L'Archivio

dal 1° Gennaio 2003 al  12 Gennaio 2003

SICILIABLOG: Storie di «casa nostra»
Intervista di Pietro B.

Siciliablog è il frutto del lavoro del giovanissimo Rocco, siciliano di Catania. Con puntualità dall'estate del 2002 segnala sul suo blog i fatti siciliani sottolineando  le inefficienze e l'inettitudine di una classe politica non all'altezza del proprio ruolo. Rocco rappresenta il futuro dei siciliani. Speriamo siano sempre più numerosi a pensarla come lui.

...leggi l'intervista...


Le Segnalazioni
di «BlogOltre»

Il diario - 10 Gen. 2003 E' in edicola il Diario n°1 del 2003.

LA STRANA FINE DELL'ART. 18. Per tutto l'anno scorso è stato il fulcro dello scontro tra governo e Cgil, che ha fatto scendere in piazza milioni di persone. Il 30 dicembre 2002, il premier Silvio Berlusconi ha dichiarato alla stampa: "Non credo che il governo possa impegnarsi ancora su questa campagna...". Può considerarsi una vittoria del sindacato o non siamo neppure, come dice Guglielmo Epifani, "alla fine del girone di andata"?

L'inchiesta vecchio stile, si occupa di un ennesimo drammatico problema che affligge la sinistra: il fumo da sigaretta. Una volta era tutto più chiaro: sigari e sigarette erano di sinistra e l'igienismo-salutista di destra. (Tanto che fu Hitler per primo a lanciare una campagna contro il fumo e suoi scienziati a stabilirne gli effetti dannosi). Oggi tutto è cambiato, destra e sinistra hanno dichiarato una guerra bipartisan alla "bionda". Aspettando il 2004, l'anno che segnerà la fine della libertà per i tabagisti, Luca Carra offre un interessante excursus sul rapporto tra fumo e intellettuali.

Dieci cento mille blog
di Francesca Reboli*

 
In Italia i siti personali sono già 3 mila. Una febbre contagiosa. Ecco come si diffonde

All’inizio del 2002 in Italia se ne contavano soltanto 300. Dopo sei mesi erano diventati mille. Oggi hanno raggiunto quota 3 mila. E crescono al ritmo forsennato di cento al giorno. I blog, pagine Internet autocostruite e autogestite a metà tra diario personale, newsgroup e sito di informazione non sono più un affare per pochi iniziati, giornalisti o smanettoni entusiasti di tecnologia e Rete. Ormai rappresentano un fenomeno sociale che si espande a macchia d’olio come un virus, una febbre contagiosa. Che non risparmia nessuno: analisti finanziari, neurologi, ex prezzemoline televisive, preti, pescatori, onorevoli, scrittrici. Tutti vogliono avere un blog. (continua)

...leggi tutto l'articolo...

( * Fonte: L'espresso -  9 Gennaio 2003)

Riporto nel seguito, alla meno peggio, alcune reazioni che ha innescato il sopracitato articolo. Partendo dalla risposta di Carlo Formenti le cui dichiarazioni fatte alla Reboli tante discussioni ha fatto nascere.

 

Blog-polemica: QuintoStato (Carlo Formenti) risponde

In un bel servizio dedicato all'esplosione dei blog in Italia, la collega Francesca Reboli riassume in poche righe il senso di una nostra conversazione telefonica. A quanto pare, la citazione ha suscitato un po' di scandalo nell'ambiente dei "blogghisti" nostrani, quindi mi pare il caso di procedere ad alcuni chiarimenti: non per alimentare il diffuso malcostume del lanciare il sasso per poi nascondere la mano - non intendo smentire ciò che ho detto, bensì contestualizzarne meglio il senso - ma per rilanciare la provocazione trasformando, se possibile, lo scandalo in dibattito. A tale scopo, mi sembra utile partire dalle osservazioni critiche rivoltemi da Massimo Mantellini.

Nell'intervista sostenevo che i blog saranno oggetto di operazioni di censura tanto più dure ed efficaci in quanto rivolte contro soggetti che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono persone comuni che non usufruiscono della protezione di lobby professionali o accademiche, di partiti politici, ecc. Mantellini replica che "non esiste un rischio specifico legato ai blog", in quanto il contenzioso (leggi il rischio di censura) "riguarda tutto il web e non è certo limitato ai blog".
Condivido l'ultima osservazione, dissento totalmente dalla prima. L'esplosione del blogging fa paura perché coincide con il fulmineo diffondersi d'uno strumento che favorisce una "presa di parola" democratica e di massa, che non coinvolge (solo) guru, opinionisti, giornalisti, professori, politici ecc. ma milioni di persone (per intenderci: sta al web degli ultimi anni, sempre più ingessato da interessi economici e politici, come i girotondi stanno alla sinistra ufficiale). E questo, in un momento in cui governi e corporation high tech, compiono il massimo sforzo per "purgare" la Rete di ogni potenziale conflittuale, significa che le energie saranno selettivamente rivolte contro il bersaglio grosso.

Passiamo alla seconda critica. Mantellini dice di non aver gradito le parole con cui ho espresso la mia predilezione per i blog ricchi di contenuto, utili, di servizio, ecc., parole in cui ritiene di riconoscere la posizione elitaria "di chi ancora crede alla favola dell'autorevolezza dei professionisti dell'informazione". Chi ha letto quanto ho scritto in "Incantati dalla Rete" e in "Mercanti di futuro", sa che uno dei temi su cui vado insistendo da anni è proprio quello dell'irreversibile tramonto dell'autorevolezza (non solo giornalistica, ma anche accademica, politica, professionale, ecc.), fenomeno che coincide con una rivoluzione culturale che ha consentito lo sviluppo di nuove forme di produzione, distribuzione e condivisione delle conoscenze (vedi software open source, reti p2p, ecc.).

Detto questo, non ho nessuna difficoltà a ribadire la mia predilezione per i blog di livello "alto" e "professionale". Chiarito infatti che tale livello non è "garantito" o "certificato" dal fatto che uno è giornalista, professore universitario, ecc. ma dall'effettiva competenza, intelligenza, creatività di chi gestisce il blog, resta il dato di fatto che esistono blog di eccezionale livello (pochi) e blog spazzatura (molti). E a me la spazzatura non piace. La compianta rivista "Cuore" dedicava una geniale rubrica ("Chi se ne frega") ai giornalisti che inserivano confessioni personali nei loro pezzi. Per quanto mi riguarda il chi se ne frega vale anche per i diari personali on line dei non giornalisti (fatte salve le eccezioni: si può fare un diario personale creativo, divertente, intelligente, ecc.).

Altro esempio. Qualche giorno fa ho letto sulla mailing list di Rekombinant un intervento che si compiaceva del gesto di alcuni hacker, i quali avevano "ripulito" delle decine di interventi nazisti, stalinisti, razzisti, leghisti che inquinavano il blog Indymedia, sfruttandone la decisione di non applicare filtri di sorta ai materiali ricevuti. Personalmente non approvo simili interventi di hackeraggio, ma non approvo nemmeno la scelta di non applicare alcun filtro; scelta che qualche settimana ha consentito di postare su Indymedia un vergognoso libello (rigorosamente anonimo!) in cui alcuni intellettuali che hanno partecipato all'esperienza dell'operaismo italiano venivano accusati di essere spie e infiltrati fascisti. "Libertà di pensiero" oppure diffamazione anonima che priva le vittime del diritto di chiamare il diffamante a rispondere delle proprie azioni?

Insomma, caro Mantellini, la spazzatura (culturale, ideologica, politica, ecc.) resta tale anche quando sta nei blog. Il suo dilagare è un prezzo da pagare a una rivoluzione che offre a tutti la facoltà di prendere parola? Paghiamolo pure, ma senza dimenticare che pur sempre d'un prezzo si tratta. Non intendo censurare nessuno, ma non intendo nemmeno rinunciare a chiamare la beceraggine con il suo nome. Aristocratico? Assolutamente sì.

COMMENTI

Caro Massimo,

rispondiamo a te per rispondere a tutti (visto che il tuo intervento ci pare sintetizzi le critiche che in questi giorni ci stanno piovendo addosso), e cogliamo l’occasione per esprimere la nostra posizione sui blog in generale e su Quinto Stato in particolare.
Il blog è uno strumento editoriale online, che permette un’ampia interattività, ed ognuno ci fa quello che vuole. Noi abbiamo scelto di farne una webzine di commento e informazione sulle tematiche della net economy. La scelta è di sostanza e non di forma. Potevamo optare per un qualsiasi altro sistema editoriale, o per qualsiasi altra scelta grafica, e invece abbiamo preferito lo strumento del blog. Ci piace pensare che anche per degli "sporchi giornalisti" come noi ci sia spazio in questo nuovo mondo, e che il blog possa diventare uno strumento essenziale per cambiare il modo di fare informazione. E non abbiamo timore di sembrare altezzosi sostenendo che Quinto Stato è una delle riviste online più schietta, diretta e partecipata, grazie proprio a questa formula innovativa.
Quanto alle critiche piovute un po’ da ogni dove: ci sembra che, nella stragrande maggioranza dei casi, siano state mosse solo per vis polemica e superficialità. Ogni giorno la nostra redazione posta articoli, contenuti, rassegne stampe, sposa battaglie in favore dell’open source e del rispetto della privacy. Perché non confrontarsi con noi proprio su queste tematiche, invece che su sterili polemiche del io ti linko tu non mi linki? Riportare il nocciolo della discussione sulle tematiche che ci appassionano, e non su inutili vezzi, pensiamo gioverebbe a tutto l’universo dei bloggers.
Non vogliamo inoltre difendere Carlo Formenti, che si difende benissimo da solo nel pezzo qui sopra, ma non possiamo non appoggiare la sua posizione, che secondo noi è stata interpretata nella sua forma più radicale. La storia dei media ci insegna che uno dei principi cardine della comunicazione è proprio la “selezione” . Affermando che solo i blog più interessanti (ma potremmo dire siti, o media), utili e ricchi di contenuto avranno la meglio, Formenti non fa che ricordare un’ovvietà. E’ stato così per la stampa, la radio, la televisione, è sarà probabilmente così anche per Internet. Questo discorso vale anche per chi utilizza il blog come diario personale: in questo caso sono il valore espressivo e creativo dell'autore ad entrare in gioco.
Per chiudere: quando (tra poco o molto tempo, chissà) la blog-mania inizierà fisiologicamente a scemare, soltanto alcuni tra i blog presenti in rete resteranno dei punti di riferimento (e non dovranno per forza essere fatti da giornalisti. Per esempio, il nostro blog italiano preferito, che reputiamo di una qualità eccellente, è quello di Onino, uno studente universitario). Abbiamo la forte convinzione personale che solo i blog che saranno in grado di offrire un valore aggiunto, di qualsiasi qualità e tipologia, proseguiranno nella loro avventura. Non certo quelli che dibattono un giorno sì e uno no con Sonia Cassiani et similia.

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I vostri commenti

Caro Formenti,

ho letto la lunga e articolata risposta che tu e i "Quintostatisti" tutti (perdonami ma se tu usi neologismi orrendi come "blogghisti" io non voglio essere da meno) avete dedicato al mio commento, alla tua intervista all'Espresso. Ringrazio per l'attenzione e replico su una sola cosa. Vedo che Carlo Formenti (le cui posizioni sull'autorevolezza dei professionisti dell'informazione scopro oggi con piacere singolarmente simili alle mie) ora parla di sue "preferenze". Predilige - ci spiega - i blog di livello alto e professionale. Benissimo. Sulle preferenze nessuno immagino avra' nulla da dire. Come e' giusto. Dice che la spazzatura non gli piace ( e dice anche che i blog spazzatura sono molti). E anche su questo sono d'accordissimo. Nemmeno a me la spazzatura piace (anche se ovviamente cosa sia spazzatura e cosa no rientra nei gusti e nelle perversioni individuali ed e' di difficile definizione univoca). E tuttavia i conti continuano a non tornare. Volendo essere pignoli (io lo sono pochissimo, ma per una volta....) osservo che non di preferenze Formenti ha parlato con L'Espresso. Tutt'altro. Rileggiamo assieme:

....e poi una scrematura fisiologica (oggi circa il 60 per cento dei blog è costituito da diari personali) che eliminerà la fuffa e premierà i weblog più utili, quelli di servizio, consolidandoli su livelli di alta professionalità».


Carlo hai riletto? Scrematura fisiologica? Non c'e' traccia di preferenze in questa frase del giornalista studioso saggista (come vieni giustamente presentato nell'intevista). C'e' invece una previsione per il futuro "autorevole" (non ho difficolta' a dirlo, l'avessero chiesto a Costanzo ci avrei fatto sopra una risata) che continuo a trovare difficile da condividere. Se non altro perche' trovo si tratti di un approccio del tutto errato.

Torno a leggere il blog di Sonia Cassiani. Buona serata a tutti. :)

p.s. continuate cosi': Quinto Stato e' un blog molto interessante. Almeno per me.

(tratto da http://www.mantellini.it/2003_01_01_archivio.htm#90178293)

Inviato da: massimo mantellini on Gennaio 13, 2003 07:20 PM

La chiamate polemica, invitandoci a seguirla sui vari blog che indicate. Io in realtà contenuti polemici non ne vedo. Anzi, se escludiamo l'opinione iniziale del signor Mantellini, putroppo dissenziente dalla vostra (ma come sempre condivisibile e costruttiva), io direi che non vedo proprio contenuti. Nei 2 articoli di QS vedo un Formenti che fa parziale retromarcia (accompagnato dai genitori). Tutto qui? Bastavano 2 righe e si è scomodato un Comitato di Redazione...
E per quanto rilegga, non leggo nulla di costruttivo. Peccato, perchè gli spunti di riflessione servono un po' a tutti. E ben vengano anche le opinioni elitarie, quando espresse con garbo e savoir faire.

g.g.

Inviato da: Giuseppe Granieri on Gennaio 13, 2003 09:33 PM

"Affermando che solo i blog più interessanti (ma potremmo dire siti, o media), utili e ricchi di contenuto avranno la meglio, Formenti non fa che ricordare un’ovvietà. E’ stato così per la stampa, la radio, la televisione, è sarà probabilmente così anche per Internet".

La stampa, la radio, la tv, sono cose che stanno sul mercato: Internet no. Anche questa è un'ovvietà.
Mi rendo conto che è una prospettiva pessimistica, ma chi scrive diari on line noiosi e autoreferenziali continuerà a farlo. Aumentando gli utenti di Internet, aumenterà la fuffa.

E' più facile che si ritiri, deluso, chi invece cerca di organizzare un sito interessante per gli altri perché si aspetta un ritorno economico. Perciò vi dico (senza voler essere polemico) che nel futuro di Internet c'è più fuffa che contenuti professionali.

Inviato da: leonardo on Gennaio 14, 2003 12:34 AM

Ciao tutti,
perchè mai dovrebbe esserci una selezione? le aziende che non fanno utili chiudono, ma i blog no!
Anche per questo sono liberi: perchè non hanno bisogno di fare audience per attrarre gli sponsor.
iMHO ognuno avrà il pubblico che si merita, piccolo o grande, serio o frivolo, intelligente o meno.

E se è onesto con sè stesso, sarà contento così.

Inviato da: Massimo Moruzzi on Gennaio 14, 2003 09:19 AM

Vi invito a pensare al concetto di "selezione dei media" al di fuori delle logiche di mercato. Nessun nuovo sistema di comunicazione nasce con finalità commerciale, che sopraggiunge solo in un secondo momento. La storia ci insegna che i mezzi di comunicazione che oggi sentiamo come indispensabili sono stati inventati in ambito scientifico, tecnologico o artistico per venire incontro a delle necessità di tipo sociale; e solo dopo un lungo periodo di sperimentazione e gestazione il nuovo "medium" ha trovato una via maestra di utilizzo. E' stato così per i musei, le grandi esposizioni universali, il dagherrotipo, il telefono, la radio... etc etc. E sono convinto che sia così anche per Internet in generale e per i blog in particolare. Senz'altro ci sarà una selezione, e solo i "media" che saranno in grado di intercettare e soddisfare al meglio una necessità sociale (che potrebbe anche essere quella di compilare un diario online), avranno la meglio.
In questo senso mi piace pensare che siamo ancora un po' pionieri. A noi il compito di trovare la strada.
P.S. Mi fa comunque piacere che da una polemica sterile stia nascendo una discussione vivace e di contenuto. Abbiamo creato Quintostato proprio per questo

Inviato da: Stefano Porro on Gennaio 14, 2003 11:31 AM

Secondo me c'è un equivoco quando si paragona il blog al cinema, alla tv, alla radio, ecc..
Il blog è uno strumento di comunicazione pari-a-pari, come l'e-mail o il telefono.
Perché la gente dovrebbe stancarsi di scrivere dei fatti suoi? Forse si è stancata di scrivere e-mail ad amici e conoscenti? Anzi, dal dilagare delle catene di S. Antonio e dei messaggi-bufala, direi proprio di no.
Sarebbe come sostenere che tra un po' smetteremo di usare il cellulare in modo massiccio, e lo lasceremo usare soltanto ai professionisti, che ci chiameranno e ci diranno cose interessanti. Forse non sarebbe una cattiva idea, ma mi sembra irrealistica, per come si stanno mettendo le cose.
Dopodiché magari mi sbaglio io, ma non mi scremerete tanto facilmente;-)

Inviato da: leo on Gennaio 14, 2003 06:25 PM

Pensare che i blog "inutili" scemeranno è come affermare che nessuno si sdraierà più su un bel prato verde solo perché non serve a niente.
Per quanto riguarda la spazzatura mediatica, dice bene il Formenti: liberi di evitarla. È giorni che non guardo la TV e sto improvvisamente meglio.
"Utile" anche nella sua assenza, quindi, o dovrei pensare che è inutile?

Inviato da: Roberto Rilletti on Gennaio 15, 2003 12:03 PM

è esattamente quello che c'è scritto.
una polemica. solo una polemica.

Inviato da: Simone on Gennaio 17, 2003 04:51 PM

Internet è un mezzo formato da tante piccole singolarità, più della tv, della radio, della stampa che tendono ad aggregare e massificare per loro natura. Quindi la scrematura sarà una questione di preferenza individuali. Insomma, ognuno libero di farsela per conto proprio, ma sperare (e perché poi) in scremature fisiologiche non ha molto senso.

Inviato da: ludik on Gennaio 19, 2003 11:09 AM

NESSUNA ZONA FRANCA (di Massimo Mantellini)

Io sono pochissimo d'accordo con quanto dice Carlo Formenti nel gia citato pezzo su l'Espresso di oggi.


«Il rischio», osserva Carlo Formenti, saggista e studioso del rapporto tra nuove tecnologie e dinamiche sociali, «è quello insito nella sensazione di totale libertà e onnipotenza data dai blog. Probabilmente, come già ora accade in America, i blogger andranno incontro a censure e contraccolpi di tipo giuridico o politico». Potrebbero arrivare querele, per esempio, o limitazioni della libertà di espressione. Le conseguenze? «Maggiore attenzione e autocensura», continua Formenti, «e poi una scrematura fisiologica (oggi circa il 60 per cento dei blog è costituito da diari personali) che eliminerà la fuffa e premierà i weblog più utili, quelli di servizio, consolidandoli su livelli di alta professionalità».


Mi e' venuta voglia di ritornare su questa faccenda perche' stasera leggevo su Gnueconomy che Yahoo cosi' parla dei blog:


" I web log (per gli amici Blog) invadono la Rete. Sempre più persone decidono di realizzare sul Web una zona franca dove inserire i propri commenti e le proprie riflessioni sui fatti, le notizie e le indiscrezioni che possono essere acquisite on line o off line".


Non esiste alcuna zona franca. E non esiste alcuna differenza di rischio fra mantenere una normalissima pagina web e un blog. Non esiste insomma un rischio specifico legato ai blog che non sia quello legato alla sua temporanea maggiore visibilita'. Gia qualche settimana fa il Washington Post e' caduto in una trappola simile. I blog sono pagine web a rischio di censura o denuncia come qualsiasi altra. Quando Formenti si riferisce a contraccolpi di tipo giuridico o politico sarei curioso di sapere a quali blog si riferisce. Per quanto ne so il contenzioso (che pure esiste) riguarda tutto il web e non e' certo limitato ai weblog. In attesa di essere smentito. Mi piace poi ancora meno l'accenno finale ai blog di servizio di utilita' e di alta professionalita'. Personalmente credo non sia vero per nulla. Trovo del tutto ininfluente che un blog sia professionale o altamente professionale e ancora meno mi interessa che sia un blog di servizio o un blog utile o utilissimo. Nemmeno so poi cosa significhi. Mi pare questa la solita posizione lievemente elitaria di chi ancora crede alla favola della autorevolezza dei professionisti dell'informazione. Se uno apre un blog (magari professionale come Quinto Stato) e continua a credere a queste cose secondo me e' spacciato.

COMMENTI

 
#8 Jan 13 2003, 03:15 pm


mah... a me sembrava tanto - ma proprio tanto, anzi: troppo! - un augurio che i "non professionisti" potessero tornarsene diligentemente a casa con la coda tra le gambe. Ovviamente, è solo un'illusione. We ain't going back in the box!


Massimo Moruzzi [indirizzo e-mail] [pagina iniziale]


  



#7 Jan 13 2003, 12:12 pm


Formenti non ha espresso una sua speranza, ha parlato di probabilità. E questa probabilità esiste, avvallata dalle statistiche che vedono centinaia di siti fantasma su Geocities, figli del entusiasmo della prima ora, quando la moda era Internet, ancora prima della moda Blog.
Ce ne sono gia' di Blog Fantasma.
Il punto è un altro. Con il mio sito di gatti prima potevo aprirlo e lasciarlo li' a marcire. Con il blog è un po' piu' difficile. L'aggiornamento è una sua caratteristica.
Molti apriranno un blog perchè è facile, scriveranno un post stile "fico, ho un blog, ora devo solo decidere cosa scrivere" e si stuferanno dopo un po'.

Ovviamente, sul futuro funesto che si abbatterà contro i blog NON professionali e NON di servizio non sono affatto daccordo.
Che fanno? mi cacciano se il mio blog non serve a nessuno? e se servisse a me?


la pizia [indirizzo e-mail] [pagina iniziale]


  

#6 Jan 13 2003, 10:15 am


in risposta al post 2 di Carlo, tu rivendichi il diritto all'inutilità, legittimo, ma se avessi visuuto le eroiche vicende della new economy, fossi stato acquisito da un rampante gruppo scandinavo, rivenduto ai fondatori, fuso con un leader italiano e, in fin dei conti, a dispetto della tua lucida analisi, ancora provassi l'ebbrezza del capital gain (di quelli intorno a te, non tuo perchè non eri un fondatore e non sei arrivato a toccarlo) allora capiresti che il fine ultimo di unirti al boom del blog è scappare con la grana, questa volta, perchè la volta scorsa non ce l'hai fatta.

Voi bloggate la fuffa, noi facciamo quinto stato perchè siamo incazzati per non essere diventati milionari epoi anche perchè si può diventare milionari anche andando contro (Clarence docet)


[indirizzo e-mail] [pagina iniziale]


  

#5 Jan 12 2003, 02:27 pm


Anch'io concordo con il signor Mantellini. e anche con il signor Carlo, quello del post numero 2.


Massimo Moruzzi [indirizzo e-mail] [pagina iniziale]


  

#4 Jan 11 2003, 03:58 pm


Concordo (come spesso accade) con il signor Mantellini.
Il problema della professionalità dei blog non esiste, mentre invece è importante la capacità di ottenere ascolto (indipendentemente dai numeri).
E l'ascolto è un problema minore nei blog, rispetto a qualsiasi altra attività internet. La cosa straordinaria dei blog, rispetto -ad esempio- ai racconti inediti è che l'autore di un blog legge gli altri blog (quindi produce più ascolto che contenuti), mentre in generale l'autore di scritti inediti si guarda bene dal leggere gli inediti altrui.
g.g.


Giuseppe Granieri [indirizzo e-mail] [pagina iniziale]


  

#3 Jan 11 2003, 10:36 am


Io ho letto la cosa in modo più banale, forse sbagliando: questi strumenti (i blog) permettono di pubblicare pagine web più facilmente, quindi più persone potranno scrivere sul web, quindi ci saranno più parole, pensieri, opinioni, quindi a un certo punto a qualcuno potrebbe venire voglia di censurarli.
Credo cioè che Formenti volesse sottolineare il solito pericolo che riguarda Internet: la voglia di controllarla.


Marco [indirizzo e-mail] [pagina iniziale]


  

#2 Jan 11 2003, 01:36 am


Si. E inoltre non vedo perchè un blog dovrebbe essere professionale o di servizio. Anzi, rivendico il diritto di scrivere un blog assolutamente inutile per il puro gusto di scriverlo, avesse anche solo un lettore - mica si paga per leggere una pagina web, se non ti piace non la leggi, punto. Quanto alla alta professionalità, per me Formenti se la può mettere su per il culo, pensasse piuttosto alla sua bassa professionalità.


carlo [indirizzo e-mail] [pagina iniziale]


  

#1 Jan 11 2003, 12:34 am


io vorrei solo capire per quale motivo a un certo punto sopraggiungerà una "scrematura fisiologica". Cioè, chi scrive diari a un certo punto si stancherà? Perché? La scrematura esiste nel mercato, ma i blog sono gratuiti, non possono fallire. Possono annoiarsi, ma finché crescono gli utenti di internet cresceranno anche i bloggatori.
Tenere un blog è facile come gestire una casella e-mail. Ora, se un saggista e studioso del rapporto tra nuove tecnologie e dinamiche sociali andasse in giro predicando una scrematura delle caselle e-mail che premierà la professionalità, io, voi, noi lo prenderemmo per matto. O no?


Leo [pagina iniziale]

 

E-mail di Giorgia (Mu) del 19/1/2003

Personalmente, non credo che i giornalisti professionisti debbano preoccuparsi del fenomeno blog, voglio dire, con tutte le cose importanti e/o catastrofiche che succedono al mondo, suppongo che i
diari online non abbiano tutta questa rilevanza (fosse così facile farsi ascoltare, aprire un blog per fermare Bush & Saddam e compagnia brutta? aprire un blog per far vincere lo scudetto all'Inter?
troppo facile...)...e come al solito, ci facciamo ridere dietro da mezzo mondo, come se non bastasse la nostra tivvù, che è stata giudicata "un inferno" da un giornalista del Financial Times (dovevi sentì come protestava in merito Gerry Scotti ieri sera!!!)...una cosa così inutile (giornalisti allarmati dal "fenomeno blog"???) non è mai successa negli altri paesi (forse in quelli sottosviluppati...), mi chiedo perché i nostri "profesionisti" debbano essere sempre così provinciali...poi si lamentano che ci additano come gli scemi del villaggio in tutto il mondo...

AdrianoSofri: Come il carcere cambia il rapporto col mondo
Intervista di Franco Marcoaldi*

Che cosa pensa e in che misura si trasforma un uomo che vive in galera a contatto con gli altri carcerati e con l'esterno

Un po' di tempo fa mi è capitato di presentare a Bologna l'ultimo libro di Adriano Sofri, Altri Hotel (Mondadori); un libro molto bello, che mi ha colpito per svariate ragioni: a cominciare dalla riconferma di una libertà mentale che la maggior parte di noi, uomini liberi, nemmeno si sogna. «Come un cervo volante catturato dentro una scatola di fiammiferi», Sofri vive recluso in una cella di due metri per tre, ma spazia in ogni dove e senza alcun pregiudizio, sempre attento alle possibilità di creare ponti, connessioni e cortocircuiti. E lo fa utilizzando materiali alti e bassi, anzi altissimi e bassissimi: la Bibbia e Striscia la Notizia, le dame del Carpaccio e una partitella di calcio all'interno del penitenziario. (continua)

..leggi tutta l'intervista...

Cosa Nostra allo Stadio
di Saverio Lodato

(Fonte: L'Unità - 24/12/2002)

Il decimo anniversario delle stragi di Capaci e via D'Amelio si conclude con l'ennesima sfida rivolta da Cosa Nostra allo Stato e a un certo potere politico. Al potere politico che più le è congeniale, a quello che la mafia avverte come più vicino, più consono ai suoi interessi, alle sue aspettative; Quello - lo avrete capito - rappresentato da Forza Italia. E siccome, in vicende del genere, la personalizzazione non guasta mai, è proprio a Silvio Berlusconi che si rivolge in maniera alquanto ruvida, pur tuttavia esemplare per la chiarezza del suo messaggio, lo striscione sventolato domenica sugli spalti dello Stadio di Palermo.

Curva sud, il che - per chi sta indagando - ha la sua importanza. Diceva lo striscione, o dice la mafia, che fa lo stesso: "Uniti contro il 41 bis. Berlusconi dimentica la Sicilia". Non si hanno notizie di proteste da parte della società calcistica. Ne di particolari reazioni del pubblico durante la partita.

Cominciamo col dire che i mafiosi non hanno mai fatto ricorso agli uffici stampa per rendere noti i propri punti di vista. Uno striscione, al pari di un volantino o di un comunicato, rende evidente e visibile il suo firmatario. Cosa Nostra non si è mai firmata. Ha sempre fatto di tutto per negare la sua esistenza. Giustiziarono il boss Giovanni Bontade e sua moglie perché, durante il "maxi" processo, si era permesso di leggere un comunicato di suo pugno per allontanare dall'organizzazione il sospetto infame che avesse ordinato l'uccisione, nella popolare borgata di San Lorenzo, del povero Claudio Domino, un ragazzino di undici anni.

Ottime le intenzioni, pessimo il risultato: quel proclama rappresentò l'ammissione, sia pure contorta, che Cosa Nostra esisteva, aveva i suoi codici, aveva sue linee di condotta. I poveri penalisti erano furibondi: facevano tanto nelle loro arringhe per sostenere che i clienti non sapessero neanche come si chiamava questa benedetta mafia... Torniamo a oggi.

Lo striscione (tolto dai poliziotti qualche minuto dopo la sua esposizione; la Digos sta indagando, ma la curva sud, quella della vergogna, è quella dei "cani sciolti", dunque facce poco conosciute alle forze dell'ordine) segna l'epoca in cui viviamo. Cosa Nostra non ha più bisogno di nascondersi dietro un dito. E' diventata - per adoperare le parole del sostituto procuratore Gaetano Paci che si trovava domenica allo Stadio - "ideologia pura". Spieghiamo meglio.

Boss e picciotti non capiscono più quello che accade. Ma come? Non commettono delitti. Non commettono stragi. Non uccidono rappresentanti delle istituzioni. Portano voti a Forza Italia non appena si presenta una scadenza elettorale. Avevano cercato di inventarsi il tavolino della trattativa, attraverso l'ipotesi della dissociazione, portavoce Pietro Aglieri. Avevano cercato di far conoscere la piattaforma programmatica di più ampio respiro attraverso il proclama delle carceri, portavoce Leoluca Bagarella. Chiedono solo di potere concludere affari in santa tranquillità. E invece?

E invece l'"alleanza trasversale", maggioranza opposizione, fa passare al Senato la legge che rende definitivo il 41 bis. E Berlusconi che ci sta a fare? Ma che fa? Dorme? I boss si sentono talmente al governo, talmente rappresentati, talmente in auge politicamente, da mettere nero su bianco che, se la musica non cambia (e in fretta), volteranno ancora una volta le spalle a chi avevano sostenuto elettoralmente. Quello striscione ci dice non solo che "il re è nudo". Ma anche che il "re" - Berlusconi - si era fatto garante persino di questo "popolo", il popolo di Cosa Nostra.

Calma. Ora poco importa che Berlusconi dica che nessuno lo aveva mai informato di essere sovrano di questo consesso. D'altra parte non si era mai visto uno striscione che diceva: "Prodi dimentica la Sicilia". Non si era mai visto uno striscione che diceva: "D'Alema dimentica la Sicilia"... Un motivo dovrà pur esserci. Ecco perché sono destinate a scivolare sull'acqua le parole gonfie di stupore di Enrico La Loggia, il ministro per gli Affari Regionali, a commento dello striscione: "Provo sdegno e orrore dinanzi ad atteggiamenti di questo genere". Non vanno infatti al cuore del problema. Quanto alla seconda parte della sua dichiarazione, ha tutta l'aria di innescare un involontario cortocircuito: "La Sicilia è al centro dell'attenzione del Presidente Berlusconi e di tutto il Governo, e le iniziative assunte cominciano a produrre effetti positivi in tema di lotta alla mafia, sviluppo e occupazione". Che significano queste parole? La Loggia è siciliano. La Loggia sa che chi ha messo quello striscione non è un marziano o un "sicilianista" nostalgico che si aspetta da Berlusconi "pane e lavoro". Cosa Nostra chiede altro. Ha fame di ben altri "provvedimenti". Cosa Nostra vuole che siano rispettati i patti. Quei patti che il pentito Nino Giuffrè ha descritto magistralmente in quell'interrogatorio che ha per oggetto proprio la costituzione di Forza Italia e le aspettative e le attese e le simpatie manifestate nei suoi confronti da Cosa Nostra. Dal 1994 ad oggi.

Lo striscione è scomodo in se, oltre che per il suo contenuto. E davvero lo striscione rappresenta "un episodio grave", come osserva il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Roberto Centaro, di Forza Italia. Ma il presidente della Commissione Antimafia, forse poco a suo agio in un ruolo istituzionale, sente il bisogno di assicurare che "la Casa delle Libertà proseguirà nell'approvazione dei provvedimenti legislativi che vanno nella direzione della lotta contro la criminalità organizzata". Purché sente il bisogno di parlare a nome della Casa delle Libertà piuttosto che dello Stato? Non ricordiamo, però, di avere sentito la sua voce allo scadere dei centottanta giorni della collaborazione di Giuffrè, mentre Pier Luigi Vigna, procuratore nazionale antimafia, e Piero Grasso, procuratore di Palermo, e tutti i suoi sostituti, lasciavano intendere che un'eventuale proroga dei termini di legge, avrebbe rappresentato ossigeno per le indagini antimafia.

Ma c'è un altro aspetto da non sottovalutare: i mafiosi sono stufi di pagare per tutti. Non accettano più i diversi pesi, le diverse misure. Leggiamo, a questo proposito, uno dei passaggi del discorso del presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro, all'Ars, durante la discussione del caso dell'assessore Bartolo Pellegrino, che si è autosospeso perche coinvolto in un'inchiesta sulla cosca mafiosa di Monreale in cui sarebbe indagato per falsa testimonianza al pubblico ministero. Dice Cuffaro: "Bartolo Pellegrino per legge non doveva dimettersi o sospendere le sue funzioni dalla carica, ma lo ha fatto per atto di sensibilità politica".

Loro, i politici, quando vogliono si sanno difendere benissimo - dicono boss e picciotti - per noi restano solo le briciole.

L'ennesimo segnale è stato lanciato. Ma per quanto tempo ancora Cosa Nostra si accontenterà di parole, proclami, civiltà dell'immagine? Sin dai prossimi giorni sarà bene non distrarsi, non abbassare la guardia.


Ho voluto riportare questo articolo di fondo di Saverio Lodato, nonostante la notizia da cui tra spunto non sia freschissima, perché ritengo che il tema affrontato comunque sia di stretta attualità. E poi a me Saverio Lodato piace, molto.


Saddam si abbatte con lo 0,83% del Pil
di Alessandro Politi

(Fonte: Il Sole 24 Ore - 23/12/2002)

Stabilire i costi militari di un'operazione bellica in grande stile riporta a quel profumo ambiguo e insistente che emanavano le stime delle spese militari sovietiche durante la guerra fredda: una deliziosa miscela d'incertezza obiettiva dei parametri in gioco e di schietto falso in bilancio.

La possibile seconda guerra del golfo non sfugge a tale concreta sensazione. Per cominciare, non vi sono informazioni pubbliche troppo attendibili sul numero delle forze Usa già presenti in zona. Le più dettagliate le ha date Neue Zürcher Zeitung e risalgono a fine novembre. In Medio Oriente ci sarebbero circa 50000 militari americani, di cui 10000 soldati (esercito, marines e forze speciali), 300 aerei da combattimento e tre gruppi da battaglia su portaerei. Come nella I guerra mondiale, la mobilitazione è un segnale d'avvio del conflitto, ma ancora non è avvenuta, benché lo scorso 17 dicembre Londra abbia aviato delle procedure di pre-mobilitazione per portare 20mila uomini (circa una divisione e 3-4 squadrons), mentre ha già annunciato l'invio di un gruppo navale incentrato sulla portaerei leggera "Invincible".

«Trovo ragionevole la stima di 50mila uomini, ma troppo bassa quella di 10000 combattenti. Una stima più accurata è tra 50 e 70mila con 6-8 brigate (pari a 2 o quasi 3 divisioni) già sul teatro, tanto più che, come data probabile d'inizio delle ostilità, si pensa a fine gennaio 2003», afferma un esperto italiano non-governativo.

Va tenuto presente che, secondo i dati del Congressional Budget Office, la capacità di trasporto strategico statunitense nella prima guerra del Golfo fu di due divisioni leggere (paracadutisti e assalto aereo) e due pesanti (meccanizzata e corazzata) in 80 giorni, indispensabili in qualunque scenario credibile. Si parla di piani di guerra da luglio-agosto, il che, con tutti i ritardi possibili, costituisce un monte-giorni di 100-120 per cominciare a spostare le truppe.

A proposito di scenari, l'opinione pubblica ne è stata inondata. Si va dall'Afghan replay allo sbarco anfibio su Bassora, dal blitz su Baghdad al Desert Storm light, un misto di disinformazione e war gossip. La verità è che le operazioni audaci si fanno quando non si hanno mezzi sufficienti o quando le pressioni e i vantaggi politico-strategici valgono il rischio. Nel caso statunitense i mezzi sovrabbondano e la pressione politica per un blitzkrieg è elevata: ma non così alta da giocarsi una presidenza su perdite intollerabili. E la prudenza del generale Tommy R. Franks è proverbiale.

Una stima ragionevole dei piani Usa è che i grandi assi terrestri d'attacco saranno due: quello più imponente dal Kuwait e dall'Arabia Saudita e uno secondario dalla Turchia. Il primo con l'obiettivo di raggiungere la capitale e l'insieme dei centri nevralgici iracheni, l'altro di bloccare un certo numero di divisioni avversarie e sostenere le forze irregolari più significative, cioè i Curdi. Resta una riserva di truppe aviotrasportate e aeromobili per un devastante colpo a sorpresa a livello operativo. Una sorta di Desert Blend, un whisky miscelato con altri componenti.

A questo punto si può ragionare su un'ipotesi di costi intermedia tra le due presentate dal Congressional Budget Office, Heavy Ground e Heavy Air. Il primo mese di combattimento verrebbe a costare tra 8,4 e 9,2 miliardi di dollari, mentre ogni mese successivo tra 6,8 e 7,4 miliardi, compresi tutti i costi di personale, operativi e di trasporto, ma esclusi quelli di ritiro e occupazione.

Secondo Anthony H. Cordesman, uno dei maggiori specialisti di guerre nel Medio Oriente, c'è un 40-60% di probabilità che la guerra si concluda in 4-6 settimane (alla peggio, al costo di 9,2-12,9 miliardi), un un 30-40% che duri 6-12 settimane (con una spesa di 12,9-68,4 miliardi) e un 10% che qualcosa vada terribilmente storto in quei difficili 90-100 giorni. A questi costi vanno aggiunti quelli altamente classificati dell'intelligence per circa 15 miliardi, il che si tradurrebbe in un tetto prudenziale di 83 miliardi circa: appena lo 0,83% del Pil Usa per cancellare i baffi più odiati del momento.


C'è chi vede il barile a 160 $
di
Giorgio S. Frankel

Il pericolo c'è e non va sottovalutato. La guerra in Irak può voler dire uno shock petrolifero come quelli degli anni 70. George L. Perry, economista della Brookings Institution di Washington, propone tre scenari in cui il greggio, oggi a quasi 30 dollari al barile, sale rispettivamente a 32, 75 e 160 dollari. Che dire? Nel primo caso lo shock può essere breve e leggero. Il terzo pare del tutto teorico perchè, prima che il greggio salga a 160, si rischia una depressione globale. Ma anche l'ipotesi a 75 dollari è raggelante.

Certo, i prezzi, in termini reali, presto caleranno. Ma, secondo William D. Nordhaus, economista a Yale, ci vorranno forse più di dieci anni perchè ritornino normali. Eppure, a Washington, la lobby anti-Irak dice che la guerra, anzichè uno shock, porterà un benefico contro-shock petrolifero. Lo scenario è suggestivo: «Con un regime filo-occidentale a Baghdad potremo sviluppare il potenziale irakeno e aumentare rapidamente la produzione. Il maggior export dell'Irak scardinerà il potere dell'Opec facendo scendere il greggio a 10 dollari». La cosa è possibile, ma non è detto che sia verosimile.

Certo, l'Irak è un vero Eldorado petrolifero secondo solo all'Arabia Saudita per riserve accertate: 110-125 miliardi di barili, oltre il 10% del totale mondiale. E il mondo del petrolio sostiene che, in realtà, le riserve irakene potrebbero anche superare quelle saudite, con bassissimi costi di estrazione. Le possibilità di rapida crescita sono però limitate. Il settore, dopo anni di guerre e sanzioni Onu, è decrepito. Occorrono decine di miliardi di dollari e molti anni per ripristinare e accrescere la capacità produttiva, oggi sotto i 3 milioni di barili al giorno (mb/g). In confronto, l'Arabia Saudita ha una capacità di 10 mb/g e ha prodotto in ottobre sui 7,75 mb/g. Con la guerra, sarà inevitabile un Black Out più o meno prolungato dell'export irakeno.

In teoria, esso può essere compensato da altri produttori, tra cui la Russia. Ma i paesi non Opec sono già quasi al massimo di capacità. Solo l'Opec ha un margine di capacità residua, ma quasi tutta in Arabia Saudita e, in parte, in Kuwait. Il quesito è se questi paesi vorranno, o potranno, esportare di più. L'Opec - o anche solo alcuni produttori arabi, più l'Iran - potrebbe non aumentare la produzione e forse anche ridurla per motivi politici.

L'ipotesi di un embargo petrolifero arabo, come quello del 1973, è realistica se Israele entra in guerra a fianco degli Usa contro l'Irak o ne approfitta per rioccupare in via definitiva i territori palestinesi. Il black out irakeno potrebbe anche essere assai più grave del previsto, se gli impianti vengono devastati dalla guerra. Non si può anche scartare l'ipotesi che lo stesso Saddam Hussein ne ordini la distruzione prima della sconfitta per vendetta contro gli Usa, come fece nel 1991 coi pozzi e le raffinerie del Kuwait. E se la guerra si allarga essa può minacciare, direttamente o indirettamente, tutto il Golfo il che, in termini di petrolio, vuol dire il 25-30% della produzione mondiale: il 35% del commercio mondiale di greggio e quasi il 70% delle riserve totali.

Ma il greggio a 10 dollari è davvero credibile? Sarebbe la bancarotta, con gravi effetti sociali, per molti dei paesi produttori, un duro colpo per le prospettive della Russia e porterebbe in rosso i bilanci delle compagnie, come nel 1998. Se, come affermano in molti, la guerra all'Irak è anche un conflitto per il petrolio, è certo possibile che lo scopo sia "liberare" il greggio Irakeno. Ma ci si può anche chiedere se, al contrario, non ci sia interesse a tenere quel greggio lontano dal mercato per molti anni.


Questi due articoli, tratti entrambi dalla stessa pagina de "Il Sole 24 Ore" del 23 Dicembre scorso, fanno ben comprendere come i preparativi alla guerra comprendono anche il calcolo dei costi economici rapportati ai vari scenari che possono ipotizzarsi. Il tutto molto asettico, molto disumano, molto cinico. Cosa vuoi che siano gli eventuali morti  magari civili? Una delle tante variabili di cui tener conto.

Referendum sul logo di «BlogOltre»
di Pietro B.

Non potevo non mostrarvi questo bellissimo logo che mi ha appena inviato la gentilissima Valentina la bellachioma del web. La cosa è stata tanto più gradita quanto inaspettata. E a questo punto democraticamente chiedo a quanti leggono più o meno abitualmente queste pagine che ne pensate? Indico un referendum "consultivo". Aspettando il vostro parere a Valentina va la palma della simpatia.


I vostri pareri alle 21:00 del 10 Gennaio, riportati in "chiaro".


Bene, è vero per il carattere 'sanguigno' del blog e dell'autore, ma guardando bene il barbiere (non della sera) potrebbe assumere un'aria sinistra (non in senso politico), cinica, pungente. Forse con un angolo particolare della bocca per renderlo più inquietante. In fondo è meglio suggerire che spiegare...


Lo stile della Bellachioma è inconfondibile, ma in questo caso la forte caratterizzazione farebbe sembrare BlogOltre una pagina BOTN... e poi quel signorino è troppo fighetto, troppo affettato per come si lascia percepire Pietro (sensibile ma sanguigno). Dunque voto no, ma faccio i complimenti a Valentina, sangue romagnolo: beata te che i loghi li sai fare, io non saprei nemmeno da che parte incominciare!
ciao
Zu
 


>>Insomma, Pietro e io ci'avemo
>>Marte in Toro. Significa:
>>nce fate ncazzà, però siamo buoni

))
fortissimo!


Concordo con Zoe. Sarebbe meglio valutare altre proposte. Ma ancor di più. Invitare certi webdesaign più o meno frilenz (leggi Strelnik, Palomar o altri che non conosco)o la stessa Zoe che mi scuso di non conoscere, a "rivestire" i brog degli amici dando il meglio di se stessi. Che in questo caso non è, non mi piace.
Mi piace invece la veste grafica che Palomar ha dato a Mariemarion, veste che s'attaglia perfettamente alla filosofia del brog. In questo caso il nuovo logo io non lo vedo "incollato" al blog di Pietro, che a pelle sento più ... nso' come dire... più... meno sfizioso, meno signorinella, meno "moda" da signorinette come il logo proposto. Più "pesante", più "cavernicolo", meno avente a che fare con le forbici ma più, come me, con le pietre, il brog di Pietro nci'azzecca ncavolo co forbici e filettature dorate. La O, sbiadita su oro, peraltro perde completamente l'impatto visivo. Insomma, Pietro e io ci'avemo Marte in Toro. Significa: nce fate ncazzà, però siamo buoni. La nuova veste grafica proposta da bellachioma non la condivido per Pietro. In ogni caso complimenti a Valentina, il logo in sé e per sé è molto elegante. Ma non è adatto alla filosofia del brog di Pietro. Senz'offesa. BaciBea
Piesse: Pietro! è tornato Noblogo, che faccio te lo rispedisco o lo venghi a prende tu?


primo chiarimento: nel logo c'è un signorino

secondo chiarimento: le forbici hanno un duiplice significato, almeno per me.

1. il blog di Pietro ripropone integralmente molti articoli, sia di riviste che di altri blog. Pietro taglia e incolla tutto ciò che lo interessa qui sul suo blog, esattamente come noi facevamo qualche anno fa ritagliando gli articoli di giornale ed appiccicandoli in un quaderno. non è una cosa negativa, anzi, per me è bellissima, è creare uan memoria, è scegliere opinioni, fatti, idde... si chiama anche "selezionare".
in più Pietro ci dà l'occasione epr parlarne.

2. inoltre le forbici pungono, sono taglienti, insomma, come l'ape ha il pungiglione, anche blogoltre ha il suo acuminato spillo e direi che è questo un "signor" pregio.

l'osservazione di palomar poi rende perfettamente la mia idea. tagliare, incollare per conservare.


si, molto meglio


Leggendo il commento di Pupa mi è venuto in mente che la signorina del logo potrebbe avere in mano una matita ("sottolineature").
Che ne dite?


si vede subito lo stile di valentina bici...ha creato anche il mio logo per millevoci. solo un appunto: di primo impatto quella forbice (almeno nella mia testa bacata...) mi fa venire in mente la frase: taglia e cuci dando al logo un'accezione negativa (sempre nella mia testa!!!)..solo questo e buon lavoro!!!


E' perfetto soprattutto guardando le linee tratteggiate verticali che, con la forbice del logo, potranno essere tagliate e conservate.
Palomar


Senza leggere ciò che avevi scritto sotto il logo avevo pensato che era in perfetto stile bellachioma!

A me piace molto.
Divertente, simpatico e diverso dal solito.


Si mi piace! Sarebbe bello poterlo confrontare con altre proposte. Vorrei inviarti qualcosa anch'io ma, se il mio buon gusto lo permetterebbe, la mia abilità di grafica me lo proibisce. Scherzo ma parteciperò volentieri alle votazioni. Ciao Valentina


Una Vita in Fumo
di Ezechiele

«Il mio papa' e' appena morto di tumore al polmone. Intendo raccogliere e divulgare il piu' possibile, soprattutto tra i giovani, dati, articoli, esperienze, notizie, e quanto altro possibile sui danni provocati dal fumo. Tutti coloro che ne hanno esperienza, diretta o no, sono invitati ad aggiungere la loro testimonianza. Se anche una sola persona in piu', visitando questo BLOG , si convincera', smettera' di fumare e si salvera'dal cancro, NE SARA' VALSA LA PENA»

Da UNA VITA IN FUMO.  Su segnalazione di Chiara da oggi questo blog è tra miei link.

«BlogOltre» e i suoi cambiamenti
di Pietro Busalacchi

Quando voi, miei lettori (e spesso mie letture), tornerete dalle vostre vacanze natalizie troverete il mio blog molto cambiato e per questo fedele a se stesso. Nel seguito, qualora vi interessasse, vi spiegherò brevemente il perché di questi cambiamenti. Questa estate quando scoprii grazie a Diario il mondo dei weblog avevo ripreso da poco a studiare per conto mio l'HTML. L'Hyper Text Markup Language diventerà un ricordo nel libri di storia dell'informatica quando io comincerò veramente a padroneggiarlo, come successe con il Quick-Basic (dell'MS-DOS) che imparai ad usarlo bene quando il Visual-Basic si era già imposto nella sua quinta versione. Ma tant'è l'importante è farsi capire!
Questo mio proposito auto-consolatorio dura però il tempo di trovare un manuale che mi spiega un pò meglio le cose e tutto ricomincia daccapo: altre prove, altri cambiamenti.
Intanto i blog, quelli storici, quelli fatti dai web-designer continuano a fare bella mostra di se con i loro layout funzionali le loro diavolerie XML e simili. E la loro puzza sotto il naso!
Non vivo d'invidia, quello che riesco a fare mi soddisfa (per qualche minuto) ma vorrei poter migliorare sempre più.
In questi giorni in un bel manuale dell'Apogeo sull'HTML 4.01, ho letto che una pagina web per essere accettabile (come tempo di scaricamento con una connessione con modem 56K) non deve superare la dimensione massima di 50-70 Kb. Tutto compreso. Ossia come listato HTML, immagini, link, annessi e connessi.
Ho cercato dunque di darmi da fare rimettendo in discussione tutto, trasformando ciò che era parte della home-page in pagine a parte, tagliando, decentrando (come mi aveva già suggerito la grande Valentina Tampellini, che ad ascoltarla prima avrei risparmiato i 45 euro del sopracitato libro) e semplificando al massimo la grafica. Quello che ho ottenuto è sotto i vostri occhi. Tutto frutto delle mie fatiche.

E,  domani, non mi piacerà più. Aiutoooooooo!

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L'anno giudiziario dedicato a Caponnetto
di Adriana Musella*

Un mese fa, il 6 Dicembre 2002, moriva il giudice Antonino Caponnetto, uno dei simboli della lotta alla mafia. La sua morte è arrivata in un momento molto delicato per la giustizia, i cui rapporti con la politica sembrano diventare sempre più tesi. Per quel che Caponnetto rappresentava, ha meravigliato l'assenza, al suo funerale di esponenti politici e rappresentanze governative. In qualità di responsabile del coordinamento nazionale antimafia e di impegno civile "Riferimenti" da lui fondato, mi è varo tenerne viva la memoria. Per questo ritengo che sia giusto che l'anno giudiziario 2003 venga dedicato ad Antonio Caponnetto e che la sua figura venga ricordata in ciascun distretto di corte d'Appello.

*Coordinatrice  di "Riferimenti". Dalla rubrica "Lettere" de "la Repubblica" del 5/1/2003.

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Dal Blog al Vlog
di Pier Luigi Tolardo

In Italia impazza la moda dei Blog: molti sono belli ed interessanti,
 altri troppo narcistici e logorroici. 
Ma negli Usa esplode già il Vlog, ovvero il Video Weblog.

[Fonte: ZEUS News - www.zeusnews.it - Prima Pagina, 03-01-2003]

In questo momento in Italia è scoppiata la moda del Blog: tutti si fanno un Blog, e Portali come Clarence aprono degli spazi riservati per ospitare Blogger. Dopo essersi fatta l'email e magari il sito personale; dopo aver acquistato una connessione Adsl a 256K con l'illusione della larga banda; dopo essersi fatti abbordare e ad aver cercato di abbordare decine di uomini fingendosi donne, in migliaia di ore passate in chat; dopo aver discusso dei massimi sistemi in decine di mailing list di ulivisti, forzisti, pacifisti, motociclisti ed esibizionisti... dopo tutto questo, il navigatore italico medio non può non provare l'ebbrezza di un Blog.

Solo un Tic di una generazione di ventenni alle prese con una nuova forma di autocoscienza, in cui si analizzano, nevroticamente, le proprie paure e i prori malesseri e le proprie speranze, e di un'altra generazione di quarantenni alla ricerca sempre di qualcosa oltre la new age e i girotondi?

Nei Blog c'è di tutto: dalle banalità del "Diario Camay" a pagine di poesia di grandi autori e di autori sconosciuti, ma non meno grandi, ci si può imparare qualcosa e ci si può consolare vedendo altri singles come noi, sposati come noi, separati come noi, felici e disperati come noi.

Quello che forse piace dei Blog è l'essere una Rete di persone vere, che si linkano e postano senza pudori, senza indugiare in false realtà virtuali, che si riconoscono ed apprezzano nella loro diversità. Saranno così anche i Vlog (Video Blog o Blog di terza generazione) che stanno nascendo negli Usa?

Qualcuno prevede che i blogger inseriranno nei Blog sempre più foto e filmati, che non si limiteranno più al solo testo - questo grazie al calo dei prezzi degli hard disk e dei Dvd, nonché al diffondersi delle connessioni Adsl. Addirittura c'è che prevede la nascita dei "blogerazzi", una specie di paparazzi blog che armati di un telefonino con videocamera digitale scattino foto e le pubblichino immediatamente sul proprio blog, una metodologia che si presta anche a forme di contrinformazione o informazione indipendente.

In questo i Blog diventerebbero anche sempre più mod weblog, cioè un Blog accessibile ed aggiornabile, in modalità wireless, da terminali mobili come telefonini e palmari. Vi sono negli Usa anche gli scettici rispetto a questa trasformazione del Blog in Vlog perchè i video non si possono linkare e spesso non è facile inserirli in un sito.

In Italia c'è chi come Massimo Mantellini sostiene che "il Blog sia la rinvincita dell'Internet della Parola sull'Internet dell'immagine". Ma l'evoluzione in Vlog contraddirebbe questo assunto, ed è certamente una battaglia aperta. Un po' come quella degli SMS contro gli MMS, dove, purtroppo, l'esito sembrerebbe scontato, in una società dominata dalla Tv.

Chissà perchè mi viene in mente quel bellissimo fim di Truffaut "Fahrenheit 451" dove le persone sfuggono ad una società dominata da un Grande Fratello in Video che li scruta e li osserva per diventare un libro, uno di quei libri fatti di parole scritte che nel film i pompieri devono bruciare.

Inutile dire che faccio il tifo per i Blog solo di parole.

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Recensione di una recensione
di Pietro B.

Nell'ultimo numero de "Le Scienze" (n°413, Gennaio 2003) c'è una recensione al  libro:
 «Il male del secolo - Per una storia del cancro», di Giorgio Cosmacini e Vittorio A. Sironi, Ed. Laterza, pp.276 (euro 30,00). Leggiamola insieme:

Raccontare la storia di un male, il cancro, che riassume forse più di ogni altro i timori dell'uomo di fronte alla propria vulnerabilità, e per questo è per i medici una sfida impegnativa e affascinante. Ecco l'obiettivo del saggio a quattro mani di Giorgio Cosmacini e Vittorio Sironi, che si sono divisi il compito di raccontare la storia dell'oncologia, dal papiro egizio di Kahun - datato 1850 a.C. - che descrive per la prima volta un tumore all'utero, alle tappe storiche della chemioterapia. La prospettiva biografica scelta dagli autori offre una rassegna di grandi - e meno grandi - medici del passato, soprattutto ma non solo italiani. Dal dottor Palletta, milanese, che verso la fine del XVIII secolo cerca di curare i tumori con l'«aria fissa» - l'anidride carbonica - alle teorie parassitario di Francesco Sanfelice, alle ardite operazioni della fine del XIX secolo da parte di neurochirurghi come Francesco Durante. Alcuni capitoli - quelli dedicati a interventi avventurosi, quando anestesia e asepsi erano alle prime armi - potranno turbare i lettori più sensibili, ma scorrendo il volume si rintracciano le premesse dell'oncologia moderna, dalla radioterapia alle terapie farmacologiche, alle metodiche chirurgiche. Senza ignorare i primi tentativi di capire l'origine dei tumori che colpivano operai delle prime fabbriche, ma anche spazzacamini. Tentativi che avrebbero aperto la strada alle iniziative anti-fumo, e a campagne di prevenzione come quella sui tumori femminili, avviata a metà degli anni sessanta. Manca un approfondimento sui progressi più recenti: ora che il cancro si sta lentamente trasformando in «male curabile», gli autori hanno scelto di chiudere con un capitolo dedicato alle più discutibili terapie alternative, dallo storico siero di Bonifacio alla cura Di Bella. Con un invito agli oncologi a non sottovalutare il problema - vi ricorre il 50 per cento dei malati - indicandone la soluzione in un più stretto rapporto di fiducia tra medico e paziente. (Paola Cicerone)

Vi ho riportato per intero questa recensione evidenziando una sola frase, quando parla dei malati che ricorrono alle cure alternative. Nel libro si dice che «vi ricorre il 50 per cento dei malati». Dunque come si è più volte discusso in queste pagine il problema esiste, non è solo qualche pazzo solitario e testardo (e votato al suicidio) che ricorre alle cure alternative. O no?

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TEMPERATURA GLOBALE VICINA AI RECORD PER IL 2002*
Onde di calore mortali, disseccamento dei raccolti 
e scioglimento dei ghiacci
di Lester R.Brown

Le temperature registrate nei primi 11 mesi del 2002 indicano che quest'anno sarà, probabilmente, il secondo anno più caldo mai registrato, superato solo dal 1998. I dati del Goddard Institute per gli Studi Spaziali della NASA indicano che la temperatura nei primi 11 mesi presenta come valore medio 14,65 gradi Celsius (58,37 gradi Fahrenheit), poco al di sotto dei 14,69 del 1998, ma molto superiore al valore medio di 14 gradi, registrato fra il 1951 e il 1980.

Studiando i dati sulle temperature attuali, si ha, senza ombra di dubbio, la sensazione che le temperature stiano crescendo, e che la crescita aumenti giorno per giorno. Un anno fa, abbiamo reso noto che i 15 anni più caldi mai registrati, dal 1867, hanno avuto luogo dopo il 1980. Escludendo una drammatica caduta delle temperature in questo dicembre, possiamo affermare che i tre anni più caldi si sono fatti registrare negli ultimi cinque. (continua)

...leggi tutto l'articolo...

*Articolo tratto dal sito del WWF ITALIA - Si ringrazia Bestiediuomini per la segnalazione.

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Addio a Giorgio Gaber...
da giorgiogaber.org

DESTRA-SINISTRA

Addio a Giorgio GaberTutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Fare il bagno nella vasca è di destra
far la doccia invece è di sinistra
un pacchetto di Marlboro è di destra
di contrabbando è di sinistra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Una bella minestrina è di destra
il minestrone è sempre di sinistra
tutti i films che fanno oggi son di destra
se annoiano son di sinistra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Le scarpette da ginnastica o da tennis
hanno ancora un gusto un po' di destra
ma portarle tutte sporche e un po' slacciate
è da scemi più che di sinistra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

I blue-jeans che sono un segno di sinistra
con la giacca vanno verso destra
il concerto nello stadio è di sinistra
i prezzi sono un po' di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

I collant son quasi sempre di sinistra
il reggicalze è più che mai di destra
la pisciata in compagnia è di sinistra
il cesso è sempre in fondo a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

La piscina bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po' di destra
mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
sono di merda più che sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è la passione, l'ossessione della tua diversità
che al momento dove è andata non si sa
dove non si sa
dove non si sa.

Io direi che il culatello è di destra
la mortadella è di sinistra
se la cioccolata svizzera è di destra
la Nutella è ancora di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Il pensiero liberale è di destra
ora è buono anche per la sinistra
non si sa se la fortuna sia di destra
la sfiga è sempre di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Il saluto vigoroso a pugno chiuso
è un antico gesto di sinistra
quello un po' degli anni '20, un po' romano
è da stronzi oltre che di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è il continuare ad affermare un pensiero e il suo perché
con la scusa di un contrasto che non c'è
se c'è chissà dov'è
se c'é chissà dov'é.

Tutto il vecchio moralismo è di sinistra
la mancanza di morale è a destra
anche il Papa ultimamente è un po' a sinistra
è il demonio che ora è andato a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

La risposta delle masse è di sinistra
con un lieve cedimento a destra
son sicuro che il bastardo è di sinistra
il figlio di puttana è di destra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po' più di destra
ma un figone resta sempre un'attrazione
che va bene per sinistra e destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Basta!

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