Le interviste

:: Zu, la vita in un aforisma ::

Per descrivere Verba manent non c'è niente di più significativo delle parole del suo autore in arte Zu. In uno dei suoi primi interventi (nel luglio di quest'anno) in uno dei suoi vari blog, scriveva:

"La lettura è un piacere dell'essere intero, l'intensità prolungabile all'infinito... e il piacere raddoppia se viene condiviso.
E ancora "... e dunque d'ora in poi, ogniqualvolta mi scappa di scrivere, posso decidere di farlo pubblicamente senza che accorra un vigile pronto a multarmi."

Ma chi è Zu? Lo scopriremo tra poco. Intanto leggiamo alcuni brani recenti tratti dal suo weblog "ufficiale" Verba manent, seguirà  l'intervista che Zu ha gentilmente concesso a Blog Oltre:

Ammesso e non concesso (24/10/2002)
Dico, ammesso e non concesso che la guerra possa effettivamente servire a risolvere problemi e sempre ammesso e non concesso che la medicina non risulti peggiore del male, chi saprebbe spiegarmi come mai più di due lustri fa, nel 1991, gli Americani e i loro alleati si fermarono spontaneamente un passo prima di prendere la capitale dell'Iraq e rovesciare Saddam Hussein? E perché scelsero di fatto di lasciarlo a capo di quel paese per tutti questi anni? Secondo quale logica per liberare un popolo da un tiranno si bombarda e affama il popolo lasciando invece libero il tiranno?
Ora c'è chi afferma la necessità assoluta di una guerra, ma l'opportunità di farla e di vincerla c'è già stata e a quanto pare non ha risolto granché. Che cosa dovrebbe indurci a pensare che questa volta sarebbe diverso?
Per oggi voglio essere ingenuo, evitare la dietrologia e mettermi in ascolto. Chi ha voglia di parlare?


____/ Coniati da vomito \____
> ircocervi linguistici dettati dalla pigrizia <

Seguitano ad arrivare suggerimenti per l'iniziativa. Obiettivo dichiarato: debellare gli OLGM (Orrori Lessicali Genericamente Modificati) a favore delle PCDC (Parole Come Dio Comanda). Ricordando che non siamo crociati e ci vogliamo divertire!
Continuerò a riportare in questa pagina i contributi alla raccolta dei termini e delle soluzioni, i pareri e le obiezioni. Per la tabella riassuntiva aggiornata, invece, rimando alla pagina Zu, lessico dislessico..., che contiene anche "Le traduzioni inutili", un piccolo elenco che naturalmente attende di essere ampliato.
Oggi ringrazio:

  • cherpi, nei commenti di ieri: ci sarebbe però da tracciare un confine. ad esempio, potrei dire che a me fa schifo "mouse" invece di "topo": invece deridiamo i francesi che dicono "souris" o gli spagnoli che addirittura dicono "el ratòn". E poi potremmo invece andare a vedere quante parole correntemente accettate sono nate in quel modo (mi viene a mente l'orribile "eclatante"). Non sempre poi le parole straniere sono davvero usate al loro paese d'origine nel modo in cui le usiamo noi, si pensi a "film". Allora magari si scopre che determinati termini tecnici risultano essere neologismi anche per l'inglese, per cui tanto vale prenderli così come sono, invece di arrabattarsi a inventarne di altri aggiungendo orrore ad orrore (penso ad upload/download: ma chi è l'inglese che dice "upload/download" nel senso fisico di "caricare/scaricare"? Allora, se è orrendo dire "uploadare", certo non è meglio dire "caricare" ; in attesa di idee migliori, mi accontento di "fare l'upload". E poi trovatemi la parola giusta da sostituire a "scannerizzare", please!)

  • Paola Magni, nei commenti di ieri: un obbrobrio linguistico che mi urta gli orecchi ultimamente è il verbo "processare", calco dall'inglese "to process", al posto del più digeribile "elaborare" o "evadere" (un messaggio di posta elettronica, una pratica, ecc.). Sicuramente ci sono altre traduzioni possibili e forse migliori, che ora non mi vengono in mente. Altro verbo discutibile, per quanto diffusissimo e ormai entrato nell'uso, è "zippare", che forse si potrebbe sostituire con "comprimere", "compattare" e simili.

  • Valeria Fucci, nei commenti di ieri: tra i termini che mi hanno sorpresa e inorridita allo stesso tempo, mi viene in mente "messaggiare" per "inviare sms", e ancora "emailare" per "inviare un e-mail" o per essere puristi "un messaggio di posta elettronica".

  • matteoc: nella lotta tra il bene e il male è sempre il marketing a vincere. E' per questo che di seguito trovi una breve raccolta di coglionate markettare (markettare è un OLGM, non so se me lo passi) raccolte nel mio ultimo anno di lavoro. In più un tentativo di definire fasare. OLGM: Fasare: coordinare, aggiornare sugli sviluppi. Ad esempio: "Facciamo una riunione per fasarci" "Il gruppo di lavoro non è fasato, dobbiamo organizzare una riunione". Skillato: esperto. Exploitare: ???. Draggare: spostare con il mouse. Droppare: depositare con il mouse. Spinoffare: creare una subsocietà da una società madre. Essere/dover essere committed: ???. ASPizzare: erogare servizi di Application Solution Provider. Briefare: fornire sinteticamente gli elementi base di un progetto, assegnare un lavoro attraverso una breve riunione esplicativa. Debriefare: verificare gli esiti di un lavoro svolto. Straniere spesso usate di rado comprese: Header e footer: intestazione e fondo pagina. Workflow: flusso o assegnazioni del lavoro. Push/Pull: *** dura da tradurre, io li uso in inglese... Branding: presentare, far conoscere un marchio. Ongoing: attività in corso.


Dove guardare e come farlo (20/10/2002)
Dopo gli interventi dei giorni scorsi, mi chiedono: "Ma dove vivi esattamente? Puoi sempre godere di meravigliosi paesaggi". La domanda è più che legittima, perché chi ha una pur vaga idea di Milano sa come immaginarsela: grigia e tetra. Aggiungo che la Bovisa, il quartiere dove risiedo da una decina d'anni, è l'ex zona industriale della città, ancora contrassegnata dagli scheletri delle fabbriche abbandonate dopo i bombardamenti (sì, un tempo ci furono anche da noi, sebbene ce ne dimentichiamo quando sentiamo parlare di guerre che ci sembrano sempre abbastanza lontane da poterci sentire al sicuro).
E allora, tutti questi colori, scorci, spettacoli di cielo e terra dove trovano spazio per la loro rappresentazione?
Rispondo ribadendo che sono fortunato: dalle mie finestre, al terzo piano, la visuale non trova quasi ostacoli fino alle Alpi, nelle giornate particolarmente serene. E basta un po' di vento perché perfino l'aria troppo spesso irrespirabile di questa metropoli della provincia europea si lasci permeare dai molteplici incanti della natura.
Certo, un trucco c'è: bisogna ricordarsi di guardare dalla finestra, ogni tanto. E non bisogna trascurare di farlo con gli occhi giusti: quelli del bambino, se non l'abbiamo ammazzato o se siamo in grado di risuscitarlo.
Stasera c'era la luna a divertirsi facendo capolino tra le nuvole.

Nel Luglio 2002 nasce il tuo blog Verba manent. Nel primo post scrivevi "...e dunque d'ora in poi, ogniqualvolta mi scappa di scrivere, posso decidere di farlo pubblicamente senza che accorra un vigile pronto a multarmi". Vuoi aggiungere qualcosa in proposito?

Nella maggior parte dei casi credo sia proprio l'urgenza di scrivere il primo motivo per cui si decide di aprire un diario telematico. Mi rendo conto che dicendo questo dò per scontato che scrivere sia un atto pubblico, o sia destinato a diventarlo. Comunque sia, anche quando si scrive soprattutto per sé esiste il piacere di essere letti. E il caso estremo del diario segreto vede una sola persona alternarsi nei ruoli di scrittore e lettore.
L'essenza della comunicazione verbale sta nella mediazione tra le due istanze: "mi scappa di scrivere" e "farlo pubblicamente". La libertà totale offerta dai blog ci rende di fatto gli editori di noi stessi, ma l'assenza di limitazioni esterne non deve farci dimenticare che per comunicare dobbiamo raggiungere almeno un destinatario.

Il tuo rapporto con la parola, visti i tuoi titoli (diploma di interprete-Traduttore, diploma di interprete Parlamentare, Laurea in Lingue e letterature Straniere) è sicuramente privilegiato. Di questo  sei sicuramente consapevole quando scrivi nel tuo sito "Sono fortunato. Lo posso affermare per tanti motivi. Per dirne uno, amo il mio mestiere, che è quello di tradurre. Forse perché mi permette di sguazzare tra le parole. Scriverle e leggerle".  Il tuo blog Verba manent (di cui ti prego anche di spiegarci l'origine del nome dato all'indirizzo web "giulio_zu.blogspot.com") sembra voler esprimere questa voglia di condivisione della tua "fortuna": "Percepire, esprimere, confrontarsi, perché la condivisione raddoppia il piacere". Cosa ne pensi?

Che hai centrato un punto fondamentale: la voglia di condividere. Per egoismo, sia chiaro. Perché condividendo qualcosa la si gode meglio e di più. Quanto al rapporto "privilegiato" con le parole, dicendomelo fai rivivere in me le fastidiose sensazioni che provavo alle elementari ogni volta che i miei risultati venivano incasellati e in un certo senso ridimensionati dalla considerazione: "Per forza, è figlio di una maestra". Nessuno sembrava capire che mia madre, con quattro figli e l'insegnamento, manco si sognava di invadere i miei spazi scolastici. Tornando allo specifico della tua domanda, quei titoli me li tengo stretti, ma sono talmente lontani nel tempo che senza una riconferma quotidiana dell'applicazione e dell'impegno potrebbero appartenere a un altro.
Il nome del blog è "Verba manent". Zu è il mio soprannome, cui rispondo volentieri e che uso molto anche se il nome Giulio continua a piacermi, specialmente quando lo sento pronunciare con amore.

Per "privilegiato" intendevo un rapporto basato non su un approccio casuale ma  una precisa scelta di vita, come per esempio un marinaio e il mare . Chiarito questo, vorrei che mi parlassi di come sei venuto a conoscenza del fenomeno blog, cosa pensi sia alla stato attuale e cosa speri (o temi) possa diventare in un prossimo futuro.

Già. Il nostro è un navigare che si nutre di parole, soprattutto per cercare di fissare nella memoria della limitatissima mente quanto il cuore può percepire aprendosi alla realtà in cui siamo immersi. Ho soddisfatto l'esigenza di aprire un sito solo quando da bisogno professionale si è tramutata in urgenza comunicativa. Così è nato Zu, parole parole parole.... Il blog è stato un passo successivo: ho scoperto per puro caso questa possibilità curiosando nelle pagine di alcuni colleghi traduttori (che poi avrei menzionato in BlogTree, la genealogia dei blog). Dopo avere rapidamente scelto un modello già predisposto da Blogger, ho iniziato a scriverci senza pormi troppe domande per qualche tempo. Poi a un certo punto mi sono interrogato sulla natura dello strumento che stavo usando, esprimendo le mie considerazioni in un metamessaggio. Quello probabilmente è stato il primo anello della catena comunicativa che piano piano va a costituire l'intreccio interattivo con altri diaristi telematici. Per la mia breve esperienza personale, i blog come il resto della rete presentano una varietà tale di toni, stili, interessi e obiettivi da non risultare classificabili in singolo fenomeno se non a prezzo di una generalizzazione estrema. Ciò che li accomuna è la forma, visti da lontano. Ciò che li distingue è l'individualità di ciascuna persona. D'altro canto, una caratteristica generale è indubbiamente riscontrabile: l'orizzontalità comunicativa, cioè il riconoscere di fatto come destinatari privilegiati altri lettori-scrittori ugualmente presenti in rete. Gli stessi che poi rappresentano gli interlocutori più attivi nell'interscambio autofecondante che alimenta anche il proliferare dei collegamenti tra le diverse pagine. Collegamenti che in definitiva si creano o si rafforzano anche tra le persone che quelle pagine tengono in vita accudendole costantemente.
Per il prossimo futuro dei blog non temo nulla, ci mancherebbe. Ipotizzo un incremento degli utilizzatori, ma anche un'autoregolazione, nel senso che solo chi sarà davvero interessato a comunicare continuerà a scrivere in rete gratuitamente e solo chi avrà qualcosa di interessante da trasmettere verrà letto e apprezzato. Comunque spero che il maggior numero di persone possibile si conceda l'opportunità di dedicare parte del proprio tempo a scrivere e a leggere. Per sé innanzitutto, pur coltivando il desiderio di essere riconosciuti anche dagli altri.

Cosa è che ti infastidisce di più in un blog e nei loro autori e al contrario la cosa che apprezzi di più?

Fastidio? Per identificarlo, probabilmente dovrei ricordarmi quali sono quelli da cui esco subito dopo esserci capitato per caso... Dal punto di vista grafico mi dà un po' fastidio la scarsa leggibilità; per quanto riguarda i contenuti, laddove c'è spessore riesco ad apprezzare anche opinioni lontane dal mio modo di vedere. Invece da ciò che non riesco a trovare interessante mi tengo alla larga, semplicemente, ma non saprei generalizzare per giungere a una catalogazione.
Apprezzo soprattutto i blog che rivelano una presenza dietro allo schermo. Però anche quelli collettivi mi attirano, soprattutto quando favoriscono la costruzione di nuovi ponti comunicativi o il rafforzamento e l'ispessimento di quelli esistenti. Questi meccanismi, comunque, funzionano molto bene con i rimbalzi tra una pagina e l'altra di singoli autori che si parlano e si stimolano vicendevolmente, commentando un evento da più prospettive o esponendo direttamente la propria condizione umana. In entrambi i casi il lettore potrà godere di una polifonia a tutto tondo, grazie all'intreccio delle mille voci che animano la rete.

La tua scrittura tiene conto di chi poi ti leggerà o ritieni che l'autore di un weblog non debba sentire una precisa responsabilità in tal senso?

Come faccio a sapere chi mi leggerà? Se è vero che fin dall'inizio potevo immaginare chi tra le persone amiche mi avrebbe seguito, l'allargamento del numero di lettori ha comportato inevitabilmente e per fortuna la comparsa di individualità a me sconosciute. Cerco di seguire l'istinto, anche se poi è necessario incanalarlo perché la parola pubblicata sia comunicazione e non solipsismo esibito.
Non sono così paternalista da sentirmi responsabile per i lettori: ciascuno deciderà se e cosa leggere e come considerarlo. Tutt'al più parlerei di rispetto, che si esplicita in qualche piccola attenzione come quella di rileggersi tentando di limitare il più possibile errori e imprecisioni (ma questa forse è deformazione professionale) o nell'accorgimento di inserire i collegamenti diretti alle fonti citate (il free deep linking di cui parla la campagna TNT) o magari, se possibile, in quello di annunciare un'assenza prevista (vedi anche il decalogo di Mark Bernstein).

Hai la percezione del tuo lettore "tipo", o la "freddezza" del mezzo non ti permette di averla?

La freddezza non l'ho mai avvertita davanti a un computer, né più né meno che trovandomi a che fare con qualsiasi altro strumento della vita ordinaria e straordinaria... Comunque mi sembra di essere talmente variegato nei temi e nei toni da non poter puntare su una "nicchia", figurandomi un lettore o una lettrice tipo cui rivolgermi idealmente. Ciò non toglie che di volta in volta ciascuna delle persone che mi leggono potrebbe costituire l'interlocutore immaginario o addirittura una fonte di ispirazione.

Ti lascio l'onere di chiudere questo incontro con una tua "dichiarazione", prima però una richiesta. Ti piace scrivere aforismi, ed alcuni sono spettacolari per ironia e sintesi, ne avresti uno inedito per Blog Oltre? Grazie.

Qualcosa per "Blog Oltre" in due parole? Forse è possibile, considerando che in due parole se ne possono scovare altre:

Basta leggere ogni gesto
Ogni lettura ti renderà edotto
.


Chiudo con una banalità, perché non credo sia giusto rinunciare a esprimere ciò che si sente dandolo per scontato: grazie per avermi interpellato, è bello sentirsi apprezzati.

Sono io che ringrazio, ancora una volta, Giulio Pianese. La sua scrittura è rassicurante, il suo attaccamento alla nostra lingua encomiabile la sua voglia di comunicare un esempio per tutti noi.
Leggendo le sue parole qualcosa resta, si impiglia nella rete dei nostri neuroni, perché qualcosa ci insegnano. Grazie Giulio di esserci.

(L'URL del sito sito di Giulio Pianese da cui potete partire per scoprire  tutta la sua produzione web è: www.geocities.com/giulio_zu)

Intervista di Pietro B.#Scrivi#Note# PostLink#