Il 14 Maggio 2002 inizia l'avventura di
"Chiaramente", il tuo weblog e presentandolo hai scritto «Chiaramente
sarà una bomba: una bomba di sincerità senza peli sulla lingua». Sono
passati poco più di sette mesi. Riscriveresti quella frase?
Sì, la riscriverei anche se l'intento chiaramente
polemico del mio blog si è attenuato nel corso dei mesi.
Ho un carattere battagliero, ed ho voluto
presentarmi in modo sincero ai miei iniziali lettori. Chiaramente ha preso una piega più
"culturale" - mi rendo conto che si tratta di un parolone: sono
consapevole di non essere il non plus ultra della cultura on line nè
pretendo di esserlo, ma inutile negare che mi occupo principalmente di libri
e cinema, di produzione culturale, dunque - , perciò non ho avuto modo
di incazzarmi molto. "Senza peli sulla lingua" era riferito ai fatti politici che ho avuto spesso modo di commentare.
Poi mi sono un po' stufata. La politica e tutto ciò che le sta intorno,
non importa lo schieramento, mi ha veramente delusa: mi è sembrato più
utile scrivere di cose che mi appassionano e spero possano indurre a leggere
un bel libro o a vedere un film. Il mio blog è molto cambiato e, settimana
dopo settimana, assume forme sempre nuove. Ritengo che chiaramente sia una realtà
dinamica, magmatica, imprevedibile: esattamente come me. Riscriverei tutto ciò che riversato nelle
pagine virtuali, anche se ora la penso diversamente su tanti argomenti. Chiara Fonio E' chiaramente: con tutte le
sue contraddizioni, i suoi sbuffi, i suoi ripensamenti. Insomma: una bomba di sincerità senza peli
sulla lingua.
Dunque consideri Chiaramente un contenitore in
continua evoluzione. Ho però percepito nei tuoi ultimi interventi una certa
stanchezza. E non solo da parte tua. Questa "astenia" è dovuta solo
alla sovraesposizione o ritieni sia fisiologica all'uso-abuso del mezzo "weblog"?
Pietro: ci hai visto giusto! Vedi, io credo che la stanchezza dell'ultimo
periodo non sia quella "collettiva" alla quale fai riferimento nella
domanda. Forse è una mia personalissima sensazione. Dipenderà dal mio maledettissimo difetto di
mettermi sempre in discussione.
Mi sono chiesta: perché scrivo sul un web log?
Ci credi che non ho trovato una risposta?!
Ho inziato l'avventura sul web grazie a bellachioma: seguivo (e seguo quotidianamente) ocurrencia e fu lei ad
indirizzarmi verso la possibilità di aprirne uno.
All'inizio la motivazione era: comunicare.
Non che mi mancassero le occasioni per farlo nella
vita reale, anzi, però cercavo un tipo di comunicazione diversa, legata ad un
ambito che coltivo da sempre: la scrittura.
Dopo 7 mesi la mia disposizione nei confronti del
mondo virtuale è cambiata. A volte ho l'impressione di intraprendere dei
monologhi e non fosse per i commenti che tu e altri (la stessa bellachioma,
Corrado, MarieMarion,
Giulio e alcuni miei amici) mi lasciate, non mi sento
motivata a continuare. E' un dialogo con me stessa?
Allora mi prendo un diario e scrivo! Periodicamente, infatti, mi compro un'agenda:
inizio a macchiare d'inchiostro le prime pagine e poi mi blocco.
Ritorno on line. Non ho ancora trovato una risposta al bisogno che
sento di mettere in rete recensioni e riflessioni. Nonostante ciò lo faccio.
In modo altalenante ma continuo. Ti dirò che sono certa di una cosa: mi conosco
abbastanza per dire che continuerò a farlo.
Amo scrivere e l'unico mezzo che mi ospita è il World Wide Web perciò...
Ho dimenticato prima di citare l'altro tuo blog Bestiediuomini,
vuoi parlarne?
Ti ringrazio per questa domanda: speravo me la
facessi
Bestiediuomini è nato per due
motivi:
1) avevo dei problemi con chiaramente ( un cavolo
di "error" numero non so cosa mi impediva di pubblicare)
2) il mio amore nei confronti degli animali.
Quindi, un po' per caso, un po' per effettivo
interesse, mi sono ritagliata questo spazio-ambientalista.
Purtroppo mi sono presto resa conto che
bestiediuomini non interessava molto: pochi commenti, nessuna e-mail, al
contrario di chiaramente.
Incassata la delusione, bestiediuomini non è
aggiornato settimanalmente: in questo caso, infatti, non ho la sensazione
di un monologo, ma ho l'assoluta certezza.
Non viene seguito e mi dispiace molto.
Nemmeno il disastro della "Prestige" del
quale ho parlato diffusamente chiedendo di aprire un dibattito in merito, ha
avuto seguito.
Mi piacerebbe fosse uno spazio più vivo, invece
sembra che i bloggers (tranne, come al solito, sparuti casi) siano più
interessati a fatti personali o alla politica nazionale e non, che agli
animali e all'ambiente.
I blog dedicati a questi argomenti sono pochissimi
e credo che questo sia un indice non solo valido per il virtuale: lo scarso
rispetto per l'ambiente mi pare sia una caratteristica del popolo italiano.
Spero, in futuro, di arrivare a curarlo
quotidianamente ma ho bisogno di stimoli.
Ho bisogno di e-mail, lettori, proposte, magari
anche di collaborazioni. Possibile che solo io mi indigno nei confronti del
commercio di animali esotici o per l'abbandono estivo dei cani?
Stupita di fronte a tanta indifferenza, cercherò,
nonostante la delusione, di non abbandonarlo definitivamente.
I nostri blog sono stati
creati per la voglia di comunicare, come sottolinei anche tu. Però, a mio
parere, commetteremmo un grosso errore di valutazione se pensassimo di avere
dall'altra parte un pubblico pronto a recepire e seguire in toto i nostri
interessi. E non importa affatto che il tema, a noi caro in quel momento,
sia più o meno importante. La sensazione, poi, di parlarsi addosso, in rete,
mi pare del tutto infondata specialmente tra i
blog dove l'interconnessione (scambio di link) crea delle comunità
"virtuali" dove ognuno è lettore-autore.
Non pensi dunque che un blog possa essere uno specchio dei nostri interessi
al di là del coinvolgimento di chi ci legge? Consideri
fondamentale quando scrivi la "corrispondenza" con chi ti legge e
perché?
Pietro: non intendevo che mi piacerebbe avere dei lettori che condividano
in pieno i miei interessi. Sarebbe un po' presuntuoso da parte mia...Vedi,
come ti ho già detto prima, sono molto battagliera, ed anche passionaria.
Mi appassiono agli argomenti che tratto, ai libri che leggo, ai film che
vedo. A volte penso che mi piacerebbe persino ricevere e-mail totalmente in
contrasto con ciò che ho scritto nel blog, piuttosto che, come nel caso di
bestiediuomini, non riceverle affatto. L'ambiente e gli animali al massimo commuovono,
non smuovono gli animi, come, invece, smuovono il mio. Non pretendo
che i lettori siano in sintonia con le mie idee: però, mi piacerebbe non
lasciarli indifferenti, colpirli nel segno, farli incazzare, farli
sorridere, portarli ad amarmi o ad odiarmi. Insomma: provocare sensazioni!
L'indifferenza mi uccide: e non perché sono una megalomane! Perché è il
sentimento più brutto che esista ed io non voglio essere
"indifferente" ai lettori. Se un libro non mi prende l'anima lo
chiudo e lo metto nella libreria.Se un blog non mi emoziona: cambio sito. Se
una persona non mi trasmette qualcosa, non la frequento più. Se
bestiediuomini non è seguito, non mi viene più voglia di scrivere una
riga! Uno scrittore può pensare di scrivere solo per sè? Credo proprio di
no. La stessa cosa succede al blogger, altrimenti appunterebbe tutto su un
diario. Se metti i tuoi pensieri on line è perché cerchi di comunicare, e
non solo con te stesso. Se ho aperto uno spazio dedicato agli animali è perché
desidero condividere questa passione con altri. Non considero la
corrispondenza con i lettori essenziale, tuttavia negli ultimi mesi, mi sono
resa conto che leggo più volentieri i blog delle persone che
"frequento virtualmente" sia attraverso con uno scambio di e-mail
o di commenti. Io non scrivo solo per me. Non parlo a me stessa. Per quello
c'è la mia Moleskine, che, per altro, ha ottenuto scarso successo.
Alla fine, nonostante ciò che ho da poco affermato su chiaramente, le
recensioni non rimangono nell'agenda. Il coinvolgimento di chi ci legge per
me è importante. Lo stimolo dei lettori: senza quello mi sembra che il blog
diventi sterile, quel "parlarsi addosso" al quale tu hai
accennato.
Il tuo blog è firmato Chiara Fonio. Puoi spiegare questa scelta di non
nasconderti dietro l'assoluto (o quasi) anonimato magari all'ombra di uno
pseudonimo?
Odio gli pseudonimi e i nick name, così cari agli utenti di Internet che, in
questo modo, possono nascondersi provando l'ebrezza di fingersi qualcun
altro. Io mi sono sempre presentata per ciò che sono veramente; fino a pochi giorni
fa frequantavo un forum: anche in quel caso ero una delle poche con nome e
cognome. Non mi va di nascondermi (perchè un nick, per me, equivale a volersi celare
dietro un'identità del tutto virtuale ed io, sono VIVISSIMA!), perciò ho
deciso-anzi, non ci ho nemmeno pensato un minuto- di apporre la mia firma reale
alla fine dei post. Insomma, una sorta di grido, di affermazione di identità: sono così, la
Chiara Fonio che leggete è la stessa sia in rete che fuori, nessuna finzione,
nessuna ipocrisia. I nick, comunque, mi divertono: ci sarebbe da fare un bella ricerca
sociologica sull'identità in rete...
Un problema che sento anch'io è di quanto del nostro privato
possiamo
far emergere in un weblog. Come forse ti sarai accorta ho creato un apposito
spazio all'interno di Blog Oltre, denominato Personalmente Pietro,
che si occupa del mio privato. Ma sono restio a scrivere delle mie cose, o
quantomeno di alcune di esse, proprio perché il mio blog è immediatamente
riconducibile a Pietro Busalacchi di Modena. Ha senso quindi, a tuo parere,
parlare di un blog come di "un diario in rete"? E con quali limiti?
Urca: Personalmente Pietro non l'avevo notato!
Ho rimediato subito facendoci un giretto: bello, mi piace il tuo spazietto
privato. Non credo sia inesatto parlare di "diario in rete": il grande numero di blog
assolutamente personali mi darebbe immediatamente una smentita.Ha senso, dunque, parlarne e, per chi coltiva questo modo di scrivere sui
blog, non credo ci siano dei limiti. O meglio: i limiti sono confini personali, ognuno deve decidere fino a che
punto rivelarsi.Non esistono "ricette" ( per fortuna!) in merito. E' solo che...i diari telematici non fanno per me, non sono adatti alla mia
persona, tutto qui. Non riuscirei a scrivere i cavoli miei: non che mi succedano grandi cose
nella vita ma sono gelosa dei miei momenti, delle persone che amo, degli
amici. A volte ho fatto alcuni accenni, ma non ho mai scritto a lungo su di me.
Inoltre, come ho già avuto modo di scrivere, non penso che la mia esistenza
possa interessare realmente a qualcuno, tranne alla mia cerchia familiare e miei
amici.Anonimato no, ma nemmeno raccontare per filo e per segno la mia vita!
Non mi va, non ci riesco: subentra il pudore, l'impossibilità di riversare on
line emozioni che voglio rimangano solo dentro di me. Per questo ilblogdellepiccolecose (blog collettivo da me creato) non
ha nomi nè cognomi alla fine dei post: gli utenti possono scrivere le loro
emozioni senza che i lettori conoscano gli autori. In questo modo ho salvato il principio ( per me sacro) dell'universalità
delle emozioni e ...quello altrettanto sacrosanto della privacy.
Il 2002 sta per chiudersi. Ed è stato l'anno dell'affermarsi dei weblog
nell'italia "internettiana". Ne parlano e ne han parlato giornali e
riviste non solo settoriali. Mi domando e ti domando i blog hanno un futuro? E se
si, quale secondo te?
I blog secondo me hanno un grande futuro: credo
che il fenomeno sia sempre di più in crescita e per più di un motivo. Innanzitutto
non serve avere alcuna conoscenza specifica: io, per esempio, non so nulla di
computer né, tantomeno, di html. Sicuramente
ho avuto la fortuna di avere una persona che mi cura (egregiamente, per
altro!) la parte grafica (bellachioma), però è possibile anche scrivere in
uno spazio semplicissimo utilizzando le opzioni fornite gratuitamente da
blogspot. Poi c'è un secondo motivo al quale ho accennato poco fa:
la gratuità del servizio. Mi sembra non da poco, non ti pare?
Io, per esempio, non avrei speso dei soldi per il
mio bisogno di comunicare in rete: anche perché, oltre alle spese iniziali, si
sarebbero sommate quelle di connessione. Il terzo è l'incredibile impulso di mettere a
nudo la propria vita: dal grande fratello in poi, sembra che il mondo sia
diventato un paradiso di voyeur. I blog
rispondono perfettamente a questa esigenza: sono una sorta di big brother
virtuale, dove l'utente decide (non è il mio caso, ma di questo abbiamo già
discusso...) di parlare anche di fatti assolutamente personali, come se
avesse una telecamera puntata addosso. La
differenza consiste nel fatto che il regista è lui/lei: si sistema
l'inquadratura come crede e decide chi e che cosa includere nel montaggio
delle scene. Il futuro dei blog è quello della
specializzazione:diventeranno sempre più monotematici e con un grado di
approfondimento sempre maggiore. Visto il
gran numero già esistente, quelli che verranno aperti nel futuro
prossimo tenderanno a differenziarsi, dunque, offriranno piazze tematiche con
caratteristiche specifiche.
Siamo prossimi ad una guerra contro
l'Iraq. Le guerre, capisco che questo è un luogo comune, sappiamo come iniziano ma difficilmente possiamo prevederne
gli sviluppi. Su questo tema non abbiamo idee perfettamente collimanti ( a giudicare
da quello che scrivi in millevoci)
e per questo ti chiedo, questa imminente guerra ha secondo te delle solide
basi morali?
La guerra non ha mai solide basi morali: non c'è
nessun fottutissimo motivo per uccidere civili inermi che non c'entrano nulla
con la merda di chi li governa. Tuttavia è SEMPRE esistita: non voglio
apparire, dunque, una pacifista ad oltranza che non si rende conto di come
funziona il mondo. Non approvo l'intervento in Iraq perché ritengo che gli Stati Uniti
(e i loro vassalli, Italia compresa) siano troppo superficiali nel valutare
le conseguenze che l'intervento potrebbe avere.
In primo luogo una destabilizzazione dell'area
piuttosto preoccupante, in secondo luogo perché nessuno ha ben chiaro il dopo
Saddam. Secondo me la "carta-Saddam" andava
eliminata 10 anni fa nel corso della prima guerra del Golfo. Doveva
essere il colpito il dittatore, non la popolazione. Nessuno
avrebbe manifestato se l'intervento militare avesse colpito mortalmente un
uomo feroce e senza scrupoli come lui.Invece, 10 anni dopo,
ci si accorge che ha delle armi nucleari. Ma dai!!
E' la stessa cosa che è successa in Afghanistan:
i talebani governavano da 5 anni, ma l'Occidente si è accorto della loro
presenza quando sono crollate le Twin Towers a N.Y.
Io sono d'accordo con interventi mirati a colpire
i governanti: tutti gli altri li ritengo delle carneficine che si nascondono
sotto il nome di "guerra preventiva".Bin
Laden è ancora in giro in moto con il mullah Omar mentre i civili
afghani sono negli ospedali perché una bomba intelligente è scoppiata in un
villaggio. Se gli Usa hanno la certezza di riuscire a far
fuori Saddam sono a favore della guerra, se pensano di far crepare altre
migliaia di persone oltre a quelle che, da dieci anni a questa parte, soffrono
negli ospedali a causa dell'embargo, dico NO! Vedi
Pietro io sono convinta di una cosa: dall'11 settembre in poi il mondo si è
trovato davanti ad una grandissima sfida.
Ci
sono due modi per rispondere alla sfida: l'attacco (che, per altro, ho
caldeggiato anch'io nei mesi immediatamente successivi) o la politica. Il
secondo modo, quello della politica, non va applicato tenendo in
considerazione i governi dei paesi musulmani, ma facendo leva sui
sentimenti democratici della popolazione che vive in aree dove le donne
vengono lapidate nella pubblica piazza o subiscono l'orrenda mutilazione degli
organi genitali. Una risposta di questo tipo in Italia è stata
data da una sola persona: Emma Bonino.
Subito dopo l'11 settembre, infatti, si è
trasferita in Egitto - dove attualmente vive - per imparare l'arabo. Ha
parlato con gli abitanti delle città e dei paesi, si è mescolata con loro. Ha
tentato di capire la cultura e le usanze di quei popoli ed ha letto i loro
giornali. Ha isolato gli sparuti tentativi
di battersi contro le barbarie perpetuate, e si è messa accanto a
loro, unendo la sua voce ad un grido ancora flebile, ma
ESISTENTE: siamo noi che non riusciamo a riconoscerlo. Queste persone vanno aiutate ad uscire dal
medioevo nel quale si trovano a causa di governi intransigenti e sprezzanti
nei confronti di qualsiasi istanza egualitaria.
Io sono per questo tipo di risposta: culturale e politica.
Tutte le altre, la storia ce lo insegna, hanno
fallito e falliranno sempre.
Grazie Chiara, e buon 2003...
Grazie, caro Pietro, per questa intervista. Forse
non meritavo tanta attenzione, in fondo sono una delle centinaia di bloggers
che si collega quotidianamente all'immenso World Wide Web cercando di dire la
sua. Mi ha fatto molto piacere parlare con
te: non solo perché le domande che mi hai fatto erano precise ed
intelligenti, ma anche per l'amore con il quale ti dedichi a BlogOltre. Auguro
lunga vita al tuo bellissimo spazio di approfondimento. Buon anno a te e a tutti i bloggers.
Un bacio
Chiara.