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Logo 30.06.03

Al di là del soldo
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di Manilo Busalacchi

Il Veneto. Ci vivo da quattro anni; mi muovo in un perpetuo slalom tra cose, persone e situazioni.
Non ho scelto questa terra, è vero, ho scelto invece la compagna di vita, che vi abitava, e mi ci sono ritrovato. Si sa, è un mondo a se, un'anomalia rispetto al resto dell'Italia, ma di casi limite ne so qualcosa, dato che la mia Sicilia non brilla per invisibilità e situazioni medie e pacate.

Mi sono fermato più volte, e ho voluto capire, a volte sono rimasto attonito, altre volte inconsapevole e condizionato. Vicenza poi ne è la summa, e non è una gran cosa, il risultato non è una gradevolezza media, ma un affievolimento dei colori. Non siamo nella Verona composta per decreto regio, o nella Venezia fastosa all'insegna della memoria andata, e tanto meno nella Padova polimorfica e vivace. Vicenza riassume i vizi, e la decadenza culturale di un popolo che sta perdendo la sua identità storica, che reagisce e che attacca rantolando nel buio dell'insensato. Eppure i libri di storia parlano di un altro Veneto, che oggi non scorgo, che vorrei amare, ma di cui posso solo constatarne l'assenza. Oramai non mi stupisco, guardo e ingoio, e continuo ad alimentare una speranza vana. Solo un distratto commentatore, recentemente, poteva stupirsi del maggior numero di incidenti stradali mortali mediamente consumati in Veneto rispetto alla, tristemente, plurititolata Campania. Non mi stupisco no, perché ogni giorno
vedo con i miei occhi, schiere d'auto rincorrersi impazzite nell'assurda e terrorizzante presunzione di ragione preventiva. Ai semafori appena verdi, si sfila con accelerazioni degne della migliore Ferrari, e non può esistere certezza, un vecchietto appena in ritardo o un distratto; no, e se accade cavoli suoi.

Migliaia di persone che si muovono in città prese dalla frenesia di fare, di aggiungere qualcosa. Qua si lavora, va bene, ma il benessere è fine a se stesso, non è reinvestito in cultura, in strutture, in strutture sociali. Dialoghi rarefatti, ridotti all'osso, finalizzati al patteggiamento del soldo, perché al di fuori di questa logica, per loro, c'è solo l'improduttività meridionale, il crogiolarsi, il perdere tempo. Mi stupivo le prime settimane, ora non più, quando dal saluto diurno, il
buongiorno, si passava di filato, appena dopo le cinque, alla buona notte. E
la sera, la buona sera, dov'è? L'ho scoperto, non c'è, cosa credete, qui si produce, si va subito a casa, cena, TV e via a letto. Domani è un nuovo giorno, di lavoro. Qualcuno mi disse: vedrai, qui non siamo in Sicilia, si lavora, sarai stanco e vorrai andare a letto anche tu presto. E' vero, sono stanco e lo faccio anche io, ma quando voglio io, a volte alle nove di sera, raramente, e a volte alle cinque del mattino, perché no, se ho un libro dinnanzi che mi intriga.
Bisogna lavorare, ben venga, ma a volte la sveglia suona alle cinque e trenta e vado in bici, va bene così, e poi a lavoro, si, puntualmente, ugualmente.
Si parla solo in gruppo, e delle solite cose, del contingente all'insegna del pettegolezzo, del superfluo, che può andar bene, purché non si protragga nel tempo, e non sia l'unico motivo. Vedo coppie, come questa sera, separati da una pizza e muti, non sapevano cosa dirsi. Li ritrovi li, alle sette del pomeriggio, perché domani è lunedì e si lavora. Lavoro, lavoro, un ossessione. Ma dove sono gli sguardi di fuoco? La voglia di vivere, di centellinare le parole, di cavarsi dentro? Scoprirsi, manca questo incipit, manca la voglia e avanza l'indifferenza.

In uno dei comuni più ricchi d'Italia il reddito medio mi vedrebbe ricco e pante, ma per la legge della divisione dei polli è tutt'altra cosa. Ricchi sfondati da una parte, con l'ultima Ferrari a diciotto anni virgola una ora, e dall'altra acomunitari, iperpresenti e additati, con una mela da dividere per tre ogni sera. Ma di che si lamentano, siamo nell'era delle diete, meglio averle gratis, direbbe qualcuno. Teatri, cinema, associazioni culturali, strutture sociali, niente, non se ne parla nemmeno, piuttosto preferiscono investire i soldi in borsa, che se li perdono almeno ci hanno provato.

Tutto sembra fatto contro e non per. Le regole, ossessionanti, non sono quelle che ritrovo altrove, non sono preposte a migliorare la convivenza civile, ma a limitarla, a punirla, in una sorta di piacere sadico e repressivo. Se vai in libreria, alle sette e venticinque, al massimo, devi correre alla cassa o riporre il libro nello scaffale, e via. Non esiste tempo, spazio alle incertezze, piacere per la comunicazione e condivisione di un momento. Esagero? Non so, forse. Quello che mi manca del meridione del mondo è la possibilità di emergere, di potere guardare qualcuno negli occhi, di sferrargli un pugno oggi, ma di diventarne, domani, amico a vita, per la pelle, in un connubio altrove sconosciuto. Lottare, si, la possibilità di farlo per qualcosa, qualcuno, o semplicemente un'idea, piuttosto che contro tutto. Preferisco le contraddizioni, gli estremi, a questa calma piatta inscalfibile. Vogliamo vivere, volete vivere? Manca il piacere per l'intenso e la capacità di goderne. Se, con la mia moka, riempio l'imbuto con troppo caffè qualcuno sorride con scherno, il solito meridionale, pensa, chissà
come sarà concentrato. Che lo facciano come vogliono, loro, che prendano come misura il torbido mare veneziano per dosarlo, che aggiungano quanta
acqua vogliono. Ma che smorzino, per favore, quel ghigno.

Questa sera non ce l'ho fatta, rientrando in macchina osservo schiere di girasoli per i campi in due filari ad avvolgere la strada, un giallo intenso in combutta con il sole che a quell'ora li intingeva. Ho un sussulto, per un attimo fermo il mio sguardo, li vedo tutti rivolti allo stesso lato, con la faccia, dal grande occhio nero e le ciglia gialle, opposta al sole! Ma che gli avete fatto? In qualunque parte del mondo, dalla notte dei tempi, un girasole è sempre rivolto al sole, me lo hanno insegnato in seconda elementare, e fino a ieri ci ho creduto. Qui no, i girasoli girano le spalle al sole. Sono stanchi anche loro? Non hanno voglia di corrispondenze, di vivere tra i lancinanti raggi e, quando è l'ora, di morire? Sono di plastica? Li ha posizionati uno per uno Galan rispettando, immagino, così l'unico impegno elettorale oltre al muso duro contro qualunque cosa è
extra-Veneto? Li avrei presi uno per uno, oggi, li avrei falciati, affinché la vergogna della natura non fosse palese e definitivamente incombente. Li avrei ingoiati pur di farli sparire, affinché Vincent Van Gogh non se ne abbia a rivoltare sulla tomba, nel dubbio d'aver sbagliato una prospettiva.

Poco più in la, la solita scritta: Veneto Stato, che qualcuno scrive di giorno e di notte qualcun altro ritocca, storpiandola. Quest'oggi ho visto qualcosa in più, e di meglio, qualcuno ha anteposto alla parola "Veneto" il segno meno e a "Stato" il segno più. Meno Veneto e più Stato, quindi, sono d'accordo, nell'intento, però, che questa regione diventi fiera di essere italiana e che non abbia timore a mostrarlo. Vorrei essere anch'io fiero di vivere in Veneto, vorrei amare questa terra come la mia Sicilia. Vorrei che qualcuno me ne desse la possibilità, vorrei lottare per questo. Vorrei che qualcuno avesse la voglia di lottare al mio fianco, al nostro fianco.

Al di la del soldo, al di la dell'interesse.

Logo 29.06.03

La scontetezza
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di Adriano Celentano

[da clancelentano.it]

La nostra scontentezza, a volte, deriva dal fatto di non avere individuato la DIREZIONE giusta.
Quella direzione che a un certo punto della vita, ti mette di fronte a un bivio e ti dice ciò che puoi e non puoi pretendere. Una direzione che quando è giusta, illumina il tuo cammino e i sogni impossibili, a volte, si realizzano. La vita è una continua prova, un continuo aggiustamento del nostro essere.

Dio ci ha dotati di tutti gli strumenti necessari per l’attraversamento di questo sentiero che, se pur solo di passaggio, non Lo vuole di guerra, ma di felicità. Da principio abbiamo l’arma della giovinezza: ci sentiamo forti e immortali… a tal punto che dimentichiamo Colui che ce l’ha donata. Ma quando poi, col passare degli anni, quest’arma comincia a spuntarsi, ecco che abbiamo un tempo per ridestarci e fare le nostre scelte… Ed è proprio attraverso di esse che si decide il nostro futuro. Qualcosa mi dice che c’è un momento in cui bisogna guardarsi dentro, per capire meglio come siamo messi fuori, badando che sia i pensieri che il corpo non sfocino in una obesità irreversibile.

Come la natura, anche la felicità ha le sue quattro stagioni: in ognuna di esse germoglia una gioia diversa, che va a compensare il frutto mancante che c’era nella stagione precedente. Ma se ci intestardiamo a voler mangiare le castagne anche quando ci sono le ciliegie, ecco che avviene l’intoppo. Scatta l’ingordigia. Non ci basta più una stagione, ne vogliamo quattro per volta e allora tutto si appiattisce mentre tutto muore. I cambiamenti, le diversità, i gusti, il piacere della dolce attesa mentre sei intento a preparare l’atmosfera giusta per quando Lei varcherà la soglia della tua stanza…Tutto questo ed altro, verrà ucciso in nome di quell’egoismo che ognuno di noi ha dentro e che se non è tenuto a freno diventa poi cattiveria, violenza, criminalità organizzata… ed è la fine.

Ma siccome tutto ha un inizio, è durante l’inizio che bisogna intervenire.
Si comincia a uccidere le persone con la mancanza di un sorriso o di un saluto ben fatto.
Si pretende che i propri dipendenti debbano lavorare per il solo fatto che percepiscono
uno stipendio. Per cui nient’altro va loro aggiunto, tanto meno un sorriso, oppure si
pretende di essere amati solo perché Lei ha giurato fedeltà davanti al prete…         

…ma se Lei non ti ama più, non sarà colpa tua?

Dicono che l’amore è un fuoco che bisogna tenere sempre acceso e io ne sono convinto. Sempre acceso con tutte le attenzioni che l’amore richiede; ma soprattutto, non bisogna mai stancarsi di variare il palinsesto. Non adagiarsi sui soliti programmi prevedibili in ogni loro mossa. È la prevedibilità che uccide più di tutti, l’amore. Piuttosto, Meglio spegnere il televisore per due o tre giorni. Così quando poi lo si riaccenderà, anche una banalità potrà stimolare l’erezione…

Ma l’amore è anche democrazia, libertà di pensiero e d’azione altrui. Chi ama l’amore non può aver paura di Santoro, ma piuttosto di “Domenica in” e “Buona domenica”…
L’amore è generosità e nobiltà d’animo. Non disperarti se Lei ti tradisce, fai conto di averle fatto un regalo, avendole dato modo di provare uno diverso da te… cosa te ne frega se lui è di sinistra, tu che sei di destra non sei certo migliore di lui e Lei apprezzerà questo tuo modo di agire, ti guarderà sotto una luce diversa, che prima non conosceva.

La morgue dell'Iraq e l'Italia
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di Lucio Manisco

[da Liberazione di oggi]

Sessantuno militari americani sono caduti sotto i colpi della resistenza irachena: una media di uno al giorno, senza contare i sei soldati britannici uccisi nel sud del paese. Washington ammette per la prima volta di non aver previsto le conseguenze dell'occupazione militare, di non avere approntato i mezzi per assicurare l'ordine pubblico e favorire, dopo un periodo più o meno lungo di transizione, l'allestimento di strutture amministrative autonome.

Non è stata trovata traccia alcuna delle armi di distruzione di massa che avrebbero reso necessaria, non rinviabile e più che giustificata la guerra, né si sa che fine abbia fatto Saddam Hussein al quale viene attribuita la strategia degli attacchi quotidiani contro le truppe di occupazione. Solo chi ha la memoria corta può ignorare che nessuno degli innumerevoli interventi bellici statunitensi degli ultimi cinquanta anni ha lasciato alle sue spalle strutture civili viabili, benessere e regimi veramente democratici. Questa deliberata amnesia storica, soprattutto dopo la cocente sconfitta nel Vietnam, copre anche la marcata riluttanza di tutte la amministrazioni di Washington a impiegare le proprie forze armate in compiti di occupazione militare o a fini di "nation building" o di "peace enforcing".

I militari Usa presenti oggi in Iraq sono 146.000, 5 mila in meno di quelli impiegati durante l'invasione; a circa 15 mila ammontano quelli della cosidetta "coalizione dei volenterosi", quasi tutti britannici. Dieci giorni fa il sottosegretario alla difesa Paul Wolfowitz, in una deposizione davanti alla commissione Difesa del Senato, aveva osservato che il mantenimento delle truppe americane costava già all'erario tre miliardi di dollari al mese e che era pertanto divenuto necessario ricorrere al contributo di 30 mila effettivi provenienti da altri paesi: aveva menzionato l'Italia, la Spagna, l'Ucraina, la Polonia, l'Honduras, la Turchia, l'Olanda, la Danimarca, il Costa Rica, il Salvador e forsanco l'India dopo il netto rifiuto apposto dal Portogallo. La situazione è precipitata negli ultimi dieci giorni, il malcontento dei militari Usa in Iraq ha contagiato vasti settori dell'opinione pubblica americana, le grosse compagnie che si erano assicurate lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi e gli appalti della ricostruzione non riescono a far decollare piani industriali e conseguenti profitti e il Signor Donald Rumsfeld, Segretario alla Difesa, ha rielaborato o ha fatto finta di rielaborare quasi tutte le sue dottrine sull'esportazione unilaterale della libertà e della "pax americana" con l'impiego fulmineo della tecnologia bellica Usa: quella che ci vuole, ha detto, è una forza internazionale permanente sotto controllo statunitense per gestire stati o nazioni instabili. In altre parole agli americani il compito di scatenare e vincere le guerre, agli altri paesi quello di occuparli militarmente con truppe di tipo coloniale.

Il primo campo di prova dovrebbe essere per l'appunto l'Iraq, un paese che dopo due mesi dalla fine della guerra guerreggiata è stato eufemisticamente definito "una morgue non idonea ad ospitare cadaveri"; non più quindi i 30 mila soldati della coalizione, bensì qualcosa come 100 o 120 mila militari che permettano al grosso del corpo di spedizione Usa di rimpatriare per intervenire contro gli altri stati canaglia in lista d'attesa.

L'Italia di Berlusconi, che da "non belligerante" è stata la prima ad offrire tremila dei suoi soldati per quella che il ministro Martino continua a chiamare una missione di pace nel sud dell'Iraq - lì dove pochi giorni fa è stato versato il sangue britannico - dovrebbe avere un ruolo più impegnativo in questo riassetto coloniale del grande impero d'occidente. E' pressocché certo comunque che il Presidente del Consiglio si farà portavoce di questa dissennata esigenza americana presso i paesi dell'Unione quando a giorni prenderà il via il semestre italiano. Significativo il titolo del bollettino settimanale European Voice in data 25 giugno: "Preparatevi a sbellicarvi dalle risate quando Silvio prenderà il volo sulle ali della fantasia".

Der Pate
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Foto di Berlusconi con scritta 'Il Padrino'

(su segnalazione di Fabrizio Pilotti)

«Ciò che inquieta i leader europei non è la sua quantità di potere e il fatto che lui, il Padrino della politica italiana, smonti la Repubblica per i suoi bisogni. Ciò che li rende davvero nervosi è l’umiliante consapevolezza di essere rappresentati da qualcuno che molti considerano un imbroglione».

Der Spiegel, dossier Berlusconi, titolo «Il Padrino», 28 giugno

Ecco un ampio stralcio di uno degli articoli del dossier dedicato a Berlusconi che comparirà sul numero dello Spiegel in edicola lunedì. La copertina del giornale è titolata: “Il padrino”.


«Fino a questo momento nella Repubblica-Berlusconi è valsa solo una regola: diventa legge solo ciò che può servire al piccolo uomo alto un metro e sessantaquattro ma con un grande Ego. Tutto ciò che disturba, deve scomparire. Berlusconi era entrato in politica per risolvere, lo dice lui stesso, tutti i suoi problemi giudiziari e finanziari. E lui lo fa in un modo che finora in una democrazia europea non era nemmeno immaginabile. L’Italia viene smontata e ricostruita secondo le esigenze del suo capo di governo. Della divisione del potere, base fondante di una forma di Stato democratica e pluralistica, quasi non se ne parla nemmeno».

«Il suo partito Forza Italia, un urlo usato per incoraggiare la squadra di calcio italiana, è la più grande forza in Parlamento. Pende dalle sue labbra. L’ha fondato sul modello di un’azienda, tant’è che molti deputati di Forza Italia sono stati scelti tra i suoi consiglieri personali. Non era nemmeno arrivato al potere, che già pensò di fare ordine in Rai. Tutti i critici di Berlusconi furono allontanati, perché rei di aver fatto, secondo Berlusconi, un «uso criminoso» della televisione. (cita poi il caso Biagi, ndt)
«A gennaio il Consiglio europeo, dopo che un gruppo di esperti avevano preso in esame il caso Italia, aveva constatato: Il conflitto di interesse tra il ruolo politico di Berlusconi e i suoi interessi privati nel campo dei media, è una minaccia al pluralismo dell’informazione.

Martedì prossimo quest’uomo guiderà per sei mesi la presidenza del Consiglio dell’Unione europea. L’Europa lo accetta in silenzio, imbarazzata e tutto al più solo nelle stanze chiuse della politica critica il fatto che tocca al “Lider Maximo” del Tevere, essere per sei mesi “Mr. Europa”. Occhi chiusi e via, questo è il motto dei suoi 14 colleghi europei. Perché ciò che irrita i suoi colleghi europei non è solo la sua quantità di potere, il fatto che lui, il padrino delle politica italiana, smonta e usa per il suo bisogno la repubblica romana, ciò che rende davvero nervosi i principali leader europei è l’umiliante consapevolezza di essere rappresentati da qualcuno che molti europei molto semplicemente considerano un imbroglione».

«Perché nonostante Berlusconi senta su di sé il “profumo di santità”, la sua carriera fin dall’inizio è stata in penombra. (Elenca tutti suoi guai giudiziari avuti con la giustizia italiana e internazionale, ndt). Non c’è dubbio che Berlusconi abbia vinto democraticamente le elezioni. Berlusconi ha talento per la messinscena politica. Giorno per giorno fino ad oggi, è stato il regista e il protagonista principale del Berlusconi-Show: re Silvio, il buon padre, l’imprenditore di successo, l’avvocato di tutti gli italiani». «Anche con i suoi colleghi internazionali ci tiene a fare bella figura. È piaciuto all’istante per esempio al presidente americano George W. Bush, così come è piaciuto al russo W. Putin. Racconta barzellette, suona il piano, canta, prende tutti sotto braccio e li assicura, “sono il vostro migliore amico”.

...«Non è un segreto per nessuno cosa pensa Prodi del prossimo presidente di turno dell’Ue. Lo considera pericoloso. Durante la preparazione della presidenza italiana, prendendo parte alla guerra in Iraq, andando in Medio Oriente quasi in missione per conto di Bush, Berlusconi si è allontanato in maniera eclatante dalle decisioni dell’Unione europea, in un modo che non ha paralleli nei 50 della storia della comunità europea. I colleghi di Berlusconi non sono così entusiasti dei prossimi sei mesi della sua presidenza. Chirac considera il premier italiano un “pallone gonfiato”. Secondo lui, l’Italiano ha dei problemi con il proprio ego. Tant’è che da quando Berlusconi è al governo le relazioni tra Francia e Italia, sempre serene, sono diventate di colpo più fredde. A Berlino invece si guarda all’Italia come un paese con delle inclinazioni anti-europee. Ai diplomatici tedeschi, rimasti anonimi, si sente dire che in questo momento “non è tanto semplice avere a che fare con gli italiani”. Molto meglio è visto Berlusconi invece a Londra». «Ciò che di Berlusconi irrita Bruxelles non è il fatto che lui difenda a spada tratta gli interessi italiani accorpando cose che non hanno a che fare l’una con l’altra, minacciando poi il veto. Quanto soprattutto il fatto che lui costringa i capi di Stato e di Governo, ad un vertice peraltro sull’Iraq, di parlare delle quote latte e inscenare uno show quando l’olandese Balkanende cerca di difendere gli interessi dei propri contadini: tutto ciò fa venire dei dubbi se Berlusconi sia davvero in grado di tenere una presidenza imparziale».
[da l'Unità di oggi]

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[i]Ecco un ampio stralcio del lungo articolo di Tony Barber su Berlusconi apparso sul Financial Times di sabato. Il testi originale si può leggere sul sito del quotidiano.

Una domenica di primavera: l’Italia è quanto di più vicino al Paradiso che questo mondo caduto possa offrire. Gli italiani più dinamici vanno in bicicletta sulle strade di campagna; le famiglie, poche, e meno numerose rispetto ai decenni del dopoguerra, portano i bambini in spiaggia. I credenti, sempre di meno, vanno in chiesa. I buongustai si attardano a tavola. E quelli che non riescono a raggiungere il paradiso trascorrono ore e ore nel purgatorio di un ingorgo di auto, mentre tornano a casa dalla gita del weekend.

E proprio questa domenica, negli ampi spazi della sua villa fuori Milano, un miliardario di 66 anni, calvo e piccolino, in un completo da manager, sta dicendo a questi italiani indifferenti che la loro libertà, e la libertà dell’Italia stessa, è in gioco.

Silvio Berlusconi non è un oratore appassionato, e la sua retorica non brilla di frasi memorabili. Ammira sinceramente gli Stati Uniti, e i più importanti presidenti americani, ma non riprende né il fraseggiare pieno di umanità e di valori di Abraham Lincoln né i toni confidenziali e rassicuranti di Franklin Roosevelt. A dire il vero, per un politico che raffigura se stesso come un modernizzatore e un innovatore implacabile, la sua retorica, oggi, suona decisamente antiquata, più adatta al raggelato scenario politico della Guerra Fredda negli anni Cinquanta o nei primi anni Ottanta che all’imprevedibile panorama mondiale dell’inizio del Ventunesimo secolo.

“Il nazismo e il comunismo esercitano ancora un grande fascino”, dice, con voce ferma e sicura di sé, ma non stridula. “Il primo ha dato libero sfogo agli istinti più feroci dell’umanità nei campi di concentramento. Il secondo si è presentato come un’utopia, una cosa buona, la realizzazione in terra di quella Gerusalemme celeste in cui tutto è bene”. Tagliando l’aria con la mano destra, dichiara che il comunismo è ancora una minaccia diretta, in Italia, perché esercita un “fascino perverso” su certa gente, anche se “è stata l’impresa più criminale della storia dell’umanità perché, ovunque sia arrivato al potere, ha diffuso terrore, miseria, distruzione e morte”. ...L’accusa relativa al conflitto di interessi è seria, non ha eguali in nessun altro Stato democratico, ed è motivo di acuto disagio per i rappresentanti stranieri della destra europea che vorrebbero vedere in Berlusconi un alleato. Ma l’Italia non è, comunque, neanche lontanamente, in una situazione prossima a quella di un regime totalitario.

...La politicizzazione della Rai non è un’innovazione di Berlusconi. Succedeva già durante la cosiddetta Prima Repubblica italiana, il periodo che va dalla fine della guerra fino al 1992-94, quando l’edificio politico post-1945 crollò in un torrente di rivelazioni sulla corruzione della politica, dell’industria e della pubblica amministrazione. Spartirsi i canali Rai faceva parte di uno spoil system onnipresente, che mirava a suddividere l’impatto televisivo tra i partiti politici della Prima Repubblica. RaiUno era stata assegnata ai democristiani, RaiDue ai socialisti e Raitre al Partito Comunista. Le cose non sono più così chiare: i democristiani non esistono più come partito, e i socialisti sono praticamente scomparsi. Ma l’eredità della diversità resiste: i tg della Rai non sono i tg di Berlusconi.

...In Rai, è più chiaro chi siano state le vittime dell’ira di Berlusconi, anche se persino qui le sue vittorie non sono state totali. Consideriamo il caso di Michele Santoro. Il suo popolare programma satirico Sciuscià su RaiDue è stato cancellato dai palinsesti televisivi l’anno scorso, come pure un programma simile condotto su RaiUno da Enzo Biagi, dopo che Berlusconi li aveva attaccati entrambi. “che Santoro (e) Biagi… hanno fatto un uso della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, criminoso; credo sia un preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo avvenga", ha dichiarato durante una conferenza stampa durante una visita ufficiale in Bulgaria nell’aprile 2002.

Il maggior “crimine” di Biagi, 82 anni, il decano dei giornalisti italiani, è stato di mandare in onda proprio prima delle elezioni del 2001 uno in cui Roberto Benigni, attore comico e regista (i suoi film più recenti sono La vita è bella e Pinocchio) prendeva in giro Berlusconi. Per parte sua, Santoro non ha mai nascosto le sue convinzioni di sinistra. Ma, se Berlusconi sperava di purgare la televisione di Stato dalla satira di sinistra, potrebbe non esserci riuscito. Ai primi di giugno, un giudice del Tribunale del Lavoro di Roma ha ordinato alla Rai di reinserire Santoro nei palinsesti televisivi con uno show settimanale di almeno 90 minuti.

...Questi due anni hanno imposto un prezzo da pagare. Le accuse e le imputazioni contro il premier, di cui il processo SME a Milano è solo un esempio, non cessano e causano inquietudine internazionale. L’opposizione, pur divisa e senza ancora un leader ben definito, sta tornando alla carica. L’uso che Berlusconi ha fatto della sua maggioranza per far approvare leggi che beneficiano direttamente la sua persona mettono chiaramente a disagio alcuni degli alleati della sua coalizione. Il conflitto di interessi relativo al suo doppio ruolo come proprietario del maggior numero di tv del Paese e premier incombe più che mai. Il suo fascino e la sua cordialità a volte sembrano poco convincenti. Il suo fascino non è servito a far svanire i cronici problemi dello Stato italiano: un enorme debito pubblico, le difficoltà a mantenere una certa competitività a livello internazionale, un’amministrazione pubblica inefficiente, e uno dei tassi più bassi di crescita economica di tutta l’UE. Ironicamente, viste le accuse di semidittatura che gli vengono rivolte, una parte dei suoi problemi viene da una mancanza di potere. L’Italia ha un sistema politico, economico e legale in cui il potere esecutivo, invece di essere concentrato nelle mani del primo ministro, è disperso ai quattro venti: tra i vari partiti della coalizione dominante, le due Camere, gli uffici del Presidente della Repubblica, la burocrazia italiana ed europea, gli imprenditori più potenti, i sindacati e la magistratura. Berlusconi non è Benito Mussolini. In effetti, questa deliberata dispersione del potere è stata messa in opera dopo la Guerra per evitare che un secondo Mussolini potesse arrogarsi i pieni poteri esecutivi. Berlusconi si è trovato sempre più costretto da queste formidabili barriere istituzionali, che si sono contrapposte al potere dei suoi interessi imprenditoriali e mediatici e che sembrano destinate a sopravvivergli, e a perdurare ben oltre il suo addio alla politica.

Ora che l’Italia sta assumendo la presidenza dell’UE, Berlusconi vuole che gli Stati membri concordino su una nuova costituzione, così che un nuovo trattato possa prendere il nome di Roma. È un test terribilmente impegnativo per un uomo che a livello politico è ancora relativamente un dilettante, e che è abituato a cavarsela nelle difficoltà grazie al fascino, all’istinto e alla ricchezza. I suoi avversari credono che metterà l’Italia intera in imbarazzo. I suoi sostenitori sono convinti che sarà all’altezza del compito, che lui, e lui solo, può liberare la Forza dell’Italia.

Logo 28.06.03

Il club del sabato - 1
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Se qualcuno è rimasto in città ad arrostire al caldo, e trova il deserto dei blog e dei "buon weekend", sappiate che ci sono anch'io. Se avete voglia scrivetemi o commentatemi. Di tanto in tanto bazzicherò da queste parti!

Aggiornamento:
- Beatrice parla del Club del Sabato (CdS).

Interludio - 3
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Aspetto

di Manilo Busalacchi

"Eppure aspetto
riverso
nel trono delle speranze.
Il capo chino
ciondola intorpidito,
aspetto
segnali vani.
Mi ridesto
sempre
ed il sogno è lo stesso,
volti i dì
passo
nel mestiere solitario
d'aspettare e sentire.
Disillusi e offesi
boccheggiamo esausti
nella riva e tra le acque
dalla vita in su
e cielo, cielo,
dalle braccia in giù."

Logo 26.06.03

Pistolottate
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[da il manifesto di oggi]

Interludio - 2
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Attraversata
di Elisabetta Mori

Drizza la prua amica mia
e tieni teso il fiocco
agli aspri marosi
non cedere
scivola sull'acqua
col timone saldo.
Attraverso prati azzurri
di spuma
ti condurrà la nave
La tempesta è vinta
il porto appare sicuro.

(da L'immagine cosciente)

Libero Sofri, liberi noi
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di Pietro B.

Ho deciso di non aderire a nessuna iniziativa a favore della richiesta di grazia per Adriano Sofri.
Troppo clamore si è fatto in passato, per poi avere l'ennesima delusione, attorno a questa amara vicenda umana e giudiziaria.
BlogOltre è nato con lo slogan "Libero Sofri, liberi noi", e tale slogan è ancora presente a testimonianza di una mia vicinanza morale verso Adriano Sofri.
Avevo tempo fa dato del bravo a Berlusconi per le sue parole in appoggio alla richiesta di grazia per Sofri. Ma come spesso si è visto, per Berlusconi e i suoi accoliti, ogni promessa è presto dimenticata.
Sofri intanto rimane lì, nelle carceri di Pisa, lucido testimone delle catene che la nostra società ipocrita mette a chi vuol sentirsi "libero" senza per questo svendere la propria dignità.
Libero Sofri, liberi noi!

Metti l´idrogeno nel motore e appare un mondo nuovo
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di Adriano Sofri

[da la Repubblica di oggi]

Dopo aver letto il bel dossier sull´Occidente che andrà a idrogeno (Repubblica, 17 giugno) mi è venuta voglia di scrivere anch´io sul futuro dell´idrogeno. Il fatto è che io sono del tutto profano di idrogeno, e abbastanza destituito di futuro. Però ho pensato che, futuro a parte, la gran maggioranza delle persone condivide la mia incompetenza, e tuttavia si pone domande impegnative. E Rubbia ha altro da fare, spero, che leggere i miei articoli.

Dunque, usciremo dall´era del dannato petrolio? È possibile scientificamente? E se lo è, quali inconfessabili interessi intralciano il passaggio? E se l´energia ricavata dall´idrogeno è pulita, non rischierà di portare altri guai: esplodendo, magari, come la bomba atomica, o il dirigibile Hindenburg? Eccetera. Ho provato a farmene un´idea, ed ecco che cosa ne ho ricavato.
Prima di tutto, le parole che ho appena scritto: «L´energia ricavata dall´idrogeno», sono un errore blu. L´idrogeno non è una fonte, ma un vettore di energia: l´energia che lo produrrà potrà essere il vecchio petrolio, o un´energia nuova, quella solare soprattutto. La distinzione circoscrive l´inevitabile sospetto sull´interesse di petrolieri e automobilisti a boicottare la rivoluzione dell´idrogeno. I petrolieri possono trovare conveniente buttarsi nella corsa, e gli automobilisti lo fanno già: in particolare, in Germania. La Bmw si è molto impegnata in questo campo e l´aeroporto di Monaco ha per primo installato un distributore per rifornire con idrogeno gli autobus Man.
L´atomo di idrogeno è il più semplice e il più leggero di tutti gli atomi, contiene solo un protone ed un elettrone; ed è anche il più abbondante nell´universo. A sua volta la molecola di idrogeno, formata da due atomi, è la molecola più semplice e più leggera. La sua leggerezza può tornare utile. Alle temperature ordinarie l´idrogeno è un gas (solo a bassissime temperature ha forma liquida o solida) ed è privo di colore, di odore e di sapore. Al contrario di quel che si potrebbe pensare, per un gas la mancanza di odore non è un vantaggio: l´odore gli deve essere aggiunto perché si possano avvertire eventuali perdite. Si fa così con il metano distribuito nelle reti cittadine e con il gas in bombola.
La terra è piena di atomi di idrogeno. Ogni molecola d´acqua ne contiene due, ogni molecola di ammoniaca tre, ogni molecola di metano quattro; in gran numero stanno nella materia organica perché sono parte essenziale del ciclo della vita. La molecola di idrogeno è invece rara. Per questo l´idrogeno non è una fonte, ma un vettore di energia. Fonti sono il carbone, il petrolio, l´energia nucleare, solare, geotermica, eolica, idraulica... Vettore di energia è l´elettricità: grandi quantità di energia elettrica non si trovano facilmente in natura, ma è molto comodo trasformare in elettricità l´energia di un´altra fonte, per portarla con la rete fino al luogo di utilizzo e qui ritrasformarla nella forma desiderata: calore, luce, movimento.... Finora l´elettricità è il vettore energetico principe. Ha però un inconveniente: è facile da trasportare, ma è più difficile da immagazzinare. Le batterie sono costose e pesanti, vanno bene per un telefonino, meno quando si ha che fare con un´automobile o un aereo. L´idrogeno mira a integrare la catena. Può essere prodotto, ad esempio estraendolo dall´acqua, poi può essere immagazzinato e trasportato (e qui sta il centro degli studi attuali), e infine trasformato in un´altra forma di energia. Se lo si vuole usare per far andare un´automobile, la catena prevede ancora un passaggio. Una cella a idrogeno trasforma l´energia dell´idrogeno in energia elettrica, trasformata poi in energia meccanica da un motore elettrico. Dunque una parte importante degli studi sull´idrogeno riguarda il miglioramento delle celle a idrogeno, che le renda più efficienti, leggere, durevoli e meno costose.
Senza la distinzione fra fonti e vettori di energia non si capirebbe perché l´Islanda sia così impegnata sul fronte dell´idrogeno. Ha tanta energia geotermica da potersi disinteressare ad altre fonti. Ma siccome non è semplice mandare i veicoli con i geyser, con la geotermia si può piuttosto produrre idrogeno da mettere nel serbatoio del furgone del latte.
Se appunto si rendesse efficiente l´immagazzinamento dell´idrogeno, si otterrebbe un vantaggio netto sull´elettricità. Le alternative sono tre. L´idrogeno può essere immagazzinato in forma gassosa, come si presenta naturalmente. Ma per averne adeguate quantità in volumi non eccessivi bisogna comprimerlo molto e questo richiede bombole robuste, quindi pesanti. Si può ricorrere alla forma liquida (LH2 è la sigla dell´idrogeno liquido), raffreddandolo a bassissima temperatura. C´è però una spesa energetica per la liquefazione e poi i serbatoi vanno rigorosamente isolati, in pratica devono essere degli ottimi thermos, e continuamente raffreddati. Alla refrigerazione contribuisce l´evaporazione dell´idrogeno liquido, che però ne provoca un consumo. La terza alternativa pare promettente, ma è agli inizi. Si tratta di far assorbire grandi quantità di idrogeno da un materiale solido, per esempio grafite, che funziona come una spugna, per poi rilasciarlo al momento opportuno. L´idrogeno è minuto e si incastra bene in tutti i buchi.
Il ciclo dell´idrogeno non è inquinante: si scinde l´acqua consumando energia per estrarne idrogeno e ossigeno. Poi, all´utilizzo, l´idrogeno si ricombina con l´ossigeno producendo acqua ed energia. C´è però quella domanda allarmata: l´idrogeno è pericoloso? Ma se pensiamo alla bomba all´idrogeno siamo per fortuna completamente fuori strada: questa reazione nucleare avviene spontaneamente nelle stelle, non sulla terra. Qui da noi per farla avvenire c´è bisogno delle impervie tecnologie che realizzino l´arricchimento isotopico e le altissime temperature e pressioni necessarie. Altrimenti l´idrogeno non dà reazioni nucleari, e tutt´al più, per incidente, può bruciare come qualsiasi altro combustibile. Non esplose ma si incendiò nel 1937 il dirigibile Hindemburg, pieno di idrogeno, e dette un colpo fatale all´impiego di quelle aeromobili. Una grande fiammata divampò nel cielo del 28 gennaio 1986, quando bruciò il serbatoio LH2 della navicella Challenger. Ma né per il dirigibile né per la navicella l´incendio si sviluppò dall´idrogeno. Fra le 97 persone a bordo dell´Hindemburg 33 persone morirono per la caduta a terra e 2 per le ustioni provocate dal gasolio, che alimentava i motori e che bruciò per ore. Nessuna vittima si ebbe per le fiamme dell´idrogeno che si diressero verso l´alto e si esaurirono in brevissimo tempo. La leggerezza dell´idrogeno è infatti preziosa in caso di incidente. In Germania sono stati fatti esperimenti per confrontare gli effetti della rottura di un serbatoio di idrogeno con quella di uno di gas propano, comunemente usato sui veicoli. L´idrogeno se ne va subito in alto, lontano da possibili sorgenti di incendio, mentre il propano ristagna a lungo al suolo e può riempire locali e cavità. Oggi è proibito tenere veicoli a gas nelle autorimesse. Una fuga potrebbe saturare l´ambiente e provocare esplosioni. Nel caso dell´idrogeno basta qualche bocca di aerazione nel soffitto per scongiurare il pericolo. Solo un timore sembra aver fondamento: l´uso massiccio di idrogeno potrebbe aumentare la presenza di questo gas negli alti strati dell´atmosfera con effetti negativi sul ciclo dell´ozono.
Quanto alla produzione dell´idrogeno, la prospettiva più affascinante è di usare l´energia solare. Prendiamo la Toscana: immaginando un´efficienza del 10 per cento, basterebbe l´energia solare che investe un quadrato di 12 Km di lato per coprire il fabbisogno energetico dell´intera regione. Nelle zone desertiche l´insolazione è molto maggiore e basterebbe una piccola porzione di uno dei grandi deserti per dare energia pulita e rinnovabile a tutto il pianeta. Se l´idrogeno verrà usato su larga scala, per un lungo periodo lo si otterrà ancora dagli idrocarburi: petrolio e metano. Dunque ancora a costo di produrre anidride carbonica, il gas dell´effetto serra, benché con un migliore rapporto fra energia ottenuta e gas serra prodotto. E l´anidride carbonica potrebbe essere recuperata e non rilasciata nell´atmosfera. È la via americana, che Rubbia con vegetariana indulgenza definisce "né carne né pesce".
La produzione su larga scala dell´idrogeno dall´energia solare è per ora una lontana speranza, ma magnifica. Se avessi un futuro, lo investirei lì, un posto al sole, e senza chiedere interessi. Che i petrolieri non intralcino la strada, e neanche i persuasi che tutto il male del mondo venga dalla maledetta fame di petrolio. Dopotutto, se si lasceranno perdere le caverne di oro nero e si punterà all´insolazione dei deserti, il paese strategico diventerà - indovinate: l´Arabia Saudita!

Logo 25.06.03

Riflessioni & Ringraziamenti
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di Pietro B.
Quando propongo un'intervista spesso lo faccio sulla base di un consiglio, di un link, di una frase letta in un commento. Non quindi necessariamente su di una precedente conoscenza di un blog e del suo autore.
Un tale approccio non è privo di rischi. Ed è questo rischio che rende le mie interviste più o meno interessanti ma tutte vere.
La lettura, praticamente integrale del blog oggetto della mia intervista, è spesso accompagnata dal piacere di scoprire esperienze nuove, pensieri personali definiti sotto forma di interventi.
E le domande certe volte nascono spontanee dall'intreccairsi delle parole lette e dalla curiosità di cogliere dietro lo scritto il non detto, il solo sott'inteso o qualcosa in più.
Non mancano le delusioni, specialmente quando l'interlocutore si irrigidisce e risponde con frasi smozzicate ma sulla bilancia pesano molto di più il piacere di fare delle belle letture di confrontarsi e domandare (qualche volta invertendo le parti tra intervistato ed intervistatore).
Condurre le interviste costa tempo e fatica. Sino ad ora però l'incontro con tanta gente è stato ripagante. Ed ecco perché mi sentivo adesso a quasi un anno dall'apertura del primo esperimento di sito di ringraziare tutti coloro che hanno accettato di parlare, di confrontarsi, con me. E coloro che, bontà loro, vorranno accettare di farlo in futuro.
Adesso è il turno di Rillo. Che quindi ringrazio (comunque vada l'intervista).
[Un ultimo consiglio (non richiesto). Quando scoprite un blog non mancate mai di addentravi nei meandri degli archivi, le perle spesso si nascondono proprio nelle zone d'ombra...]

Logo 23.06.03

Pistolottate
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[da il manifesto di oggi]

Troppo
Se uno come Borghezio può entrare in un centro di prima accoglienza e uscirne vivo, dimostra che gli immigrati sono gente civile. Troppo civile. (jena)

Logo 22.06.03

Interludio - 1
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La gente
di Elisabetta Mori

Lento scorre il tempo
dentro le orme
del tuo passaggio
Tu
gente
vivi
con i piedi sul mondo
cercando
attimi di gloria
che non verranno.

(da L'immagine cosciente)

Logo 21.06.03

Zapping...gnippaZ
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di Pietro B.

Seguo da molti tempo la trasmissione radiofonica di Radio 1 Zapping condotta da Aldo Forbice. I titoli dei TG, gli ospiti, le campagne contro la pena di morte. Tutto apprezzabile, se non fosse che negli ultimi tempi qualcosa non torna. Arrivano infatti, sempre più spesso, telefonate che denunciano la mancanza di obiettività del conduttore nei confronti degli ascoltatori che chiamano per porre domande agli ospiti. Se per caso qualcuno di questi critica il governo e soprattutto Berlusconi viene subito messo a tacere e in malo modo.
Ieri, Aldo Forbice, all'ennesimo radioascoltatore che faceva notare il cambiamento nell'atteggiamento e nella conduzione di Zapping ha risposto:"Ma si è mai chiesto se a cambiare invece sia stato proprio lei?". E' vero Forbice, evidentemente siamo cambiati un po' tutti negli ultimi due anni. Adesso siamo più coscienti. Lei invece no.

AVVISO IMPORTANTE:

Causa spam nei commenti sono costretto ad inibire la possibilità di immettere nuovi commenti laddove finora hanno commentato tutti. Chi volesse può scrivere nei commenti alternativi (sulla sinistra dei vecchi commenti) che, a quanto pare, non sono soggetti allo stesso increscioso fenomeno dello spamming.

Logo 20.06.03

Del perché Personalità Confusa è un blog infame
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di Pietro B.

Personalità Confusa mi hai deluso.

E la delusione è tanto più forte quanto smisurata era e rimane la mia ammirazione per Alessia.
E' come se domani resuscitase la Mitchell di "Via col vento" e dichiarasse che in realtà per il personaggio di Rosssella O'Hara si era ispirata ad un transessuale dedito all'alcolismo e che Rhett il suo amato era in realtà un gay che si era perdutamente innamorato di un altro uomo.

Dai, Personalità Confusa! I personaggi non sono solo di chi li inventa. Una volta confezionati nella cornice di un libro, un racconto o di un blog l'autore non ha più il diritto di stravolgere tutto.
Tu invece, per cause non del tutto chiare nella loro sfuggente fumosità, ci hai sbattuto in faccia una realtà che nessuno ti aveva chiesto e che riguardava solo te.
Ci hai privato della magica Alessia e ci hai restituito un dietro le quinte molto banale. Che ha provocato solo molto chiasso e molto folklore come i fuochi d'artificio per la festa di Santa Rosalia a Palermo.

A questo punto o scrivi il libro che dicevi di voler pubblicare, e vedo che né la fantasia né i mezzi ti mancano, o il tuo blog sarà per sempre marchiato dall'onta del peggior tradimento che un autore possa concepire ossia quello verso i propri lettori.
E per questo sarebbe giustificato appellarti come "infame".
Addio Alessia, addio! Meritavi miglior fortuna...

[...le rose del volto gia sono pallenti...]

I blog senza ombra
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Il silenzio tra la folla mette a disagio, ogni giorno sfalda intenti e identità. Linee tenui torna al silenzio della solitudine. Svanisce tra le autostrade dell’oblio. Muore inneggiando alla vita. Pone fine a se stesso per non essere terminato dal non senso.

Così dice Manilo. E così chiude "Linee tenui su orde d'ombra", con il fragore del silenzio.
Magari ci ripensa, chissà! Brutta cosa l'indifferenza...

Logo 19.06.03

Ultima linea di difesa
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di Tania Groppi

[da l'Unità di oggi]

Con la legge salvaBerlusconi fa il suo ingresso trionfale nel nostro ordinamento un nuovo tipo di fonte: la “legge incostituzionale necessaria e urgente”.
Siamo di fronte a una manifesta incostituzionalità: che con una legge ordinaria non si possa cambiare la costituzione è principio minimo dello Stato di diritto!

Nondimeno la maggioranza l'ha approvata in tempi rapidissimi per giungere all'immediata sospensione dei processi penali non tanto nei confronti delle più alte cariche dello Stato (ipocrisia alla quale esse dovrebbero reagire a propria tutela morale) ma del solo presidente del Consiglio. La legge, in realtà un provvedimento ad personam, sarebbe giustificata dalla «necessità» di evitare una condanna di quest'ultimo almeno durante il semestre di presidenza italiana dell'Unione europea. La «urgenza», poi, deriverebbe dall'imminenza del semestre.
Quando sarà dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale, la legge avrà comunque ottenuto il suo risultato. Il controllo di costituzionalità esistente in Italia è infatti successivo, colpisce cioè le leggi quando già sono in vigore. L'iniziativa di sottoporre una legge al controllo spetta ai giudici che, nel momento in cui sono chiamati ad applicarla, possono rivolgersi alla Corte, attivandone il giudizio. Nel frattempo il loro processo è sospeso, e riprenderà soltanto dopo la decisione costituzionale, i cui tempi oscillano, attualmente, tra uno e due anni.
Non è certo la prima volta che il Parlamento approva leggi sospette di incostituzionalità, come testimoniano, ogni anno, le molte decisioni della Corte; né che approva leggi incostituzionali dagli effetti immediati. I problemi su come ripristinare, per il passato, la legalità violata, su come far valere una qualche forma di responsabilità del legislatore, su come configurare un «risarcimento» per i danni da esso arrecati non è affatto nuovo.
Ma di nuovo e di allarmante, in questo caso, ci sono tre elementi. Innanzitutto, questa è una legge non «di dubbia costituzionalità», ma «manifestamente incostituzionale», come ripetutamente affermato, con appelli appassionati ma tristemente privi di effetto, dai costituzionalisti (molti tra essi hanno parlato addirittura di «nullità totale»). Inoltre, intervenendo nei rapporti tra i supremi poteri dello Stato, la lesione che dovrebbe in futuro essere «risarcita» riguarda il patrimonio costituzionale della nazione, per tutti indisponibile. Sarà uno strappo probabilmente irrimediabile. Infine, la giustificazione addotta per sostenere l'urgenza di una simile legge: la «necessità europea» quale fonte di legittimazione di una violazione della Costituzione, apre uno squarcio inquietante su quello che è un uso dell'Europa a fini interni. Di fronte a una «legge incostituzionale necessaria e urgente» il nostro sistema mostra la sua vulnerabilità. Solo il controllo rigoroso da parte del Presidente della Repubblica, nel momento della promulgazione della legge, può impedire il danno irreversibile alla Costituzione e per questo è particolarmente necessario. Evocare il controllo della Corte costituzionale, in questo caso, è eludere il problema. Chiedere con un rinvio della legge alle Camere che il Parlamento ponderi meglio la sua decisione dovrebbe essere la reazione normale di fronte a questa che non è una «normale legge incostituzionale».
Le immunità delle alte cariche dello stato (e, eventualmente, anche dei parlamentari) sono tipica materia costituzionale. Esigere l'uso della legge costituzionale non è una mera formalità. Ammessa una prima volta la modificabilità della Costituzione con legge ordinaria, saremo di fronte a un fatto compiuto che in futuro qualsiasi maggioranza potrà ripetere per i propri interessi di parte. Il problema del Presidente della Repubblica non è dunque solo quello di impedire un arbitrio specifico, ma di agire nell'esercizio della sua funzione principale, quella di garante della Costituzione come tale: che è una Costituzione e non una legge ordinaria!
La Costituzione e il diritto costituzionale sono un modo di sottoporre la politica a regole condivise, affinché sia sottratta all'arbitrio del più forte. A questo fine si creano pesi e garanzie, espressi in regole obbiettive, affidate alla cura di custodi super partes.
Ma se sotto alle regole costituzionali non esiste una cultura condivisa della Costituzione, fatta propria dai cittadini, dalle forze politiche, dai titolari delle cariche istituzionali, allora i costituzionalisti possono apparire come stravaganti individui che ripetono invano vuote regolette e che hanno, per vocazione, il mettere il bastone tra le ruote di chi, comunque, vuol «fare»; soprattutto, gli organi di garanzia - oggi, forse, il Presidente della Repubblica, domani, chissà, la Corte Costituzionale - restano indifesi e impotenti di fronte alla voce grossa della politica, timorosi di apparire isolati e astratti dalle «forze vive della nazione». Se non si capisce che le regole della Costituzione sono tutto quello che abbiamo di comune nella sfera politica e che perciò devono essere particolarmente accudite e amate da tutti, per la nostra vita collettiva si profila un triste futuro di confusione, minacce e conflitti.

Pistolottate
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[da il manifesto di oggi]

Idee
Per abrogare l'immunità appena approvata, il compagno Diliberto ha lanciato l'idea di un nuovo referendum. Un'idea fulminante. (jena)

Logo 18.06.03

La Tavolata di Zu: Zu-ppa-zu-ppa--ppa
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Intervista collettiva di Pietro B.

Giulio Pianese, promotore di Zu-ppa-zu-ppa--ppa sottotitolo "La tavolata di Zu", ci spiega in cosa consiste questa particolare "tavolata" sul web.

Tecnicamente, è un blog collettivo, aperto alle richieste di partecipazione.
Grazie alla presenza di spirito dei convitati, spesso diventa davvero un luogo dove ritrovarsi, per bere e mangiare (concetto meglio espresso in spagnolo: comér, dal latino cum edere, nutrirsi insieme), ma anche solo per salutarsi e magari lasciarsi andare a lazzi, battute o semplicemente all'espressione dell'umore del momento, cercando conforto e confronto, sorrisi e malumori, solidarietà e incazzature, tutto sotto il segno della condivisione.

La risposta comunque era già scritta in alto a sinistra: "sarà quel che ne faremo".

...leggi tutto...

Quella Pm taccia per sempre
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di Nando Dalla Chiesa

[da l'Unità di oggi]

La dottoressa Ilda Boccassini avrà anche la toga nera. Però ha i capelli rossi, inequivocabilmente rossi, di un rosso così intenso da riverberarsi sulla toga. Per questo aveva un che di suggestivo, di pittoricamente simbolico, lo sguardo smarrito, sconcertato, un po’ indignato e un po’ rassegnato, con il quale ieri è sembrata seguire l’addio dell’imputato più ricco e più potente che il destino potesse riservarle.

Per questo ha un che di suggestivo, di pittoricamente simbolico, che proprio davanti a lei abbia ricevuto in Italia onorata sepoltura il rivoluzionario principio che la legge è uguale per tutti. La saga giudiziaria ci ha ormai talmente mitridatizzato che facciamo fatica perfino a cogliere l’essenza degli eventi. Eppure questo è successo. Nella città di Verri e Beccaria un imputato ha detto addio ai suoi giudici naturali, lasciandoli esterrefatti ai loro scranni, per involarsi verso luoghi per loro inarrivabili, quasi in una parodia dell’Assunzione, chiamato in paradiso da se medesimo. Liberandosi d’imperio dalla propria condizione di imputato.
La nostra storia ne ha viste di impunità; ne ha viste e ne ha gridate. Ma ieri la commedia, la clownerie, si è mescolata carnalmente con il potere delle istituzioni, è entrata nell'aula di un tribunale e ha fatto dell'impunità letteratura buffonesca.
Guardava, la dottoressa Boccassini, le persone intorno a lei, l'imputato, gli avvocati, le scorte dell'imputato. E avrà pensato che se l'imputato era la massima autorità di governo nel «suo» Stato, nel suo stesso Stato, be', lei non era più, per oggettiva e ferrea contraddizione, servitore dello Stato. Né lei, né Gherardo Colombo, né i magistrati del collegio giudicante. Il capo del governo non voleva affatto essere «servito» da loro. Nessuno meritava quell'appellativo che, a volte sinceramente a volte retoricamente, viene adagiato sulle spalle (e talora sulle bare) di magistrati, poliziotti o carabinieri, ossia di chi ha il compito di tutelare la legalità repubblicana. Il capo del governo li licenziava tutti, quei giudici. Anzi, si faceva beffe di loro. Né loro voleva, né - mai più - l'avvocatura dello Stato nei processi penali, neanche per chiedere verità e giustizia per le vittime del dovere, non si sa mai che ci scappi di nuovo - come a Milano - un altro avvocato impertinente che pretenda di fare l'interesse dello Stato contro gli imputati eccellenti.
Fuori dall'aula le agenzie concordavano e rilanciavano. L'imputato se ne è andato (se l'è squagliata, si dice dei poveri diavoli). Ha giurato a tutti che risponderà a eventuali domande se sarà sentito a Palazzo Chigi. Ha annunciato pure che intende avvalersi del suo diritto a comparire in tutte le udienze. Mentre lo diceva, sapeva però che di udienze non ce ne saranno più. Perché lo ha deciso lui. Perché «la legge sono io». Esternava nel processo con l'aereo per Roma dietro l'angolo, pronto a far votare dal parlamento - servo suo e sovrano altrui - la legge che metterà fine a questo e a ogni altro processo. Con i suoi avvocati dietro. A Roma, a Roma anche loro, per votare la legge che metterà fine al processo che essi - principi del foro e con l'imputato innocente - non riuscivano a vincere. Proprio così. Al mattino c'è la legge, al pomeriggio la si cambia. Al mattino si fa l'avvocato difensore, al pomeriggio si legifera sulle proprie cause. Esattamente come se il collegio giudicante si riunisse in camera di consiglio e ne uscisse, lieto e giulivo, con una legge che raddoppia le pene per l'imputato o istituisce nuovi reati o abolisce la prescrizione o introduce nuove aggravanti. Sì, come in una commedia. Chiusasi (se vogliamo fare lo sforzo di raccontarne il finale a un bambino) con il seguente dialogo: «Scusatemi», disse l'imputato ai giudici, «ora devo andare perché ho un impedimento». «Qual è l'impedimento?», chiesero i giudici. «Devo fare sospendere per sempre questo processo». «Ah, ci scusi», risposero i giudici sebbene a malincuore, «può andare, è nel suo diritto».
Scusi, dottoressa Boccassini, ma se quando ha fatto il concorso per la magistratura, quando ha indagato sulla strage di Capaci, quando ha rischiato la vita, avesse immaginato che un giorno così si sarebbero fatte le leggi e così si sarebbe amministrata la giustizia in Italia, ci avrebbe mai creduto? E d'altronde, chi avrebbe potuto mai crederci?
Un copione simile non lo avrebbe immaginato nemmeno Eduardo, che pure sulle assurdità, sulle scartoffie e sui clown della giustizia scrisse battute inarrivabili. Vede, il capo del governo ha detto che il pubblico ministero Paolo Ielo ha speso tanti soldi per indagare su di lui. Ma ha dimenticato di dire quanti soldi ha fatto spendere lui, da capo del governo, per tenere al lavoro il parlamento (quasi mille persone, più i funzionari e i commessi) per mesi e mesi per difendersi in quello stesso processo, insieme con i suoi coimputati. Non se la prenda, dottoressa Boccassini. È vero che lei ha lavorato per anni sui reati svaporati d'incanto nel torrido giugno di quest'anno di grazia 2003. Ma a tutti, mi creda, a tutti gli italiani che hanno un po' di senso della decenza resta uno sfregio nell'animo. Ieri, agli occhi dell'Europa e per salvare il nostro prestigio internazionale, è nata la Repubblica del Bagaglino. Per passare alla Storia, e per essere studiata dalle future generazioni, occorre ancora una firma.

Logo 17.06.03

Tristi mutande Frugando nella e-spazzatura
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di Marco D'Eramo

[da il manifesto di oggi]

Dall'analisi statistica della e-mail indesiderata si delinea l'immagine di una società ossessionata solo dal denaro, dai debiti e dal sesso. Una società ansiosa e incerta sulla virilità. D'altronde è il sesso il settore trainante dell'e-commercio e costituisce la spinta maggiore verso Pc sempre più potenti

Vuoi sapere davvero perché ti ha lasciato?», dice il titolo inglese di un messaggio nella tua posta elettronica. Un altro, più esplicito, ti ordina: «Ingrandisci la tua mascolinità». Un terzo t'invita ad «aumentare la tua mascolinità di 3-8 cm» (e torna in mente François Rabelais quando parlava del «maschio mascolinizzante»). Sono solo alcuni delle centinaia di messaggi indesiderati - in gergo spam -che sommergono i nostri indirizzi e-mail. Questa posta spazzatura sta rovinandoci quello che - per pochi anni che sembravano dovessero durare per sempre - è stato un piacere: il segnale, pieno di attese: «Hai ricevuto nuova posta» una volta nascondeva la promessa di un nuovo messaggio, forse di una nuova conoscenza o il riannodarsi di una vecchia amicizia, oggi fa trapelare la minaccia di messaggi porno o di nuovi mutui. Certo, di posta indesiderata ne abbiamo sempre ricevuta, fin dall'apparire di Internet, in particolare quella prodotta dalla maleducata consuetudine di invitarti a firmare improbabili appelli per le cause più stravaganti. Ormai, la quasi totalità dei messaggi è spazzatura. Ma proprio la sua natura di rifiuto ti spinge ad applicare quella tecnica che alcuni antropologi hanno usato per studiare la nostra civiltà: e cioè frugare nella spazzatura. D'altronde da molto tempo investigatori privati e servizi segreti considerano le pattumiere come fonti privilegiate di informazioni. Così negli ultimi nove giorni ho annotato tutti i Subjects dei 109 spam che mi sono arrivati, una media di 12 al giorno.

Se si dovessero dedurre le due maggiori ansie e preoccupazioni che emergono dagli spam, dovremmo dire che la società americana (la maggior parte degli spam che arrivano sono scritti in inglese e hanno origine negli Usa) è ossessionata da due grandi temi, dal sesso e dal denaro: in questo senso, la posta spazzatura fornisce un'immagine forse esasperata, ma certo veritiera delle nostre priorità sociali. Ben 18 messaggi su 109 riguardano la ricontrattazione dei mutui e dei prestiti a lungo, 4 riguardano l'assistenza bancaria o t'invitano a usare nuove carte di credito e 10 ti promettono d'insegnarti come riuscire a ottenere rapidamente sovvenzioni statali o di arricchirti anche mentre dormi.

Quest'insistenza deriva dalla cronica condizione di sovraindebitamento in cui vive la famiglia americana. L'americano è "overspent", come dice il titolo The Overspent American del bel libro di Juliet Schor, docente di Women Studies di Harvard (Harper 1998). E l'America è una nazione che vive letteralmente a credito. Non solo in quanto a debito estero, il più alto del mondo. Il debito totale delle famiglie Usa è salito ad oltre l'80% del Pil Usa, e cioè ben oltre gli 8.000 miliardi di dollari - 8 volte il prodotto interno lordo italiano!). Il servizio del debito risucchia il 18% del reddito disponibile delle famiglie. Da sempre le famiglie s'indebitano non solo per comprare la casa e la/e macchina/e: negli Usa a credito si compra tutto, dagli elettrodomestici al mobilio, per non parlare dei mutui colossali accesi per l'istruzione dei figli. Basti pensare che la retta di una buona scuola secondaria privata costa quasi 14.000 dollari (euro), quella di un'università più di 25.000 dollari. Immaginate ad avere tre figli che studiano!

Ma a credito si comprano anche le cure dentistiche e le vacanze, E infatti ben 5 spam mi invitano a comprare a credito settimane di vacanze ai Caraibi o alle Maldive (ma uno, incongruo, mi invitava a scoprire Macerata). Altri 9 messaggi mi propongono una nuova assicurazione sanitaria o per la vita. Quattro mi propongono infallibili metodi dimagranti. Tra i temi sparsi: inchiostri per stampanti (2), collegamenti telefonici (2) leasing di auto (2) anti-invecchiamento (1), riproduzione di musica (1), consigli sul pagamento delle tasse (1) difesa dei consumatori (1), e così via.

Dopo il denaro, l'altra grande ossessione è il sesso, ma nella forma più curiosa. Sui 40 messaggi sessuali, ben 24 riguardano l'ingrandimento del pene, uno un «nuovo Viagra» a base di erbe e «solo»15 sono classici messaggi di pornografia.

I titoli non mostrano molta fantasia: «adolescenti che si fanno sbattere il culo», «ragazzine che provano il loro primo enorme...». I messaggi italiani di questo tenore si caratterizzano perché non hanno soggetto, ma il mittente è sempre un nome di donna: carlotta, francesca. La prima - e unica volta - che ho aperto il messaggio, ho saputo che a carlotta «piace fare un sacco di maialate».

Ma la vera informazione, per molti versi inattesa, che ci fornisce lo spam sessuale è la paranoia - questa sì di dimensioni cosmiche - riguardo alle dimensioni del pene. Su questo tema le variazioni si moltiplicano: «Sai perché le ragazze ridono di te?» « È possibile avercelo più grosso». «Abbiamo sentito che il tuo cazzo (dick) è sottile». «Non ti piacerebbe avercelo più grosso?». «Entra nel meraviglioso mondo di un dick grosso».

Viene la nostalgia per ricchezza linguistica sciorinata dalle governanti del bimbo Gargantua che «avevano per passatempo di farsela venir su fra le mani .. e una la chiamava la mia spinetta, l'altra la mia pignolina, l'altra il mio rametto di corallo, l'altra il mio tamponcino, il mio turacciolo, il mio trapano, il mio cacciavite, il mio succhiello, il mio ciondolino, il mio bel giochetto duro e bassetto, il mio drizzatoio, il mio bel salamino rosso, il mio pannolino d'oro» (Libro I, cap. 11).

Lo spam ci delinea invece una paranoia (letteralmente) del cazzo e ci conferma - semmai ce ne fosse bisogno - che l'invidia del pene ce l'hanno i maschi, non le donne. Oltretutto, siccome il genere dei destinatari è ignoto, lo spam invita anche le signore ad ingrandire la loro mascolinità, o forse le vuole incitare a chiedere ai propri partners di upgrade la propria. Lo spam ci rinvia così a una sessualità ostentatoria, competitiva, a chi ce l'ha più grosso. Una sessualità prepotente, non gioiosa, non giocosa. Da questi messaggi traspare una percezione triste che i maschi hanno di sé, sempre timorosa di apparire inadeguati, sempre insicuri: non si ha mai un dick abbastanza grosso, come non si ha mai abbastanza denaro, non si ha mai una macchina abbastanza potente: si è sempre al di sotto delle aspettative. Costoro non conosceranno mai l'irridente impudenza di Panurge che a una nobildonna parigina promette: «Perché ci ho qui un Giovannino senza paura, che vi suonerà una passacaglia da farvene risentire fin nelle midolla degli ossi. È bello vispo sapete...» (Libro II, c. 22).

Insomma Internet sembra afflitto da una vera e propria erotomania triste: tra i vari settori economici che usano la rete come supporto, l'industria sessuale è quella che cresce al ritmo più rapido. Per gli imprenditori di e-sesso, il settimanale inglese The Economist aveva persino coniato il neologismo «entreporneur», tratto dal francese «entreprenneur». Infatti Internet è perfetto per trovare una specifica domanda voyerista per ogni specifica offerta esibizionista, per quanto strampalata e arzigogolata essa sia: basti pensare che se si chiede a un motore di ricerca come Google di repertoriare i siti che riguardano una perversione presumibilmente rara come il «feticismo del piede», si trovano 19.500 voci (e il termine sex è riportato in 177 milioni di pagine). Tanto più che l'offerta varia enormemente per tutti i gradi dal dilettantismo al professionismo. Vi sono siti, per lo più gratuiti, in cui i protagonisti filmano con una videocamera le proprie effusioni e performances e poi le mettono a disposizione di chi vuole vederle; e invece siti di vero e proprio hard-core che hanno tariffe carissime. E gli hackers hanno messo su dei siti, come quello «www.passwords.com», per pubblicizzare le passwords per entrare gratis nei siti porno a pagamento.

Pochi ricordano che il telefono fu inventato come strumento d'affari e di guerra, senza prevederne l'uso privato che costituisce la vera rivoluzione apportata da questo congegno nel ventesimo secolo. Così come il computer, «calcolatore», fu inventato prima da Alan Touring per decifrare messaggi segreti, poi da John von Neuman per eseguire i macchinosissimi calcoli necessari a costruire la bomba all'idrogeno, mentre oggi la stragrande maggioranza del suo uso è rivolta o ai giochi, o alla scrittura, o alla comunicazione. Questa «eterogenesi dei fini» tecnologici è lampante nel caso di Internet, una rete informatica che fu costituita originariamente a scopi bellici per mettere e tenere in comunicazione tra loro gli scienziati che lavoravano per il Pentagono, il ministero della difesa Usa, e che oggi connette in rete le perversioni solitarie di frustrati.

Ma nel dilagare della sessualità su Internet si legge qualcos'altro ancora, oltre il dirottamento delle funzioni e l'eterogenesi dei fini. Perché non solo il sesso è il settore economico più dinamico in rete, ma è anche un fattore di progresso tecnologico. Gli addetti al settore non ti nascondono che è stata trainata dal mercato sessuale la corsa a processori sempre più potenti, a definizioni di immagini sempre migliori, a memorie più vaste. La domanda di videocamere digitali e lettori di dvd (e di masterizzatori) è in gran parte dovuta al desiderio di guardarsi, e prodursi in santa pace, e in privacy, i film porno. Una delle battute più belle che ho sentito di recente è: «Io non la do, io la masterizzo».

Tutta questa rete ipertecnologica di computer sempre più potenti e veloci si risolve in un digitale, ininterrotto comunicare di ormoni. Fa impressione anche solo immaginare l'inesausto fluire di figure porno attorno a tutto il pianeta, di maialate che elettroniche rimbalzano di oceano in continente: dal villaggio globale al casino globale. Anche qui: era finora insospettabile in quali intimità del corpo umano si nascondesse il vero motore del progresso.

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Spam, funziona perché costa poco

È ferrea la logica economica che soggiace allo spam. È stato calcolato che inviare una pubblicità cartacea a un milione di destinatari costa 40.000 dollari per avere la lista degli indirizzi, 190.000 dollari per l'affrancatura postale, oltre al costo di carta e stampa di un milione di cartoline, buste, lettere. Invece le ditte di marketing in rete chiedono solo dai 500 ai 2.000 dollari per spedire un milione di messaggi. Basta quindi che uno su 100.000 destinatari abbocchi per rifarsi delle spese di invio e guadagnarci sopra. Ecco perché l'inondazione di di spa è solo agli inizi. Unica consolazione: la pubblicità cartacea è quasi scomparsa dalla nostra buca delle lettere.


Logo 15.06.03

Oggi (e domani) si vota per i referendum
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BlogOltre vota due si. Si, si!

La Pizia: la sacerdotessa dei blog
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Intervista di Pietro B.

Due parole di introduzione. Questa intervista è cominciata un paio di mesi fa, ed è continuata con alti e bassi fino ad ora. Poteva continuare per altri due mesi il risultato sarebbe stato comunque il medesimo. E non vuole essere un giudizio negativo, tutt'altro.
Intervistare Eloisa, donna polimorfa e cangiante dalla scrittura a tinte tenui e dai contenuti forti, non è stato agevole. Risposte in ritardo, commenti alle domande, sintesi estrema che accarezza la reticenza, hanno reso il tutto più assimilabile ad una chiaccherata che ad una vera intervista.
L'importante è avercela fatta. Ora tocca a voi.


...leggi tutto...

Logo 13.06.03

Ipocrisie & suicidi
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Ho appreso ieri sera che una mia amica [non sono autorizzato a farne il nome] ha tentato il suicido.
Questa amica ha un suo blog.
E ho paura che quanto successo sia anche colpa del mio blog.
Perchè i blog danno la sensazione di condividere qualcosa e in realtà servono a tenerci ognuno nelle nostre case, nei nostri lavori, nelle nostre fottute paranoie.
Se quell'amica fosse riuscita nel suo intento avrei chiuso BlogOltre. Adesso spero solo che lei perdoni tutti noi.
Me per primo.

Logo 12.06.03

Elisabetta Mori: Tra di noi il silenzio
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Intervista di Pietro B.

"Sopra la morte
meditare stanca
sotto la sorte
con onor si campa".

"Ho attraversato la fanciulleza, l'adolescenza e la gioventù in compagnia di una damigella tenace e irriducibile chiamata Paura. Ho vissuto per quasi quarant'anni camminando sul filo dell'equilibrista....ho trascorso i giorni, i mesi ,gli anni sperando in una madre che mi conducesse per mano. Ho cercato e trovato il coraggio per scendere dal filo e uscire dalla "statua di sale" che mi imprigionava da sempre. Oggi, a quarant'anni affronto il mondo e cammino con piedi saldi senza voltarmi indietro."

L'intervista è qui.

Logo 11.06.03

Carte false
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di Giulietto Chiesa

[da il manifesto dell'8 Giugno 2003]

«Negli Stati uniti non c'è la censura. E' ancora possibile trovare punti di vista differenti. Ma c'è un sistema in cui i media principali hanno potenti incentivi a presentare le notizie in modo da compiacere al partito al potere, e non hanno alcun incentivo a non farlo». Lo scriveva Paul Krugman, su International Herald Tribune, il 14 maggio scorso.

Lo scrive da tempo, insieme a un manipolo di coraggiosi giornalisti americani, come William Pfaff, o Nicholas Kristof, anticipando di qualche mese il disastro giornalistico del New York Times, che probabilmente emerge solo perché il più famoso giornale del mondo è stato troppo tiepido verso la guerra contro l'Iraq. Non che fosse pacifista, intendiamoci. Solo tiepido. Ma basta questo, oggi, negli Stati uniti, per andare all'indice. Con ciò confermando la supposizione che il caso italiano, dove l'informazione è ormai diventata una burla nazionale, è soltanto la caricatura di un mostro: quello dell'informazione-comunicazione mondiale, ormai dominata da un pugno di giganti, come America on line Time Warner, che è riuscito a far conoscere al 95% degli americani - che per due terzi abbondanti non sanno niente dei candidati alla presidenza degli Stati uniti - quasi tutto sul suo nuovo film Matrix Reloaded.

Il fatto è - per restare all'informazione - che bisognerebbe spiegare a molti autorevoli commentatori nostrani (quelli che, sulla scia di Franco Cordero, definiremmo con una punta di eufemismo, «voci neutrali»), che il principio garantista della presunzione d'innocenza va applicato all'imputato, sempre, ma non va mai applicato al potere. Il quale, fino a prova contraria, è sempre colpevole, o come minimo suscettibile di sospetto.

E' importante sottolineare questo dettaglio, perché se giornalisti e commentatori non fossero così corrivi alla menzogna del potere, milioni di lettori e telespettatori non sarebbero così menati per il naso come è accaduto nel caso della guerra americana contro l'Iraq. E si dovrebbe ormai capire che, se non si riesce a invertire questo corso, allora la diagnosi finale di Krugman (nel suo più recente articolo sul New York Times), che parla della più importante democrazia del mondo come di «un sistema politico totalmente e forse irrevocabilmente corrotto», ci pone di fronte alla necessità di ridefinire parecchie coordinate di giudizio sugli Stati uniti attuali. Quegli stessi che approvano norme - nella più generale distrazione - destinate ad accentuare ancora i processi di concentrazione mediatica in un numero sempre più ristretto di mani.

Il fatto è che basterebbe poco per fare decentemente il mestiere di informare la gente. Si può essere imperiali, cioè, senza diventare per questo necessariamente stupidi. E nemmeno eccessivamente, sconsolatamente bugiardi. Si possono sostenere le ragioni dell'Imperatore senza, per questo, ridursi alla posizione di vassalli.

Thomas Friedman è la prova regina di questa affermazione. E' un repubblicano confesso, conservatore, rivoluzionario come lo sono, per loro stessa ammissione, i «neocons» che hanno preso il potere negli Stati uniti, ma ciò non gl'impedisce di riferire delle verità.

Si tratta qui dello scandalo (come altrimenti chiamarlo?) esploso a Washington e Londra a proposito delle ormai famose «armi di distruzione di massa» (Wmd) di Saddam Hussein.

Non risultano nell'inventario del bottino, e la cosa preoccupa perché furono indicate come la causa che giustificava la guerra contro l'Iraq. La logica costringe a concludere che Bush e Blair mentirono per la gola. La linea difensiva di questi signori è di scaricare sui servizi segreti la responsabilità della truffa, ma ci sono ormai ammissioni a sufficienza degli stessi responsabili per concludere che furono i governi in questione a «forzare», manipolare e invertire i dati. In ogni caso, non importa chi ha mentito, tutti i giornalisti che hanno bevuto la favola dovrebbero farsi una pubblica autocritica. Inutile aspettare, non verrà. Ma non è questo il punto importante. In realtà le cose si complicano in vista della prossima guerra che Bush sta già organizzando. Come, infatti ripetere la favola irachena quando si dovrà convincere il mondo che bisogna andare in guerra contro l'Iran?

Ecco perché è utile tornare a Thomas Friedman. Così capiamo meglio come funziona la cucina. Magari servirà a qualcuno dei professori di scienza della comunicazione di certe facoltà italiane, dove ancora s'insegna la favola dell'uva sul cosiddetto, defunto «quarto potere». Friedman (Herald Tribune, 5 giugno) ci spiega che la guerra irachena fu fatta per quattro motivi: quello «reale», quello «giusto», quello «morale» e quello «dichiarato». Seppure con qualche notazione a margine, è una rappresentazione esatta. Impressionante per ciò che rivela, ma esatta.

Qual è stato il motivo «reale»? Sebbene «non sia mai stato dichiarato», era «la necessità per l'America, dopo l'11 settembre, di colpire qualcuno nel mondo arabo-musulmano. L'Afghanistan non era stato abbastanza». Vendetta infinita.

Qual è stato il motivo «giusto»? Quello di «cooperare con gli iracheni, dopo Saddam, per mettere in piedi un regime arabo progressista». Qui si vede che l'argomento è piuttosto debole, e confuso. Ma su un punto Friedman è convincente. Quando dice che «le vere armi di distruzione di massa [di Saddam, ndr] sono il numero crescente di giovani arabi e musulmani arrabbiati, umiliati, prodotto da stati arabi falliti o che stanno fallendo, e che odiano l'America più di quanto amino la vita». La domanda da porre, a Friedman e alle nostre «voci neutrali», è se siano ancora convinti che una guerra come quella farà diminuire il numero di giovani musulmani arrabbiati e umiliati. Anche perché, se così non fosse, definire «giusto» questo secondo motivo per la guerra sarebbe, come minimo, strano.

Qual è stato il motivo «morale»? «Il regime di Saddam Hussein era una macchina di distruzione di massa e di genocidio, e doveva essere fermato». In effetti questo argomento fu usato, ma - aggiunge Friedman - «poiché il team di Bush non osò mai tirare fuori il motivo `vero' della guerra», ecco che venne fuori la necessità di «optare per un motivo ufficiale»: l'idea che Saddam aveva armi di distruzione di massa che facevano pendere una minaccia immediata sugli Stati uniti".

Così, con una menzogna plateale, Bush è andato in guerra, con Blair che gli reggeva lo strascico fornendogli addirittura in dono due dossier di prove false. Dagli amici mi guardi Iddio ...

Il resto è cronaca di penosi tentativi di rattoppare la situazione, che ci confermano a quali livelli intellettuali è ridotta la leadership del pianeta. «Cime abissali», direbbe Aleksandr Zinoviev. Rumsfeld comunica in un primo tempo che le Wmd sono state trafugate segretamente in Siria. Poi annuncia di sapere che sono state distrutte subito prima della guerra. Infine afferma con sicurezza: ci sono sicuramente, le troveremo. Bush fa meglio di lui e, alla televisione polacca comunica: «Abbiamo trovato le armi di distruzione di massa». Solo che, qualche giorno dopo, Colin Powell - quello che ha citato all'Onu, come prova, una tesi di laurea vecchia di dieci anni, che gli 007 di Sua Maestà britannica hanno copiato da Internet, dimostrandone involontariamente l'assoluta pericolosità - afferma di ritenere che «le armi le troveremo». Mentre Tony Blair supera tutti nel rush finale della comicità: siamo stati troppo occupati finora per poterle cercare.

Naturalmente c'è ancora chi, come William Safire, afferma che «una forte maggioranza degli americani è convinta» che Saddam Hussein «aveva in preparazione un pericoloso programma», mentre leggiamo (anche sui giornali italiani) che la maggioranza degli americani crede che gl'iracheni fossero tra i dirottatori dell'11 settembre. Vere entrambe le cose. Ma cosa provano? Sull'Iraq non provano niente. Provano invece che i media americani sono molto potenti, e non c'è una società civile in grado di reagire alla manipolazione. E provano anche che i commentatori irresponsabili e bugiardi, in America e in Italia, portano una grande, diretta, personale responsabilità per le guerre che sono state fatte e per quelle che verranno. (giulietto chiesa)

Logo 09.06.03

Ma si può? (Spiagge asfaltate)
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di Pietro B.

Ho trascorso a Pozzallo, in provincia di Ragusa, i miei pochi giorni di ferie. Per chi non lo sapesse Pozzallo è famosa perché è la città natale di Giorgio La Pira e per gli sbarchi dei clandestini. Adesso qualcuno ha deciso che era ora di dare una mossa al turismo e quindi di fare scempio delle sue bellissime spiagge.
Parto facendovi presente che una spiaggia tipica Pozzallo è la seguente:



Ebbene il comune di Pozzallo ha deciso che il tratto di spiaggia in località Pietrenere così com'era era brutto e da cambiare, come annuncia il cartello:



E sono partiti con i lavori. Ecco alla data del 5 giugno in quale stato era il tratto di spiaggia interessato:



Ancora una vista:



Nella spiaggia di Pietrenere quando andavo alle scuole medie facevamo l'ora di educazione fisica. Io ero bravo a correre scalzo sulla sabbia.
E l'acqua di allora era limpida come quella di oggi.



A quanto pare la sabbia crea ora troppi fastidi. Meglio il cemento e l'asfalto, con qualche piantina e una pista ciclabile in mezzo ai parcheggi.
BlogOltre è a disposizione del sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna (che guida una giunta di centro-sinistra) nel caso volesse dire qualcosa in proposito. Il primo approccio (ma non con lui direttamente) è che il primo cittadino è mooolto occupato.

Eccomi!
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Riparte BlogOltre. Più bello e più interessante che mai (forse...).


è una iniziativa de:
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(Vecchio contatore: 149192)