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Archivio Marzo 2003
[ Lunedì, 31
Marzo 2003 ]
Apre il nuovo San Giuliano. Di legno di Giovanni Di
Tota*
Berlusconi oggi inaugura 143 chalet nel paese
colpito dal sisma. Ma la ricostruzione è ferma. Un villaggio provvisorio
realizzato grazie alla solidarietà degli italiani. Il bluff del governo.
Lo aveva detto lasciando il
paese, due giorni prima di Natale, che sarebbe tornato ad inaugurare il
villaggio degli «chalet», a San Giuliano di Puglia. A cinque mesi dal
terremoto che ha colpito il Molise, però, la fase dell'emergenza non è ancora
conclusa. Nel comune simbolo del sisma del 31 ottobre, intorno alla nuova
scuola Jovine, sono state sistemate 143 casette di legno. Ognuna ha un vialetto
di ghiaia davanti all'ingresso. Ci abitano circa 300 famiglie. Sono le persone
che fino a poche settimane fa hanno vissuto nelle roulotte. Un altro centinaio
di famiglie è ancora nei residence della costa, messi a disposizione degli
sfollati che non avevano accettato la sistemazione negli accampamenti. Per loro
dovranno essere costruite altre cento case in legno.
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[*Da Il
Manifesto - 28/3/2003]
[ Domenica, 30
Marzo 2003 ]
Cecenia il paradosso dimenticato di Adriano Sofri*
Mentre il mondo guarda a Baghdad, Mosca vara il
referendum per la nuova costituzione. E mentre
applica una guerra totale, deplora l'illegalità
dell'intervento americano in Iraq.
Domenica 23 marzo, nel giorno in cui il pubblico mondiale teneva
lo sguardo fisso sull'Iraq dei caduti e dei prigionieri americani, nella
martoriata Cecenia si svolgeva il referendum indetto dal Cremlino
per ratificare una nuova costituzione. Decisione senza altro senso
che l'ostentazione ennesima di una «normalizzazione» sconfessata
dal regime di occupazione e dalla quotidiana violenza: i sequestri di
civili a scopo di repressione e più volentieri di estorsione, conclusi
spesso con la scomparsa, sono pratica normale di ufficiali e truppe
russe. È pratica normale che il riscatto sia estorto per ottenere solo il
cadavere dei sequestrati.
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[*Da Panorama - n°14/2003]
[ Sabato, 29
Marzo 2003 ]
WAR BLOG di Salam Pax*
Il suo pseudonimo è Salam Pax. E' un ragazzo iracheno di ventinove anni.
E nel suo blog, un diario online, racconta la vita a Baghdad durante i
bombardamenti.
Domenica 16 marzo 2003, ore 1.37
Nessuno in Iraq è per la guerra (notare che
ho detto guerra, non cambiamento di
regime), nessuno sano di mente vi
chiederà di essere pestato a morte, a meno
che non siate membro di un fight club. E
se sentite qualche iracheno (in Iraq, non
espatriati) che dice "venite a bombardarci"
sono l'esasperazione e dieci anni di
sanzioni e difficoltà a parlare.
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[*Da dear_raed.blogspot.com - Traduzione a cura di
Internazionale]
[ Venerdì, 28 Marzo 2003 ]
Gli ultimi giorni di Khatami? di Bijan Zarmandili*
Oscurata dalla guerra in Iraq, la crisi iraniana sembra alla vigilia di
una svolta. Lo stesso presidente della Repubblica potrebbe dimettersi, come atto
estremo di sfida all'establishment clericale più conservatore. E Washington si
prepara al peggio.
1. L' INESORABILE CADUTA DEL REGIME di Saddam Hussein ha
monopolizzato per una lunga fase la gran parte delle energie politiche, diplomatiche e militari delle
potenze mondiali, distogliendo la loro attenzione da un'altra capitale strategica della regione: Teheran.
Qui si consuma drammaticamente da tempo un lento processo di disgregazione della repubblica
islamica iraniana, con conseguenze ancora meno prevedibili e meno calcolate rispetto a quelle legate al crollo
del rais iracheno.
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[*Da i Quaderni Speciali di Limes - La Guerra promessa]
[ Giovedì, 27 Marzo 2003
]
Stiamo cercando di vivere dovreste tenerne conto... Intervista di Pietro B.
Dafne, la Ninfa dei monti, sacerdotessa della Madre Terra e
figlia del fiume Peneo di Tessaglia un giorno fu inseguita da Apollo, figlio di
Zeus e di Latona. Quando stava per essere raggiunta invocò la Madre Terra che
in un baleno la trasportò in Creta, dove divenne Pasifade. La Madre terra fece
poi crescere un lauro dove si era trovata Dafne e Apollo intrecciò una corona
con le sue foglie per consolarsi. Tutto questo per chiederti: la tua e-mail ha
per nome "liberadafne", vogliamo puoi spiegare il perché? E chi è
"L'Uomo nel quadro"?
Secondo le Metamorfosi di Ovidio, Dafne stessa viene
trasformata in alloro per sfuggire all’amore di Apollo, che la insegue e la
raggiunge proprio nel momento della sua mutazione. L’alloro è da sempre simbolo
di grazia e gentilezza: le sue foglie luminose, cangianti al sole tra l’argento
e l’oro sono preziosi rimandi alla ricchezza spontanea e libera della natura.
Apollo, simbolo dell’ordine e del potere costituito, per non abbandonare
l’amata, intreccia una corona con i suoi rami e ne fa sua compagna per
l’eternità, trasformando così quello che era un simbolo di libertà e bellezza in
un simbolo sì di estrema eccellenza, ma anche di potere e
coercizione. Politici e poeti
da allora se ne sono fregiati, costringendo in regole severe parole e
pensieri. Io vedo Dafne ancora libera, invece: sciolta dall’abbraccio
corrotto e dai limiti di un potere che costringe e vincola, la voglio far
rivivere luminosa nello scorrere libero delle idee.
Per quanto riguarda l'uomo nel quadro, invece, immagina: passeggi per le sale
di un museo e ti fermi a guardare l’uomo che sta dentro al quadro di Magritte.
Ti chiedi cosa pensi, sospeso con la bombetta tra le nuvole, ma non ti chiedi
cosa pensa lui di te, uomo di passaggio in un mondo concreto, vincolato alla
dimensione del reale tangibile.Io guardo senza essere visto, registro e riporto
le emozioni e i pensieri che mi trasmette chi mi guarda attraverso…. Qual punto
di osservazione è più privilegiato?
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E' un giorno come tanti... di Valentina
Tampellini*
ORE 3.35 - È un giorno come tanti, l'ultimo
dell'inverno che volge al termine. È il 20 marzo di un anno moderno,
tecnologico, iperaccessoriato, scampato a conflitti mondiali, a pandemie
terribili, sopravvissuto alle carestie, a decine e decine di disastri ecologici.
È il 2003, l'uomo ha capito come clonare gli esseri viventi, la scienza
costruisce semi vegetali che respirano, i media internazionali raccontano la
vita della gente come fosse un film e mentono senza ritegno come in
un'abitudine. Camminando lungo le vie delle metropoli occidentali si può
osservare come tutto quanto ci circonda ossessivo sia stato creato per aiutarci
a vivere meglio. Eppure, sedendomi al tavolino di un bar e bevendo un bicchier
d'acqua, dal sapore indefinibile, comprendo come non mi serva a nulla tutto
questo per sentirmi felice.
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[ Mercoledì, 26 Marzo 2003
]
Errata Corrige di Pietro B.
Ho ricevuto oggi la seguente e-mail:
Caro Busalacchi,
La ringrazio per aver pubblicato sul Suo sito il
testo del mio articolo "Irak, ecco quanto costerà agli Stati Uniti" apparso su
Il Sole-24 Ore del 23 dicembre 2002, al quale peraltro avete aggiunto un
paragrafo finale che non è mio. Mi lascia perplesso il fatto che il mio articolo
venga sbrigativamente giudicato "allucinante". Personalmente, giudico
"allucinante" la corsa americana alla guerra, e la guerra stessa. Quando scrissi
quel pezzo, i "falchi" americani promettevano una guerra rapida, "pulita" e
poco costosa. E queste fauste previsioni erano spesso riprese acriticamente dai
media. Scrivendo per un serio giornale economico-finanziario destinato ad un
pubblico per lo più specializzato ho cercato di far vedere, riferendomi anche a
studi di noti economisti americani, che le promesse dei "falchi"
americani erano assai poco credibili. Lo stesso vale per un altro mio articolo,
apparso sullo stesso numero del Sole-24 Ore, nel quale sottolineavo i rischi di
una grave crisi petrolifera, mettendo in dubbio l'altra promessa dei "falchi",
secondo la quale la guerra all'Irak avrà il "benefico" effetto di far scendere
il petrolio a 10 dollari. Credo che chiunque abbia letto con un minimo di
attenzione i due articoli sia facilmente giunto a coglierne il significato. Come
dire: bisogna anche saper leggere.
Molto cordialmente, Giorgio S. Frankel
Mia replica:
Giorgio Frankel fa riferimento a due suoi articoli pubblicati su Il Sole 24 Ore del
23 Dicembre 2003 dal titolo, "Iraq,
ecco quanto costerà agli stati uniti", e "C'è
chi vede il barile a 160$" riportati in tempi diversi su BlogOltre
insieme ad terzo articolo di Alessandro Politi sullo stesso argomento
"Saddam si abbatte con lo 0,83% del Pil". I miei commenti
per gli articoli di G. Frankel sono stati
per il primo articolo «Allucinante questo articolo, o no? Eppure sono molti,
moltissimi quelli che ragionano in questi termini...». Per il secondo «Questi
due articoli, tratti entrambi dalla stessa pagina de "Il Sole 24 Ore"
del 23 Dicembre scorso, fanno ben comprendere come i preparativi alla guerra
comprendono anche il calcolo dei costi economici rapportati ai vari scenari che
possono ipotizzarsi. Il tutto molto asettico, molto disumano, molto cinico. Cosa
vuoi che siano gli eventuali morti magari civili? Una delle tante
variabili di cui tener conto». Prendo ora atto di quanto dice l'autore e se ho travisato, in buona fede, il senso
di quegli articoli gli chiedo scusa. In effetti non è sempre facile, almeno per
me, capire quello che scrivono i giornalisti. Imparerò.
[ Martedì, 25 Marzo 2003
]
Belgrado all'Europa: «Non abbandonateci» di Alessandro
Marzo Magno
L'assassinio di Djindjic è stato favorito dal
disinteresse calato sulla regione
Passano gli anni, ma l'affermazione di Winston Churchill secondo
cui: «I Balcani producono più storia di quanta non ne possano
consumare», sembra diventare sempre più vera. Pareva che stavolta
fosse fatta, che anche la Serbia dell'ipernazionalismo fosse avviata
sulla via della normalità. Sembravano definitivamente messe da
parte le vanterie spaccone che si sentivano ai tempi della guerra
nell'ex-jugoslavia, tipo: «I tedeschi hanno riconosciuto che, dopo di
loro, i serbi sono la nazione più guerriera d'Europa». Complimenti.
E invece tre colpi di fucile sparati da un cecchino a Belgrado, nella
mattinata di mercoledì 12 marzo, hanno riportato tutti alla realtà
fotografata da Churchill: i Balcani si ostinano a macinare storia.
Sotto i colpi del cecchino è morto il primo ministro serbo, Zoran
Djindjic, 50 anni, detto «il tedesco» perché laureato in filosofìa in
Germania e perché si destreggiava con la lingua di Goethe tanto
bene quanto con il serbo. Ma il soprannome stesso era indice di
una presa di distanza, in una nazione in cui la serbita è uno dei
massimi valori assoluti («Dio è serbo», si dice, e molti sembrano
crederci davvero).
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[Fonte: Diario -
n°11/2003]
[ Domenica, 23 Marzo 2003
]
Perché scegliamo l'america di Giovanni Acuto
Non abbiamo altra opzione che stare con gli americani, con
qualche sottile distinzione. Ma gli argomenti allineati da Washington per
giustificare la liquidazione di Saddam sono discutibili. La questione delle
basi Usa in Italia.
1. Morire per Danzica? Fu l'interrogativo che si pose alla generazione dei
nostri padri in quei terribili anni Trenta, quando le dittature dilagavano in Europa e l'unica scelta rimasta alle grandi democrazie era quella fra una guerra non voluta e la continuazione di una vergognosa politica di concessioni che aveva già abbondantemente dimostrato la sua completa inefficacia. La risposta fu alla fine positiva e si trattò di una risposta difficile e sofferta. Per quanto giusta e nobile sia la causa nessuno ama lasciare la famiglia per combattere e morire a vent'anni.
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(fonte: Limes - La strana guerra - n°1/03)
Un viaggio a te, tante ricette a me di Berto Barbieri
Così le industrie farmaceutiche corrompono i medici di
famiglia. Circa tremila indagati in tutta Italia. Il business della salute tra
il mare e il sole delle località esotiche.
Viaggi premio in località esotiche, vini
pregiati, computer e impiantì hi-fi. Il tutto in
cambio di prescrizioni di farmaci. Un gioco
semplice, gestito, stando alla magistratura, da
una delle multinazionali delle medicine, la
Glaxo, che con simili benefit avrebbe
invogliato migliala di medici a prescrivere
farmaci di sua produzione.
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(fonte: Avvenimenti - n°11/03)
La Cecenia e il Caucaso di Alfonso Desiderio
Il Caucaso è stato storicamente una zona cuscinetto tra gli imperi russo,
persiano e ottomano e le religioni cristiana (cattolica e ortodossa) e
musulmana (sunnita e sciita). Ne è conseguito un calderone di decine di
nazionalità, che fa della regione un vaso di pandora. La situazione è molto
più complessa rispetto ad altre zone simili nel mondo, come i Balcani o
l'Afghanistan.
La regione, montuosa e impervia, è importante anche per gli equilibri
energetici mondiali, sia per la produzione locale di greggio, sia perché è
uno dei luoghi di passaggio degli oleodotti e gasdotti che porteranno in
occidente le risorse energetiche dell'area del Caspio.
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(fonte: Atlante Geopolitico, Il giro del mondo in 20 crisi
internazionali
Alfonso Desiderio - Editori Riuniti - pgg. 160 - Euro 12,00)
[ Sabato, 22 Marzo 2003
]
Bambini, venuti nel mondo sbagliato
di Adriano Sofri
Da una poesia di Antonio Machado, una riflessione sullo sbocciare della vita
sotto i cieli di guerra. Da Baghdad all'Uganda, da Ramallah a Tel Aviv, alla
Sierra Leone.
C'è una delle poesie di Antonio Machado messe in musica e
cantate da Joan Manuel Serrat (bellissime) che si intitola
Españolito.
Ha solo otto versi. È facile da cantare come una ninna
nanna.
Ya hay un español que quiere
vivir y a vivir empieza,
entre una España que muere
y otra España que bosteza.
Españolito que vienes
al mundo, te guarde Dios.
Una de las dos Españas
ha de helarte el corazón.
Ecco uno spagnolo che ha voglia di vivere e comincia a
vivere, fra una Spagna che muore e un'altra Spagna che
sbadiglia. Españolito che vieni al mondo, ti guardi Dio. Una
delle due Spagne ti ghiaccerà il cuore. (Diffidate della traduzione: è mia).
Bambini che venite al mondo sotto un cielo di guerra.
Bambina che vieni al mondo nel gran cielo d'artificio
della notte di Baghdad. Tua madre, alla vigilia, ha incollato
strisce di scotch sui vetri delle finestre. Tuo padre ha messo
al riparo nella casa una capretta.
Bambino che vieni al mondo in un campo dell'Inguscezia, e tuo
nonno scambia fazzoletti con i vicini di roulotte per farti festa, e
affila già per te una daga da vendicatore ceceno.
Bambino che vieni al mondo a Kigali, figlio di una donna hutu e di
un padre tutsi, o forse il contrario, e adotterai due bravi genitori
norvegesi.
Bambino che vieni al mondo a Manila, e se arriverai ai nove anni
sarai il più abile scavatore nella monnezza di tutte le Filippine.
Bambina che vieni al mondo nella periferia di Bombay, e sarai la più
elegante matematica di Göttingen.
Bambina che vieni al mondo aborigena a Perth, e la tua speranza di
vita è appena di un quinto inferiore a quella degli altri, e forse
diventerai alcolista, forse correrai i quattrocento metri, forse tutte e
due.
Bambino che vieni al mondo in una brutta casa a Ramallah, e voglia
il ciclo che le ruspe non l'abbattano, e che tu non ci resti sotto, ne tua
madre, ne tua nonna, ne
una Rachele vostra amica.
Bambina che vieni al mondo in Uganda, e tua madre ha il petto vuoto
e non ce la fa ad alzarsi dal suo giaciglio, e ti solleva e ti lava una
sorellina macilenta che sorride.
Bambini che venite al mondo e ve ne andrete presto dal mondo, che
non è pronto, per distrazione, a darvi acqua e scuola e carezze e
medicine.
Bambino che vieni al mondo a Tel Aviv, e tua madre e tuo padre
studiano il mappamondo per scegliere un posto in cui portarti a
crescere, dove per te non sia rischioso.
Bambina che vieni al mondo a Xian, e il mondo farà la coda per
ascoltare il solito Chopin suonato mirabilmente dal tuo violoncello.
Bambino che vieni al mondo a Mexico City, e diventerai presto
vescovo cattolico o predicatore evangelico o rapinatore di
ipermercati.
Bambina che vieni al mondo, e sono già pronte per te le scarpette di
lana lavorate a mano e le preghiere e le lacrime di gioia e un sigaro
Partagas.
Bambino che vieni al mondo a Waw, Sudan meridionale, e i tuoi
genitori ti battezzano cristiano.
Bambino che vieni al mondo a Longyearbyen, e il cielo della notte
ti fa festa con la danza cangiante dell'aurora boreale, lontano dal cielo abbagliato di Baghdad.
Bambino che vieni al mondo a Mendoza, e ti daranno un nome
smaccatamente italiano, che ti faciliti le pratiche del visto di ritorno dalle Ande agli
Appennini.
Bambino che vieni al mondo a Chernobyl, o a
Lugano. O a Pyongyang, dove tua madre mangia erba e radici.
In Italia, dove la mortalità infantile è del 4 per mille, o in
Costa d'Avorio, dov'è del 95 per mille. In Svezia è del 3 per mille, in Angola o m Mozambico è del 127 per
mille.
Vi guardi specialmente il cielo, bambini che venite al mondo nel
mondo sbagliato.
Bambino che vieni al mondo di nascosto nel bagno di una stazione, e
tua madre non ha voluto vedere se sei un maschietto o una
femminuccia, e una giovane poliziotta sceglierà per te il nome più
bello.
Bambino curdo che vieni al mondo a Halabja, e spalancherai i
polmoni piangendo per il primo respiro mentre arrivano
novecentomila uomini con le maschere antigas.
Bambina che vieni al mondo nel quartiere indonesiano di Amsterdam,
dove oggi si sconsiglia di uscire di casa per l'ozono, e sarai biologa, e
ballerina di tango.
Bambino che vieni al mondo a Freetown, e tua madre ha undici anni,
e ti apre la manina e ti bacia un dito dietro l'altro cantando una
filastrocca, e a cinque anni saprai sparare, e a sette anni sarai già un
capo e un tagliatore di mani, e forse un giorno avrai una divisa di
colonnello francese. Fai la nanna fijo bello finché dura 'sto macello.
Bambina che vieni al mondo e non l'hai chiesto, prenditi cura del
mondo. Guarda che non lo distruggano.
[Fonte: Panorama, n°13/2003]
Rieccomi. Non voglio scappare!
di Pietro B.
Grazie a tutti coloro che mi hanno scritto e-mail e commenti.
Grazie in
particolar modo a Ichnusa, Chiara,
Giorgia, Ciro,
Vivì, Strelnik, Mike,
Laura, Giulio,
Valentina, Marco,
Bea.
Per Mike: cazzo, mi
hai fatto commuovere,
il canto del gallo mi ha risvegliato non temere. E ti dico davvero, grazie di
cuore.
Eccomi dunque di nuovo qui. Anche per voi.
[ Giovedì, 20 Marzo 2003
]
Chiudo per protesta contro la guerra all'Iraq
di Pietro B.
Non sono un simpatizzante di Saddam Hussein. Tutt'altro. E' un dittatore
sanguinario che tanto male ha fatto al suo popolo.
Sono però fermamente convinto che questa guerra si poteva evitare se solo lo
si fosse veramente voluto.
Gli Stati Uniti preparavano questa guerra da anni e nulla avrebbero potuto
cambiare le ispezioni degli ispettori dell'ONU a qualsiasi conclusione fossero
pervenuti.
Per protestare contro questa guerra "preventiva" all'Iraq, che ha marginalizzato l'ONU, spaccato
gli alleati degli Stati Uniti, diviso l'Unione Europea, messo i presupposti
per catastrofi ancora maggiori in futuro, BlogOltre
chiude
a tempo indeterminato.
[ Domenica, 16 Marzo 2003
- SPECIALE]
Grazie Presidente Bush!
di Paulo Coelho
Grazie Presidente Bush. Grazie, grande leader
George W. Bush. Grazie dì aver mostrato a tutti il
pericolo che Saddam Hussein rappresenta. Molti
di noi avrebbero potuto altrimenti dimenticare che
ha utilizzato armi chimiche contro il suo popolo,
contro i curdi e contro gli iraniani. Hussein è un
dittatore sanguinario e una delle più chiare
espressioni del male al giorno d'oggi.
Ma questa non è la sola ragione per cui la
ringrazio. Nei primi due mesi del 2003 ha mostrato
al mondo molte altre cose importanti e perciò
merita la mia gratitudine. Così, ricordando una
poesia che ho imparato da bambino, voglio dirle
grazie.
Grazie di aver mostrato a tutti che il popolo turco e
il suo parlamento non sono in vendita neanche per
26 miliardi di dollari.
Grazie di aver rivelato al mondo l'abisso che esiste
tra le decisioni di coloro che sono al potere e i
desideri del popolo.
Grazie di aver messo in
evidenza che né José Maria Aznar ne Tony Blair
danno la minima importanza né mostrano il minimo
rispetto per i voti che hanno ricevuto. Aznar è
capace di ignorare che il 90 per cento degli
spagnoli sono contro la guerra e Blair è rimasto
indifferente alla più grande manifestazione
pubblica svoltasi in Inghilterra negli ultimi
trent'anni.
Grazie di aver costretto Tony Blair a recarsi al
parlamento inglese con un dossier falso scritto da
uno studente dieci anni fa e di averlo presentato
come "prova determinante trovata dal servizio
segreto britannico".
Grazie di aver permesso
che Colin Powell si esponesse al ridicolo mostrando al Consiglio di
Sicurezza dell'Onu delle foto che, una settimana
dopo, sono state pùbblicamente contestate da Hans Blix,
l'ispettore responsabile del disarmo dell'Iraq.
Grazie di aver adottato la
posizione attuale e di
aver pertanto fatto sì che
il discorso contro la guerra del ministro degli Esteri francese, Dominique de
Villepin, alla sessione plenaria dell'Onu fosse accolto dagli applausi - cosa
che a quanto ne so è successa solo una
volta in precedenza nella
storia delle Nazioni Unite, dopo il discorso
di Nelson Mandela.
Grazie perché, in seguito
ai suoi sforzi in favore della
guerra, le nazioni arabe,
normalmente divise,
nell'incontro al Cairo
avvenuto l'ultima settimana di febbraio sono state
per la prima volta unanimi nel condannare
qualsiasi invasione.
Grazie di aver affermato
che "l'Onu ora ha una
possibilità di mostrare la
sua importanza", affermazione che ha indotto a
prendere una posizione contro l'attacco all'Iraq
anche ai paesi più riluttanti.
Grazie per la sua politica estera che ha spinto il
ministro degli Esteri inglese, Jack Straw, a
dichiarare nel ventunesimo secolo che "una
guerra può avere una giustificazione morale",
perdendo in questo modo tutta la credibilità.
Grazie di aver cercato di dividere un'Europa che
sta lottando per l'unificazione: e un avvertimento
che non sarà ignorato.
Grazie di aver ottenuto ciò che assai pochi sono
riusciti a ottenere in quésto secolo: unire milioni di
persone di tutti i continenti nella lotta per la stessa
idea, anche se essa è opposta alla sua.
Grazie di averci dato di nuovo la consapevolezza
che le nostre parole, anche se non saranno udite,
almeno sono state pronunciate; questo ci renderà
più forti nel futuro.
Grazie di averci ignorato, di aver emarginato tutti
coloro che si oppongono alla sua decisione,
perché il futuro della Terra appartiene agli esclusi.
Grazie perché, senza di lei, non saremmo stati
coscienti della nostra capacità di mobilitazione.
Potrebbe non servirci questa volta, ma
sicuramente ci sarà utile in futuro.
Ora che sembra non ci sia modo di zittire i tamburi
di guerra, vorrei ripetere le parole che un antico re
europeo disse a un invasore: "Che la mattina sia
bella, che il sole splenda sulle armature dei soldati,
perché nel pomeriggio ti sconfiggerò".
Grazie di
aver permesso a noi, un esercito di anonimi che
riempie le strade nel tentativo di fermare un
processo già in atto, di capire quel che significa
essere impotenti e di imparare a fare i conti con
quella sensazione e a trasformarla. Pertanto si
goda la mattina e la gloria che potrebbe ancora riservarle.
Grazie di non averci ascoltato e di non averci
preso sul serio, ma sappia che noi la ascoltiamo e
che non dimenticheremo le sue parole.
Grazie
grande leader George W. Bush.
Molte grazie.
(fonte: Corriere della Sera -
14/3/2003)
[ Domenica, 16 Marzo 2003 ]
I bambini nel mondo che muore di sete
di Nadine Gordimer
Guardando
il mappamondo sembra che la nostra Terra trabocchi d'infinite distese
d'acqua.
È paradossale quindi che l'agenda dei
delegati al terzo Forum mondiale
dell'acqua in programma a Kyoto, in
Giappone, dai 16 al 23 marzo, veda
sempre più sete nel futuro del pianeta. È
pur vero che il 70 della superficie terrestre è ricoperto d'acqua, ma si tratta per
il 97,5% d'acqua salata. Del restante 2,5,
l'acqua dolce da cui dipende l'umanità,
tre quarti è condensata in calotte di
ghiaccio.
Non sorprende che le risorse idriche
possano essere fonte di conflitto tra
comunità e tenitori. Ma necessità vuole
che l'acqua venga condivisa per la sopravvivenza di tutti. È inevitabile che
assuma un ruolo catalizzatore della
cooperazione internazionale: l'acqua è quindi un agente di pace. Noi siamo
prodighi nell'uso che facciamo
del prezioso liquido vitale. Nel
ventesimo secolo i consumi idrici sono
aumentati di due volte il tasso di crescita
della popolazione mondiale.
I cambiamenti climatici, l'inquinamento, la
deforestazione selvaggia, il prosciugamento delle paludi, tutto ha
contribuito alla colossale baldoria.
Ma se lo spreco faceva e fa parte dello
stile dì vita di alcuni paesi, più d'un
miliardo di persone non hanno accesso a
un approvvigionamento regolare
d'acqua potabile. E almeno 2,2 milioni di persone, soprattutto nei paesi in via di
sviluppo, muoiono ogni anno di
patologie causate dall'acqua
insalubre che sono costretti a bere.
Ogni giorno circa 6.000 bambini
muoiono - m'interrompo, inorridita,
mentre lo scrivo - per lo stesso
motivo.
L'accesso all'acqua potabile
condiziona molti altri aspetti meno eclatanti della povertà. È in corso
una campagna per fornire ai colpiti
dalla piaga africana dell'Aids
farmaci in grado di prolungare la vita, ma l'efficacia delle terapie è
subordinata alla presenza di
condizioni di vita decenti, che
migliorano la resistenza fisica, ed
esse iniziano dalla disponibilità
d'acqua pulita. Il proclama "L'acqua è vita" assume molteplici sfumature.
Garantire un approvvigionamento
idrico alle comunità è solo in parte
una soluzione. L'assenza di
un'efficace rete fognaria significa
che l'acqua viene spesso inquinata
da infiltrazioni di materiale fecale.
Si placa la sete, ma si beve malattia.
Oggi l'accesso a un'efficace
sistema di servizi igienici e all'acqua potabile sono considerate
misure essenziali a soddisfare i bisogni umani.
Ci sono termini altisonanti che
legano indissolubilmente l'accesso
all'acqua ad altri fattori nel più
ampio concetto di garantire un
ambiente vivibile oggi e per il futuro: "sviluppo sostenibile", "diversità biologica", "gestione delle
risorse". Non meno enfatizzato è il
concetto di "buon governo" da
realizzarsi attraverso politiche sia
territoriali che internazionali.
Al varo del Partenariato strategico
tra paesi africani e Ue sull'acqua e i
servizi igienici l'anno scorso, i
presidenti del Sud Africa e della
Nigeria, Thabo Mbeki e Olusegun Obasanjo e i presidenti dell'Unione Europea e
della Commissione europea, Anders Fogh Rasmussen e Romano Prodi, in una
dichiarazione comune sottolinearono che "La gestione delle risorse idriche necessita impegno ad
ogni livello" e che "l'equilibrio tra il
fabbisogno idrico e i bisogni
ambientali può contribuire all'obiettivo di arrestare la perdita di risorse ambientali entro
il 2015.
Questi leader hanno evidenziato
che la realizzazione dell'obiettivo
dipende dal "nuovo partenariato
strategico a lungo termine tra i
governi, le parti interessate, la società civile e il settore privato".
In
pratica tutti coloro che hanno aperto
un rubinetto o riempito un bicchiere.
La dichiarazione specifica
addirittura che lo sviluppo delle
risorse idriche dovrebbe essere "gender sensitive", (rispettoso delle
pari opportunità, n.d. t.).
Anche se questo riconoscimento
della parità di sete suona come
nervosa concessione alle femministe, rappresenta in realtà una seria
presa di coscienza di quanta responsabilità nella distribuzione dell'acqua in
vaste aree del mondo
pesi (nel senso letterale del termine) sulle donne.
A loro s'applica la categoria biblica dei portatori
d'acqua. E troppo spesso in molti
paesi le donne trasportano acqua in
recipienti tenuti in equilibrio sul
capo per miglia e miglia.
Il ruolo delle donne che si tramanda da generazioni in quella che
si potrebbe definire una rete idrica
umana è stato di massima
importanza nel continente africano.
In Sudafrica, in coincidenza con il
Water Forum giapponese il
Dipartimento per l'acqua e le foreste
premierà le donne che si sono
distinte nel "dare risalto e promuovere la partecipazione delle
donne alla gestione delle risorse
idriche" sia come antiche portatrici
che nel nuovo ruolo di supervisione, educando le comunità a una
corretta condivisione e conservazione delle fonti d'acqua potabile.
Il rapporto del Forum sulla situazione idrica mondiale (World
Water Report) trarrà le sue conclusioni dall'esame di 100 progetti
mirati a conservare le risorse idriche mondiali e tenterà di far sì che l'uso
di tali risorse non privilegi le piscine
dei ricchi, lasciando a secco i
rubinetti dei poveri.
Un progetto eminente all'attenzione del forum è il programma di
sviluppo delle Nazioni Unite "Community Water Initiative" che
stanzia un bilancio di 500 mila dollari solo per l'anno in corso e si prefigge l'obiettivo d'arrivare a 50
milioni di dollari nell'arco di 5 anni.
L'iniziativa sosterrà "approcci innovativi a livello
comunitario alla
gestione delle fonti idriche, dei servizi igienici, e dei bacini idrici
per un numero crescente di paesi
invia di sviluppo come parte della
campagna Undp per dimezzare entro
il 2015 nel mondo il numero degli
individui privi d'accesso all'acqua
potabile".
La continuazione della nostra
esistenza è soggetta a numerose
minacce, è quasi inutile citarle. Alcune interessano paesi o regioni
specifiche definite per gruppi di
potere. O si risolvono o portano al
disastro una o l'altra parte del
mondo. Se riusciamo a tenerle fuori
dal nostro orticello, beh, ci voltiamo
dall'altra parte e speriamo che ci
vada bene per la prossima
generazione.
Ma una minaccia incombe su noi
tutti. Se non riconosciamo la nostra
dipendenza globale dall'acqua
soffriremo la sete su un pianeta
inaridito.
L'autrice, scrittrice sudafricana,
è Premio Nobel per la Letteratura
Copyright Nadine Gordimer
traduzione di Emilia Benghi
(fonte: la Repubblica -
14/3/2003)
[ Sabato, 15 Marzo 2003 ]
Dialogo tra due madri contro la guerra di Bush di Maria
Latella / Veronica Berlusconi
La moglie del premier esprime alla giornalista del
Corriere della Sera tutti i motivi per cui senza l'impegno in piazza delle
organizzazioni pacifiste si andrebbe alla "pietrificazione delle
coscienze".
La telefonata del direttore di MicroMega arriva davvero a sorpresa: «Pensavo
di mettere a confronto le opinioni di due donne, due madri con storie diverse
ma appartenenti alla stessa generazione. Vorreste provarci.?». Conosco Paolo
Flores d'Arcais da più di dieci anni, così come da più di dieci mi capita di
scambiare punti di vista e opinioni con Veronica Berlusconi. Giro la proposta
alla diretta interessata. Conoscendola, mi aspetto un rifiuto. Invece, dopo
qualche incertezza, la proposta è accettata. Il tema le sta troppo a cuore, mi
spiega, per non raccogliere la sfida di una riflessione a due.
(fonte: MicroMega - Giustizia e pace, guerra e regime)
...leggi tutto...
I nostri rapporti: una breve storia di Jonathan
Franzen
Mi avete chiesto di scrivere qualcosa sui rapporti tra america ed Europa. Ecco un piccolo racconto sull'angoscia che questo tema mi provoca. L'ho chiamato così: "I nostri rapporti: una breve storia".
C'era una volta un palazzo in cui vivevano cinque fratelli. I quattro maggiori, che insieme avevano giocato, lottato e superato le malattie infantili, vivevano comodamente nell'ala antica del palazzo, finemente arredata. Il quinto fratello, Joseph, era molto più giovane.
Quando a sua volta divenne
adulto non c'erano più
stanze confortevoli per lui; perciò
gli furono assegnati i locali non
ancora rifiniti dell'ala nuova del
palazzo. Joseph era un ragazzo
strano, solitario e un po'
inquietante. E benché i suoi
fratelli gli volessero bene, era un
sollievo per loro esserselo levato
di torno.
Joseph desiderava essere un
gentiluomo come i suoi fratelli,
ma la vita era difficile nell'ala
nuova del palazzo. Era un luogo
di laboriosità protestante. E Joseph si mise al lavoro.
Col tempo, l'ala antica del palazzo
divenne sempre più affollata: troppi figli, troppe donne per
casa. Vi furono scontri, feroci
antagonismi, debiti disastrosi e risse forsennate. Per qualche
tempo sembrò che il palazzo
andasse in rovina, tanto che pareva definitivamente perduto.
Nel frattempo però Joseph
aveva continuato a lavorare sodo, e i suoi affari prosperavano.
Quello strano fratello minore si
rivelò il solo in grado di salvare
la famiglia. Tra loro però, gli altri
quattro ridevano del puritanesimo di
Joseph e dello stile pacchiano con cui aveva arredato
l'ala nuova del palazzo. Li irritava il fatto che il piccolo si comportasse ora da fratello
maggiore. D'altra parte, non potevano negare di essersi messi nei guai; e
certo erano grati dei sacrifici che
Joseph aveva fatto per loro.
Quanto a lui, disapprovava le
dissolutezze dei fratelli, i loro
eccessi in fatto di spese e di donne. Ma era leale nei confronti
dalla famiglia, e cercava di dimostrare ai fratelli il rispetto che
si deve ai più anziani.
Ma dato che i suoi affari andavano per il meglio, anche Joseph
incominciò a lasciarsi andare.
Aveva una nuova ragazza venuta dall'Arkansas: una vera bellezza. I due organizzavano
splendidi festini, ai quali in genere i fratelli si premuravano di
contribuire con qualche bottiglia
di vino.
Anche se poi c'era
sempre tra loro chi aveva da ridire sul cattivo gusto di quelle
feste, e chi al contrario sospettava Joseph di essere rimasto segretamente un puritano. Ma
ormai lo avevano accettato come capo della famiglia; e adoravano la sua nuova ragazza.
Ma dopo otto anni di baldoria,
per Joseph era venuto il momento di sistemarsi. Aveva in mente di sposare una
sua buona
amica, Alberta, molto assennata
ma purtroppo tutt'altro che sexy.
Una sera, tanto per godersi
un'ultima scappatella, Joseph si
mise a flirtare con Giorgia, una
porcellona, figlia di gente molto
ambiziosa che abitava in fondo
alla strada; e i due finirono per
sbattersi sul sedile posteriore
della sua Suv.
La mattina dopo, i genitori della
ragazza si presentarono al
palazzo con cinque avvocati e
ingiunsero a Joseph di sposarla.
"Ma se neanche mi piace!"
protestò lui. "È viziata, stupida e
gretta".
Ma i genitori, che da tempo
avevano messo gli occhi sul palazzo, insistevano sostenendo che
il matrimonio era l'unica cosa
onorevole da fare. E Joseph, che
desiderava essere un gentiluomo come i suoi fratelli,
ed era oltre tutto pentito per aver
speso otto anni in bagordi, la
sposò.
Quanta infelicità entrò allora in quella casa! Giorgia, che pure era
una svergognata, non mancava
occasione per bistrattare i cognati
e accusarli a gran voce di
immoralità. E pur rimproverando a Joseph la sua generosità, gli
spillava denaro per darlo ai suoi.
Sembrava che quel matrimonio
infelice non dovesse durare. Ma
una notte, un teppista venuto da
un quartiere povero dei paraggi
lanciò una grossa pietra contro la
finestra dello studio di Joseph,
che si prese un terribile spavento.
Ma quando ne parlò ai fratelli, si
rese conto che il suo matrimonio
con Giorgia gli aveva alienato la
loro simpatia. Si dissero spiacenti
per la faccenda del sasso,
osservando però che un vetro
rotto non era nulla in confronto a
quanto avevano dovuto patire per
anni nell'ala vecchia del palazzo.
Se Giorgia era tanto
viziata e sciocca da non
saper pensare nemmeno
a se stessa, i suoi genitori erano invece
astuti opportunisti. E
speravano di approfittare del
momentaneo trauma di
Joseph per impossessarsi dell'intero palazzo. Andarono dunque da
lui e gli dissero:
"Questa è la logica della
guerra. Tu sei il capo
della famiglia. Giorgia
ora è tua moglie e noi, i
suoi genitori, siamo i
soli a poter difendere
questa casa. Devi imparare a odiare quei buoni a nulla dei tuoi fratelli e
a fidarti di noi".
Quando lo vennero a sapere, i fratelli si infuriarono.
Andarono da Joseph e gli dissero:
"Questa è la logica
della pace. Tua moglie
è una svergognata e una
puttana. Finché c'è lei in
questa casa tu non sei
nostro fratello". E il
ricco fratello minore si
prese la testa tra le mani
e pianse.
Jonathan Franzen,
scrittore, vive a New
York. Il suo ultimo
libro è "Le Correzioni".
Copyright by Jonathan
Franzen Agenzia Luigi Bernabò Associates traduzione di Elisabetta Horvat
[Fonte la Repubblica
del 15/3/2003]
[ Venerdì, 14 Marzo 2003 ]
Ancora l'Oriana Fallaci di Valentina Tampellini (Ocurréncia)
Con tempismo ammirevole, Oriana
Fallaci rispunta tra le pagine del Corriere della Sera di oggi, con l'articolo
"La rabbia, l'orgoglio e il dubbio". Ne ho preso notizia
stamani, durante la colazione, mentre ascoltavo "il ruggito del coniglio" di
radiodue (programma sempre divertentissimo ed intelligente). Con tutto il
rispetto per la giornalista - che ne ha viste veramente di tutti i colori nella
sua vita e che ha raccontato cronache d guerra dai posti più infernali del
secondo dopoguerra - continuo a pensare che questa guerra imminente di Bush e
Blair contro Saddam per "la libertà e la sicurezza mondiali" non solo non si
debba fare adesso, ma non sia affatto giusta. Rimango perplessa davanti alle
classificazioni che pretendono di classificare le guerre in base alla loro
legittimità. Non credo ci sia mai stata una guerra "giusta", ma solo conflitti
inevitabili, punti di non ritorno, soluzioni disperate ed estreme, messe in atto
in nome della sopravvivenza e della difesa della dignità umana. La seconda
guerra mondiale è lì a ricordarci che dopo lo scempio che essa ha rappresentato
occorre evidenziare come le guerre siano non "giuste" o "ingiuste", a mio
avviso, ma "contrattabili". Prima di scatenare un conflitto, oggi più che mai,
occorrerebbe giocare tutte le altre carte disponibili sul banco delle
contrattazioni internazionali e cominciare a pesare tutti, anche i giudicanti.
Il pacifismo, il dialogo, la diplomazia internazionale, sono opzioni
importanti, che possono scalzare l'idea di guerra nella mente dei "giusti".
Restano tuttavia tutte cose che Bush figlio non conosce affatto. Lo stesso
Bush senior ha riconosciuto come l'attuale presidente degli Usa non sia stato
capace di dialogare col resto del Mondo, non solo con Saddam e alleati, ma
soprattutto con la vecchia Europa, sempre più divisa in due tronconi - e speriamo che l'UE si salvi. Bush non ha idea di cosa sia la mediazione, cosa
implichi mantenere amicizie di lungo termine, cosa richieda mantenere la "Pace"
sulla Terra. Ma come biasimarlo, lui nemmeno sa cosa significhi il termine
"Pace", né può avere un'immagine del "Resto del Mondo". Ciò che mi amareggia
non è leggere opinioni contrastanti - perché dalla diversità di pensiero nascono
i confronti più fertili e fruttuosi ed abbiamo bisogno di divergenze d'opinione
per individuare la strada da seguire - ma bensì notare come si stia cercando in
tutti i modi di legittimare un conflitto di cui non c'era bisogno e di come si
provi a fomentare l'opinione pubblica contro Saddam e i suoi orrori
dittatoriali, senza considerare tutto il resto, tutto il resto del mondo che in
questo caso è soprattutto rappresentato da "superpotenze". La Fallaci non mi
ha mai convinta a cambiare idea e nemmeno questa volta ha scalfito la mia
opinione, sebbene abbia letto il suo intervento con interesse. Continuo a
credere che la "non guerra" sia l'unica soluzione accettabile, visto che il
concetto di "Pace" rimane o imbavagliato o fin troppo soggettivo. Io voto
per la "non guerra".
[da Ocurréncia
del 14/3/2003]
[ Martedì, 11 Marzo 2003 ]
La nuova casa di Mariemarion di Pietro B.
Auguri a Bea e alla sua nuova casa virtuale: www.mariemarion.com
possa avere vita lunga e prosperosa...
tanti figli nipoti e molto molto di più! Da BlogOltre con affetto.
[ Domenica, 9 Marzo 2003 ]
La guerra dei siti di Matteo
Durante*
La possibile guerra contro
l'Iraq scalda i cuori, attiva la creatività e accende gli animi. Giochi online,
blog e forum: ogni mezzo è buono per protestare o sostenere l'attacco al
temibile Saddam
Pace e guerra. Un tema così
forte non poteva passare inosservato al mondo, parallelo e virtuale, che vive in
rete. Anche per Internet sono quindi giorni di fermento, esattamente come sta
succedendo nella realtà: dove le diplomazie stanno tentando di evitare il
conflitto, americani e inglesi si dicono pronti a colpire per la sicurezza del
mondo e i pacifisti bloccano i treni delle armi e manifestano avvolti nelle
bandiere arcobaleno della pace. La possibile guerra contro l'Iraq scalda i
cuori, attiva la creatività e accende gli animi: ogni mezzo è buono per
protestare o sostenere l'attacco al temibile Saddam.
...leggi
tutto...
[*Da Panorama.it]
[ Venerdì, 7 Marzo 2003 ]
Il grande dittatore di Mark Bowden*
Vita quotidiana di Saddam Hussein
(Si riporta nel seguito l'inizio dell'articolo.)
SHAKHSUH (LA SUA PERSONA)
Oggi è un giorno importante della Grande Battaglia, la Madre immortale di
tutte le battaglie. È un giorno glorioso e splendido per il popolo iracheno, che
ha rispetto di sé, e per la sua storia, ed è l'inizio della grande vergogna per
coloro che hanno scatenato la guerra. È il primo giorno in cui la vasta fase
militare di quella battaglia ha avuto inizio. O meglio, è il primo giorno di
quella battaglia, dacché Allah ha stabilito che la Madre di tutte le battaglie
continuiino a oggi.- Saddam Hussein, in un discorso televisivo al popolo
iracheno, 17 gennaio 2002
IL TIRANNO DEVE RUBARE i momenti di riposo. È costretto a cambiare luoghi e
orari, non dorme mai nei propri palazzi e si sposta da un letto segreto all'altro. Il sonno
e una routine costante sono tra i pochi lussi che gli sono negati. La prevedibilità è
troppo rischiosa: ogni volta che Saddam chiude gli occhi, la nazione è allo sbando, il
suo ferreo dominio si allenta e le cospirazioni si paralizzano nelle tenebre.
...leggi
tutto...
[* The Atlantic Monthly, Stati Uniti -
Pubblicato da Internazionale
°478/2003]
[ Giovedì, 6 Marzo 2003 ]
Il Partito Marxista-Leninista Italiano di Leonardo
Ci insospettisce anche il fatto che l'attentato terroristico
casualmente fallito era stato programmato nello stesso giorno e nelle stesse ore
in cui il PMLI commemorava solennemente a Firenze Stalin, quasi che si volesse
oscurare questo evento storico. Ciò conferma che l'altro obiettivo dei mandanti
del terrorismo è quello di spingere i sinceri rivoluzionari a compiere azioni
avventuristiche e sanguinarie per sottrarli alla lotta per buttar giù il governo
del neoduce Berlusconi, per l'Italia unita,
rossa e socialista....
...leggi tutto...
[ Lunedì, 3 Marzo 2003 ]
Le nuove B.R. di Pietro B.
Eccoli di nuovo i brigatisti. Chi si era illuso che facevano parte del passato è stato sonoramente smentito.
Un poliziotto è morto, perché? Cosa frulla in testa a questa gente? Il comunismo? L'antimperliasmo? La lotta
opearia? Il proletariato? O è solo la cultura della violenza, dell'annientamento fisico dell'avversario ammantato di
sudiciume ideologico. Perché poi è da notare che questa gente sia che sia di
"destra", sia che sia di "sinistra" è perfettamente
intercambiabile. Per loro conta solo il rumore delle armi e le farneticazioni
dei loro comunicati. Questa gente pensa che la lotta violenta può essere utile
ai loro fini. Che dichiarare "la guerra proletaria" allo stato e agli
uomini delle istituzioni possa servire a qualcosa. E poi vai a scoprire che
questi che si battono per il proletariato sono tutti laureati figli di
professionisti e di imprenditori stimati. Borghesi fin nel midollo. Altro che puttanate!
Chiudo con le dure e condivisibili le parole che
Beatrice ha espresso su Mariemarion
sulle BR, dal titolo "RIVOLUZIONE COMUNISTA?":
La chiamano rivoluzione. Ancora.
Dopo trent'anni non hanno imparato.
Loro giocano, ammazzano e poi si dichiarano prigionieri politici.
Bene, popolo delle brigate rosse, il mio disprezzo per voi è totale.Non
m'abbasso a ragionare coi VIGLIACCHI!
Altro non ho da dire se non il consigliarvi la lettura di Kabul, la città che
non c'è.
E se ce l'avete i coglioni, perdìo, andatela a fare là, la vostra rivoluzione
del cazzo!
Fosse la volta che crepate voi, nel mare magnum di merda della vostra paura!
[ Sabato, 1° Marzo 2003 ]
I single non sono ecologici di Pietro B.
"Il matrimonio è un innesto: o attecchisce o no." diceva Victor Hugo ne I miserabili. Ed ancora
memori di quello che scriveva un altro grande come Cechov, "Se temete la solitudine non
sposatevi", si può affermare che il matrimonio è un'istituzione quanto meno poco attraente.
Eppure c'è una notizia che viene incontro a chi vuole trovare un motivo di orgoglio nella scelta di sposarsi
e l'aiuto viene dalla scienza. Un team di ricercatori della Stanford University e della
Michigan State University hanno condotto una ricerca durata 15 anni, tra il
1985 e il 2000, su 141 regioni del mondo compresi Paesi a tasso di crescita
zero (come Italia, Spagna e Portogallo) in cui si è visto che mentre le
popolazioni delle nostre città crescono dell'1,8% le abitazioni crescono del
3,1%. E il motivo di questa apparente anomalia e che sta crescendo il numero
delle persone che vivono da sole. In Italia tra il 1981 e il 2000 la
popolazione è aumentata del 2,2% mentre il numero delle abitazioni del 17,2%.
E il 23% del totale della popolazione è composto da persone che vivono da
sole. Questa moltitudine di single avvertono gli ecologi "produce un
notevole e preoccupante impatto sugli ecosistemi: gli elettrodomestici e gli
impianti fissi hanno una dimensione minima sotto la quale non si può scendere.
L'energia utilizzata da un frigorifero, per esempio, è la stessa, sia che lo
usi una sola persona sia che serva a una famiglia di quattro". A
questo punto non resta che augurare ai single, che noi "maritati"
continuiamo a guardare con un misto di invidia e rassegnazione, sposatevi! Lo
pretende l'ecologia...
[Lo spunto da un articolo di Alina Lombardo sul Diario
n°8/2003]
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