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Caro
Riformista,
ti scivo questa lettera per spiegarti perche' non ti leggero'. Credimi, mi ci
sono messo d'impegno, ma proprio non mi riesce. Gia' il tuo nome, di per se',
mi creava qualche problema. Certo, ci sono parecchie cose da riformare e la
forma che stanno prendendo non piace nemmeno a me. Ma il tuo battesimo e'
tremendamente viziato, credo, da un equivoco. Tu, come tutti noi, sei alla
ricerca di un'identita' e questo puo' anche farti onore. Ma andare a pescare
la tua identita' dal vecchio schema riforme-rivoluzione mi sembra un tantino
patologico. E' un modo come un altro per ribadire il tuo rifiuto nei
confronti di chi, a sinistra, ti considera titolare delle sconfitte piu'
dolorose. Non a caso - dando corpo alla tua idea di sinistra e al significato
del tuo nome - fai dell'ironia sulla "sinistra-sinistra, federazione dei
duri e puri" alla quale punterebbe Sergio Cofferati, capitalizzando
tutto cio' che da Genova al 23 di marzo ha colorato le piazze del paese. Del
resto, mi pare di aver capito che tu sia dell'idea che in piazza si
sventolano le bandiere, ma la politica e' un'altra cosa.
Infatti e' per questo che ti chiami cosi', come si potrebbero chiamare
tutti, visto che all'orizzonte non si profilano Place de Greve o Palazzi
d'Inverno da giustificare le tue apprensioni categoriche. Il fantasma della
rivoluzione continua ad agitare i tuoi sonni, devi giustificarti, forse nei
confronti del tuo passato, forse nei confronti degli elettori che perdi
quotidianamente per la strada e che ti chiedono maggior radicalita'. Oh,
io sono per le riforme e non rompetemi l'anima con la rivoluzione.
Del resto, quelli come te li conosco. Tutte le volte che ci parlo tirano
in ballo un altro simpaticissimo schema, quello di massimalismo e
minimalismo. Sono brave persone, ci mancherebbe, ma costruiscono
continuamente la propria identita' su opposizioni del tutto inadeguate. Hanno
bisogno di me per sentirsi persone ragionevoli e hanno bisogno di Berlusconi
per sentirsi di sinistra. Se io e Berlusconi ci prendessimo una vacanza si
dispererebbero, perche' non ci sarebbe piu' nessuna opposizione a riempire di
distinguo i loro discorsi.
Berlusconi ha preso i suoi primi voti dicendo che dall'altra parte c'erano
i comunisti. Tu hai perso e continui a razzolare i tuoi dicendo che
dall'altra parte c'e' Berlusconi. Le cose stanno piu' o meno cosi'. Ogni
legge Cirami e' una campagna contro la tua estinzione. Ogni detassazione
dell'eredita', ogni depenalizzaszione del falso in bilacio. Siete sempre in
due a guadagnarci, questo vi unisce, oltre al fantasma del comunismo che tu
chiami per pudore sinistra dei duri e puri e che continuate a sventolare
insieme, tu e Berlusconi. tu per dare prova di maturita', lui per prendersi i
voti. Bella coppia!
Ecco, io credo che sia questo il tuo senso. Ma fermarsi al nome sarebbe
ridicolo. Cosi' decido di conoscerti. Leggo la tua serrata difesa della
proposta di Rutelli (ho detto: Rutelli!) e scopro che nemmeno a dirlo e'
giocata fondamentalmente sulla semantica della discoteca e delle risse tra
bande. "Con tutto il rispetto per le sue posizioni, il rametto che ne
deriverebbe sarebbe così piccolo che più piccolo non si può" dici del
consenso di Cofferati. Sergio, in quanti siete? Ah, perche' noi siamo in
molti di piu'. Buttarla sul numerico, nel momento in cui ci si mette al
tavolo per capire come rimediare agli errori e' davvero desolante, un po'
come dire che le idee non contano e conta solo la volonta' del piu' forte.
Questa cosa, ad esempio, io comincerei a riformarla, se fossi in te.
Vedi, caro il mio Riformista,
sulle bazzecole come "la guerra all'Iraq, l'invio degli alpini in
Afghanistan" e la piega che sta prendendo il mondo (una piega che
sottrae ai governi nazionali la loro sovranita', dice qualcuno) l'aspetto
numerico e' il meno rilevante. Secondo me lo sai anche tu, che intorno a
queste bazzecole gravitano i presupposti politici e l'impianto programmatico
di qualsiasi coalizione, ma non lo dici. Perche' dall'altra parte c'e'
Berlusconi che riesce a mettere tutti d'accordo e vota la legge Cirami,
mentre un po' piu' a sinistra ci sono i pacifisti dei quali ti affretti a
riconoscere e a rispettare lo slancio etico. Tutto preso dai tuoi
sofisticatissimi riformismi (la politica quella seria) non ti passa nemmeno
per il cervello che il pacifismo possa includere un programma politico
sofisticato quanto il tuo. Come di una ragazza della quale si dice che e'
simpatica, tu apprezzi lo slancio etico di chi ripudia la guerra. Poi cominci
a far politica, che e' un'altra cosa.
Di conseguenza, non riconoscendo a cio' che riguarda l'intervento in Iraq
o in Afghanistan un contenuto di politicita', non li consideri argomenti che
valgano i destini di una coalizione. Cosi', speri che l'Ulivo abbia la
maturita' di muoversi per maggioranze, senza piu' porre veti di questo
genere. Saremo anche in disaccordo sull'Iraq, dici tu, ma possiamo comunque
affossare la legge Cirami e sostituire Berlusconi. Beh, io credo che questo
atteggiamento ti abbia gia' fatto perdere parecchi iscritti e parecchi
elettori, caro mio. Perche' dalle mie parti (dove il rosso e' stata una cosa
seria) siamo un po' stanchini di dare il voto a gente che in nome dell'ipotesi-Berlusconi
si sente autorizzata a sacrificare ogni cosa. Tu pensa, a volte viene la
voglia di votarlo, Berlusconi, a patto che voialtri vi leviate dai coglioni.
Tra l'altro, gente che la pensa all'incirca come te, in nome di questo
realismo, e' gia' andata al governo e mi ha fatto schifo. Ha cambiato lo
statuto della Nato, ad esempio, ha picchiato i miei compagni mentre
rumoreggiavano a Napoli, ha istituito i Centri di Permanenza Temporanea,
stava per cancellare l'articolo diciotto, prima che la fiammata delle
regionali non mandasse in fumo la sua sofisticatissima coda di paglia. A
dirla tutta, rispetto alle politiche del lavoro, si trascinava dietro anche
la Cgil, facendo possibilmente e paradossalmente peggio di Berlusconi. A
dirla tutta.
Poi, per concludere, mi sembra davvero disonesto buttarla su quello che
Cofferati diceva a proposito delle decisioni per maggioranza ad Ariccia, nel
1992. Mi tocca spiegarti (ma lo potrai pur sempre riformare) che la validita'
delle regole e delle scelte cambia a seconda dei contesti. Sostenere la
decisione per maggioranza all'interno di un sindacato non significa
sostenerla ovunque, ogni volta che le persone si devono mettere d'accordo.
Tra marito e moglie, ad esempio, decidere per maggioranza si fa brigoso. E
quel sindacato, nel maremoto di allora, condivideva piu' cose
dell'opposizione al Padrone e quindi poteva permettersi di applicare sulla
base di questa condivisione il metodo della maggioranza. Voi invece siete
ancora li', al grado zero dell'opposizione al Padrone del Governo. Badate, so
di darvi un dispiacere, so di spezzarvi il cuore e di distruggervi un mito,
ma anche lui non e' eterno.
Risentiti saluti,
Madame Defarge
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