29.11.03
Due punti di vista
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di Giulio Mozzi
[da Giulio Mozzi diario]
Metro e City sono due giornali gratuiti. Vengono distribuiti in varie città. Come tutti i giornali gratuiti, vengono sfogliati, leggiucchiati, e abbandonati.
Stamattina, sul treno da Treviglio a Brescia, ho raccolte una copia dell'uno e un copia dell'altro. La notizia maggiore di prima pagina, quella che ha il titolo più grosso, era la stessa per entrambi.
Riporto titolo e trafiletti.
I bambini temono la guerra, sognano lavoro e famiglia. Indagine Eurispes sull'adolescenza: i soldi non seducono. I bambini tra i 7 e gli 11 anni e gli adolescenti tra i 12 e i 19 sognano di riuscire a costruirsi una bella famiglia e di avere un buon lavoro. Non soffrono di conflitti con i genitori e non subiscono il fascino del denaro. Risulta dal 4° rapporto nazionale sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza presentato dall'Eurispes e da Telefono Azzurro, che hanno indagato sulle paure e sui sogni dei bambini e degli adolescenti raccogliendo oltre 10 mila questionari. Morte, malattie e guerra sono ai primi posti per quanto riguarda le paure. La guerra terrorizza l'80,2%. La morte in generale invece spaventa 7 piccoli su 10 mentre la malattia è temuta dal 60%. Sul versante moda tramonta il tatuaggio e prende sempre più piede il piercing, soprattutto tra le ragazze tra i 15 e i 19 anni. Le violenze sessuali sui minori nei primi 7 mesi dell'anno sono aumentate del 17,7% rispetto al 2002. Fra le regioni incriminate spiccano Lombardia, Campania e Lazio. (Metro).
I teenager iniziano prima a fumare erba e bere alcolici. L'età in cui si comincia a consumare droghe, soprattutto hashish e marijuana, e a bere alcolici si è abbassata a 13-14 anni. E' il dato più preoccupante della radiografia della condizione giovanile che emerge dal Quarto rapporto presentato ieri da Eurispes e Telefono Azzurro. Aumentano gli abusi sessuali dentro le pareti domestiche e lo sfruttamento del lavoro minorile, l'anoressia e l'obesità, le allergie e le disabilità mentali. (City).
L'Eurispes ha un proprio sito (www.eurispes.it) dove però, al momento, il Quarto rapporto sull'infanzia non mi pare sia disponibile (dico mi pare, perché la connessione era così lenta che a un certo punto ho rinunciato).
City è pubblicato da una società del gruppo Rcs (Rizzoli-Corriere della sera). Metro è pubblicato da una società del gruppo internazionale Metro International.
28.11.03
C'era una volta un pazzo
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di Beatrice Corato
da Mariemarion - Una donna per amico
c'era una volta un pazzo,
camminava per borghi e villaggi offrendo il suo cuore alla gente.
Un cuore vero, un cuore di pazzo.
Lo teneva in mano caldo e palpitante e ad ognuno che incontrava subito gliel'offriva come un dono meraviglioso.
Nella sua follia egli credeva di offrire chissà che grande felicità.
Ma la gente, alla vista di quell'ammasso di carne sanguinolenta fuggiva inorridita.
Le madri chiudevano i propri figli a quattro mandate nelle casupole e i padri correvano in cantina a prendere il fucile.
Il pazzo non capiva perché, ma tranquillo vagava per strade e viottoli alla ricerca di qualcuno che accettasse il suo cuore caldo e palpitante.
Venne l'inverno, e fu gelido quella volta. Chiusi dentro le case calde gli uomini dei borghi e dei villaggi assaporavano il frutto del sudato lavoro e guardavano crescere i propri figli come un dono di Dio. Il pazzo occhieggiava dalle loro finestre con l'acquolina alla bocca, ma se provava a bussare per chiedere gli avanzi subito i cani latranti gli ringhiavano addosso.
Camminò, per giorni e settimane.
Poi s'accasciò sotto il rudere di un albero infreddolito.
E morì.
Lo trovarono che era primavera sotto l'albero inorgoglito di fiori profumati.
Il suo cuore ancora batteva caldo e palpitante.
Impaurita e incredula gente corse a chiamare il prete il quale corse a chiamare il vescovo e vi fu un grande consesso di prelati da quelle parti.
Il prelato più importante decise di racchiudere il cuore dentro un'urna e di metterlo nel duomo giù in città.
E' un miracolo, sentenziarono i padri di Dio.
E' un miracolo! esclamava la gente confusa.
Per alcuni giorni andò in pellegrinaggio al duomo e la folla arrivava fino ai sobborghi limitrofi.
Ma avvicinatasi all'urna, la gente inorridiva di nuovo alla vista di quella massa di carne sanguinolenta e scappava dalla chiesa di Dio neanche avesse visto satana.
Fu così che i padri decisero che quella non era roba da miracolo ma forse qualche scherzo del diavolo.
Presero il cuore e lo gettarono via, il più lontano possibile.
Passò di lì uno scienziato, s'accorse di quello strano insulto alla ragione e portò il cuore in città, nel laboratorio dove per mesi lui e gli altri studiarono l'insolito fenomeno.
Ma non cavandone un ragno dal buco si liberarono del cuore dandolo in pasto a un cane.
Ma il cane si rifiutò di azzannarlo, delicatamente afferrò il cuore con la punta dei denti aguzzi e lo trasportò fuori città, delicatamente lo depose sotto un albero rattrappito dal freddo e corse via guaiolando di paura.
Passò l'inverno, tornò il disgelo, la primavera ammantò il creato di gioia.
I bambini tornarono fuori a correre per i prati giocando a nascondino.
Una bimba timida che non parlava mai s'accorse del vecchio cuore palpitante.
Non provò paura, neanche curiosità, semplicemente si accoccolò vicino a lui e lo prese tra le manine.
Il cuore ebbe un guizzo di felicità.
La bambina gli parlò col pensiero, gli disse sta' tranquillo, adesso ci sono io.
Tra i sussulti dell'agonia anche il cuore parlò alla bimba attraverso il linguaggio dell'amore.
Le disse ama sempre figlia, ti costerà la vita ma tu non smettere d'amare.
Non diventare come loro, raccomandò il vecchio cuore morente prima di abbandonarsi al sogno e scomparire.
La bimba osservò il cuore infelice dileguarsi dalle sue manine.
Guardò verso il cielo, vide un gabbiano volare libero verso il sole.
Guardò intorno a sé, vide mille compagni di sventura che chiedevano il suo aiuto.
La bambina che non sapeva parlare era figlia di una saggezza antica, ma adesso possedeva anche il segreto dell'amore.
E capì dove il vecchio cuore aveva sbagliato, capì in cosa gli aridi eruditi avevano sbagliato.
La bimba capì che doveva ascoltare tutt'e due le voci dentro di sé, quella della Passione e quella della Ragione.
Senza mai esagerare nell'una o nell'altra, mai regalando se stessa a nessuno, mai dimenticando la favola del pazzo.
E seppe vivere.
Ricca di tutti i tesori del mondo.
a mia figlia
mariemarion
Bush e il tacchino
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di Delicebaltic
[da leggimitutta]
Come un eroe da film wester, il bravo, coraggioso, difensore del BENE, orgoglioso dei suoi soldati, quando si tratta di mangiare il Tacchino, ma indifferente nel rendere omaggio, quando ritornano negli USA chiusi nel sacchi della morte, è arrivato per cercare di far parlare di se: curioso che anche Hillary Clinton, sia in giro dalle parti dell'altra guerra: quella afghana. Bush è andato a Bagdad soprattutto per far ricordare che lui c'è. In questo momento gli sciiti, per bocca dei suoi leaders più rappresentativi :Abdel-Aziz, e l'ayatollah Sistani, contestano i modo e i tempi del passaggio di potere in mano irakena. Non accettano che le elezioni siano fatte nel 2005 e vogliono che siano "dirette". In più vogliono che nella costituzione si alluda all'identità islamica. Insomma potrebbero, gli sciiti, incominciare ad arrabbiarsi seriamente e aiutare la resistenza a cacciare le truppe occidentali. Altro che tacchino!
27.11.03
Un Paese indifendibile
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da Giuda - il sito che non tradisce
Facciamoci una promessa: diciamo le cose come stanno: l’Italia è un paese indifendibile dagli attacchi terroristici. Non solo: con ogni probabilità, a causa del nostro intervento di pace/guerra/presidio in Iraq, della più volte affermata vicinanza con Israele e della nostra posizione geografica, è fortemente possibile che i prossimi ad essere oggetto di attacchi potrebbero essere i centri nevralgici e non del nostro Paese.
Chi pensava a una gaffe quando il Presidente del Consiglio diceva nel Settembre 2001 a Berlino che non è possibile mettere le due civiltà, occidentale e islamica, «sullo stesso piano» perché quella occidentale è superiore all’altra si faccia un esame di coscienza.
Quella era molto di più di una dimostrazione di superficialità, era una affermazione che suona ai terroristi come una giustificazione alle loro azioni contro il nostro contingente a Nassiriyah, contro la nostra ambasciata. E suonerà come tale anche in futuro.
Differente è lo sguardo che dobbiamo stendere sulla questione medio orientale, sul perché ora gli integralisti islamici vedano anche l’Italia come un nemico. Non è una fatalità. Loro, a differenza nostra, non dimenticano. Non si tratta di un attacco indiscriminato, scriteriato. E’ la conseguenza di una serie di scelte politiche espresse dai nostri eletti, gli stessi che ora vogliono tranquillizzarci sulla nostra sicurezza.
Fermiamoci a riflettere: contro i carabinieri hanno mandato un camion imbottito di esplosivo, contro l’ambasciata italiana un missile. Vuol dire che una organizzazione ha caricato un camion di esplosivo, prendendolo da un deposito e lo ha pilotato fino al luogo della strage. Significa che qualcuno è andato comodamente in giro con un lanciamissili o un mortaio, ha preso la mira contro la nostra ambasciata e ha premuto il grilletto. Non ci vengano a raccontare che le forze alleate hanno il controllo del territorio.
Non voglio entrare nel merito della collocazione in politica estera della maggioranza, non sarà certo un articolo su un sito sperduto ad avere importanza. Mi limito a constatare che qualsiasi persona lungimirante avrebbe dovuto mettere in conto qualche morto in Iraq e una qualche reazione cruenta nei nostri confronti nel momento stesso in cui si è poggiato il piede in Iraq.
La violenza non nasce mai dal nulla, è una reazione ingiustificata ma prevedibile. Cosa sentiranno gli integralisti nei nostri confronti? Pensiamoci. (http://www.lyricsfreak.com/d/depeche-mode/39413.html)
Meno che in Iraq, ma non credo che si sia al sicuro a casa nostra. Un aeroporto, una stazione, un centro commerciale: se un giorno decideranno un attacco terroristico o i servizi segreti – notoriamente efficienti come un cespuglio di muschio - ne anticiperanno le gesta oppure i due poliziotti aggiunti di guardia alla banca o quelli al palazzo rappresentativo salteranno in aria come tutto quanto sarà accanto.
Troppi sono i punti di snodo dell’economia, i luoghi fisici possibili. Se la storia ci insegna qualcosa, non colpiranno i monumenti. Ma tutto il resto? Possiamo chiederci, ragionevolmente: Se, Dove, Quando.
Non facciamo finta di non sapere perché.
Spero che la famosa luce nella Presidenza del Consiglio - finalmente - si accenda. E che almeno per una volta non si tratti di una lampadina.
O del solito, vecchio, televisore.
26.11.03
Non è mai abbastanza tardi
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da Leonardo
La redazione di Leonardo, per dirla tutta, è un po’ stanca dell’attualità.
Allora abbiamo preso la macchina del tempo e siamo andati a leggere lo storico discorso che il segretario del Partito Moderato Europeo, Gianfranca Mussolini, leggerà durante la sua prima visita a New Yerusalem, nel 2068. (Mussolini, sì, proprio come la famosa nonna).
Signori e signore della Convenzione:
È per me un grande onore essere accolto qui, in mezzo a voi, per porgere, a nome mio e di tutto il mio partito, delle scuse.
(Rumori in sala)
So che vi è tra voi chi queste scuse non ha intenzione di accettarle: chi le considera tardive, e non commisurate alla colpa. E non ha torto. Le scuse postume non rimediano agli errori, non riportano in vita chi è caduto. Per essere franco, signori della Convenzione, le scuse che vi porto non servono a voi. Servono invece a me, e agli uomini e alle donne del mio partito. È scritto in un libro, che voi e io ben conosciamo – un libro che è stata fonte di dolore, ma anche di speranza – che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli. E questo è giusto: eppure vi sono pene tanto gravi che la loro ombra oscura la coscienza di intere generazioni. Quell’ombra – l’ombra del dolore causato dalle scelte sventate dei nostri padri – è ancora nel mio cuore, e nel cuore di tanti europei. E se le mie scuse, tardive ma sincere, possono in qualche modo contribuire a far svanire quest’ombra, io sono qui a porvele. È tempo di denunciare le pagine di vergogna che ci sono nella storia del nostro passato.
Il signori della Convenzione non ignorano che il Partito da me rappresentato è nato dalle costole di un movimento politico tristemente famoso: Alleanza Nazionale. E le responsabilità di Alleanza Nazionale nell’ascesa del primo leader cesarista europeo sono state ormai appurate da numerosi storici.
Quando nel 1994 Silvio Berlusconi scese in campo in Italia, agli esponenti di Alleanza Nazionale non parve vero di trovare improvvisamente un potente alleato, dotato di un monopolio mediatico senza paragoni in Europa. Per più di vent’anni AN fu l’alleata più fedele dei cesaristi di Berlusconi. AN fu accanto a Berlusconi, mentre questi ridisegnava l’assetto statale, emanando leggi su misura per sé, e fortificando il suo impero economico e mediatico. Un modello che dall’Italia sarebbe stato importato con successo negli altri Paesi d’Europa e nel mondo. Forse vi sono stati, in altri Paesi, regimi Cesaristi ben più temibili del nostro: ciò non toglie che il moderno Cesarismo lo abbiamo per primi inventato noi.
AN fu al fianco di Berlusconi nella repressione del dissenso – anzi, si distinse per zelo nel reprimere i dimostranti e nell’emanare leggi liberticide. Fu soprattutto, quel che è peggio, complice della creazione di una nuova ideologia identitaria, ben rappresentati dalla triade che cominciò a comparire sui muri del mio Paese verso il 2005: Patria, Famiglia e Crocefisso. Si precisavano così i contorni di un conflitto già in atto che – cominciato l’11 settembre del 2001 come “guerra al terrorismo”, si sarebbe ben presto rivelata per quella che era: una guerra di civiltà, una guerra di ideologia, una guerra di religione.
Gianfranco Fini, mio predecessore e mio prozio, era una personalità complessa e combattuta: riconoscerlo non equivale a perdonarlo. Proprio mentre si adoperava, in Italia, riassorbire i lavoratori di origine straniera che vivevano senza cittadinanza ai margini della legalità, varava leggi proibizionistiche contro le droghe leggere; proprio mentre si recava in questa stessa terra, e riconosceva le responsabilità del Fascismo nella Shoah, tuonava contro quella da lui definita “la malapianta dell’antisemitismo”: fingendo di non vedere, dietro quella “malapianta”, l’espressione del dissenso e perfino della disperazione dei cittadini europei per la crisi del Medio Oriente.
Ma non c’era più spazio, in Europa e in Medio Oriente, per il dissenso: non c’era più spazio per la disperazione. Dopo la seconda guerra del Golfo, in Italia, come negli Usa, non ci fu più spazio che per le fanfare della nuova guerra di civiltà. Incuranti di fermare un terrorismo che doveva e poteva essere stroncato sul nascere, con operazioni mirate contro i finanziatori sauditi, i governanti dell’Alleanza lasciarono campo libero ai terroristi in tutti i Paesi del Mediterraneo, sfruttando il contraccolpo emotivo di ogni attentato per militarizzare sempre più la cittadinanza. In Italia il primo e più sintomatico esempio fu l’ondata di nazionalismo scatenata dall’eccidio di Nassiriyah: ondata scatenata e cavalcata anche da Alleanza Nazionale.
Era solo l’inizio di quella catastrofe che ha segnato il ventunesimo secolo. Catastrofe immane, senza vincitori e vinti, dalla quale soltanto oggi usciamo. E se ne oggi finalmente usciamo, signori della Convenzione, lo dobbiamo a –
Il discorso si interrompe qui perché in quel momento la Terra viene vaporizzata da un astroscavatore di Betelgeuse che stava costruendo una pista da corsa intorno al sistema solare.
In seguito, il capocantiere si è scusato.
25.11.03
Tempo scaduto
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da suzanne
Cos'è, anche nei blog Nassirya è già andata a finire negli "archivi "?
I nostri carabinieri sono stati vittime di una guerra sconsiderata, ma sono morti da eroi per aver impedito che un altro e più potente carico di esplosivo provocasse una catastrofe immensamente superiore.
Il livello di protezione assegnato alle nostre truppe - evidentemente - non era dei migliori...Insomma in parole povere hanno dovuto proteggersi "da soli"...
Riporto per intero il testo che segue, scritto dal segretario nazionale dell'UNAC (Unione Nazionale Arma Carabinieri) M.llo CC. Antonio Savino e pubblicato anche dal quotidiano Liberazione in data 19/11/2003.
"RABBIA ED AMAREZZA PER I COLLEGHI CADUTI IN IRAQ".
"Dopo americani ed inglesi, non poteva che toccare ai nostri carabinieri e soldati italiani in Iraq. Ragazzi spinti alle missioni estere non solo da senso umanitario di aiuto a quelle popolazioni, non solo da senso di patriottismo o contributo alla lotta al terrorismo, ma anche e spesso soprattutto per portare a casa qualche soldo in più e vivere una vita con maggiore dignità".
"Per questo per essere assegnati alle missioni estere, tra i carabinieri vi è una concorrenza spietata a suoni di raccomandazioni. In termini economici, 6 mesi di missione estera soprattutto in zone belliche, contribuisce a comprarsi almeno metà della tanto agognata casa. La miseria economica, in cui versano tutti i carabinieri, poliziotti e militari italiani, non può essere sottaciuta, come non può essere sottaciuto il mancato impegno degli attuali governanti alle tanto evidenziate ( solo in campagna elettorale ) situazioni migliorative per tutto il comparto sicurezza, in cui i Carabinieri, parte integrante, vivono con regolamenti da prima guerra mondiale e con stipendi da fame".
"Non siamo guerrafondai, siamo solidali con quelle popolazioni, ma costretti a combattere una Guerra che NON tutto il popolo Italiano e NON tutto il Parlamento hanno voluto, perchè non avallata dall’ NU. I nostri Carabinieri non sono affatto preparati né psicologicamente né professionalmente a combattere una simile guerra civile come quella in Iraq, questo và detto a chiare lettere".
"Chi ritiene il contrario, per motivi di opportunismo, non dice il vero". Piangiamo i nostri morti, i nostri colleghi ed assistiamo all’ennesima farsa di lacrime di coccodrillo da parte di chi, una certa responsabilità nell’invio di quel contingente deve pur averla".
"L’Unione Nazionale Arma Carabinieri, si stringe attorno alle mogli ed ai figli dei colleghi caduti, ed invita i Governanti ad esaminare seriamente la possibilità di un RITIRO IMMEDIATO dei nostri uomini da tale situazione che potrebbe costare ancora vittime al nostro popolo che ha già fin troppi problemi in Patria".
Il Segretario Generale UNAC
M.llo CC. Antonio SAVINO
Direttore de "LA RIVISTA DELL’ARMA"
Il primo Breistormin' della storia
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da giusec&frienz
Preistoria. Anno 4,365,984diccì (e loro mica lo sapevano di essere prima di Cristo). Eurasia. Italia del Nord. Bergamasco. Terra paludosa degli uomini di Neanderthal. Grotta 27bis. Clan di Giungo. Riunione in atto, un pò agitata, come sempre. Sembra sia il primo breistormin della storia dell'uomo.
- dobbiamo inventare qualcosa. Dobbiamo inventare qualcosa, santiddio. Dobbiamo pensare e inventare qualcosa.
- ma perchè, 'oGiungo?
- Perchè. Perchè. E me lo chiedi pure. Guarda gli altri clan. Guardali. Guarda gli altri clan, porcodiuntriceratope.
- Giungo, io non ti seguo.
- Non ti seguo. Quando mai mi segui? Guarda gli altri clan. Guarda il clan di Mingo, per esempio, porcodiunanatoauro.
- Che ha fatto il clan di Mingo, Giungo? Cosa devo guardare, Giungo?
- Che ha fatto il clan di Mingo. Che ha fatto il clan di Mingo. Ha inventato il fuoco, due settimane fà. Per cuocere i montoni, per mangiare l'Ittiosauro coi calamaretti. Per forgiare le clave. Per portare il sole nella caverna.
- Non mangiano più l'Ittiosauto crudo, Giungo?
- No, che non lo mangiano. E guarda il clan di Bingo.
- Ecchè ha fatto il clan di Bingo, oGiungo?
- Che ha fatto il clan di Bingo. Che ha fatto il clan di Bingo. Ha inventato la ruota, appena un mese fà. Per trasportare i facoceri colpiti. Per trasportare i feriti del clan. Per scendere dalle colline in corsa.
- Gesusanto, Giungo, e non portano più i facoceri a spalla?
- NO che non li portano a spalla. NO che non li portano, fottutissimo mesozoico infame. E noi? E il mio clan?
- Noicosa, Giungo?
- Ennoi cosa abbiamo inventato? Cosa abbiamo inventato noi, giurassicosantissimo?
- Cosa abbiamo inventato noi?
- Niente abbiamo inventato, noi. Niente. E ci facciamo sempre la figura dei trogloditi.
- Siamo trogloditi, Giungo.
- Tu sei un troglodita. Io sono un neanderthal. L'anello di congiunzione con il fottutissimo sapiens. E ora tocca a noi. Dobbiamo inventare qualcosa che resterà nella storia. E tutti diranno: oggi il clan di Giungo ha inventato qualcosa che ha rivoluzionato la storia dell'uomo. Ora. Datevi da fare. Idee?
- Giungo! Che ne pensi di uno scatolotto da tenere in pugno, per parlare coi clan distanti d'Eurasia e per vedere i loro musi? Lo chiamerei Cellulare Uemmetiesse Tre is a Magic Namber.
- Sronzate. Sempre e solo stronzate sappiamo inventare noi. Cosa se ne fanno i clan di uno scatolotto simile?
- Giungo! Un'altra ideona! Ecchenepensi di uno scatolotto un pò più grande con tanti tasti dove contare gli iguanodonti uccisi e scrivere i segni rupestri? Uno scatolotto portatile, lo chiamerei Portatile con Sistema Uindovs e Uordprosessor.
- Strnozate. Stronzate. Sempre stronzate...
Fu in quell'istante che uno stalattite si staccò dalla sommità della grotta. Cadde in testa a Giungo, per un discutibile volere del destino. Il sangue cominciò a scorrere e il viso di Giungo divenne presto rosso rubino. Tutti i componenti del clan rimasero immobili, senza respiro. Nessuno fiatò. Nessuno più si mosse, per minuti. Poi arrivò Manga, donna di Giungo. Pose sul suo viso una grossa foglia di loto, verde smeraldo. La foglia ricopriva il viso intero e nascondeva il rosso rubino del sangue, coprendolo. Il viso di Giungo adesso era verde, ricoperto interamente dal loto. Finalmente, tutti ripresero a muoversi e camminare all'interno della grotta, sollevati.
Il clan di Giungo aveva inventato il semaforo.
Morti che non fanno notizia
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di Maria Luisa
[da rigabianca]
Un ragazzo di sedici anni si è impiccato nel carcere minorile di Casal del Marmo a Roma.
Nessuno ne ha parlato. Ipotesi: 1) perchè era rumeno? 2) perchè è vergognoso che fosse finito in galera per una rissa? 3) perchè ci sono cose molto più importanti da dire alla gente.
Soluzione: alcuni morti non servono a nessuno. Scusate ma non trovo altre parole. De Andrè gli avrebbe dedicato una delle sue canzoni
"Quando hanno aperto la cella/ era già tardi perchè/ con una corda al collo freddo pendeva Michè/ tutte le volte che un gallo sento cantar penserò/ a quella notte in prigione/ quando Michè si impiccò/ [...] domani alle tre/ nella fossa comune sarà/ senza il prete e la messa perchè d'un suicida non hanno pietà/ domani Michè nella terra bagnata sarà/ e qualcuno una croce col nome e la data/ su lui pianterà/ e qualcuno una croce col nome e la data/ su lui pianterà"
(Segue l'articolo tratto da il manifesto che parla del ragazzo suicida)
Suicidio al minorile
di Sara Menafra
[da il Manifesto]
16 anni, si è tolto la vita nel carcere di Roma
Una scazzottata Era questo il motivo per cui lo avevano arrestato. Secondo la legge non sarebbe neppure dovuto finire al Casal del Marmo
ROMA
L'avevano arrestato per una scazzottata. Tutto quello che si sa di lui è che aveva sedici anni ed era di nazionalità rumena. In tre giorni è finito nel carcere minorile di Casal del Marmo a Roma e dopo neppure ventiquattrore dentro, lunedì notte, si è impiccato. La sua storia inizia alla stazione di Pescara venerdì scorso. Insieme ad altri tre ragazzi, tutti minorenni come lui e tutti di nazionalità rumena, aveva avuto da ridire con un passante. Ne era nata una lite, poi la rissa, quindi l'intervento della polizia che aveva portato tutti e quattro davanti al giudice minorile dell'Aquila. Questo ha deciso di trasferire i ragazzi in galera, probabilmente perché le strutture di accoglienza che generalmente ospitano i minorenni in questi casi erano tutte piene: due di loro sono finiti nel carcere dell'Aquila e gli altri due a Roma. Sembra che lui, il giovane che si è tolto la vita due notti fa, avesse detto «portatemi pure dentro, ma non separatemi dai miei amici». Sembra, perché durante l'incontro con il giudice minorile le sue parole non sono state tradotte da un mediatore culturale ma da una donna, rumena pure lei, che lavora nel tribunale come addetta alle pulizie. Niente mediatori culturali e niente psicologi con cui parlare, dunque, dato che i tagli ai fondi dedicati alla giustizia per i minorenni voluti dal ministro Castelli non hanno fatto sconti a nessuno.
«Il carcere per minori andrebbe abolito comunque, perché i giovani non hanno bisogno di galere ma di strumenti educativi - dice Lillo Di Marco, presidente della consulta penitenziaria di Roma e coordinatore del piano cittadino sul carcere - In questo caso però quello che è successo è ancor più paradossale. Perché la legge, il Dpr 448, prevederebbe che i giovani che hanno compiuto reati non gravissimi, anche se arrestati in flagranza, possano usufruire del provvedimento che prevede la messa alla prova. E invece, grazie ai tagli al sistema della giustizia minorile, non solo non si riesce a comprendere le esigenze di questi giovani immigrati, che arrivano da realtà di disperazione estrema, come la Romania, ma addirittura i provvedimenti previsti dalla legge non vengono più applicati per mancanza di fondi». Se le cose fossero andate come prevede la legge, il giovane rumeno non sarebbe mai finito in carcere. Il testo del Dpr 448, infatti, prevede che l'arrestato minorenne incontri il giudice entro quarantotto ore dal fermo e che quest'ultimo, salvo reati particolarmente gravi, lo affidi a un centro di accoglienza, o alla famiglia, con un provvedimento di «messa alla prova», che è quasi sempre la partecipazione ad un progetto sociale, come l'assistenza agli anziani, la partecipazione ad un corso di avviamento al lavoro o simili. Se il giovane rispetta la prescrizione, molto spesso il processo non si celebra del tutto. «Ma una volta che un ragazzo finisce nel carcere minorile rimane lì fino al momento del processo e tutto questo sistema non può partire», conclude Di Marco.
La notizia della morte del ragazzo è stata diffusa ieri dall'assessore al lavoro del comune di Roma, Luigi Nieri, dal garante dei diritti dei detenuti, Luigi Manconi e da Patrizio Gonnella, portavoce dell'associazione Antigone. «Nonostante tutti i progetti educativi attivi a Casal del Marmo - ha spiegato Gonnella alla fine della visita - il carcere non potrà mai essere una struttura adatta agli adolescenti. Per questo motivo bisogna lavorare a una riforma che renda residuali queste strutture».
23.11.03
Vietato vietare
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di Giorgio Boratto
[da BoBoGi Blog]
Ricordo la campagna di M. Costanzo "Vietato Vietare", si riferiva alle telepromozioni, ma nella sostanza il celebre conduttore la indirizzava contro la censura di qualsiasi tipo: "devono essere gli spettatori a decidere cosa guardare e cosa no". Ora con la soppressione della Guzzanti, il CDA della RAI attua una censura da autentico regime.
D'altronde quello di far cessare certi spettacoli, chiudere alcune trasmissioni, mettere il veto a giornalisti e autori, è una prerogativa del potere e di questo centrodestra politico in particolare.
Cosa possiamo sperare?
Non saranno certo "Striscia…", "Le Jene" o "Mai dire Domenica" le sole trasmissioni di satira televisiva. Oltretutto quelle trasmissioni hanno un fondo d'ambiguità propria della TV commerciale: come vendere telefonini, auto, biscotti e poi prendere in giro quel potere che è padrone degli spot pubblicitari? Tutto per vendere insomma.
Quella delle TV commerciali è una satira che prende in giro ma sta attenta a non toccare certi tasti: per certi personaggi è bonaria e tende a renderli simpatici, con certi altri (tipo Wanna Marchi) va giù pesante e provoca più che risate indignazione, per il resto un sottile colpo al cerchio e alla botte per non
scontentare nessuno…Altro che satira, altro che risate che aprono la bocca e
il cervello; quelle pensano ad allargare solo il portafoglio.
Poi la satira è prevalentemente di sinistra e questo disturba la destra. La
ragione della prevalenza di sinistra nella satira è che il potere nella sostanza è sempre stato di destra. Intendiamoci, c'è qualcuno che pensa che non comandino i soldi? Che Berlusconi non comandi? Che prima non comandasse
Agnelli, Pirelli o la Confindustria? D'accordo prima i politici si ritagliavano con quel potere le tangenti ma ora è forse cambiato qualcosa?
Non sono sempre in fondo gli stessi al potere?
La satira così si trova a fare ridere sbeffeggiando il solito potere, cosa fa più ridere di un potente che inciampa? Di un potente che maschera la smisurata fame con trucchetti, leggine e avvocati? Niente di nuovo: per i potenti senza ironia le risate in faccia sono il maggior pericolo, sono i proiettili dell'intelligenza che a loro manca.
RaiOt oggi sul satellite!
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da theGNUeconomy
da CSF (RAIOT - Ultim'ora)
Il Coordinamento Nazionale dei Girotondi e dei Movimenti insieme ad Arcoiristv e EMI.LI TV, in collaborazione con Arci, Radio Popolare, Megachip e Carta organizzano la DIRETTA NAZIONALE ED EUROPEA VIA SATELLITE dello spettacolo teatrale "Non censureRAI" che vedrà tra i protagonisti SABINA GUZZANTI e altri artisti tra i quali DANIELE LUTTAZZI, FIORELLA MANNOIA e PAOLO ROSSI. Lo spettacolo si terrà presso l'auditorium di Roma (Sala Santa Cecilia) domenica 23 novembre, dalle ore 20.30.
...
Il collegamento con l'Auditorium verrà effettuato utilizzando il canale SKY n. 855 di Emi.li TV, oppure sintonizzandosi gratuitamente con le seguenti coordinate:
satellite: Hot Bird 13° Est
Frequenza: 12.673 Mhz
Polarizzazione: verticale
transponder: 80
Symbol rate: 27.500 Ms/sec
FEC: ¾
e sarà ricevibile con qualsiasi decoder free (common interface)
UPDATED: Su Emi.li TV (canale 855 di Sky) c'è un annuncio che anticipa l'orario del collegamento alle 19.00 di oggi!
22.11.03
Discarica internet
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colloquio di Alessandro Longo con Jakob Nielsen
[da L'espresso n°47 del 27/11/2003]
La Rete rischia di morire. Per eccesso di bugie, di spazzatura e di dati inutili. È l'accusa del guru della Web usability Jakob Nielsen
Jakob Nielsen, massimo esperto dell'usabilità del Web e delle nuove tecnologie, lancia l'allarme: l'informazione nell'era dell'hi tech è inquinata. Lo stato di degradazione di Internet è giunto ormai a livelli di guardia: le informazioni importanti sono sommerse da spazzatura. L'utilità stessa del medium è messa in discussione. E se a dirlo è Nielsen, c'è da preoccuparsi. Californiano, 46 anni, autore di 11 libri su Internet e l'usabilità del Web, spiega a 'L'espresso' perché l'informazione sta toccando il fondo. E su quali percorsi è già comincia la risalita.
Qualche settimana fa dalle pagine del suo sito www.useit.com lei ha lanciato un appello contro il cosiddetto inquinamento dell'informazione. Perché?
"Negli ultimi mesi la situazione è terribilmente peggiorata. Si è varcata una soglia critica. Immaginiamo che l'informazione sia come un fiume. Fino a poco tempo fa, se una riva era inquinata, si poteva andare su un'altra più pulita. Da quest'anno sembra che tutte le rive siano inquinate, tutti i laghi siano sporchi. Non c'è scampo".
Può definire in termini generali che cosa sia l'inquinamento dell'informazione?
"È quando una massa di informazioni inutili ti investono, rendendoti difficile trovare quelle di cui hai bisogno".
Qualche esempio?
"La marea di scritte, indicazioni inutili, avvisi ridicoli che sommergono la nostra vita. Negli Usa è peggio che in Europa, ma tempo cinque anni e ci arriverete anche voi. Per esempio, nello Sheraton Hotel vicino all'aeroporto di Kennedy, in alto sopra un monitor c'è un'insegna digitale. Per leggere tutta la scritta, c'è da aspettare un po', poiché è divisa in blocchi di parole che si alternano in ciclo. Ed è: 'Per tua Informazione e comodità, il monitor qui sotto indicherà gli orari dei voli di tutte le linee all'aeroporto Jfk'. Sarebbe bastato scrivere 'Orari dei voli Jfk'. Il problema è che vedo cose del genere tutti i giorni, in modi e contesti diversi. È un furto di tempo. Il bene più prezioso, soprattutto in questa società: non si torna indietro. Non solo: è uno spreco di risorse tecnologiche e anche un danno alla comunicazione. L'utente, annoiato da tante informazioni inutili, smette di leggere e passa oltre".
E si tratta di un errore di comunicazione che ormai è diventato fenomeno?
"Sì. E il caso emblematico è Internet. Il medium più inquinato. Lo spam (ossia le e-mail commerciali non richieste) è una piaga che sta minacciando l'utilità stessa dell'e-mail. Il 52 per cento delle e-mail ricevute a ottobre 2003 era spam. La quota era al 39 per cento a ottobre 2002. Secondo una ricerca di fine ottobre un quarto degli utenti americani ha ridotto l'uso dell'e mail, nel 2003; un sesto ha smesso del tutto. Stanchi di ricevere spam".
E l'inquinamento ha raggiunto anche i siti Web?
"Sì, sotto altre forme, naturalmente. Due, in particolare: i blog e i documenti Pdf. Intendiamoci: ogni blog, preso di per sé, può essere qualcosa di carino. Ma se voglio trovare informazioni importanti, scientifiche, vado alla ricerca di articoli. E adesso è più difficile, perché tra i risultati, nei motori di ricerca, appaiono in massa i collegamenti a blog di altri utenti. Milioni".
E perché ce l'ha anche con i Pdf?
"I Pdf sono file che traducono in digitale il formato originale di libri, brochure, documenti stampati su carta. Il problema è che il 90 per cento dei Pdf sul Web sono inutili, uno spreco di tempo per l'utente. Si leggono bene solo se stampati. Non sul video. È un classico caso di inquinamento dell'informazione: chi l'ha prodotta non ha tenuto conto delle esigenze dell'utente. Ma ha solo cercato di gridare più forte di altri, riempiendo il medium di contenuti redatti in forma inadatta per la lettura sul Web. Il tutto sta indebolendo il grande punto di forza di Internet. Ossia, la possibilità di reperire con immediatezza le informazioni. Di questo passo, c'è il rischio che la gente si allontani da Internet. Nessuno vuole sprecare il proprio tempo in ricerche vane".
Ma perché si è giunti a questo livello di inquinamento?
"In generale, è stato il progresso tecnologico a favorire l'inquinamento dell'informazione. È cresciuto il numero di media; ed è più facile e meno costoso, grazie alla tecnologia, inondare l'ambiente dei propri messaggi. Creando insegne inutili come quella nello Sheraton. O riempire di avvisi ridicoli i manuali di un prodotto, tipo: 'Non gettare questo asciugacapelli acceso nella vasca da bagno'. Ma così agli utenti sfuggono, nella marea di avvisi insulsi, quelli davvero importanti".
Non ci sono, in questo fenomeno, anche cause di tipo economico? Ossia, le aziende esagerano poiché vogliono attirare l'attenzione del consumatore?
"C'è anche quel motivo. Le aziende sono spinte dalla competizione crescente a inondare di messaggi i media, abusando dei propri mezzi tecnologici. L'attenzione del consumatore è un bene limitato. Per averne una fetta, gridano tutti. È come nei ristoranti: se tutti sono educati e parlano a bassa voce, non c'è bisogno di gridare. Ma nel mondo del marketing questa autoregolazione, non c'è. Su Internet il problema è tanto più grave in quanto è un medium che sta crescendo a grandi ritmi senza regole".
La soluzione è quindi creare e imporre regole?
"Regolamentare tutto significherebbe buttare il bambino insieme con l'acqua sporca. Uccidere le potenzialità del mezzo. Ci sono altre soluzioni. Di tre tipi. Da una parte, serve qualche legge contro gli eccessi di inquinamento più pericolosi. E comincia a esserci. A fine ottobre, il Congresso Usa ha varato la prima legge anti spam: fino 5 anni di reclusione a chi lo fa e fino a 300 mila dollari di multa per ogni e mail commerciale inviata senza il consenso del destinatario. Seconda soluzione: educare le persone a rispettare i destinatari delle informazioni che pubblicano. A scrivere con sintesi sul Web, per esempio. Terza soluzione: l'attivismo spontaneo di utenti e consumatori. Che protestino contro l'inquinamento dell'informazione e privilegino le aziende che non vi contribuiscono".
Dopotutto lei è ottimista. L'inquinamento dell'informazione sarà combattuto.
"Sì. Vedo che non è solo l'inquinamento a crescere, in questa fase, ma anche la relativa consapevolezza degli utenti e delle istituzioni. Anche in questo senso, negli ultimi mesi si è giunti a una svolta. Entro un anno diventerà forte l'attivismo contro l'inquinamento dell'informazione. È avvenuto lo stesso riguardo all'inquinamento ambientale. Rimasto sotterraneo per anni, finché l'opinione pubblica e le istituzioni si sono mosse per combatterlo".
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Umanista al computer
Da anni Nielsen studia il rapporto imperfetto tra persone e macchine
Jakob Nielsen, 46 anni, californiano, è direttore del Nielsen Norman Group, che ha fondato nel 1998 insieme a Donald Norman. È un gruppo di consulenza, con sede nella Silicon Valley. Insegna alle aziende come rendere prodotti e servizi più usabili, più a portata dell'utente: 'human-centered', dicono loro. Tra i clienti figurano aziende come Reuters, Ibm, Hp, Motorola, American Express.
Dal 1989 a oggi ha scritto 11 libri (sull'usabilità, Internet, il Web). Nielsen è riconosciuto dai media internazionali come il guru dell'usabilità del Web (così è stato definito dalla Cnn, dal 'New York Times', dal 'Financial Times'). Laureato in filosofia, fino al 1998 ha lavorato come ingegnere capo presso Sun Microsystem, azienda produttrice di hardware e software dal 1982.
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Horror parade della civiltà digitale
'L'espresso' ha chiesto a Jakob Nielsen di tracciare una 'horror parade' dell'hi-tech. Le sei tecnologie (intendendo qui sia strumenti sia media tecnologici) più inquinate. Ossia, secondo la terminologia di Nielsen, quelle più colpevoli di rubare il tempo agli utenti con funzioni o informazioni inutili.
C'è spazzatura per te
Lo spam sta uccidendo lo strumento e-mail. Il volume delle e-mail non richieste ricevute è aumentato di sedici volte negli ultimi due anni. Nel 2004, secondo una ricerca di ottobre degli analisti americani di Gartner Group, tre e-mail su cinque saranno spam.
Cliccare sul nulla
Ci sono troppi linguaggi di programmazione; molti siti fanno sfoggio di mezzi hi-tech appesantendo la lettura; le informazioni importanti sono seppellite da una massa di siti magari popolari, ma poco professionali.
Maledette intranet
Sono i contenuti e i documenti pubblicati su pagine accessibili solo da terminali all'interno della rete informatica aziendale. Utili per condividere informazioni tra i dipendenti. Peccato che la maggior parte delle intranet, secondo Nielsen, è mal strutturata.
Una buona intranet fa spendere, a ogni dipendente, 51 ore in un anno. A parità di informazioni fornite, le ore salgono a 99, se l'intranet è cattiva.
Telecomandi demenziali
Ci sono troppi pulsanti. Anche sui telecomandi più comuni, per la tv per esempio. Gli utenti sono indotti a premere i pulsanti a caso, non ricordando a quale funzione corrispondano. La soluzione è mettere sul telecomando solo i pulsanti relativi alle funzioni più importanti. Quelli che invece si userebbero solo una volta al mese o all'anno dovrebbero essere posti sulla televisione stessa.
Esibizionismo hi-tech
Ci sono troppe funzioni, pulsanti, comandi. Per l'aria condizionata, la radio, il vivavoce. Le aziende fanno esibizionismo hi-tech senza pensare alle esigenze del consumatore. "Sulla mia Bmw c'è anche un sistema per tracciare la mappa della zona. Peccato che ci metta una decina di minuti", dice Nielsen. Bisogna rendere le varie funzioni più essenziali, semplici e pratiche.
Eccentrici Dvd
Ogni supporto Dvd è diverso dagli altri. Ha i propri menu e opzioni. Ogni volta che l'utente inserisce un nuovo Dvd deve imparare il percorso per arrivare ai vari contenuti presenti. Bisognerebbe standardizzare il tutto. E inoltre ridurre tutti gli effetti grafici e le schermate introduttive, che appaiono appena inserito il Dvd. Fanno perdere tempo all'utente, il cui desiderio è soprattutto vedere il film.
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21.11.03
Altre scuse non richieste
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di Leonardo
Chiedo scusa se invece di un pistolotto sul terrorismo, la guerra, la pace, ecc., utilizzo questo spazio per invitarvi ancora una volta a Modena domani (sabato 22 novembre), al circolo Arci Ohm, ore 20.30 (qui le indicazioni in versione stampabile). Presenteremo due libri che ci è capitato di leggere – ma soprattutto scrivere – quest’anno: Mondo Blog, di Eloisa Di Rocco (La Pizia), e Blogout, a cura di Alessandro Marzi e Fabrizio Biccio Ulisse.
Libri a parte, è una scusa per vedersi ogni tanto. E non c’è proprio niente di strano se persone che si leggono ogni giorno sentono ogni tanto il bisogno d’incontrarsi. Sabato ci saranno sicuramente la Pizia, Aterra, i Polaroidanti, Rillo, Frederic, e tanti altri baldi giovani blog che su Blogout non c’erano, ma non avrebbero certo sfigurato: Franco, Pietro, e... figurati se non mi dimentico qualcuno
Chiedo scusa se in questi giorni gravi, coi tricolori ai balconi e il silenzio al telegiornale, non mi viene in mente nulla di meglio che invitarvi in una disco prima dell’orario di apertura. D’altronde la vita va avanti, come si dice in questi casi: guai ad accusare il colpo, guai a mostrare paura. Vestiamoci a festa, piuttosto, e balliamo. O non è quello che chiese G. W. Bush 12 settembre, nel suo storico discorso ai consumatori americani?
Chiedo scusa se non ho avuto parole di cordoglio, parole di condanna, parole di speranza, parole, parole. E soprattutto: chiedo scusa se ho giudicato male il mondo senza proporre un’alternativa. Questa alternativa, effettivamente, non ce l’ho. Non ho alternative ai kamikaze, non ho alternative alle cluster bombs, non ho alternative alla guerriglia endemica, al muro in Cisgiordania, all’uranio impoverito, a ogni altro tipo di calamità che oggi si spaccia per necessaria. Sono un povero stupido, si sa, e non ho alternative per la guerra al terrorismo in cui sono stato trascinato. Non ho ideologie da difendere coi denti e i trafiletti dei giornali. Ho solo paura: non dovrei? Ho paura della ragazzina che viene a scuola al mio paese con il velo: ma come fai a chiederle di toglierlo, dopo tutto il baccano che abbiamo fatto sul crocefisso? Ho paura quando vedo un’intera nazione accorgersi di essere in guerra, e accettarlo come un fatto naturale. Ho paura quando vedo un lutto nazionale tanto elaborato: tutto questo stringersi ai morti come a dire: ne vogliamo ancora. E ho paura che ne avremo
E alla fine chiedo scusa se proprio in questi giorni di terrorismo, o puro e semplice terrore, mi sono spesso scoperto felice. È un bel periodo per me. I miei tengono duro, una ragazza mi vuole bene, lavoro ce n’è, pure la ruota s’è rimessa a girare. E anche se dormo poco è perché ho molto da vivere. È un mese così assurdo, novembre, per la felicità. Quest’anno, poi, che vergogna. Ma cosa posso farci? Al massimo posso chiedere scusa.
19.11.03
Il terrorismo non si combatte con le armi
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di mons. Raffaele Nogaro
(vescovo di Caserta)
[da un comunicato stampa di lunedì 17 Novembre]
"Non ho criticato chi benedice le bare. Ho detto che il terrorismo non si combatte con le armi. Bisogna fare attenzione a non esaltare il culto dei martiri e degli eroi della Patria, strumentalizzando la morte di questi nostri giovani per legittimare guerre inguste"
Sabina Guzzanti & Raiot
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di Pietro B.
La seconda puntata di Raiot, la trasmissione di Sabina Guzzanti su RaiTre, è praticamente certo che non andrà mai in onda.
Godiamoci almeno la fresca ventata di satira della prima ed unica puntata.
Ovviamente non si tratta di censura, per carità, è la Guzzanti ad essere faziosa...
Raiot - prima parte
Raiot - seconda parte
Raiot - terza parte
Raiot - quarta parte
Nota importante: I quattro file, in cui è suddivisa la registrazione della puntata, hanno estensione wmv, sono molto grossi (circa 10 Mbyte ciascuno) e richiedono Window Media Player per essere eseguiti (almeno io li visualizzo in questo modo).
Aggiornamento del 1° Febbario 2004
ARCHIVIARE LA QUERELA MEDIASET CONTRO RAIOT
Il 26 Novembre 2003 Mediaset ha chiesto un risarcimento di 20 milioni di euro per i danni subiti da "RaiOt" con una querela civile e penale per diffamazione per la prima puntata. L'azione legale è rivolta contro Rai, Studio Uno (la società produttrice), Guzzanti, gli autori e il direttore di Rai3 Ruffini.
Il 12 dicembre 2003 Rai e Società Studiouno risolvono consensualmente il contratto.
Archiviare la querela Mediaset contro "Raiot. Armi di distruzioni di massa". A chiederlo è la Procura di Milano perché, oltre al "diritto alla satira" tutto quello che ha detto Sabina Guzzanti nella prima ed ultima puntata dello show, è fondato. Ha un "riscontro" nelle sentenze della Corte Costituzionale e del Tar del Lazio, nella legge Maccanico e nei pareri dell'Autorità per le Tlc; nelle interviste a Fedele Confalonieri si può leggere la strenua difesa della legge Gasparri fatta più volte dal presidente Mediaset.
A chiedere l'archiviazione è stato il procuratore aggiunto Giuliano Turone, adesso l'ultima parola spetta al giudice per le indagini preliminari.
(da l'Unità del 1/2/2004)
MILANO - Mediaset non ci sta. I legali del gruppo televisivo hanno infatti presentato opposizione alla richiesta di archiviazione della denuncia presentata da Fedele Confalonieri (nella foto) contro Sabina Guzzanti per le battute pronunciate a Raiot. Il gip di Milano dovrà fissare un´udienza per la discussione. Nella richiesta di archiviazione, stesa in 28 pagine dal procuratore aggiunto milanese Giuliano Turone, si sostiene, prendendo in esame le varie leggi che disciplinano l´emittenza televisiva (sentenze della Corte Costituzionale, legge Maccanico, pronunciamenti dell´Autorità delle Telecomunicazioni) che alcune affermazioni della Guzzanti contengono fatti «non solo socialmente rilevanti», ma anche «obiettivamente veri nei loro elementi essenziali».
(da la Repubblica del 1/2/2004)
Intervista a Sabina Guzzanti di ROBERTO ROMBI
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ROMA - «È una prima vittoria. Non personale ma politica. Una vittoria del diritto di informazione». Sabina Guzzanti commenta così la richiesta della Procura di Milano di archiviare la querela di diffamazione sporta dal presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, contro di lei, contro il direttore di RaiTre e contro gli autori del programma Raiot di cui è andata in onda solo la prima puntata, il 16 novembre, per poi essere immediatamente sospeso.
Si aspettava una simile conclusione della querela verso di lei?
«Non sapevo neanche che ci fosse una causa penale nei miei confronti e quindi non mi spettavo nemmeno questo esito. Comunque, di questo, sono felice. Al di là di come vada a finire, è importante che la querela sia stata archiviata con argomentazioni così dettagliate. Dimostrano che le accuse contro di noi non stavano né in cielo né in terra. Sono stata addirittura accusata di cercare di far crollare i titoli Mediaset perché ci potessi speculare».
E la Rai?
«Lo ribadisco. La Rai ha sospeso il programma con l´unica motivazione che mettesse a rischio l´azienda, possibile bersaglio di azioni legali. Era una motivazione illegittima. Non si chiude un programma ogni volta che arriva una querela. Ora poi che questa è risultata infondata - e quindi arbitraria la decisione della Rai - dovrebbero scusarsi pubblicamente».
Solo scuse?
«Dovrebbero rimettere in onda Raiot dal momento che la loro paura era immotivata. Chiedo che il mio programma venga recuperato».
È possibile?
«È improbabile, perché sono improbabili "loro"».
Lo vede come un accanimento nei confronti del suo programma?
«Vespa colleziona querele, però in quel caso la Rai patteggia perché le denunce si usano spesso a titolo intimidatorio. In Rai il comportamento censorio scatta solo per far tacere tutte le voci dell´opposizione»
Ma lei sapeva di rischiare durante la prima puntata di Raiot?
«Ho voluto fare il punto su dei passaggi essenziali, sul perché Berlusconi volesse la legge Gasparri. Non ho avuto nessun dubbio di dire cose inventate, la satira insomma diceva la verità. È una grandissima vergogna quello che è accaduto. Comunque anche oggi la rabbia resta perché è stato fatto un uso strumentale e intimidatorio dell´azione legale. Le cose che ho detto nel programma non erano nemmeno delle rivelazioni, ma risapute da tutti. In questo ultimo periodo ho continuato a manifestare, a partecipare a dibattiti in giro per l´Italia».
Si è sentita sola in questa battaglia?
«Tutti quelli dell´opposizione quando vanno ospiti nei salotti di Vespa o di Costanzo non dovrebbero dimenticare che loro sono seduti lì ma molte altre persone non ci possono andare per esprimere le proprie opinioni. Anche dal centrosinistra il mio programma è stato definito brutto, saccente, scontato».
(da la Repubblica del 1/2/2004)
18.11.03
Quello che non si chiede
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di Maria Luisa Onida
[da Rigabianca]
In queste ore di bandiere a mezz'asta, minuti di silenzio, lutto nazionale e funerali di stato avrei voluto che, da una delle tante vetrine di retorica patriottica delle reti televisive, qualcuno avesse avuto il coraggio di chiedersi e di chiederci:"E se quegli uomini, a Nassiriya, fossero morti per niente?". Ci pensate? La prima pagina dei maggiori quotidiani nazionali con su stampata a lettere cubitali solo questa domanda? Roba forte, mica uno scherzo! Cose che l'Italia della libertà e della democrazia non può certo permettersi. E' una vecchia storia di ideali nobili e di ingenuità tradita, che qui da noi rende tutti i morti eroi e rinfocola i sentimenti nazionali. Già durante la prima guerra mondiale, i soldati della Brigata Sassari che si facevano ammazzare a migliaia erano "i valorosi sardi", prima ancora che i "diavoli rossi". I morti americani durante la guerra del Vietnam che tornavano in patria chiusi dentro sacchi di plastica hanno prodotto altri effetti. Ma noi siamo patrioti, non traditori.
Ma non è questo che volevo dire, quindi torno alla domanda centrale: "E se fossero morti per niente?". Consentitemi una breve divagazione cinematografica.
Domenica tra la programmazione vuota e desolante del pomeriggio, è andato di nuovo in onda su Raidue il colossal "Lawrence d'Arabia" che avevo visto visto parecchi anni fa e che mi sembra assumere in questo momento un significato di grande attualità.
Tratto dalla sua autobiografia, "I sette pilastri della saggezza" (pubblicata per la prima volta, privatamente, nel 1926 e poi riedita, in versione integrale, nel 1936), il film inizia nel 1916 quando Lawrence, ufficiale addetto al comando inglese del Cairo, chiede di poter fare qualcosa di più "avventuroso". Viene allora mandato in Arabia dove deve fomentare, a vantaggio degli inglesi, la rivolta degli arabi contro il dominio turco. Egli li guida alla conquista di Aqaba, all'assalto dei treni carichi di munizioni e infine, dopo essere stato catturato dal nemico, seviziato e poi liberato, attacca e prende Damasco, sconvolgendo però i piani del governo di Sua Maestà Britannica, che lo liquida. Nella scena prima del ritorno in Inghilterra, Lawrence viene chiamato a colloquio dal generale alla presenza di re Feisal (capo di una delle tribù arabe) che ha deciso di accettare il dominio inglese per trarne profitto sacrificando la libertà del suo popolo. In questa occasione Lawrence, che aveva sognato uno stato arabo siriano indipendente, viene a conoscenza degli accordi tra Francia e Inghilterra per la spartizione dell'ex-impero turco. Sono significative le parole che gli rivolge re Feisal: "Non c'è più bisogno di combattenti, adesso si tratta di amministrare; e l'amministrazione, si sa, è una cosa da vecchi. I giovani combattono, poi i vecchi fanno la pace. E i vizi della pace sono i vizi di tutti i vecchi: la sfiducia ed il sospetto". E a questo punto il cinema lascia il posto alla storia, alla realtà che ci insegna come quelle terre (e tra esse la Palestina, il Libano e la Siria) siano passate dalla "pace" degli amministratori inglesi e francesi ad altri decenni di violenza e disordine.
Alla domanda sul perchè dei morti in Iraq, quasi tutti in Italia hanno risposto:"Per la pace". E se fossero morti per questo genere di pace? Se fossero morti per niente?
17.11.03
Dopo la strage di Nassiriya
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di bradipa
Dopo la strage di Nassiriya, sto evitando di guardare la tivvù e di leggere i giornali, perché so bene cosa si scrive e cosa si dice dopo aver fatto la conta dei morti e ricostruito la dinamica dei fatti.
Ciononostante qualche voce inevitabilmente mi è arrivata: so che c’è chi ha scritto che questo “è il nostro 11 settembre”.
Evvabbé; la madre degli imbecilli è sempre incinta, soprattutto la madre dei giornalisti imbecilli.
E c’è anche chi ha detto cose tipo “se la sono cercata”, o anche “erano gli stessi del G8 di Genova”.
Che dire, se ci ritroviamo un Berlusconi al governo secondo me è anche colpa di questa gente, che è più fascista dei fascisti veri.
L’unico articolo che mi sono sforzata di leggere sulla Repubblica di ieri è l’intervista a Gino Strada di Emergency, che non si stanca mai di ripetere in queste tragiche occasioni che “ogni strage è una sconfitta per tutti”, e anche che “l’unica realtà della guerra sono le vittime”.
Per il resto, preferisco attendere di leggere Diario della prossima settimana che sicuramente, come sempre, avrà da dire cose più sensate e puntuali delle tante e solite minchiate che si sentono in giro di questi tempi.
Nel frattempo, mi riservo anche io di osservare il silenzio, in rispetto dei morti e delle famiglie che li piangono.
Il buio degli eroi
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di Massimo Mazzucco
[da Suzanne]
Le bare che escono dalla pancia del C-130, avvolte dal tricolore, sono quelle di un surreale parto all’incontario, reso ancor più agghiacciante dai vapori silenziosi dei vivi che galleggiano nella fredda notte di Ciampino.
Nella fredda notte della nostra civiltà.
Partiti per aiutare coloro che sono più disperati e bisognosi di noi, sono morti dilaniati, dissanguati e soprattutto soli, in un posto lontano da casa che tre mesi fa nemmeno conoscevano. Mentre la vista ti si annebbia, il dolore ti trafigge da ogni parte, il caldo sale a vampate da tutto il corpo, ti resta solo qualche attimo confuso per domandarti, per cercare almeno di capire, per riuscire forse soltanto a capire di non avere capito.
Sputi sabbia e sangue insieme, e mentre ti tieni in mano le budella calde ti domandi: ma perchè? Chi sono coloro che mi hanno mandato qui? Cosa volevano da me? Non stavo forse facendo il mio dovere? Non stavo aiutando questa gente...
... in tutti i modi possibili, e senza alcun desiderio di fare del male a nessuno? E allora, che cosa è successo? Cos’è che non mi hanno detto? Perchè questi mi hanno voluto fare del male? Perchè mi hanno voluto morto?
E domani, come spiegheranno a mia madre quello che è successo? Chi le racconterà quello che io non potrò mai più raccontarle? E cosa penserà, cosa sentirà lei, quando sfila la mia bara, mentre suona l’inno di Mameli e i miei commilitoni si irrigidiscono sull’attenti, con lo sguardo fisso nel vuoto per cercare a tutti i costi di non piangere?
E dopo? Domani mattina, quando tutto sarà finito, le trombe riposte e i tricolori riavvolti, cosa farà lei? Cosa penserà, ogni giorno che le resta da vivere? Che è stato giusto? Che va bene anche così?
Che chi mi ha mandato in quel posto sapeva con chiarezza cosa faceva, e lo faceva per il bene dell’umanità?
Uniti nelle sdegno contro il terrorismo: quello della parola
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di Massimo Mazzucco
[da Suzanne]
Di fronte alla bomba di Nassirya, una volta passato lo shock, l’Italia poteva prendere due opposte direzioni: unirsi sdegnata di fronte all’azione inumana o imporre in tempi brevi il ritiro delle nostre truppe.
E mentre, com’è normale, nelle prime ore le due diverse tendenze si sono accavallate, nelle ultime lo sdegno sembra aver prevalso decisamente sull’urgenza del ritiro.
Questo è avvenuto sia grazie a chi ha saputo orchestrare al meglio il messaggio mediatico (e lì, tutte le strade portano ad Arcore) sia grazie alla complicità di una classe politica ormai snaturata, che ha dimenticato tutti i principi, politici e morali, che devono essere stati necessariamente alla base della loro scelta per voler fare quel mestiere.
Quando infatti un politico qualunque – non c’è bisogno di nomi, dall’estrema destra all’estrema sinistra, dall’usciere al capo dello stato, cantano tutti la stessa melodia – dice in un modo o nell’altro che “il terrorismo va sconfitto”, ha già sconfitto lui stesso la ragione prima per cui è stato eletto: quella di rappresentare i cittadini alla ricerca di un miglioramento della nostra società.
Non potrai mai fare ciò, infatti, se tradisci lo strumento primo che ti è stato dato per svolgere il tuo compito: la parola.
UNO: attendo che uno chiunque di costoro mi spieghi con chiarezza assoluta perchè i nostri li chiamassimo partigiani e i loro terroristi.
DUE: Ricordo infatti che tutte le vigenti legislazioni internazionali - e l’ONU stessa, in un suo documento approvato più di vent’anni fa, e da nessuno mai rinnegato – riconoscono a tutti i popoli della terra il diritto di resistere con qualunque mezzo all’occupazione militare di una nazione straniera.
TRE: In assenza di una conclusiva definizione del termine “terrorismo”, da sempre invocata alle Nazioni Unite dai più, ma chissà perchè mai raggiunta a causa dei meno – si è sempre e comunque parlato di terrorismo riguardo ad azioni violente contro la popolazione civile. Non mi risulta che gli italiani della caserma di Nassirya facessero parte del comitato per la diffusione dell’opera lirica nel mondo.
Il resto sono soltanto parole, che male si mescolano al sangue di quelli che loro stessi hanno mandato a morire in Iraq.
16.11.03
Gino Strada, Emergency
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da Scatola di svedesi
Ho lasciato l'Afghanistan pochi giorni fa. Quando sono partito, Fahim Khan era agonizzante nel reparto di rianimazione. Diciannove anni, dilaniato da una bomba non lontano dal palazzo reale di Kabul, mentre stava tentando di rimettere a posto la propria casa danneggiata dai bombardamenti.
Sono partito con negli occhi il padre di Fahim, seduto a fianco del figlio in silenziosa disperazione.
Fahim e suo padre mi sono tornati in mente ieri mattina, quando Mario Ninno mi ha chiamato da Baghdad per dirmi della strage di Nassiriya.
Altri ragazzi come Fahim, fatti a pezzi da un'altra esplosione.
Ragazzi italiani. Ho pensato ai loro padri, lontani migliaia di chilometri, che forse non vedranno neppure i resti dei propri figli.
"Nessuno è così pazzo da preferire la guerra alla pace: in tempo di pace sono i figli a seppellire i padri; con la guerra tocca ai padri di seppellire i figli" scriveva Erodoto nel quinto secolo prima di Cristo.
La follia della guerra è tutta qui: qualche decina di ragazzi si sono svegliati ieri mattina in Iraq, e ieri sera non sono andati a letto,
non ci sono più.
Hanno iniziato il grande sonno, come altri milioni di ragazzi prima di loro, in Afghanistan e in Cecenia, in Congo e in Kosovo e nei mille luoghi di violenza del nostro pianeta: sottratti alla vita non da un male incurabile ma dalla volontà e per opera di altri esseri umani.
Ogni volta che la guerra si porta via una vita umana è una sconfitta, per tutti, perché ha perso l'umanità, perché si è persa umanità.
Il rispetto per i morti, per il dolore dei loro congiunti può e deve provocare una riflessione di tutti, anziché la polemica di alcuni.
Dobbiamo tutti prendere atto che si è al di fuori della ragione, ogni volta che i rapporti tra esseri umani si esercitano con la forza, con le armi, con l'uccisione.
L'umanità potrà avere un futuro solo se verrà messa al bando la guerra, se la guerra diventerà un tabù, schifoso e rivoltante per la coscienza e per la ragione.
Ancora una volta dobbiamo dire, con infinita tristezza, "basta guerre, basta morti, basta vittime".
Gino Strada
12-11-2003
Semplificazioni
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di Lizaveta
[da Cut&Paste]
La società deve garantire non il benessere o la felicità, ma le condizioni in cui egli riesca a conquistarsi la felicità . (Manent)
Tutto intero il mio paese vive e pensa dentro di me. (Verhaeren)
Da una parte ci si attende tutto dallo Stato: assistenza, sanità, istruzione, case, incentivi per questo e per quello. Dall’altro lo si combatte.
Tutta quello che promana dalla Stato come insieme di regole da rispettare ed istituzioni, viene guardato con occhio sospettoso e guardingo.
E ci si interroga ancora sul vero significato di Patria.
E si ha paura persino a nominarla questa parola; vengono in mente solo
una testa pelata, la mascella volitiva, due occhi ardenti, parole dal balcone.
Sembra quasi che il tutto sia congelato in questi anni, che nulla abbia camminato in avanti: immagini fotografate in un istante che sembra non
voler sparire mai.
Ci si è impegnati a costruire valori che hanno giocato uno strano ruolo
doppiogiochista: io mi impegno a dare ma tu impegnati a non rispettare.
Il nostro contratto sociale ha sempre funzionato solo da una parte.
E’ un contratto incompleto, direi nullo, l’altra parte non ha rispettato l’accordo.
Qual è il valore su cui si fonda il nostro contratto?
Quale può essere la base sulla quale fondare il nostro vivere civile?
Io ho sempre pensato che potesse incarnarsi, in primis, in quello di Patria.
Patria assume per me un valore aperto, non chiuso ed ostile.
Patria è per me vivere assieme ai miei connazionali e nel contempo saper ricevere l’Alì o il Mustafà, cercando di farlo vivere al meglio, sforzandomi di fare per lui tutto il possibile.
Patria per me è un territorio su cui le libertà di tutti possono essere esercitate in toto, con il solo limite della libertà dell’altro, terra di compromessi per un vivere civile.
Un processo in continuo sviluppo.
Non ho paura di parlare di Patria perché essa non mi evoca nessun fantasma nazionalista.
Mi pare che di passi avanti se ne siano fatti in questi ultimi anni, tanto da potermi scrollare di dosso antichi tabù, visioni ingiallite ed ormai anacronistiche.
Non giudico la mia Patria migliore di quella degli altri, la vedo solamente esistente accanto a quella degli altri.
Ma a parlar di Patria si è ancora guardati storti, non avendo ancora capito che patrioti e non, possono convivere in piena armonia su uno stesso territorio; purtroppo siamo ancora nella fase in cui è più facile insultare che riuscire a capire.
E di insulti in giro ne ho letti veramente tanti ultimamente.
13.11.03
Tuoni, fiamme e macchie rosse a strisce.
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di Manilo Busalacchi
da Presti siamo nella pioggia
Tutto tuona
e perde i sensi;
l'abbaglio lesto
a spolverare sguardi sorpresi.
Occhi neri
come spranghe calate dal vuoto
passi incerti
spazzati, via!
su strade roventi,
vie del sud,
quanti corpi stesi
tra incerti dove, e perché;
per i corridoi del mondo
quante mani ancora calde,
di calzoni a bande rosse,
vorremmo tenere nelle nostre
di mani,
strette alla fronte
a sbriciolare torri del terrori.
Nel pozzo,
giù per le viscere,
nel ventre,
conterremo ogni parto dolente
accecato o eliso
per i nove mesi dell'infinito.
E non dire che ha cannato, eh!
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da UnSentireEnorme
Finalmente varata la Legge Fini. Innanzitutto una precisazione: uno che vara una legge su di una materia così particolare se ne dovrà pur intendere, o no? Sicuramente le avrà provate tutte le droghe, e saprà bene a quali danni permanenti al cervello portano. Quindi fidiamoci, e basta.
Poi trovo coraggioso il fatto che finalmente si portino sullo stesso piano l'eroina, la cocaina, l'hascisc e la cannabis. Finalmente basta distinzioni: puoi andare dal tuo pusher di fiducia e chiedergli semplicemente "dammi quel che hai", senza stare a sottilizzare tanto.
Inoltre l'aumento dei prezzi al consumo (pur accelerando sensibilmente l'inflazione) contribuirà nettamente ad elevare il Pil nazionale e l'economia italiana tutta.
Poi c'è di bello che anche i ragazzini non dovranno fare più tutta la trafila, e passare alle droghe pesanti solo dopo aver usato quelle leggere: adesso se le proveranno tutte subito e solo dopo decideranno quella che fa più al caso loro. Con ponderatezza, e che cavoli!
Inoltre mettere tutte le droghe sotto lo stesso piano dimostra una speciale sensibilità all'equità, alla omogeneità. Sono riforme comuniste, volete capirlo?!?
Certo, poi magari in carcere ci va il ragazzetto con la cannetta ed il serio professionista con la coca no, ma, cazzo, il serio professionista c'ha pure da lavorare, non può mica perdere tempo. E poi la coca, dai, diciamolo, la mettono anche nelle bevande analcooliche, che sarà mai!
Senza contare che il fumo fa male, fa venire il cancro; invece, aspirare col naso la povere farà venire al massimo qualche allergia... Evviva, Italiani, una nuova era si apre: di speranza e giubilo. Finalmente non ci sarà più discriminazione per gli spacciatori, nessuno potrà sindacare se la quantità di droga che possiedi è modica o meno: andrà comunque bene.
Il governo promette che saremo felici anche senza le droghe: è una missione non facile, ardua, c'è chi direbbe impossibile. Sembra fra l'altro che per arrivare a tale risultato fra poche ore l'on. LaRussa dovrebbe fare un comunicato ufficiale che esorta le italiane a darla di più.
Per questo è giusto e sacrosanto crederci fino in fondo, in questa legge, amici miei.
Quei cadaverini
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di Beatrice Corato
[da Mariemarion - Una donna per amico]
Quei cadaverni...che quando si chiamano Aldo Giuliani sono martiri e quando si chiamano Carabinieri allora cos'è, carne da macello?
Già, loro sono i cattivi.
Quelli che difendono i governanti ladri, si dice in giro.
E ci si sente di sinistra sol se li si riempie di sputi.
Ragazzi che vanno a morire perché sono scemi, evidentemente, masochisti, fissati col trip di Rambo, a quanto pare.
Mentre i nostri pooooooveri sinischesi se ne stanno col culo al caldo nelle loro case riscaldate ben al riparo dei soldi di mamma e papà.
Che scendono in piazza a far la rivoluzione e tra un atto di vandalismo e l'altro entrano nei bar pagando con le carte di credito. Vi ho visti al baretto, imbecilli. Con quell'aria spocchiosa da vincitori, la vostra rivoluzione era finita e voi dovevate rifocillarvi spendendo in un attimo ciò che non spendiamo noi emarginati in un anno tutti assieme.
Bastardi!
Adesso cos'è, chiudete i blog in segno di lutto?
Non ve lo ricordate quando due poveri Carabinieri di vent'anni asserragliati dentro una camionetta che non partiva venivano presi a sprangate dalla vostra marmaglia impazzita?
Mi sono rivista quel documento per settimane, e immaginavo l'aver io vent'anni, sentire il boato di un vetro che esplode, l'avete mai sentito un vetro che ti esplode all'interno della macchina? io sì, è spaventoso, da botta di panico che ti paralizza, non sai più chi sei, come ti chiami, se sei vivo o sei morto, non sai ed entri in shock.
Ma voi avete continuato e non vi bastava il sangue.
Facile, comodo e vigliacco prendersela con due ragazzini di vent'anni.
Io avrei innestato la retromarcia e sarei passata sopra i vostri luridi jeans spiaccicando le vostre belle testoline vuote.
Ma loro no, loro sono militari e da tali devono rispondere.
Loro sono "stupidi" perché si sono arruolati come Carabinieri, si sono asserviti al potere, loro.
Mentre voi, belli agiati e ricchi figli di papà per diritto divino volete i posti migliori. Già, voi siete la Sinisca, l'intelighentia, quella che ha capito tutto delle sorti del mondo, gli opinion leader.
Tanto l'avete capita la vita che vi siete tenuti di tutto nei vostri centri sociali.
Teste di cazzo!
Dai black block ai poooooveri islamici, l'ultima categoria iperprotetta da quei bastardi dei vostri padroni.
Alle brigate rosse.
Qualcuno oggi ha scritto: si sono liberati 14 posti alla Cepu.
I morti sono 17 fino ad ora, imbecille.
E se la Cepu è tutto quel che conosci, viva la cultura vera!
Questi ragazzi erano migliori di te che getti il sasso e nascondi la mano, vigliacco.
Per l'ottanta per cento loro erano figli di una povertà dignitosa che cerca il riscatto attraverso il sentirsi utile, cosa che tu non capirai mai.
Voi avete soltanto un indegno senso della rivalsa perché non vi spalancano le porte delle case editrici e dei giornali, delle televisioni alle quali credete d'aver dirittto per...
Per quale cazzo di motivo, qualcuno me lo sa spiegare?
Questo vostro lurido disprezzo per le forze dell'ordine qualcuno sa dirmi da dove proviene.
Chi ha cominciato?
Quelle teste di cazzo oggi sedute in Parlamento a fingere il pianto del coccodrillo.
Quelle che v'hanno insegnato che tutto v'è dovuto, voi siete i g i o v a n i.
Quelle che vanno in televisione a insegnarvi che il signor Giuliani è un martire e nessuno, nessuno ha speso una parola in difesa dei poveri lavoratori delle forze dell'ordine.
E già, gli eroi sono solo a sinistra.
E tutto il Bene sta soltanto a sinistra.
Bene, la Sinistre c'est moi.
E vi sputo addosso, non azzardate la fiction del pianto perché vado nei vostri archivi a riesumare tutte le vostre stronzate.
Una per una.
Perdìo!
Abbiate almeno la dignità di restarvene in silenzio.
Almeno l'intelligenza di fermarvi a riflettere, non dico di fare marcia indietro, siete talmente fondamentalisti dell'ottusità che non ci spero più.
Ma almeno provateci, a riflettere.
Che per quanto sia sbagliata la guerra di Bush, per quanto sia orrido il solo immaginare la guerra, questi morti erano soltanto i ragazzi della pìetas.
Leggetevelo Pino Scaccia, testimone oculare, o darete del fascista anche a lui?
"Ha scelto il mestiere di soldato ma non ama la guerra....".
Come tutti gli altri, come i morti di oggi e gli altri che trascinate in piazza fingendo dio sa quale rivoluzione in nome di neanche sapete cosa.
Comunisti con i soldi in tasca, così mia madre definiva con spregio i vostri padri all'alba del sessantotto.
Che non hanno mai fatto un giorno di fame.
Che non sanno mettersi nei panni dei figli della povertà che a volte scelgono di partire per realizzare un piccolo sogno al ritorno, una macchina, un matrimonio, un mutuo da poter accendere per una casa.
Se tornano.
Ricordo Mario Capanna fuori della Scala di Milano parlare gentile alla Polizia dicendo: non facciamoci la guerra tra poveri.
Anch'io facevo come lui, per me non sono stati mai dei nemici.
Per voi sì, per voi sono tutti nemici.
E allora io mi rivolgo a voi Carabinieri, a voi Poliziotti, a voi militari che siete costretti a scendere in piazza rischiando la vita per quattro stronzi che giocano a far la rivoluzione.
La prossima volta girate la faccia dall'altra parte.
Lasciate che distruggano tutto e infischiatevene.
Tanto quei cittadini a cui avrete salvato i beni non vi ringrazieranno.
Sarete sempre i "nemici".
Io vorrei portare in piazza VOI per uno sciopero ad oltranza.
E li vorrei vedere i poooveri cittadini senza più la vostra protezione.
Durante un terremoto, un incendio, una catastrofe qualsiasi.
Vi si vede in televisione lavorare di notte e di giorno, scavare nelle macerie inzaccherati fino al collo che mi prende un freddo della madonna.
Ma nessuno vi ringrazia mai.
Voi siete i "nemici".
E allora perdìo trattateli da nemici.
Tutti!
Nessuna pietà per chi non ha pietà.
E tornatevene a casa, militari, medici, volontari della Croce Rossa.
Non è quella gente che merita le vostre vite.
Nessuna pietà per chi non ha pietà.
Non mi fanno pena i ricchi "rivoluzionari" non mi fanno pena gli islamici che lapidano le loro donne e poi vengono qui a comandarci di togliere il "cadaverino" dalle scuole.
Riempiono il mondo di cadaveri e poi dicono che i loro bambini si disorientano di fronte al Gesù crocefisso.
Non mi fa pena più nessuno, nel mio cuore pietà l'è morta.
Solo un grande senso di fratellanza per le famiglie di tutti i ragazzi uccisi, anche Americani sì.
Noi ce ne stiamo comodi dietro lo schermo a biascicare sulla tastiera le sorti del mondo.
Loro vanno e pagano con la vita il prezzo della pace.
Se esiste un Dio, che ci maledica tutti.
La guerra non è finita
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di Giorgio Boratto
Perché non dire chiaro, dopo la strage degli italiani in Iraq, che la guerra non è finita? Dietro la retorica della conquista militare della pace c'è solo la realtà della guerra che continua. Perché non considerare quello che chiamiamo terrorismo l'unica arma contro un esercito straniero invasore che vuole imporre la sua visione del mondo? Io chiamerei terrorismo quello delle brigate rosse, quello degli attentati contro le Torri Gemelle a New York o al Pentagono; quello della strage in Arabia Saudita ecc.; quelli sono attacchi vigliacchi contro persone inermi, ma quello fatto a militari considerati invasori portatori di guerra nel nome di una liberazione da nessuno chiesta, non è ancora solo guerra?
In fondo allora si capirà che anche la guerra è terrore, miseria, odio e queste sono le conseguenze: non è terrorismo solo perché si decreta la violenza con i governi? Anche alla faccia della democrazia? Tutto il resto è retorica. La fine della guerra e la vittoria su Saddam è stata a proclamata da Bush su una portaerei, ma lui non ha vinto niente e se come dice ha liberato l'Iraq dal tirranno Saddam, la guerra i suoi abitanti continuano a viverla. Ecco allora che i nostri vessilli di pace alle finestre acquistano in questi giorni con la strage degli italiani in Iraq, ancora più valore. Bush non ha vinto niente, men che meno la pace: se vuole la pace se ne vada con i suoi fedeli alleati e lasci l'Iraq agli iracheni.
12.11.03
Lutto e rabbia
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di Pietro B.
Di tutte le guerre per cui vale la pena morire i nostri soldati sono morti proprio in Iraq cioè forse in quella meno giustificata eticamente.
Oggi però è il giorno del lutto, delle lacrime e della preghiere per i nostri caduti e i loro congiunti.
Domani ne riparleremo.
Il caso Pecorelli e l'assoluzione di Andreotti
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di Valentina Tampellini
Chi ricerca la verità in tutte le vicende non può soffrire di fronte ai continui rimpasti e alle molteplici reinterpretazioni dei fatti che hanno preceduto l'assoluzione dell'onorevole Giulio Andreotti in merito all'omicidio Pecorelli. Leggendo i quotidiani e seguendo i vari talk show politici televisivi si coglie nitidamente questo torbido rimescolamento di fatti, date ed intenzioni, allo scopo di pugnalare le varie fazioni politiche e non di raggiungere la verità.
È una constatazione che ferisce e che umilia storici, politici, Commissione parlamentare Antimafia e magistrati, nonché i semplici cittadini. Ascoltando le recriminazioni della maggioranza, e di tutta la compagine ex-democristiana, pare che la verità stia da tutte le parti e in nessun posto.
D'altronde la lezione dei contradditori eloquenti iniziò quando il ministro per le infrastrutture e i trasporti Pietro Lunardi affermò che a nostro malgrado dobbiamo convivere con la mafia, senza che nessun esponente di governo si fosse esposto per condannare questa assurdità, infamante un Paese che non accetta ricatti né terrorismo.
Seguendo la ruota, pare anche che chi si adoperò per la verità
sia un giustizialista politicizzato - come si accusa essere Violante -
anche s'egli è riuscito a dimostrare, con carte e testimoni alla mano, che
così non è. Ma per gli accusatori l'ex-presidente della Commissione
Antimafia si è rivelato un traditore, accecato dal potere e tentato di
ostacolare il corretto percorso delle indagini.
Da questa visione molto soggettiva delle cose permea che i veri carnefici - come ha sostenuto recentemente Bondi in Parlamento - non sono gli indagati (menzionati nei processi da testimoni e pentiti, dunque nomi che giravano in certi circuiti non per caso) bensì chi tentava di processarli, alla ricerca di quella
verità che sembra sempre più opportuno non conoscere o che è meglio
infanghi sempre qualcun altro.
La legge italiana tenta di regolare un meccanismo fragile come quello della giustizia, che si basa su prove concrete e che vacilla ogni volta che le stesse vengono perse, occultate o reinterpretate, perdendo la loro valenza di pietra miliare, di fatto storico e dimostrabile.
Se non si può dimostrare un evento, se non c'è un testimone a parlarne, esso non esiste, scompare dall'attenzione della giustizia e diventa illazione, invenzione. Il ragionamento, accettato dai più, non fa una piega. A pensarci però è terribile e decine di casi chiusi su indagati prosciolti perché impossibili da accusare concretamente - sebbene non estranei ai fatti - e su vittime sepolte senza assassini lo dimostrano.
Ci troviamo di fronte ad un sistema che per sua natura umana ha
dei limiti, e nemmeno tanto leggeri, dove indagati puliti da prove
incriminanti restano impuniti e uomini innocenti, incastrati in qualche
abile modo, pagano per altri: in tutti i casi non si celebra la verità
finale, ma la soluzione logica più accettabile.
Non si prenda questa considerazione come un'amara e pessimistica visione della giustizia italiana: casi di tal genere sono ancora, per fortuna, isolati, ma in una democrazia basata sul rispetto e l'equità, casi del genere non dovrebbero
esistere per niente e non dovrebbero minare pilastri importanti della
società.
Il caso Pecorelli fa parte di queste anomalie, poiché in esso predomina l'incertezza ed è stato chiuso non per una reale dimostrazione d'innocenza, ma per una difficoltosa dimostrazione di colpevolezza degli imputati. L'assoluzione di Andreotti è stata accolta con sollievo da tutti, poiché se si crede in un sistema giudiziario statale si accetta questo verdetto di "assoluzione per non aver commesso il fatto" che, tra i tanti suoi significati, comprende il salvataggio della moralità di decenni di governo democristiano e la riabilitazione di un intero partito, separando uomini di governo da individui mafiosi.
A conti fatti l'assoluzione riporta sollievo nell'animo di tutti, è innegabile, perché allontana dai palazzi di governo una minaccia oscura e lugubre di corruzione e interesse. Ma questo non basta, perché il nome di Andreotti fu pronunciato non da una persona qualunque e perché sono stati assolti tutti gli indagati, non solo i
mandanti: da questo lungo processo infatti ne escono puliti anche i
presunti esecutori.
E così, mentre il giornalista Mino Pecorelli, assassinato perché a conoscenza di notizie scomode, sta diventando un cadavere qualunque di una qualunque cronaca nera di paese, l'assoluzione dell'onorevole Andreotti assume il doppio profilo di occasione mancata della giustizia e di baionetta lanciata contro la giustizia stessa, perché il ricorso in Cassazione era basato su deboli arringhe e perché il verdetto finale ora si ritorce, con oscura legittimità, contro gli organi
parlamentari.
La verità in questo caso non c'è, e pochi italiani credono alla reale estraneità dei fatti dell'onorevole Andreotti come non tutti si ritrovano concordi sulla presunta malafede di Violante. A ben vedere ciò che conta ora, dopo la cicatrizzazione giuridica, sono le parole, armi a doppio taglio che classificano i politici tra intoccabili e carnefici, che aggirano la legge creando scappatoie legittime per il codice e impensabili per la moralità comune, che consentono di dare altri significati ai fatti.
Parole, parole, parole che coprono fatti, che si beffano dei fatti. A
nessuno sarebbe tornato utile mescolare Andreotti con la mafia così, tanto
per trovare un capro espiatorio, né alla destra quanto alla sinistra, né di
insistere su cavilli e protocolli se i processi sull'omicidio Pecorelli non
avessero fatto spuntare il nome dell'onorevole in circostanze sospette.
Quello che amareggia è che si continuino a negare i fatti, a cambiare le
carte in tavola ed ad usare un verdetto giuridico come rivalsa politica, ad
accusare di giustizialismo politicizzato chi si adoperò per capire chi
uccise Pecorelli e perché - peraltro attaccandolo con le stesse armi che
gli si sta accusando di aver adoperato. Perdonate la presunzione, ma a
buona parte dei cittadini quest'epilogo non basta, non convince, né riesce
a tranquillizzare la coscienza civile. Anche l'omicidio Pecorelli è entrato
di diritto nel gruppo dei grandi misteri d'Italia ed accende le micce
all'ennesima faida parlamentare.
11.11.03
Zia Tony: semplicemente una donna
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Intervista di Pietro B.
In realtà tu stessa dici a proposito dell'amicizia tra uomo e donna "...l'uomo vuole sempre e solo quello prima o poi[...]. Mi domando ma è possibile se ad un uomo non gliela dai questo svanisce, possibile l'amicizia pura non può esistere[...]?", quindi mi pare che tu non abbia un giudizio assolutamente positivo degli uomini. Pensi veramente che un uomo non possa vare una donna come amica? E perché?
Non è che credo che gli uomini, vogliano prevalentemente il sesso è che in tante sperienze mi è parso di capire di si, esempio in chat se non ti possono vedere le chattate finiscono dopo 4 0 5 volte l'amicizia puo'esistere anche via chat che necessità c'è di vedersi? Io dico che è diffficile l'amicizia tra uomo e donna perchè spesso subentra l'attrazione e se subentra da una delle 2 parti. E' difficile ma non dico che non esista, non è facile.
...leggi l'intervista...
10.11.03
Simulazione e illusione
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[da low resolution]
Ieri è finalmente uscito l'atteso terzo episodio di Matrix. Come molti sanno "Reloaded" e "Revolution" sono stati girati insieme. Anzi, sono un unico film coerente e integrato anche dal punto di vista della sceneggiatura, che viene proposto al pubblico diviso in due tempi.
Quello che pochi sanno è che per questo capitolo della saga le due menti di Matrix, i fratelli Wachowsky, hanno contattato niente meno che l'anziano Jean Baudrillard per avere una consulenza. La cosa non dovrebbe stupire: in una delle sequenze del primo episodio si scorgeva chiaramente la copertina del noto "Simulacres et simulation", testo fondamentale del filosofo francese.
La cosa divertente, e in fondo ovvia, è che il buon Baudrillard ha rifiutato l'offerta. A quanto pare proprio per motivi "filosofici", cioè non approva il modo con cui è impostato il tema simulazione e illusione nel film. I dettagli si possono trovare in un'intervista a Jean Baudrillard del giugno 2003 del "Le Nouvel Observateur", di cui esiste una sintesi in italiano su Nuovi Mondi Media e su Quintostato.
Ciò che non convince il filosofo francese è la netta separazione tra mondo simulato digitalmente dalla matrice, e mondo reale in cui vivono gli umani ribelli, che sta alla base della storia. Per Baudrillard i due piani, quello virtuale e quello reale non sono mai separati. Anzi, non esiste un "reale" totalmente libero e purificato dalla simulazione.
Il problema della simulazione della realtà posto dal film, secondo Baudrillard è confuso con quello, molto classico, dell'illusione, che si trovava già in Platone. La vera fuga dalla realtà non è la sua sostituzione totale e completa con un'altra realtà, alternativa e indipendente da essa. Ma la sua parziale contaminazione e falsificazione con un reale simulato, che si mescola con essa ed entra a farne parte in modo inscindibile.
La distinzione è sottile ma proprio per questo intrigante. Non è dunque l'illusione della realtà virtuale della Matrice che deve farci paura. Ma le mille operazioni di manipolazione della nostra stessa realtà sociale e culturale, con cui piano piano la sostituiamo.
Proprio per questo, secondo un Baudrillard sempre più nichilista, noi non abbiamo speranza. Nel film gli umani ribelli hanno Zion, un universo totalmente alternativo ed esterno alla Matrice. Un'alternativa in cui trovare rifigio. Noi invece no: la nostra realtà sempre più contaminata e trasformata dalla simulazione non ha alternative o vie di fuga.
07.11.03
A proposito degli arresti delle BR
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di Gianluca Ferro
[da erroneo.org]
Un piccolo gruppo di persone si arma per colpire dei simboli, la stampa ufficiale ci racconta il chi e il come, ma basta questo per capire perché la violenza si riaffaccia nella nostra società? Si tratta solo di disperati che commettono omicidi eclatanti o c'è qualcos'altro? Un tentativo di analisi.
Sfogliando i giornali e smanettando sui tasti del telecomando per passare da un notiziario all'altro, di qualsiasi fazione politica, stupisce come l'elemento cronachistico riguardante l'arresto dei presunti assassini di Biagi e D'Antona prevalga su qualsiasi tipo d'analisi dei fatti. Paura o censura? Il Chi e il Come sono stati trattati senza reticenze, persino con tante foto. Un metalmeccanico, un infermiere, un postino, degli insospettabili che vivono come noi, gente comune. Fanno la spesa, si baciano per strada, hanno lavori nella media, talvolta sono iscritti a un sindacato. Sono benvoluti dai loro colleghi, spesso stimati dai conoscenti. Sono degli italiani e delle italiane comuni, piccolo-medio borghesi, coltivano affetti, non vivono nascosti un bunker invisibile, sono tutt'altro che clandestini: lavorano, studiano, giocano e amano allo scoperto.
Poi, però, come per una mostruosa metamorfosi alla Mr. Hyde, diventano altro da quello che appaiono nella loro vita sociale e lavorativa. Abbiamo ascoltato e letto una dettagliatissima anedottica, degna di figurare tra le note di un libro giallo incomprensibile: appostamenti, pedinamenti, prove generali raccontate per farci vivere sul set degli spari.
Ma perchè quegli spari? Perchè la scelta di infliggere la massima punizione a qualcuno? Perchè questa volontà è maturata in persone con delle vite pubbliche così simili alle nostre?
Nell'intimo delle loro menti, tra i loro segreti di nucleo organizzato come una loggia massonica, come un partito estremamente gerarchico e crudele, si stilano e si leggono documenti strategici difficili da comprendere ai più, infarciti di termini marxisti e simpatie per i poveri dell'Islam in rivolta , proclamano la rivoluzione e studiano attentati contro figure che non sono fulcri delle istituzioni ma simboli, uomini senza reale potere, strumenti della ridefinizione delle politiche sociali, delle politiche del lavoro in particolare.
I protagonisti di questa storia potrebbero essere definiti degli schizofrenici sociali, dei vetero-qualcosa o, semplicisticamente, dei criminali. Ma non si da malattia senza un focolaio esterno -dietro ogni scemo c'è un villaggio, scrive Giuseppe Bucalo-, e se questa gente non è proletaria, non si è indottrinata nell'URSS, non vive nelle catacombe, allora forse il focolaio è in mezzo a noi.
Nessuna cultura del sospetto, non è la caccia alle streghe la medicina per purificarsi dai mali.
Proviamo a riflettere sulla provenienza sociale di queste persone, cioè sulla piccola-media borghesia, in parole povere su di noi. Cerchiamo di ricapitolare brevemente le nostre fortune economiche e la stabilità che ne può derivare. Immaginiamo qualcuno sui trenta-quarantanni che percepisca un reddito individuale mensile attorno agli 800-1000 euro, che viva in una casa in affitto, che abbia anche un solo figlio a carico e un coniuge-convivente che incassi altrettanto in busta paga. Sappiamo quali sono le spese, cosa ha significato l'introduzione dell'euro, sappiamo (dati EURISPES) che due terzi dei bambini che i genitori cercano di iscrivere ad un asilo pubblico rimangono fuori, cioè in molti casi in una scuola a pagamento o con una baby-sitter a nero. Sappiamo che le politiche per la famiglia non sono proprio il forte dei nostri governi. La finanziaria Tremonti del 2004 stanzia mille euro per il secondo figlio, qualsiasi sia il reddito della famiglia. Sembra più carità che un aiuto strutturale, o no? Chi fa la spesa sa che l'Istat commette il falso in bilancio nelle tasche delle italiani quando parla di inflazione al di sotto del 3%. Sappiamo che poter contare su un'entrata fissa di 800-1000 euro per molti, uomini e donne di differenti età e con un livello di istruzione medio-alto, è già un privilegio o comunque una meta ancora da raggiungere.
Dopo aver realizzato che non è possibile risparmiare, arrivati a stento a coprire le spese principali, ci resta pure il dubbio, se vogliamo essere ottimisti, di non percepire - quando saremo vecchi e stanchi - la benedetta pensione.
Dicono però che non siano questi i problemi. Non è il job on call (una mattina ti chiamano per lavorare, poi ci risentiamo tra un mese), non è che a 30 anni il rimborso spese previsto dal contratto come tirocinante, senza un soldo in più, debba essere motivo di insicurezza finanziaria. Non è un problema studiare fino a 30 e più anni a corsi universitari e post-universitari ormai paragonabili ai corsi professionali regionali di vent'anni fa, senza averne però la certezza dello sbocco lavorativo.
Chi di noi, piccoli-medio borghesi, vede il suo futuro, e financo il presente, con quel relativo senso sicurezza che ha illuso o accompagnato i nostri genitori?
I veri problemi, ci dicono comunque, sono altri: Al Qaeda in primis, poi gli immigrati che non vogliono il crocifisso a scuola, quelli che spacciano e quelli che rubano. C'è l'economia-mondo che non tira, quello è il vero cruccio, non la parcellizzazione della vita, non il riuscire a stento a fare la spesa alla fine del mese, non l'argentinizzazione della nostra società.
Il geniale film-documentario di Michael Moore, Bowling for Columbine ci ha raccontato come reagisce la classe media americana quando ha paura: si arma.
Quella francese stava per eleggere Le Pen alla presidenza della repubblica, quella italiana ha prodotto un ventennio memorabile tra le due guerre mondiali e una sua parte emigrata ne ha combinata una simile con i colonnelli in Argentina. Ha prodotto gli anni di piombo mentre una sua maggioranza, per vivere tranquilla, si affidava al clientelismo "a pioggia" della Democrazia Cristiana.
La precarietà e la paura non dovrebbero divenire una scusa o una giustificazione per commettere un omicidio. Non dovrebbero esserlo nemmeno per lasciare morire la gente sui gommoni che attraversano il Mediterraneo, ma rinfacciare non fa resuscitare nessuno. L'insicurezza delle famiglie italiane fa sì che una quantità sempre crescente di giovani, dei nostri fratelli minori, aderisca al neofascismo di Forza Nuova o vada allo stadio con idee diverse da quella di vedere una partita. Non tutti, per fortuna, ma quanti sempre di più?
C'è voglia di sfogare la rabbia con la violenza anche nelle parole che provengono dal parlamento, la governativa Lega Nord ne è solo un'eclatante emblema. Ci sono agenti delle forze dell'ordine che si sfogano sui quindicenni per strada, quelli che suggeriscono ai boss mafiosi quando sparire; c'è violenza persino davanti ai semafori, tra la gente in auto.
Sergio Segio dice una cosa fin troppo ovvia quando ricorda al "movimento dei movimenti" e ai sindacati che dentro di loro si cela un nemico, perchè non sono solo queste due parti sociali ad essere interessate dal male. L'aggressività diventa terrorismo quando viene organizzata, quando le si da un nome, una ragione e si trova un obiettivo da colpire, dobbiamo trovare un nome anche alla miriade di intolleranze quotidiane diffuse in tutti gli strati, privati e istituzionali, per capire che esiste un forte disagio diffuso?
Da una piccola-medio borghesia rabbiosa e sperduta, allarmata e ben indirizzata dall'alto ci si può aspettare ben altro che una dozzina di ideologizzati che si passano una pistola. A volte è avvenuta una rivoluzione francese, altre l'incendio del Reichstag. Viene difficile pensare a una moderatezza da tutte le parti, specie da quelle che si percepiscono (e sono) indebolite, quando, è solo un altro esempio illustre, lo stesso capo di governo abbandona ogni forma convenzionale per lasciarsi andare a sfoghi iracondi e sfottenti verso altre istituzioni della repubblica. Lui di certo non impugna un'arma per far prevalere la sua giustizia, per lo meno non lui personalmente. Forse il suo stalliere, forse qualcuno della sua loggia?
Gianluca Ferro
Ars Blogandi: l'oscuro mondo del bloggisti
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da Serghei 24 hours
Ogni comunità ha le sue regole e mode. Quella dei bloggers sembra essere, al momento, di chi ha il template più impervio. Ovvero – sembra dirti il proprietario - se non navighi con fibra ottica o adsl, ti voglio, per un mio impulso tutto da psicoanalizzare, vedere col computer fatto a pezzi.
Giù dunque con foto in formato poster pubblicitario, con l’unico scopo di essere estetici, stando al gusto del titolare, naturalmente.
Già, il gusto del titolare. E qui per la sociologia moderna si apre tutto un nuovo mondo da esplorare: vampiri giganti, cartoni giapponesi, gattini sonnolenti e bastoncini da shushi - rigorosamente in formato jumbo - vi guardano storti dai sfondi color nero satanico, bianco caffelatte o, e questo è impareggiabile, color fucsia evidenziatore. Per cui se rimante un paio di minuti in più sul sito, i vostri parenti inizieranno a sospettare che fate uso di droghe leggere.
Un’arte a se stante, ma non meno piacevole, è la scelta cromatica dei caratteri, con i quali poi si andrà a distribuire nel mondo i propri pensieri. Tabù il caro, vecchio Nero, si spazia dal grigiolino chiaro, al verdino acqua, al rosa acqua, giallo canarino, e tutto quello che passa per la mente, con solo un unico comandamento: che sia un colore chiaro su uno sfondo chiaro, scuro su uno sfondo scuro. Cosi non si riesce a leggere.
Se poi l’autore ha impostato, come sopra, un bel rosa fucsia come colore dello sfondo state certi che userà un verde acceso per i caratteri. Il risultato non va fissato per più di venti secondi, altrimenti i vostri parenti si convinceranno, e questa volta definitivamente, di avere un figlio tossicomane.
Ottima la sound track dei blog moderni. Il timido midi ha ceduto passo a mastodontici mp3 da sette megabyte ciascuno. L’mp3 dev’essere per forza di ispirazione socialista: pianta tutti, fibra ottica o connessione analogica checchessia. Questo è democratico.
Se l’autore è provvisto del buonsenso di usare un midi, la sua scelta musicale andrà a parare o su un polpettone che vi turberà: inizierete a piangere, a pensare e ricordare: la vostra infanzia, i vostri sogni, le fantasie, quello che eravate, quello che siete diventati, dove state andando; manderete allora tutto in quel paese, vi stenderete nell’erba a fissare le stelle o a correre scalzi sotto la pioggia. Forse il vostro capo probabilmente vi licenzierà.
Oppure su un pezzo che, con qualche pezzo hard rock elettronico di ultima generazione, vi accelererà pericolosamente il battito cardiaco, per cui vi resterà solo sperare che, in fondo, il bypass è stato progettato per resistere a peggio.
06.11.03
Il Troll
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di Leonardo
Il bloggatore, partito per conquistare il mondo, dopo anni di fatiche si ritrova al massimo un salotto di venti, trenta persone: e pure quelli lo fanno dannare.
Per punirlo delle sue manie d’onnipotenza, l’Onnipotente vero gli ha mandato la più diabolica delle punizioni divine: il Troll.
Il Troll è l’antipatico personaggio che si annida nei forum, o nei commenti, senz’altro scopo che attirare l’attenzione su di sé mediante commenti velenosi, o fuori tema, o calunniosi, o quel che gli viene in mente di volta in volta.
Il Troll classico è uno sconosciuto, che un bel giorno arriva e decide che nel tuo blog c’è un sacco di spazio anche per lui. Ma si guarda bene dal fornire i suoi dati personali.
Questo, nella maggior parte dei casi.
Ma il mio – indovinate un po’ – è diverso.
Il Signore ha voluto darmi un troll che conosco benissimo, so dove abita, e a volte si esce perfino assieme. Addirittura mi telefona, s’informa su come sto:
Drin, drin
“Pronto, Cragno, cosa c’è?”
“Ciao, sono Cragno. Ti disturbo?”
“Insomma, sto mangiando”.
“Allora ti richiamo”
Dopo mangiato io andrò a letto a recuperare un’ora di sonno, e scommetto che lui lo sa: vuole turbarmi i sogni dopo avermi turbato la masticazione.
“No, no, dimmi adesso”.
“Volevo sapere se ti eri arrabbiato per quello che ho scritto nel forum”.
“Hai scritto qualcosa nel forum?”
“Sì, non hai letto?”
“Aspetta… quello in cui ti sei firmato Brigate Rosse Partito Comunista Combattente? Vuoi sapere se mi sono arrabbiato?”
“No, non quello”.
“Ah, dici quando hai postato un comunicato dei Bambini di Satana, gruppo s a t a n i s t a in passato al centro di un processo per p e d o f i l i a ? Vuoi sapere se mi sono arrabbiato?”
“Ma no, figurati”.
“Ah, forse intendi quella volta che hai scritto vari messaggi dicendo che ho il pisello piccolo firmandoti con nomi diversi, tra i quali quello della mia attuale ragazza, che è una persona molto riservata?”
“No, no, per quello ti ho già chiesto scusa, ricordi?”
“Allora forse è quella volta che per scrivere il Diario di Cuba hai scelto un nick molto simile al mio, così che molti hanno creduto che io mi dedicassi al turismo sessuale?”
“Ma non ti sarai mica arrabbiato per una sciocchezza simile!”
“Chi, io? Figurati. E allora per cosa?”
“Ho scritto un messaggio in cui contesto alcuni punti del tuo post”.
“E non ti sei firmato con il nome di un’organizzazione sovversiva o dedita a riti s a t a n i c i?”
“No”.
“E non hai fatto apprezzamenti sulle mie pratiche sessuali o sulle mie misure?”
“Nemmeno”.
“Allora non mi posso arrabbiare, scusa. Hai usato il forum correttamente, tutto qui”.
“Proprio non puoi?”
“Dai, non fare il muso. Non si può dare il meglio di sé tutti i giorni”.
“Già”.
“Riproverai domani, su”.
“Mmmm”.
“C’è altro? Posso digerire?”
“Va bene. Ci leggiamo”.
“Ci leggiamo”.
Click.
Isy Pil
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di giusec
[da giusec&frienz]
Milano. Dipartimento Marketing. Headquarter RIO Mare. Building "C". Briefing in sala Leonardo. Ottavo piano.
Momento cruciale. Si decide il brand del prodotto. Marketing managers e il gotha aziendale riuniti da 13 ore.
- Ci siamo. La campagna è quasi pronta. Resta il nome. Quello attuale è da scartare.
- Megainsalatona.
- Fantasia zero. Star Salad?
- No! Niente inglese, ragazzi. Niente inglese. Niente inglese.
- ?
- Che poi l'assistente marketing non capisce un cazzo, sbaglia a scrivere e viene fuori un casino.
- Ma...scusa...potevi assumerlo con un minimo di conoscenze delle lingue...al giorno d'oggi...
- ...mandazione...
- Che?
- ...pssst...raccomandazione...non farmi gridare...
- Capisco. Niente inglese. Cancella Star Salad. Insalata Magnum?
- no, ci sono già i gelati. Passiamo oltre.
- Insalatissima?
- Oh. Si. Si, si! Insalatissima. Ecco a voi l'Insalatissima. Arriva l'Insalatissima! Mangiate l'Insalatissima! Mi piace. Andata.
- Che sudata...
- Passo due: il packaging.
- packaging che?
- Vogliamo promuovere o no l'apertura a strappo a prova di imbecille? Abbiamo speso due anni di ricerca per completarla!
- Ah, già. Insalatissima. Apertura Easy-Open.
- Cazzo! Niente inglese. Niente Inglese! Che poi abbiamo casini con l'assistente! Niente inglese!
- Dimenticavo, scusa.... Insalatissima. L' Apertura delle Libertà.
- Già, e così ci fottiamo la distribuzione in Coop..
- Insalatissima. Apri facile, mangi felice.
- Terribile, ragazzi. Orrendo. Niente italiano, torniamo all'inglese...
- Insalatissima. Apertura Fast-and-Easy.
- Insalatissima. Apertura Speedy-Go.
- Insalatissima. Apertura Easy-Peel.
- FERMI LI'! Mi piace. Ci siamo. Insalatissime. Apertura Easy-peel.
- E l'assistente? E l'inglese? E se sbaglia a scrivere?
- Cazzo, controllate che non scriva stronzate!
- Ci penso io, capo...
[Ogni riferimento a persone o fatti esistenti è puramente casuale]
Biscotti-fotocopia
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di Ivo Riccardo Forni
[da "Tutto questo non ha assolutamente senso!"]
C'era un bell'articolo uscito questo sabato su La Repubblica delle Donne, purtroppo non disponibile in Rete, a firma di Roberto La Pira, giornalista esperto di alimentazione e diritti dei consumatori, dedicato alle "seconde linee" di produzione di prodotti alimentari per supermercati. Di che si tratta?
Per fare un esempio (con nomi a caso): al supermercato trovate il GranCereale ed accanto, al 30% in meno, un biscotto pressoché identico, con lo stesso sapore e gli stessi ingredienti, ma con un marchio diverso, tipo "Il Cereale Grande della Esselunga". Ora: il secondo biscotto sarebbe da considerare una "seconda linea".
Per tanti prodotti che troviamo al supermercato le probabilità che siano stati realizzati dalla stessa azienda sono molto alte. E sono molte le possibilità per le quali la stessa azienda produca l'identico biscotto anche per tante altre catene di supermercati oltre alla Esselunga: lo fanno magari anche per la Conad, la Coop, la Standa, etc. con nomi e pacchetti diversi. Qualcosa di simile accade, insomma, a quel che accad