Invito tutti caldamente a visitare il sito dell'FSE (Forum Sociale Europeo),
a tra le altre cose leggere la"Carta
dei Principi" di cui vi riporto il primo punto:
1. Il Forum Sociale Mondiale è uno spazio aperto di
incontro per la riflessione, il dibattito democratico di idee, la formulazione
di proposte, il libero scambio di esperienze e il coordinamento per l'azione di
gruppi e movimenti della società civile che si oppongono al neoliberismo, alla
dominazione del mondo da parte del capitale e a ogni forma di imperialismo, e
che sono impegnate a costruire una società planetaria finalizzata a relazioni
fruttuose fra gli esseri umani, e fra gli esseri umani e la terra.
I media (TV in primo luogo) stanno trattando questo evento in
un modo pazzesco Nessuno parla del Forum in se, di quello che si discuterà, dei
suoi temi, niente di niente, si parla solo dei pericoli che i monumenti di
Firenze starebbero passando e quindi dell'opportunità di annullare
le cinque giornate dell'FSE (6-10 Novembre).
Nel sito dell'FSE si dichiara
ancora che: "Il FSE è il primo incontro continentale europeo che segue
al Forum
Sociale Mondiale di Porto Alegre e si configura come uno spazio
d'incontro aperto per un dibattito democratico e approfondito di idee,
formulazione di proposte, libero scambio di esperienze e pianificazione di
azioni congiunte tra entità e movimenti della società civile che vogliono
costruire una società planetaria centrata sull'essere umano". Un
programma veramente eversivo certo, dove l'eversione è data dal libero pensiero
contrapposto alle verità di stato.
Bocca oggi in un suo fondo sulla Repubblica, ha ben
sintetizzato lo stato d'animo di chi non vuole che il Social Forum venga
annullato, e nella conclusione scrive:
Il fatto è che non è più il tempo della saggezza ma
dell'imprevedibile. Nessuno è in grado di garantire che un raduno di
centocinquantamila persone possa andare esente da un attentato terroristico o
squadristico ma non è neppure possibile e augurabile che per paura del rischio
la vita si fermi, la gente rinunci al suo diritto di manifestare. Vale anche per
la politica il dovere di accettare il proprio tempo, di fargli fronte con
coraggio e fermezza. Soprattutto in queste prove la società civile deve essere
unita, deve evitare di presentarsi in ordine sparso nella tentazione dei
politici di guadagnare qualche voto. Il rischio di romperci la testa esiste, ma
non fasciamocela prima di essercela rotta.
Non fasciamoci la testa e soprattutto non cadiamo preda di chi
vuole imporci le regole del terrore, gridando sempre "al lupo al
lupo". Grida che hanno come unico scopo, non dichiarato ma evidente,
di arrivare al punto che le voci dissonanti vengano a tacere.
Ieri sera dalla Federazione Nazionale della Stampa, sede di Roma, la Baldini&CAstoldi,
Editori Riuniti, Diario gli autori Marco Travaglio, Elio
Veltri, Gianni Barbaceto e Marco Portanova hanno presentato un appello congiunto
ponendosi una precisa domanda:
E possibile chiedere risarcimenti miliardari, ai singoli
cittadini, con uno scopo quasi intimidatorio? E per quali ragioni?
Nell'Unità di oggi,
in un articolo a firma di Caterina Pernicioni, viene descritta la situazione in
cui versano i prima citati editori ed autori tutti denunciati per presunta
diffamazione. Hanno tutti infatti, per i loro rispettivi ruoli, contribuito alla
pubblicazione di "Le toghe rosse", "L'odore dei soldi",
il numero speciale del settimanale "Diario" intitolato "Berlusconeide".
Nell'appello , lanciato a tutta la società civile, si fa
presente che le richieste di risarcimento, fatte da Silvio Berlusconi ed alcuni
esponenti di Mediaset, ammontano ad un totale di 50 milioni di eur! Il reato
ipotizzato è quello di presunta diffamazione. L'articolo entra poi nel merito
dell'appello:
"Presunta perché non ci sono per adesso prove che
dimostrino il contrario. E infatti Silvio Berlusconi non ha sporto querela
penale contro gli autori. Se il suo onore fosse leso da questoi testi, come più
volte ha dichiarato, sarebbe potuto ricorrere alla sede penale, incaricare un pm
di indagare sull'attendibilità dei libri contestati, ed affidare ad un giudice
terzo la sentenza definitiva che porterebbe i colpevoli in galera. Invece ha
chiesto subito i danni. Cioè ha sporto denuncia civile e ha chiesto dei soldi.
Tanti soldi. Sembra strano che l'uomo più ricco d'Italia chieda cifre
spropositate a singoli cittadini che, probabilmente, quelle somme non le hanno
mai viste. Ma l'arcano è presto spiegato: gran parte dei risarcimenti chiesta
da Berlusconi e soci, graverebbero sulle spalle delle piccole case editrici, che
ancora pubblicano libri di giornalismo d'inchiesta. Se queste case editrici
dovessero perdere anche solo una delle cause, sarebbero costretti a chiudere i
battenti. Per buona pace di colui che possiede il 67% dell'editoria nazionale, e
si troverebbe di colpo senza concorrenti."
Nel sito www.opposizionecivile.com
si dovrebbe poter leggere e firmare il testo dell'appello, io questa sera non
l'ho trovato.
Gente, qui a tappe forzate stiamo arrivando ad un regime dove
l'unica libertà che ci è concessa è quella di spendere, spendere e
spendere. A tutto il resto pensa Lui... (a proposito, se volete, scaricatevi
da qui il file autoscompattante del
libro di Gianfranco Mascia e Filippo Lucarelli, curatori del sito www.bobi2001.it,
sulle "100 Bugie di Berlusconi")
Ho
scritto di tanto in tanto di qualche blog specifico quasi sempre in bene, adesso
vorrei parlare dei blog in generale e di quello che a me sembra un mal costume.
Io sono la cosa più lontana da una "web-designer", ho una laurea in scienze
geologiche e svolgo un lavoro che niente ha a che vedere con lavorare su o per
internet. In quanto a blog ho molto da apprendere e poco da insegnare a
qualcuno.
Fatta questa doverosa premessa, non posso nascondere che ho i miei gusti in fatto di
siti e di blog in particolare.
E sono i gusti, ruspanti quanto volete, di una persona che naviga su internet e
dal web ricava informazioni, sensazioni e quant'altro. Non capisco proprio
perché alcuni blog sono costruiti in modo da rendere difficile una lettura
scorrevole: caratteri minuscoli verde pistacchio su sfondi neri con intercalati
immagini (sempre di sfondo) enormi e da esposizione che non ti permettono di leggere agevolmente
il testo... e poca chiarezza del contesto, spesso aria
fritta. E speri che andando più giù nei posts almeno l'immagine di sfondo
sparisca e ti permetta finalmente di leggere qualcosa, macché quella resta
immobile mentre tutto il resto si muove!
I posts sembrano essere funzionali alla grafica e non viceversa.
Vorrei fare un esempio, in modo da essere più esplicito, andate a guardare
questo blog,
di cui non riesco neanche ad individuare il nome (lolloland?). Sottolineo io non riuscirò mai in tutta la mia vita a costruire
qualcosa di lontanamente paragonabile per bellezza grafica a questo blog
( che è parte di un sito) e i contenuti del blog mi sembrano apprezzabili. Ma
ditemi:
Cosa vuol dire "Pablo Neruda" come titolo?
Se è ottimizzato per un risoluzione di 1024x768, perché
sfruttarne solo 400x400? E costringerci all'uso della lente d'ingrandimento
per leggerne i posts con i microcaratteri bianchi sullo sfondo nero?
E' un blog che parla di Neruda e delle sue opere?
Sembrerebbe di no...
C'è un link di appoggio ad Emergency, trovatelo...
avrete un premio.
Il curatore del blog non si presenta neanche con un nick,
niente, sarà... Neftali Ricardo Reyes Basoalto.
Non è dato conoscere l'e-mail, si possono solo mandare
tramite l'invito cordiale "CHE MI VUOI DIRE?" (sarà qualche
diavoleria in PHP?).
Insomma se l'effetto stilistico ricercato deve prevalere sulla
fruibilità del testo (e qualche volta sui contenuti) preferisco un blog come quello di leonardo
dove magari mancano certe raffinatezze ma in quanto a contenuti...
Oggi è uscito il primo numero de "Il Domenicale", settimanale
di cultura, direttore responsabile Angelo Crespi, società editrice il
Domenicale spa, presidente Marcello Dell'Utri. Ed è uscito insieme a Panorama.
Il giornale è composto da otto paginoni (delle dimensioni di un quotidiano tipo
il Corriere della Sera). Subito sotto la testata c'è una frase di Nicolas Gomez
Dàvila, «Demagogia è il vocabolo usato dai democratici quando la democrazia li spaventa», frase tratta da In margine a un testo implicito.
In prima pagina ci sono varie rubriche, "Terza pagina" dal titolo
"Libertà di pensiero alla sbarra", "La Campana" in cui si
parla "dell'opposizione che non è mai stata dilaniata come in questi
giorni.(...) Al contrario, la maggioranza appare monolitica attorno al leader
Silvio Berlusconi(...)", "Il Samurai" prende per i fondelli
Roberto Benigni e il suo Pinocchio, "Idee dal Mondo" che parla di
libri e iniziative culturali. Sempre nella prima pagina c'è il fondo "In
cerca di affinità" che vi riporto integralmente.
IN CERCA DI AFFINITA'.
«Il dialogo serve soltanto col simile e il similissino».
Guido Ceronetti, in un recente articolo, manda in soffitta
uno dei dogmi del buonismo: il dialogo con tutti a tutti i costi.
Lecito dedurre che con il dissimile e il dissimilissimo non resti che
il confronto.
Sapendo bene che anche il confronto più aspro presuppone l'altra parte in
ascolto.
Oggi la cultura italiana sembra offrirci due sole alternative: la
genuflessione o lo scontro. I democratici, spaventati dalla democrazia
- epigrammava Nicolds Gomez Dàvila - agitano
il vocabolo "demagogia": E il pensiero ancora una volta viene
immolato sull'altare della propaganda.
Con risultati spesso sconfortanti, vedi
il riscoperto senso civile (anti sistema?) di attori, canzonettari e teatranti
fatti ricchi e celebri proprio dal sistema.
Così può accadere che Eugenio Scalfari ci rifiuti un'intervista e
Paolo Mieli in un corsivo difenda Massimo Cacciari, "reo",
secondo i ligi cantori del politicamente corretto, di essere intervenuto
alla presentazione di uno spettacolo teatrale insieme a Marcello
Dell'Utri. Cose che capitano. Più che la sbandierata, e temuta, egemonia, è il conformismo a uccidere il libero pensiero.
Per non morire abbiamo ideato un piccolo spazio che possa liberare
liberandoci: il Domenicale.
Un settimanale che si ispira nel nome alla tradizione dei sunday
papers anglosassoni. Nella veste e nel contenuto alle riviste
letterarie della nostra storia. E che per la prima volta, dopo molti
anni, affronterà il giudizio dèl mercato.
Noi, convinti che la cultura possa essere popolare, saremo in edicola
ogni sabato per proporre valori, scoperte, visioni. Poco altro. Non è tempo
di proclami. Gli avvoltoi del cinismo, dell'ironia, del distinguo a tutti i
costi, vi si getteranno sopra per la crapula quotidiana. In definitiva,
crediamo nella bellezza, nella verità, nella possibilità di comunicare.
Saremo seducenti. A volte faziosi. Mai sordi.
La seconda pagina ha per titolo Mattina, la terza Pomeriggio, la quarta Sera,
la quinta Finestre aperte, la sesta
pubblicità, la settima Il Poster del poeta, l'ottava ed ultima pubblicità.
Ho molto apprezzato la sesta e l'ottava pagina, quei colori sfavillanti sulla carta bianca
di buona qualità, danno al tutto un
profumo che copre il tanfo generale.
E' in libreria il libro di Sandro Ruotolo e Vauro "Sciusciò!
dal Raggio Verde a Sciuscià edizione straordinaria", Zelig Editore
(pagg.160 - euro 13,50).
E' oramai assodato che il "Sciuscià" è morto
per mano e volontà di Berlusconi e dei suoi accoliti. Non finirò mai di
urlare la mia rabbia ed impotenza per questo che è un attentato alla libertà
di espressione e al diritto di noi utenti radiotelevisivo di avere nella TV
pubblica un'offerta che tenga conto anche di una voce dissonante.
Di questo libro scritto da Sandro Ruotolo e con tutte le vignette che Vauro ha
disegnato per la trasmissione, e che mi appresto a leggere, vi
anticipo la prefazione a cura di Michele
Santoro.
Oggi è uscito il primo numero di un nuovo quotidiano, diretto da
Antonio Polito, "il Riformista".
Lo stile è quello già sperimentato da " Il
Foglio", quattro pagine fitte, fitte, nessuna foto (a parte quelle
pubblicitarie) qualche disegno. Io auguro tanta fortuna a questo giornale. Possa riuscire a trovare un spazio tra gli attuali "giganti"
dell'informazione cartacea.
"Il riformista" si colloca nella via di mezzo tra destra e
sinistra come si dice nell'editoriale "Tre promesse ai lettori in cerca di
una terza via": "Non stareno né di qua né di là. Difenderemo
il bipolarismo e prenderemo posizione. Cercheremo i vari riformisti e daremo
loro voce".
Poco sotto questo editoriale c'è un articolo di Franco Debenedetti dai titolo:
"Abbiamo vinto asteniamoci sulla
Cirami". Sintetizzando molto, il ragionamento che Debenedetti segue è il
seguente: al governo e alla sua maggioranza l'approvazione della legge Cirami
sta costando molto in termini di perdita di immagine e di credibilità: "Per
queste ragioni la Cirami è una partita che si chiude inequivocabilmente in
vantaggio per l'opposizione. Il centrosinistra dovrebbe vantarsi di questo come
di un successo, non piangerlo come una sconfitta.(...) E se è un successo
perché non rivendicarlo? E se lo rivendica, perché non renderlo evidente nel comportamento
di voto finale? Il centrosinistra deve astenersi, ancor più dato il regolamento
del Senato, dove il voto di astensione viene conteggiato, ai fini
dell'approvazione della legge, come un voto contrario".
Fin quà tutto fila liscio poi, nel paragrafo seguente, Debenedetti mostra la sua reale natura:"Anatema,
grideranno certo i "movimenti", i girotondari e i micromeghisti, e si
stracceranno le vesti". Chiudo questo post, facendo replicare Nando Dalla Chiesa che oggi
su "l'Unità" scrive
sull'argomento un fondo sostenendo la tesi diametralmente opposta. Titolo:
"Cirami c'è chi non si arrende".
"In ballo c'è una legge che ha larghi tratti di incostituzionalità e che oggi
dimostra, sempre di più, fino alla spudoratezza, la propria natura di
norma «ad personam».(...) Chi siede al Senato ha dunque oggi il
dovere di testimoniare fino in fondo, almeno davanti al «proprio»,
ma anche davanti alla quotidiana storia del Paese, il rifiuto di una legge che
offende il principio costituzionale che la legge sia uguale per tutti. Ci sono
sconfitte (...) che costruiscono il prestigio e la credibilità di chi le
subisce, quando arrivano al termine di un impegno coerente contro forse
preponderanti ( e tali sono per definizione - e con l'aggiunta del dominio
mediatico quelle della maggioranza).(...) Per questo non si può affrontare la
nuova Cirami con atteggiamento da ordinaria amministrazione o consumando
ritualmente l'attività parlamentare."
Nando Dalla Chiesa annuncia nel proseguo del suo fondo che questa sera il Comitato «La legge è uguale per tutti», che riunisce
decine di deputati e senatori dell'Ulivo indice questa sera alle 21 una
manifestazione a piazza Navona.
Non credo mi si possa accusare di avere delle simpatie di destra. In anni
passati ho militato nel P.C.I. e ho votato sempre solo a sinistra (P.C.I.-P.D.S.-D.S.
per capirci). Mi sforzo però di essere obiettivo.
Il blog didestra
mi pare onesto. E non è poco. Gli autori del blog (Rocco ed Episcopus)
esprimono le loro idee (da me ovviamente non condivise) cercando di essere onesti con chi
legge.
Per cui se un libro di Gianpaolo Pansa piace viene detto e sottolineato: «L'intervista di Giampaolo
Pansa su Libero di qualche giorno orsono è stata una specie di balsamo.
Finalmente torna a far capolino la vera intelligenza di sinistra, quella che
evita di raffrontarsi con l'avversario trattandolo come una bestia più o meno
rara. Forse alcuni uomini della sinistra odierna (quelli che "mai a cena con
Berlusconi o con un berlusconiano") si sono scordati gli uomini del PCI dei tempi
andati, veri signori, che non rifiutavano affatto una cena coi democristiani, ed
evitavano di porre steccati attorno a sé stessi. Steccati che, come acutamente
ricorda oggi Renato Farina, sono fin troppo simili al tristemente famoso
"Vietato l'ingresso ai cani e agli ebrei". Un plauso dunque a Pansa per il
suo libro sulla RSI e sugli eccidi perpetrati da partigiani veri o presunti.
L'onestà intellettuale alberga ancora da qualche parte, per fortuna.»
E' ovvio che se entrassimo nel merito di quello che Episcopus ha scritto non
ci salteremmo più fuori. Ed è normale che sia così. Sono perciò contento
(e non è una battuta) che esista un blog di destra, mi auguro anzi che ne
nascano altri, perché vorrei diventassero un punto di confronto onesto tra le idee
di sinistra e quelle di destra.
Solo una domanda pongo agli
autori del blog didestra. Ed è la cosa che non ho proprio capito, ed è l'unica che mi è
sembrata poco "onesta": quando dite che "la libertà
d'espressione è una grande libertà, almeno finché continuerà ad essere
garantita" di chi state parlando?
Sapete bene, e dovete ammetterlo, da
quale parte in Italia viene un attacco alla libertà di espressione! O mi
sbaglio?
Intanto, per dimostrare la mia disponibilità
verso chi non la pensa come me, vi ho messo tra i miei link, ossia tra i blog che regolarmente
leggo. Magari incazzandomi un pò...
Un ospedale, un
reparto, pazienti, gente per i corridoi. Un cellulare che squilla, poi un
secondo e un terzo. Come mai ? In ospedale si possono usare i telefonini?
Ragazzi che giocano in camera alla playstation, alcuni guardano un dvd, altri navigano su
internet. Cos'è, un ospedale modello?. Disegni di Lupo Alberto sulle ante
bianche degli armadi lungo il corridoio, stelle di carta sul tetto, foto tante
foto sui muri, alcune le più grandi firmati da personaggi famosi, Lucio Dalla,
Dario Fo. Che bello!
Le foto però hanno qualcosa di strano molti
"soggetti" portano una bandana in testa altri non hanno nulla. Nulla, nemmeno i capelli.
E' un reparto di chemioterapia, ecco
spiegato il mistero. Occorre un pò di ludica ipocrisia in questi posti. La
gente soffre, e qui soffrono soprattutto i bambini e i giovani adulti. Le
persone non devono avere la sensazione di staccarsi dalla normalità per cui si
crea una "anormalità" normale, frizzi e lazzi. In fondo al corridoio
una signora parla concitatamente al cellulare, piange. E' il luogo della
speranza e della disperazione. Chi ha poche probabilità di farcela è insieme
con chi ha forti probabilità di uscirne vittorioso dal tumore. Tumore, parola terribile
e spesso ipocritamente e pietosamente nascosta, anche a se stessi. Non ci si
diverte in questi luoghi, si può solo far finta.
I medici ci dicono che la scienza attuale non dà altra speranza, che la
chemioterapia è l'unica in grado di salvare delle vite, tante vite. Però lo
vedi, lo senti, lo percepisci nei volti pallidi delle persone glabre che girano
per i corridoi con appresso le sacche di flebo "a rotelle", la chemio
ti avvelena, ti toglie i capelli, di rende sensibile alla minima infezione, ti
fa vivere da cani.
E i medici ripetono "non c'è altra strada". Per
chi è "sano", almeno per il momento, e assiste i pazienti in "chemio"
non resta che partecipare all'ipocrisia generale, forse l'unico atteggiamento che può infondere coraggio,a
chi subisce la terapia e a chi assiste.
A noi quando ci "capita" di andare in visita in questi posti non resta
che ricordare la frase:"Non
chiedere per chi suona la campana, essa suona anche per te".
¤POST-SPOT¤ IL GRANDE FLOP DELLA CGIL Gli italiani ignorano lo
sciopero: 7 su 10 sono andati a lavorare. (dal titolo in prima pagine
de "Il Giornale"di oggi)
Non compro "Il Giornale", io leggo altri quotidiani la Repubblica,
l'Unità, il
manifesto e qualche volta il Corriere
della sera. Non ne faccio un vanto né motivo di orgoglio è solo una
constatazione. I motivi sono quelli ovvi, cioè che non mi riconosco nella parte
politica che "Il Giornale" appoggia. Oggi mi è capitato di leggere,
per caso, l'editoriale di MaurizioBelpietro.
L'avevo visto ieri
in TV attorniato da belle ragazze in una trasmissione della RAI di cui non
ricordo il titolo ed ero rimasto perplesso. Lo ricordo alle trasmissioni di
Santoro, dove era spesso ospite, presente per bacchettare il conduttore e
tutti quelli che si permettevano di criticare l'operato dell'attuale governo di
centrodestra. L'editoriale prende di mira il sindacato attaccandolo duramente e
appoggiando la campagna radicale di distribuzione dei moduli per "revocare
l'iscrizione automatica" alle confederazioni sindacali.
"Ci hanno
sconsigliato in tanti. Amici e nemici.(...) I primi, gli amici, temevano per la
nostra incolumità fisica.(...) Gli altri, i nemici, invece provavano a dirci:
ma perché vi siete messi coi radicali, quella è brutta gente. Che cosa avete
da spartire voi con gente che è abituata a fumare gli spinelli in piazza.(...)
Capito il messaggio? Lasciar perdere. Rinunciare. Certo rinunciare sarebbe stato
una scelta saggia. MA noi non siamo saggi. Siamo solo giornalisti che amano le
inchieste, le campagne civili, i diritti e la democrazia. Tutte parole fruste
naturalmente, usate e abusate da quel sindacato che si erge a tutore della
democrazia, ma che poi fa nominare il proprio segretario non dalla base, ma
dalla nomenclatura.(...)
Vi risparmio il resto. Tanto basta a capire il livelli di democrazia, di
liberalismo di civiltà di cui Belpietro è il rappresentante e portavoce.
Blog Oltre, dalle 22:00 del 17 Ottobre alle 22:00 del 18
Ottobre, ha sospeso la sua normale impaginazione mantenendo on-line solo questo
post. La home page messa in linea per l'occasione la trovate qui.
Nel sito tutogliiofirmoci
sono tutte le informazioni relative alle manifestazioni indette nelle
varie città italiane.
"Liberiamo il cavallo. Salviamo la Rai", questo è lo slogan
della manifestazione nazionale per la libertà di informazione, che tutti i
partiti d'opposizione hanno indetto per il 24 Ottobre. L'idea di questa
manifestazione era stata lanciata da "Articolo21liberidi"
e raccolta poi dai vari partiti dell'opposizione. E questa volta sembra
che riguardi proprio tutti i gruppi e groppuscoli del centro-sinistra. Su l'Unità di oggi a
pagina 8 si vede la foto di un manifestante davanti la sede RAI di viale Mazzini a Roma, che porta un
cartello con scritto:«Dallo spot radiofonico di Max e Tux che ha
sostituito "Il Fatto" di Enzo Biagi - UNA TV CHE STA ZITTA E CHE
CI FA RIDERE». Quale migliore slogan per la situazione attuale della
RAI-TV? Nel sito "Articolo21liberidi"
si legge un appello ai giornalisti italiani:
LA GRANDE MANIFESTAZIONE PER LA
LIBERTA' DI INFORMAZIONE CHE PORTA IL NOSTRO TITOLO "LIBERA LA RAI DAL
FANTINO MALDESTRO" SI SVOLGERA' A ROMA CON OGNI PROBABILITA' IL PROSSIMO 24
OTTOBRE
CARI GIORNALISTI ITALIANI
L'attacco nei confronti del pluralismo dell'informazione non è solo Biagi e
Santoro. La categoria, nel suo complesso, è sottoposta a continui
"assalti" di chi vorrebbe omologare l'informazione e rendere i
giornalisti solo dei velinari. Secondo te è opportuno uno sciopero generale
dell'informazione per ribadire i temi della libertà di espressione e del
pluralismo? Partecipa alla discussione con un tuo contributo scritto.
Lo slogan annunciato
oggi da l'Unità per la manifestazione non coincide con quello annunciato nel sito
Articolo21liberidi e la data è data dall'uno per certa e dall'altro
"probabile". In ogni caso questa manifestazione è di vitale
importanza per il futuro dell'informazione in Italia! I giornalisti sembrano
destreggiarsi tra una censura sempre più evidente e un'autocensura sempre più
insidiosa. L'informazione è un bene troppo importante per permettere questo
scempio, dobbiamo fare qualcosa... intanto non dimenticate di fare una capatina nel "Portale
della verità ovvero il sito della vergogna".
Ci sono dei blog imperdibili e ben fatti. Quello
di Valentina Tampellini (alias
Ocurréncia - libri, arti, biografie ed attualità) è soprattutto utile.
Alle nostre menti, ad esercitarci a pensare e
a non arrenderci a quello che giornalmente i media ci propinano. Ocurréncia è
sempre ben informata, sempre abilissima nel sintetizzare (vedi i bei post sul libro
"L'odore dei soldi", speriamo solo che Valentina recepisca la mia preghiera di riunirli
in un'unico "contenitore") e nel proporre i vari argomenti da punti di
vista coerenti. Senza sbracarsi, insultare o ricorrere alla volgarità. In questo post che vi ripropongo
tratta un argomento
scottante senza essere banalmente massimalista: il "vassallaggio" di
tanti paesi verso la superpotenza USA e la sua politica che alcuni definiscono
"neo-imperialista". Leggiamo intanto il post (del 15
Ottobre).
Media activism, era da fine Settembre che chiedevo il libro alla Feltrinelli di Modena e la risposta
era sempre «Arriverà la prossima settimana». Cosa che fino a sabato scorso non è
invece avvenuta. Ieri sera grazie alla segnalazione di Blog.it
ho scoperto che il libro è disponibile in rete, lo si può ordinare on line ed
è liberamente distribuibile da chiunque per scopi non commerciali. Io
ovviamente l'ho scaricato dal weblog
che fa riferimento al libro e mi impegno ad acquistarne una copia appena
possibile. Il titolo per esteso è "MEDIA ACTIVISM - Strategie
e pratiche della comunicazione indipendente - Mappa internazionale e manuale
d'uso", a cura di Matteo Pasquinelli, editore DeriveApprodi
(euro 14 libreria. euro 12 on line). Se volete potete scaricare qui
la versione RFT zippata.
E' un libro composto da sette capitoli e una webografia. Ogni capitolo ha un
tema specifico e raggruppa vari contributi. Nel primo dal titolo "Una
cassetta di attrezzi per media attivisti" c'è uno scritto dedicato ai
blog "Weblog. Informazione indipendente tra comunità reali e virtuali"
di Ugo Vallauri.
Il libro e il blog relativo trattano argomenti estremamente attuali ed oltremodo
interessanti ed è quindi un'iniziativa da sostenere e soprattutto a cui si può
contribuire direttamente. Faccio una raccomandazione:
acquistiamo almeno una copia del libro se vogliamo che Media-Activism
abbia un futuro. Dei contenuti ne riparlerò presto.
A statement of coscience, è un documento apparso sul New
York Times che merita di essere letto e diffuso. Mostra come in una
democrazia, come quella statunitense, ci possano essere gli anticorpi per una
politica estera diversa da quella attuale che si può sintetizzare nel mostrare
i muscoli e seminare morte. La violenza non si può e non si deve combattere
con la violenza e le legge del taglione ma applicando una politica di
cooperazione e di sviluppo verso i paesi in via di sviluppo.
Uno dei primi blog che ho letto (e che tuttora seguo) è stato quello di Resdora (alias
"Galline si
nasce"). Blog tenuto forma di un diario personale. Durante
la costruzione del mio sito, mi era
venuta l'idea di intervistare i protagonisti dei blog (e non solo). L'unica
intervista che sono riuscito a portare a termine è quella fatta alla misteriosa
(e per questo affascinante) Resdora. L'intervista tramite e-mail risale a fine
Agosto inizio Settembre di questo anno. Ve la ripropongo tale e quale.
Il settore non profit rappresenta
l'ottava economia mondiale, davanti alla Spagna, alla Russia e
al Canada. I numeri parlano chiaro: 19 milioni di lavoratori (addirittura 30 se
si conteggiano anche i volontari a tempo pieno) e 1100 miliardi di dollari di
fatturato. Sembrerebbe una cosa straordinaria ma, come sempre, non è tutto oro
quello che luccica. Giulio Marcon, nel suo libro "Le ambiguità degli
aiuti umanitari - Indagine critica sul Terzo settore" per i tipi
della Feltrinelli (euro 9,00), approfondisce il tema e ci svela cose che molti di noi
ignorano. Ad esempio che il bilancio della FAO (650 milioni di dollari) per il
64% finanzia gli stipendi dei funzionari. E che «Nella galassia del terzo
settore e del non profit sono presenti, diverse anime di cui alcune
reciprocamente contrapposte. (...) Potremmo sostanzialmente individuarne due:
una oramai votata al business, allo "scimmiottamento" delle imprese
profit e alla integrazione subalterna (al consociativismo) nel mondo
politico-istituzionale; l'altra decisa a difendere la propria autonomia politica
e sociale, consapevole che la legittimazione proviene non dai donatori ma dal
radicamento sociale, dal mettere al primo posto non la propria
"sopravvivenza" (economica ed organizzativa), ma i diritti e le
speranze di trasformazione sociale e politica.» Giulio Marcon, egli
stesso parte in causa in quanto presidente del Consorzio Italiano di
Solidarietà (ICS) che si occupa della questione balcanica, affronta il tema
del "terzo settore" in tutti i suoi aspetti evidenziandone i limiti e
qualche volta gli effetti negativi di certi "aiuti umanitari". Come
ha denunciato anche l'Organizzazione mondiale della sanità durante la guerra
nell'ex Jugoslavia il 45% dei medicinali era scaduto o inservibile. Nel caso di
guerre gli aiuti umanitari hanno contribuito ad alimentare a a far
perdurare i conflitti civili, "rafforzando i sistemi di economia mafiosa o
illegale e le bande coinvolte direttamente nelle guerre". E poi evidente
che il Terzo settore è sempre più intrinsecamente connesso con la
contemporanea riduzione del welfare state dando luogo a fenomeni di supplenza
da parte delle associazione del volontariato rispetto al disimpegno dello
stato nelle attività di carattere sociale. Nel quinto e
ultimo capitolo l'autore descrive la nascita negli anni novanta di una
"società civile globale" contrapposta alla globalizzazione
neoliberista e ai suoi effetti perversi. Conclude il libro una preoccupata
disamina dell'attuale realtà del terzo settore. In Italia per la prima volta
il numero delle persone coinvolte nelle attività di volontariato e terzo
settore è in discesa, mentre cresce l'entità delle donazioni fatte in
occasione di campagne filantropiche. E quello che più preoccupa è che «lo
spettacolo della sofferenza sta diventando un'importante industria nazionale ed
internazionale. Ogni vittima o persona assistita è fonte di lavoro per almeno
altre sette-otto di diversa categoria e provenienza, dagli operatori ai
giornalisti, dai burocrati ai formatori. Anche nel Terzo settore sono in
crescita coloro che Aldo Capitini sarcasticamente definiva i "tengo
famiglia": l'obiettivo di parte del settore non profit più ricco è
quello di sopravvivere a se stesso e di pagare gli stipendi ai propri
funzionari». Qualcuno suggerisce che è arrivata l'ora del Quarto
settore oppure quella del Terzo settore sociale contrapposto al Terzo
settore parastato o business oriented.
Sottolineatura di Pietro B. #Scrivi#PostLink#
Giovedì, 10 Ottobre 2002
Sento molto la mancanza di
Sciuscià, di Michele
Santoro e di tutta la sua redazione.
Adesso più che mai inoltrandoci nell'autunno caldo una voce diversa,
dissidente e contro manca proprio. Chi ci racconterà la crisi della FIAT? Chi?
Magari Emilio Fede o Bruno Vespa? Chi ci farà sentire la voce di tanti operai
ed impiegati che vedono sparire il loro benessere e la loro tranquillità
economica. Berlusconi a San
Patrignano oggi non ha saputo fare di meglio che farfugliare frasi
sconnesse. Gli operai devono sperare che le fabbriche non chiudano lui
ha il dovere istituzionale di impedire che questo avvenga. Non può camuffarsi
da presidente-operaio anche in questo caso! Proprio non deve. Sull'Unita
di oggi Maria Novella Oppo nella rubrica "fronte del video" scrive:«Storie di
lavoratori (che) in tv non si sentono quasi più da quando Michele Santoro e
stato fatto fuori per decreto del presidente del consiglio. Cosicché oggi
nessuno porta le telecamere dentro la crisi della Fiat come farebbe lui. E
questo manca al servizio pubblico, a noi e a tutto il paese». Sottoscrivo
e...sottolineo. Sottolineatura di Pietro B. #Scrivi#PostLink#
Mercoledì, 9 Ottobre 2002
Non conoscevo Leonardo.
O meglio lo conoscevo di fama per aver letto la sua intervista su Internet
News e dato uno sguardo al suo blog. Oggi invece, grazie alla segnalazione
di Ocuréncia mi sono soffermato un pò
più a lungo sul suo blog e devo dirvi che ne sono rimasto piacevolmente
sorpreso. Il suo blog merita veramente almeno una visita giornaliera. Mi piace il suo modo di scrivere, la sua
ironia, il suo modo di pensare. I suoi post, apparentemente prolissi, si leggono con
gusto, i suoi dialoghi sono spassosi e profondi nello stesso tempo. Come questo che mi permetto di riportare nella sua integrità. Si
parla dei weblog in proiezione futura. I personaggi lo stesso Leonardo da nonno e un suo
(futuro) nipotino.
"In questa c'è la mia foto, vedi?"
"Sei questo, nonno? Che ganzo!"
"Ma no, sciocchino, questo era Argazzi.
Io sono quello in fondo, nella foto piccola, vedi?"
"Sei stato in posa molto per farla?"
"Nooo… a quei tempi c'erano macchine digitali che… bastava un click ed
era fatta".
"Ma dai, nonno".
"Ma sì, ti dico".
"Ma perché c'è la tua foto? Eri famoso?"
"No, ma avevo un sito internet che aggiornavo periodicamente, e per questo
mi avevano fatto un'intervista".
"Era molto difficile avere un sito?"
"No, era facilissimo. Bastava andare su internet e…"
"Ma costava molti soldi?"
"No, era gratis".
"E allora cosa c'era di strano?"
"Non c'era niente di strano, ma in Italia ce n'erano ancora pochi".
"E dopo ce ne sono stati di più?"
"Sì, dopo tutti ne hanno aperto uno".
"E cosa ci scrivevano".
"Tutto quello che volevano".
"E non potevano scriverlo su un quaderno?"
"Ma così tutti gli altri potevano leggere, in tutto il mondo".
"A te ti leggevano in tutto il mondo, nonno?"
"Noooo, solo un po' di gente, all'inizio":
"Perché? Dopo cos'è successo?"
"Dopo… dopo tutti si sono messi a scrivere e nessuno ha avuto più il
tempo per leggere gli altri".
"E dopo?"
"E dopo lo sai: c'è stata la crisi energetica e la luce di una lampadina
è iniziata a costare un euro all'ora, così la gente ha smesso di accendere i
computer".
"Prima quanto costava?"
"Ehm… non lo so. Nessuno lo sapeva. Molto meno, comunque".
"Ma se la gente avesse scritto sui quaderni?"
"Eh?"
"Se la gente avesse scritto sui quaderni, forse avrebbe consumato meno
energia e non ci sarebbe stata la crisi e adesso anche noi potremmo avere un
computer e accenderlo".
"Ma no, sciocco… se la gente avesse usato i quaderni, ci sarebbe voluta
tutta la foresta amazzonica e adesso non avremmo più aria da respirare".
"Ah già".
"Questo mi fa venire in mente che il carbonaio non si è fatto ancora
vivo, oggi".
"Sì, mi hanno detto in paese che si è slogato il mulo, così forse non
ce la fa ad arrivare".
"Bella. E noi come facciamo? Ieri notte eravamo sotto zero. Cosa
bruciamo?"
"Le tue riviste, nonno".
"Ah, era per quello che frugavi".
"Sì".
A Leonardo dico: visto che abitiamo entrambi a Modena (come a quanto pare tanti altri che hanno
un weblog), se ti capitasse di vedere una Punto amaranto con incollata sul
lunotto posteriore la scritta www.webusa.it
, beh quello sono io, Pietro Busalacchi, un tuo estimatore.
Sottolineatura di Pietro B. #Scrivi#PostLink#
Martedì, 8 Ottobre 2002
¤POST-SPOT¤ «Quando si permette uno strappo alla giustizia ed alla
legalità, non si può prevedere dove lo strappo andrà a fermarsi. Può
accadere che si allarghi tanto da ridurre a brandelli tutto il senso morale
di un popolo civile» Gaetano Mosca, "Che cos'è la mafia",
1900
(¤3) GUERRA ALLA LIBERTA'. Osama e i Sauditi:
un'alleanza occulta. Nella seconda puntata si è
incominciato a intravedere i rapporti perversi tra la famiglia Bin Laden e la
famiglia Bush, al fine di dimostrare che in qualche modo Osama è stato usato
dall'Attuale presidente Bush per fini politici. Ma facciamo un passo
indietro. Cerchiamo di vedere quali rapporti "occulti" esistono
tra Osama e i sauditi. Un certo Martin S. Indyk, che è stato funzionario di
stato superiore presso il dipartimento di Stato, afferma: «Nel caso
saudita l'amministrazione Clinton ha assecondato le intenzioni di Riyadth:
tenere lontano i problemi sborsando qualche soldo» in sintesi il regime
saudita aiutava il dipartimento della difesa, teneva bassi il prezzo del
petrolio e consentiva l'uso delle basi aeree saudite. Inoltre i sauditi avevano
cooptato gli estremisti islamici e aiutando l'esportazione del wahabismo e le
associazioni assistenziali create per pompare soldi venivano usate da Bib Laden
per raccogliere fondi e per creare a sua rete. Le istituzioni sostenute dai
sauditi sono state perciò usate come copertura per finanziare le "attività"
di Al Quaeda. Vedremo in un prossimo post l'alleanza tra Stati Uniti e Arabia
Saudita per poi vedere se siamo di fronte ha un vero e proprio "Osamagate".
Sottolineatura di Pietro B.#Scrivi#PostLink#
Domenica, 6 Ottobre 2002
¤POST-SPOT¤
Librerie multimediali. "Da che parte è Gadda?" "Mi
dispiace, non lavora qui". (da «Benvenuti
in italia» di Daniele Luttazzi)
I bambini non leggono più questo è il titolo di un articolo de
"la Repubblica delle Donne" di Pierangela Fiorani. Secondo una
ricerca il numero di piccoli lettori (5-13 anni) che hanno letto almeno un
libro negli ultimi dodici mesi è sceso dal 71,4% del 1998 al 60% del 2001,
dunque un -11,4%. Le cause? Roberto Denti (scrittore e libraio
storico dei ragazzini) ha pochi dubbi: Internet, i telefonini, tv,
videogiochi. Per Margherita Forestan 8direttrice della Junior Mondadori)
la causa è Harry Potter:«Mettere in mano a un ragazzino di 7-8 anni un
libro come Harry Potter ha voluto dire chiudere le porte ai libri giusti per
quell'età. Harry Potter, che è un buon libro di fantasy, ma è soprattutto un
fenomeno di marketing, è la dimostrazione di come possano essere messi in ombra
e dimenticati libri di gran lunga migliori (magari editi dalla mondadori n.d.r.),
durante e dopo, prodotti un pò da tutti gli editori. Insomma, Harry Potter ha
ucciso il già fragile mercato italiano, è stato più un danno che un vantaggio».
Non capisco molto questa critica ad Harry Potter, mia figlia di quattro anni ne
va matta, e si diverte tantissimo quando gli leggo il libro e le piace guardare
la videocassetta del film tratto dal libro. Io penso che un giusto rapporto con
i libri nasce quando un genitore prende un libro in mano e lo legge al suo
bambino. Se questo genitore non ha il tempo, non ha la voglia o ha dimenticato
cosa sia un libro, non possiamo pretendere che i figli siano da meno. La scuola
poi come ben sappiamo insegna ad odiare i libri imponendo delle letture, alcune
volte sbagliate, magari con qualche lodevole eccezione. Non dimenticherò mai il
mio professore del primo anni di liceo scientifico che prima di parlarci di
altro ci fece conoscere Ungaretti, Montale e Quasimodo. Ci insegnò a leggere i
quotidiani e i settimanali. Quelle lezioni, quelle letture non le ho mai più
dimenticate.
Sottolineatura di Pietro B. delle 16:30#Scrivi#PostLink#
(¤2) GUERRA ALLA LIBERTA'.I legami dell'America con Osama bin Laden smentiti
dal portavoce della CIA il 31 ottobre 2001,
sembrano invece essere consistenti. Nel già citato libro di Nafeez "Guerra
alla libertà" al capitolo 6 si analizzano proprio questi legami. Non è
facile sintetizzare tutto ma ci proverò, mi perdonerete lo schematismo.
Ci sono prove certe che i rapporti tra Osama e la sua
famiglia non si siano interrotti come tutti i diretti interessati
sostengono, ma che continuano grazie ad attività commerciali di vecchia
data.
Non corrisponde alla realtà le affermazioni secondo le
quali Osana bin Laden sia considerato un reietto una "pecora
nera" dalla sua famiglia. L'intera famiglia è ben nota infatti per la
sua adesione all'interpretazione wahabita della dottrina islamica ossia
un'interpretazione estremistica.
Di contro se è certo che ci sono prove consistenti del
fatto che Osama bin Laden non ha rotto i rapporti con i familiari, è anche
vero e documentato ampiamente nel succitato libro che l'amministrazione Bush
ha con la stessa famiglia legami importanti, che affondano le loro radici in
società che fanno affari con il dipartimento della difesa americano.
Ci sono prove inconfutabili che prima sell'11 Settembre
l'FBI aveva ordinato di sospendere le indagini sulle relazioni tra i parenti
di Bin Laden e il terrorismo. Mentre l'FBI, la CIA e le altre agenzie sono
state autorizate a condurre indagini solo su Osama. Entrambe le famiglie
Bush e Bin Laden erano in condizione di ricavare benefici finanziari dalla
guerra contro l'Afghanistan scatenata in seguito agli attacchi dell'11
Settembre.
Tutto questo fa pressupporre all'Autore (ma non solo a lui) l'esistenza di un
consolidato rapporto finanziario, attraverso la famiglia Bin Laden, tra Osama
bin Laden, la famiglia Bush e l'attuale amministrazione.(continua...spero!)
Sottolineatura di Pietro B. delle 16:00#Scrivi#PostLink#
Sabato, 5 Ottobre 2002
¤POST-SPOT¤
Un dollaro per acquistare un prodotto USA sarà un
proiettile contro i palestinesi. Con questo slogan l'Iran ha lanciato la
Zam-zam Cola (anche in una versione "diet") in tutto il mondo
Arabo. Con travolgente successo. (da Carta 37/02)
Mi era sfuggito che dopo la chiusura
"L'europeo" avesse ripreso le pubblicazioni come trimestrale. L'ultimo
numero di Ottobre (n°4/2002, 8 euro) ha per titolo
"Cinquant'anni di eros e tabù, desideri, inibizioni, miti,
trasgressioni e feticci: gli italiani il sesso". Questo numero
monografico (penso che gli altri siano stati anche loro a tema) è costruito in
modo che possiamo dire curioso ed ingegnoso nello stesso tempo. Si parla del
modo di vivere e di vedere la sessualità degli italiani nell'ultimo
cinquantennio attraverso gli articolo apparsi nel corso degli anni su
"L'Europeo" con intercalati articolo scritti appositamente per questo
numero. Andando ai contenuti mi ha attratto l'articolo sulla senatrice Lina
Merlin, che come certamente saprete ha firmato l'omonima legge che imponeva la
chiusura delle cosiddette "case chiuse". Ho sentito parlare tante
volte della Merlin ma non mi era mai capitato di leggere una sua intervista, che
è apparsa su "L'Europeo" n° 30 del 1963, (anno in cui io non ero
ancora nato). Rimbecca ad una ad una a tutte le critiche che le venivano
lanciate contro la sua legge. Leggiamone un pezzetto:
Sa chi mi dà più disgusto? Le madri che dicono: e ora
chi mi educherà sessualmente mio figlio? Ah, sì? Ti chiedi questo e non
ti chiedi se il medesimo figlio te lo mandano a morire ieri per la patria
domani per Mussolini, dopodomani per il petrolio? Eppoi, che giovani son
questi giovani che per avere una donna devono farsela servire su un vassoio
come una fagiana? Bei giovani!
Altra accusa: quella che la prostituzione non si sia affatto abolita, che
continui come prima, nella stessa brutale umiliazione morale, nello steso
sfruttamento, nella stessa desolazione. E chi pretendeva di abolire la
prostituzione? Io?!? La mia legge mirava solo a impedire la complicità dello
stato. Rileggete il titolo «Abolizione della regolamentazione per la lotta
contro lo sfruttamento della prostituzione altrui ».
Che forza ragazzi, eh? Chissà cosa ne pensano i nostri "amici" del
blog didestra.
Sottolineatura di Pietro B. delle 22:30#Scrivi#PostLink#
Giovedì, 3 Ottobre 2002
«Non perdiamoci di vista»
è il titolo di Micromega appena uscito in edicola e dedicato ai commenti
sulla manifestazione del 14 Settembre scorso. Molti gli articoli
interessanti. Apre don Luigi Ciotti con "Noi e il Palazzo", un
ragionamento in 11 punti. Nel decimo scrive: «I rischi possibili di queste manifestazioni li conosciamo: separare in modo
incomunicante società politica e partiti politici; isolare la protesta dalla
proposta; costruire discontinuità amotiva in alternativa a continuità di
progetti; dare dell'opposizione a proposte politiche illiberali e ingiuste un
momento che non coincide con l'opposizione politica...»
Segue "Elogio della Piazza" di Walter Veltroni. Subito dopo
"Dalla protesta alla proposta" incontro a tre fra Paolo Flores
d'Arcais, Eugenio Scalfari ed Guglielmo Epifani. Godibilissimi "Men in
red" di Elle Kappa e "Blog San Giovanni" di Marco
Travaglio: Delirio di modestia.
"La mia presenza in pIazza San Giovanni non avrebbe aggiunto nulla"
(Massimo D'Alema, 14 Settembre. Basta lui."I girotondi da soli non bastano a contrastare il governo".
(Francesco Rutelli, 4 Settembre).
Un milione di terroristi. "Il nuovo terrorismo si infiltra nel
conflitto sociale e politico. Una inclinazione che cresce quanto più lo scontro
si inasprisce e diventa violento. Temo l'avversione di molti alla sinistra
ufficiale e parlamentare: un'avversione che può crescere sino a saldarsi con
movimenti che da altre posizioni pensano di cotruire una sinistra alternativa a
quella socialdemoscratica. Il nostro paese ha invece bisogno di una sinistra che
non si lasci suggestionare dalla piazza. Tra le forze che il 'Nuovo comunismo'
pensa di aggregare ci sono anche i 'girotondini', u movimento spontaneo,
politicamente naif, improvvisato. E io temo gli improvvisatori". (Beppe
Pisanu, ministro dell'Interno, Il Sole 24 Ore, 19 settembre).
Poi sette racconti sui conflitti di interesse di Massimo
Carlotto, Elena Ferrante, Tiziana Rinaldi Castro, Lia Levi,
Silvia Vignato, Paolo Teobaldi, Valerio Aiolli.
Basta! Scoprite voi il resto...
Sottolineatura di Pietro B. delle 20:30#Scrivi#PostLink#
(¤1) GUERRA ALLA LIBERTA'. Esistono prove convincenti che "l'Amministrazione Bush abbia istigato il terrorismo
in quanto esso è un pretesto perfetto per
giustificare una politica estera agressiva; e questo è valso anche per
gli attacchi dell'11 Settembre alle Torri Gemelle e al Pentagono".
Questa è la tesi centrale di "Guerra alla libertà",
di Neefez Mosadddeq Ahmed (Fazi Editore, pagg.342, euro 16,80). In questo libro rigorosamente documentato
l'autore Neefez (direttore esecutivo dell'Institute for Policy Research&
Development di Brighton, un ente di ricerca e intervento che si occupa di
diritti umani) tenta di rispondere a queste domande: - 1.L'invasione dell'Afghanistan è il risultato degli attentati dell'11
Settembre o, come molti dati indicano con chiarezza, era già programmata uin
precedenza? - 2.Come mai, nonostante le numerose e dettagliate segnalazioni, non è
stato fatto nulla per prevenire gli attentati? - 3.Come mai l'11 Settembre non si sono applicate le procedure di routine
di intercettazione degli aerei? - 4.Quali sono le relazioni economiche che hanno legato la famiglia di Bin Laden e la famiglia
Bush? Esse sono interrotte da tempo o, come sembra, continuano ancora oggi?
"E' opinione largamente diffusa, ma errata, che la CIA abbia avuto un
tempo rapporti con Osama Bin Laden. Per essere precisi, è necesssario che
sappiate che la CIA non ha mai impiegato né pagato Bin Laden, né ha mantenuto
rapporti di alcun genere con lui." (Portavoce della CIA, "Ananova",
31 Ottobre 2001. Nel capitolo 6 Neefez analizza i legami dell'America con e
soprattutto della famiglia Bush con "l'uomo più ricercato della
terra". E di questo capitolo ne parlerò in uno dei prossimi post.
Sottolineatura di Pietro B. delle 20:00#Scrivi#PostLink#
Mercoledì, 2 Ottobre 2002
«Piccolo Cesare» di Giorgio Bocca
è un libro appassionato, di un giornalista ottantaduenne che ne ha viste tante
in tutta la sua vita professionale e non ma che è capace ancora di sdegnarsi
di fronte al nostro «Piccolo Cesare» Berlusconi. Forse non avrebbe
mai pensato che per motivi di "opportunità" sarebbe stato meglio
pubblicare un suo libro non con la solita Mondadori (proprietà di Berlusconi)
ma con la Feltrinelli. Nella quarta di
copertina scrive una perfetta sintesi dei contenuti del libro:
Berlusconi è sicuramente un fenomeno italiano, ma è anche
il segnale di una degenerazione democratica che attraversa, in vari modi,
tutto il mondo occidentale: dall'America di Bush e dello scandalo Enron, alla
Francia del caso Le Pen, all'Inghilterra di Blair, all'Austria di Haider fino
alla libertaria Olanda della meteora Fortuyn. Berlusconi è il sintomo di
una malattia mondiale che si può individuare, in buona parte, nel dominio
assoluto del denaro sulla politica e in un liberismo sfrenato. Governare
esclusivamente per i propri interessi e non per l'interesse generale, l'uso
sistematico della menzogna, la demonizzazione degli avversari, lo
screditamento di tutte le istituzioni e dei poteri autonomi, la furia di
produrre a ogni costo nuove leggi che eliminano le tracce del sistema
precedente: sono tutti segni che rappresentano la declinazione italiana di una
generale anomalia, in una fase cruciale delle democrazie occidentali. Ma,
oltre a questo, riemergono i tratti più specifici di una continuità italiana
dura a morire: la ripresa della corruzione e della mafia, l'abbandono del Sud,
lo scempio del territorio, le tante piccole forme di cesarismo che forse
segnano l'alba di un nuovo regime.
L'ultima frase è quella che fa più paura, ma è una domanda che dobbiamo
porci e che si si deve porre
soprattutto chi ha votato (in buona fede) per il "Polo delle libertà" l'anno scorso. Magari
partendo dalla lettura di questo lucido atto d'accusa di Giorgio Bocca.
Sottolineatura di Pietro B. delle 20:30#Scrivi#PostLink#
Martedì, 1° Ottobre 2002
Inauguro con questo post il
nuovo URL di "Oltre": www.blogoltre.net,
blog che assume da oggi la nuova denominazione di "Blog Oltre".
Questo blog ha avuto una lunga gestazione, durata una buona parte di questa
estate, ed è stato trasportato in giro per vari server per approdare alla fine
in questo spazio tutto ad esso dedicato. Come scritto nella colonnina a fianco
ho allocato i file anche su uno spazio server degli USA per diminuire la
probabilità di momenti in cui il blog risulta completamente irraggiungibile.
Senza volerlo, proprio oggi alle 18:20 "Bloggando"
mi ha comunicato che il mio blog è stato da loro segnalato. Quindi sembra che
questa volta si parta sul serio, almeno questa è la mia seria intenzione.
Chiudo questo auto-post con un abbraccio ad una persona a me molto cara,
chiamiamola M., che in questo momento sta molto soffrendo. M. la
tua è una lunga marcia, ed una strada irta di ostacoli e di sofferenze. Io,
come tanti altri ti siamo vicini, soffriamo con te e tifiamo (preghiamo?) per te. In bocca al
lupo!(...Crepi il lupo...).
Sottolineatura di Pietro B. delle 21:30#Scrivi#PostLink#