Rai, l'ultimo atto di una monarchia assoluta
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di Giuseppe Giulietti
[da l'Unità del 13/3/2005]
Le truppe mediatiche di Berlusconi hanno sostenuto, nel corso del recente dibattito parlamentare dedicato alla Rai, che mai il servizio pubblico, nella sua lunga storia, avrebbe conosciuto una stagione di così grandi successi e di così immensa libertà.
Per riuscire in questa "impossibile missione" hanno dovuto inventare i dati e nascondere il trascurabile dettaglio che l'Italia di Berlusconi è diventata, anche in materia di TV è di libertà dei media, la maglia nera d'Europa, come è stato sanzionato e acclarato dal Parlamento europeo, dalla commissione europea, dalle principali agenzie internazionali indipendenti che si occupano di questa materia.
L'attuale governo monocolore della Rai si è segnalato per aver espulso dal video quanti risultavano sgraditi al "signore e padrone delle Tv". In questo elenco sono terminati persino donne e uomini, distantissimi dalla sinistra, ma orgogliosi della loro autonomia culturale e professionale.
La cosiddetta Rai del centro-sinistra avrà avuto tanti difetti, ma allora era possibile scegliere tra Biagi e Mimum, fra Vespa e Santoro, tra la Guzzanti e Mara Venier, adesso il diritto di scelta è stato letteralmente fagocitato. La
destra in Tv non si è proposta di aggiungere nuove voci, ma solo e soltanto di spazzare via tutte le voci sgradite.
La destra in tv ha così portato miseria, povertà, terrore attraverso le liste di
proscrizione per usare una immagine tanto cara al presidente del consiglio-editore. La Rai di Cattaneo si è sempre dimostrata forte con i deboli e debole con i forti. L'ultima audizione del direttore generale della Rai nella sede della commissione parlamentare di vigilanza ne è stata solo l'ultima testimonianza.
Neppure in questa occasione Cattaneo ha potuto e voluto annunciare un gesto di pacificazione e di buon senso aziendale e professionale. Nulla di comprensibile in lingua italiana ha detto sul reintegro di Michele Santoro che ha già stravinto in tutti i tribunali. Nulla ha detto sulla censura inflitta da Rai2 a Paolo Rossi. Nulla ha detto dell’ostracismo che ha colpito Sabina Guzzanti, Dniele Luttazzi, Oliviero Beha, la trasmissionr XII Round.
Nulla ha detto sulle incredibili vicende accadute al Tgl in relazione al caso Sgrena. Nulla ha detto sulla trasmissione «Punto e a Capo» nel corso della quale sono state trasmesse, pe la prima volta in Tv, le intercettazioni telefoniche ancora non acquisite come prova da tribunali. In quest'ultimo caso, a
differenza di quanto era accaduto in altre occasioni, Cattaneo non ha disposto nessun provvedimento immediato, non ha imposto alcuna puntata di riparazione, come pure aveva fatto quando la riparazione era stata chiesta gran voce dall'amico Totò Cuffaro, il presidente inquisito della regione Sicilia, offeso per una bella e coraggiosa inchiesta di Report sulla mafia.
Qualche mese prima, al contrario, era stata soppressa a trasmissione di Sabina Guzzanti "Raiot" senza se e senza ma, anche a seguito delle piccate proteste delle aziende di proprietà... di Berlusconi. In questi casi Cattaneo e le sue truppe d'ordine sono state inflessibili, non hanno guardato in faccia nessuno,
hanno tirato dritto. Negli altri casi il direttore generale della Rai è Stato invece colpito da improvvise amnesie e da provvidenziali ed inediti scrupoli garantisti.
Biagi, Guzzanti, Paolo Rossi, Santoro, Freccero, Luttazzi, e tanti tanti altri, sono stati cancellati dal video. Il prode Berti già stretto collaboratore del presidente del Consiglio, ed n prode Masotti, giornalista di auto-dichiarata fiducia del presidente del consiglio, compaiono ogni sera e possono serenamente partecipare alla campagna in atto contro Giuliana Sgrena e contro quei giornalisti che vorrebbero ancora tentare di fare il loro mestiere ed illuminare le tante oscurità della politica internazionale e nazionale.
Basterebbe questo per giudicare la monarchia assoluta che ha despotizzato la Rai dopo l'espulsione della presidente di garanzia Lucia Annunziata e che non lascerà rimpianto alcuno, dentro e fuori l'azienda. Ci auguriamo che quella di Cattaneo sia stata davvero la sua ultima audizione, almeno nella sede della commissione parlamentare di vigilanza Rai.
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