Amicizia, strana cosa.... Da almeno un paio di anni sono in via di ridefinizione di questo concetto; ho bisogno di capirne il senso, di riappropriarmene. Mi è capitato spesso nel corso della mia vita di cambiare giri di amicizie, soprattutto perchè la mia vita stessa è cambiata radicalmente più di una volta. Il passaggio scuola / università in primis, poi la mia crisi nera totale del 1988, quindi la partenza per Lucca nel 1992 dove avrei passato i miei successivi quattro anni lavorando a Videomusic. Poi il ritorno, nel 1996, e poi Betta e il matrimonio. Insomma, ogni volta lo scenario è cambiato, ma alcune figure sono state certamente costanti almeno dall' 88 a oggi. Ma, dopo il mio matrimonio e dopo varie vicende amare e complesse, ho perso anche queste figure costanti. Voglio recuperarle, certamente, ma cosa significherebbe? Cosa costerebbe? E' quello che cercherò di capire nei prossimi giorni.
La prima domanda, sul tuo blog, mi piace fartela partendo dalle stesse questioni che tu stesso hai sollevato due anni fa. Hai poi trovato delle risposte?
Quante ne son successe in questi due anni... Mi chiedi se ho trovato delle risposte: sì, certo; ho trovato risposte anche a domande che non avevo posto, ma ho trovato anche nuove domande, rimaste a loro volta senza risposta. E' un ciclo infinito, che con i blog diventa maledettamente più veloce. Ma per uscire dalle sabbie mobili è meglio correre o fare con calma? La risposta arriverà toppo tardi, e forse anche questo fa parte del gioco.
Certamente avere un blog nel passaggio più cruciale della mia vita (in tutti i sensi) mi è servito soprattutto a tener dritto il timone della bagnarola bucata che mi ostino a chiamare "vita", e l'amicizia è un elemento ricorrente di questo percorso accidentato certe volte davvero troppo analogico per essere digitale. E forse non è elegante citare se stesso, (la blogo-logic, o blogic consente questo e altro...) ma ad Aprile 2002 in un altro post chiave sulla questione amicizia, ho avuto modo di scrivere:
"Grazie, a chi c'è sempre stato ed è tornato, a chi è arrivato solo adesso ma perchè non lo sapeva, a chi è arrivato solo adesso ma è come se ci fosse sempre stato, e a chi c'è sempre stato ma io non lo sapevo (e forse nemmeno lei), a chi non è ancora tornato ma è questione di giorni, a chi non è ancora arrivato ma è questione di incastri, e soprattutto a chi è arrivato da un po', e grazie a Dio non se n'è più andato."
Ecco, è ancora vero, ma diverso. Veramente diverso, diversamente vero.
Se permetti aggiungo alla tua citazione il pezzo mancante:
Amicizia
A passi veloci, sbattendo la testa un po' dappertutto, con una notevole dose di dissennatezza, stanno cambiando parecchie cose. E' stato un fine settimana intenso, trascorso con persone che conosco, che vivo e che amo da 15 o 20 anni, ritrovate per la voglia caparbia di ritrovarle, perchè l'amicizia esiste eccome, e beato ME che ho amici così. E quando davvero sembra che tutto abbia preso una piega, una traiettoria incorreggibile, succedono cose che ti fanno capire che le rivoluzioni sono sempre possibili, e che il tempo toglie e restituisce, va e viene, scompare e ritorna e dimostra che spazio ce n'è sempre, basta cambiare prospettiva, basta trovarsi per due minuti negli occhi di chi ti conosce davvero meglio delle sue tasche, che ti guarda attraverso un cannocchiale di 20 anni, che ti ha visto crescere e fare tutti i percorsi e vede che ti sei ficcato dentro un bicchiere, e ti mostra da dove vieni, invitandoti ad uscire dal bicchiere e guardarti un po' intorno. A volte rimango sorpreso dal bene che mi vogliono le persone, e penso che forse non lo merito, ma in fondo perchè no?[...]
Sembra che tu qualche risposta l'abbia trovata e anche positiva. Ma pensi che forse non lo meriti, ma in fondo perché no?
Perchè non lo merito?....Perchè troppe volte nella mia vita mi sono ritrovato a inseguire percorsi effimeri, che mi hanno portato via da persone che mi volevano bene e a cui volevo bene, a causa dell'incapacità da parte mia di gestire una vita fatta di diverse dimensioni che non potrebbero mai incontrarsi. Mi sono trovato troppe volte a mettere in discussione lo scenario completo, e sono scomparso dall'orizzonte di molti che ancora si stanno chiedendo che fine ho fatto.
Ma poi è passato il tempo, ho imparato a stringere i legami importanti (anche se su piani diversi), e a lasciar scorrere quelli meno solidi (che poi possono sempre diventarlo). E non ci crederai, ma è stato il web ad aiutarmi in modo radicale e definitivo, per non parlare del blog. Eppure mi rimane questo tarlo, so che per alcune persone non sono riuscito ad essere la certezza che avrei voluto.
Parliamo dei blog. Ci puoi raccontare il tuo approccio con questo mondo e quanto e come ti ha cambiato?
Whew! Beh, devo ripartire dal 1997, anno in cui tra le mie letture preferite c'era il mitico The Fray di Derek Powazek. Negli anni successivi ebbi modo di seguire le varie vicende editoriali dei personaggi coinvolti in quel magazine, che sono stati in effetti i primi ad avere qualcosa di simile a un blog personale: Drue Miller, Lance Anderson, Shauna Twain... Con la nascita dei primi sistemi di publishing (Greymatter, soprattutto) cominciavano a diffondersi i primi blog più "spontanei", e i primi webring dedicati. Mi colpiva soprattutto la raffinatezza grafica di questo siti, dopo anni di orridi testi gialli centrati e sfondi con giganteschi palloncini multicolore. Tuttavia mi sfuggiva ancora la dimensione del fenomeno, credo soprattuttto perchè non conoscevo ancora l'altro versante, quello dei bloggers duri e puri come Peter Merholz e Evan Williams, fondatore della Pyra Labs che diede vita poco dopo a Blogger.com.
Ma nel 2000, pur essendo arrivato a Blogger.com per via del progetto grafico realizzato dallo stesso Derek Powazek, ero troppo preso dalla mia neonata società per cimentarmi nel daily publishing; non potevo avere la necessaria costanza, nè abbastanza cose da dire (anche stupide, come ora!). E infatti fu proprio quando chiuse la mia prima società, l'estate del 2001, che aprii il mio primo blog, specialmente dopo aver scoperto La pizia e Cavedoni, i primi due bloggatori italici in cui mi imbattei.
Quanto mi ha cambiato? Molto. In realtà tutta la mia vita in questi tre anni si è stravolta ad un punto tale per cui fatico anche a riconoscerla! Ma certo la rete di comunicazione quotidiana nella quale sono immerso da allora ha rotto anche gli ultimi muri, e oggi mi sento più frequentemente con chi condivide i miei stessi canali, che con persone che magari conosco da anni, ma che non hanno un blog. E' come dare un'occhiata fuori dalla finestra e vedere cosa facciamo. Siamo sempre lì.
Che ne pensi dell'attuale diffusione dei weblog in Italia? Qualcuno parla di declino degli stessi.
Tutte le novità, quando si trasformano in mode, firmano automaticamente la propria condanna a morte. Fa parte del perverso meccanismo dei media tradizionali che hanno bisogno di scolpire un inizio e di una fine di qualsiasi cosa. Certo, il fragore che circonda il fenomeno è certamente in declino, ma questo è un bene. A mio avviso siamo invece solo all'inizio di un percorso molto più lungo e complesso che aiuterà a porterà un po' di ordine in questo caos dantesco che è divenuto il world wide web.
Come ho avuto modo di dire in altre occasioni, credo siano due i motivi che rendono il blog uno strumento davvero innovativo e non soltanto una moda passeggera: l'aspetto tecnologico, ovvero il fatto che il blog è terreno di sperimentazione delle più fresche tecnologie open source basate sui nuovi standard definiti dal W3C, ed è quindi anticipatore (e "parte emersa") di un grande movimento che lavora per uan reale interoperabilità dei contenuti su web; e l'aspetto mediatico, ovvero la capacità del blog di poter condizionare (nel bene, nel male, troppo, troppo poco) i media tradizionali, costituendo quel layer intermedio di democrazia diretta che questi ultimi non riescono più a rappresentare.
Molti di voi blogger della prima ora non sono molto teneri verso l'esplosione attuale del fenomeno. Condividi le critiche che provengono da quegli ambienti e nel caso affermativo puoi spiegarmi la ragioni profonde di questa "avversione"?
L'avversione ha molte facce. Alcuni sostengono che ormai apre un blog anche chi non ha niente da dire, per dirlo oltretutto anche piuttosto male. Io invece sostengo (non so se sono in buona/cattiva compagnia o meno) che si sia perso un po' lo spirito iniziale e che si siano dimenticate le radici vere di questo fenomeno. Prova ne è che oggi si parla di "bravura" e di "qualità", e anche scrivere i propri sfoghi più o meno ragionati su web alla fine è diventata una prova di forza, una caccia al virtuosismo, con il risultato che oggi forse ci si sente un po' più nudi e un po' più controllati.
Ma ti dirò, pur avendo io stesso sollevato pubblicamente dubbi di questo tipo, ora mi sono trovato a ridimensionare alcuni eccessi, magari anche perchè a volte le contingenze della vita ti aiutano a disporre i pesi giusti sulla bilancia personale. In questo senso, e per chiudere un ideale cerchio mi sento di citare dalla mailing list blog-o-sfera una frase di b.george (falso idillio), che a sua volta citava in parte Zu, e che all'epoca (Giugno 2003) mi fece incazzare terribilmente. Io avevo sollevato proprio questo problema, sostenendo che l'argomento veniva glissato troppo spesso econ troppa nonchalance. E dissi:
"le risposte non ci sono state, o sono state simili a quelle che si danno ai bambini quando ti rompono i coglioni, hai presente? E alla fine ho accettato la situazione. Credevo ci fosse più apertura, scopro che il mittente di un messaggio oggi come oggi conta più del messaggio, e due
anni fa non era così. E bada che non mi sto lamentando, mi piacerebbe solo poterne PARLARE. Ma è un tabù. Pazienza ;)"
E questa la risposta di b.george: "tu parli, e le parole troveranno da sole i loro destinatari" (Zu dixit) il resto, perdonami, sono paranoie. IMHO."
Beh, aveva ragione
Un'ultima domanda. Pensi che valga veramente la pena tenere un blog ed aggiornarlo spesso? Lo consiglieresti ai tuoi figli? E perché?
Ai miei figli.... ! Bah, sì, sono veramente sicuro del fatto che ne valga la pena. Come ho avuto modo di dire per una breve intervista che uscirà su Inrtenet News:
"Sentivo il bisogno di "ritrovarmi tutto intero" da qualche parte, e fin da subito per me il blog è diventato un posto i cui pensieri sparsi, eterogenei e confusi trovavano un filo comune, che poteva essere trasmesso, comunicato, raccontato, e che avrebbe preso forse una forma compiuta in un tempo probabilmente molto lungo".
Se cito me stesso è solo perchè non riuscirei a trovare parole più vere, almeno per quanto mi riguarda, sul senso del blog come fardello quotidiano per ritrovare i propri pezzi sparsi nel mondo fisico e in quello digitale. Rillo ad esempio sostiene di tenere un blog soprattutto per i suoi figli, immaginando magari che un giorno essi lo rileggano con attenzione e facciano a loro volta la stessa cosa. Se i miei genitori avessero avuto un blog ora sarebbe divertente leggerlo!
E poi, sembrerà una banalità, ma abbiamo davvero bisogno di qualche piccolo rituale. Altrimenti la nostra civiltà finirà nell'oblio.