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Sulla strada dell'omicido di Nicola
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di STEFANO CHIARINI
[da il manifesto dell'11/3/2005]

Radiografia del percorso che è stato il teatro della sparatoria in cui è stato ucciso l'agente del Sismi
Dietro l'ultima curva dopo aver attraversato i quartieri della guerriglia, l'auto è stata crivellata di colpi da una pattuglia Usa nascosta nel buio


Circa venti minuti per arrivare dal luogo del rapimento (all'università di Jadriyah), alla casa prigione, venti-venticinque minuti per arrivare dalla villetta al luogo dove Calipari ha trovato in un'auto Giuliana Sgrena (sembra nel quartiere di al Mansur), venti-venticinque minuti per arrivare da qui alla tragica curva della strada per l'aeroporto dietro la quale era appostata la pattuglia americana che, ci vogliono far credere, si sarebbe trovata li per proteggere il passaggio di un ambasciatore come Negroponte che va sempre all'aeroporto in elicottero e mai in automobile per evidenti ragioni di sicurezza. Se non altro per coerenza dal momento che lui stesso ha emanato un ordine a tutti i diplomatici Usa di non percorrere mai in auto quella strada.

Tutta la vicenda del rapimento di Giuliana Sgrena sembra essersi svolta nella parte ovest e sud ovest della città nel raggio di qualche chilometro attorno all'altissima torre di Saddam Hussein nella zona di al Mamoun. Una serie di quartieri come al Mansur, al Rashid, al Khadra, al Ameriyah, e, più a nord, al Ghazaliya particolarmente ostili alle forze occupanti e roccaforti della resistenza irachena «patriottica» in quanto abitati in gran parte da membri e ufficiali dell'esercito iracheno sciolto dagli occupanti, dei vari ministeri, dei membri dei servizi di sicurezza del passato regime che avevano ricevuto dal governo un pezzo di terra e il cemento per potersi costruire delle villette, modeste ma confortevoli, uni o bifamigliari.

Qui ad al Mansour sorgeva il comando dei servizi servizi segreti e poco lontano, al di là dell'aerporto, verso abu Ghraib, in un hangar abbandonato, negli anni novanta, in vista di una possibile occupazione del paese, si tenevano i corsi «di addestramento alla resistenza diffusa» del «Direttorato per le operazioni speciali». In altri termini a girare da queste parti sembra proprio che una parte dell'esercito nazionale iracheno - in quanto tale mai arresosi formalmente agli occupanti - non si sia affatto sciolta ma stia ancora combattendo.

Da questo punto di vista l'uso di una macchina civile per portare in salvo Giuliana Sgrena da parte di Nicola Calipari e il non tornare in ambasciata dall'altra parte della città, era in realtà l'unica scelta possibile per poter sperare di arrivare sani e salvi all'aeroporto. Secondo le prime testimonianze l'auto si sarebbe diretta verso l'aeroporto senza transitare sui primi dieci chilometri dell'autostrada, i più pericolosi.

Non si sa invece dove la Toyota Corolla si sia inserita sulla striscia di asfalto, prendendo quella curva a destra dove l'attendeva la pattuglia assassina (come chiamarla altrimenti considerando che un check point non si fa nascondendosi al buio al lato della strada in una notte di pioggia a meno che non si voglia uccidere qualcuno, anche se non necessariamente i passeggeri dell'auto con a bordo i nostri tre concittadini?).

In altri termini dove si trova quella curva fatale? Dalle prime testimonianze emerge che la curva si sarebbe trovata «a 700 metri dell'aeroporto». Se con tale espressione si intende l'aerostazione vera e propria allora l'agguato sarebbe avvenuto lungo la curva che, nei pressi di uno sbarramento di cemento, tira verso destra per poi adagiarsi davanti al terminal.

In tal caso, la pattuglia Usa sapeva perfettamenta che la Toyota Corolla aveva già superato di sicuro (non essendoci altre strade), lungo la fast lane riservata ai diplomatici e ai contractor, il primo grande check point dove le auto autorizzate devono semplicemente rallentare e non fermarsi dal momento che la zona è sorvegliata e controlalta elettronicamente.

Un camion-computer della Cia registra e studia le immagini di tutte le auto e dei loro passeggeri mentre dall'alto l'intera area è fotografata dalle telecamere di un grande pallone aerostatico. Tanto che, dopo il primo check point, a 5 chilometri dall'aeroporto, sulla destra c'è un grande cartello verde nel quale si invitano le scorte a mettere la sicura alle armi in quanto ormai in zona sicura.

Vi è però anche la possibilità che mancassero 700 metri non al terminal ma proprio a questo check point e che l'auto con Giuliana e Calipari, avesse percorso le strade interne (ma in tal caso la presenza di un auto apripista ci sembra probabile) da al Mansour al Maamoun, al Qadra (dove c'è uno dei più grossi distributori abusivi di benzina della zona lungo la strada per Ramadi) per poi immettersi nell'autostrada all'altezza del sottopasso di Ameriya, solitamente allagato.

Dopo aver svoltato a destra sulla strada per l'aeroporto si tira un sospiro di sollievo dal momento che subito lì a destra inizia Camp Victory, la grande base Usa dell'aeroporto, e a poche centinaia di metri più avanti si vedono le luci del check point. Anche in questo secondo caso l'attacco alla macchina (dando per buona l'improbabile versione dei soldati che avrebbero sparato per paura - di che non si sa, visto che nascosti nel buio nessuno poteva vederli), appare altrettanto ingiustificato, e quindi analogamente criminale, dal momento che in ogni caso poche centinaia di metri più avanti il mezzo sarebbe stato costretto quasi a fermarsi. A meno che quei soldati appostati nel buio non avessero un altro obiettivo.

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