IL 60° ANNIVERSARIO DELLA LIBERAZIONE
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Dai Responsabili di Redazione di Temporis
La data del 25 aprile rappresenta un giorno fondamentale per la storia della Repubblica italiana. E' l'anniversario della rivolta armata partigiana e popolare contro le truppe di occupazione naziste tedesche e contro i loro fiancheggiatori fascisti della Repubblica Sociale Italiana.
Il 25 aprile 1945 segna il culmine del risveglio della coscienza nazionale e civile italiana impegnata nella riscossa contro gli invasori e come momento di riscatto morale di una parte importante della popolazione italiana dopo il ventennio di dittatura fascista. Alla liberazione dell'Italia dalla dittatura si poté arrivare grazie al sacrificio di tanti giovani ragazzi e ragazze che, pur appartenendo a un ampio ed eterogeneo schieramento politico (dai comunisti ai militari monarchici, passando per i gruppi cattolici, socialisti ed azionisti), si chiamavano con un solo nome: partigiani; combatterono al fianco di molti soldati provenienti da paesi diversi e lontani (dagli Stati Uniti all'Australia, senza dimenticare Inglesi e Francesi), ma tutti accolti come alleati.
La storia dell'Italia repubblicana fonda interamente le proprie basi nell'esperienza dell'antifascismo che Piero Calamandrei definì "quel monumento che si chiama ora e sempre Resistenza". Si è parlato più volte e da più parti della Resistenza come di "un secondo Risorgimento i cui protagonisti furono le masse popolari" (Sandro Pertini).
Non è intenzione qui fornire una ricostruzione storica dei fatti e dei protagonisti, ma semplicemente sfatare una teoria storiografica revisionista che, negli ultimi anni, è molto di moda: la Resistenza come "guerra civile". Essa non è stata affatto una guerra di italiani contro italiani, come in Spagna nel 1936 si era avuto uno scontro di spagnoli contro spagnoli. Infatti vi fu lo scontro tra soldati e combattenti italiani contro gli invasori tedeschi e i collaboratori repubblichini; i primi, nel rispetto della pluralità politica, combattevano in nome della democrazia liberale o socialista che fosse, i secondi combattevano a fianco delle SS hitleriane sostenitrici della necessità di conquistare uno "spazio vitale" per la Germania nazista.
Senza cadere nella retorica resistenziale, si può concordare con il fatto che la Resistenza fu un momento edificante in cui si affrontarono i sostenitori della libertà, della democrazia e della giustizia sociale contro gli adulatori della tirannide di cui furono essi stessi le prime vittime; fu una guerra democratica, in duplice senso, in quanto democratico è il suo metodo e democratico il suo ultimo fine, "l'abbattimento di una dittatura e l'instaurazione di un regime fondato sulla partecipazione popolare al potere" (Norberto Bobbio).
Con ciò non si vuole fare un discorso relativo alle singole persone che combatterono su entrambi i fronti in buona fede che vanno sempre e comunque rispettate, se non altro per i dolori e le sofferenze che subirono. Premesso tale rispetto per tutti i morti, non si può che opporsi a quanto proposto da più parti (politiche e non) di trasformare il 25 aprile nel giorno della pacificazione nazionale per ricordare i morti: i morti, tutti i morti, si commemorano il 2 novembre e la questione della pacificazione nazionale è già stata risolta, in chiave politica dall'amnistia promossa dall'allora Guardasigilli Palmiro Togliatti e, in chiave storiografica e letteraria da uno dei capi del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, il senatore Leo Valiani, che, nel pubblicare il suo diario del periodo clandestino, nella dedica iniziale scrive "A Duccio Galimberti, per tutti i caduti,/ della nostra parte e dell'altra", volendo così separare gli aspetti personali e umani della questione da quelli politici e storici.
LA COSTITUZIONE
La Repubblica italiana nasce dal libero e democratico voto del popolo il 2 giugno 1946. Insieme alla scelta relativa alla nuova forma di governo da dare al Paese il corpo elettorale fu chiamato a votare per l'elezione di un'Assemblea Costituente il cui compito fu la stesura e l'approvazione di una nuova Costituzione che vide la confluenza delle principali forze e delle maggiori idee dell'antifascismo e della cultura democratica laica, cattolica e marxista. Questa prima fase della storia repubblicana fu caratterizzata dalla collaborazione al governo dei maggiori partiti politici di massa e dei partiti laici minori. Fu compito di questa generazione politica traghettare sulle sicure rive della democrazia e della libertà un Paese in cui erano ancora bene evidenti i segni della dittatura fascista e i danni enormi della guerra promossa da quella dittatura.
Per dirla con le parole dell'illustre giurista Piero Calamandrei, la Repubblica italiana fu un "patto fra uomini liberi e forti" e la Costituzione divenne la più nobile e alta espressione dei valori democratici e antifascisti e del rifiuto fermo e perpetuo della violenza e della prevaricazione delle libertà civili e politiche che avevano caratterizzato tutto il ventennio mussoliniano.
Fu la Resistenza partigiana antifascista a riscattare l'onore e la dignità del nostro Paese aprendo una nuova e più proficua era di pace e di sviluppo. La classe politica dell'immediato dopoguerra aveva, però, ben chiaro in testa che le prime vittime del fascismo erano stati tutti coloro, donne e uomini, che in buona fede e senza macchiarsi di gravi colpe avevano appoggiato Mussolini: in quest'ottica va vista la famosa amnistia voluta dal Guardasigilli Palmiro Togliatti (PCI) attraverso la quale si imboccava la via della concordia nazionale e della pacificazione che non venne mai meno neanche negli anni successivi all'esclusione delle sinistre socialcomuniste dal governo (1947) e all'inizio della lunga egemonia democristiana nella guida del Paese (1948).
Gli anni del centrismo degasperiano, grazie all'opera dello statista democristiano, posero le basi, grazie al lavoro e al sacrificio del popolo italiano, del futuro progresso civile ed economico dell'Italia repubblicana. Proprio in quegli anni l'Italia è fra le protagoniste dell'avvio di quel processo di unificazione europeo, di carattere economico e politico, di cui oggi stiamo raccogliendo i frutti (EURO e Unione Europea).
Un momento molto importante della vita politica e sociale italiana lo si ebbe negli anni '60 quando, accanto alla ripresa economica che caratterizzò quel decennio, nacque, grazie a Fanfani, Moro e Nenni, una nuova formula di governo: il centro-sinistra, ossia la collaborazione al vertice della guida del Paese tra la DC ed il Partito Socialista che avrebbe dovuto portare alla realizzazione di riforme strutturali del sistema Italia; ma le più innovative e incisive furono abbandonate a seguito delle pressioni degli ambienti più reazionari del Paese che minacciarono di ricorrere anche a forme estreme come il colpo di stato (il famoso "rumor di sciabole" di cui parla Pietro Nenni nei suoi diari).
Un'altra opportunità di rinnovamento e di modernizzazione del Paese si ebbe a metà degli anni '70 quando, dopo il '68 studentesco, dell'autunno caldo operaio e le lotte per il divorzio, era ormai all'orizzonte l'incontro tra i due massimi partiti popolari di massa, la DC di Moro ed il PCI di Berlinguer. Fu la stagione del Compromesso storico, ossia la formazione di governi che prevedevano la partecipazione di personalità appartenenti a tutti i partiti democratici per una modernizzazione e uno sviluppo sostenibile del Paese in un decennio caratterizzato dalla crisi economica e dalla violenza del terrorismo (nero o rosso che fosse). Il rapimento e l'omicidio dell'on. Moro misero fine a questo tentativo innovativo e aprirono le porte a un decennio, gli anni '80, in cui si è svolta una lotta aspra tra due Italie: l'una, quella di Sandro Pertini, Enrico Berlinguer e Giovanni Spadolini, sottolineava l'importanza decisiva della "questione morale", metteva in guardia contro la degenerazione del sistema politico e denunciava le trame occulte come la P2. L'altra, quella dei nani e delle ballerine, assecondava il rampantismo dilagante, cementificava tutto il cementificabile dimenticando l'insegnamento di Andrè Malraux secondo cui "non si fa politica con la morale, ma non la si fa meglio senza".
Nei primi anni '90 furono efficaci i referendum elettorali che hanno intaccato alla base le personali posizioni di una parte della fauna politica del nostro Paese ormai sclerotizzata.
L'azione della magistratura (lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata) dei primi anni '90 ha avuto il grande merito, nonostante limiti ed errori, di avere permesso la ripresa di un processo di risanamento morale della vita pubblica italiana che, però, è ancora lontano dall'essere risolto. Questo risanamento morale si è accompagnato con il processo di risanamento economico avviato dal governo del socialista Giuliano Amato (1992), proseguito dai successivi cosiddetti governi tecnici di Carlo Azeglio Ciampi e di Lamberto Dini e portati a termine dai governi di centrosinistra. L'opera di questi Governi ha permesso all'Italia di entrare da subito nella moneta unica europea e di essere protagonista (la Presidenza della Commissione europea a Romano Prodi ne è stato un segno tangibile) del processo di unificazione politica del Vecchio Continente per realizzare una vasta area geopolitica aperta a tutte quelle nazioni che ne condividano i primari obiettivi di pace e di sviluppo.
Buon 25 aprile, 60° anniversario della Liberazione!
(Dai Responsabili di Redazione di Temporis)
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