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:: Libri sui Blog ::

Recensione a «Diario di una blogger», F. Mazzucato
di Stefano Porro*

Accolto con sufficienza e talvolta codinamente sbertucciato dalla blogsfera, il nuovo libro di Francesca Mazzucato è un'operazione editoriale arguta. Un target definito, un argomento di moda e che cavalca in questo periodo le pagine dei giornali, una formula agile e scorrevole, una copertina che attira l'occhio (soprattutto quello maschile) dai banconi della libreria.
Ci sono vari modi per osservare, e rappresentare, l'evoluzione del magma rappresentato dai blog. Chi scrive predilige una sorta di osservazione partecipante, forse il metodo più efficace per capire che cosa accade tra chi posta e aggrega feed rss, mantenendo comunque un assetto distaccato e oggettivo. Tutto il contrario di quello che fa l'autrice del libro, che si butta a capofitto all'interno della blogsfera, dialoga con essa, diventandone parte imprescindibile, anche per quanto concerne gli aspetti deteriori e narcisistici.
Diario di una blogger è un romanzo in forma diaristica che pesca a piene mani dal fenomeno blog, servendosene come substrato su cui imbastire una fabula quotidiana. Tra le pagine, compaiono in continuazione nomi, indirizzi, riferimenti e citazioni dei blogger con i quali la Mazzuccato si tiene in contatto, e la scansione temporale rende molto bene l'idea di un diario virtuale, creando l'impressione di un assimilazione totale tra l'autrice e il suo blog.

Francesca non è nuova a operazioni di questo genere. Da Hot Line a Web cam, i suoi romanzi precedenti, si evince tutta la sua passione per il modo attraverso cui le nuove tecnologie sollecitano le relazioni e i pruriti delle persone. E il suo incedere non è mai saccente, ma sempre curioso, divertito e quindi divertente.
Viene da chiedersi se questa sia letteratura. Se pensiamo alla Mazzuccato come un erede più frivola (e sia detto senza alcuna volontà critica) di una certo filone cyberpunk e underground, allora la risposta potrebbe essere affermativa. Ma, al di fuori delle forzature, il pregio migliore di Diario di una blogger è proprio quello di essere il libro giusto al momento giusto. E in questi casi il tempismo nell'osservare un fenomeno e nel raccontarlo, è già di per sé un valore.

F. Mazzucato, Diario di una blogger, Marsilio editore, 10 Euro (su Bol)

Blog di Francesca Mazzucato
Le pagine di Francesca Mazzucato
Nonsense blog
Ossessione Letteraria

[ *di Stefano Porro , Clarence.com ]


«Diario di una blogger»
di Francesca Mazzucato

[Nel seguito le prime pagine del libro]

17 dicembre 2002 

L'abbandono. Qualcosa che non muore ma scivola altrove. Esausta. Occhi per vedere solo l'istante-rimpianto? Del desiderio sempre presente perché vinto, forse. 

Torturare corpo e anima, ancora, nel ricordo. Baci lenti e carezze, intimità rubata ad un tempo senza inizio. Una calda corrente ogni volta che quel volto dai contorni che sfumano e riappaiono, ritorna dentro la pancia, nello stomaco e fra le gambe. 

Un corpo magro - la consistenza della pelle ancora nitida e chiara nelle punte dei polpastrelli - esili ciuffi di peli sparsi, bocche che si incontrano e si straziano, un corpo traboccante di paura e collera. Innocenza notturna, al di sopra delle luci, in città, nel ciclo una mezza-luna circondata da nuvole argentate. Il sapore aspro della fine, difficile da deglutire come un boccone masticato male. La scoperta di quanto possa essere silenzioso e avaro il destino, dopo l'esplosione. Un treno in lontananza. Sola, perché? 

«Una ricerca, se ho ben capito devi fare una ricerca in rete.»
 «Esatto.» 
«Per lavoro?» «Non proprio, è una cosa personale, molto importante. Pensavo di utilizzare www.google.it . Oppure Altavista.»
 «Perché non usi i blog?» 
«I blog? Li conosci?» 
«Certo, in internet ne stanno nascendo moltissimi ogni giorno. Alcuni non servono a niente, altri possono essere davvero utili. Io ho trovato informazioni preziose.» 
«Qualcuno, tempo fa, me ne aveva parlato...» 
(Quella parola era rimasta sopita dentro di me, rannicchiata in un angolo, dove abbandoniamo le parole che vogliamo dimenticare. Le parole di cui conosciamo solo parzialmente il significato, ma che dentro di noi hanno acquistato un pezzetto di anima sussidiaria. Le lasciamo impolverare, per non soffrire, le lasciamo ammuffire. Dimentichiamo la data di scadenza, le seppelliamo sotto altre parole terapeutiche, lenitive, che non evocano niente, che non possono turbarci). 
«Quindi li conoscevi?» 
«Non proprio.» 
«Non sostituiscono i motori di ricerca, caso mai li integrano, in un intreccio di rimandi, di richiami, di link.» 
«Proverò. Grazie.» 

15 gennaio 2005 

16.15
Avvicinarsi a un mondo. Con regole e liturgie. Il blog. La parola è uscita da quella soffitta in cui la conservavo, adesso è sulla bocca di tutti. Mi ha abbandonato, ed è saltata come una rana. Ha abbandonato il ricordo in cui 8 l'avevo imbalsamata. Ha trovato la chiave. Parola traditrice ed equilibrista, blog. 
Ritagli, tracce, confidenze. Tasselli personali e professionali che compongono strani agglomerati. Scorie espulse senza filtro, satira, gossip. Voyeurismo, confidenze visionarie a un audience senza volto (non esiste blog, come non esiste scritto, che possa fare a meno dei lettori), vomiti e vaneggiamenti, interessanti informazioni, tutto. Un tutto contraddittorio, attraente, insidioso, offerto a un universo conosciuto (?) attraverso piccoli contatti, timidi avvicinamenti, provocazioni, una riga aggiunta con rabbia o con leziosa attenzione, una rapida lettura, un passaggio incuriosito, un indugiare furioso, un clic. 
E una schiuma. E salita dalle acque di internet, dai fondali profondi. Densa, incontenibile, porosa. E l'onda dei weblog, dei diari dimenticati aperti. 
E virus totale (forse anche letale). 

16.20 
Ormai è una consuetudine. Mi collego e ci vado subito. 
Mi accolgono saluti di sconosciuti che stanno diventando familiari, faccine sorridenti o costernate. Una fila di ;-) ;-0 maliziose, moltissimi punti esclamativi e inviti a visitare nuovi blog, ad arenarmi per qualche minuto su isole ancora sconosciute, per ciascuno uniche e speciali. 
Il modo più rapido, comodo e semplice di farsi un sito internet. 
Potrebbe non tentarvi, un weblog, potreste non farvi contagiare? Potreste non desiderare aprirne uno, o magari due? (Ci sono persone che ne hanno due e ti chiedono di visitarli entrambi per comunicare poi qual è il tuo preferito). 
Ci sono anche quelli che ne hanno tre o quattro, palesano la loro identità in alcuni e ne usano un paio in incognito. Anonimi, con un nome generico e un nick di riferimento. Sono blog-schermo da mandare avanti senza esporsi. 
Per sondare possibilità, per provocare senza giocarsi la faccia. 
Una delle tentazioni maggiori, in fondo le lettere non firmate, che svelavano intrighi o segreti d'alcova, hanno un'antica tradizione che qui viene rivisitata e reinven tata. Giuseppe Granieri, nel suo BLOG NOTES, () definisce i webiog in questo modo: «... una manifestazione pratica dell'intelligenza collettiva, teorizzata da 'Pierre Lévy. Una specie di nuova sfida che stiamo raccogliendo in tanti per far fronte alla situazione attuale dell'informazione... Allo stato attuale un webiog è solo un atto di follia romantica, come quelli del poeta Shelley che, animato dal desiderio di comunicare le sue idee rivoluzionarie, nel 1812 si affidava a messaggi in bottiglia o a palloncini aerostatici». 
E una bella definizione, romantica, ottimista (forse troppo?). 
Mi immagino, china, su una spiaggia, ad avvolgere un papiro ingiallito e a infilarlo dentro una bottiglia. Arriverà a Parigi? 

16.30 
All'inizio un blog coinvolge in modo totale. È raro utilizzarli senza prima aprirne uno, tanto bastano tre minuti. Se uno deve fare un ricerca di qualche tipo, oltre ai link può essere utile il gruppo di persone che diventano visitatori abituali aggregandosi spontaneamente. Ognuno di loro ha sviluppato una sua ragnatela, ognuno di loro può essere depositario di utili conoscenze. Osservo il fenomeno, portando avanti la mia ricerca. Incuriosita e desiderosa di arrivare in fondo, fremente. Intanto noto l'impatto sociale. 
Avete idea di cosa vuoi dire uno spazio dove scrivere 10 qualsiasi cosa? Se fossero nati prima mi sarei risparmiata la lettura di tanti romanzi ricevuti via posta e di racconti ricevuti via e-mail con pretesa di opinione rapida e immediata e di aiuto gratuito e disinteressato per la pubblicazione. E il dramma degli scrittori. Ai notai non succede. Ai dottori sì, soprattutto agli specialisti, lo so perché il mio compagno è medico e la sua situazione è tristemente simile alla mia. Gli telefonano vecchi compagni di scuola per una zia della cognata, cugini di terzo grado, sconosciuti che, chissà come, hanno trovato il suo numero. Per lui è un vero problema. Io adesso ho risolto. Posso dire a tutti: «MA FATTI UN BEL BLOG.» Fantastico. 

16.42 
Giornalisti improvvisati che tengono d'occhio le noti- zie che appaiono in rete, sui quotidiani e in televisione. Le scremano, le scelgono, le commentano. Poeti senza editore che si lasciano andare a sfoghi lirici, ogni post una strofa. E anche personaggi incredibili. 
Da un paesino siciliano un prete inserisce sul suo blog preghiere, omelie, riflessioni (http://donrosario.splider.it). E spontaneo, simpatico, ma per un pezzo ho pensato che fosse la surreale invenzione di uno scrittore. Mi pareva impossibile che un prete trovasse il tempo per curare un blog. Che ci avesse pensato e lo avesse realizzato. Ero certa che don Rosario fosse uno scherzo. Ho pensato che qualcuno molto abile si nascondesse dietro di lui. Magari rivelando un aspetto della sua personalità. Il recondito desiderio di una esperienza in seminario, di una vita votata al Signore. Sarebbe stato magnifico. Invece no, è vero, questo don esiste, cura la parrocchia ed è attento al suo tempo, testimone di Dio e del contemporaneo. Un pioniere, conosce le tecnologie, ne ha sondato le possibilità e ha deciso di utilizzarle. Sia io che lui siamo ospitati da www.splinder.it che pubblica il sommario dei vari weblog appena aggiornati che si possono leggere in sequenza. Si passa dal Diario di una pornostar a Leggimitutta, poi compare Viziosando per arrivare a Giornalismo e Giornalismi. In questo panorama eterogeneo le parole di don Rosario costituiscono un particolarissimo e straniante momento di riflessione. 

16.44 
Oggi nel mio non so cosa scrivere ma temo sempre che se non lo aggiorno la gente decida di non venirci più. Allora inserisco un post: «Oggi mi sento strana, è una giornata di languori e di ricordi». 
Un post inutile ma, nel solito sommario, qualcuno ha fatto persino di peggio: «Oggi ho le palle girate». Mi rassereno. 
Questo sono i blog. Angoli disgustosi o meravigliosi mondi inverosimili dove il pensiero trova strade impreviste, riflette, si allarga, si distoglie, si allontana verso orizzonti impensati e impensabili. Ancora nessun banner, nessun meccanismo inventato per produrre un qualsiasi tipo di profitto. Quindi vera tecnologia pop. La rete democratica e a disposizione, basta allungare una mano. Allettanti come un albero della cuccagna, come una grande, colossale lotteria. Questa semplificazione cattura, illude e convince di avere trovato una sorta di web-paradiso. La dimensione a lungo sognata dove esprimere la propria personalità, dove ottenere visibilità e confronto con altri. Conoscere senza conoscere veramente, entrare in contatto evitando il vero contatto con persone dai desideri simili, con gli stessi gusti. Sensazioni che si provano all'inizio. Un eden. Ma tutto sembra così quando non ha ancora una forma precisa, in quel momento indefinibile in cui le cose sono territori non delineati. Tutto sembra puro, perfetto. Soprattutto le storie d'amore. 
«Bonjour.» 
Stavo leggendo il giornale quando si avvicinò al mio tavolino. Una brasserie come tante, a Saint-Germain-des-Près. Avevo trascorso una notte strana, sola, in una Parigi avvolta da una foschia lieve e mi aveva catturato il riflesso delle luci sull'acqua della Senna. Notre-Dame, tutta bianca, oltre i ponti, incantatrice e maestosa, mi aveva tenuto compagnia come una silenziosa e anziana amica, carica di storia e di misteri. Al mattino avevo passeggiato sui lungosenna e scoperto strade dai nomi deliziosi. («La città in realtà non sorride che a coloro che le vanno incontro, e che vagabondano per le sue strade, a questi essa parla un linguaggio rassicurante e familiare» dice Julien Green). 
Mi ero seduta da pochi minuti, sul tavolo rotondo e traballante un caffè, una pila di libri, giornali italiani e Le Monde. Contavo di soffermarmi a lungo, di lasciare scorrere il resto della mattinata piacevolmente osservando avventori e passanti. 
«Bonjour.» 
Di nuovo, senza alcuna inflessione. Senza alcuna ironia. Non pareva seccato che non avessi risposto. Feci un cenno col capo, continuando a leggere. Mi rivolse qualche parola e io risposi senza guardarlo, pensando già a come liberarmene per non sciupare la mia solitudine primaverile, il senso di pienezza e l'intima eccitazione che provavo, quel giorno. 
Poi alzai gli occhi.


Ho letto il libro della Mazzucato, e non mi...
di Pietro B.

...pare un brutto libro. Confesso che mi ero avvicinato al libro della Francesca Mazzucato con molta circospezione e forse anche con un poco di prevenzione, a causa di tutte le polemiche che negli ultimi tempi erano circolate tra i bloggers sul suo conto.

A libro finito devo ammettere che non mi è dispiaciuto. Anzi.

Non avevo mai letto nulla della Mazzucato, «Diario di una blogger» è il primo. Quindi solo di questo posso parlare. E mi pare che una sufficienza abbondante la meriti. Il libro mantiene quello che promette: l'avventura di una scrittrice che apre un blog e la fa diventare occasione per raccontare la sua avventura tra i blogger.

La lettura del breve libro (135 pagine abbastanza larghe) è scorrevole e piacevole e rende bene, ai profani dei blog, l'idea di cosa sia il mondo dei blogger: «E una schiuma. E salita dalle acque di internet, dai fondali profondi. Densa, incontenibile, porosa. E l'onda dei weblog, dei diari dimenticati aperti. E virus totale (forse anche letale).»

Il libro poi è ben congegnato su due piani di lettura. Il primo formato dall'indagine all'interno dei blog, dove lei stessa diventa protagonista e vittima di feroci polemiche.

Il secondo costituito da una storia d'amore diremo nell'era di internet. I due piani si incrociano per tutto il libro fino all'esito finale, il risultato però non è banale, la storia procede con un suo ritmo e un senso unitario ben definito.

Io non sono in grado di giudicare il valore letterario del libro della Mazzucato. Posso solo dire che mi sono divertito a leggerlo, e soprattutto a ritrovarmi in tanti tic da blog che l'autrice con un'autoironia non comune ha sottolineato.

Mi permetto solo di sottolineare in negativo la nota stonatissima dell'inutile polemica con la Sonia Cassiani. Francesca, questa ce la potevi risparmiare...

Pietro Busalacchi


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