Primo: lotta alla “mediocro-crazia”
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da Salto del Canale
Quello che non sopporto dell’interpretazione pseudo-moderna della “democrazia” è l’esaltazione massima delle “mediocrità”. Essere mediocre è diventato un modello da perseguire, un simbolo-totem di affermazione sociale e di successo. Senza fare troppi esempi, basti pensare a come ovunque sia premiato chi con il minimo sforzo e le minime qualità personali raggiunge gli attuali e (ahimé) largamente condivisi obiettivi di gratificazione sociale.
Non vi è campo dove ciò non accada. Persino nelle università italiane sono gli stessi rettori a dare precise indicazioni ai professori al fine di non bocciare agli esami che pochi, pochissimi studenti. La regola da seguire in questo caso è: “più laureati uguale più pubblicità, più pubblicità uguale più iscritti alla nostra università“. E poco importa se saranno dei laureati mediocri.
I risultati di questo processo sono sotto gli occhi di tutti. L’Italia è un paese strabico che guarda con sempre più nostalgia al proprio passato e senza poter disporre di forze nuove e vitali capaci di costruire un futuro ambizioso e migliore. Le responsabilità sono tante, troppe, ed è inutile enumerarle. Quello che serve è prendere consapevolezza che così non si può e non si deve andare avanti. Quello che serve, insomma, è combattere la “mediocro-crazia” imperante, ovunque. Un governo serio e responsabile
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