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:: Il rischio di regime ::

Cavaliere troppo prepotente? Disarcioniamolo con l'art.18
di Alessandro Curzi*

Di fronte all'ennesimo spettacolo di prepotenza e di autoritarismo offerto dal Cavaliere venerdì sera a "Excalibur", c'è solo da rimpiangere che i telespettatori che lo hanno seguito siano stati così pochi (8% dai dati auditel). A lui certamente sarà dispiaciuto constatare quanto possa essere scemata la sua capacità di attrazione sui telespettatori (e, speriamo, sui cittadini-elettori). Ma a me è sinceramente dispiaciuto ancora di più. E questo per un motivo molto semplice. Sono convinto che tutti coloro che hanno avuto la ventura di seguire quella trasmissione trasformata in fluviale soliloquio, di osservare quell'intervistatore in ginocchio, di rilevare la trasformazione di un processo (in cui il Cavaliere è imputato) in strumento di attacco, di insulto e di vilipendio da parte del Cavaliere ai danni del processo stesso, dei giudici e dei testimoni, ne abbiano ricavato una forte sensazione di smarrimento e di sgomento. 

E' apparso in tutta evidenza - anche ai più disattenti - che il Cavaliere non si fa più scrupolo di niente, che non ha rispetto per niente e per nessuno, che concepisce la politica e le istituzioni come mercé di sua personale proprietà, e che soprattutto si prepara ad alzare ancora di più il tiro contro tutto ciò e tutti coloro che, a suo avviso, gli impediscono di esercitare una piena e definitiva "dittatura della maggioranza" (una maggioranza peraltro incarnata nella sua persona, nei suoi interessi e nella sua personale visione del mondo). Mi sono personalmente sempre rifiutato di usare la parola "regime" per indicare l'attuale stato dei rapporti istituzionali e sociali nel nostro Paese - non foss'altro che per una questione di età e di esperienza diretta del regime fascista - pur essendo sempre stato consapevole dell'incultura democratica e dei comportamenti eversivi e autoritari della maggioranza di centrodestra e in particolare del suo capo supremo e padrone. 

Ciò che sta succedendo nelle ultime settimane, ciò che avviene ancora in queste ore mi costringono però ad usare per la prima volta la parola "regime". Non ovviamente come regime realizzato, ma come regime che si vuole fortemente realizzare. E al quale - ecco il punto - è arrivato il momento di porre un argine, prima che si passi dai tentativi ai fatti compiuti. Debbo dire che questa reazione è molto diffusa fra la gente, senza distinzione di appartenenza politica. Si pensi alla reazione furibonda di un Giuliano Ferrara di fronte all'"ispezione" al Tg3 e, ieri, ai rimproveri rivolti a Berlusconi per la sua vergognosa esibizione a Excalibur addirittura da un giornale di destra come Il Tempo. E poi basta ascoltare la gente per strada, sul tram, alla radio. Sono tutti sconcertati e sconvolti per il livello al quale è decaduta la politica e la vita pubblica italiana, da quando il Cavaliere è sceso in campo ed ha preso il potere. 

Il fatto è che le aspettative della gente, i problemi reali del Paese e le sue stesse straordinarie opportunità e risorse sono soffocate, passano in second'ordine, vengono ignorate. E' l'intero sistema politico-istituzionale che stenta a rappresentare gli interessi, le sensibilità e la politica che animano la società italiana. Un disagio, una inadeguatezza e un'incapacità plasticamente rappresentati dalle difficoltà dello stesso capo dello Stato a contenere la coazione a ripetere del Cavaliere in direzione di un progressivo degrado delle istituzioni. E' questa separatezza fra istituzioni e società che genera il "mostro" berlusconiano. E' da essa che nacque Forza Italia, con lo sdoganamento dei neo-fascisti e l'esaltazione del leghismo. 

E' di essa che oggi si nutre la deriva, se non il progetto autoritario. Ed è perciò che, come in altri momenti difficili, si ricominciano fortunatamente a registrare nella società fermenti di reazione spontanea da parte dei moderati, da parte degli stessi elettori di destra, oltre che dei giovani, dei cattolici e degli intellettuali. Abbiamo oggi a disposizione la via maestra - lo ripeto - perché tutto ciò possa trasformarsi in azione concreta di contenimento del degrado e di rilancio di nuove prospettive democratiche: il voto popolare.

Insieme alle amministrative, il referendum sull'ari. 18 del 15 e 16 giugno costituisce un banco di prova e insieme una tempestiva occasione per la capacità di reazione del Paese. Non a caso, giorno dopo giorno, arrivano adesioni al "sì" da personalità e da settori imprevisti (basti pensare a Cossiga e al responsabile dei giovani industriali lombardi). Insomma, al di là della stessa fondamentale battaglia per la difesa e l'estensione dei diritti dei lavoratori, lo scontro sull'ari. 18 si rivela sempre più anche come uno snodo decisivo per la costruzione di nuovi equilibri politici e di un nuovo costume istituzionale nel nostro Paese.

 [* direttore del quotidiano comunista Liberazione - 11/5/2003]


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