Le interviste

:: Chiara Fonio ::

Chiaramente: una bomba di sincerità senza peli sulla lingua
Intervista di Pietro B.

Quando Chiara scrive lo fa con il cuore. Può piacere può dare fastidio ma questa è la verità. E la sua sincerità non ha paura di andare controcorrente o di ricredersi su una sua precedente posizione. Chiara quello che ha da dire lo dice.
Alle volte scende sul personale alle volte si indigna per le ingiustizie o ci commuove per i fatti di cronaca. 
Non conosco personalmente Chiara, non è però necessario per dire che lei è  una ragazza "pulita", limpida. E per questo le auguro tanta fortuna nella vita.
Quando ho scoperto il fenomeno dei  blog ho conosciuto Chiaramente che è quindi stata una delle mie primissime letture, e continua ad esserlo tutt'oggi. Se i blog hanno un senso e se avranno un futuro  lo dobbiamo a persone come lei.
Per questo è doveroso dirle: grazie Chiara!

 Eccovi tre brani tratti da Chiaramente.

mercredi, décembre 11, 2002

Tenera è la notte
Tenero è il romanzo di Fitzgerald, tenero e brusco, come uno schiaffo che ti arrossa la guancia.
Inizia candidamente e in punta di piedi, piedi che calzano scarpe da borghese, s'intende.
Nulla, in questa prima parte, fa presagire la profonda ferita nascosta sotto la spessa crosta della felicità balneare ed incipriata della Costa Azzurra.
Tutto fila liscio: "bella gente" si direbbe oggi.
( ho sempre detestato l'espressione ma sono sicura che qualche lettore/ce l'ha pensato).
Feste, splendidi matrimoni, l'arrivo di un'attricetta graziosa, le nuotate nel Mediterraneo.
Non fai nemmeno in tempo a chiederti che cavolo vorrà mai esprimere Fitzgerald oltre a tutte queste paillettes, che ti cade sotto gli occhi un'ingombrante seconda parte.
Sopraggiungono le ombre: il cielo diventa viola plumbeo e l'attenzione si sposta dal mare alla schizofrenia.
Il tutto, però, teneramente: non c'è una sola pagina selvaggia, distruttrice.
Le disgrazie fanno parte delle vite che l'autore si è sforzato di raccontare, per questo, probabilmente, si inseriscono con sapiente sincronia nel romanzo.
Arrivano in modo indolore ed appaiono al lettore ineluttabili, nonostante si sentano ancora sulla pelle le bruciature del sole della costa francese.
Tuttavia il sangue esce dalla crosta liscia, macchiando di rosso la tovaglia dei ricchi signori Diver.
La terza parte, in linea con la seconda, continua nella descrizione della caduta: un matrimonio in pezzi, vite infelici, nervi poco saldi.
Come ogni buon romanziere dovrebbe essere in grado di fare, Fitzgerald offre ai lettori un universo nel quale essi vengono introdotti fin dalla prima pagina: nessuna spiegazione, gli eventi, i ricordi, i gesti e le parole dicono tutto.
Utilizzando lo stile flaubertiano dell'impersonalità, l'autore osserva tutti i personaggi senza mai intervenire: lascia che si muovano e che recitino una commedia/tragedia nella quale li ha teneramente invitati ad indossare delle maschere che, battuta dopo battuta, cadono, mandando in pezzi il copione sereno delle prime pagine.

lundi, décembre 09, 2002

Non vi chiedete mai: a che pro scrivo sul mio blog?
Perchè lo faccio?
Io vado a periodi: ci sono momenti che scriverei sempre, tutti i giorni.
Altri che non mi va di dedicare molto tempo al virtuale.
Perchè, in fondo, è assolutamente V-I-R-T-U-A-L-E.
Mi sono comperata un'agenda.
Scriverò lì, per un po'.
Se utilizzo Internet come mezzo di comunicazione, perché, mi sono detta, non iniziare a comunicare un po' di più con me stessa e solo con me stessa?
Così mi scrivo le recensioni sull'agenda.
Senza nessun possibile commento.
Alcune, poi, vanno a finire qui, altre rimarranno per sempre in quelle pagine.
Perchè la Comunicazione, quella con la C maiuscola, è sacra e non sempre passa per il blog.
A volte ho bisogno di dialogare solo con me stessa.
Inoltre mi sono accorta di una cosa assai brutta.
Per scrivere sul blog tolgo ( o meglio toglievo ché me ne sono accorta ed ho assolutamente cambiato rotta) tempo alla lettura.
Eh no, c'era qualcosa che non andava.
Ritorno a me, alle letture e ai miei pensieri.
E non voglio domandarmi a che pro scrivo su un blog perché, fino a ad ora, non ho trovato una risposta.
A volte mi viene da pensare che ho solo speso un sacco di soldi per connettermi.
Altre volte credo che il blog mi sia servito e mi serva per esercitarmi costantemente nella scrittura.
Altre ancora non trovo nessun tipo di risposta.
Scrivevo su un forum ed ho abbandonato, seppur da pochi giorni, anche quello.
Non lascerò i miei cari spazietti virtuali ma ho bisogno di respirare un po' di realtà.

jeudi, juin 27, 2002

L'ultima brutta notizia di cronaca mi ha sconvolta: una donna ha affogato i suoi due figli in un lago in Val d'Aosta.
Quando penso all'uomo occidentale ipertecnologico e globalizzato del 2002 munito di cellulare e di macchina, con tanto di P.C. e di connessione ad Internet mi viene in mente un poveraccio, un uomo che ha perso su tutti i fronti primo tra tutti quello della comunicazione.
La comunicazione è un'invenzione: non esiste, o meglio, non esiste più.
Oggi una donna deve affrontare il periodo post-parto da sola: un tempo non sarebbe mai stata lasciata sola perché avrebbe avuto l'aiuto della nuora, della suocera, dei parenti prossimi.
Internet non ha risolto un bel niente: anzi, ha fatto diventare le famiglie di tutto il mondo delle muraglie cinesi impossibili da scalare.
Ognuno si chiude a riccio, nessun ascolta più nessuno: si preferisce la chat line alla moglie / marito.
Si cercano rapporti con persone che non si conoscono nemmeno ma si evitano gli sguardi di chi è veramente vicino e chiede aiuto.
L'era dell'indifferenza è iniziata ben prima di quella della globalizzazione!
Viviamo nell'epoca della disperazione e della solitudine: eppure facciamo finta di niente, andiamo sempre avanti, fino a che non capiterà una disgrazia anche nella nostra famiglia....allora ci sveglieremo.
Solo allora coglieremo quello sguardo: quando sarà troppo tardi.


vendredi, juin 14, 2002

Sono pazza io o anche voi pensate che la legge sulla fecondazione assistita sia quanto meno secondaria rispetto ad altri problemi?
Ci sono i bambini che crepano ( muoiono mi sembra riduttivo: crepano di stenti per la fame e per la sete) ogni santo giorno e noi ci preoccupiamo di impiantare ovociti nell'utero di qualche egoista occidentale.
Mi fa schifo solo a pensarci: ma cazzo adottateli i bambini se non potete averli.
Non fatevi martoriare dal primo chirurgo - macellaio che passa: non c'è bisogno!
I bambini ci sono già: affollano gli orfanotrofi di tutto il mondo.
Ci sono in tutti gli angoli del pianeta: aspettano solo che qualcuno si accorga di loro.
Non potevano fare una legge ( sarebbe stato mille volte più utile) per snellire le pratiche dell'adozione al posto di dare il contentino a qualche aspirante mamma?
Io stessa ho parlato tante volte della maternità e di quanto sia importante avere il diritto di godersi in pieno questo privilegio.
Però non ho dubbi su un punto: se non potessi avere dei figli li adotterei, senza pensarci un attimo.
Anzi, se volessi fare 2 figli, penserei di adottarne uno.
Altrimenti non si chiama maternità ma schifoso e cieco egoismo.
Ho bisogno di confrontarmi con qualcuno su queste tematiche: che ne dite di farmi sapere il vostro parere tramite e.mail?

Il 14 Maggio 2002 inizia l'avventura di "Chiaramente", il tuo weblog e presentandolo hai scritto «Chiaramente sarà una bomba: una bomba di sincerità senza peli sulla lingua». Sono passati poco più di sette mesi. Riscriveresti quella frase?

Sì, la riscriverei anche se l'intento chiaramente polemico del mio blog si è attenuato nel corso dei mesi. Ho un carattere battagliero, ed ho voluto presentarmi in modo sincero ai miei iniziali lettori. Chiaramente ha preso una piega più "culturale" - mi rendo conto che si tratta di un parolone: sono consapevole di non essere il non plus ultra della cultura on line nè pretendo di esserlo, ma inutile negare che mi occupo principalmente di libri e cinema, di produzione culturale, dunque - , perciò non ho avuto modo di incazzarmi molto. "Senza peli sulla lingua" era riferito ai fatti politici che ho avuto spesso modo di commentare. Poi mi sono un po' stufata. La politica e tutto ciò che le sta intorno, non importa lo schieramento, mi ha veramente delusa: mi è sembrato più utile scrivere di cose che mi appassionano e spero possano indurre a leggere un bel libro o a vedere un film. Il mio blog è molto cambiato e, settimana dopo settimana, assume forme sempre nuove. Ritengo che chiaramente sia una realtà dinamica, magmatica, imprevedibile: esattamente come me. Riscriverei tutto ciò che riversato nelle pagine virtuali, anche se ora la penso diversamente su tanti argomenti. Chiara Fonio E' chiaramente: con tutte le sue contraddizioni, i suoi sbuffi, i suoi ripensamenti. Insomma: una bomba di sincerità senza peli sulla lingua.

Dunque consideri Chiaramente  un contenitore in continua evoluzione. Ho però percepito nei tuoi ultimi interventi una certa stanchezza. E non solo da parte tua. Questa "astenia" è dovuta solo alla sovraesposizione o ritieni sia fisiologica all'uso-abuso del mezzo "weblog"?

Pietro: ci hai visto giusto! Vedi, io credo che la stanchezza dell'ultimo periodo non sia quella "collettiva" alla quale fai riferimento nella domanda. Forse è una mia personalissima sensazione. Dipenderà dal mio maledettissimo difetto di mettermi sempre in discussione. Mi sono chiesta: perché scrivo sul un web log? Ci credi che non ho trovato una risposta?! Ho inziato l'avventura sul web grazie a bellachioma: seguivo (e seguo quotidianamente) ocurrencia e fu lei ad indirizzarmi verso la possibilità di aprirne uno. All'inizio la motivazione era: comunicare. Non che mi mancassero le occasioni per farlo nella vita reale, anzi, però cercavo un tipo di comunicazione diversa, legata ad un ambito che coltivo da sempre: la scrittura. Dopo 7 mesi la mia disposizione nei confronti del mondo virtuale è cambiata. A volte ho l'impressione di intraprendere dei monologhi e non fosse per i commenti che tu e altri (la stessa bellachioma, Corrado, MarieMarion, Giulio e alcuni miei amici) mi lasciate, non mi sento motivata a continuare. E' un dialogo con me stessa? Allora mi prendo un diario e scrivo! Periodicamente, infatti, mi compro un'agenda: inizio a macchiare d'inchiostro le prime pagine e poi mi blocco. Ritorno on line. Non ho ancora trovato una risposta al bisogno che sento di mettere in rete recensioni e riflessioni. Nonostante ciò lo faccio. In modo altalenante ma continuo. Ti dirò che sono certa di una cosa: mi conosco abbastanza per dire che continuerò a farlo. Amo scrivere e l'unico mezzo che mi ospita è il World Wide Web perciò...

Ho dimenticato prima di citare l'altro tuo blog Bestiediuomini,  vuoi parlarne?

Ti ringrazio per questa domanda: speravo me la facessi
Bestiediuomini è nato per due motivi:
1) avevo dei problemi con chiaramente ( un cavolo di "error" numero non so cosa mi impediva di pubblicare)
2) il mio amore nei confronti degli animali.
Quindi, un po' per caso, un po' per effettivo interesse, mi sono ritagliata questo spazio-ambientalista.
Purtroppo mi sono presto resa conto che bestiediuomini non interessava molto: pochi commenti, nessuna e-mail, al contrario di chiaramente.
Incassata la delusione, bestiediuomini non è aggiornato settimanalmente: in questo caso, infatti, non ho la sensazione di un monologo, ma  ho l'assoluta certezza. Non viene seguito e mi dispiace molto. Nemmeno il disastro della "Prestige" del quale ho parlato diffusamente chiedendo di aprire un dibattito in merito, ha avuto seguito. Mi piacerebbe fosse uno spazio più vivo, invece sembra che i bloggers (tranne, come al solito, sparuti casi) siano più interessati a fatti personali o alla politica nazionale e non, che agli animali e all'ambiente. I blog dedicati a questi argomenti sono pochissimi e credo che questo sia un indice non solo valido per il virtuale: lo scarso rispetto per l'ambiente mi pare sia una caratteristica del popolo italiano. Spero, in futuro, di arrivare a curarlo quotidianamente ma ho bisogno  di stimoli. Ho bisogno di e-mail, lettori, proposte, magari anche di collaborazioni. Possibile che solo io mi indigno nei confronti del commercio di animali esotici o per l'abbandono estivo dei cani? Stupita di fronte a tanta indifferenza, cercherò, nonostante la delusione, di non abbandonarlo definitivamente.

I nostri blog sono stati creati per la voglia di comunicare, come sottolinei anche tu. Però, a mio parere, commetteremmo un grosso errore di valutazione se pensassimo di avere dall'altra parte un pubblico pronto a recepire e seguire in toto i nostri interessi. E non importa affatto che il tema, a noi caro in quel momento, sia più o meno importante. La sensazione, poi, di parlarsi addosso, in rete, mi pare del tutto infondata specialmente tra i blog dove l'interconnessione (scambio di link) crea delle comunità "virtuali" dove ognuno è lettore-autore. Non pensi dunque che un blog possa essere uno specchio dei nostri interessi al di là del coinvolgimento di chi ci legge? Consideri fondamentale quando scrivi la "corrispondenza" con chi ti legge e perché?

Pietro: non intendevo che mi piacerebbe avere dei lettori che condividano in pieno i miei interessi. Sarebbe un po' presuntuoso da parte mia...Vedi, come ti ho già detto prima, sono molto battagliera, ed anche passionaria. Mi appassiono agli argomenti che tratto, ai libri che leggo, ai film che vedo. A volte penso che mi piacerebbe persino ricevere e-mail totalmente in contrasto con ciò che ho scritto nel blog, piuttosto che, come nel caso di bestiediuomini, non riceverle affatto. L'ambiente e gli animali al massimo commuovono, non smuovono gli animi, come, invece, smuovono il mio. Non pretendo che i lettori siano in sintonia con le mie idee: però, mi piacerebbe non lasciarli indifferenti, colpirli nel segno, farli incazzare, farli sorridere, portarli ad amarmi o ad odiarmi. Insomma: provocare sensazioni! L'indifferenza mi uccide: e non perché sono una megalomane! Perché è il sentimento più brutto che esista ed io non voglio essere "indifferente" ai lettori. Se un libro non mi prende l'anima lo chiudo e lo metto nella libreria.Se un blog non mi emoziona: cambio sito. Se una persona non mi trasmette qualcosa, non la frequento più. Se bestiediuomini non è seguito, non mi viene più voglia di scrivere una riga! Uno scrittore può pensare di scrivere solo per sè? Credo proprio di no. La stessa cosa succede al blogger, altrimenti appunterebbe tutto su un diario. Se metti i tuoi pensieri on line è perché cerchi di comunicare, e non solo con te stesso. Se ho aperto uno spazio dedicato agli animali è perché desidero condividere questa passione con altri. Non considero la corrispondenza con i lettori essenziale, tuttavia negli ultimi mesi, mi sono resa conto che leggo più volentieri i blog delle persone che "frequento virtualmente" sia attraverso con uno scambio di e-mail o di commenti. Io non scrivo solo per me. Non parlo a me stessa. Per quello c'è la mia Moleskine, che, per altro, ha ottenuto scarso successo. Alla fine, nonostante ciò che ho da poco affermato su chiaramente, le recensioni non rimangono nell'agenda. Il coinvolgimento di chi ci legge per me è importante. Lo stimolo dei lettori: senza quello mi sembra che il blog diventi sterile, quel "parlarsi addosso" al quale tu hai accennato.

Il tuo blog è firmato Chiara Fonio. Puoi spiegare questa scelta di non nasconderti dietro l'assoluto (o quasi) anonimato magari all'ombra di uno pseudonimo?

Odio gli pseudonimi  e i nick name, così cari agli utenti di Internet che, in questo modo, possono nascondersi provando l'ebrezza di  fingersi qualcun altro. Io mi sono sempre presentata per ciò che sono veramente; fino a pochi giorni fa frequantavo un forum: anche in quel caso ero una delle poche con nome e cognome. Non mi va di nascondermi (perchè un nick, per me, equivale a volersi celare dietro un'identità del tutto virtuale ed io, sono VIVISSIMA!), perciò ho deciso-anzi, non ci ho nemmeno pensato un minuto- di apporre la mia firma reale alla fine dei post. Insomma, una sorta di grido, di affermazione di identità: sono così, la Chiara Fonio che leggete è la stessa sia in rete che fuori, nessuna finzione, nessuna ipocrisia. I nick, comunque, mi divertono: ci sarebbe da fare un bella ricerca sociologica sull'identità in rete...

Un problema che sento anch'io è di quanto del nostro privato possiamo far emergere in un weblog. Come forse ti sarai accorta ho creato un apposito spazio all'interno di Blog Oltre, denominato Personalmente Pietro, che si occupa del mio privato. Ma sono restio a scrivere delle mie cose, o quantomeno di alcune di esse, proprio perché il mio blog è immediatamente riconducibile a Pietro Busalacchi di Modena. Ha senso quindi, a tuo parere, parlare di un blog come di "un diario in rete"? E con quali limiti?

Urca: Personalmente Pietro non l'avevo notato! Ho rimediato subito facendoci un giretto: bello, mi piace il tuo spazietto privato. Non credo sia inesatto parlare di "diario in rete": il grande numero di blog assolutamente personali mi darebbe immediatamente una smentita.Ha senso, dunque, parlarne e, per chi coltiva questo modo di scrivere sui blog, non credo ci siano dei limiti. O meglio: i limiti sono confini personali, ognuno deve decidere fino a che punto rivelarsi.Non esistono "ricette" ( per fortuna!) in merito. E' solo che...i diari telematici non fanno per me, non sono adatti alla mia persona, tutto qui. Non riuscirei a scrivere i cavoli miei: non che mi succedano grandi cose nella vita ma sono gelosa dei miei momenti, delle persone che amo, degli amici. A volte ho fatto alcuni accenni, ma non ho mai scritto a lungo su di me. Inoltre, come ho già avuto modo di scrivere, non penso che la mia esistenza possa interessare realmente a qualcuno, tranne alla mia cerchia familiare e miei amici.Anonimato no, ma nemmeno raccontare per filo e per segno la mia vita! Non mi va, non ci riesco: subentra il pudore, l'impossibilità di riversare on line emozioni che voglio rimangano solo dentro di me. Per questo ilblogdellepiccolecose (blog collettivo da me creato) non ha nomi nè cognomi alla fine dei post: gli utenti possono scrivere le loro emozioni senza che i lettori conoscano gli autori. In questo modo ho salvato il principio ( per me sacro) dell'universalità delle emozioni e ...quello altrettanto sacrosanto della privacy.

Il 2002 sta per chiudersi. Ed è stato l'anno dell'affermarsi dei weblog nell'italia "internettiana". Ne parlano e ne han parlato giornali e riviste non solo settoriali. Mi domando e ti domando i blog hanno un futuro? E se si, quale  secondo te?

I blog secondo me hanno un grande futuro: credo che il fenomeno sia sempre di più in crescita e per più di un motivo. Innanzitutto non serve avere alcuna conoscenza specifica: io, per esempio, non so nulla di computer né, tantomeno, di html. Sicuramente ho avuto la fortuna di avere una persona che mi cura (egregiamente, per altro!) la parte grafica (bellachioma), però è possibile anche scrivere in uno spazio semplicissimo utilizzando le opzioni fornite gratuitamente da blogspot. Poi c'è un secondo motivo al quale ho accennato poco fa: la gratuità del servizio. Mi sembra non da poco, non ti pare?
Io, per esempio, non avrei speso dei soldi per il mio bisogno di comunicare in rete: anche perché, oltre alle spese iniziali, si sarebbero sommate  quelle di connessione. Il terzo è l'incredibile impulso di mettere a nudo la propria vita: dal grande fratello in poi, sembra che il mondo sia diventato un paradiso di voyeur. I blog rispondono perfettamente a questa esigenza: sono una sorta di big brother virtuale, dove l'utente decide (non è il mio caso, ma di questo abbiamo già discusso...) di parlare anche di fatti assolutamente personali, come se avesse una telecamera puntata addosso. La differenza consiste nel fatto che il regista è lui/lei: si sistema l'inquadratura come crede e decide chi e che cosa includere nel montaggio delle scene. Il futuro dei blog è quello della specializzazione:diventeranno sempre più monotematici e con un grado di approfondimento sempre maggiore. Visto il gran numero già esistente,  quelli che verranno aperti nel futuro prossimo tenderanno a differenziarsi, dunque, offriranno piazze tematiche con caratteristiche specifiche.

Siamo prossimi ad una guerra contro l'Iraq. Le guerre, capisco che questo è un luogo comune, sappiamo come iniziano ma difficilmente possiamo prevederne
gli sviluppi. Su questo tema non abbiamo idee perfettamente collimanti ( a giudicare da quello che scrivi in millevoci) e per questo ti chiedo, questa imminente guerra ha secondo te delle solide basi morali?

La guerra non ha mai solide basi morali: non c'è nessun fottutissimo motivo per uccidere civili inermi che non c'entrano nulla con la merda di chi li governa. Tuttavia è SEMPRE esistita: non voglio apparire, dunque, una pacifista ad oltranza che non si rende conto di come funziona il mondo. Non approvo l'intervento in Iraq perché ritengo che gli Stati Uniti (e i loro vassalli, Italia compresa) siano troppo superficiali nel valutare le conseguenze che l'intervento potrebbe avere.

In primo luogo una destabilizzazione dell'area piuttosto preoccupante, in secondo luogo perché nessuno ha ben chiaro il dopo Saddam. Secondo me la "carta-Saddam" andava eliminata 10 anni fa nel corso della prima guerra del Golfo. Doveva essere il colpito il dittatore, non la popolazione. Nessuno avrebbe manifestato se l'intervento militare avesse colpito mortalmente un uomo feroce e senza scrupoli come lui.Invece, 10 anni dopo, ci si accorge che ha delle armi nucleari. Ma dai!!

E' la stessa cosa che è successa in Afghanistan: i talebani governavano da 5 anni, ma l'Occidente si è accorto della loro presenza quando sono crollate le Twin Towers a N.Y. Io sono d'accordo con interventi mirati a colpire i governanti: tutti gli altri li ritengo delle carneficine che si nascondono sotto il nome di "guerra preventiva".Bin Laden è ancora in giro in moto con il mullah Omar mentre i civili afghani sono negli ospedali perché una bomba intelligente è scoppiata in un villaggio. Se gli Usa hanno la certezza di riuscire a far fuori Saddam sono a favore della guerra, se pensano di far crepare altre migliaia di persone oltre a quelle che, da dieci anni a questa parte, soffrono negli ospedali a causa dell'embargo, dico NO! Vedi Pietro io sono convinta di una cosa: dall'11 settembre in poi il mondo si è trovato davanti ad una grandissima sfida. 

Ci sono due modi per rispondere alla sfida: l'attacco (che, per altro, ho caldeggiato anch'io nei mesi immediatamente successivi) o la politica. Il secondo modo, quello della politica, non va applicato tenendo in considerazione i governi dei paesi musulmani, ma facendo leva sui  sentimenti democratici della popolazione che vive in aree dove le donne vengono lapidate nella pubblica piazza o subiscono l'orrenda mutilazione degli organi genitali. Una risposta di questo tipo in Italia è stata data da una sola persona: Emma Bonino. 

Subito dopo l'11 settembre, infatti, si è trasferita in Egitto - dove attualmente vive - per imparare l'arabo. Ha parlato con gli abitanti delle città e dei paesi, si è mescolata con loro. Ha tentato di capire la cultura e le usanze di quei popoli ed ha letto i loro giornali. Ha isolato gli sparuti tentativi di battersi contro le barbarie perpetuate, e si è messa accanto a  loro,  unendo la sua voce ad un grido ancora flebile, ma ESISTENTE: siamo noi che non riusciamo a riconoscerlo. Queste persone vanno aiutate ad uscire dal medioevo nel quale si trovano a causa di governi intransigenti e sprezzanti nei confronti di qualsiasi istanza egualitaria. Io sono per questo tipo di risposta: culturale e politica. Tutte le altre, la storia ce lo insegna, hanno fallito e falliranno sempre.

Grazie Chiara, e buon 2003...

Grazie, caro Pietro, per questa intervista. Forse non meritavo tanta attenzione, in fondo sono una delle centinaia di bloggers che si collega quotidianamente all'immenso World Wide Web cercando di dire la sua. Mi ha fatto molto piacere parlare con te: non solo perché le domande che mi hai fatto erano precise ed intelligenti, ma anche per l'amore con il quale ti dedichi a BlogOltre. Auguro lunga vita al tuo bellissimo spazio di approfondimento. Buon anno a te e a tutti i bloggers.
Un bacio
Chiara.

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