Così diventò integralista
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di ELFI REITER
[da il Manifesto del 20 Aprile 2005]
La carriera del cardinale Joseph Ratzinger è cominciata con una esperienza shock nei lontani anni sessanta, quando all'università di Tubinga era arrivato Ernst Bloch a insegnare filosofia. Bloch veniva dall'università di Lipsia nella ex Germania orientale comunista, ed era già malvisto dai fedeli del Sed, il partito socialista di Ulbricht, e definito controrivoluzionario perché si ribellava apertamente ai loro dogmi partitici.
Quell'estate del '61, Bloch era in visita al festival wagneriano a Bayreuth e, colto di sorpresa dalla costruzione del muro di Berlino, era stato «esiliato» a forza nella Germania occidentale e chiamato quindi a Tubinga.
Il più giovane Ratzinger, classe 1927, che all'epoca insegnava Dogmatica e Principi fondamentali della teologia a Monaco e alla stessa università di Tubinga, vide nelle lezioni del filosofo laico ebreo una «tentazione marxista» delle «facoltà teologiche», e un buon motivo per indire una battaglia a favore del cristianesimo minacciato fortemente, secondo lui, da questo «riduzionismo esistenzialista».
Il biografo americano del nuovo papa, John L. Allen, riferisce nel suo libro Cardinal Ratzinger quella esperienza a Tubinga e la definisce come «iniziatica», punto di partenza per la marcia su Roma del «defensor fidei» nella veste di difensore della morale cattolica. L'apostolo traumatizzato Ratzinger temeva per il futuro della chiesa romana, il Vaticano, che diventa allora il suo principale obiettivo e dove approda dopo diverse tappe intermedie, «per lottare contro tutte le minacce al dogma: donne, teologi liberali, comunisti, Hans Küng, dubbiosi sul potere assoluto del papa, consultori, richieste dei laici, liberalizzazione della morale sessuale, ecc.».
Ratzinger era stato così impressionato dal pericolo nascente per una fede «pura», rappresentato da filososo attaccato dai comunisti ortodossi da un lato e dai cristiano-cattolici dall'altro, che deciderà di cominciare da lì la sua crociata, da Ernst Bloch, che nelle sue lezioni aveva «dissacrato il dogma». Ma qual era questa pericolosa dissacrazione? E perché il «filosofo di stato» della ex Ddr era stato cacciato violentemente dall'università di Lipsia, dove era tornato nel 1949 dall'esilio negli Stati Uniti?
Bloch, figlio di ebrei, che all'età di 64 anni aveva partecipato con grande speranza alla costruzione di un nuovo stato socialista sfidando le malinterpretazioni totalitarie staliniste, aveva pesantemente attaccato «i maestri sapientoni rossi» con le loro «lezioni degne di una setta e del catechismo antelitteram».
Il filosofo predicava anche contro il capitalismo portatore di «alienazione del sé» , «disumanizzazione» e «mercificazione di ogni essere umano e cosa», ed era anche poco gradito dagli ambienti della destra perché predicava un «cristianesimo materialista», ed era molto ascoltato dagli studenti del `68 per la sua «filosofia della speranza». Fu soprattutto il saggio filosofico-religioso Atheismus im Christentum (L'ateismo nel cristianesimo), dove chiede una antropologizzazione radicale della religione affermando che «solo un ateo può essere un buon cristiano», a suscitare le ansie di Ratzinger.
Bloch era considerato un revisionista del «dogma marxista» a Mosca e un revisionista del «dogma cristiano» a Roma. Su di lui e contro di lui, Joseph Ratzinger plasmerà la sua vocazione di integralista della fede.
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