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:: Intervista alla Bellachioma del web ::

Valentina Tampellini: «Che posso fare io per tutto ciò che vedo?»
Intervista di Pietro B.

Non posso nascondere il fatto che BlogOltre ha avuto te, Valentina Tampellini, come madrina. Mi hai dato tanti, tantissimi consigli tecnico-pratici indicazioni e delucidazioni fin dal momento in cui ho aperto un account con Blogger. Questa intervista è anche un atto dovuto e un riconoscimento della tua bravura tecnica nella realizzazione di siti e blog. Però vuole essere soprattutto un modo per conoscerti meglio. E non posso non partire da una domanda su Roberto Vecchioni che solo ora scopro essere citatissimo nei tuoi primi post. Da dove viene questa passione?

Innanzitutto ti ringrazio per i complimenti, ma ciò che ho fatto io ben sai esser molto poco. Posso invece aggiungere che dopo un supporto iniziale piuttosto spensierato ho avuto la gioia di scoprire piano piano la forza delle tue idee, l'utilità informativa di BlogOltre, e la tua persona, finendo con l'appassionarmi al tuo percorso e mutando il semplice supporto in sostegno amicale.
Ho iniziato ad ascoltare le canzoni di Roberto Vecchioni nell'estate del '97, grazie ad una mia cara amica che mi regalò una cassettina con sopra registrato l'album "el bandolero stanco". Non conoscevo quasi niente di Roberto, né della sua musica, né di lui. Quell'ascolto, durato tre mesi, fu per me una folgorazione. Iniziai ad amare la sua poesia, la sua sensibilità, fino a che, nel settembre del 2000 misi online il primo sito non ufficiale a lui dedicato, "el bandolero stanco web site". L'avventura di ebs è strana, lunga e bellissima, mi ha regalato tante soddisfazioni, ma soprattutto tanti amici, vicini e lontani, compreso Roberto.
Nel febbraio del 2001 inaugurai ocurréncia, allo scopo di segnalare - nella forma spot e comoda del blog - tutte le risorse online dedicate a Roberto Vecchioni (siti, eventi, notizie, fotografie, curiosità...) unitamente ad altri link su musica, arti e notizie interessanti...

Ocurréncia è uno dei pochi blog italiani che possono vantare più di due anni di vita. Ci racconti i tuoi pioneristici inizi?

Come accennato poco fa, ocurréncia nacque inizialmente come bollettino di informazione su ciò che la Rete offriva su Roberto Vecchioni. In seguito lo ampliai come raccoglitore delle mie pensàte, relative a siti web, eventi e attualità, nonchè a fatti di natura privata che offrivano una lettura più oggettiva, universale, separandolo  così dal sito "ebs".
L'idea di aprire un blog mi venne dopo aver seguito per alcuni mesi le riflessioni di Antonio Cavedoni, Frederic Argazzi, Vanessa e Leonardo nei loro rispettivi blog.
Ero indecisa su come battezzarlo. Mi piaceva tanto "Spifferi", poi ripiegai su di un termine spagnolo - tratto da un vocabolario di una mia collega di studi - che significa appunto "pensàta"...
Dopo vari cambiamenti di contenuti, nel giugno del 2002 compresi come ocurréncia poteva essermi utile e cosa volevo fosse per me. Esso è diventato perciò il raccoglitore delle mie pensàte su libri, biografie di persone, arti in genere e attualità, limitando quanto più possibile - se non eliminando - riflessioni sulla mia vita privata. Ho dunque trasformato quella specie di "diario online" che era ocurréncia  in precedenza in una modesta rubrica di società e attualità, attraverso la quale instaurare un dialogo coi lettori e arricchire le mie conoscenze mediante un confronto continuo e capillare con loro.
Il mio blog mi ha inoltre permesso di allacciare diverse belle ed importanti amicizie e questo risvolto dello scrivere sul web lo ritengo il più prezioso traguardo mai raggiunto. La potenza di Internet nell'avvicinare le persone esplica tutta la sua energia anche attraverso questo strano e multiforme canale che è il blog, sistema comunicativo uno a molti.
Mi interessano la vita della gente ed i loro sentimenti, i comportamenti delle persone e le loro scelte che fanno la storia di tutti. Ogni blog è uno spaccato di vita, sia essa privata che collettiva. Ocurréncia vuole essere un occhio puntato sul brulicante mondo umano, fatto di pensieri, sentimenti, eventi, scelte, drammi. Gli umani comunicano tra loro: le loro parole, nonché le loro azioni, hanno risvolti importanti sul resto della collettività. Basti pensare alle famiglie o ad una società come la nostra. Ho sempre parteggiato per i contenuti, e per questo ritengo sia rilevante non chi dice la tal cosa, ma cosa essa significa.

Voglio ripercorrere adesso qualche tratte del tuo "vecchio" blog. Vecchioni, che pur apprezzo moltissimo, ben presto non è stato il tuo unico tema. L'11 settembre del 2001, scrivevi:

l'orrore mi ha pervaso completamente, il mio stomaco è diventato una fogna di rabbia. questa sera in televisione ho guardato silenziosa e sconvolta immagini orribili, di gente presa dal panico che si buttava dalle finestre delle torri a 200-300 metri da terra. ho visto la morte e la cattiveria aggrapparsi ai piedi di persone innocenti e tirarle giù, nel buio assoluto. migliaia le vittime. la follia di pochi uomini inariditi dell'avidità e da leggi di una religione antiumana ha deciso per migliaia di persone. uomini potenti nella loro follia. uomini e donne impotenti nel loro terrore. milioni di persone sono scioccate, impaurite, inorridite, paralizzate dall'orrore. il mondo intero si è fermato per sei ore e ora fatica a riprendere fiato. le borse crollano senza preavvisi, senza soste. internet è andato in tilt. per tre ore buone non è stato possibile aprire nessun sito d'informazione nè tantomeno qualche sito americano. lo sgomento ha toccato tutti e basta fare un giro sul web tra le varie pagine di tutti i bloggers per comprendere lo stato di cupa angoscia che aleggia in tutti noi. ascoltare i potenti della terra espimere cordogli, indignazione e vederli provare a rassicurare le popolazioni mi ha impaurito. cosa significa questa tragedia? cosa accadrà ora all'america, al mondo intero? un cupo e soffocante lutto getta nel silenzio l'umanità intera. questa notte è l'inizio di qualcosa che fa paura. ed in mezzo a tutto questo sconvolgimento planetario ho riflettuto sulla mia piccola vita, sulle mie preoccupazioni del piffero, i miei problemi, le mie tristezze. e mi sono sentita graziata, immeritatamente. di fronte a questi accadimenti, a questi fatti provo uno sgomento bruciante e tengo ubriaca la mente con frasi di circostanza, mentre nel cuore si agita un'ombra che mi fa venire le vertigini e mi toglie l'aria... ho paura.

Poi il mese dopo, il 30 ottobre, diventi più riflessiva:

la cronaca di questi giorni è davvero inquietante. accanto agli aggiornamenti sulla terribile guerra in Afghanistan ed il pericolo antrace, sui giornali si leggono notizie di incidenti stradali, aerei e ferroviari terribili, che ci ricordano quanto siamo fragili e quanto la nostra vita sia imprevedibile. cronache di omicidi, investimenti, estorsioni sono ormai all'ordine del giorno. multinazionali che smerciano la vita al prezzo di un hamburger o di un'aspirina, che consumano l'aria, di tutti e di nessuno, che sporcano l'acqua e le coscienze senza nulla in cambio, senza domandare permesso, perpretano un disegno antropologico dissacrante, senza mezzi termini. le cose accadono quando meno te lo aspetti, all'improvviso, senza darti la possibilità di preparati. la vita accade. tragedie o gioie ti saltano addosso come gli spruzzi delle onde sugli scogli, e ti avvolgono in un momento. le cose accadono, mentre ti siedi alla scrivania con in mente quel problema che non riesci a risolvere e le bollette da pagare, il mutuo, e tutti i tuoi casini che sembrano non avere fine e non darti respiro. non riesco a non pensare a quanto io sia fortunata, a come, nonostante tutte le mie arrabbiature, io sia una donna fortunata, per un sacco di motivi satelliti. la giornata si va addomesticando sotto a simili considerazioni e niente mi appare poi così difficile o faticoso. ieri sera mi guardavo allo specchio, nel bagno, appena rientrata dalla stazione dei treni e mi sono detta: "non è possibile! ma ti rendi conto? sono una privilegiata! una schifosa privilegiata! e ci sguazzo! ho una fortuna sfacciata, da fare invidia"... non c'è che dire, penso proprio di esserlo: la cena pronta fumante sul tavolo, la casa accogliente e riscaldata, la serenità di un divano morbido, la posta da leggere, notizie da amici che aspettavo da giorni, una telefonata di mio fratello e una di carlotta, i nipotini appena salutati la sera prima, il giardino giallo e rosso che si veste d'autunno, la musica sul lettore cd e un libro ordinato online, saramago che incanta e stordisce in 500 pagine di poesia, i miei, belli tranquilli, che guardano il tiggì, un giro in bicicletta in centro con gli occhiali da sole perché la luce abbaglia, una torta di mele che farebbe cantare un muto, la colazione con la radiolina allegra, la crema antirughe di mia sorella e quella acida che profuma di buono, una mela rossa, il viaggio in treno liscio e senza ritardi, un lavoro o progetti di lavoro, la foto di alberto piccino, il succo di pera, un abbraccio, le mie gambe intere, e le braccia lunghe, la mia faccia che resta uguale da trent'anni ormai, e non so bene se esserne contenta o meno, i capelli che si allungano senza ripensamenti, le unghie forti, una paio di scarpe resistenti con dentro due piedi due, che hanno conosciuto il mare e la sabbia, che sanno cos'è una pietra serena scaldata dal sole o l'eccitata scompostezza della ghiaia, due mani che toccano le cose e le prendono, e l'olfatto che dà sapore e senso a tutto, persino ai ricordi, classificati secondo odori e ambrature aromatiche, e i miei sogni, i miei pazzi pensieri, i miei desideri che corrono spensierati come bimbi in un prato. sono ricca, ricca e fortunata, ho troppa roba che vorrei poter condividere con qualcuno o semplicemente ringraziare per avere così tanto, mentre in tv vedo cose mai viste, sui giornali leggo il dolore e l'orrore di bambini e adulti che non vorrebbero essere dove sono, gente che vorrebbe vivere, semplicemente, lontano dall'odio e dall'oppressione, vorrebbe solo credere nel futuro con meno angoscia. la vita accade. guardo che accade, protetta dai muri della mia stanza, filtrata dal mio telefono, oscurata dalla sicurezza del mio paese e mi accorgo che non hanno scelto me per niente di particolare, e dietro le quinte mi muovo libera e leggiadra, nonostante il respiro, nonostante il buio, mi muovo e vado avanti. ricca, ricca da far invidia. ma chi dovrei contattare per aver avuto tutto questo? chi? e che potrei dirgli? che dovrei domandargli? che posso fare io, per tutto ciò che vedo? che cosa?


E non sono interventi sporadici i tuoi. Mostravi una enorme sensibilità per i fatti che ti accadevano intorno e per come andava il mondo e lo scrivevi...

ho pensato tutto il giorno ad un aspetto non trascurabile della vita: l'interazione col mondo esterno. tutti interagiamo ed abbiamo a che fare con decine e decine di altre persone tutti i giorni, direttamente o indirettamente. scegliendo di vivere quaggiù, nella società così detta sviluppata, dobbiamo accettare un prezzo da pagare, in parte col portafogli ed in parte con la coscienza. e questo prezzo lo puoi anche accettare se in cambio ottieni la tua vita liscia e vellutata, se ti lasciano un posto privato dove stivare le tue cose e i tuoi stati d'animo, insomma: accetti di pagare con denaro e pelle se in cambio sai di poter ottenere una fetta decisamente invitante ed appagante della torta.[...]

sono sempre più dell'idea che un sacco di gente non abbia niente da dire, mai, in nessun contesto. prevale uno spiccato senso di osservazione e studio, condito da un atteggiamento di superficiale ascolto. a volte penso non sia neppure colpa loro, forse non gli hanno mai insegnato ad avere un'opinione e, a ben pensarci, provo una certa difficoltà personale in questo, accade cioè che non riesca a formulare un personale pensiero, una soggettiva considerazione su fatti, personaggi, notizie, ma credo sia dovuta all'insicurezza... in giro c'è tanta gente che non ha davvero niente da dire e gli va bene così: segue il gruppo, la moltitudine e si allinea, si omogenizza.[...]

Ultimamente Ocurréncia, come hai appena accennato nella tua precedente risposta, è diventato più informativo. Tu ti esponi meno e pubblichi meno, hai tolto i commenti.  C'è qualche motivo in particolare? Forse l'oggetto "blog" ti sta stancando? O ti fa paura la legge della Pizia che dice che chi pubblica molto dura poco?

Rileggere quei vecchi post mi ha fatto tenerezza e ti ringrazio per avermi offerto questa rilettura guidata di ocurréncia.
Non credo di espormi meno rispetto a due anni fa, forse lo faccio con una frequenza inferiore a prima. I miei interventi ora sono centellinati, lo ammetto, ma sono comunque carichi di tutto ciò che sento di voler esprimere in quel momento - fatta eccezione per le segnalazioni pure - sia che si tratti di geopolitica, che di società o di altri argomenti.
Non ho mai avuto paura di espormi, tanto che mi firmo col mio nome per intero e non solo col mio nick. Esporsi aiuta a calibrare l'irruenza dei discorsi e la forza del proprio pensiero. Un conto è pensare una cosa e un altro paio di maniche è pronunciarla. Il blog in questo è di grande aiuto, perché ciò che pubblicherò su ocurréncia so che verrà letto da altri che non sono io, da estranei o amici, insomma, verrà valutato da altri punti di vista. Non c'è nulla di più fruttuoso del confronto e del dialogo. Scoprirmi presuntuosa a volte mi ferisce, ma mi aiuta a crescere in mezzo agli altri.
Un fattore determinante - di cui anche Leonardo parlò - è il tempo a disposizione.
Per quanto un blog possa gratificare e incoraggiare l'autore che lo pubblica, il tempo a disposizione per la scrittura è assai vincolante al fine della qualità dei contenuti.
Convengo certamente sul fatto che durante questi ultimi mesi ho pubblicato meno e questo è giustificato oltre che dal tempo tiranno anche dal fluttuare della mia concentrazione e dell'ispirazione, aspetti che ho sempre considerato pilastri della mia comunicazione sul web. Scrivere a comando o rispettando precise scadenze non è affatto facile, ma è certamente molto formativo. A volte mi sforzo, come farebbe un bravo giornalista - anche se io non lo sono e mai lo diverrò - ma i risultati non sono sempre brillanti.
Non ho mai preteso di raggiungere una certa forma espressiva o che i miei interventi venissero ricordati per la loro struttura, ma soltanto che essi uscissero dalla mia testa con una precisa identità. E così torniamo ai contenuti, rispetto alla cui importanza ogni post dovrebbe almeno rispondere a queste domande: cosa ho da dire in merito a quel fatto? cosa potrei suscitare nel lettore argomentando questi fatti? Sostanzialmente ogni volta che metto mano alla tastiera mi chiedo che utilità avrà il mio intervento, e per me e per chi mi leggerà. Trascendentale?
Ciò che mi ha sempre tormentato è l'utilità della parola, cos'essa può fare per me e per chi mi leggerà. Le parole hanno un peso, come la materia. Certe sono compresse e pesantissime, altre quasi volano. Non tutti riescono a rendersi conto di questo, di come le parole possano colpire più del sasso o di come esse riescano a scuotere le persone.
I giornalisti ci insegnano che i fatti non solo vanno spiegati in modo fedele, ma che li si possa interpretare alla luce della realtà, attraverso un linguaggio coerente con chi scrive e rispettoso di chi legge. La letteratura ci insegna che le parole sono tutto ciò che abbiamo per condividere sensazioni e stati d'animo, nel tempo e  nello spazio, indispensabili per aprirci agli altri e per trovare un punto di incontro.
Un blog è tale se possiede e raccoglie lettori. Uno scrittore qualunque o un giornalista sa di aver fatto un buon lavoro se verrà letto da qualcuno e se ciò che ha scritto susciterà pensieri, riflessioni o sentimenti nei lettori. La parola diventa semenza nella terra arata: se è buona e propositiva, darà i suoi frutti. Questa credo sia la sfida.
Un blog prevede che ogni giorno compaia almeno un intervento, ma questo non è sempre facile garantirlo. E poi ci sono i lettori, gli amici che mi seguono, che so sfogliare ocurréncia con lieto interesse, e questo, molte volte, mi è bastato per dar fuoco alle braci e lanciare delle piccole provocazioni. Spesso i miei post finiscono con domande aperte, penzolanti nel vuoto dell'etere in attesa di risposta.
Per un certo intervallo di tempo adottai i commenti, per stimolare il dialogo coi lettori, ma dopo un cospicuo periodo di prova mi resi conto che essi non sortivano l'effetto desiderato, non stimolavano cioè il confronto verbale tra i lettori sugli argomenti da me proposti. Tale piccolo fallimento era unicamente imputabile a me: le energie che la mia idea mi richiedeva erano troppe rispetto a quelle che ero in grado di stanziare. Ogni progetto prevede un budget di tempo, denaro ed energia psicofisica che non sempre riusciamo a soddisfare. Alla fine ci si trova col fare delle scelte.
Non condivido la legge de la Pizia da te citata - per quanta ammirazione e rispetto provi nei suoi confronti e verso il suo lavoro. Un blog è un territorio franco, libero da pretese altrui, una specie di bicicletta, sulla quale si pedala solo quando lo si desidera e per il tempo che lo si ritiene necessario. Penso che si pubblichi sempre e solo in dipendenza della necessità di esporsi su determinati argomenti o in funzione degli effetti "terapeutici" che un intervento pubblico può sortire in noi stessi.
Poi ci sono i giornalisti che estendono sul blog il loro lavoro, ma quello è un altro discorso...

Parli di esposizione su "determinati argomenti" e di effetti "terapeutici". Mi sembra un punto di vista interessante e condivisibile. Eppure ocurréncia è anche un blog d'informazione. O meglio è un esperimento riuscito di coniugare l'informazione con gli aspetti personali, intervallando fatti assolutamente privati...

avrei un sacco di posta da sbrigare, curricula da spedire e la chioma pronta per lo shampoo :) ... noia, sbuffi e sopracciglia sgualcite: giornata molto "uof!" anche oggi.... ritorno alla contabilità ambientale, vah, che è meglio, seppur senza un briciolo d'entusiasmo...[...]

... con notizie di pubblica utilità anche all'interno di uno stesso intervento. Ti chiedo ora, quanto è forte la tua tentazione di esporti in prima persona e quanto invece l'aspetto giornalistico, chiaramente delineato in certi tuoi interventi, predomina? E in che modo pensi di gestire questo dualismo in futuro?

All'inizio ocurréncia è stato fortemente contaminato dalla mia vita privata e perciò si presentava inequivocabilmente in forma di "diario", sebbene io cercassi ogni volta di offrire riflessioni con accenti più generali, proponendo considerazioni di più ampio respiro che non restassero ancorate alla mia singola esperienza.  Un po' come accade nei romanzi, dove si raccontano singoli episodi che investono determinati personaggi e che offrono più chiavi di lettura. Detto così risulta un po' presuntuoso, ma l'intento originario era quello.
In seguito questo tipo di approccio è caduto, poiché non accusavo più la necessità di sostenerlo. Ho continuato perciò a scrivere senza riferirmi alla mia vita privata, mantenendo comunque una specifica soggettività negli interventi.
Essendo scritto da me, ocurréncia offre una visione del mondo e della vita filtrato dai miei occhi, senza comunque dare adito a fatti meramente privati o strettamente legati alla mia storia personale.
Si può certamente fondere l'esigenza di esporsi come individuo pensante all'aspetto più informativo mediante l'enucleazione di interventi che cercano di interpretare i fatti che accadono ogni giorno.
Il mio intento di quest'ultimo anno è stato questo, ovvero offrire una lettura soggettiva della società e dell'attualità. A mio avviso non si tratta di dover gestire un "dualismo", poiché non avendo desiderio di condividere con i lettori l'esplorazione dei meandri della mia quotidianità, mi dedico esclusivamente a raccontare cosa significa per me ciò che si dipana nella realtà, cercando ogni volta un confronto con chi legge.
Tuttavia, per la natura malleabile del blog, non è da escludere che possa in qualunque momento riprendere a parlare di me, con maggiore specificità.

Mariemarion sostiene che la strada maestra dei blog sia quella della "condivisione". Sulla blogosfera invece sta prendendo piede il gioco dell'"aggregazione" apparentemente più democratico, in realtà più a rischio di partigianerie e discriminatorio col suo "o dentro o fuori". In tal senso mi pare che Ocurréncia sia molto individualista e poco propensa a "condividere" o ad "aggregarsi". Ci puoi illustrare la tua personale via al blog?

Come in più occasioni si è potuto leggere in Rete il blog offre molte differenti possibilità di comunicazione delle quali l'aggregazione ne rappresenta una. La condivisione permette di unire voci complementari o affini e di dar corpo a strumenti informativi o di riflessione assai utili e caratteristici. Personalmente partecipo al blog collettivo libreria ocurréncia che vede la partecipazione di diverse persone allo scopo di segnalare notizie riguardanti il mondo dell'editoria. L'iniziativa è nata in sordina e per gli intenti iniziali direi che sta avendo un soddisfacente successo. In futuro credo - tempo e risorse permettendo - intraprenderemo una via più ampia, che consentirà di condividere maggiormente informazioni e idee relative ai libri.
Per quanto riguarda ocurréncia non ho mai sentito l'esigenza di condividerlo con nessuno, poiché rappresenta il mio personale balcone dal quale racconto il mio punto di vista su varie tematiche e vorrei che restasse tale.

Splinder festeggia i 10.000 bloggers, ed anche ammettendo che solo il 50% siano effettivamente attivi, rappresentano pur sempre una crescita vorticosa del fenomeno weblog che qualcosa vorrà pure dire. In chiusura, Valentina, ti chiedo, come veterana, una previsione sul fenomeno blog nei prossimi anni. Consapevole che nessuno può avere la palla di vetro...

Sono la persona meno adatta per fare questo genere di previsioni come ritengo di essere la meno competente per commentare il "fenomeno weblog". Tuttavia serbo una personale opinione nei confronti di questa crescita esponenziale dei blog.
La diffusione dei blog credo abbia avuto il medesimo successo che ebbero i gruppi di discussione promossi da Yahoo! o lo spazio web gratuito offerto da Geocities o da Tripod.  La tecnologia ha facilitato l'utilizzo dei servizi di Internet da parte degli utenti, migliorando le connessioni e favorendo la creazione di siti senza la necessità di doversi studiare manuali di codici e regole di programmazione.
Il blog ha aiutato le persone ad avvicinarsi - individualmente o in gruppi - all'uso della Rete in termini di circolazione delle informazioni, evolvendo ed implementando i siti, le comunità ed il modo di fare comunicazione che in qualche modo già esistevano.
Credo si continueranno ad aprire nuovi blog, come si verificherà la chiusura prematura o meno di altri già attivi, solo che diventerà un processo normale, non più così eclatante o rivoluzionario.
Forse occorrerebbe domandarsi cosa accadrà dopo i blog, come si chiamerà cioè l'idea che rivoluzionerà nuovamente tutto. Su Internet tutto viaggia assai più velocemente rispetto alla vita reale: ogni programma o progetto o servizio immesso in Rete è già vecchio nel momento in cui lo si rilascia in mano agli utenti. In quest'ottica credo si possa dire che l'idea del blog, oggi, è già obsoleta.
Internet è come una grande città, è fatta di persone che adottano diverse modalità per interagire fra loro. La tecnologia è al servizio degli utenti per facilitare l'utilizzo degli strumenti.


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