La liturgia non è uno show
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da saltino.iobloggo.com
«la liturgia non è uno show, uno spettacolo che abbisogni di registi geniali e di attori di talento. La liturgia non vive di sorprese simpatiche, di trovate accattivanti, ma di ripetizioni solenni»
Benedetto XVI (già la scelta del nome: segno di discontinuità con il pontificato di Giovanni Paolo II)
L'affermazione recentissima sulla liturgia non fa una piega se viene osservata nell'ambito dottrinale ortodosso dell'enunciato stesso, segna però una svolta al senso di "Pontificato" veramente di livello epocale.
Rammento a me stesso ed a tutti voi che pontificato significa, per l'appunto, "ponte",
intento questo difficilmente riconducibile alla Chiesa di Ratzinger che non si pone in una posizione dialogica, bensì si ritira dall'altra parte del fiume, presentandosi solo come alternativa ai modelli culturali ed etici dominanti.
Tra le due dimensioni si crea dunque un fossato (altro che pontefice), senza che ci sia la volontà di costruire un ponte per attraversarlo. In questo Ratzinger ribadisco sarà ben poco «pontefice». Questo strappo rappresenta fra le altre cose un'impostazione molto lontana dalla visione di Chiesa così come «sale, luce e lievito» del mondo, auspicata nella Gaudium et spes, una delle costituzioni fondamentali del Concilio Vaticano II.
La Chiesa conciliare voleva essere pienamente immersa nella società, in uno scambio continuo di arricchimento reciproco, necessario per una crescita e un cammino comuni, che hanno come fine supremo il bene dell'umanità.
Mi spaventa, ed anche parecchio, un "pontefice" che si rifà alla concezione benedettina dell'ora et labora, volto al modello di una chiesa del monachesimo, chiusa fra le mura di un monastero piuttosto che aperta al confronto con la modernità.
Un ultimo appello ai tanti "piccoli vaticanisti" improvvisati come me... se continuate a cianciare di donne, sesso e rock and roll sperando di adattare modelli bukowskiani al senso critico comune, vi rendete "meramente" ridicoli, la dottrina, la fede, la teologia adottano un linguaggio che bisogna sposare per poter controbattere e dialogare con la chiesa, documentarsi non è difficile, basta cercare e leggere, le rivoluzioni sono sempre partite dal basso e dall'interno, la storia dovrebbe
insegnarCi qualcosa, difatti anche il solo termine "rivoluzione" è quanto mai inappropriato trattando argomenti come questi, va da se
che "pontefici" lo possiamo essere tutti, ponendoci come tramite fra
mondi e realtà diverse.
Come recita lo stesso proemio della Gaudium e spes "la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia". Su al lavoro diamoci tutti da fare, le vigne le lasciamo saccheggiare agli ebbri ortodossi dell'inquisizione, forza avanti gente, cum grano salis!!
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