Ulivo mi candido anche io
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di Adriano Sofri
IO SOTTOSCRITTO annuncio la mia candidatura alle primarie, per la leadership del centrosinistra in Italia (e fuori). Prevedo qualche piccola obiezione, e ne anticipo le risposte, confidando che vogliate leggere questo breve testo fino in fondo. Essendo le primarie un impegno volontario, io vi sono ammesso.
Si può obiettarmi che, essendo io privato del diritto attivo e passivo di voto, non potrei di fatto essere candidato alle elezioni politiche, e dunque non avrebbe senso votarmi alle primarie. è vero. Ma faccio osservare che l' obiezione vale anche per gli altri autocandidati, benché non siano carcerati - Bertinotti, Pecoraro Scanio, Di Pietro, e gli eventuali altri che si aggiungeranno, magari perfino una donna - i quali dichiarano all' unisono di sostenere la candidatura di Romano Prodi, e comunque di un leader designato unitariamente dall' alleanza.
Si può obiettarmi ulteriormente che la mia candidatura è in contraddizione con la mia posizione, che ribadisco, di sostegno alla leadership di Romano Prodi, e comunque del leader designato unitariamente dall' alleanza. è vero, ma anche questa contraddizione vale per tutti gli altri candidati.
Tutti infatti proclamano di appoggiare la leadership di Romano Prodi. Dunque partecipano alle primarie per ragioni, diciamo così, simboliche, o di bandiera, per migliorare la propria quota di partito o personale fra gli azionisti della coalizione di centrosinistra, o per farsi vedere, eccetera, ma senz' altro non per aggiudicarsi la candidatura a leader al posto di Prodi. Essi gareggiano alla esplicita condizione di non vincere.
Dunque la mia candidatura alle primarie è giustificata né più né meno che quella di ogni altro concorrente. è vero che io non ho un mio partito, ma questo può addirittura essere visto come un punto in mio favore. Oltretutto, se uomini (o donne: ma non se n' è vista ancora nessuna) dei partiti minori dell' opposizione si candidano, sia pure per ragioni di bandiera, e se si consideri, con un energico sforzo di immaginazione, Prodi come un esponente della Margherita, se ne deduce che i Democratici di sinistra sono i soli tenuti a votare per il leader riconosciuto, benché non appartenga al loro partito: pretesa che può ragionevolmente irritare dirigenti e aderenti di quel partito, già molto grosso, e tuttora abbastanza grosso.
Qualcuno vorrà magari ammonirmi che la mia candidatura finisca per eccitare una ulteriore moltiplicazione delle autocandidature, provocando una perdita di prestigio delle primarie e il rischio di una dispersione di suffragi tale da incrinare l' autorevolezza della leadership di Prodi, se non da metterla a repentaglio. Infatti. Le primarie, come hanno cominciato a osservare in molti, hanno un senso - cui io sono largamente favorevole, a maggior ragione dove possano arrivare a rovesciare posizioni costituite, com' è appena avvenuto in Puglia - quando davvero chiamano gli elettori volontari a decidere di una scelta.
Quando danno già per avvenuta la scelta, e offrono dei ruoli secondari ad attori che mirano a raggranellare un proprio gruzzolo per il mercato interno, non sono delle primarie. Come hanno detto Pirani, o Veltroni, e non so chi ancora, se si voglia animare una mobilitazione di fiducia, entusiasmo e attivismo attorno alla figura di un candidato leader riconosciuto, allora non devono esserci concorrenti virtuali, e deve piuttosto svolgersi un referendum su persona e programma, o, nell' ipotesi pessimistica di una consultazione sbrigativa e autoritaria, un plebiscito.
Questi argomenti, che suonano per me limpidissimi e ragionevolissimi, spiegano perché io ponga la mia candidatura. Naturalmente, ho scherzato. La domanda finale è: gli altri autocandidati hanno scherzato anche loro?
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