare niente a nessuno in particolare, mi piace solo trovare la forma più adatta alle cose che provo.  Il mio non è un blog con un "audience". Non ci sono commenti, non mi rivolgo ad un "voi" generico, ad una platea. Scrivo per un lettore ignaro di tutto, quale potrei anche essere io fra tre mesi o sei anni.

Io personalmente quando ho iniziato BlogOltre avevo una gran voglia di comunicare, mi mancava però l'oggetto di tale comunicazione. Volevo entrare in relazione ma non capivo quale potesse essere il tramite di questa relazione. Così ho tirato fuori l'idea delle interviste. E intervistando i blogger, e non solo, ho scoperto che in realtà è difficile trovare qualcuno che dica le cose che hai detto tu prima. Ma  a questo hai già risposto quando, in una e-mail mi hai scritto: "Le persone non sono tutte uguali,  quindi le interviste non possono essere tutte uguali."  Ecco mi piacerebbe  capire in cosa consiste la tua unicità. Pur ammettendo che ognuno di noi è unico, nel tuo caso è solo una questione di forma, di stile o  c'è anche una ricerca, un rovistare  dentro e fuori  la propria persona?

Mh. E' la vecchia questione della forma e del contenuto, giusto? Per me le
due cose non sono assolutamente indivisibili. La forma E' il contenuto, e viceversa. Quindi, parlando di persone, io non credo al fatto che possano essere "false". E' impossibile per me. Quello che sono fuori dice qualcosa di cio' che sono dentro.
Riguardo alla mia unicità ti dovrei rispondere che non posso dirti io in
cosa mi sento unica. Io più che unica a volte mi sento proprio sola. A volte sento le mie idee sole e senza alcun diritto di difesa. Si', il confine con lo snobismo è molto vicino.
Quanto al rovistare, non finisco mai. Muoversi, in senso fisico ma anche
intellettuale, è l'unica cosa che a volte mi sembra dia un senso a 'sta vitaccia :-)

Se permetti, e se la cosa non ti infastidisce, continuo sulla falsariga dell'introspezione.  Nel tuo libro, Mondo Blog appena pubblicato dalla Hops Libri, e al quale, detto per inciso, auguro le migliori fortune,  tu citi Maria Benet.

 Maria Benet, nel suo Occam Production afferma che  mantenere al meglio un blog richiede qualcosa che il Web non è davvero capace di offrire, e che ha poco a che fare con la tecnologia. "Mantenere un blog di successo richiede un solido senso dell'identità."
Questo è secondo lei ciò che attira i lettori, una colla che non deriva tanto dal valore informativo dei contenuti e dei link, poiché tutti hanno accesso allo stesso tipo di informazioni. E' piuttosto l'identità del blogger che, nel filtrare e nel personalizzare i contenuti, fa sì che il lettore si affezioni al suo stile, al suo carattere.
"Leggere alcuni blog è sentire, spesso, questo irremovibile senso dell'identità."

Prima non volevo soffermarmi solo alla forma ed al contenuto, che pur hanno la loro notevole importanza, ma per dirla con te e con   Maria Benet all'identità. La mia indiscreta domanda voleva ca(r)pire il "segreto" della tua identità e da questo risalire alla tua unicità.  Probabilmente però non è un'intervista il luogo adatto per farti fare una simile  analisi!  Adesso proviamo a mettere a confronto  La Pizia ed  Eloisa.  Quale delle due identità rischia di prevalere sull'altra? E quanta La Pizia c'è in Eloisa e viceversa?

Il tema dell'identità è la mia ossessione di sempre.
Ricordo spesso una vignetta di Quino, una Mafalda fatta con la tecnica del puntinismo che dice "a volte mi sento così indefinita".
L'identità è un forte odore, è avere qualcosa da dire, di proprio, di personale. Essere una cosa vivente, che gira il mondo e acchiappa, ingurgita, valuta gli effetti, guarda e si guarda e poi esprime.
La Pizia ed Eloisa sono due sinonimi. Anzi, due omonimi.

Quindi?

 Sono la stessa cosa, o due cose con lo stesso nome.

Diciamo con una definizione più appropriata che La Pizia è l'eteronimo di Eloisa Di Rocco.  In una tua precedente intervista il tuo intervistatore (L@nfree) ha come adombrato che chi ti legge sul blog può non avere una corretta visione di quello che tu veramente sia nella realtà.:

" ...è stato proprio l'averti conosciuto che mi ha permesso di inquadrarti appieno, e lo confesso hai un animo sensibile che trasmetti con la tua presenza, prima non eri così, quindi l'importante è il completamento corpo-mente che fa di una persona esattamente quello che è nella sua completezza...". 

Una intervista, una conversazione via e-mail soffre del fatto che è un dialogo a distanza, la nostra probabilmente soffre più che in altre occasioni del fatto che non ci conosciamo personalmente. 

[commento di Eloisa] Mh...stiamo scendendo sempre di più sul piano della metaintervista. Invece di chiacchierare ci stiamo chiedendo come va questa chiacchierata :-)

E giriamo intorno ad un punto che io reputo essenziale, e che consiste nel fatto che a detta di chi invece ti conosce (tanto per non fare nomi  Mariemarion, e qualcuno di coloro che ti hanno ascoltato al webbit?) c'è difformità tra quello che tu trasmetti con il blog è quello che tu appari nella realtà.

[commento di Eloisa] Bisognerebbe chiedere a loro, quindi. Primo: che cosa ricevono dal mio blog. E poi: cosa ricevono dalla mia persona. Io potrei risponderti se fossi
schizofrenica.

 E insisto su questo punto non per rompere le scatole a te o a chi leggerà queste righe ma solo perché è mia convinzione che la tua arte stia in questo tuo essere, a tratti anche lucidamente, qualcosa di non dichiarato esplicitamente, di indefinibile eppure all'apparenza del tutto palese. 

Faccio finta di aver capito la domanda e spero di non risponderti a casaccio. Secondo me qui intendi quel filtro che fa apparire naturale qualcosa che è in realtà molto elaborato. Cio' che si chiama dissimulazione della realtà, che io adopero nel blog e che ovviamente adopero un po' meno di persona (anche se esistono dei filtri anche di persona, che via via cadono). Il mio blog dissimula la mia realtà: vero. Ma l'effetto è quello della trasparenza. E' solo un effetto.

Nella già citata intervista a L@nfree dici a proposito del proliferare dei blog in rete che ti "manca quel clima familiare che c'era all'inizio".  In cosa consisteva "quel clima familiare"? E perché pensi che adesso non ci sia più? E' solo una questione numerica o anche qualitativa?

Domanda difficile. Ho cercato di rispondere attraverso "Mondo Blog", il mio
libro dove - nella prima parte - racconto come sono arrivata ai blog dal
nulla e come mi ha via via preso sempre di più.
Il clima familiare di allora non significa necessariamente una dimensione
migliore di quella di oggi. Era indubbiamente una situazione diversa, quella
in cui non pensi di stare facendo qualcosa di particolare. Non te la senti
nemmeno di raccontarlo in giro. E' il tuo hobby, un uso amatoriale e a fondo
perduto del proprio tempo in rete.
La cosa che mi fa più effetto ricordare è che quando qualcuno apriva un blog
tutti davano il benvenuto. Oggi sarebbe impossibile.
Allora c'era un clima familiare, ma oggi ci sono tante altre cose. Dalla
famiglia, quando si è in salute, prima o poi ci si stacca. Per andare in
giro per il mondo.

Cosa vorresti che rimanesse del tuo blog ?

 Se ti riferisci a cosa vorrei rimanesse di quello che scrivo, online ma anche offline, beh vorrei rimanesse quello che ci ho voluto mettere dentro. Vorrei ritrovarci I colori e I sentimenti che ho provato a incorniciare con le parole.


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