Fu scritto...

Archivio Marzo  2003

I miei pistolotti [ Lunedì, 31 Marzo 2003 ]

Apre il nuovo San Giuliano. Di legno
di Giovanni Di Tota*

 Berlusconi oggi inaugura 143 chalet nel paese colpito dal sisma. Ma la ricostruzione è ferma. Un villaggio provvisorio realizzato grazie alla solidarietà degli italiani. Il bluff del governo.

Lo aveva detto lasciando il paese, due giorni prima di Natale, che sarebbe tornato ad inaugurare il villaggio degli «chalet», a San Giuliano di Puglia. A cinque mesi dal terremoto che ha colpito il Molise, però, la fase dell'emergenza non è ancora conclusa. Nel comune simbolo del sisma del 31 ottobre, intorno alla nuova scuola Jovine, sono state sistemate 143 casette di legno. Ognuna ha un vialetto di ghiaia davanti all'ingresso. Ci abitano circa 300 famiglie. Sono le persone che fino a poche settimane fa hanno vissuto nelle roulotte. Un altro centinaio di famiglie è ancora nei residence della costa, messi a disposizione degli sfollati che non avevano accettato la sistemazione negli accampamenti. Per loro dovranno essere costruite altre cento case in legno.

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[*Da Il Manifesto - 28/3/2003]


I miei pistolotti [ Domenica, 30 Marzo 2003 ]

Cecenia il paradosso dimenticato
di Adriano Sofri*

Mentre il mondo guarda a Baghdad, Mosca vara il referendum per la nuova costituzione. E mentre applica una guerra totale, deplora l'illegalità dell'intervento americano in Iraq.

Domenica 23 marzo, nel giorno in cui il pubblico mondiale teneva lo sguardo fisso sull'Iraq dei caduti e dei prigionieri americani, nella martoriata Cecenia si svolgeva il referendum indetto dal Cremlino per ratificare una nuova costituzione. Decisione senza altro senso che l'ostentazione ennesima di una «normalizzazione» sconfessata dal regime di occupazione e dalla quotidiana violenza: i sequestri di civili a scopo di repressione e più volentieri di estorsione, conclusi spesso con la scomparsa, sono pratica normale di ufficiali e truppe russe. È pratica normale che il riscatto sia estorto per ottenere solo il cadavere dei sequestrati. 

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[*Da Panorama - n°14/2003]


I miei pistolotti [ Sabato, 29 Marzo 2003 ]

WAR BLOG
di Salam Pax*

Il suo pseudonimo è Salam Pax. E' un ragazzo iracheno di ventinove anni. E nel suo blog, un diario online, racconta la vita a Baghdad durante i bombardamenti.

Domenica 16 marzo 2003, ore 1.37

Nessuno in Iraq è per la guerra (notare che ho detto guerra, non cambiamento di regime), nessuno sano di mente vi chiederà di essere pestato a morte, a meno che non siate membro di un fight club. E se sentite qualche iracheno (in Iraq, non espatriati) che dice "venite a bombardarci" sono l'esasperazione e dieci anni di sanzioni e difficoltà a parlare. 

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[*Da dear_raed.blogspot.com - Traduzione a cura di Internazionale]


I miei pistolotti [ Venerdì, 28 Marzo 2003 ]

Gli ultimi giorni di Khatami?
di Bijan Zarmandili*

Oscurata dalla guerra in Iraq, la crisi iraniana sembra alla vigilia di una svolta. Lo stesso presidente della Repubblica potrebbe dimettersi, come atto estremo di sfida all'establishment clericale più conservatore. E Washington si prepara al peggio.

1. L' INESORABILE CADUTA DEL REGIME di Saddam Hussein ha monopolizzato per una lunga fase la gran parte delle energie politiche, diplomatiche e militari delle potenze mondiali, distogliendo la loro attenzione da un'altra capitale strategica della regione: Teheran. Qui si consuma drammaticamente da tempo un lento processo di disgregazione della repubblica islamica iraniana, con conseguenze ancora meno prevedibili e meno calcolate rispetto a quelle legate al crollo del rais iracheno.

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[*Da i Quaderni Speciali di Limes - La Guerra promessa]


I miei pistolotti [ Giovedì, 27 Marzo 2003 ]

Stiamo cercando di vivere dovreste tenerne conto...
Intervista di Pietro B.

Dafne, la Ninfa dei monti, sacerdotessa della Madre Terra e figlia del fiume Peneo di Tessaglia un giorno fu inseguita da Apollo, figlio di Zeus e di Latona. Quando stava per essere raggiunta invocò la Madre Terra che in un baleno la trasportò in Creta, dove divenne Pasifade. La Madre terra fece poi crescere un lauro dove si era trovata Dafne e Apollo intrecciò una corona con le sue foglie per consolarsi. Tutto questo per chiederti: la tua e-mail ha per nome "liberadafne", vogliamo puoi spiegare il perché? E chi è "L'Uomo nel quadro"?

Secondo le Metamorfosi di Ovidio, Dafne stessa viene trasformata in alloro per sfuggire all’amore di Apollo, che la insegue e la raggiunge proprio nel momento della sua mutazione. L’alloro è da sempre simbolo di grazia e gentilezza: le sue foglie luminose, cangianti al sole tra l’argento e l’oro sono preziosi rimandi alla ricchezza spontanea e libera della natura. Apollo, simbolo dell’ordine e del potere costituito, per non abbandonare l’amata, intreccia una corona con i suoi rami e ne fa sua compagna per l’eternità, trasformando così quello che era un simbolo di libertà e bellezza in un simbolo sì di estrema eccellenza, ma anche di potere e coercizione. Politici e poeti da allora se ne sono fregiati, costringendo in regole severe parole e pensieri.
Io vedo Dafne ancora libera, invece: sciolta dall’abbraccio corrotto e dai limiti di un potere che costringe e vincola, la voglio far rivivere luminosa nello scorrere libero delle idee. Per quanto riguarda l'uomo nel quadro, invece, immagina: passeggi per le sale di un museo e ti fermi a guardare l’uomo che sta dentro al quadro di Magritte. Ti chiedi cosa pensi, sospeso con la bombetta tra le nuvole, ma non ti chiedi cosa pensa lui di te, uomo di passaggio in un mondo concreto, vincolato alla dimensione del reale tangibile.Io guardo senza essere visto, registro e riporto le emozioni e i pensieri che mi trasmette chi mi guarda attraverso…. Qual punto di osservazione è più privilegiato?

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E' un giorno come tanti...
di Valentina Tampellini*

ORE 3.35 - È un giorno come tanti, l'ultimo dell'inverno che volge al termine. È il 20 marzo di un anno moderno, tecnologico, iperaccessoriato, scampato a conflitti mondiali, a pandemie terribili, sopravvissuto alle carestie, a decine e decine di disastri ecologici.

È il 2003, l'uomo ha capito come clonare gli esseri viventi, la scienza costruisce semi vegetali che respirano, i media internazionali raccontano la vita della gente come fosse un film e mentono senza ritegno come in un'abitudine.
Camminando lungo le vie delle metropoli occidentali si può osservare come tutto quanto ci circonda ossessivo sia stato creato per aiutarci a vivere meglio. Eppure, sedendomi al tavolino di un bar e bevendo un bicchier d'acqua, dal sapore indefinibile, comprendo come non mi serva a nulla tutto questo per sentirmi felice.

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I miei pistolotti [ Mercoledì, 26 Marzo 2003 ]

Errata Corrige
di Pietro B.

Ho ricevuto oggi la seguente e-mail:

Caro Busalacchi,
La ringrazio per aver pubblicato sul Suo sito il testo del mio articolo "Irak, ecco quanto costerà agli Stati Uniti" apparso su Il Sole-24 Ore del 23 dicembre 2002, al quale peraltro avete aggiunto un paragrafo finale che non è mio. Mi lascia perplesso il fatto che il mio articolo venga sbrigativamente giudicato "allucinante". Personalmente, giudico "allucinante" la corsa americana alla guerra, e la guerra stessa. Quando scrissi quel pezzo, i "falchi" americani promettevano una guerra rapida, "pulita" e poco costosa. E queste fauste previsioni erano spesso riprese acriticamente dai media. Scrivendo per un serio giornale economico-finanziario destinato ad un pubblico per lo più specializzato ho cercato di far vedere, riferendomi anche a studi di noti economisti americani, che le promesse dei "falchi" americani erano assai poco credibili. Lo stesso vale per un altro mio articolo, apparso sullo stesso numero del Sole-24 Ore, nel quale sottolineavo i rischi di una grave crisi petrolifera, mettendo in dubbio l'altra promessa dei "falchi", secondo la quale la guerra all'Irak avrà il "benefico" effetto di far scendere il petrolio a 10 dollari. Credo che chiunque abbia letto con un minimo di attenzione i due articoli sia facilmente giunto a coglierne il significato. Come dire: bisogna anche saper leggere.
Molto cordialmente, Giorgio S. Frankel

Mia replica: Giorgio Frankel fa riferimento a due suoi articoli pubblicati su  Il Sole 24 Ore del 23 Dicembre 2003 dal titolo, "Iraq, ecco quanto costerà agli stati uniti", e  "C'è chi vede il barile a 160$" riportati in tempi diversi su BlogOltre insieme ad terzo articolo di Alessandro Politi sullo stesso argomento "Saddam si abbatte con lo 0,83% del Pil". I miei commenti per gli articoli di G. Frankel sono stati per il primo articolo «Allucinante questo articolo, o no? Eppure sono molti, moltissimi quelli che ragionano in questi termini...». Per il secondo «Questi due articoli, tratti entrambi dalla stessa pagina de "Il Sole 24 Ore" del 23 Dicembre scorso, fanno ben comprendere come i preparativi alla guerra comprendono anche il calcolo dei costi economici rapportati ai vari scenari che possono ipotizzarsi. Il tutto molto asettico, molto disumano, molto cinico. Cosa vuoi che siano gli eventuali morti  magari civili? Una delle tante variabili di cui tener conto». Prendo ora atto di quanto dice l'autore e se ho travisato, in buona fede, il senso di quegli articoli gli chiedo scusa. In effetti non è sempre facile, almeno per me, capire quello che scrivono i giornalisti. Imparerò. 


I miei pistolotti [ Martedì, 25 Marzo 2003 ]

Belgrado all'Europa: «Non abbandonateci»
di Alessandro Marzo Magno

L'assassinio di Djindjic è stato favorito dal disinteresse calato sulla regione

Passano gli anni, ma l'affermazione di Winston Churchill secondo cui: «I Balcani producono più storia di quanta non ne possano consumare», sembra diventare sempre più vera. Pareva che stavolta fosse fatta, che anche la Serbia dell'ipernazionalismo fosse avviata sulla via della normalità. Sembravano definitivamente messe da parte le vanterie spaccone che si sentivano ai tempi della guerra nell'ex-jugoslavia, tipo: «I tedeschi hanno riconosciuto che, dopo di loro, i serbi sono la nazione più guerriera d'Europa». Complimenti. E invece tre colpi di fucile sparati da un cecchino a Belgrado, nella mattinata di mercoledì 12 marzo, hanno riportato tutti alla realtà fotografata da Churchill: i Balcani si ostinano a macinare storia. Sotto i colpi del cecchino è morto il primo ministro serbo, Zoran Djindjic, 50 anni, detto «il tedesco» perché laureato in filosofìa in Germania e perché si destreggiava con la lingua di Goethe tanto bene quanto con il serbo. Ma il soprannome stesso era indice di una presa di distanza, in una nazione in cui la serbita è uno dei massimi valori assoluti («Dio è serbo», si dice, e molti sembrano crederci davvero).

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[Fonte: Diario - n°11/2003]


I miei pistolotti [ Domenica, 23 Marzo 2003 ]

Perché scegliamo l'america
di Giovanni Acuto

Non abbiamo altra opzione che stare con gli americani, con qualche sottile distinzione. Ma gli argomenti allineati da Washington per giustificare la liquidazione di Saddam sono discutibili. La questione delle basi Usa in Italia.

1. Morire per Danzica? Fu l'interrogativo che si pose alla generazione dei nostri padri in quei terribili anni Trenta, quando le dittature dilagavano in Europa e l'unica scelta rimasta alle grandi democrazie era quella fra una guerra non voluta e la continuazione di una vergognosa politica di concessioni che aveva già abbondantemente dimostrato la sua completa inefficacia. La risposta fu alla fine positiva e si trattò di una risposta difficile e sofferta. Per quanto giusta e nobile sia la causa nessuno ama lasciare la famiglia per combattere e morire a vent'anni.

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(fonte:  Limes - La strana guerra - n°1/03)


Un viaggio a te, tante ricette a me
di Berto Barbieri

Così le industrie farmaceutiche corrompono i medici di famiglia. Circa tremila indagati in tutta Italia. Il business della salute tra il mare e il sole delle località esotiche.

Viaggi premio in località esotiche, vini pregiati, computer e impiantì hi-fi. Il tutto in cambio di prescrizioni di farmaci. Un gioco semplice, gestito, stando alla magistratura, da una delle multinazionali delle medicine, la Glaxo, che con simili benefit avrebbe invogliato migliala di medici a prescrivere farmaci di sua produzione.

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(fonte:  Avvenimenti - n°11/03)


La Cecenia e il Caucaso
di Alfonso Desiderio

Il Caucaso è stato storicamente una zona cuscinetto tra gli imperi russo, persiano e ottomano e le religioni cristiana (cattolica e ortodossa) e musulmana (sunnita e sciita). Ne è conseguito un calderone di decine di nazionalità, che fa della regione un vaso di pandora. La situazione è molto più complessa rispetto ad altre zone simili nel mondo, come i Balcani o l'Afghanistan.

La regione, montuosa e impervia, è importante anche per gli equilibri energetici mondiali, sia per la produzione locale di greggio, sia perché è uno dei luoghi di passaggio degli oleodotti e gasdotti che porteranno in occidente le risorse energetiche dell'area del Caspio.

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(fonte:  Atlante Geopolitico, Il giro del mondo in 20 crisi internazionali 
 Alfonso Desiderio - Editori Riuniti - pgg. 160 - Euro 12,00)


I miei pistolotti [ Sabato, 22 Marzo 2003 ]

Bambini, venuti nel mondo sbagliato
di Adriano Sofri

Da una poesia di Antonio Machado, una riflessione sullo sbocciare della vita sotto i cieli di guerra. Da Baghdad all'Uganda, da Ramallah a Tel Aviv, alla Sierra Leone.

C'è una delle poesie di Antonio Machado messe in musica e cantate da Joan Manuel Serrat (bellissime) che si intitola Españolito
Ha solo otto versi. È facile da cantare come una ninna nanna.
 
Ya hay un español que quiere
vivir y a vivir empieza,
entre una España que muere
y otra España que bosteza.
Españolito que vienes
al mundo, te guarde Dios.
Una de las dos Españas
ha de helarte el corazón.

Ecco uno spagnolo che ha voglia di vivere e comincia a vivere, fra una Spagna che muore e un'altra Spagna che sbadiglia. Españolito che vieni al mondo, ti guardi Dio. Una delle due Spagne ti ghiaccerà il cuore.
(Diffidate della traduzione: è mia).

Bambini che venite al mondo sotto un cielo di guerra. 
Bambina che vieni al mondo nel gran cielo d'artificio della notte di Baghdad. Tua madre, alla vigilia, ha incollato strisce di scotch sui vetri delle finestre. Tuo padre ha messo al riparo nella casa una capretta.
Bambino che vieni al mondo in un campo dell'Inguscezia, e tuo nonno scambia fazzoletti con i vicini di roulotte per farti festa, e affila già per te una daga da vendicatore ceceno.
Bambino che vieni al mondo a Kigali, figlio di una donna hutu e di un padre tutsi, o forse il contrario, e adotterai due bravi genitori norvegesi.
Bambino che vieni al mondo a Manila, e se arriverai ai nove anni sarai il più abile scavatore nella monnezza di tutte le Filippine.
Bambina che vieni al mondo nella periferia di Bombay, e sarai la più elegante matematica di Göttingen. 
Bambina che vieni al mondo aborigena a Perth, e la tua speranza di vita è appena di un quinto inferiore a quella degli altri, e forse diventerai alcolista, forse correrai i quattrocento metri, forse tutte e due. 
Bambino che vieni al mondo in una brutta casa a Ramallah, e voglia il ciclo che le ruspe non l'abbattano, e che tu non ci resti sotto, ne tua madre, ne tua nonna, ne una Rachele vostra amica. 
Bambina che vieni al mondo in Uganda, e tua madre ha il petto vuoto e non ce la fa ad alzarsi dal suo giaciglio, e ti solleva e ti lava una sorellina macilenta che sorride. 
Bambini che venite al mondo e ve ne andrete presto dal mondo, che non è pronto, per distrazione, a darvi acqua e scuola e carezze e medicine. 
Bambino che vieni al mondo a Tel Aviv, e tua madre e tuo padre studiano il mappamondo per scegliere un posto in cui portarti a crescere, dove per te non sia rischioso. 
Bambina che vieni al mondo a Xian, e il mondo farà la coda per ascoltare il solito Chopin suonato mirabilmente dal tuo violoncello.
Bambino che vieni al mondo a Mexico City, e diventerai presto vescovo cattolico o predicatore evangelico o rapinatore di ipermercati. 
Bambina che vieni al mondo, e sono già pronte per te le scarpette di lana lavorate a mano e le preghiere e le lacrime di gioia e un sigaro Partagas. 
Bambino che vieni al mondo a Waw, Sudan meridionale, e i tuoi genitori ti battezzano cristiano.
Bambino che vieni al mondo a Longyearbyen, e il cielo della notte ti fa festa con la danza cangiante dell'aurora boreale, lontano dal cielo abbagliato di Baghdad. 
Bambino che vieni al mondo a Mendoza, e ti daranno un nome smaccatamente italiano, che ti faciliti le pratiche del visto di ritorno dalle Ande agli Appennini. 
Bambino che vieni al mondo a Chernobyl, o a Lugano. O a Pyongyang, dove tua madre mangia erba e radici. In Italia, dove la mortalità infantile è del 4 per mille, o in Costa d'Avorio, dov'è del 95 per mille. In Svezia è del 3 per mille, in Angola o m Mozambico è del 127 per mille.
Vi guardi specialmente il cielo, bambini che venite al mondo nel mondo sbagliato. 
Bambino che vieni al mondo di nascosto nel bagno di una stazione, e tua madre non ha voluto vedere se sei un maschietto o una femminuccia, e una giovane poliziotta sceglierà per te il nome più bello. 
Bambino curdo che vieni al mondo a Halabja, e spalancherai i polmoni piangendo per il primo respiro mentre arrivano novecentomila uomini con le maschere antigas. 
Bambina che vieni al mondo nel quartiere indonesiano di Amsterdam, dove oggi si sconsiglia di uscire di casa per l'ozono, e sarai biologa, e ballerina di tango. 
Bambino che vieni al mondo a Freetown, e tua madre ha undici anni, e ti apre la manina e ti bacia un dito dietro l'altro cantando una filastrocca, e a cinque anni saprai sparare, e a sette anni sarai già un capo e un tagliatore di mani, e forse un giorno avrai una divisa di colonnello francese. Fai la nanna fijo bello finché dura 'sto macello. 
Bambina che vieni al mondo e non l'hai chiesto, prenditi cura del mondo. Guarda che non lo distruggano.

[Fonte: Panorama, n°13/2003]


Rieccomi. Non voglio scappare!
di Pietro B.

Grazie a tutti coloro che mi hanno scritto e-mail e commenti. 

Grazie in particolar modo a Ichnusa, Chiara, Giorgia, Ciro, Vivì, Strelnik, Mike, Laura, Giulio, Valentina, Marco, Bea.


Per Mike: cazzo, mi hai fatto commuovere, il canto del gallo mi ha risvegliato non temere. E ti dico davvero, grazie di cuore.

 Eccomi dunque di nuovo qui. Anche per voi.


I miei pistolotti [ Giovedì, 20 Marzo 2003 ]

Chiudo per protesta contro la guerra all'Iraq
di Pietro B.

Non sono un simpatizzante di Saddam Hussein. Tutt'altro. E' un dittatore sanguinario che tanto male ha fatto al suo popolo.

Sono però fermamente convinto che questa guerra si poteva evitare se solo lo si fosse veramente voluto.

Gli Stati Uniti preparavano questa guerra da anni e nulla avrebbero potuto cambiare le ispezioni degli ispettori dell'ONU a qualsiasi conclusione fossero pervenuti.

Per protestare contro questa guerra "preventiva" all'Iraq, che ha marginalizzato l'ONU, spaccato gli alleati degli Stati Uniti, diviso l'Unione Europea, messo i presupposti per  catastrofi ancora maggiori in futuro,  BlogOltre chiude a tempo indeterminato.


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Grazie Presidente Bush!
di Paulo Coelho

Grazie Presidente Bush. Grazie, grande leader George W. Bush. Grazie dì aver mostrato a tutti il pericolo che Saddam Hussein rappresenta. Molti di noi avrebbero potuto altrimenti dimenticare che ha utilizzato armi chimiche contro il suo popolo, contro i curdi e contro gli iraniani. Hussein è un dittatore sanguinario e una delle più chiare espressioni del male al giorno d'oggi. 

Ma questa non è la sola ragione per cui la ringrazio. Nei primi due mesi del 2003 ha mostrato al mondo molte altre cose importanti e perciò merita la mia gratitudine. Così, ricordando una poesia che ho imparato da bambino, voglio dirle grazie. 

Grazie di aver mostrato a tutti che il popolo turco e il suo parlamento non sono in vendita neanche per 26 miliardi di dollari. 

Grazie di aver rivelato al mondo l'abisso che esiste tra le decisioni di coloro che sono al potere e i desideri del popolo. 

Grazie di aver messo in evidenza che né José Maria Aznar ne Tony Blair danno la minima importanza né mostrano il minimo rispetto per i voti che hanno ricevuto. Aznar è capace di ignorare che il 90 per cento degli spagnoli sono contro la guerra e Blair è rimasto indifferente alla più grande manifestazione pubblica svoltasi in Inghilterra negli ultimi trent'anni. 

Grazie di aver costretto Tony Blair a recarsi al parlamento inglese con un dossier falso scritto da uno studente dieci anni fa e di averlo presentato come "prova determinante trovata dal servizio segreto britannico". 

Grazie di aver permesso che Colin Powell si esponesse al ridicolo mostrando al Consiglio di Sicurezza dell'Onu delle foto che, una settimana dopo, sono state pùbblicamente contestate da Hans Blix, l'ispettore responsabile del disarmo dell'Iraq. 

Grazie di aver adottato la posizione attuale e di aver pertanto fatto sì che il discorso contro la guerra del ministro degli Esteri francese, Dominique de Villepin, alla sessione plenaria dell'Onu fosse accolto dagli applausi - cosa che a quanto ne so è successa solo una volta in precedenza nella storia delle Nazioni Unite, dopo il discorso di Nelson Mandela. 

Grazie perché, in seguito ai suoi sforzi in favore della guerra, le nazioni arabe, normalmente divise, nell'incontro al Cairo avvenuto l'ultima settimana di febbraio sono state per la prima volta unanimi nel condannare qualsiasi invasione. 

Grazie di aver affermato che "l'Onu ora ha una possibilità di mostrare la sua importanza", affermazione che ha indotto a prendere una posizione contro l'attacco all'Iraq anche ai paesi più riluttanti. 

Grazie per la sua politica estera che ha spinto il ministro degli Esteri inglese, Jack Straw, a dichiarare nel ventunesimo secolo che "una guerra può avere una giustificazione morale", perdendo in questo modo tutta la credibilità. 

Grazie di aver cercato di dividere un'Europa che sta lottando per l'unificazione: e un avvertimento che non sarà ignorato. 

Grazie di aver ottenuto ciò che assai pochi sono riusciti a ottenere in quésto secolo: unire milioni di persone di tutti i continenti nella lotta per la stessa idea, anche se essa è opposta alla sua. 

Grazie di averci dato di nuovo la consapevolezza che le nostre parole, anche se non saranno udite, almeno sono state pronunciate; questo ci renderà più forti nel futuro. 

Grazie di averci ignorato, di aver emarginato tutti coloro che si oppongono alla sua decisione, perché il futuro della Terra appartiene agli esclusi. 

Grazie perché, senza di lei, non saremmo stati coscienti della nostra capacità di mobilitazione. Potrebbe non servirci questa volta, ma sicuramente ci sarà utile in futuro. Ora che sembra non ci sia modo di zittire i tamburi di guerra, vorrei ripetere le parole che un antico re europeo disse a un invasore: "Che la mattina sia bella, che il sole splenda sulle armature dei soldati, perché nel pomeriggio ti sconfiggerò". 

Grazie di aver permesso a noi, un esercito di anonimi che riempie le strade nel tentativo di fermare un processo già in atto, di capire quel che significa essere impotenti e di imparare a fare i conti con quella sensazione e a trasformarla. Pertanto si goda la mattina e la gloria che potrebbe ancora riservarle. 

Grazie di non averci ascoltato e di non averci preso sul serio, ma sappia che noi la ascoltiamo e che non dimenticheremo le sue parole. 

Grazie grande leader George W. Bush.
Molte grazie.

(fonte: Corriere della Sera - 14/3/2003)


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I bambini nel mondo che muore di sete
di Nadine Gordimer

Guardando il mappamondo sembra che la nostra Terra trabocchi d'infinite distese d'acqua. È paradossale quindi che l'agenda dei delegati al terzo Forum mondiale dell'acqua in programma a Kyoto, in Giappone, dai 16 al 23 marzo, veda sempre più sete nel futuro del pianeta. È pur vero che il 70 della superficie terrestre è ricoperto d'acqua, ma si tratta per il 97,5% d'acqua salata. Del restante 2,5, l'acqua dolce da cui dipende l'umanità, tre quarti è condensata in calotte di ghiaccio.

Non sorprende che le risorse idriche possano essere fonte di conflitto tra comunità e tenitori. Ma necessità vuole che l'acqua venga condivisa per la sopravvivenza di tutti. È inevitabile che assuma un ruolo catalizzatore della cooperazione internazionale: l'acqua è quindi un agente di pace. Noi siamo prodighi nell'uso che facciamo del prezioso liquido vitale. Nel ventesimo secolo i consumi idrici sono aumentati di due volte il tasso di crescita della popolazione mondiale. 

I cambiamenti climatici, l'inquinamento, la deforestazione selvaggia, il prosciugamento delle paludi, tutto ha contribuito alla colossale baldoria. Ma se lo spreco faceva e fa parte dello stile dì vita di alcuni paesi, più d'un miliardo di persone non hanno accesso a un approvvigionamento regolare d'acqua potabile. E almeno 2,2 milioni di persone, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, muoiono ogni anno di patologie causate dall'acqua insalubre che sono costretti a bere. Ogni giorno circa 6.000 bambini muoiono - m'interrompo, inorridita, mentre lo scrivo - per lo stesso motivo.

L'accesso all'acqua potabile condiziona molti altri aspetti meno eclatanti della povertà. È in corso una campagna per fornire ai colpiti dalla piaga africana dell'Aids farmaci in grado di prolungare la vita, ma l'efficacia delle terapie è subordinata alla presenza di condizioni di vita decenti, che migliorano la resistenza fisica, ed esse iniziano dalla disponibilità d'acqua pulita. Il proclama "L'acqua è vita" assume molteplici sfumature. Garantire un approvvigionamento idrico alle comunità è solo in parte una soluzione. L'assenza di un'efficace rete fognaria significa che l'acqua viene spesso inquinata da infiltrazioni di materiale fecale. 

Si placa la sete, ma si beve malattia. Oggi l'accesso a un'efficace sistema di servizi igienici e all'acqua potabile sono considerate misure essenziali a soddisfare i bisogni umani. Ci sono termini altisonanti che legano indissolubilmente l'accesso all'acqua ad altri fattori nel più ampio concetto di garantire un ambiente vivibile oggi e per il futuro: "sviluppo sostenibile", "diversità biologica", "gestione delle risorse". Non meno enfatizzato è il concetto di "buon governo" da realizzarsi attraverso politiche sia territoriali che internazionali. 

Al varo del Partenariato strategico tra paesi africani e Ue sull'acqua e i servizi igienici l'anno scorso, i presidenti del Sud Africa e della Nigeria, Thabo Mbeki e Olusegun Obasanjo e i presidenti dell'Unione Europea e della Commissione europea, Anders Fogh Rasmussen e Romano Prodi, in una dichiarazione comune sottolinearono che "La gestione delle risorse idriche necessita impegno ad ogni livello" e che "l'equilibrio tra il fabbisogno idrico e i bisogni ambientali può contribuire all'obiettivo di arrestare la perdita di risorse ambientali entro il 2015. Questi leader hanno evidenziato che la realizzazione dell'obiettivo dipende dal "nuovo partenariato strategico a lungo termine tra i governi, le parti interessate, la società civile e il settore privato". 

In pratica tutti coloro che hanno aperto un rubinetto o riempito un bicchiere. La dichiarazione specifica addirittura che lo sviluppo delle risorse idriche dovrebbe essere "gender sensitive", (rispettoso delle pari opportunità, n.d. t.). Anche se questo riconoscimento della parità di sete suona come nervosa concessione alle femministe, rappresenta in realtà una seria presa di coscienza di quanta responsabilità nella distribuzione dell'acqua in vaste aree del mondo pesi (nel senso letterale del termine) sulle donne. 

A loro s'applica la categoria biblica dei portatori d'acqua. E troppo spesso in molti paesi le donne trasportano acqua in recipienti tenuti in equilibrio sul capo per miglia e miglia. Il ruolo delle donne che si tramanda da generazioni in quella che si potrebbe definire una rete idrica umana è stato di massima importanza nel continente africano. In Sudafrica, in coincidenza con il Water Forum giapponese il Dipartimento per l'acqua e le foreste premierà le donne che si sono distinte nel "dare risalto e promuovere la partecipazione delle donne alla gestione delle risorse idriche" sia come antiche portatrici che nel nuovo ruolo di supervisione, educando le comunità a una corretta condivisione e conservazione delle fonti d'acqua potabile. 

Il rapporto del Forum sulla situazione idrica mondiale (World Water Report) trarrà le sue conclusioni dall'esame di 100 progetti  mirati a conservare le risorse idriche mondiali e tenterà di far sì che l'uso di tali risorse non privilegi le piscine dei ricchi, lasciando a secco i rubinetti dei poveri. Un progetto eminente all'attenzione del forum è il programma di sviluppo delle Nazioni Unite "Community Water Initiative" che stanzia un bilancio di 500 mila dollari solo per l'anno in corso e si prefigge l'obiettivo d'arrivare a 50 milioni di dollari nell'arco di 5 anni. 

L'iniziativa sosterrà "approcci innovativi a livello comunitario alla gestione delle fonti idriche, dei servizi igienici, e dei bacini idrici per un numero crescente di paesi invia di sviluppo come parte della campagna Undp per dimezzare entro il 2015 nel mondo il numero degli individui privi d'accesso all'acqua potabile".

La continuazione della nostra esistenza è soggetta a numerose minacce, è quasi inutile citarle. Alcune interessano paesi o regioni specifiche definite per gruppi di potere. O si risolvono o portano al disastro una o l'altra parte del mondo. Se riusciamo a tenerle fuori dal nostro orticello, beh, ci voltiamo dall'altra parte e speriamo che ci vada bene per la prossima generazione. Ma una minaccia incombe su noi tutti. Se non riconosciamo la nostra dipendenza globale dall'acqua soffriremo la sete su un pianeta inaridito.

L'autrice, scrittrice sudafricana, è Premio Nobel per la Letteratura 
Copyright Nadine Gordimer 
traduzione di Emilia Benghi

(fonte: la Repubblica - 14/3/2003)


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Dialogo tra due madri contro la guerra di Bush
di Maria Latella / Veronica Berlusconi

La moglie del premier esprime alla giornalista del Corriere della Sera tutti i motivi per cui senza l'impegno in piazza delle organizzazioni pacifiste si andrebbe alla "pietrificazione delle coscienze".

La telefonata del direttore di MicroMega arriva davvero a sorpresa: «Pensavo di mettere a confronto le opinioni di due donne, due madri con storie diverse ma appartenenti alla stessa generazione. Vorreste provarci.?». Conosco Paolo Flores d'Arcais da più di dieci anni, così come da più di dieci mi capita di scambiare punti di vista e opinioni con Veronica Berlusconi. Giro la proposta alla diretta interessata. Conoscendola, mi aspetto un rifiuto. Invece, dopo qualche incertezza, la proposta è accettata. Il tema le sta troppo a cuore, mi spiega, per non raccogliere la sfida di una riflessione a due. 

(fonte:  MicroMega - Giustizia e pace, guerra e regime)

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I nostri rapporti: una breve storia
di Jonathan Franzen

Mi avete chiesto di scrivere qualcosa sui rapporti tra america ed Europa. Ecco un piccolo racconto sull'angoscia che questo tema mi provoca. L'ho chiamato così: "I nostri rapporti: una breve storia". 

C'era una volta un palazzo in cui vivevano cinque fratelli. I quattro maggiori, che insieme avevano giocato, lottato e superato le malattie infantili, vivevano comodamente nell'ala antica del palazzo, finemente arredata. Il quinto fratello, Joseph, era molto più giovane.

Quando a sua volta divenne adulto non c'erano più stanze confortevoli per lui; perciò gli furono assegnati i locali non ancora rifiniti dell'ala nuova del palazzo. Joseph era un ragazzo strano, solitario e un po' inquietante. E benché i suoi fratelli gli volessero bene, era un sollievo per loro esserselo levato di torno.

Joseph desiderava essere un gentiluomo come i suoi fratelli, ma la vita era difficile nell'ala nuova del palazzo. Era un luogo di laboriosità protestante. E Joseph si mise al lavoro. Col tempo, l'ala antica del palazzo divenne sempre più affollata: troppi figli, troppe donne per casa. Vi furono scontri, feroci antagonismi, debiti disastrosi e risse forsennate. Per qualche tempo sembrò che il palazzo andasse in rovina, tanto che pareva definitivamente perduto. 

Nel frattempo però Joseph aveva continuato a lavorare sodo, e i suoi affari prosperavano. Quello strano fratello minore si rivelò il solo in grado di salvare la famiglia. Tra loro però, gli altri quattro ridevano del puritanesimo di Joseph e dello stile pacchiano con cui aveva arredato l'ala nuova del palazzo. Li irritava il fatto che il piccolo si comportasse ora da fratello maggiore. D'altra parte, non potevano negare di essersi messi nei guai; e certo erano grati dei sacrifici che Joseph aveva fatto per loro.

Quanto a lui, disapprovava le dissolutezze dei fratelli, i loro eccessi in fatto di spese e di donne. Ma era leale nei confronti dalla famiglia, e cercava di dimostrare ai fratelli il rispetto che si deve ai più anziani. Ma dato che i suoi affari andavano per il meglio, anche Joseph incominciò a lasciarsi andare. Aveva una nuova ragazza venuta dall'Arkansas: una vera bellezza. I due organizzavano splendidi festini, ai quali in genere i fratelli si premuravano di contribuire con qualche bottiglia di vino. 

Anche se poi c'era sempre tra loro chi aveva da ridire sul cattivo gusto di quelle feste, e chi al contrario sospettava Joseph di essere rimasto segretamente un puritano. Ma ormai lo avevano accettato come capo della famiglia; e adoravano la sua nuova ragazza. Ma dopo otto anni di baldoria, per Joseph era venuto il momento di sistemarsi. Aveva in mente di sposare una sua buona amica, Alberta, molto assennata ma purtroppo tutt'altro che sexy.

Una sera, tanto per godersi un'ultima scappatella, Joseph si mise a flirtare con Giorgia, una porcellona, figlia di gente molto ambiziosa che abitava in fondo alla strada; e i due finirono per sbattersi sul sedile posteriore della sua Suv. La mattina dopo, i genitori della ragazza si presentarono al palazzo con cinque avvocati e ingiunsero a Joseph di sposarla. "Ma se neanche mi piace!" protestò lui. "È viziata, stupida e gretta".

Ma i genitori, che da tempo avevano messo gli occhi sul palazzo, insistevano sostenendo che il matrimonio era l'unica cosa onorevole da fare. E Joseph, che desiderava essere un gentiluomo come i suoi fratelli, ed era oltre tutto pentito per aver speso otto anni in bagordi, la sposò. Quanta infelicità entrò allora in quella casa! Giorgia, che pure era una svergognata, non mancava occasione per bistrattare i cognati e accusarli a gran voce di immoralità. E pur rimproverando a Joseph la sua generosità, gli spillava denaro per darlo ai suoi.

Sembrava che quel matrimonio infelice non dovesse durare. Ma una notte, un teppista venuto da un quartiere povero dei paraggi lanciò una grossa pietra contro la finestra dello studio di Joseph, che si prese un terribile spavento. Ma quando ne parlò ai fratelli, si rese conto che il suo matrimonio con Giorgia gli aveva alienato la loro simpatia. Si dissero spiacenti per la faccenda del sasso, osservando però che un vetro rotto non era nulla in confronto a quanto avevano dovuto patire per anni nell'ala vecchia del palazzo.

Se Giorgia era tanto viziata e sciocca da non saper pensare nemmeno a se stessa, i suoi genitori erano invece astuti opportunisti. E speravano di approfittare del momentaneo trauma di Joseph per impossessarsi dell'intero palazzo. Andarono dunque da lui e gli dissero: "Questa è la logica della guerra. Tu sei il capo della famiglia. Giorgia ora è tua moglie e noi, i suoi genitori, siamo i soli a poter difendere questa casa. Devi imparare a odiare quei buoni a nulla dei tuoi fratelli e a fidarti di noi".

Quando lo vennero a sapere, i fratelli si infuriarono. Andarono da Joseph e gli dissero: "Questa è la logica della pace. Tua moglie è una svergognata e una puttana. Finché c'è lei in questa casa tu non sei nostro fratello". E il ricco fratello minore si prese la testa tra le mani e pianse.

Jonathan Franzen, scrittore, vive a New York. Il suo ultimo libro è "Le Correzioni". Copyright by Jonathan Franzen Agenzia Luigi Bernabò Associates traduzione di Elisabetta Horvat

[Fonte la Repubblica del 15/3/2003]


Logo in  formato gigante! [ Venerdì, 14 Marzo 2003 ]

Ancora l'Oriana Fallaci
di Valentina Tampellini (Ocurréncia)

Con tempismo ammirevole, Oriana Fallaci rispunta tra le pagine del Corriere della Sera di oggi, con l'articolo "La rabbia, l'orgoglio e il dubbio". Ne ho preso notizia stamani, durante la colazione, mentre ascoltavo "il ruggito del coniglio" di radiodue (programma sempre divertentissimo ed intelligente).
Con tutto il rispetto per la giornalista - che ne ha viste veramente di tutti i colori nella sua vita e che ha raccontato cronache d guerra dai posti più infernali del secondo dopoguerra - continuo a pensare che questa guerra imminente di Bush e Blair contro Saddam per "la libertà e la sicurezza mondiali" non solo non si debba fare adesso, ma non sia affatto giusta.
Rimango perplessa davanti alle classificazioni che pretendono di classificare le guerre in base alla loro legittimità. Non credo ci sia mai stata una guerra "giusta", ma solo conflitti inevitabili, punti di non ritorno, soluzioni disperate ed estreme, messe in atto in nome della sopravvivenza e della difesa della dignità umana. La seconda guerra mondiale è lì a ricordarci che dopo lo scempio che essa ha rappresentato occorre evidenziare come le guerre siano non "giuste" o "ingiuste", a mio avviso, ma "contrattabili". Prima di scatenare un conflitto, oggi più che mai, occorrerebbe giocare tutte le altre carte disponibili sul banco delle contrattazioni internazionali e cominciare a pesare tutti, anche i giudicanti.
Il pacifismo, il dialogo, la diplomazia internazionale, sono opzioni importanti, che possono scalzare l'idea di guerra nella mente dei "giusti". Restano tuttavia tutte cose che Bush figlio non conosce affatto.
Lo stesso Bush senior ha riconosciuto come l'attuale presidente degli Usa non sia stato capace di dialogare col resto del Mondo, non solo con Saddam e alleati, ma soprattutto con la vecchia Europa, sempre più divisa in due tronconi - e speriamo che l'UE si salvi. Bush non ha idea di cosa sia la mediazione, cosa implichi mantenere amicizie di lungo termine, cosa richieda mantenere la "Pace" sulla Terra. Ma come biasimarlo, lui nemmeno sa cosa significhi il termine "Pace", né può avere un'immagine del "Resto del Mondo".
Ciò che mi amareggia non è leggere opinioni contrastanti - perché dalla diversità di pensiero nascono i confronti più fertili e fruttuosi ed abbiamo bisogno di divergenze d'opinione per individuare la strada da seguire - ma bensì notare come si stia cercando in tutti i modi di legittimare un conflitto di cui non c'era bisogno e di come si provi a fomentare l'opinione pubblica contro Saddam e i suoi orrori dittatoriali, senza considerare tutto il resto, tutto il resto del mondo che in questo caso è soprattutto rappresentato da "superpotenze".
La Fallaci non mi ha mai convinta a cambiare idea e nemmeno questa volta ha scalfito la mia opinione, sebbene abbia letto il suo intervento con interesse. Continuo a credere che la "non guerra" sia l'unica soluzione accettabile, visto che il concetto di "Pace" rimane o imbavagliato o fin troppo soggettivo.
Io voto per la "non guerra".

[da Ocurréncia del 14/3/2003]


Logo in  formato gigante! [ Martedì, 11 Marzo 2003 ]

La nuova casa di Mariemarion
di Pietro B.

Auguri a Bea e alla sua nuova casa virtuale: www.mariemarion.com
possa avere vita lunga e prosperosa... tanti figli nipoti e molto molto di più! Da BlogOltre con affetto.


Logo in  formato gigante! [ Domenica, 9 Marzo 2003 ]

La guerra dei siti
di Matteo Durante*

La possibile guerra contro l'Iraq scalda i cuori, attiva la creatività e accende gli animi. Giochi online, blog e forum: ogni mezzo è buono per protestare o sostenere l'attacco al temibile Saddam
 
Pace e guerra. Un tema così forte non poteva passare inosservato al mondo, parallelo e virtuale, che vive in rete.
Anche per Internet sono quindi giorni di fermento, esattamente come sta succedendo nella realtà: dove le diplomazie stanno tentando di evitare il conflitto, americani e inglesi si dicono pronti a colpire per la sicurezza del mondo e i pacifisti bloccano i treni delle armi e manifestano avvolti nelle bandiere arcobaleno della pace.
La possibile guerra contro l'Iraq scalda i cuori, attiva la creatività e accende gli animi: ogni mezzo è buono per protestare o sostenere l'attacco al temibile Saddam.

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[*Da Panorama.it]


Logo in  formato gigante! [ Venerdì, 7 Marzo 2003 ]

Il grande dittatore
di Mark Bowden*

Vita quotidiana di Saddam Hussein
(Si riporta nel seguito l'inizio dell'articolo.)

SHAKHSUH (LA SUA PERSONA) 
Oggi è un giorno importante della Grande Battaglia, la Madre immortale di tutte le battaglie. È un giorno glorioso e splendido per il popolo iracheno, che ha rispetto di sé, e per la sua storia, ed è l'inizio della grande vergogna per coloro che hanno scatenato la guerra. È il primo giorno in cui la vasta fase militare di quella battaglia ha avuto inizio. O meglio, è il primo giorno di quella battaglia, dacché Allah ha stabilito che la Madre di tutte le battaglie continuiino a oggi.- Saddam Hussein, in un discorso televisivo al popolo iracheno, 17 gennaio 2002 
IL TIRANNO DEVE RUBARE i momenti di riposo. È costretto a cambiare luoghi e orari, non dorme mai nei propri palazzi e si sposta da un letto segreto all'altro. Il sonno e una routine costante sono tra i pochi lussi che gli sono negati. La prevedibilità è troppo rischiosa: ogni volta che Saddam chiude gli occhi, la nazione è allo sbando, il suo ferreo dominio si allenta e le cospirazioni si paralizzano nelle tenebre.

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[* The Atlantic Monthly, Stati Uniti - Pubblicato da Internazionale °478/2003]


Logo in  formato gigante! [ Giovedì, 6 Marzo 2003 ]

Il Partito Marxista-Leninista Italiano
di Leonardo

Ci insospettisce anche il fatto che l'attentato terroristico casualmente fallito era stato programmato nello stesso giorno e nelle stesse ore in cui il PMLI commemorava solennemente a Firenze Stalin, quasi che si volesse oscurare questo evento storico. Ciò conferma che l'altro obiettivo dei mandanti del terrorismo è quello di spingere i sinceri rivoluzionari a compiere azioni avventuristiche e sanguinarie per sottrarli alla lotta per buttar giù il governo del neoduce Berlusconi, per l'Italia unita, rossa e socialista....

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Le nuove B.R.
di Pietro B.

Eccoli di nuovo i brigatisti. Chi si era illuso che facevano parte del passato è stato sonoramente smentito. Un poliziotto è morto, perché? Cosa frulla in testa a questa gente? Il comunismo? L'antimperliasmo? La lotta opearia? Il proletariato? O è solo la cultura della violenza, dell'annientamento fisico dell'avversario ammantato di sudiciume ideologico. Perché poi è da notare che questa gente sia che sia di "destra", sia che sia di "sinistra" è perfettamente intercambiabile. Per loro conta solo il rumore delle armi e le farneticazioni dei loro comunicati. Questa gente pensa che la lotta violenta può essere utile ai loro fini. Che dichiarare "la guerra proletaria" allo stato e agli uomini delle istituzioni possa servire a qualcosa. E poi vai a scoprire che questi che si battono per il proletariato sono tutti laureati figli di professionisti e di imprenditori stimati. Borghesi fin nel midollo. Altro che puttanate!

Chiudo con le dure e condivisibili le parole che Beatrice ha espresso su Mariemarion sulle BR, dal titolo "RIVOLUZIONE COMUNISTA?": 

La chiamano rivoluzione. Ancora. Dopo trent'anni non hanno imparato.
Loro giocano, ammazzano e poi si dichiarano prigionieri politici.
Bene, popolo delle brigate rosse, il mio disprezzo per voi è totale.Non m'abbasso a ragionare coi VIGLIACCHI!
Altro non ho da dire se non il consigliarvi la lettura di Kabul, la città che non c'è.
E se ce l'avete i coglioni, perdìo, andatela a fare là, la vostra rivoluzione del cazzo!
Fosse la volta che crepate voi, nel mare magnum di merda della vostra paura!


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I single non sono ecologici
di Pietro B.

"Il matrimonio è un innesto: o attecchisce o no." diceva Victor Hugo ne I miserabili. Ed ancora memori di quello che scriveva un altro grande come Cechov, "Se temete la solitudine non sposatevi", si può affermare che il matrimonio è un'istituzione quanto meno poco attraente.
Eppure c'è una notizia che viene incontro a chi vuole trovare un motivo di orgoglio nella scelta di sposarsi e l'aiuto viene dalla scienza. Un team di ricercatori della Stanford University e della Michigan State University hanno condotto una ricerca durata 15 anni, tra il 1985 e il 2000, su 141 regioni del mondo compresi Paesi a tasso di crescita zero (come Italia, Spagna e Portogallo) in cui si è visto che mentre le popolazioni delle nostre città crescono dell'1,8% le abitazioni crescono del 3,1%. E il motivo di questa apparente anomalia e che sta crescendo il numero delle persone che vivono da sole. In Italia tra il 1981 e il 2000 la popolazione è aumentata del 2,2% mentre il numero delle abitazioni del 17,2%. E il 23% del totale della popolazione è composto da persone che vivono da sole. Questa moltitudine di single avvertono gli ecologi "produce un notevole e preoccupante impatto sugli ecosistemi: gli elettrodomestici e gli impianti fissi hanno una dimensione minima sotto la quale non si può scendere. L'energia utilizzata da un frigorifero, per esempio, è la stessa, sia che lo usi una sola persona sia che serva a una famiglia di quattro". A questo punto non resta che augurare ai single, che noi "maritati" continuiamo a guardare con un misto di invidia e rassegnazione, sposatevi! Lo pretende l'ecologia...

[Lo spunto da un articolo di Alina Lombardo sul Diario n°8/2003]