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L'Archivio
dal 1° Gennaio 2003 al 12 Gennaio
2003
SICILIABLOG: Storie di «casa nostra» Intervista di Pietro B.
Siciliablog è il frutto del lavoro
del giovanissimo Rocco, siciliano di Catania. Con puntualità
dall'estate del 2002 segnala sul suo blog i fatti siciliani sottolineando
le inefficienze e l'inettitudine di una classe politica non all'altezza del
proprio ruolo. Rocco rappresenta il futuro dei siciliani. Speriamo siano sempre
più numerosi a pensarla come lui.
...leggi l'intervista...
Le Segnalazioni di
«BlogOltre»
E' in edicola il Diario n°1 del 2003.
LA STRANA FINE DELL'ART.
18. Per tutto l'anno scorso è
stato il fulcro dello scontro tra governo e Cgil, che ha fatto scendere in
piazza milioni di persone. Il 30 dicembre 2002, il premier Silvio Berlusconi ha
dichiarato alla stampa: "Non credo che il governo possa impegnarsi ancora su
questa campagna...". Può considerarsi una vittoria del sindacato o non siamo
neppure, come dice Guglielmo Epifani, "alla fine del girone di
andata"?
L'inchiesta vecchio stile, si occupa di un ennesimo drammatico problema che affligge la
sinistra: il fumo da sigaretta. Una volta era tutto più chiaro: sigari e
sigarette erano di sinistra e l'igienismo-salutista di destra. (Tanto che fu
Hitler per primo a lanciare una campagna contro il fumo e suoi scienziati a
stabilirne gli effetti dannosi). Oggi tutto è cambiato, destra e sinistra hanno
dichiarato una guerra bipartisan alla "bionda". Aspettando il 2004, l'anno che
segnerà la fine della libertà per i tabagisti, Luca Carra offre un interessante
excursus sul rapporto tra fumo e intellettuali.
Dieci cento mille blog di
Francesca Reboli*
In Italia i siti personali sono già 3 mila. Una febbre contagiosa. Ecco
come si diffonde
All’inizio del 2002 in Italia se ne contavano soltanto
300. Dopo sei mesi erano diventati mille. Oggi hanno
raggiunto quota 3 mila. E crescono al ritmo forsennato
di cento al giorno. I blog, pagine Internet
autocostruite e autogestite a metà tra diario
personale, newsgroup e sito di informazione non sono più
un affare per pochi iniziati, giornalisti o smanettoni
entusiasti di tecnologia e Rete. Ormai rappresentano un
fenomeno sociale che si espande a macchia d’olio come
un virus, una febbre contagiosa. Che non risparmia
nessuno: analisti finanziari, neurologi, ex prezzemoline
televisive, preti, pescatori, onorevoli, scrittrici.
Tutti vogliono avere un blog. (continua)
...leggi
tutto l'articolo...
( * Fonte: L'espresso - 9 Gennaio 2003)
Riporto nel seguito, alla meno peggio, alcune reazioni che ha innescato il
sopracitato articolo. Partendo dalla risposta di Carlo Formenti le cui
dichiarazioni fatte alla Reboli tante discussioni ha fatto nascere.
Blog-polemica:
QuintoStato (Carlo Formenti) risponde
In un bel servizio
dedicato all'esplosione dei blog in Italia, la collega Francesca
Reboli riassume in poche righe il senso di una nostra conversazione
telefonica. A quanto pare, la citazione ha suscitato un po' di scandalo
nell'ambiente dei "blogghisti" nostrani, quindi mi pare il caso di procedere ad
alcuni chiarimenti: non per alimentare il diffuso malcostume del lanciare il
sasso per poi nascondere la mano - non intendo smentire ciò che ho detto, bensì
contestualizzarne meglio il senso - ma per rilanciare la provocazione
trasformando, se possibile, lo scandalo in dibattito. A tale scopo, mi sembra
utile partire dalle osservazioni
critiche rivoltemi da Massimo Mantellini.
Nell'intervista sostenevo che i blog saranno oggetto di operazioni di censura
tanto più dure ed efficaci in quanto rivolte contro soggetti che, nella
stragrande maggioranza dei casi, sono persone comuni che non usufruiscono della
protezione di lobby professionali o accademiche, di partiti politici, ecc.
Mantellini replica che "non esiste un rischio specifico legato ai blog", in
quanto il contenzioso (leggi il rischio di censura) "riguarda tutto il web e non
è certo limitato ai blog". Condivido l'ultima osservazione, dissento
totalmente dalla prima. L'esplosione del blogging fa paura perché coincide con
il fulmineo diffondersi d'uno strumento che favorisce una "presa di parola"
democratica e di massa, che non coinvolge (solo) guru, opinionisti, giornalisti,
professori, politici ecc. ma milioni di persone (per intenderci: sta al web
degli ultimi anni, sempre più ingessato da interessi economici e politici, come
i girotondi stanno alla sinistra ufficiale). E questo, in un momento in cui
governi e corporation high tech, compiono il massimo sforzo per "purgare" la
Rete di ogni potenziale conflittuale, significa che le energie saranno
selettivamente rivolte contro il bersaglio grosso.
Passiamo alla seconda
critica. Mantellini dice di non aver gradito le parole con cui ho espresso la
mia predilezione per i blog ricchi di contenuto, utili, di servizio, ecc.,
parole in cui ritiene di riconoscere la posizione elitaria "di chi ancora crede
alla favola dell'autorevolezza dei professionisti dell'informazione". Chi ha
letto quanto ho scritto in "Incantati dalla Rete" e in "Mercanti di futuro", sa
che uno dei temi su cui vado insistendo da anni è proprio quello
dell'irreversibile tramonto dell'autorevolezza (non solo giornalistica, ma anche
accademica, politica, professionale, ecc.), fenomeno che coincide con una
rivoluzione culturale che ha consentito lo sviluppo di nuove forme di
produzione, distribuzione e condivisione delle conoscenze (vedi software open
source, reti p2p, ecc.).
Detto questo, non ho nessuna difficoltà a
ribadire la mia predilezione per i blog di livello "alto" e "professionale".
Chiarito infatti che tale livello non è "garantito" o "certificato" dal fatto
che uno è giornalista, professore universitario, ecc. ma dall'effettiva
competenza, intelligenza, creatività di chi gestisce il blog, resta il dato di
fatto che esistono blog di eccezionale livello (pochi) e blog spazzatura
(molti). E a me la spazzatura non piace. La compianta rivista "Cuore" dedicava
una geniale rubrica ("Chi se ne frega") ai giornalisti che inserivano
confessioni personali nei loro pezzi. Per quanto mi riguarda il chi se ne frega
vale anche per i diari personali on line dei non giornalisti (fatte salve le
eccezioni: si può fare un diario personale creativo, divertente, intelligente,
ecc.).
Altro esempio. Qualche giorno fa ho letto sulla mailing list di
Rekombinant un intervento che si compiaceva del gesto di alcuni hacker, i
quali avevano "ripulito" delle decine di interventi nazisti, stalinisti,
razzisti, leghisti che inquinavano il blog Indymedia, sfruttandone la
decisione di non applicare filtri di sorta ai materiali ricevuti. Personalmente
non approvo simili interventi di hackeraggio, ma non approvo nemmeno la scelta
di non applicare alcun filtro; scelta che qualche settimana ha consentito di
postare su Indymedia un vergognoso libello (rigorosamente anonimo!) in cui
alcuni intellettuali che hanno partecipato all'esperienza dell'operaismo
italiano venivano accusati di essere spie e infiltrati fascisti. "Libertà di
pensiero" oppure diffamazione anonima che priva le vittime del diritto di
chiamare il diffamante a rispondere delle proprie azioni?
Insomma, caro
Mantellini, la spazzatura (culturale, ideologica, politica, ecc.) resta tale
anche quando sta nei blog. Il suo dilagare è un prezzo da pagare a una
rivoluzione che offre a tutti la facoltà di prendere parola? Paghiamolo pure, ma
senza dimenticare che pur sempre d'un prezzo si tratta. Non intendo censurare
nessuno, ma non intendo nemmeno rinunciare a chiamare la beceraggine con il suo
nome. Aristocratico? Assolutamente sì.
COMMENTI
Caro Massimo,
rispondiamo a te per rispondere a tutti (visto che il tuo intervento ci pare
sintetizzi le critiche che in questi giorni ci stanno piovendo addosso), e
cogliamo l’occasione per esprimere la nostra posizione sui blog in generale e su
Quinto Stato in particolare. Il blog è uno strumento editoriale
online, che permette un’ampia interattività, ed ognuno ci fa quello che
vuole. Noi abbiamo scelto di farne una webzine di commento e informazione sulle
tematiche della net economy. La scelta è di sostanza e non di forma. Potevamo
optare per un qualsiasi altro sistema editoriale, o per qualsiasi altra scelta
grafica, e invece abbiamo preferito lo strumento del blog. Ci piace pensare che
anche per degli "sporchi giornalisti" come noi ci sia spazio in questo nuovo
mondo, e che il blog possa diventare uno strumento essenziale per cambiare il
modo di fare informazione. E non abbiamo timore di sembrare altezzosi sostenendo
che Quinto Stato è una delle riviste online più schietta, diretta e
partecipata, grazie proprio a questa formula innovativa. Quanto alle critiche
piovute un po’ da ogni dove: ci sembra che, nella stragrande maggioranza dei
casi, siano state mosse solo per vis polemica e superficialità. Ogni
giorno la nostra redazione posta articoli, contenuti, rassegne stampe, sposa
battaglie in favore dell’open source e del rispetto della privacy. Perché non
confrontarsi con noi proprio su queste tematiche, invece che su sterili
polemiche del io ti linko tu non mi linki? Riportare il nocciolo della
discussione sulle tematiche che ci appassionano, e non su inutili vezzi,
pensiamo gioverebbe a tutto l’universo dei bloggers. Non vogliamo inoltre
difendere Carlo Formenti, che si difende benissimo da solo nel pezzo qui
sopra, ma non possiamo non appoggiare la sua posizione, che secondo noi è stata
interpretata nella sua forma più radicale. La storia dei media ci insegna che
uno dei principi cardine della comunicazione è proprio la “selezione” .
Affermando che solo i blog più interessanti (ma potremmo dire siti, o media),
utili e ricchi di contenuto avranno la meglio, Formenti non fa che ricordare
un’ovvietà. E’ stato così per la stampa, la radio, la televisione, è sarà
probabilmente così anche per Internet. Questo discorso vale anche per chi
utilizza il blog come diario personale: in questo caso sono il valore espressivo
e creativo dell'autore ad entrare in gioco. Per chiudere: quando (tra poco o
molto tempo, chissà) la blog-mania inizierà fisiologicamente a scemare, soltanto
alcuni tra i blog presenti in rete resteranno dei punti di riferimento (e non
dovranno per forza essere fatti da giornalisti. Per esempio, il nostro blog
italiano preferito, che reputiamo di una qualità eccellente, è quello di Onino, uno studente universitario). Abbiamo
la forte convinzione personale che solo i blog che saranno in grado di offrire
un valore aggiunto, di qualsiasi qualità e tipologia, proseguiranno nella loro
avventura. Non certo quelli che dibattono un giorno sì e uno no con Sonia
Cassiani et similia.
I vostri commenti
Caro Formenti,
ho letto la lunga e articolata risposta che tu e i "Quintostatisti" tutti
(perdonami ma se tu usi neologismi orrendi come "blogghisti" io non voglio
essere da meno) avete dedicato al mio commento, alla tua intervista
all'Espresso. Ringrazio per l'attenzione e replico su una sola cosa. Vedo che
Carlo Formenti (le cui posizioni sull'autorevolezza dei professionisti
dell'informazione scopro oggi con piacere singolarmente simili alle mie) ora
parla di sue "preferenze". Predilige - ci spiega - i blog di livello alto e
professionale. Benissimo. Sulle preferenze nessuno immagino avra' nulla da dire.
Come e' giusto. Dice che la spazzatura non gli piace ( e dice anche che i blog
spazzatura sono molti). E anche su questo sono d'accordissimo. Nemmeno a me la
spazzatura piace (anche se ovviamente cosa sia spazzatura e cosa no rientra nei
gusti e nelle perversioni individuali ed e' di difficile definizione univoca). E
tuttavia i conti continuano a non tornare. Volendo essere pignoli (io lo sono
pochissimo, ma per una volta....) osservo che non di preferenze Formenti ha
parlato con L'Espresso. Tutt'altro. Rileggiamo assieme:
....e poi una scrematura fisiologica (oggi circa il 60 per cento dei blog è
costituito da diari personali) che eliminerà la fuffa e premierà i weblog più
utili, quelli di servizio, consolidandoli su livelli di alta professionalità».
Carlo hai riletto? Scrematura fisiologica? Non c'e' traccia di preferenze
in questa frase del giornalista studioso saggista (come vieni giustamente
presentato nell'intevista). C'e' invece una previsione per il futuro
"autorevole" (non ho difficolta' a dirlo, l'avessero chiesto a Costanzo ci avrei
fatto sopra una risata) che continuo a trovare difficile da condividere. Se non
altro perche' trovo si tratti di un approccio del tutto errato.
Torno a leggere il blog di Sonia Cassiani. Buona serata a tutti. :)
p.s. continuate cosi': Quinto Stato e' un blog molto interessante. Almeno per
me.
(tratto da
http://www.mantellini.it/2003_01_01_archivio.htm#90178293)
La chiamate polemica, invitandoci a seguirla sui vari blog che indicate. Io
in realtà contenuti polemici non ne vedo. Anzi, se escludiamo l'opinione
iniziale del signor Mantellini, putroppo dissenziente dalla vostra (ma come
sempre condivisibile e costruttiva), io direi che non vedo proprio contenuti.
Nei 2 articoli di QS vedo un Formenti che fa parziale retromarcia (accompagnato
dai genitori). Tutto qui? Bastavano 2 righe e si è scomodato un Comitato di
Redazione... E per quanto rilegga, non leggo nulla di costruttivo. Peccato,
perchè gli spunti di riflessione servono un po' a tutti. E ben vengano anche le
opinioni elitarie, quando espresse con garbo e savoir faire.
g.g.
"Affermando che solo i blog più interessanti (ma potremmo dire siti, o
media), utili e ricchi di contenuto avranno la meglio, Formenti non fa che
ricordare un’ovvietà. E’ stato così per la stampa, la radio, la televisione, è
sarà probabilmente così anche per Internet".
La stampa, la radio, la tv, sono cose che stanno sul mercato: Internet no.
Anche questa è un'ovvietà. Mi rendo conto che è una prospettiva pessimistica,
ma chi scrive diari on line noiosi e autoreferenziali continuerà a farlo.
Aumentando gli utenti di Internet, aumenterà la fuffa.
E' più facile che si ritiri, deluso, chi invece cerca di organizzare un sito
interessante per gli altri perché si aspetta un ritorno economico. Perciò vi
dico (senza voler essere polemico) che nel futuro di Internet c'è più fuffa che
contenuti professionali.
Ciao tutti, perchè mai dovrebbe esserci una selezione? le aziende che non
fanno utili chiudono, ma i blog no! Anche per questo sono liberi: perchè non
hanno bisogno di fare audience per attrarre gli sponsor. iMHO
ognuno avrà il pubblico che si merita, piccolo o grande, serio o frivolo,
intelligente o meno.
E se è onesto con sè stesso, sarà contento così.
Vi invito a pensare al concetto di "selezione dei media" al di fuori delle
logiche di mercato. Nessun nuovo sistema di comunicazione nasce con finalità
commerciale, che sopraggiunge solo in un secondo momento. La storia ci insegna
che i mezzi di comunicazione che oggi sentiamo come indispensabili sono stati
inventati in ambito scientifico, tecnologico o artistico per venire incontro a
delle necessità di tipo sociale; e solo dopo un lungo periodo di sperimentazione
e gestazione il nuovo "medium" ha trovato una via maestra di utilizzo. E' stato
così per i musei, le grandi esposizioni universali, il dagherrotipo, il
telefono, la radio... etc etc. E sono convinto che sia così anche per Internet
in generale e per i blog in particolare. Senz'altro ci sarà una selezione, e
solo i "media" che saranno in grado di intercettare e soddisfare al meglio una
necessità sociale (che potrebbe anche essere quella di compilare un diario
online), avranno la meglio. In questo senso mi piace pensare che siamo
ancora un po' pionieri. A noi il compito di trovare la strada. P.S. Mi fa
comunque piacere che da una polemica sterile stia nascendo una discussione
vivace e di contenuto. Abbiamo creato Quintostato proprio per questo
Secondo me c'è un equivoco quando si paragona il blog al cinema, alla tv,
alla radio, ecc.. Il blog è uno strumento di comunicazione pari-a-pari, come
l'e-mail o il telefono. Perché la gente dovrebbe stancarsi di scrivere dei
fatti suoi? Forse si è stancata di scrivere e-mail ad amici e conoscenti? Anzi,
dal dilagare delle catene di S. Antonio e dei messaggi-bufala, direi proprio di
no. Sarebbe come sostenere che tra un po' smetteremo di usare il cellulare in
modo massiccio, e lo lasceremo usare soltanto ai professionisti, che ci
chiameranno e ci diranno cose interessanti. Forse non sarebbe una cattiva idea,
ma mi sembra irrealistica, per come si stanno mettendo le cose. Dopodiché
magari mi sbaglio io, ma non mi scremerete tanto facilmente;-)
Pensare che i blog "inutili" scemeranno è come affermare che nessuno si
sdraierà più su un bel prato verde solo perché non serve a niente. Per quanto
riguarda la spazzatura mediatica, dice bene il Formenti: liberi di evitarla. È
giorni che non guardo la TV e sto improvvisamente meglio. "Utile" anche nella
sua assenza, quindi, o dovrei pensare che è inutile?
è esattamente quello che c'è scritto. una polemica. solo una
polemica.
Internet è un mezzo formato da tante piccole singolarità, più della tv, della
radio, della stampa che tendono ad aggregare e massificare per loro natura.
Quindi la scrematura sarà una questione di preferenza individuali. Insomma,
ognuno libero di farsela per conto proprio, ma sperare (e perché poi) in
scremature fisiologiche non ha molto senso.
| mah... a me sembrava tanto - ma proprio tanto, anzi: troppo! - un
augurio che i "non professionisti" potessero tornarsene
diligentemente a casa con la coda tra le gambe. Ovviamente, è solo
un'illusione. We ain't going back in the box! |
Formenti non ha espresso una sua speranza, ha parlato di probabilità.
E questa probabilità esiste, avvallata dalle statistiche che vedono
centinaia di siti fantasma su Geocities, figli del entusiasmo della
prima ora, quando la moda era Internet, ancora prima della moda Blog.
Ce ne sono gia' di Blog Fantasma.
Il punto è un altro. Con il mio sito di gatti prima potevo aprirlo e
lasciarlo li' a marcire. Con il blog è un po' piu' difficile.
L'aggiornamento è una sua caratteristica.
Molti apriranno un blog perchè è facile, scriveranno un post stile
"fico, ho un blog, ora devo solo decidere cosa scrivere" e si
stuferanno dopo un po'.
Ovviamente, sul futuro funesto che si abbatterà contro i blog NON
professionali e NON di servizio non sono affatto daccordo.
Che fanno? mi cacciano se il mio blog non serve a nessuno? e se servisse
a me? |
in risposta al post 2 di Carlo, tu rivendichi il diritto all'inutilità,
legittimo, ma se avessi visuuto le eroiche vicende della new economy,
fossi stato acquisito da un rampante gruppo scandinavo, rivenduto ai
fondatori, fuso con un leader italiano e, in fin dei conti, a dispetto
della tua lucida analisi, ancora provassi l'ebbrezza del capital gain
(di quelli intorno a te, non tuo perchè non eri un fondatore e non sei
arrivato a toccarlo) allora capiresti che il fine ultimo di unirti al
boom del blog è scappare con la grana, questa volta, perchè la volta
scorsa non ce l'hai fatta.
Voi bloggate la fuffa, noi facciamo quinto stato perchè siamo incazzati
per non essere diventati milionari epoi anche perchè si può diventare
milionari anche andando contro (Clarence docet) |
| Anch'io concordo con il signor Mantellini. e anche con il signor
Carlo, quello del post numero 2. |
Concordo (come spesso accade) con il signor Mantellini.
Il problema della professionalità dei blog non esiste, mentre invece è
importante la capacità di ottenere ascolto (indipendentemente dai
numeri).
E l'ascolto è un problema minore nei blog, rispetto a qualsiasi altra
attività internet. La cosa straordinaria dei blog, rispetto -ad
esempio- ai racconti inediti è che l'autore di un blog legge gli altri
blog (quindi produce più ascolto che contenuti), mentre in generale
l'autore di scritti inediti si guarda bene dal leggere gli inediti
altrui.
g.g. |
Io ho letto la cosa in modo più banale, forse sbagliando: questi
strumenti (i blog) permettono di pubblicare pagine web più facilmente,
quindi più persone potranno scrivere sul web, quindi ci saranno più
parole, pensieri, opinioni, quindi a un certo punto a qualcuno potrebbe
venire voglia di censurarli.
Credo cioè che Formenti volesse sottolineare il solito pericolo
che riguarda Internet: la voglia di controllarla. |
| Si. E inoltre non vedo perchè un blog dovrebbe essere professionale o
di servizio. Anzi, rivendico il diritto di scrivere un blog
assolutamente inutile per il puro gusto di scriverlo, avesse anche solo
un lettore - mica si paga per leggere una pagina web, se non ti piace
non la leggi, punto. Quanto alla alta professionalità, per me Formenti
se la può mettere su per il culo, pensasse piuttosto alla sua bassa
professionalità. |
io vorrei solo capire per quale motivo a un certo punto sopraggiungerà
una "scrematura fisiologica". Cioè, chi scrive diari a un
certo punto si stancherà? Perché? La scrematura esiste nel mercato, ma
i blog sono gratuiti, non possono fallire. Possono annoiarsi, ma finché
crescono gli utenti di internet cresceranno anche i bloggatori.
Tenere un blog è facile come gestire una casella e-mail. Ora, se un saggista
e studioso del rapporto tra nuove tecnologie e dinamiche sociali
andasse in giro predicando una scrematura delle caselle e-mail che
premierà la professionalità, io, voi, noi lo prenderemmo per matto. O
no? |
E-mail di Giorgia (Mu) del 19/1/2003
Personalmente, non credo che i giornalisti professionisti debbano
preoccuparsi del fenomeno blog, voglio dire, con tutte le cose importanti e/o
catastrofiche che succedono al mondo, suppongo che i
diari online non abbiano tutta questa rilevanza (fosse così facile farsi
ascoltare, aprire un blog per fermare Bush & Saddam e compagnia brutta?
aprire un blog per far vincere lo scudetto all'Inter?
troppo facile...)...e come al solito, ci facciamo ridere dietro da mezzo
mondo, come se non bastasse la nostra tivvù, che è stata giudicata "un
inferno" da un giornalista del Financial Times (dovevi sentì come
protestava in merito Gerry Scotti ieri sera!!!)...una cosa così inutile
(giornalisti allarmati dal "fenomeno blog"???) non è mai successa
negli altri paesi (forse in quelli sottosviluppati...), mi chiedo perché i
nostri "profesionisti" debbano essere sempre così provinciali...poi
si lamentano che ci additano come gli scemi del villaggio in tutto il mondo...
AdrianoSofri: Come il carcere cambia il rapporto col mondo Intervista
di Franco Marcoaldi*
Che cosa pensa e in che misura si trasforma un uomo che vive
in galera a contatto con gli altri carcerati e con l'esterno
Un po' di tempo fa mi è capitato di presentare a Bologna
l'ultimo libro di Adriano Sofri, Altri Hotel (Mondadori); un libro molto
bello, che mi ha colpito per svariate ragioni: a cominciare dalla riconferma di
una libertà mentale che la maggior parte di noi, uomini liberi, nemmeno si
sogna. «Come un cervo volante catturato dentro una scatola di fiammiferi»,
Sofri vive recluso in una cella di due metri per tre, ma spazia in ogni dove e
senza alcun pregiudizio, sempre attento alle possibilità di creare ponti,
connessioni e cortocircuiti. E lo fa utilizzando materiali alti e bassi, anzi
altissimi e bassissimi: la Bibbia e Striscia la Notizia, le dame del Carpaccio e
una partitella di calcio all'interno del penitenziario. (continua)
..leggi tutta l'intervista...
Cosa Nostra allo Stadio di Saverio Lodato
(Fonte: L'Unità - 24/12/2002)
Il decimo anniversario delle stragi di Capaci e via D'Amelio
si conclude con l'ennesima sfida rivolta da Cosa Nostra allo Stato e a un certo
potere politico. Al potere politico che più le è congeniale, a quello che la
mafia avverte come più vicino, più consono ai suoi interessi, alle sue
aspettative; Quello - lo avrete capito - rappresentato da Forza Italia. E
siccome, in vicende del genere, la personalizzazione non guasta mai, è proprio
a Silvio Berlusconi che si rivolge in maniera alquanto ruvida, pur tuttavia
esemplare per la chiarezza del suo messaggio, lo striscione sventolato domenica
sugli spalti dello Stadio di Palermo.
Curva sud, il che - per chi sta indagando - ha la sua importanza.
Diceva lo striscione, o dice la mafia, che fa lo stesso: "Uniti contro il
41 bis. Berlusconi dimentica la Sicilia". Non si hanno notizie di proteste
da parte della società calcistica. Ne di particolari reazioni del pubblico
durante la partita.
Cominciamo col dire che i mafiosi non hanno mai fatto ricorso
agli uffici stampa per rendere noti i propri punti di vista. Uno striscione, al
pari di un volantino o di un comunicato, rende evidente e visibile il suo
firmatario. Cosa Nostra non si è mai firmata. Ha sempre fatto di tutto per
negare la sua esistenza. Giustiziarono il boss Giovanni Bontade e sua moglie perché, durante il "maxi" processo, si era permesso di leggere un
comunicato di suo pugno per allontanare dall'organizzazione il sospetto infame
che avesse ordinato l'uccisione, nella popolare borgata di San Lorenzo, del
povero Claudio Domino, un ragazzino di undici anni.
Ottime le intenzioni, pessimo il risultato: quel proclama
rappresentò l'ammissione, sia pure contorta, che Cosa Nostra esisteva, aveva i
suoi codici, aveva sue linee di condotta. I poveri penalisti erano furibondi:
facevano tanto nelle loro arringhe per sostenere che i clienti non sapessero
neanche come si chiamava questa benedetta mafia... Torniamo a oggi.
Lo striscione (tolto dai poliziotti qualche minuto dopo la
sua esposizione; la Digos sta indagando, ma la curva sud, quella della vergogna,
è quella dei "cani sciolti", dunque facce poco conosciute alle forze
dell'ordine) segna l'epoca in cui viviamo. Cosa Nostra non ha più bisogno di
nascondersi dietro un dito. E' diventata - per adoperare le parole del sostituto
procuratore Gaetano Paci che si trovava domenica allo Stadio - "ideologia
pura". Spieghiamo meglio.
Boss e picciotti non capiscono più quello che accade. Ma
come? Non commettono delitti. Non commettono stragi. Non uccidono rappresentanti
delle istituzioni. Portano voti a Forza Italia non appena si presenta una scadenza
elettorale. Avevano cercato di inventarsi il tavolino della trattativa,
attraverso l'ipotesi della dissociazione, portavoce Pietro Aglieri. Avevano
cercato di far conoscere la piattaforma programmatica di più ampio respiro
attraverso il proclama delle carceri, portavoce Leoluca Bagarella. Chiedono solo
di potere concludere affari in santa tranquillità. E invece?
E invece l'"alleanza trasversale", maggioranza
opposizione, fa passare al Senato la legge che rende definitivo il 41 bis. E
Berlusconi che ci sta a fare? Ma che fa? Dorme? I boss si sentono talmente al
governo, talmente rappresentati, talmente in auge politicamente, da mettere nero
su bianco che, se la musica non cambia (e in fretta), volteranno ancora una
volta le spalle a chi avevano sostenuto elettoralmente. Quello striscione ci
dice non solo che "il re è nudo". Ma anche che il "re" -
Berlusconi - si era fatto garante persino di questo "popolo", il
popolo di Cosa Nostra.
Calma. Ora poco importa che Berlusconi dica che nessuno lo
aveva mai informato di essere sovrano di questo consesso. D'altra parte non si
era mai visto uno striscione che diceva: "Prodi dimentica la Sicilia".
Non si era mai visto uno striscione che diceva: "D'Alema dimentica la
Sicilia"... Un motivo dovrà pur esserci. Ecco perché sono destinate a
scivolare sull'acqua le parole gonfie di stupore di Enrico La Loggia, il
ministro per gli Affari Regionali, a commento dello striscione: "Provo
sdegno e orrore dinanzi ad atteggiamenti di questo genere". Non vanno
infatti al cuore del problema. Quanto alla seconda parte della sua
dichiarazione, ha tutta l'aria di innescare un involontario cortocircuito:
"La Sicilia è al centro dell'attenzione del Presidente Berlusconi e di
tutto il Governo, e le iniziative assunte cominciano a produrre effetti positivi
in tema di lotta alla mafia, sviluppo e occupazione". Che significano
queste parole? La Loggia è siciliano. La Loggia sa che chi ha messo quello
striscione non è un marziano o un "sicilianista" nostalgico che si
aspetta da Berlusconi "pane e lavoro". Cosa Nostra chiede altro. Ha fame
di ben altri "provvedimenti". Cosa Nostra vuole che siano rispettati i
patti. Quei patti che il pentito Nino Giuffrè ha descritto magistralmente in
quell'interrogatorio che ha per oggetto proprio la costituzione di Forza Italia
e le aspettative e le attese e le simpatie manifestate nei suoi confronti da
Cosa Nostra. Dal 1994 ad oggi.
Lo striscione è scomodo in se, oltre che per il suo
contenuto. E davvero lo striscione rappresenta "un episodio grave",
come osserva il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Roberto
Centaro, di Forza Italia. Ma il presidente della Commissione Antimafia, forse
poco a suo agio in un ruolo istituzionale, sente il bisogno di assicurare che
"la Casa delle Libertà proseguirà nell'approvazione dei provvedimenti
legislativi che vanno nella direzione della lotta contro la criminalità
organizzata". Purché sente il bisogno di parlare a nome della Casa delle
Libertà piuttosto che dello Stato? Non ricordiamo, però, di avere sentito la
sua voce allo scadere dei centottanta giorni della collaborazione di Giuffrè,
mentre Pier Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia, e Piero Grasso,
procuratore di Palermo, e tutti i suoi sostituti, lasciavano intendere che
un'eventuale proroga dei termini di legge, avrebbe rappresentato ossigeno per le
indagini antimafia.
Ma c'è un altro aspetto da non sottovalutare: i mafiosi sono
stufi di pagare per tutti. Non accettano più i diversi pesi, le diverse misure.
Leggiamo, a questo proposito, uno dei passaggi del discorso del presidente della
Regione Siciliana Totò Cuffaro, all'Ars, durante la discussione del caso
dell'assessore Bartolo Pellegrino, che si è autosospeso perche coinvolto in un'inchiesta
sulla cosca mafiosa di Monreale in cui sarebbe indagato per falsa testimonianza
al pubblico ministero. Dice Cuffaro: "Bartolo Pellegrino per legge non
doveva dimettersi o sospendere le sue funzioni dalla carica, ma lo ha fatto per
atto di sensibilità politica".
Loro, i politici, quando vogliono si sanno difendere
benissimo - dicono boss e picciotti - per noi restano solo le briciole.
L'ennesimo segnale è stato lanciato. Ma per quanto tempo
ancora Cosa Nostra si accontenterà di parole, proclami, civiltà dell'immagine?
Sin dai prossimi giorni sarà bene non distrarsi, non abbassare la guardia.
Ho voluto riportare questo articolo di fondo di Saverio Lodato,
nonostante la notizia da cui tra spunto non sia freschissima, perché ritengo che il
tema affrontato comunque sia di stretta attualità. E poi a me Saverio Lodato piace, molto.
Saddam si abbatte con lo 0,83% del Pil di Alessandro Politi
(Fonte: Il Sole 24 Ore - 23/12/2002)
Stabilire i costi militari di un'operazione bellica in grande
stile riporta a quel profumo ambiguo e insistente che emanavano le stime delle
spese militari sovietiche durante la guerra fredda: una deliziosa miscela
d'incertezza obiettiva dei parametri in gioco e di schietto falso in bilancio.
La possibile seconda guerra del golfo non sfugge a tale
concreta sensazione. Per cominciare, non vi sono informazioni pubbliche troppo
attendibili sul numero delle forze Usa già presenti in zona. Le più
dettagliate le ha date Neue Zürcher Zeitung e risalgono a fine novembre.
In Medio Oriente ci sarebbero circa 50000 militari americani, di cui 10000
soldati (esercito, marines e forze speciali), 300 aerei da combattimento e tre
gruppi da battaglia su portaerei. Come nella I guerra mondiale, la mobilitazione
è un segnale d'avvio del conflitto, ma ancora non è avvenuta, benché lo
scorso 17 dicembre Londra abbia aviato delle procedure di pre-mobilitazione per
portare 20mila uomini (circa una divisione e 3-4 squadrons), mentre ha già
annunciato l'invio di un gruppo navale incentrato sulla portaerei leggera "Invincible".
«Trovo ragionevole la stima di 50mila uomini, ma troppo
bassa quella di 10000 combattenti. Una stima più accurata è tra 50 e 70mila
con 6-8 brigate (pari a 2 o quasi 3 divisioni) già sul teatro, tanto più che,
come data probabile d'inizio delle ostilità, si pensa a fine gennaio 2003»,
afferma un esperto italiano non-governativo.
Va tenuto presente che, secondo i dati del Congressional
Budget Office, la capacità di trasporto strategico statunitense nella prima
guerra del Golfo fu di due divisioni leggere (paracadutisti e assalto aereo) e
due pesanti (meccanizzata e corazzata) in 80 giorni, indispensabili in qualunque
scenario credibile. Si parla di piani di guerra da luglio-agosto, il che, con
tutti i ritardi possibili, costituisce un monte-giorni di 100-120 per cominciare
a spostare le truppe.
A proposito di scenari, l'opinione pubblica ne è stata
inondata. Si va dall'Afghan replay allo sbarco anfibio su Bassora, dal blitz su
Baghdad al Desert Storm light, un misto di disinformazione e war gossip.
La verità è che le operazioni audaci si fanno quando non si hanno mezzi
sufficienti o quando le pressioni e i vantaggi politico-strategici valgono il
rischio. Nel caso statunitense i mezzi sovrabbondano e la pressione politica per
un blitzkrieg è elevata: ma non così alta da giocarsi una presidenza su
perdite intollerabili. E la prudenza del generale Tommy R. Franks è
proverbiale.
Una stima ragionevole dei piani Usa è che i grandi assi
terrestri d'attacco saranno due: quello più imponente dal Kuwait e dall'Arabia
Saudita e uno secondario dalla Turchia. Il primo con l'obiettivo di raggiungere
la capitale e l'insieme dei centri nevralgici iracheni, l'altro di bloccare un
certo numero di divisioni avversarie e sostenere le forze irregolari più
significative, cioè i Curdi. Resta una riserva di truppe aviotrasportate e
aeromobili per un devastante colpo a sorpresa a livello operativo. Una sorta di
Desert Blend, un whisky miscelato con altri componenti.
A questo punto si può ragionare su un'ipotesi di costi
intermedia tra le due presentate dal Congressional Budget Office, Heavy Ground e
Heavy Air. Il primo mese di combattimento verrebbe a costare tra 8,4 e 9,2
miliardi di dollari, mentre ogni mese successivo tra 6,8 e 7,4 miliardi,
compresi tutti i costi di personale, operativi e di trasporto, ma esclusi quelli
di ritiro e occupazione.
Secondo Anthony H. Cordesman, uno dei maggiori specialisti di
guerre nel Medio Oriente, c'è un 40-60% di probabilità che la guerra si
concluda in 4-6 settimane (alla peggio, al costo di 9,2-12,9 miliardi), un un
30-40% che duri 6-12 settimane (con una spesa di 12,9-68,4 miliardi) e un 10%
che qualcosa vada terribilmente storto in quei difficili 90-100 giorni. A questi
costi vanno aggiunti quelli altamente classificati dell'intelligence per circa
15 miliardi, il che si tradurrebbe in un tetto prudenziale di 83 miliardi circa:
appena lo 0,83% del Pil Usa per cancellare i baffi più odiati del momento.
C'è chi vede il barile a 160 $ di Giorgio S. Frankel
Il pericolo c'è e non va sottovalutato. La guerra in Irak
può voler dire uno shock petrolifero come quelli degli anni 70. George L. Perry,
economista della Brookings Institution di Washington, propone tre scenari in cui
il greggio, oggi a quasi 30 dollari al barile, sale rispettivamente a 32, 75 e
160 dollari. Che dire? Nel primo caso lo shock può essere breve e leggero. Il
terzo pare del tutto teorico perchè, prima che il greggio salga a 160, si
rischia una depressione globale. Ma anche l'ipotesi a 75 dollari è raggelante.
Certo, i prezzi, in termini reali, presto caleranno. Ma,
secondo William D. Nordhaus, economista a Yale, ci vorranno forse più di dieci
anni perchè ritornino normali. Eppure, a Washington, la lobby anti-Irak dice
che la guerra, anzichè uno shock, porterà un benefico contro-shock
petrolifero. Lo scenario è suggestivo: «Con un regime filo-occidentale a
Baghdad potremo sviluppare il potenziale irakeno e aumentare rapidamente la
produzione. Il maggior export dell'Irak scardinerà il potere dell'Opec facendo
scendere il greggio a 10 dollari». La cosa è possibile, ma non è detto che
sia verosimile.
Certo, l'Irak è un vero Eldorado petrolifero secondo solo
all'Arabia Saudita per riserve accertate: 110-125 miliardi di barili, oltre il
10% del totale mondiale. E il mondo del petrolio sostiene che, in realtà, le
riserve irakene potrebbero anche superare quelle saudite, con bassissimi costi
di estrazione. Le possibilità di rapida crescita sono però limitate. Il
settore, dopo anni di guerre e sanzioni Onu, è decrepito. Occorrono decine di
miliardi di dollari e molti anni per ripristinare e accrescere la capacità
produttiva, oggi sotto i 3 milioni di barili al giorno (mb/g). In confronto,
l'Arabia Saudita ha una capacità di 10 mb/g e ha prodotto in ottobre sui 7,75
mb/g. Con la guerra, sarà inevitabile un Black Out più o meno
prolungato dell'export irakeno.
In teoria, esso può essere compensato da altri produttori,
tra cui la Russia. Ma i paesi non Opec sono già quasi al massimo di capacità.
Solo l'Opec ha un margine di capacità residua, ma quasi tutta in Arabia Saudita
e, in parte, in Kuwait. Il quesito è se questi paesi vorranno, o potranno,
esportare di più. L'Opec - o anche solo alcuni produttori arabi, più l'Iran -
potrebbe non aumentare la produzione e forse anche ridurla per motivi politici.
L'ipotesi di un embargo petrolifero arabo, come quello del
1973, è realistica se Israele entra in guerra a fianco degli Usa contro l'Irak
o ne approfitta per rioccupare in via definitiva i territori palestinesi. Il
black out irakeno potrebbe anche essere assai più grave del previsto, se gli
impianti vengono devastati dalla guerra. Non si può anche scartare l'ipotesi
che lo stesso Saddam Hussein ne ordini la distruzione prima della sconfitta per
vendetta contro gli Usa, come fece nel 1991 coi pozzi e le raffinerie del
Kuwait. E se la guerra si allarga essa può minacciare, direttamente o
indirettamente, tutto il Golfo il che, in termini di petrolio, vuol dire il
25-30% della produzione mondiale: il 35% del commercio mondiale di greggio e
quasi il 70% delle riserve totali.
Ma il greggio a 10 dollari è davvero credibile? Sarebbe la
bancarotta, con gravi effetti sociali, per molti dei paesi produttori, un duro
colpo per le prospettive della Russia e porterebbe in rosso i bilanci delle
compagnie, come nel 1998. Se, come affermano in molti, la guerra all'Irak è
anche un conflitto per il petrolio, è certo possibile che lo scopo sia
"liberare" il greggio Irakeno. Ma ci si può anche chiedere se, al
contrario, non ci sia interesse a tenere quel greggio lontano dal mercato per
molti anni.
Questi due articoli, tratti entrambi dalla stessa pagina de
"Il Sole 24 Ore" del 23 Dicembre scorso, fanno ben comprendere come i
preparativi alla guerra comprendono anche il calcolo dei costi economici
rapportati ai vari scenari che possono ipotizzarsi. Il tutto molto asettico,
molto disumano, molto cinico. Cosa vuoi che siano gli eventuali morti
magari civili? Una delle tante variabili di cui tener conto.
Referendum sul logo di «BlogOltre» di Pietro B.
Non potevo non mostrarvi questo bellissimo logo che mi ha appena
inviato la gentilissima Valentina la bellachioma
del web. La cosa è stata tanto più gradita quanto inaspettata. E a questo
punto democraticamente chiedo a quanti leggono più o meno abitualmente queste
pagine che ne pensate? Indico un referendum "consultivo". Aspettando
il vostro parere a Valentina va la palma della simpatia.
I vostri pareri alle 21:00 del 10
Gennaio, riportati in "chiaro".
|
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Bene, è vero per il carattere 'sanguigno' del blog e dell'autore, ma
guardando bene il barbiere (non della sera) potrebbe assumere un'aria sinistra
(non in senso politico), cinica, pungente. Forse con un angolo particolare della
bocca per renderlo più inquietante. In fondo è meglio suggerire che
spiegare... Palomar | Homepage | 01.10.03 - 10:08 am |
|
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Lo stile della Bellachioma è inconfondibile, ma in questo caso la
forte caratterizzazione farebbe sembrare BlogOltre una pagina BOTN... e poi
quel signorino è troppo fighetto, troppo affettato per come si lascia
percepire Pietro (sensibile ma sanguigno). Dunque voto no, ma faccio i
complimenti a Valentina, sangue romagnolo: beata te che i loghi li sai fare,
io non saprei nemmeno da che parte incominciare! ciao Zu
Giulio(Zu) | Homepage
| 01.09.03 - 23:00 via e-mail |
|
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>>Insomma, Pietro e io ci'avemo
>>Marte in Toro. Significa:
>>nce fate ncazzà, però siamo buoni
))
fortissimo!
bellachioma | Homepage
| 01.09.03 - 8:43 pm | #
|
|
Concordo con Zoe. Sarebbe meglio valutare altre proposte. Ma ancor di
più. Invitare certi webdesaign più o meno frilenz (leggi Strelnik,
Palomar o altri che non conosco)o la stessa Zoe che mi scuso di non
conoscere, a "rivestire" i brog degli amici dando il meglio di
se stessi. Che in questo caso non è, non mi piace.
Mi piace invece la veste grafica che Palomar ha dato a Mariemarion, veste
che s'attaglia perfettamente alla filosofia del brog. In questo caso il
nuovo logo io non lo vedo "incollato" al blog di Pietro, che a
pelle sento più ... nso' come dire... più... meno sfizioso, meno
signorinella, meno "moda" da signorinette come il logo proposto.
Più "pesante", più "cavernicolo", meno avente a che
fare con le forbici ma più, come me, con le pietre, il brog di Pietro
nci'azzecca ncavolo co forbici e filettature dorate. La O, sbiadita su
oro, peraltro perde completamente l'impatto visivo. Insomma, Pietro e io
ci'avemo Marte in Toro. Significa: nce fate ncazzà, però siamo buoni. La
nuova veste grafica proposta da bellachioma non la condivido per Pietro.
In ogni caso complimenti a Valentina, il logo in sé e per sé è molto
elegante. Ma non è adatto alla filosofia del brog di Pietro. Senz'offesa.
BaciBea
Piesse: Pietro! è tornato Noblogo, che faccio te lo rispedisco o lo
venghi a prende tu?
bea | Email
| Homepage
| 01.09.03 - 7:51 pm | #
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primo chiarimento: nel logo c'è un signorino 
secondo chiarimento: le forbici hanno un duiplice significato, almeno per
me.
1. il blog di Pietro ripropone integralmente molti articoli, sia di
riviste che di altri blog. Pietro taglia e incolla tutto ciò che lo
interessa qui sul suo blog, esattamente come noi facevamo qualche anno fa
ritagliando gli articoli di giornale ed appiccicandoli in un quaderno. non
è una cosa negativa, anzi, per me è bellissima, è creare uan memoria,
è scegliere opinioni, fatti, idde... si chiama anche
"selezionare".
in più Pietro ci dà l'occasione epr parlarne.
2. inoltre le forbici pungono, sono taglienti, insomma, come l'ape ha il
pungiglione, anche blogoltre ha il suo acuminato spillo e direi che è
questo un "signor" pregio.
l'osservazione di palomar poi rende perfettamente la mia idea. tagliare,
incollare per conservare.
bellachioma | Homepage
| 01.09.03 - 7:28 pm | #
|
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si, molto meglio
pupa | 01.09.03 - 6:01 pm | #
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|
Leggendo il commento di Pupa mi è venuto in mente che la signorina del
logo potrebbe avere in mano una matita ("sottolineature").
Che ne dite?
Chiara | Email
| Homepage
| 01.09.03 - 5:49 pm | #
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si vede subito lo stile di valentina bici...ha creato anche il mio logo
per millevoci. solo un appunto: di primo impatto quella forbice (almeno
nella mia testa bacata...) mi fa venire in mente la frase: taglia e cuci
dando al logo un'accezione negativa (sempre nella mia testa!!!)..solo
questo e buon lavoro!!! 
pupa | 01.09.03 - 3:24 pm | #
|
|
E' perfetto soprattutto guardando le linee tratteggiate verticali che,
con la forbice del logo, potranno essere tagliate e conservate.
Palomar
Palomar | Email
| Homepage
| 01.09.03 - 11:09 am | #
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|
Senza leggere ciò che avevi scritto sotto il logo avevo pensato che
era in perfetto stile bellachioma!

A me piace molto.
Divertente, simpatico e diverso dal solito.
Chiara | Email
| Homepage
| 01.09.03 - 10:38 am | #
|
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Si mi piace!
Sarebbe bello poterlo confrontare con altre proposte. Vorrei inviarti
qualcosa anch'io ma, se il mio buon gusto lo permetterebbe, la mia abilità
di grafica me lo proibisce. Scherzo ma parteciperò volentieri alle
votazioni. Ciao Valentina
zoeee | Email | Homepage
| 01.09.03 - 9:38 am | #
|
Una Vita in Fumo di Ezechiele
«Il mio papa' e' appena morto di tumore al polmone. Intendo raccogliere e
divulgare il piu' possibile, soprattutto tra i giovani, dati, articoli,
esperienze, notizie, e quanto altro possibile sui danni provocati dal fumo.
Tutti coloro che ne hanno esperienza, diretta o no, sono invitati ad aggiungere
la loro testimonianza. Se anche una sola persona in piu', visitando questo BLOG
, si convincera', smettera' di fumare e si salvera'dal cancro, NE SARA' VALSA LA
PENA»
Da UNA VITA IN
FUMO. Su segnalazione di Chiara
da oggi questo blog è tra miei link.
«BlogOltre» e i suoi cambiamenti
di Pietro Busalacchi
Quando voi, miei lettori (e spesso mie letture), tornerete
dalle vostre vacanze natalizie troverete il mio blog molto cambiato
e per questo fedele a se stesso. Nel seguito, qualora vi interessasse, vi
spiegherò brevemente il perché di questi cambiamenti.
Questa estate quando scoprii grazie a Diario
il mondo dei weblog avevo ripreso da poco a studiare per conto mio l'HTML. L'Hyper
Text Markup Language diventerà un ricordo nel libri di storia
dell'informatica quando io comincerò veramente a padroneggiarlo, come successe
con il Quick-Basic (dell'MS-DOS) che imparai ad usarlo bene quando il
Visual-Basic si era già imposto nella sua quinta versione. Ma tant'è
l'importante è farsi capire!
Questo mio proposito auto-consolatorio dura però il tempo di trovare un manuale
che mi spiega un pò meglio le cose e tutto ricomincia daccapo: altre prove,
altri cambiamenti.
Intanto i blog, quelli storici, quelli fatti dai web-designer continuano a fare
bella mostra di se con i loro layout funzionali le loro diavolerie XML e simili.
E la loro puzza sotto il naso!
Non vivo d'invidia, quello che riesco a fare mi soddisfa (per qualche minuto) ma
vorrei poter migliorare sempre più.
In questi giorni in un bel manuale dell'Apogeo sull'HTML 4.01, ho letto che una
pagina web per essere accettabile (come tempo di scaricamento con una
connessione con modem 56K) non deve superare la dimensione massima di 50-70 Kb.
Tutto compreso. Ossia come listato HTML, immagini, link, annessi e connessi.
Ho cercato dunque di darmi da fare rimettendo in discussione tutto, trasformando
ciò che era parte della home-page in pagine a parte, tagliando, decentrando
(come mi aveva già suggerito la grande Valentina Tampellini, che ad ascoltarla
prima avrei risparmiato i 45 euro del sopracitato libro) e semplificando al
massimo la grafica. Quello che ho ottenuto è sotto i vostri occhi. Tutto frutto
delle mie fatiche.
E, domani, non mi piacerà più. Aiutoooooooo!
L'anno giudiziario dedicato a Caponnetto
di Adriana Musella*
Un mese fa, il 6 Dicembre 2002, moriva il giudice Antonino Caponnetto, uno dei simboli
della lotta alla mafia. La sua morte è arrivata in un momento molto delicato
per la giustizia, i cui rapporti con la politica sembrano diventare sempre più
tesi. Per quel che Caponnetto rappresentava, ha meravigliato l'assenza, al suo
funerale di esponenti politici e rappresentanze governative. In qualità di responsabile
del coordinamento nazionale antimafia e di impegno civile
"Riferimenti" da lui fondato, mi è varo tenerne viva la memoria. Per
questo ritengo che sia giusto che l'anno giudiziario 2003 venga dedicato ad
Antonio Caponnetto e che la sua figura venga ricordata in ciascun distretto di
corte d'Appello.
*Coordinatrice di "Riferimenti". Dalla
rubrica "Lettere" de "la Repubblica" del 5/1/2003.
Dal Blog al Vlog
di Pier Luigi Tolardo
In Italia impazza la moda dei Blog: molti sono belli ed
interessanti,
altri troppo narcistici e logorroici.
Ma negli Usa esplode già il
Vlog, ovvero il Video Weblog.
[Fonte: ZEUS News - www.zeusnews.it - Prima
Pagina, 03-01-2003]
In questo momento in Italia è scoppiata la moda del Blog: tutti
si fanno un Blog, e Portali come Clarence aprono degli spazi riservati per
ospitare Blogger. Dopo essersi fatta l'email e magari il sito personale; dopo
aver acquistato una connessione Adsl a 256K con l'illusione della larga banda;
dopo essersi fatti abbordare e ad aver cercato di abbordare decine di uomini
fingendosi donne, in migliaia di ore passate in chat; dopo aver discusso dei
massimi sistemi in decine di mailing list di ulivisti, forzisti, pacifisti,
motociclisti ed esibizionisti... dopo tutto questo, il navigatore italico medio
non può non provare l'ebbrezza di un Blog.
Solo un Tic di una generazione di ventenni alle prese con una nuova forma di
autocoscienza, in cui si analizzano, nevroticamente, le proprie paure e i prori
malesseri e le proprie speranze, e di un'altra generazione di quarantenni alla
ricerca sempre di qualcosa oltre la new age e i girotondi?
Nei Blog c'è di tutto: dalle banalità del "Diario Camay" a pagine di poesia
di grandi autori e di autori sconosciuti, ma non meno grandi, ci si può imparare
qualcosa e ci si può consolare vedendo altri singles come noi, sposati come noi,
separati come noi, felici e disperati come noi.
Quello che forse piace dei Blog è l'essere una Rete di persone vere, che si
linkano e postano senza pudori, senza indugiare in false realtà virtuali, che si
riconoscono ed apprezzano nella loro diversità. Saranno così anche i Vlog (Video
Blog o Blog di terza generazione) che stanno nascendo negli Usa?
Qualcuno prevede che i blogger inseriranno nei Blog sempre più foto e
filmati, che non si limiteranno più al solo testo - questo grazie al calo dei
prezzi degli hard disk e dei Dvd, nonché al diffondersi delle connessioni Adsl.
Addirittura c'è che prevede la nascita dei "blogerazzi", una specie di paparazzi
blog che armati di un telefonino con videocamera digitale scattino foto e le
pubblichino immediatamente sul proprio blog, una metodologia che si presta anche
a forme di contrinformazione o informazione indipendente.
In questo i Blog diventerebbero anche sempre più mod weblog, cioè un
Blog accessibile ed aggiornabile, in modalità wireless, da terminali mobili come
telefonini e palmari. Vi sono negli Usa anche gli scettici rispetto a questa
trasformazione del Blog in Vlog perchè i video non si possono linkare e spesso
non è facile inserirli in un sito.
In Italia c'è chi come Massimo Mantellini sostiene che "il Blog sia la rinvincita
dell'Internet della Parola sull'Internet dell'immagine". Ma l'evoluzione in
Vlog contraddirebbe questo assunto, ed è certamente una battaglia aperta. Un po'
come quella degli SMS contro gli MMS, dove, purtroppo, l'esito sembrerebbe
scontato, in una società dominata dalla Tv.
Chissà perchè mi viene in mente quel bellissimo fim di Truffaut "Fahrenheit
451" dove le persone sfuggono ad una società dominata da un Grande Fratello in
Video che li scruta e li osserva per diventare un libro, uno di quei libri fatti
di parole scritte che nel film i pompieri devono bruciare.
Inutile dire che faccio il tifo per i Blog solo di parole.
Recensione di una recensione
di Pietro B.
Nell'ultimo numero de "Le
Scienze" (n°413, Gennaio 2003) c'è una recensione al libro:
«Il male del secolo -
Per una storia del cancro», di Giorgio Cosmacini e Vittorio A.
Sironi, Ed.
Laterza, pp.276 (euro 30,00). Leggiamola insieme:
Raccontare la storia di un male, il cancro, che riassume forse
più di ogni altro i timori dell'uomo di fronte alla propria vulnerabilità,
e per questo è per i medici una sfida impegnativa e affascinante. Ecco l'obiettivo del
saggio a quattro mani di Giorgio Cosmacini e Vittorio Sironi, che si sono divisi il compito di
raccontare la storia dell'oncologia, dal papiro egizio di Kahun - datato 1850 a.C. - che descrive
per la prima volta un tumore all'utero, alle tappe storiche della chemioterapia.
La
prospettiva biografica scelta dagli autori offre una rassegna di grandi - e
meno grandi - medici del passato, soprattutto ma non solo italiani.
Dal dottor Palletta, milanese, che verso la fine del XVIII secolo cerca di curare i tumori con
l'«aria fissa» - l'anidride carbonica - alle teorie parassitario di Francesco Sanfelice,
alle ardite operazioni della fine del XIX secolo da parte di neurochirurghi come
Francesco Durante. Alcuni capitoli - quelli dedicati a interventi avventurosi,
quando anestesia e asepsi erano alle prime armi - potranno turbare i lettori
più sensibili, ma scorrendo il volume si rintracciano le premesse
dell'oncologia moderna, dalla radioterapia alle terapie farmacologiche, alle metodiche chirurgiche.
Senza ignorare i primi tentativi di capire l'origine dei tumori che colpivano operai delle prime fabbriche, ma
anche spazzacamini. Tentativi che avrebbero aperto la strada alle iniziative anti-fumo, e a
campagne di prevenzione come quella sui tumori femminili, avviata a metà degli anni sessanta.
Manca un approfondimento sui progressi più recenti: ora che il cancro si sta lentamente trasformando
in «male curabile», gli autori hanno scelto di chiudere con un capitolo dedicato alle più discutibili
terapie alternative, dallo storico siero di Bonifacio alla cura Di Bella.
Con un invito agli oncologi a non sottovalutare il problema - vi
ricorre il 50 per cento dei malati - indicandone la soluzione in un più stretto
rapporto di fiducia tra medico e paziente. (Paola Cicerone)
Vi ho riportato per intero questa recensione evidenziando una
sola frase, quando parla dei malati che ricorrono alle cure alternative. Nel libro
si dice che «vi ricorre il 50 per cento dei malati». Dunque come si è più volte
discusso in queste pagine il problema esiste,
non è solo qualche pazzo solitario e testardo (e votato al suicidio) che
ricorre alle cure alternative. O no?
TEMPERATURA GLOBALE VICINA AI RECORD PER IL 2002*
Onde di calore mortali, disseccamento dei
raccolti
e scioglimento dei ghiacci
di Lester R.Brown
Le
temperature registrate nei primi 11 mesi del 2002 indicano che quest'anno
sarà, probabilmente, il secondo anno più caldo mai registrato, superato solo
dal 1998. I dati del Goddard Institute per gli Studi Spaziali della NASA
indicano che la temperatura nei primi 11 mesi presenta come valore medio 14,65
gradi Celsius (58,37 gradi Fahrenheit), poco al di sotto dei 14,69 del 1998, ma
molto superiore al valore medio di 14 gradi, registrato fra il 1951 e il 1980.
Studiando i dati sulle temperature attuali, si ha, senza ombra di
dubbio, la sensazione che le temperature stiano crescendo, e che la
crescita aumenti giorno per giorno. Un anno fa, abbiamo reso noto che i 15
anni più caldi mai registrati, dal 1867, hanno avuto luogo dopo il 1980.
Escludendo una drammatica caduta delle temperature in questo dicembre,
possiamo affermare che i tre anni più caldi si sono fatti registrare
negli ultimi cinque. (continua)
...leggi tutto l'articolo...
*Articolo tratto dal sito del WWF
ITALIA - Si ringrazia Bestiediuomini
per la segnalazione.
Addio a Giorgio Gaber...
da giorgiogaber.org
DESTRA-SINISTRA
Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Fare il bagno nella vasca è di destra
far la doccia invece è di sinistra
un pacchetto di Marlboro è di destra
di contrabbando è di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Una bella minestrina è di destra
il minestrone è sempre di sinistra
tutti i films che fanno oggi son di destra
se annoiano son di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Le scarpette da ginnastica o da tennis
hanno ancora un gusto un po' di destra
ma portarle tutte sporche e un po' slacciate
è da scemi più che di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
I blue-jeans che sono un segno di sinistra
con la giacca vanno verso destra
il concerto nello stadio è di sinistra
i prezzi sono un po' di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
I collant son quasi sempre di sinistra
il reggicalze è più che mai di destra
la pisciata in compagnia è di sinistra
il cesso è sempre in fondo a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
La piscina bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po' di destra
mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
sono di merda più che sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è la passione, l'ossessione della tua diversità
che al momento dove è andata non si sa
dove non si sa
dove non si sa.
Io direi che il culatello è di destra
la mortadella è di sinistra
se la cioccolata svizzera è di destra
la Nutella è ancora di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Il pensiero liberale è di destra
ora è buono anche per la sinistra
non si sa se la fortuna sia di destra
la sfiga è sempre di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Il saluto vigoroso a pugno chiuso
è un antico gesto di sinistra
quello un po' degli anni '20, un po' romano
è da stronzi oltre che di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è il continuare ad affermare un pensiero e il suo perché
con la scusa di un contrasto che non c'è
se c'è chissà dov'è
se c'é chissà dov'é.
Tutto il vecchio moralismo è di sinistra
la mancanza di morale è a destra
anche il Papa ultimamente è un po' a sinistra
è il demonio che ora è andato a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
La risposta delle masse è di sinistra
con un lieve cedimento a destra
son sicuro che il bastardo è di sinistra
il figlio di puttana è di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po' più di destra
ma un figone resta sempre un'attrazione
che va bene per sinistra e destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Basta!
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Caro Formenti,
ho letto la lunga e articolata risposta che tu e i "Quintostatisti" tutti (perdonami ma se tu usi neologismi orrendi come "blogghisti" io non voglio essere da meno) avete dedicato al mio commento, alla tua intervista all'Espresso. Ringrazio per l'attenzione e replico su una sola cosa. Vedo che Carlo Formenti (le cui posizioni sull'autorevolezza dei professionisti dell'informazione scopro oggi con piacere singolarmente simili alle mie) ora parla di sue "preferenze". Predilige - ci spiega - i blog di livello alto e professionale. Benissimo. Sulle preferenze nessuno immagino avra' nulla da dire. Come e' giusto. Dice che la spazzatura non gli piace ( e dice anche che i blog spazzatura sono molti). E anche su questo sono d'accordissimo. Nemmeno a me la spazzatura piace (anche se ovviamente cosa sia spazzatura e cosa no rientra nei gusti e nelle perversioni individuali ed e' di difficile definizione univoca). E tuttavia i conti continuano a non tornare. Volendo essere pignoli (io lo sono pochissimo, ma per una volta....) osservo che non di preferenze Formenti ha parlato con L'Espresso. Tutt'altro. Rileggiamo assieme:
....e poi una scrematura fisiologica (oggi circa il 60 per cento dei blog è costituito da diari personali) che eliminerà la fuffa e premierà i weblog più utili, quelli di servizio, consolidandoli su livelli di alta professionalità».
Carlo hai riletto? Scrematura fisiologica? Non c'e' traccia di preferenze in questa frase del giornalista studioso saggista (come vieni giustamente presentato nell'intevista). C'e' invece una previsione per il futuro "autorevole" (non ho difficolta' a dirlo, l'avessero chiesto a Costanzo ci avrei fatto sopra una risata) che continuo a trovare difficile da condividere. Se non altro perche' trovo si tratti di un approccio del tutto errato.
Torno a leggere il blog di Sonia Cassiani. Buona serata a tutti. :)
p.s. continuate cosi': Quinto Stato e' un blog molto interessante. Almeno per me.
(tratto da http://www.mantellini.it/2003_01_01_archivio.htm#90178293)
Inviato da: massimo mantellini on Gennaio 13, 2003 07:20 PM