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UMBERTO VERONESI: «LA LEGGE TUTELA PIU' LE CELLULE CHE LE DONNE»
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Intervista di Mario Pappagallo
[dal Corriere della Sera - 15/05/05]

«Ogni giorno almeno 10 mila uova fecondate in normali rapporti di coppia non attecchiscono in utero e muoiono. Circa 300 mila al mese, 3 milioni e seicentomila l´anno. E questo solo in Italia. Una strage di potenziali bambini e, secondo la Chiesa, di anime che non si sa dove vanno. Un eccidio di innocenti inspiegabile».

Umberto Veronesi, ex ministro della Sanità, oncologo e scienziato di fama internazionale voterà sì al referendum di abrogazione di alcuni punti controversi della ormai nota legge 40 che regola in Italia la procreazione medicalmente assistita o fecondazione artificiale.

Professore, secondo lei dove vanno tutti questi ovuli fecondati?
«Da scienziato e ateo rispondo: da nessuna parte «(...)Ma secondo la Chiesa, non essendo battezzati, dovrebbero finire tutti nel Limbo. Ipotesi scartata però da San Tommaso d’Aquino che fissa al terzo mese di vita la comparsa dell’anima. Mentre per l’ebraismo il momento chiave è il quarto mese. Detto questo, ricordo la mia infanzia di bimbo cresciuto in cascina: la mortalità neonatale era allora altissima e ricordo l'angoscia dei genitori per non far finire il loro figlio al Limbo. Quando i piccoli stavano male, chiamavano prima il prete del medico».

Ma allora, quand’è che questo ovulo fecondato si completerebbe con l’anima?
«Scientificamente potremmo far coincidere l’anima con il pensiero, con la psiche. È ormai provato che il feto pensa, all’ottavo-nono mese. È ragionevole quindi ipotizzare che l’anima esiste se c’è il pensiero. Ed è ragionevole immaginare che l’anima, e secondo il pensiero cattolico la vita, entra nel corpo quando c’è un abbozzo di struttura pensante, di avvio dell’intelligenza. Tant’è che la morte oggi coincide con la morte del cervello: l’espianto di organi vitali è consentito anche dalla Chiesa dopo la morte documentata del cervello. Ma quando l’embrione inizia ad avere questo abbozzo? Questo accade dopo due settimane dall’attecchimento in utero. Prima è solo un ammasso di cellule. Un progetto di essere vivente».

Di essere vivente o di essere umano?
«Uno scimpanzé che cos’è? Un essere vivente con una differenza minima nel genoma rispetto all’uomo. Talmente minima, i geni sono uguali al 99,5 per cento, che potenzialmente potrebbe essere un progetto di uomo. E allora perché non tutelare anche lui? La Chiesa in realtà ha una visione antropocentrica: solo l’uomo conta. Ma io che sono animalista e vegetariano mi chiedo, provocatoriamente, perché non tuteliamo anche gli embrioni degli scimpanzé, anch’essi sono progetti di esseri umani».

Quindi, che cosa non va nella legge 40?
«Innanzitutto che tutela più gli ammassi di cellule che la donna o i feti veri e propri».

In che senso?
«Basti pensare all’inumana proibizione della diagnosi preimpianto per verificare la buona salute dell’embrione. Una palese contraddizione con la legislazione italiana in vigore che prevede l’esame prenatale del liquido amniotico o dei villi coriali, così come l’ecografia già dal secondo mese, che in caso dimostri una malformazione o una situazione grave del feto autorizza la scelta dell’aborto. E credo che nessuna donna ami abortire. Eppure mentre è prevista l’eliminazione di un feto, di un essere umano, si tutela un ammasso di cellule non pensante... Almeno fino a quando non diventa pensante, perché poi l’aborto è ammesso... Sconcertante».

Ma non c’è un rischio di deriva eugenetica?
«Bè, anche l’esame del liquido amniotico o l’ecografia al secondo mese in teoria nascondono il rischio di selezione eugenetica. Forse che poi la differenza non è fatta dall’etica del medico e dall’amore dei genitori in attesa. Non ho mai sentito di un aborto legato al colore degli occhi del futuro bambino. Eppure potenzialmente questo potrebbe accadere... In realtà la legge 40 offende i successi della ricerca scientifica che era arrivata ad anticipare la verifica della salute dell’embrione addirittura a prima dell’impianto evitando drammi psicologici ben maggiori. Offende me scienziato».

E sul numero massimo di tre embrioni da creare e impiantare, per evitare di congelarli?
«Anche in questo esiste una grave contraddizione etica. Se l’embrione è un essere vivente perché ne prevediamo la morte per legge?».

Che cosa vuol dire?
«Semplice, se impiantiamo tre embrioni sappiamo per certo che minimo uno muore, se non tutti e tre. Inoltre i parti plurigemellari sono un rischio per la donna. Allora, o si preleva un ovulo per volta, lo si feconda e lo si impianta. O si preparano più embrioni, si congelano e se ne impianta uno per volta. Questa peraltro è l’ultima indicazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms)».

La legge però serviva a regolare una sorta di Far West?
«Parlare di situazione da Far West è un oltraggio per la medicina italiana che in questo campo era al primo posto in Europa. E comunque, come dice il giurista Pietro Rescigno, sarebbe stato meglio il vuoto normativo a una legge lacunosa e contraddittoria».

E il problema degli embrioni congelati «orfani»?
«Ho già espresso più volte il mio pensiero: piuttosto che finire in un lavandino, potrebbero essere fondamentali per la ricerca sulle cellule staminali e altro. Donatori di cellule così come un adulto, constatata la morte cerebrale, può essere un donatore di organi... E poi, quando un domani, studiando le cellule staminali di un embrione, all’estero verrà trovato un farmaco che cura per esempio il Parkinson, i cattolici che fanno?... Non lo prendono?».

Logo 08.05.05

Sicilie, siciliani e la società marcia
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Sono nato a Ragusa Ibla, ho frequentato le scuole elementari e medie a Pozzallo, la cittadina di Giorgo La Pira,e la prima classe del liceo scientifico G. Galilei a Modica, la cittadina di Salvatore Quasimodo. Poi il trasferimento a Palermo dove ho concluso il ciclo scolastico fino alla laurea in Scienze Geologiche.

La Sicilia può essere vista in tanti modi anche dal punto di vista geografico, ma in questa immagine si capisce come essa sia al centro del mediterraneo e Ragusa ne sia la sua "punta" più avanzata. Questione di punti di vista direte.

Le spiagge del ragusano e di Pozzallo in particolare sono tra le più belle che io abbia mai visto in Italia, giudizio ovviamente di parte ma che trova una sua ragione se solo guardaste ad esempio le foto ad che pubblicai su ItaliaBlogOltre.

Nella spiaggia dove è presente quello scoglio caratteristico denominato Pietraspaccata ho passato le estati della mia infanzia ed adolescenza, i primi turbamenti amorosi e dove ha avuto inizio il mio primo ed unico naufragio su di una barca a vela.

In questa cornice di ricordi e di immagini leggo con sgomento la notizia del suicidio di Marco e Damiano entrambi tredicenni alunni della stessa scuola media Quasimodo di Ragusa. Ecco cosa scrive a questo proposito La Stampa del 7 Maggio 2005:

Marco e Damiano avevano 13 anni e frequentavano la stessa scuola: Marco era figlio di un ingegnere elettronico e di una donna cinese: tutti a scuola lo chiamavano "il cinese", facendolo disperare. Damiano, un ragazzone alto più di un metro e 90, figlio di un commerciante di mobili, aveva una gran passione per il basket, ma spesso era dileggiato proprio per la sua altezza e per il suo modo di camminare un po' dinoccolato. Sono morti entrambi suicidi. Marco l'8 Febbraio scorso, Damiano meno di un mese fa, il 15 Aprile. [...] La memoria torna poi anche ad un altro suicidio avvenuto cinque anni fa, quello di un ragazzino della stessa scuola che veniva preso in giro perché figlio di contadini. E in effetti a qualcuno è venuto il sospetto che la soluzione di queste tre tragedie fosse da ricercare proprio tra le mura della scuola Quasimodo. Non, però, alla procura della Repubblica di Ragusa: è stato aperto un fascicolo "per atto dovuto - ha spiegato il titolare dell'inchiesta, il pm Monica Monego - senza ipotesi di reato e senza indagati". Ieri invece si era diffusa la voce che l'inchiesta fosse "per istigazione al suicidio" ma come il sostituto anche il procuratore capo Agostino Fera lo esclude categoricamente. "C'è un sentire comune in città - ammette il pm Monego - forse anche giustificato, ma non ci sono ipotesi di reato".
Resta però l'allarme: "E' una vicenda molto delicata - dice il sindaco di ragusa, Tonino Solarino - nella quale bisogna coniugare l'attenzione e il dibattito per stimolare un'adeguata presa di coscienza, con la discrezione e il silenzio per scongiurare effetti di trascnamento e di emulazione".

Nei miei ricordi non mancano episodi in cui io tra Pozzallo e Modica sia stato vittima di episodi di "bullismo", lo stesso dicasi a Palermo, e per quanto ne sò, e per quello che registrano le cronache locali, tali episodi non mancano nemmeno a Modena. Non è quindi un problema di campanile è un male delle nostre scuole, è un male della nostra società come la violenza negli stadi e altri fenomeni che coinvolgono i nostri giovani.

E' un malessere profondo segno che questa società così avara di valori che non siano quello del consumismo e dell'individualismo più esasperato, così com'è è marcia perché mina con il malessere dei più giovani le basi del proprio futuro. I giovani si ritrovano solo nel "branco", con le sue regole spesso crudeli, e se non ne vuoi far parte sei fuori, "out", soggetto alle vessazioni degli altri.

E i giovani sono il nostro futuro non dimentichiamolo. Ed in questo futuro ci sarà anche mia figlia.

EPILOGHI

Da La Sicilia on line di oggi Domenica 8 Maggio 2005:

Vittoria, arrestati tre giovani per massacro psicolabile

VITTORIA (RAGUSA) - Lo hanno picchiato selvaggiamente, come avevano già fatto altre volte in passato, ma questo volta lo hanno massacrato di botte fino a provocarne la morte. La vittima è un uomo semi-infermo di mente, Salvatore Sallemi, di 59 anni, massacrato di botte nel garage dove viveva tra i rifiuti, con una branda come letto. Gli assassini sono tre giovani, tra cui due minorenni, di Vittoria, centro agricolo del Ragusano conosciuto per la produzioni di primaticci in serra e per la presenza di una massiccia comunità di immigrati.

Tre bulli di paese, protagonisti di una violenza bestiale e gratuita, che ricorda da vicino le scene del film «arancia meccanica». I retroscena del terribile raid, avvenuto nella notte tra lunedì e martedì, sono stati ricostruiti dalla squadra mobile di Ragusa che ha arrestato Enzo Guardabasso, 21 anni, e due suoi amici, di 15 e 16 anni, con l'accusa di omicidio volontario. Un delitto senza alcuna motivazione, se non quella di accanirsi per «divertimento» contro un uomo incapace di difendersi. Da tempo il «branco» aveva preso di mira Salvatore Sallemi, uno psicolabile conosciuto in paese con il soprannome di «Turi u micialinu».

In diverse occasioni l'uomo era stato aggredito dai tre giovani nel tugurio che aveva trasformato in abitazione, in via Cacciatori delle Alpi. I vicini hanno raccontato che l'ultima spedizione punitiva era avvenuta il giorno prima del delitto. Ed è stata proprio una vicina di casa, la mattina di martedì, a scoprire l'uomo disteso nella sua brandina con il corpo tumefatto dalle percosse. L'autopsia ha accertato che Sallemi è stato picchiato alla testa e seviziato con pentole, tegole e mattoni. Gli investigatori, attraverso le testimonianze dei vicini, sono riusciti ben presto a risalire ai tre giovani, impegnati in lavori saltuari nelle campagne o nella raccolta della plastica per le serre.

Nessuno di loro ha mostrato di comprendere la gravità dell' accaduto. Il più grande, al termine dell'interrogatorio negli uffici della Questura, ha detto rivolgendosi agli agenti: «Adesso posso tornare al lavoro?». Guardabasso è stato condotto nel carcere di Ragusa, con un'accusa pesante come un macigno. I due complici, di fronte al Procuratore del tribunale dei minorenni di Catania, Angelo Busacca, e al suo sostituto, Gaspare La Rosa. hanno respinto ogni accusa, facendo però parziali ammissioni sulla loro presenza nel 'basso' dove è avvenuto il delitto. Anche a loro è stato contestato il reato di omicidio volontario, aggravato da futili motivi e dalle sevizie.

E' il secondo clamoroso episodio di «bullismo» che emerge, nel giro di pochi giorni, in provincia di Ragusa. La Procura iblea sta infatti indagando sul suicidio di tre ragazzi, che frequentavano la scuola media «Quasimodo» del capoluogo. Secondo gli inquirenti questi gesti potrebbero essere stati originati da un clima di violenza e di sopraffazione all'interno dell'istituto.
(7 Maggio 2005)

Da la Repubblica.it di oggi Domenica 8 Maggio 2005:

Ucciso in un pub a coltellate Aveva difeso un disabile

POLICORO - Ucciso per aver difeso in discoteca un disabile, sbattuto giù dalla sedia a rotelle e picchiato davanti ad un disco-pub. Francesco Mitidieri, 23 anni, imbianchino, è stato ammazzato così a Policoro, in provincia di Matera, da un suo coetaneo, arrestato insieme a tre complici. La rissa è scoppiata con ragazzi di un vicino paese calabrese.

Tutto sarebbe cominciato quando uno dei quattro fermati avrebbe rivolto uno sguardo "pesante" alla fidanzata del disabile. Questi ha chiesto spiegazioni e, per tutta risposta, sarebbe stato aggredito e fatto cadere della sedia a rotelle. Il suo aggressore lo avrebbe anche colpito con calci e pugni quando era a terra: a quel punto, alcune persone, fra le quali Francesco Mitidieri, sono intervenute per cercare di riportare la calma.

Ma proprio il ragazzo è stato colpito con una coltellata: e al suo arrivo in ospedale era già morto. L' assassino e i suoi tre amici (non sono ancora del tutto chiare le responsabilità di ciascuno nella vicenda) sono fuggiti dal locale, inseguiti da numerosi avventori. Poco dopo, sono stati bloccati dai Carabinieri, che stanno cercando di trovare il coltello con il quale il giovane imbianchino è stato colpito.


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