Giocare a BlogRodeo
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di Alessandro Trocino
[da Il Corriere della Sera dell'8 Gennaio 2005]
In fondo i blogger sono innocui. Non sporcano, non bruciano foreste, non evadono il fisco. Sono narcisisti e autoreferenziali, questo sì. Ma te ne puoi liberare con un click. Se invece ti viene la curiosità e provi a chiedere cosa diavolo sono questi blog - diari personali, forum, circoli sovversivi, centri di autoanalisi - ti puoi sentir rispondere con un post (testo) chilometrico che cita De Saussure e Perec, oppure, come i Lapalissiani (lapalissianiblog.splinder.com), con la miglior definizione possibile: «Un blog è un blog se è un blog». A provare a scriverli, i blog, si finisce per rimanerci invischiati (già si intravede il business del futuro: cliniche per blogdipendenti). Ma si può anche dare un' occhiata prudente dal di fuori, puntellare il portatile con l' ultimo Dan Brown, spegnere il Bruno Vespa di turno, e buttare un occhio sulla blogosfera. Nebulosa che si vede a occhio nudo, con le sue brave blogstar e satelliti annessi. Posto quanto mai democratico. Senza capi, direttori o editor che ringraziano per il manoscritto e aggiungono il fatidico «le faremo sapere». Qui ci si connette, si scrive, si commenta; o si legge. Per un minuto solo o per un giorno intero. Evitando le soporifere e aristocratiche rivistone su carta, con le frotte di impolverati (ex) giovani aspiranti scrittori. Qui c' è nessuno che aspiri. Qui si scrive, si pubblica, si pratica, si tenzona. Nell' opificio letterario della Rete è tutto un fiorire di calembour, rime baciate, acrostici, haiku, palindromi, tuffi carpiati, avvitamenti gergali, novelle collettive. Un guazzabuglio di gente che improvvisa scrittura e si sfida a duello.
Patarodei. Prendete quelli del Blogrodeo (blogrodeo.org). Raymond Queneau ne sarebbe entusiasta. Vedere un gruppo di sfaccendati scannarsi nell' esecuzione di elaborati a tema - senza neanche uno schermo al plasma in premio - farebbe la gioia dell' autore di Esercizi di stile. E a godere innanzitutto sono loro, i blogrodeanti, che a intervalli non fissi, lanciano la sfida, ogni volta con contraintes (paletti) diversi. L' ultimo, ideato da Gabryella (senzaqualita.splinder.com), è stato un patarodeo (patarodeo.splinder.com), omaggio ad Alfred Jarry: una mistery story con delitto. Tremila battute da costruire su sei personaggi il cui nome doveva cominciare per O. P. L. E. S. T. E con un passaggio irrinunciabile: «Quando si è escluso l' impossibile, ciò che rimane, sebbene improbabile, deve essere la verità». Sfida vinta da Aitan (aitan.splinder.com), che si è aggiudicato un immaginario Campari soda, con scorza d' arancia, e il plauso dei rodeanti. La giuria? «Un bimbo buddista prepubescente bendato, privo di possedimenti terreni nonché di conflitti di interessi». Tra i precedenti rodei si annoverano «Placido rodingo», «Oi diablogoi», «Blogrodeo confuso», «La notte dei postivori» e «Mezzogiorno e mezzo di parole». Per i prossimi, dare un' occhiata al blog di Gabryella, una capace di scrivere: «"Un altro po' e mi bruciacchiavi le ali", soffiò lei un istante prima di disintegrarsi nella nuvola di sconforto formatasi dalla polvere di oneste intenzioni e il vapore dei rimpianti che esalavano dai numerosi schizzi di buone qualità».
Giallini. Dai «giallini» (zop.splinder.com) Giorgio Faletti sarebbe espulso con ignominia. Con le sue ottocento pagine a romanzo i ragazzi dello studio Zop produrrebbero qualche migliaio di raccontini gialli e avanzerebbero anche del materiale. Per esempio, Disintegrato ha usato 15 parole per scriverne uno sullo stress: «L' ho ucciso perché era l' unico modo per avere dieci minuti del suo tempo». La vittima, peraltro, pare abbia chiesto, come ultimo suo desiderio, di «scrivere ancora un post». Comportamento meritevole. Che però non lo salverebbe, come chiarisce subito Andrea G. Pinketts, giallista vero prestato al microgiallo: «Lo ammazzai con una scure perché era più meritevole di me. E quindi se lo meritava».
Dora Riparia River Anthology. L' ideatore, Effe (herzog.splinder.com), ha scritto l' epicedio di un illetterato: «Fui poeta ma non un solo verso scrissi mai... Ma che tumultuare di ritmi dentro me, quale ribollire di estatiche parole. E la rabbia di non saperle dire». La Dora Riparia River Anthology (doraripariariverantholog.splinder.com) ha già visto decine di novelli Lee Master sfidarsi a colpi di lapidi. C' è chi si lascia andare all' amarezza, come il commercialista di StefanoPz: «Quanti bilanci ho visto, quanti consigli a tutti ho dispensato Ero vigile, rigido, accorto, disperato, perché quando il giorno mio è arrivato, un solo bilancio, il mio, era sbagliato». E chi usa l' ironia, come Lilas, che ci regala un «bevitore Jones»: «In un vortice di sgombri gli altri bevevan Sciacchetrà». L' impavido Effe si è cimentato anche in «Incontri impossibili» (incontrimpossibili.splinder.com), nel quale si possono trovare improbabili dialoghi tra Céline e Fante, Camilleri e Montalbán, Virginia Woolf e Aldo Busi.
Maltusiani. A Placida Signora (placidasignora.splinder.com) si deve l' idea dei versi maltusiani (maltusianiblog.splinder.com), dove si possono trovare «rebus sfigurati» (cioè senza figure), palindromi ed esibizioni varie. Come «L' altra medicina» che annovera nel ricettario l' Ispirina (per artisti), la Spirina (per suicidi) e l' Aulic (antidepressivo per poeti). O come «La biblioteca di Re Fuso»: «Il nome della tosa» (disavventure di un etimologo smemorato), «La crescenza di Zeno» (un caseofobo caseofilo in analisi), «Lime tempestose» (estetista sull' orlo di una crisi di nervi), «Camera con pista» (la stanza di un cocainomane). C' è anche chi si esibisce in ossimori parrocchiali («Il curato, malato, ha assunto una perpetua a tempo determinato»). E chi, sul sito gemello Lapalissiani, si diverte a collezionare «Omen nomen»: due dirigenti della Banca d' Italia che si chiamano Colletta e Borsellino, il capo di una filiale delle Poste, Bolletta. E il suo amministratore di condominio: il geometra Palazzo. L' ultimo Re Fuso, «Morte di un connesso viaggiatore», è il giallo perfetto. Protagonista è lui, l' ineffabile blogger.
Mindtheblog. Qualcuno potrebbe pensare che, in fin dei conti, il blog assolve a una funzione sociale. Un po' stanza dei giochi per adulti, un po' luogo di socializzazione, un po' camera di compensazione per scrittori frustrati. Però non è esattamente così. Perché la tentazione di approdare su carta c' è sempre e le case editrici si stanno attrezzando. Per una Einaudi che sforna La notte dei blogger, Baldini-Castoldi-Dalai ha appena mandato in libreria Scontrini, racconti scritti per lo più da blogger. E c' è un sito, Jumper, che offre book-on-demand, ovvero libercoli di 32 pagine con collezioni di post «su misura». I puri e duri dei blog si chiamano fuori. Però non è detto che il cortocircuito carta stampata-rete sia sempre negativo. Prendete quel gruppuscolo di agitatori che ha creato Mindtheblog (mindtheblog.splinder.com). A prima vista non è che una collezione mensile di post, una sorta di rivistina. Però sono a disposizione del lettore, che è invitato a stamparli e a lasciarli per strada, nelle metropolitane, nei bar, nei bagni pubblici. Un blogcrossing, insomma. L' obiettivo, spiega Jorma, «è declinare il blog a tutto ciò che non è blog. Perché un giorno scriveremo i post sui muri e la gente commenterà sui portoni».
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