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Archivio Febbraio 2003
Ho implementato da pochi giorni nei miei blog un tipo di commenti che non
dipendono dal fornitore di servizi
esterno come Haloscan. In questo passaggio alcuni commenti relativi agli
interventi di questo mese sono andati
perduti. Chiedo scusa per questo inconveniente. In compenso però il servizio dei commenti dovrebbe
risultare adesso più efficiente.
[ Mercoledì, 26 Febbraio 2003 ]
Pensieri di una sera di fine febbraio di Pietro B.
Quando incominciai a lavorare a Modena erano i giorni
intorno alle festività di natale del '95. Faceva molto freddo ed era caduta
molta neve e per giorni e giorni non si vide il sole.
Mi mancava però soprattutto il mare, dio solo sa
quanto mi mancava, ero vissuto trent'anni guardandolo ogni giorno più
volte a giorno, sentendo appena uscito di casa i suoi odori e sentendone da
lontano i suoi umori.
In quel grigiore, nel fetore della nebbia e dello smog, la
mia tristezza mi faceva lavorare ore e ore a testa bassa in mezzo a macchine
che non conoscevo e che non avevo mai visto prima per dimenticare di avere
lasciato lontano affetti ed amicizie, studi e illusioni.
In quello squallore le mie letture erano l'unica compagnia.
Certi giorni però, ero così stanco che non riuscivo a leggere nemmeno i
titoli del quotidiano che rimaneva piegato sul bordo del mio letto.
Nella stanza che amici cari mi avevano messo a
disposizione, finivo per accatastare pile di libri e riviste che non riuscivo a
leggere. E che forse non avevo voglia di leggere. Eppure se volevo
evadere da quella vita che mi si stava prospettando, da quella necessità di un
lavoro a tutti i costi, andavo in libreria e restavo ore lì dentro a
scegliere ed acquistare libri che poi non leggevo.
Passati i primi durissimi mesi, il matrimonio, una casa in
affitto. Dopo un paio di anni mia figlia.
Adesso, il lavoro è sempre quello, la mia vita e più
regolata, regolatissima casa-lavoro, lavoro-casa. Stessi orari, stessi
discorsi. Stesse cavolate ripetute ogni giorno. Nessuna volontà di andare
oltre la banalità del cinismo quotidiano.
Non sento più la mancanza del mare, ho rimosso anche
quello.
Mia figlia cresce, a quattro anni riesce già a scrivere
con caratteri incerti il suo nome.
Mia moglie lavora, ed è molto presa da questo suo recente
impiego. Io, una sera di fine febbraio, sto qui a scrivere di me su questo
blog.
Che inizio ad odiare. Vedo ricambiato.
[ Martedì, 25 Febbraio 2003 ]
Il popolo di Thomas Mann
Per chi è di idee progressiste la parola e il concetto di "popolo" conservano sempre un che di
arcaicamente apprensivo, ed egli sa che basta apostrofare la folla chiamandola "popolo"
per indurla a malvagità reazionarie.
Che cosa non si è fatto davanti ai nostri occhi, o anche non proprio davanti ai nostri occhi, in nome del "popolo",
che non si sarebbe potuto fare in nome di Dio o dell'umanità o del diritto!
(fonte: Thomas Mann - Doctor Faust)
[ Sabato, 22 Febbraio 2003 ]
La pace oscurata di Michele Santoro
Tutti per la pace e ciascuno a nome suo, provenendo da infinite direzioni, sono
affluiti in un fiume immenso che ha invaso le strade di Roma. Una folla sterminata di
individui che si ribellano al comune senso della verità, che gettano via gli abiti della
«guerra giusta» fabbricati per il cervello sociale dai mezzi di comunicazione ed
espongono le loro idee nude e crude. Uno scandalo.
Nel nostro tempo reale non
potrebbe e non dovrebbe esistere un'opinione pubblica senza antenne e senza
giornali, tutte le idee andrebbero considerate una risorsa da non sprecare, anche le
più estreme, anche le più mediamente intollerabili. Ma la cultura della guerra non
ammette dibattiti e considera i ragionamenti diversi pericolose concessioni al
nemico. Così ogni giorno che passa siamo un po' meno liberi, cresce una paradossale
somiglianzà tra i media occidentali e quelli che una volta nel socialismo reale
pretendevano di educare le masse e di diffondere la verità, si accresce il senso di un
impoverimento culturale e aumenta la paura.
Come se l'avventura democratica non
avesse altre frontiere da esplorare. Come se il mondo non si potesse trasformare in
meglio. Come se non ci restasse che difendere in un'ultima, estrema, battaglia il
nostro stile di vita. La Rai ha rifiutato la diretta e, ciò che è più grave, lo ha fatto
adducendo ragioni politiche. Le stesse che le avevano consigliato di non trasmettere
il rapporto degli ispettori o di non ospitare Tarek Aziz a Porta a Porta. Dunque una
trasmissione televisiva diviene l'anticamera del governo e la televisione pubblica
ministero della Comunicazione e dell'Educazione civica. Milioni di persone, la metà
del paese, restano fuori, trattati come pericolosi terroristi.
Ma allora che senso ha
chiamarsi servizio pubblico? E quanti danni industriali si subiscono ignorando una
tale domanda di partecipazione? La guerra tende a far apparire trascurabile il caso
italiano, il monopolio dell'informazione gestito da una sola persona. Berlusconi si
mette l'elmetto per difendere l'Occidente e la patria in pericolo. D'altra parte cosa
succede nella prima democrazia del mondo? Negli Stati Uniti chi denuncia le
aberrazioni di Guantanamo, la sospensione di diritti costituzionali, la tortura, la finta
informazione che precede la guerra?
L'altro giorno su Repubblica un ottimo
giornalista come Magdi Allam raccoglieva, guarda caso, dalla Fox, la notizia di
un'arma intelligente nelle mani di Saddam: si chiama Jammer. Un
piccolo congegno informatico per deviare su obiettivi civili il percorso
delle bombe intelligenti.
Anche i danni collaterali saranno da oggi in poi attribuibili a Saddam.
La televisione va in guerra con «i nostri ragazzi», racconta bambini
in lacrime alla partenza dei soldati e propone con tempestiva insistenza inediti
ritratti del dittatore spietato. Non vedremo morire marines, non vedremo elicotteri
in fuga con soldati disperati appesi alle scalette: dal Vietnam è passata un'eternità.
Non abbiamo visto le centinaia di migliala di cadaveri iracheni inceneriti sulla strada
da Bassora a Baghdad. [...]
(fonte: i quaderni di MicroMega - No alla guerra di Bush)
...leggi tutto...
Altri contributi:
[Vedi anche: I pasdaran di Bush
di Giulietto
Chiesa]
[Su noblogo: Lettera
da Kabul di Gino Strada]
[America, da superpotenza a impero di Enzo Bettiza]
[France is not a Pacifist Country
by James Graff and
Bruce Crumley]
[The French Resistance by James Graff]
[ Venerdì, 21 Febbraio 2003 ]
Moi, le communisme... di Mariemarion
...tacciata di
qualunquismo da PietroBlogOltre. Nc'è più religgione!
IL FATTO
Cento milioni di persone in piazza per la Pace. Nme fido del branco.
Però... galeotto fu PinoScaccia! Galeotto e seduttore che la notte me
lo vado a legge come Ultimora! e, sarà che a me magica è la notte, sarà che
a me magico è il suo blog all'interno del quale sono riportati i migliori
interventi dei blogger... fatto si è che trovo molto originali, giuste e
financo intelligenti le parole di Puntoeacapo circa i cento (la radio dice
centodieci) milioni di persone in piazza per la Pace. E mi convinco, o almeno
credo, che quella gente lì tutta sia motivata da quel qualcosa che è
connaturato nel dienneà dell'Universo , che si chiama Pace, si
chiama Tolleranza,e che anche se non scendiamo in piazza ce l'abbiamo
financo noi, la canaglia pezzente!
Galeotto PinoScaccia mannaggia a lui, che ti fa sembrare tutto così
possibile, financo un'utopia come la Pace! Neanche due ore dopo, a cercare tra
gli ultimi tiggì qualche Ultimora della di lui Ultimora, mi imbatto invece
nell'ennesima replica del Grande Porcello, e mi dico coraggio, bisogna
conoscere il nemico se si vuole avere il diritto di contestarlo. E mentre
guato, vomita lo spirto mio divino....Il liquame della feccia umana e del
coattume in tivvù ad insegnare ai ragazzi che la Pace ficcatevela al culo
figli, qua ce stanno sòrdi facili senza studio e senza lavoro altro che figli
dell'officina o figli della terra, già l'ora s'avvicina di una più giusta
guerra, la guerra proletaria, guerra senza frontiere, innalzeremo al vento
bandiere rosse e nere (nere quelle dell'anarchia, per cortesia! ). Vai
così Grande Porcello! e rendili Famosi quei Saranno che tra un'eroina e
un'estasi renderanno ricco a te e mai loro SARANNO liberi, colti,
possibilmente consci del loro esistere!
Cantami, o diva, del Pelìde Bea l'ira funesta
che infiniti addusse lutti agli stolti
molte anzitempo all'Orco invidiose travolse
alme di ladri
e di cani e d'augelli orrido pasto
lor salme abbandonò
così di Lenin
l'alto consiglio s'adempìa...
parafrasando Pindemonte, da ragazzini noi si parlava così, adesso vomitano
sgangherati dialetti le nuove Star della tele alleluia!
Aggiungo mezza riga di melanconico commento sotto le parole di Puntoeacapo e
m'immergo tra i miei brog preferiti a cercare una voce fuori dal coro. La
trovo, si chiama L'UomoNelQuadro, la trasferisco qua sotto sempre
accompagnata dal mio amico Capitan Spock, il vulcaniano che funziona a rigor
di Logica come il mio cervello purtroppo.
E puntuale m'arriva la protesta di PietroBlogOltre:
"L'intervento che riporti dell'Uomo nel quadro io proprio non lo
capisco. E non capisco come ti possa piacere una posizione così astrattamente
qualunquista. Cosa è ti piace la guerra preventiva? Bene opinione
rispettabile e non condivisa. Ma non la smeniamo sempre con i soliti luoghi
molto comuni. Ma cosa vuol dire? " Perfetto, ma dove cazzo erano tutti
quando si moriva in Cecenia, in Nicaragua, in Salvador, dove sono le
manifestazioni pro curdi, dove eravate? Stavate tutti cercando le bandiere
della pace? Ci avete messo così tanto tempo?"
Allora cosa dobbiamo fare per i prossimi cinque secoli nessuno può più
protestare per niente? Perché non si è protestato per il Kosovo? Su siamo
seri...
E' una posizione o una opposizione all'opposizione?
Se puoi delucidami, che qualcosa mi sfugge.
E se vuoi pubblicherò la tua e-mail di risposta.
Un abbraccio, Pietro B."
IL COMMENTO
Devo premettere, amico Pietro Busalacchi, che mi' marito te manda addi' che quando
lui era comunista tu ancora n'eri nato
Tanto per dovere di cronaca dovevo, la parola al popolo, per cortesia!
Quel popolo vilipeso e disprezzato da chi crede, voi Sinischesi, di avere tra
le mani il Verbo divino, me coioni!
Sai Pietro, qua se c'è qualcuno che ha il diritto di parlare è proprio lui,
quello zio Pino che mentre da una parte tristemente conta i suoi
spiccetti de povero dall'altra invita col grande còre romano i miei amici
blogger a soggiornare nella nostra modesta e financo rigida casa. Con una sola
promessa in cambio, dopo averli rigorosamente guidati in gita turistica alla
ricerca della vecchia Roma che solo lui conosce: e cioè che qualcuno lo stia
ad ascoltare. Perché sul popolo italiota branco e venduto lui,
testimone oculare di un'epoca che fu, avrebbe ancora qualcosa da raccontare, e
da insegnare.
Presempio di quel 29 aprile del '45, quando alla notizia della morte di
Mussolini dai balconi interni delle case di Milano fu gettato via di tutto e
di più, dai bronzi ai busti rappresentanti il duce ai gagliardetti alle
medaglie eccetera eccetera. E subito fuoriuscì il popolo branco con la fascia
rossa al braccio a cantar bella ciao per istrada, a riempire di sputi il
cadavere del dittatore e della sua donna, senza neanche la pietas che sempre
ci'accompagna (o almeno dovrebbe) di fronte al mistero della morte.
Lui, ragazzino tredicenne, ne rimase sconvolto. E ancora non lo può
dimenticare quel popolo branco che all'improvviso passa da qua allà come
quando alla partita della Roma i tifosi si mettono a insultare quello che ieri
era l'Ottavo Re di Roma, me coioni! Non si parla romanista a casa mia, Pietro,
come non si parla il Sinischese urlante che da trent'anni invece di
proporre e costruire soltanto dileggia, disprezza e volgarmente offende.
Tu, Pietro, chiedi a me di illuminarti circa le parole dell'UomoNelQuadro.
E perché non lo chiedi a lui di spiegartele, direttamente a LUI! Io le
ho linkate senza commento, vuol dire che a me stanno bene così. Fosse solo
per l'aver riconosciuto nel coraggio di Marco di uscire dal coro il mio
coraggio d'esser sempre contro.
E non contro l'opposizione. Che non c'è. Non si può essere contro
qualcosa che non c'è, questione di logica, direbbe Spock.
Quei Sinischesi là, fratello mio, per me semplicemente non esistono.
Siete voi che dovreste accorgervi, se ragionaste col libero cervello a
trecentosessantagradi, che ai tempi del governo D'Alema si urlava a morte
il ditttore Milosevic, giusta e santa sia la guerra contro Milosevic!
Adesso scendete in piazza a milioni contro la guerra a un altro dittatore. Che
c'è, vi scegliete i dittatori a seconda di chi sia al governo? Dimenticando,
dice giustamente Marco, che altre ignominie si perpetrano ogni minuto di
questo maledetto incalzare dell'Ingiustizia su questo maledetto, primitivo
pianeta! Con ciò sposando in pieno le parole dell'Andreotti Nazionale
riportate dal Maestro della Bovisa Zu: non andrei in vacanza con Saddam ma
certamente non è che sulla terra manchino altri sinistri figuri della stessa
risma...
Ma certo, Pietro, in tutt'altre faccende affaccendato io ti so, e forse è per
questo che non hai sentito il dovere di ascoltare il "perché" di
Marco. Tu, l'hai scritto sul blog, sei alle prese con non so che Forza
Nuova che a Modena vuole aprire una sede! Non so chi sia Forza Nuova, di
destra suppongo visto l'impegno civile a chiudere "democraticamente"
la bocca di chiunque la pensi diversamente da Mamma Sinisca. Il bello è che
date a me delloStalin! Meglio Stalin nperzona che 50 o 500 milioni di
stalinisti, fotocopie per marchetta e mai per passione... Il bello che
m'accusi di dire banalità, ammé! Me coioni ar cazzo, direbbe io se
non fossi la signora che lo nacqui, lo vissi e lo morii! Qua se c'è qualcuno
che parla fuori dal coro e financo fuori dai denti cariati nse contamo sulle
dita de na mano!
Ma voi, la Sinisca dei colti che per diritto divino VOI PUO' sputare
addosso a chiunque OSI... , voi neanche vi sognate di dialogare, di
permettere a chiunque, fosse pure la timida Sonia Cassiani
l'esposizione del proprio libero pensiero! A morte la logorroica Cassiani
per aver osato fare la scema sul palcoscenico del Costanzo Sciò! Mai: a
morte Costanzo per aver osato fare della SUA Sinistra un covo dimarchettari
ignoranti, vero?! All'interno di quella Mediaset "covo del regime
FascistoBerlusconiano" me coioni ar cazzo, ribadisco per chi se fosse
scandalizzato prima! La mistificazione Sinischese è arrivata al punto di
dare, LEI FASCISTA!, del fascista ad altri, me coioni!
Cari Sinischesi dei miei coioni, nce provate commé. Perché VI SPARO!
Ti ho raccontato Pietro delle vicende rutelliane del mio povero marito,
scacciato dal suo Palaeur e ridotto a morir di fame con una pensione di
seicento euro al mese (arimecoioniarcazzo!). Nve servono le denunce, né le
prove. Nce volete sentì. La Sinisca dei malavitosi neoMafiosi del
Malaffare romano nse tocca?! TENETEVELA!!!!
Sta cavalcando i NO GLOBAL per un pugno di voti, VIVA LA PACE!
Domani il cinese scatena il branco in piazza, VIVA IL LAVORO!
Dopodomani Nanni Moretti fa n'artro girotondo, VIVA LA LIBERTA'!
Nv'accorgete che mentre voi urlate gli slogan, ESSI ve lo ficcano lì. Sempre
poveri siete, sempre più ricchi loro. Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché
la Sinischese UNIPOL ASSICURAZIONI s'è comprata già 500 sportelli
della mitica BANCA DI ROMA!
Mentre voi giocate affà i comunisti, o i pacifisti, o i Fintodemocratici,
loro arraffano quel che si può, buon'ultima La Telemontecarlo di
quell'ingenuo Cecchi Gori che ancora se deve sveglià dal sogno amaro che
nl'ha capito manco lui come c'è finito.
Dobbiamo continuare? No, continueremo davanti a magistrati onesti quando sarà
il momento.
Qualcuno abbia il coraggio di lasciar parlare coloro che non la pensano
come Mamma Sinisca impone, perdìo!
Perché io so' vecchia, stanca, nauseata e di politica da stasera never
forever. Ma loro sono giovani Pietro, e quel disprezzo che ancora ci frigge
nella pelle a mio marito e me, loro non lo sopporteranno e quel mio IO TI
SPARO non lo diranno solo a parole!
Poi nfate come quelli dell'Aventino, che lasciarono campo libero a Mussolini e
scapparono "esuli" nella mia Francia natìa...Affà i partigiani
"ricchi" coi soldi delle collette degli operai morti di fame coi
figli piccoli (sempre mecoioniarcazzo, se ci'aripenso!).
Il fascismo è sepolto da secoli, e fu quel grande uomo a nome Giorgio
Almirante che ne dichiarò la morte cerebrale. Da trent'anni vi fa comodo
tenerlo vivo attaccato alle macchine della demagogia. Fascisti, invidiosi,
illibertari SIETE VOI!
E questa vostra violenza fascista di Sinisca genererà nuovi fascismi, più
moderni, più violenti, più impietosi.
Perché nessuno ha insegnato a questi nostri giovani il senso della PIETAS e
del RISPETTO per le idee altrui QUALI CHE SIANO!
Di certo non glielo avete insegnato voi!
Parlaci, Pietro, con coloro che NON la pensano come te e OSANO irridere la
marcia della Pace
Forse parlano il tuo stesso linguaggio, e semplicemente volevano dire che non
ci si scarica la coscienza scendendo in piazza un giorno al mese o all'anno.
Semplicemente vorrebbero vedere certa coerenza nell'esempio di coloro che al
contrario, come i preti, predicano bene e razzolano male. Forse, al contrario
dei Sinischesi certi di inesatte certezze per diritto divino, cominciano a
nutrire dubbi circa qualcosa che se si drizzano le antenne, all'interno del
loro sacro libero cervello... bisogna starlo a sentire. Perché cultura vera
impone che DUBITO ERGO SUM, COGITO ERGO SUM, e dunque COSCIENTI DEL
LORO ESISTERE sono tutti coloro che dubitando si chiedono e
pensando...forse già pensano "oltre" (e tu sei BlogOLTRE!
onnò!) e magari bisognerebbe starli a sentire, onnò!
COME IMPONE DEMOCRAZIA, ONNO'!!!
... ma galeotto fu quel blog di PinoScaccia, un democratico vero...
E mi sognai, quella notte, che forse non era soltanto un sogno...
mariemarion, alias LaSinistreC'estMoi, per cortesia!
- bea c., 2/20/2003
[ Giovedì, 20 Febbraio 2003 ]
Un brindisi per l'Islanda di Pietro B.
Se il 24 Aprile prossimo vi troverete, per caso , sul Fly Bus
che dall'aeroporto di Reyjavik vi porta nell'omonima città allora avrete la
possibilità di assistere al primo rifornimento di idrogeno dalla Fuel
Hydrogen Station. Il parlamento islandese ha deciso che l'Islanda sarà il
primo paese "no oil" sulla faccia della terra. Partendo da tre bus
pubblici. E in tempi di petrolio che viaggia verso i 40 dollari al barile (per
probabilmente arrivare in caso di guerra a valori ben più alti) è il caso di
brindare alla lungimiranza dei governanti islandesi. E alla salvaguardia
dell'ambiente e quindi in ultimo della nostra salute .
Appunti sull'idrogeno
Dall'Archivio degli interventi:
Parte 1
- Parte 2
Articolo
«Le Scienze» nov.2002
L'Opinione: Fuel
cell, tecnologia mobile di Franco Carlini
Skateboard all'idrogeno di Barbara Roncarolo
La crescita senza fine scivola sul petrolio
(fonte: Il Manifesto - 2/1/2003)
di Francesco Piccioni
Auto: i problemi energetici dei motori alternativi
(fonte: Il Manifesto -
2/1/2003)
di Francesco Piccioni
Articoli sull'idrogeno
su BlogOltreArchivio
[ Martedì, 18 Febbraio 2003 ]
Lotta alla Mafia... a tavola! di Pietro B.
La pasta è per me un rito giornaliero irrinunciabile. Se non riesco a mangiare un piatto di spaghetti a pranzo
invariabilmente recupero a cena. E badate che la condisco pochissimo, il
massimo del piacere: olio extra-vegine d'oliva e un cucchiaio di parmigiano.
Adesso ho scoperto che questo rito può essere un contributo alla lotta alla mafia. Non sto scherzando. Guardate
l'immagine che vi riporto. E' l'etichetta delle "Maglie Siciliane", pasta di semola di grano duro di SICILIA. Fin
qui nulla di straordinario se non il gusto del grano siciliano. Nell'etichetta spiegano:
Il grano duro utilizzato per questa pasta proviene dai terreni confiscati alla mafia della Valle del Gorgo del Drago di Corleone, ed oggi gestiti dalla
Cooperativa PLACIDO RIZZOTTO - LIBERA TERRA che lo ha coltivato naturalmente e lasciato maturare al sole di Sicilia. Grazie alla sapiente lavorazione artigianale frutto di antica tradizione, la pasta viene essiccata lentamente a 40°C per ben 40 ore, mantenendo
immutate le proprietà nutritive ed organolettiche. La cooperativa aderisce a LIBERA Associazioni, Nomi, Numeri Contro le
Mafie.
La pasta è veramente buona (a patto di non cuocerla per più di 7 minuti). Le intenzioni sono
ottime.
E il mio cuore di Siciliano gioisce per questo fiore in mezzo ad un deserto.
Compratela.
Se non la trovate scrivete a:
Cooperativa PLACIDO RIZZOTO - LIBERA TERRA
Via Vitt. Emanuele, 266
90048 San Giuseppe Jato - PA
Grano prodotto sulle terre del consorzio
SVILUPPO E LEGALITA'
[ Domenica, 16 Febbraio 2003 ]
I supertossici della droga nera
di Pino Cacucci
«Siamo stupidi, perciò moriremo», dice il replicante di Blade
Runner. Ha ragione. Invece di inebriarci con l'infinita serie di sostanze che la
natura ci offre, ci facciamo di petrolio. Quella roba fa malissimo, non ce n'è
per tutti e chi ne è preda è disposto a tutto. Anche alla guerra.
...leggi
tutto...
(fonte: il
Manifesto - 14/02/2003 - Su segnalazione di Zu)
[ Sabato, 15 Febbraio 2003 ]
Brodoprimordiale: minchiate surreali Intervista di Pietro B.
Ogni giorno nascono decine di nuovi weblog e per la verità altrettanti scompaiono.
Il blog è diventato di moda ed è di moda parlarne. Tra tutta questa massa di iniziative ogni
tanto qualche perla. Magari effimera, una tempesta di interventi poi il nulla. Dice La Pizia che un blog
dura in maniera inversamente proporzionala alla quantità di materiale che pubblica. Che ne pensi?
Penso che se fosse vero quello che dice La Pizia
il mio dovrebbe essere morto da un bel pezzo. In effetti il blog è diventato
di moda, perlomeno in alcuni ambienti, ma per ricondurre il fenomeno alle sue
giuste dimensioni bisogna pensare che anche i blog più frequentati non
superano qualche centinaio di accessi al giorno. Poi avere un blog è una cosa
che in qualche maniera impegna, e capisco che molti, dopo l'entusiasmo
iniziale, lascino perdere. Quanto alle perle, se ne trovano di più di
quanto si possa immaginare. C'è un sacco di gente che ha cose
interessanti da scrivere e, grazie a questo strumento, trova lettori. Non mi
sembra una cosa da poco.
...leggi tutta
l'intervista...
[ Venerdì, 14 Febbraio 2003 ]
L'america dell'Est
di Giulietto Chiesa
Com'era nelle
intenzioni di Washington, com'era nei timori
del nucleo forte dell'Europa, la prossima
guerra contro l'Iraq ha già prodotto - prima
ancora di cominciare - un'illustre, colossale vittima: l'Europa. Al documento degli otto
paesi europei, dell'est e dell'ovest, più pro-americani, ha fatto seguito un secondo
documento, ancora più inequivocabile, dei 10
paesi dell'est Europa appena affacciatisi
nell'anticamera dell'Unione europea. Giusto in
tempo per il suo funerale. L'Amministrazione
dell'Impero ha così completato una manovra a
larghissimo raggio, consistente in varie tappe,
tutte realizzate con successo. Tanto per
ricordare - a coloro che insistono sulla
debolezza "strategica" degli Stati Uniti
d'America - che esiste una
voragine tra la situazione attuale (in cui gli Usa
sono all'offensiva, più che mai potenti, più che
mai decisi, più che mai armati) e il momento in
cui la crisi (economica, poi politica, poi di
egemonia reale) degli Stati Uniti e della loro
globalizzazione si manifesterà in tutta la sua
probabile ampiezza storica.
...leggi tutto l'articolo...
(fonte: Avvenimenti - n°6/2003)
[ Giovedì, 13 Febbraio 2003 ]
Mi sento falco e colomba
di Ian McEwan
L'incertezza non è un sentimento proficuo sull'orlo della guerra, ma i miei
cattivi presentimenti sull’azione militare sono stati temperati, o complicati,
dagli scritti di vari esiliati iracheni come dalle testimonianze dei
perseguitati dal regime di Bagdad. Nella situazione giusta, con le
aspirazioni giuste, potrebbe essere
un'azione meritoria rimuovere con la forza Saddam e il suo odioso entourage, e
restituire l'Iraq alla sua gente. Per situazione giusta, mi riferisco a un
tentativo di avviare un processo per una soluzione focalizzata, creativa e
onnicomprensiva del problema palestinese. Naturalmente, per fare questo
occorrerebbe la guida americana, e in questo momento è una prospettiva assai
remota.
Ma, senza iniziative di questo tipo e con le conseguenze degli
attacchi dell'11 settembre, l'intera regione è troppo instabile: ribolle d'odio.
Le incomprensioni reciproche tra mondo arabo e occidentale hanno raggiunto un
nuovo apice. Soltanto il mese scorso, i principali organi di stampa del Cairo
andavano ripetendo la storia che gli stessi Stati Uniti avrebbero distrutto le
Torri Gemelle, allo scopo di avere una scusa per attaccare l'Islam.
Nel
frattempo, l'Amministrazione Usa è vaga riguardo ai suoi progetti per il
dopoguerra. Non c'è stata nessuna chiara promessa di un Iraq democratico.
Un'azione militare in Medio Oriente potrebbe portare una quantità di conseguenze
indesiderabili, se non tragiche. Nessuno, nessun «esperto» può sapere che cosa
sta per succedere. Ma penso che si possa dare per scontato che, data l'attuale
epidemia d'irrazionalismo, non sia questo il momento migliore per dichiarare
guerra contro una nazione araba. Ciò malgrado, non posso dire di essere
stato granché impressionato dagli argomenti del movimento britannico contro la
guerra.
I movimenti pacifisti sono per propria natura incapaci di
scegliere il male minore ed è pensabile che invadere l'Iraq adesso potrebbe
evitare più sofferenze e salvare più vite che il non fare nulla. Bisogna che
questa ipotesi venga affrontata e che vi si ragioni sopra. Il fatto che il
movimento non si sia interessato o non si sia voluto impegnare con gli esiliati
iracheni è stata un'elusione morale, tanto più vergognosa in quanto una vasta
parte dell'Iraqi National Congress, riunitosi recentemente a Londra, abbraccia i
valori liberali o libertari e laici professati da tanta parte del movimento
contro la guerra.
Sento che cominciano a levarsi le voci di quelle
stesse persone che avrebbero preferito lasciare i talebani al potere, e che
erano pronte a permettere che i kosovari marcissero nei campi ai confini della
loro terra, lasciando che il nazionalismo serbo genocida proseguisse per la
propria strada. Perché adesso dovremmo fidarci di quelle voci? Tony Blair,
all'epoca denigrato, ha partecipato a entrambe quelle campagne e i fatti gli
hanno dato ragione. Vi sarebbe stata molta più sofferenza se non fosse stato
fatto niente. L'accusa di essere un servo di Bush è debole. E' stata in primo
luogo l'alleanza per il compromesso Blair-Powell a portare gli Stati Uniti
davanti all'Onu. Un altro vano argomento che comincio a sentire in giro dice che
sarebbe incoerente attaccare l'Iraq, siccome non attacchiamo la Corea del Nord o
un altro paio di regimi dittatoriali. A questi rispondo che tre dittature sono
meglio di quattro.
Per gli indecisi, alcune argomentazioni delle colombe
sembrano spuntare dal tepore viziato dell'illogicità (gli Stati Uniti, che prima
erano amici dei dittatori, hanno cinicamente sostenuto Saddam nella sua guerra
contro l'Iran), nessuna delle quali ci aiuta a decidere come esattamente
dovremmo agire adesso nei riguardi di Saddam. Bisogna che il movimento pacifista
tiri fuori proposte concrete per contenerlo, se non lo si vuole disarmare con la
forza. Egli ha prodotto maniacalmente armi chimiche e biologiche su scala
industriale. Che fare?
Nessuno nega sul serio i suoi trascorsi di
genocida: forse 250 mila curdi assassinati, migliaia dei loro villaggi
distrutti, la persecuzione degli sciiti nel Sud, la crudele soppressione del
dissenso, il diffusissimo impiego della tortura, delle carcerazioni e delle
esecuzioni sommarie, con gli onnipresenti servizi segreti che pervadono tutti i
livelli della società irachena. E' un oltraggio per chi ha sofferto sostenere
che l'Amministrazione Usa sarebbe il male peggiore.
Neppure giova alla
causa della pace ignorare sia le occasioni sia le responsabilità di Saddam,
perfino in questa fase estrema, di evitare una guerra. Quelli che, nel campo
pacifista, propugnano il ritiro dei militari dall'area, ignorano che i curdi,
senza l'attuale protezione delle no fly zone , andrebbero incontro a un
ulteriore genocidio. Quanto ai falchi, hanno anch'essi le loro ambiguità.
C'è un semplice esercizio di aritmetica che non sanno fare in pubblico: date la
natura abietta del regime e la minaccia che esso rappresenta per la regione,
quanti civili iracheni ci permetteremo di ammazzare per sbarazzarcene? Quale
dovrebbe essere una quantità inaccettabile? L'argomento migliore a favore di
un'invasione preventiva sarebbe la prova dell'esistenza di un programma recente
per l'armamento nucleare. Fin qui, non è stato trovato nulla.
I problemi
non svaniscono solo perché non hanno una risposta: se costruire una nazione è un
compito troppo umile per questa Amministrazione degli Stati Uniti, cosa potrebbe
accadere in seguito alla frantumazione dello Stato nazionale dell'Iraq, un
artificio ideato e imposto dalla Gran Bretagna nel secolo scorso? Cosa
succederebbe se venisse sferrato un attacco missilistico a Israele? Un'invasione
potrebbe trasformarsi in bando di reclutamento per Al Qaeda? E Saddam Hussein,
lo «sbagliacalcoli seriale» della memorabile frase di Kenneth Pollack, potrebbe
farcela a trascinare tutti a fondo con sé, in un eccesso di frenesia
psicotica?
Scegliere la guerra è scegliere un futuro ignoto e spaventoso.
Il contenimento ottenuto per mezzo di perenni ispezioni potrebbe essere la
scelta più ottusa e più sicura. Tuttora i falchi possiedono la mia mente e
le colombe il mio cuore. Se fosse proprio necessario, potrei contarmi - appena -
tra queste ultime. La mia incertezza però rimane. La difendo in vista del fatto
che niente che chiunque di noi possa dire farà alcuna differenza: l'incertezza
non è meno efficace di un convincimento appassionato. Adesso si può solo
sperare nell'esito migliore: che il regime, che come tutte le dittature non si
basa sull'affetto del popolo, finisca per cadere come un dente marcio; che
l'Iraq federale e democratico, per il quale gli esiliati si sono impegnati nel
loro congresso londinese, possa essere aiutato a esistere dall'Onu e che gli
Stati Uniti trovino l'energia e l'ottimismo per cominciare a dedicarsi alla
questione palestinese. Sono speranze fragili.
Ian McEwan 2003 un contributo al
dibattito di openDemocracy
sull’Iraq (traduzione di Laura Toschi)
(fonte: Corriere.it - 13 Febbraio 2003)
[ Lunedì, 10 Febbraio 2003 ]
Un "Panorama" meno moderato?
di Pietro B.
Premessa (potete saltarla).
Ho letto Panorama per tanti anni.
Ed è il settimanale su cui mi sono politicamente e culturalmente formato. Grande
fu la mia pena quando Berlusconi lo trasformò in quello che è adesso: una bella vetrina delle vanità, delle futilità
e...
della destra.
Da allora passai all'Espresso. Che devo dirvi la verità da quando lo dirige la Daniela Hamaui
mi piace poco. Lo ha trasformato, anche graficamente in qualcosa che rassomiglia più a
"D, la Repubblica delle donne"
che a quello che l'Espresso è sempre stato. Probabilmente anche questo è un segno dei tempi in cui la
futilità e la "trasgressione" compiacente verso un sistema consumistico consolidato la fa da padrone.
La sottolineatura (questa è da leggere)
Nell'ultimo numero di Panorama, ancora in edicola, la rubrica "Alla
lettera" Sergio Romano offre degli interessanti spunti di
riflessione sulla sempre più vicina guerra all'Iraq. E scrive:
[...]Non sembra che i governi europei, a differenza di quanto
accade negli Stati Uniti, credano all'esistenza di uno stretto collegamento fra
gli attacchi terroristici dell'11 Settembre e la pericolosità del regime
iracheno. L'appello firmato dai «magnifici otto» dichiara, è vero, che la
«la combinazione fra le armi di sterminio e terrorismo rappresenta una minaccia
di incalcolabili conseguenze». Ma gli otto si guardano bene dal sottoscrivere
la tesi di alcuni esponenti dell'amministrazione Bush secondo cui Al Qaeda e
Saddam sarebbero aspetti complementari di uno stesso periodo[...]. Credo che
facciano bene a non lasciarsi attrarre da questa superficiale semplificazione.
Al Qaeda è una confederazione di cellule terroriste, ispirata da una visione
radicale dell'islam e da un viscerale odio per la maggiore potenza
dell'Occidente mondano e «satanico».[...] Saddam invece è un leader
nazionale, brutale e spietato, ma laico e animato dalle stesse ambizioni che
sono state la materia prima della politica estera di molti altri paesi, anche
europei. E' possibile che il dittatore iracheno, in alcune circostanze si sia
servito di Al Qaeda, e che Osama Bin Laden abbia approfittato a sua volta dei
servizi resi all'Iraq. Ma si tratta, tutt'al più, di brevi «joint-venture». I
due fenomeni sono radicalmente diversi e potenzialmente ostili. Se l'America
ritiene che l'eliminazione di Saddam darebbe un duro colpo al terrorismo,
commette un errore. La guerra all'Iraq rischia anzi di esasperare le frustrazioni
islamiche e di allargare la palude di rabbia e di risentimento in cui Al Qaeda
ha pescato le sue reclute[...].
Lo stesso Sergio Romano scrive poi in
risposta ad una lettera di un lettore che si chiede come finirà il duello tra
il presidente del consiglio e la magistratura:
Personalmente credo che la riforma dell'ordine giudiziario dovrebbe
consistere principalmente nella separazione delle carriere e in un buon
sistema per misurare la produttività dei giudici. Le intenzioni del Polo mi
sembrano confuse e dettate da circostanze contingenti più che da un programma
organico e coerente.
[ Sabato, 8 Febbraio 2003 ]
Se chiedessi l'e-lemosina, me la dareste?
di Pietro B.
In un lungo intervento Antonio Tombolini nel suo
blog Simplicissimus,
tra le altre cose, discute sulla possibilità di far soldi con i blog o
per meglio dire di finanziarsi un weblog:
"Ce n'è un altro, e anche il Guardian ne accenna: consiste nel bloggare
chiedendo un'offerta a chi passa. Non scarterei con disprezzo questa
modalità: chiedere l'elemosina, o l'e-lemosina, si affretterebbe a dire
con sarcasmo qualcuno".
Subito mi sono detto ma chi vuoi che abbia questa
voglia di dare qualcosa liberamente per leggere un blog ad esempio il mio?. Poi ho incominciato a fare
due conti e a pormi tre domande.
1) Quanto tempo dedico a BlogOltre? 2) Quanti libri e quanti giornali consulto ed acquisto giornalmente?
3) E soprattutto quanto potrà durare BlogOltre?
Ecco cosa mi sono risposto:
1) Dedico diciamo due-tre ore al giorno, che rappresentano l'80% del mio tempo
libero. Nei fine settimane il limite è dato solo dalla pazienza dei miei cari.
2) Acquisto almeno due quotidiani al giorno, vari settimanali e mensili, una
decina di libri al mese.
3) Dipende da vari fattori. Uno personale, ossia la voglia di andare avanti.
L'altro congiunturale ossia la possibilità pratica, soprattutto economica, di
andare avanti, con dignità e secondo i miei progetti.
BlogOltre è un weblog che ha al suo centro il desiderio di riflettere
insieme ai suoi amici-lettori e di provare a capire i fatti e gli
avvenimenti del mondo circostante. E lo fa partendo dai materiali a me
raggiungibili, ossia, giornali, libri, altri siti, altri blog. E tutto questo ha
un costo. Anche questo spazio web ha un costo.
Certo Blogger è gratis ma non mi
da la possibilità e la libertà e le garanzie di qualità che mi può dare solo
uno spazio totalmente autogestito ed autofinanziato. Vi rivelo un piccolo
segreto. Avendo io poco tempo a disposizione per tre-quattro mesi quando volevo
riportare un articolo di un giornale, non disponibile in rete, lo facevo copiare
a una persona che in base al tariffario da lui proposto e da me liberamente
accettato, ha voluto anche fino a 15 euro per un singolo articolo.
Il riportare,
articoli, prefazioni, primi-capitoli, capitoli di libri, e pubblicazioni,
citazioni di altri blog, è il
modo di esistere di BlogOltre. Se non lo facessi in questo modo
semplicemente non lo farei. Poi tutta l'attrezzatura, scanner, stampante,
materiale di consumo.
Ho capito, insomma, che se non divento milionario (in vecchie lire) a breve BlogOltre
potrebbe cadere nel pozzo senza fondo dei desideri incompiuti. O in una
nicchia asfittica di un weblog striminzito e poco aggiornato.
Per questi motivi, sfacciatamente ed onestamente mi chiedo e vi chiedo: potrei pensare in un futuro
prossimo di scrivere vicino al logo: vi prego lasciate un e-obolo o una e-lemosina?
E con quale speranza di successo?
Aspetto le vostre e-risposte.
[ Giovedì, 6 Febbraio 2003 ]
Come essere di sinistra può complicarci la vita
di Pietro B.
La notizia intanto. Sabato 8 c.m. è confermata un'altra manifestazione a Modena
per per protestare contro l'apertura della sede provinciale di Forza Nuova.
Ora io ho un problema grosso che coinvolge la mia coscienza di militante
della sinistra. Sabato prossimo vorrei andare a questa manifestazione ma dovrei
anche andare a lavorare. C'è una sola persona che, se lo volesse, può sostituirmi.
Il problema è che questo collega è un simpatizzante di Forza Nuova che
vorrebbe, a sua volta, andare sabato nella nuova sede per sostenere i
camerati "sotto attacco". Non possiamo mancare tutti e due, dobbiamo
trovare necessariamente un accordo io e lui. O io vado alla
manifestazione contro Forza Nuova o lui va nella sede di Forza Nuova per
esprimere la sua solidarietà magari per partecipare a qualche
eventuale tafferuglio. E mi pare un bel rebus...
[ Martedì, 4 Febbraio 2003 ]
MicroMega: Un'altra Italia è possibile
segnalazione di Pietro B.
E' uscito il numero 1/2003 di MicroMega. Titolo: Un'altra Italia è
possibile. Nel seguito l'editoriale del direttore Paolo Flores d'Arcais.
Sui mass media gira da tempo una leggenda, in forma monopolistica e
onnipervasiva: che il mondo dei movimenti e di Cofferati, mondo - va
da sé - massimalista, estremista, giacobino, giustizialista, e quante altre
interessate imbecillità si possano sciorinare, è capace solo di dire
dei 'no'. L'opposto del riformismo. Un mondo capace, insomma,
esclusivamente di un'opposizione pregiudiziale, negativa, distruttiva. E
per questo condannato alla sconfitta. Poiché MicroMega viene spesso
presentata come componente, o addirittura organo e portavoce di quel
mondo, questo numero è intanto la definitiva illustrazione del carattere
pretestuoso e menzognero dell'accusa di saper dire solo dei 'no'. Qui ci
sono tutti i 'sì' necessari a formare un vero e proprio - e dettagliato -
programma di governo. Certamente assai più dettagliato e coerente
della politica vuota di contenuti e spesso allo sbando (per
ammiccamenti e cedimenti di alcuni settori o personalità ossessionate
dal 'dialogo' con Berlusconi) a cui ci ha purtroppo assuefatto il centro-
sinistra. Non presenteremo questo numero, tuttavia, come un programma di governo.
Perché - la scommessa è facile - si scatenerebbe la
canea interessata di una nuova insinuazione: vogliono fare un partito,
una lista, qualcosa, vogliono delegittimarci, vogliono condizionare, vogliono
sostituirci e prendere il nostro posto. Calma e gesso, amici e compagni:
nulla di tutto questo, nemmeno per scherzo, nemmeno per sogno, nemmeno per ipotesi.
Nessuna paura, dunque. Questo numero ha ambizioni
ben più grandi che fare concorrenza ad una 'cabina di regia' che resta
una pia intenzione incagliata nelle secche dei veti reciproci degli
apparati. Questo numero vuole dimostrare come nel corso di un anno di
lotte siano già maturati tutti gli elementi necessari a comporre un
programma per un governo alternativo alla deriva antidemocratica di
Berlusconi. Come, insomma, la carenza del centro-sinistra non sia
affatto l'elaborazione ma la volontà politica. Quello di MicroMega è poi
un non programma anche perché collaboratori e direttore, oltre ai lettori,
non si troveranno affatto d'accordo con tutte le tesi esposte, e
diverse saranno, per ciascuno, le ragioni dei disaccordi. Ma certo in
questo pluralismo non sarà difficile ritrovare un filo assai più coerente e
lineare, assai meno labirintico, dei dissensi paralizzanti che
percorrono l'opposizione parlamentare. I ventiquattro saggi che
illustrano questo 'non programma', talvolta sono sovrapponigli alle
competenze dei ministeri, talvolta sono trasversali ad essi, talvolta
vogliono sottolineare polemicamente come vi siano questioni cruciali
per un governo democratico che questa volta non potranno essere
trascurate (gli scheletri nell'armadio dei tanti 'misteri di Stato' di cui
parla Purgatori, ad esempio). Ma nessuno degli autori pensa
minimamente di proporsi come 'ministro ombra '. Ci tocca sottolineare
anche questo, benché per tutti noi vada da
sé, visto che non mancherà chi spingerà l'impudenza (magari 'riformista')
fino a tali patetici eccessi. È una scommessa, la nostra, ma basata su
corposi precedenti. Speriamo di essere smentiti da una lettura seria e
attenta, e solo a questo punto polemica e anche ipercritica, delle singole
proposte avanzate in questi saggi, dei contenuti puntualmente presentati.
Perché di contenuti sempre si parla, ma poi le tanto sbandierate riforme
non vengono mai proposte o restano di una genericità disarmante.
Proviamo a proporle noi, elaborate a partire da esperienze vissute nella
società civile. Speriamo che il confronto cominci davvero, che partiti e
apparati non si sottraggano anche questa volta, che si aprano a un
confronto scomodo ma ineluttabile se si vuole vincere, che rinuncino
definitivamente ad una esistenza autoreferenziale che per il centrosinistra
sarà sempre e solo la morta gora della sconfitta.
2^puntata
[ Lunedì, 3 Febbraio 2003 ]
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Viaggio nelle giustizia italiana da Mani Pulite alla Cirami in 999 puntate
di Pietro B.
Siamo bombardati dalle notizie, non siamo mai stati così informati come in questi ultimi
anni. I media si
moltiplicano, alla TV e alla carta stampata si è aggiunto internet e gli altri nuovi mezzi che annullano le distanze e ci
permettono di comunicare con chi in quel momento magari sta agli antipodi.
In tutta questa massa d'informazioni da un lato è difficile discernere, dall'altro esiste
il pericolo della perdita della memoria collettiva. Una notizia scaccia la
precedente ad una velocità vorticosa, cosicché viviamo in un presente
continuato e perpetuo dove non è facile avere memoria del passato. Per cui
si può impunemente criticare l'operato dei giudici Milanesi attribuendogli una
valenza politica, falsificando ogni dato storico e magari dando luogo ad una
commissione d'inchiesta.
Ecco perché inizio oggi questo viaggio nella giustizia italiana in 999 puntate.
Il numero, 999, si intende, vuol solo significare che non si finirà con due tre interventi, che l'intenzione è quella, anche con l'aiuto di chi mi legge, di andare avanti
per molto tempo. Per 999 puntate appunto. E di ricostruire quindi l'operato
della magistratura, soprattutto milanese, negli anni '90, e di arrivare ai
nostri giorni, alla Cirami e all'attacco che i politici della destra
stanno sferrando contro questo fondamentale potere dello stato.
E' altrettanto ovvio che non essendo io un giornalista, e non aspirando ad esserlo, inizio questo cammino nelle storia passata, presente e futura della giustizia in
Italia con il timore di
chi si avventura in lidi sconosciuti, con la paura di dimenticare qualcosa
di importante o di non essere sempre preciso ed esauriente. Ecco perché mi
aspetto il vostro aiuto fattivo tramite e-mail, commenti e qualsiasi altro mezzo vogliate sfruttare. E soprattutto le critiche, che tanto
sono utili quando riescono ad essere costruttive.
C'è il rischio che alla fine di questo viaggio,
magari la magistratura italiana non esista più così come siamo abituati a
vederla adesso. Che il Polo riesca ad asservirla, ad imbrigliarla, con leggi e
strumenti dettati magari dai vari Taormina di turno. E' un rischio reale non
ineluttabile.
...Vai
alla prima puntata...
[ Sabato, 1 Febbraio
2003 ]

Hamer e la nuova medicina
incontro con il Dr. Samorindo Peci
Il
dott. med. Ryke Geer Hamer è nato in Germania nel 1935. A 18 anni ha conseguito
la maturità ed iniziò gli studi di medicina e teologia all'università di
Tubinger. Dopo diversi anni d'intensa attività nelle cliniche universitarie di
Tubinger e Heidelberg, nel '72 conseguì la specializzazione in medicina interna
e iniziò ad occuparsi quale primario in ginecologia di molti malati di cancro.
Parallelamente coltivava un hobby molto particolare: quello dell'inventore. A
lui si devono l'invenzione dello scalpello a taglio atraumatico utilizzato in
chirurgia plastica, con lama 20 volte più sottile di quella di un rasoio, della
sega speciale per ossa utilizzato in chirurgia plastica, del lettino da
massaggio che si adatta automaticamente alla forma del corpo, come pure di un
apparecchio per la transcutanea del siero.(continua)
...leggi il resto e l'intervista al Dr. S. Peci...
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