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L'uomo è nato libero, e dappertutto è in ceppi.
(Jean-Jacques Rousseau, Il contratto sociale)
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:: Sabato, 30 Novembre 2002 ::
Accusano un tuo amico, e tu ti stai zitto? di Nando Dalla Chiesa
Ma pensateci bene. Che cosa direste voi di un amico che, sapendovi ingiustamente accusato, non si
presentasse a testimoniare a vostro favore nel processo in cui siete
imputati? La vicenda Berlusconi-Dell'Utri-magistrati palermitani presenta
anche questo risvolto umanamente inquietante, che illumina da una
particolarissima angolazione lo stato morale del paese e di chi lo governa.
Su Marcello Dell'Utri pende un'accusa mica tanto da ridere, concorso esterno
in associazione mafiosa. Un'accusa che può fare un baffo a chi, anche a
sinistra, davvero non resiste alla tentazione di frequentare il mondo che conta
(spassosissimo, di recente, un vademecum della poetessa Patrizia Valduga
per informare preventivamente chi, non resistendo alle sirene del potere, è - a
cose fatte - sempre pronto a spiegare con finto candore di non avere mai saputo
che quel luogo o rivista o cenacolo fosse «roba di Dell'Utri»).
...leggi tutto l'articolo...
Caso Socci-Excalibur, reazioni a una lettera
di Socci a "Il Giornale", pubblicata su Blog Oltre.
Ho guardato Excalibur e sinceramente non m'è piaciuto. Il caso ha voluto
che non sapessi affatto chi fosse Socci e così mi sono ritrovata a guardare la
trasmissione senza pregiudizi. Mio malgrado mi sono resa conto che il
programma ha offerto un punto di vista molto sofisticato dei fatti, soprattutto
dei no-global, di chi sono e di che cosa parlano. In alcuni contributi
giornalistici addirittura un po' gonfiato. Non so se definirlo un salotto
di disinformazione, ma ci è andato vicino. Vabbè, gusti personali, per
certe cose dette (o sottintese) mi ha pure fatto arrabbiare. Condivido
l'opinione che è un "Santoro alla rovescia", solo che Santoro di solito fa
vedere le cose come sono, non quello che gli sembra che sia (o vorrebbe che
fosse), come ho visto invece fare su Excalibur. Vabbè, parere
personale. bellachioma
Anche per me Socci era sconosciuto, ma me ne sono fatto un'idea dopo pochi
minuti dall'inizio della trasmissione. E' palese la provocazione messa in atto
dai vertici RAI, e dai loro referenti, nel sostituire Santoro con una
trasmissione almeno altrettanto faziosa, ma di segno opposto. Al di la dei
contenuti, pur fondamentali, c'è da considerare che Santoro è un abilissimo
conduttore, paragonabile ad un fine direttore d'orchestra capace di miscelare
tutti gli elementi di un media moderno. In Socci non ho visto ne contenuti ne
forma. E' presto per giudicare? Probabile. Ma se questo è l'incipit... ombra
Ho finalmente visto una trasmissione condotta con intelligenza e non monocorde (Sciuscià)! Sono felice che una volta tanto la RAI abbia voluto
mettere in onda qualcosa che sicuramente non sarebbe piaciuta all'intellighenzia
di sinistra. L'unica cosa che spero è che non riescano ad affossarla troppo
presto! Gratamente Saluto C.B.
Si può disquisire sulla scarsa esperienza televisiva di Socci che gli rende la
vita non facile nella conduzione di una trasmissione così nell'occhio del
ciclone, ma per me Excalibur rappresenta una cosa totalmente nuova nella
televisione, una cosa per cui per la prima volta non mi sono pentita al pensiero
di aver pagato il canone: finalmente si parla di fatti e non di banalità o
opinioni preconfezionate e se ne parla con passione non ideologica ma sincera.
Per la prima volta agli ospiti di una trasmissione televisiva è chiesta la
stessa cosa che è chiesta al conduttore: rischiare la propria faccia su ciò che
per sé conta, invece che partecipare al teatrino delle parti già fissate. Questa
è la vera novità! Perché di posizioni ideologiche ne abbiamo viste fin troppe in
tv e non sono servite a nessuno, né a destra né a sinistra, se non ad alimentare
il clima intollerante che continua a far bella mostra di sé nelle posizioni di
chi vorrebbe Socci eliminato dal palinsesto dalla prima apparizione. E se
chi grida alla disinformazione di Socci fosse veramente più disinformato di lui
perché indottrinato da tanti anni di propaganda televisiva e non di parte?
Quando ha citato che prima di Voltaire c'era stata l'università di
Salamanca, temo che tanti compresi gli ospiti presenti, non sapessero di cosa
parlasse... In conclusione io attendo il giovedì sera per respirare
finalmente un po' di aria libera dai luoghi comuni di sinistra e di destra di
cui la tv è piena. Perciò... EXCALIBUR FOR EVER! Letizia L.
Dopo un mese. Foto nella tendopoli di San Giuliano. Da l'Unità
di oggi.
:: Venerdì, 29 Novembre 2002 ::
Su LunaticaMente due segnalazioni importanti per la giornata del 30 Novembre...
:: Giovedì, 28 Novembre 2002 ::
L'indulto nel paese diviso - di Adriano Sofri
Mentre assisto, in tema di clemenza, a un gioco al ribasso che tende
ineluttabilmente allo zero, provo a giocare al rialzo e spiazzare la discussione.
Se riparlassi di galera, incorrerei nel sospetto di un mio conflitto di interessi, e nella certezza della vostra noia. Invece parlerò di voi, cioè
dell'Italia che non è in prigione. L'indulto è, infatti, problema suo più
ancora dei detenuti. Il ministro Castelli ha ribadito alla Camera la propria
perentoria opposizione a ogni clemenza.
Dice il ministro: non si può accettare la resa
dello Stato in nome dell'ingovernabilità delle carceri. Strano lessico militare: chi
ha dichiarato guerre, chi ha ingiunto la resa? Oltretutto, dice il ministro, la
situazione è del tutto sotto controllo. Forse: temo che una seconda semina di
vento, dopo il Giubileo. prometta tempesta. Ma il punto è un altro: chi,
dall'ultimo detenuto al Papa, si è sognato di dire che la clemenza non sia che
un'incombenza pratica imposta dal sovraffollamento? Al contrario: si è detto
all'infinito che il sovraffollamento è l'aggravante tormentosa di una condizione per sé esorbitante
di dilapidazione umana. Il "segno di clemenza"
non sarebbe meno significativo se fossero appena state inaugurate trenta nuove
carceri con doccia. Non so perché il ministro non voglia ammettere - non dico
concordare - che la questione della clemenza, per il Papa come per
l'ultimo, detenuto, evoca il bisogno che una comunità o una persona ogni tanto
sentono, di fermarsi un momento e rinnovarsi, di cambiar camicia strada e
vita. Non l'illusione di rifarsi da capo a fondo: ma l'occasione di convertirsi,
riconvertirsi e ricominciare. Che cos'altro è la "rieducazione" carceraria
sulla quale si spendono tante parole - e cosi pochi
fatti? I detenuti - la metà condannata, perché l'altra metà è imputata,
ufficialmente non colpevole, e trattata dieci volte peggio della dannata
- vogliono per definizione rifarsi una vita: perciò il teatro in carcere è
cosi appassionante, per le effimere vite di ricambio che offre, al posto
della vita vera cancellata.
Vi dirò perché la società pubblica è così riluttante a
capire questo fondo autentico della questione della clemenza, che resterebbe
anche se le celle fossero stanze decenti e non cubicoli di una promiscuità sobillatrice.
Perché il proposito di fermarsi un momento, ripensarci su, perdonarsi e
ricominciare è almeno altrettanto essenziale per la comunità dei liberi.
Non lo dico genericamente, per l'ammonimento a trattare ogni giorno come se
fosse l'ultimo, e dunque il primo, o per un massimalismo della conversione
permanente. Lo dico puntualmente, per la situazione peculiare della comunità
italiana, qui e adesso. Né lo dico a nome mio, che non vi farebbe impressione.
Le frasi del Papa sui detenuti e la clemenza, così esorcisticamente applaudite,
avevano una premessa che nessuno ha la pazienza di notare, nella raccomandazione
all'Italia, alla sua classe politica e ai suoi cittadini, a "incrementare la solidarietà e la
coesione interna". In quel discorso la clemenza per i detenuti è un
capitolo peculiare dell' appello alla coesione e alla solidarietà di un'intera
comunità nazionale, dei suoi partiti, delle sue forze sociali, dei suoi
cittadini e dei suoi ospiti stranieri. Non importa che cosa pensiate a prima
vista di questo appello, importa che ne vediate il nesso con le righe sul
carcere. Anche il presidente di questa Repubblica non perde occasione per
sostenere che gli italiani sono uniti - procurandosi qualche obiezione. Non
occorre sollecitare troppo le sue parole per riconoscervi, dietro la forma di
un'asserzione, una preoccupazione e una raccomandazione. In verità, la comunità
italiana è, qui e ora, attraversata da una divisione che inibisce una
convivenza sentita come normale. La divisione sull'indulto dipende da quella
generale, ne è causata e viene giocata ai suoi fini.
Prendete l'opposizione politica. Pressoché tutte le sue componenti
- quelle parlamentari e quelle sociali
e civili - riconoscono la legittimità democratica della maggioranza, e aggiungono per lo più di
lavorare per un'alternativa alla scadenza della legislatura. Non è vero.
Una vasta parte dell'opposizione conta sull'incidente stradale della
maggioranza, e personalmente del suo capo. Qualcuno punta più deliberatamente
sull'incidente giudiziario di Berlusconi; altri più fatalisticamente
sull'imprevisto. C'è una parte più persuasa del riconoscimento dovuto ai
risultati elettorali e ai ruoli istituzionali, e dunque della necessità di
una normale dialettica di opposizione e governo: ma è debole, presa tra i due
fuochi dell'indignazione o dell'impazienza antiberlusconiana che si tiene in
disparte o conta sull'accidente, e della foga della maggioranza di
centrodestra per forzare leggi e fatti compiuti al proprio interesse.
Circolo vizioso, nel quale ogni parte non ha forza abbastanza per prendere
un'autonoma iniziativa, ma ne ha abbastanza
per sventare l'iniziativa altrui. Le complicazioni sono tante. La divergenza
fra oppositori di principio e normalizzatori responsabili - usiamo denominazioni di fortuna -
non coincide affatto con quella fra sinistra più radicale e
sinistra più moderata. Poiché la questione di Berlusconi appare a molti come
una questione democratica, o di legalità, o di civiltà. l'intransigenza va
dalle posizioni di oltranzismo classista a quelle di legalismo e decoro
borghese, e comprende persone dichiaratamente di destra.
Dippiù:
questa democrazia in discussione procede da una ormai lunghissima crisi di
regime, che ha prodotto sconvolgimenti enormi nel sistema pubblico italiano, ma
attraverso vicende alterne e spettacolari rovesciamenti di fronti e stati
d'animo, che ogni volta esacerbavano la rottura aperta, senza mai trovare una
composizione: una pausa, un ripensamento.una conciliazione. un ricominciamento
secondo regole riconosciute.
Vedete: non siamo così lontani dalla questione dell'indulto, per un 'intera comunità
nazionale, un po' sovraffollata, un po' incattivita e rancorosa, inibita a
quella solidarietà civile che consiste nella rinuncia alla reciproca esclusione.
O, almeno, in una misura definita fra dissociazione e collaborazione:
problema che si propone, immagino, a ogni nuova espressione di iniziativa
civile, compresa quella che si è appena intitolata a libertà e giustizia.
Berlusconi, per definizione, è l'anomalia: così proverbialmente da farne dimenticare o
assolvere altre e clamorose. Però è un'anomalia che ha vinto le elezioni: di
qui il bilico perenne fra essere o non essere, un'opposizione democratica o
un esilio interno. Berlusconi ha fatto molto per eccitare questa psicologia
d'eccezione democratica. Non si è liberato limpidamente del conflitto
d'interessi (ancora non mi spiego perché, sembrandomi l'attaccamento alla
roba troppo poco per uno che alla lunga ha preso gusto al proposito
e all'illusione di governare l'Italia e il mondo: io ero serio quando mi
aspettavo che vendesse tutto e desse la metà del ricavato ai poveri). Si è
sentito così braccato dagli agguati giudiziari da infilarsi in una sequela di
leggi di imbarazzante improvvisazione, fatte apposta per allarmare tante
persone perbene. È un fatto che, un anno e mezzo dopo un trionfo elettorale,
l'eventualità dell' accidente giudiziario non si è fatta meno incombente
sull'orizzonte del presidente del consiglio.
Al di là della risonanza umana e storica, mi pare che la
condanna di Andreotti suoni politicamente minacciosa soprattutto per Berlusconi.
Tuttavia, nessuno nell'opposizione, né fra i politici né fra i
magistrati né nei movimenti, può figurarsi oggi, se non per totale sventatezza,
di ingoiare Berlusconi in modo indolore con un colpo giudiziario o una
manovra parlamentare. Sicché, anche chi veda nella maggioranza governante un
infrequentabile regime, e nel suo leader un interlocutore impossibile, deve
sentire un'apprensione per quello che può avvenire di un contrasto politico e
civile così inconciliato. C'è, nell'opposizione, una domanda senza risposta:
il ripensamento e il ricominciamento della comunità civile italiana non
potranno avvenire senza che Berlusconi sia stato messo fuori dalla vita
pubblica (messo dentro, direbbe qualcuno) e, rispettivamente, senza che la
magistratura sia stata umiliata e costretta alla resa?
In un contesto nazionale di forti tensioni sociali e
internazionale di fortissimi conflitti, a cominciare dall'incombenza di una
guerra, l'Italia non è meno divisa che al colmo di Tangentopoli: non con quella
acutezza e sgomento, piuttosto in modo sordo e cronico. Non c'è un doppio
potere insediato nei palazzi opposti della politica romana e della giustizia milanese:
piuttosto un arroccamento universale d corpi e poteri separati.
E non ingannatevi: la rivalità fra destra
e sinistra è oggi assai meno sentita delle rivalità intestine a ciascuno dei
due schieramenti. Per questo non si fa né l'indulto né l'indultino. I detenuti
non c'entrano, sono spiccioli per puntate altrui. C'è qualcosa di tragicomico
nella singolarità per cui in Italia si può cambiare la Costituzione a
maggioranza semplice, ma per dare un famoso segno di clemenza a un volgo
perso senza avvocati e senza nome occorre una maggioranza dei due terzi.
Quota irachena, o da paese coeso e generoso, e tutt'al più da applauso al
Papa. Per cambiare strada e vita, in Italia è sempre troppo presto.
(fonte: la Repubblica - 26/11/2002)
Precedente articolo
di Sofri sul tema dell'indulto.
Interventi sul tema della censura pervenuti a Blog Oltre
Mariemarion, ovvero
"caro Pietro non la ritengo censura"...
Io, caro Pietro, non la ritengo censura. Nè ritengo l'attuale Governo
fautore di chissà quale regime più o meno fascista.
Ho imparato da anni a ragionare col mio cervello e non sarà un Travaglio da
Nonsoddove o l'ultimo imbecille filo-pseudo-rivoluzionario a farmi cambiare
idea.
So perfettamente quanti amici perderò da questo momento, ma combattere per la
Verità quella vera o è coerenza, e quindi perdita del consenso, oppure è
pennivendolismo d'accatto, come il novanta per cento del giornalismo italiano
fieroPadre di taluni FieriBrog.
La Verita, PietroBlogOltre, è che tu sei e resti il mio quotidiano preferito.
Ma per due volte, cliccando qua e là nel tuo giornale, ho sentito i brividi
per la schiena e per due volte te l'ho detto.
La prima, te l'ho scritto: non ritengo che si possa denunciare la chiusura di
un sito come quello delle brigaterosse alla stregua di una censura di regime.
Nella misura in cui le stesse brigaterosse, per bocca televisiva di tali
Faranda e Moretti, hanno raccontato il loro omicidio perpetratosi nella figura
dell'onorevole Aldo Moro. A biechi (folli) fini rivoluzionari, si dice. Bene,
a parte la freddezza d'un omicidio a freddo che mi crediate o no non lo posso
pensare e neanche immaginare quello sparare a freddo alla tempia di un uomo
spezzato, impaurito, invecchiato, terrorizzato da quaranta giorni di prigionia
umiliante e defatigante dal punto di vista fisico e psicologico, a parte quel
gesto che tali Faranda e Moretti hanno freddissimamente raccontato a Raitré
anni fa e io giuro li avevo rimossi dal mio sacro, pietoso cervello tanto ne
restai sconvolta... a parte il gesto e tutti gli altri che seguirono o
anticiparono la morte di Moro... mi chiedo cos'abbiano concluso le suddette
bierre in fatto di rivoluzioni.
Tempo fa, forse nessuno lo ricorda più, è stato ucciso Marco Biagi. Non lo
conoscevamo, non per questo meritava di balzare freddato come un capretto agli
onori della cronaca. Chi fosse non lo so, cosa scrivesse forse l'ho capito in
giro. Pare che s'occupasse di articolo diciotto SL. Il che equivale a dire
signori bierristi ammazzate anche me che la penso come Biagi circa l'articolo
18.No, dirò di più: io voglio bruciarlo definitivamente lo Statuto dei
Lavoratori per come ne è stato fatto scempio da un sindacalismo rampante del
cazzo!
Vorrei che tu Pietro, quale direttore del tuo libero giornale che auguro a
tutti noi ti venga restituito presto, riflettessi sul fatto che lo sappiamo
TUTTI che non sei dalla parte delle brigate rosse. Ma denunciarne la
sparizione del sito neanche fosse uno di voi blogger d'assalto... suvvia
Pietro, misuriamo le parole e reincominciamo a riflettere seriamente!
Sono assassini a sangue freddo! L'hanno confessato pubblicamente, ne vanno
fieri!
Io non li voglio vedere spariti da Internet. LI VOGLIO MORTI! E non così alla
sbrigativa, ma alla maniera di Torquemada e della "Santa"
Inquisizione, a mo' di tortura lenta perché non s'inventino nella prossima
vita una qualche altra rivoluzione del cazzo!
Sono omicìdi confessi, non capisco perché esigano una qualche tutela che, ma
ragioniamo un momento, se spetta a loro qualsiasi tutela democratica di uno
Stato di diritto ma... ma allora domattina io vado a recuperare qualche mitra
faccio una strage e divento un eroe! Ma saremo tutti mica ammattiti per
favore!
Secondo brivido per le reni, e te l'ho scritto subito, ieri: AlJazeera neanche
ricordo come si scriva. Altra storia altro regalo, t'ho scritto più o meno
sui comments. Altri assassini autodichiaratisi tali (che siano una tele e non
AlQeda non fa differenza per noi che n'abbiamo viste di cotte e di crude a una
certa età). Dio sa se odio i bbrei in quanto rappresentanti del potere
economico mondiale. Ma Dio sa altrettanto bene che dall'odiare (e magari
combattere dall'interno con la disobbedienza civile) allo SPARARE su centinaia
di israeliti che bbrei più non sono ma uomini, donne, bambini, giovani come
te Pietro... la diferenza fa la differenza perdio!
Io la dico con Nicce: bisogna riscrivere le tavole del bene e del Male o qui
perfino la Mafia diventa eroe!
O qualcuno comincia coraggiosamente a schierarsi dalla parte del NO, non si può!
e del SI' questo è Giusto... oppure il garantismo che chiedete per il sito
delle bierre e di AlQeda (che nso manco come se scrive) si ritorcerà a favore
coloro che assassineranno i vostri figlioletti al puro fine di rubar loro lo
zainetto costoso che v'è costato lacrime di sangue. Lo sappiamo che esistono
microrapinatori che ammazzano per una catenina? E' tutta colpa del
Capitalismo? Anche quella è colpa del Capitalismo?
La mafia albanese è colpa del Capitalismo o di governi indecenti che nvedono
l'ora di liberarsi di assassini e figli di puttana dalla nascita! E giù a
piangere la Sinisca garantista italiota sui poveri assassini mafiosi albanesi
del cazzo! Poveri kossovari del cazzo per i quali financo quell'idiota di Emma
Bonino ex radicalGarantista della Pace ha speso fiumi di lacrime e di
incitamenti alla guerra Santa!
Sparirò dai vostri brog e mi toglierete il saluto. Io so come va certa Italia
fascista di Sinisca, lo so da trent'anni, ci sono abituata.
Ma per cortesia NESSUNO OSI PARLARE A ME DI CENSURA, io che l'ho vissuta dal
di dentro delle redazioni COMUNISTE!
Casomai, ce l'ho con Berlusconi per il contrario e cioè per l'aver lasciato
le sue televisioni in mano alla mafia di una Sinisca RadicalShick che la fa da
padrone sputando nel piatto dove mangia e, mentre deride il "padrone
cattivo e dittatore" (magari!) s'ingrassa alle sue spalle
"sognando" la guerra comunista (del cazzo!).
E non si venga a raccontare a ME che c'è la censura Maicrosoft! Io ve lo
dissi dal primo momento, quella ragazzi è pericolosa, quella sì che spegnerà
i brog non appena avremo cominciato a parlare di Libero Acquisto con Liberi
Cervelli! Ma Maicrosoft NON E' BERLUSCONI (magari) e Berlusconi non è colui
che ha dato avvio alla Polizia di Stato per entrare "a censurare" i
nostri brog. Forse il fatto che io ne conosca gli astri mi privilegia, dal
momento che una Bilancia con Luna in Pesci casomai è un PresidenteArtista,
altro che Dittatore (magari!). La Polizia di Stato si è mossa evidentemente
dietro l'avvio di una qualche inquisizione da parte della Magistratura. E
tutto torna: le bierre, AlQaeda e come cavolo si chiama. Assassini da cui il
mondo sta cercando di difendersi! Certo che il Buon Senso consiglierebbe la
risoluzione dei problemi di quei tre quarti del globo che non mangiano! Ma da
qui a sparare sul primo che passa c'è di mezzo l'Oceano Pacifico!
Si diceva ai miei tempi: né con lo Stato né con le Brigate Rosse. I
comunisti, naturalmente. Che l'hanno voluto, questo Potere, e non lo mollano
sguinzagliando tutte le loro televisioni i loro giornali e manipolando
MANIPOLANDO! i vostri sacri, giovani cervelli!
Io sono con questo Governo nella misura in cui metta in atto un sano Liberismo
all'americana, ovvero, chi mi legge lo sa, ognuno che MERITI al posto che
MERITA! E onore al Lavoro quale che sia!
Caro Pietro, la tele sta dicendo che lassù siete in mezzo all'acqua fino al
collo. Al centro c'è il terremoto, a Sud l'Etna e adesso i maremoti. Intanto
gli Italiani si preparano (Canale Cinque oggi) a svernare il loro Natale nei
posti più costosi del mondo. Intanto gli operai chiedono la Cassa
Integrazione che i Governi di Sinistra hanno regalato al fido Agnelli lui sì
in clamoroso conflitto d'interessi, dal momento che divide gli utili con i
suoi e le perdite le molla allo Stato, che siete voi. Intanto i giovani
vengono su col mito del guadagno facile a suon di coltellate o di bocchini da
regalare a questo o quell'altro signor padrino televisivo! Intanto i ragazzini
di palermo e Napoli sparano a cinque anni perché a quell'età la camorra che
li ha assunti sa bene che non possono essere puniti!
Caro Pietro, di tante e tali cose dovevamo e dovremo parlare nel tuo giornale,
che non siano le "presunte" censure alle brigaterosse o gli ultimi
disperati si fa per dire fondamentalismi musulmani del cazzo. E allora ha
ragione la signora Fallaci cristo! Che mi sta antipatica perché lei l'esame
di coscienza a se stessa e al suo amato Piccì... MAI!
V'hanno allevato a pane di lusso e rivoluzioni di lusso. Nessuno v'ha
insegnato a ragionare col vostro libero sano sacrissimo cervello!
Caro Pietro, UnaDonnaPerAmico ti sarà vicina fino all'ultimo e dio solo sa se
in questo momento sta soffrendo per te.
Ma non chiedermi di ragionare col cervello degli altri, non chiederlo a me.
Dopodiché cambiate pure canale, tanto il fascismo di Sinisca è carcinoma
tale che neanche la terapia Di Bella riuscirebbe ad eliminarlo!.
Beatrice Ciorato
per voi già certamente "ex" mariemarion. Per tutti ancora
UnaDonnaPerAmico.
Millevoci, cara
polizia postale...
cara polizia postale (che poi mi viene in mente curzia, vestita da
poliziotta!), che hai il potere di bloccare siti:pietro ti chiedo, oltre che censurare
siti, puoi per favore indagare su i veri scandali che ci sono per esempio nei
gestori telefonici? come è possibile che operatori di un determinato gestore
possano: ascoltare segreterie telefoniche di VIP e NIP, mandare messaggi
anonimi, stare le ore collegati a un cellulare di un altro utente per ascoltare
in diretta un concerto (premetto che paga il gestore, che poi son sicura ce li
lava dalle tasche di noi disgraziati), registrare messaggi in segreteria di un
utente per poi mandare questi messaggi a un familiare dell'utente stesso. ti
chiedo, oltre che censurare siti e sitarelli, di controllare meglio quelli della
polizia postale, visto che un certo UGO (lo chiamerò ugo, così tanto per dire)
si permette di scoprire gli IP nelle chat grazie a un programma che gli ha dato
un suo amico della polizia postale. ti chiedo, oltre che censurare siti e
sitarelli, di indagare su come sia possibile che tanta gente riesca ad entrare
nella posta elettronica di altra gente scoprendone la password, sempre grazie a
programmi devoluti in beneficenza...
l'informazione non va censurata! lo schifo che c'è dietro ad internet e di
cui nessuno parla andrebbe messo al muro. grazie dell'attenzione.
Zu, l'esperienza...
Se mi chiudono un blog, ne apro un altro in cinque minuti. E nel quarto d'ora
successivo divento famoso chiedendo a tutti gli altri di mettere un collegamento
alla mia nuova pagina spiegando la situazione. Riguardo alla censura, in
genere è l'arma degli imbecilli e la chiusura da te menzionata lo conferma.
Oltretutto, per colmo di assurdità, lasciano proliferare siti nazisti e
addirittura... i loghi e le suonerie! Giulio, ovvero Zu
Leonardo, il furbo...
arg... mi hai fatto prendere uno spavento!
detto questo, è molto
difficile che la polizia di Stato possa chiudere il mio piccolo blog, che è su
un server USA. Io ho più paura dell'FBI, effettivamente. leo
Chiara, rassicurante...
Che spavento Pietro!!!
Pensavo ti avessero chiuso veramente blogoltre!!
A parte gli scherzi, nel caso nelle br capisco il sequestro: probabilmente,
anzi, sicuramente stavano facendo degli accertamenti specifici. Il caso dei
blog è un po' diverso. In quel caso, visto che non si tratta di
un'associazione sovversiva ma dell'opinione di un cittadino, sarebbe
inaccettabile. Chiara
Bellachioma, la sintesi...
ma... PIETRO! mi sono presa uno spavento terribile:-) cavoli, credevo che
veramente ti avessero censurato il sito! bellachioma
:: Mercoledì, 27 Novembre 2002 ::
I nostri blog corrono il rischio della censura?
Questa sera ho messo in rete una pagina provocatoria per cercare, se possibile,
di smuovere le
acque chete del dibattito sulla censura. Sebbene abbia parlato della
vicenda che ha colpito Tommaso Fera e i suoi siti sulle
B.R. qualche giorno fa
nessuno, ad oggi, mi ha indirizzato un messaggio o lasciato un commento intorno a questa vicenda che muove da un
caso concreto ma non di quel caso vuole esclusivamente parlare. Infatti la mia
persistente domanda è: possibile che, ad esempio, Blog Oltre un bel
giorno solo
perché sta sul pisello a qualche solerte funzionario di polizia o a un giudice
non meglio impegnato possa essere chiuso e io, il curatore, non esserne informato da nessuno? Ma che stato di
diritto è mai questo?
:: Martedì, 26 Novembre 2002 ::
Qui
al-Jazeera,
la voce del mondo arabo
Visita agli studi della celebre televisione che trasmette dal
Qatar: ogni giorno è seguita da oltre 45 milioni di telespettatori, con picchi
di 75 la sera. I suoi notiziari sono l'unica isola di libertà di stampa nella
regione.
Una mappa cinquecentesca del mondo, con 16
monitor a destra e altrettanti a sinistra, domina l’affollata newsroom. I
giornalisti e i presentatori incaricati di preparare un notiziario all'ora sono più attratti da quei 32
televisori sempre accesi, che mostrano cosa fa la
concorrenza - Cnn, Bbc e tv arabe - che da quella carta geografica antica. La
quale, tuttavia, non è li solo per bellezza: c'è una spiegazione colta della
sua scelta. Apparteneva a un antico viaggiatore arabo: dopo aver disegnato
solo i contorni dei continenti senza avere avuto il tempo di indicare le
località, il viaggiatore la perse. Fu ritrovata qualche anno più tardi dai
veneziani che finirono il lavoro, scrivendo i nomi in latino. Un raro esempio
di collaborazione fra civiltà.
Francamente questo non è un grande
momento per parlare di solidarietà fra Occidente e Oriente.
Anche gli ultimi
scoop di al-Jazeera, le prime immagini dei ceceni dentro il teatro di Mosca
e la cassetta nella quale si proverebbe che bin-Laden è ancora vivo, hanno
provocato nuove polemiche. Qualcuno dice che questa è la tv dei terroristi. «È
solo gelosia per i nostri colpi giornalistici», dice l'amministratore della
televisione, Mohammed Jassem al-Ali. «Chi sostiene il contrario non è
informato. Noi di al-Jazeera, invece, lo siamo sempre». La televisione in fondo è piccola
per sfidare la Cnn sul suo terreno globale: 500 dipen- denti e 25 uffici di
corrispondenza nel mondo; è ancora giovane e ha appena incominciato a camminare
sulle sue gambe finanziarie: nata nel '96, fino all'anno scorso riceveva 27
milioni di dollari l'anno, a fondo perduto, dall' emiro del Qatar. Ma
al-Jazeera, un nome che ormai tutti conoscono nel mondo, ha il suo orgoglio.
Insoddisfatti per il modo con il quale dà
le notizie, il mese scorso i ministri dell'Informazione dei Paesi del Golfo
riuniti in Oman hanno deciso di boicottare ufficialmente al-Jazeera: il Qatar
aveva mandato un ambasciatore perché eliminare il ministero dell'informazione
è stato uno dei primi provvedimenti del processo di apertura di questo piccolo
emirato.
Al-Jazeera vuol dire isola: l'unica isola di libertà di stampa del
Mondo arabo ha trovato riparo nella più aperta delle poche isole democratiche
della regione: il Qatar appunto. Da quando esiste al- Jazeera, i suoi uffici
di corrispondenza sono stati chiusi e riaperti dalle autorità locali in
Giordania, Marocco, Libia, Irak, Kuwait; restano chiusi in Arabia Saudita, Tunisia e Algeria; in Egitto ogni
tanto tolgono la spina o dicono che il
satellite non funziona; in Kuwait stanno pensando di richiudere al- Jazeera
perché troppo filo-irakena e a Bagdad pensano che sia al servizio dei
kuwaitiani. «Vogliono tutti essere i censori delle notizie, vogliono che
dipendiamo dalle loro agenzie», dice ancora al- Ali, nel suo ufficio pieno di
premi giornalistici ricevuti in tutto il mondo. «Noi invece verifichiamo le
notizie su Reuter e France Presse, chiediamo ai nostri corrispondenti di
andare a verificare e scavare. Ma non cambieremo: se lo facessimo perderemmo
credibilità e pubblico».
Gli arabi dicono che al-Jazeera prende i
soldi dal Mossad, perché è l'unica tv che mette Israele
sulle carte geografiche della regione, che ha intervistato Ehud Barak e che
stava intervistando anche Sharon: è stato lui a negarsi all'ultimo momento.
Nemmeno gli israeliani sono soddisfatti delle immagini sull'Intifada che
al-Jazeera diffonde nel Mondo arabo, e rifiutano di accreditare tutto il
personale dell'ufficio di Gerusalemme. Al-Jazeera ha denunciato per questo il Governo israeliano: non all'Onu ma al foro civile di Tel Aviv. È questo
concentrarsi di pessime opinioni dei potenti che concentra l'opinione
pubblica araba su al-Jazeera. La media giornaliera è di 45 milioni di
telespettatori che diventano 65 dalle 21 alle due di notte e 75 nell'ora di
massimo ascolto. li moltiplicarsi di abbonamenti negli Usa, in America Lati-
na ed Estremo Oriente ha spinto la tv a mettere in piedi un lungo tg alle 4 di
notte: le 20 a New York e le 8 a Kuala Lumpur.
Ora però le accuse di faziosità, di
inaccuratezza, di irresponsabilità giornalistica non vengono solo dai Governi
arabi. Dall'11 settembre 2001 anche gli Stati Uniti detestano al-Jazeera.
«Informazione viziosa» aveva definito il segretario di Stato Colin Powell i
comunicati di Osama bin-Laden trasmessi in quei giorni dalla tv".
Alcuni mesi più tardi, quando la Cnn è entrata in possesso dell'intero archivio di bin-Laden,
trasmettendo ore e ore d'immagini, nessuno al dipartimento di Stato ha fatto commenti,
«Un giorno ho chiesto a un giornalista americano se preferisse intervistare George
Bush o bin-Laden -ricorda l'amministratore di al-Jazeera-: mi ha risposto bin-Laden, naturalmente.
Avendoli, oggi chi non manderebbe in onda scoop su al-Qaida?».
Ma è un fatto che i terroristi arabi o ceceni offrano sempre
le loro primizie ad al-Jazeera; che la tv usi spesso un linguaggio da nazionalismo
pan-arabo; che gli attentati suicidi palestinesi vengano chiamati "operazioni di
guerriglia".
«In realtà non ci siamo nemmeno mai permessi di chiamare Sharon terrorista, come fanno le
altre tv arabe: nemmeno dopo l'assalto del suo esercito
al campo profughi palestinese di Jenin -precisa al-Ali -. Sappiamo che
sulla stampa occidentale si è detto molto al riguardo. Ma chi ha
scritto non è mai venuto qui a parlare con noi, a vedere come lavoriamo.
Noi ci occupiamo principalmente di notizie che riguardano il Mondo arabo,
il nostro pubblico è arabo e non possiamo che fare informazione da
una prospettiva araba non possiamo
che avere un linguaggio arabo. Non possiamo ignorare questo fatto. Lei guarda va la Cnn
nei mesi successivi all'1l settembre? Era informazione e basta o informazione patriottica,
quella?».
Dedicate ore di trasmissione all'Intifada, alla
corruzione della burocrazia egiziana, all'lrak. Ma sul Qatar dal cui emiro
dipendono le vostre finanze, quasi nulla. Perché? «Se è per questo non
parliamo quasi mai nemmeno dell'Oman -risponde al-Ali -. E la ragione è la stessa che
spinge la televisione italiana a non parlare, che so, di Andorra: non
succede mai niente ad Andorra. Esattamente come in Qatar o in Oman. Il nostro metro di giudizio è la notizia.»
Parole ovvie ma rivoluzionarie in Medio Oriente. Per quante critiche si possano fare -la stampa non è perfetta
in nessuna parte del mondo -se al-Jazeera fosse nata una quindicina d'anni fa,
se da molto più tempo le sue notizie entrassero liberamente nelle case di
milioni di arabi, come una brezza di democrazia in diretta, forse non ci sarebbe stato un 1l settembre.
Tutto questo ha un costo. La
pubblicità di al-Jazeera copre solo il 30% del bilancio quando potrebbe
facilmente arrivare al 100 per cento. Le agenzie subiscono le pressioni dei
Governi e, secondo l'amministratore, ora anche quello americano impedisce ad
alcune multinazionali di comprare liberamente spazi pubblicitari su al-Jazeera.
In compenso quest'anno la tv ha guadagnato molto vendendo le immagini
dei suoi scoop: per diversi mesi è stata l'unica ad avere un corrispondente
nella Kabul dei talebani sotto le bombe americane.
Fra gennaio e febbraio la tv lancerà il suo primo sito Internet di notizie in
inglese e l'anno prossimo intende aprire anche un secondo canale
televisivo, entrando in concorrenza diretta e globale con Cnn e Bbc. Non tutti
sono d'accordo, l'impresa sembra eccessiva. «La nostra qualità è di essere
una televisione per il Mondo arabo: è in questo mercato che possiamo
introdurre un valore aggiunto che gli altri concorrenti dell'area non possono
dare», dice perplesso uno dei redattori-capo di turno nella newsroom. Tuttavia
gli studi di fattibilità sono già pronti ed è incominciata unaricca campagna di assunzioni,
andando a pescare giornalisti anche nei grandi
network europei e americani. La grande ambizione è di dare un contributo
alla fine dello scontro fra civiltà: «Vogliamo dare agli spettatori
occidentali una nuova prospettiva del Mondo arabo», dice al-Ali.
Intanto nella sua piccola sede di Doha, una sola newsroom, tre studi e due uffici
privati - dell'amministratore e del direttore -al-Jazeera continua il suo lavoro 24 ore su 24. Un notiziario ogni ora, un bollettino ogni mezza, quattro
grandi tg aIle 4 e alle 8 del mattino, alle 16 e alle 23; una serie di talk
show. I più seguiti sono «Sharia e vita» sui temi religiosi; «Senza
frontiere» su quelli politici; «Direzione opposta», nel quale sono messi a
confronto punti di vista diversi. Ibrahim Helel, il direttore, ha 35 anni,
viene dalla tv egiziana, è passato per al-Jazee- ra, è andato a dirigere la
rete di Abu Dhabi ed è tornato qui.
Sulla porta c'è scritto in inglese
"chief editor".Il corpo centrale della redazione è composto da
giornalisti formatisi nei servizi in arabo della Bbc e della radio francese.
Da uno dei 32 schermi della newsroom, la tv israeliana manda in onda Sharon.
«Prendi queste dichiarazioni e mettile nel prossimo tg», dice un
caporedattore. Dal ministero degli Esteri del Qatar, intanto, mandano
l'ennesima nota di protesta di un Governo arabo per come è stata data una certa
notizia: giusto per conoscenza, è un'abitudine alla quale ha fatto il callo
anche il ministro degli Esteri, preso di mira ogni volta che incontra un
collega arabo. «È la stampa, bellezza. E tu non puoi farci nulla», dice il capo
redattore di turno nella newsroom. Non si può dire che sia affascinante come
Humprey Bogart in «L'ultima minaccia», ma porta anche lui le maniche della
camicia arrotolate.
Ugo Tramballi
(fonte: Il Sole 24 Ore- Le inchieste della domenica - 24/11/2002)
:: Domenica, 24 Novembre 2002 ::
Interludio Ludico (grazie a Giuseppe S. per la segnalazione...)
cliccate
sull'immagine...
Quale storia condivisa? - di Francesco Pardi
A un recente seminario
per i giovani promettenti di Forza Italia Baget Bozzo ha annunciato il progetto
di abolire la ricorrenza per la Liberazione del 25 aprile 1945 e di lasciare il
valore di festa nazionale alla sola giornata del 4 novembre 1918, che celebra
la vittoria nella prima guerra mondiale. ll significato simbolico della proposta è evidente: la vera unità della nazione risale al periodo di incubazione
del fascismo e non nasce dalla resistenza contro il fascismo. Ciò fa riflettere
sul significato dell' espressione ('storia condivisa" cosi cara al
Presidente della Repubblica. Lo si voglia o no la proposta di Baget Bozzo ci
costringe a chiederci: quale storia condivisa?
Ho il massimo rispetto per il Presidente
della Repubblica, anche per ciò che ha fatto quando era al governo del paese,
ma su alcuni aspetti fondamentali della nostra storia non vedo segno alcuno di
condivisione. Sono al governo nel nostro paese i postfascisti, ovvero gli eredi
di coloro che nella seconda guerra mondiale combatterono dalla par- te
sbagliata e furono per fortuna sconfitti. Essi non riconoscono il valore della
Resistenza né l'impronta antifascista nella fondazione della Repubblica, non
hanno condiviso e non condividono lo spirito antifascista della Costituzione.
E infatti nelle amministrazioni in cui prevalgono tolgono le lapidi che ricordano
la Resistenza ed elevano monumenti in ricordo di gerarchi del passato regime.
Quella che ricordano più volentieri, e i più sfacciati non ne fanno mistero,
è la repubblichina di Salò, un regime che si è macchiato di delitti orrendi,
tra i quali l'avvio degli ebrei italiani ai campi di concentramento, e che ha
combattuto per la vittoria finale del nazismo. Che poi oggi i suoi apologeti
protestino di non aver saputo nulla dell'olocausto non vale a restituire loro
una briciola di onore. Continuano a chiedere pari dignità tra chi guidava nelle
valli dell'Appennino e delle Alpi i rastrellamenti dei tedeschi nel terribile
inverno del '44 e chi ne era vittima perché combatteva per una nuova patria
democratica. Ma oggi devono riconoscere a capo chino, che possono
parlare solo a causa della generosità mostrata dai vincitori. Se avessero vinto
i fascisti gli oppositori sarebbero stati imprigionati e uccisi, e oggi noi non
avremmo diritto di parola.
La
profonda diversità nei fini e nei mezzi tra le parti combattenti mi fa poi
considerare in modo diverso i coduti in battaglia. La sola pietà per i morti è
indiscutibile, tutto il resto no. Il valore in battaglia è sempre stato un’arma
retorica falsificante. Sono passati forse quarant’anni dal primo libro di
Caccia Dominioni che ci rivelò l’eroismo dei combattenti italiani a El Alamein,
e anche Rigoni Stern e Revelli ci hanno raccontato oscuri eroismi nella
ritirata del Don, ma il valore in battaglia non cancella la causa sbagliata: i
soldati di Cefalonia sono morti per una causa giusta.
Dunque la storia ci divide, ma ci divide anche il
presente. E’ al governo una maggioranza, guidata da un monopolista televisivo
ineleggibile in base a una legge dello Stato, che dall'inizio della legislatura
elabora e approva leggi incostituzionali. Perfino nei decenni della guerra
fredda e della più accanita contrapposizione ideologica, maggioranza e
opposizione erano in fondo unite dal comune patrimonio della Costituzione.
L'avevano pensata, scritta e corretta insieme negli stessi anni in cui si
affrontavano in una dura competizione politica: erano riuscite a separare la
riflessione sui principi fondativi della comunità nazionale dal confronto aspro
sulle decisioni quotidiane. Oggi non è più così: dei quattro partiti che
compongono la maggioranza attuale tre (Forza Italia, Alleanza nazionale, la
Lega) non hanno dato alcun contributo al pensiero e alla stesura della
Costituzione. Sono nati e cresciuti al di fuori della fraternità che l'ha
costruita e manifestano questa loro estraneità con le intenzioni proclamate di
cambiarla il più possibile. Chiamano riforma il suo stravolgimento. Vogliono
trattare la Costituzione come le leggi ordinarie: le cambiano tutte le volte
che è necessario per l'interesse privato di qualcuno dei loro. La cancellazione
del falso in bilancio sta fruttando assoluzioni a raffica, l'approvazione della
Cirami sul legittimo sospetto allontanerà scomodi processi per corruzione, la
legge sull'emittenza televisiva rafforzerà il monopolio del presidente del
consiglio sull'informazione, quella sul conflitto d'interessi cercherà di far
scomparire il conflitto d'interessi medesimo. Cosi, con la stessa logica,
vogliono cambiare la Costituzione e trasformare la Repubblica Parlamentare in
repubblica presidenziale per permettere a un monopolista televisivo, imputato
in Italia per corruzione della magistratura e in Spagna per falso in bilancio
(là il reato esiste ancora), di diventare presidente della repubblica con
poteri di governo. Ma non è più una Costituzione quella che viene stravolta per
l'interesse di una maggioranza di governo che spacca a metà l'Italia molto più
di qualsiasi altro governo precedente.
E ci dividono anche il futuro e i modelli di vita. Non c'è
un solo argomento della vita sociale in cui ci sia consonanza di passioni e di
intenti. Il ministro dell'istruzione arricchisce la scuola privata: noi
vogliamo il potenziamento della scuola pubblica. Noi vogliamo la sanità
pubblica: il governo prepara l'arricchimento delle assicurazioni private. Il
governo toglie soldi alla ricerca scientifica: noi pensiamo che debba essere un
settore di massimo investimento. Il governo promuove leggi che incrementeranno
i disastri ambientali, la destrutturazione dei territori, i danni al paesaggio:
noi vogliamo salvaguardare l'ambiente, riorganizzare il territorio, proteggere
il paesaggio. Noi difendiamo il patrimonio artistico della collettività: la
maggioranza. lo mette in vendita. Il governo si vanta di una politica estera
inesistente: noi abbiamo visto solo gesti cafoni e scenari di cartapesta. Il
governo appoggia l'idea della guerra preventiva: noi la rifiutiamo. Non ci
piace la politica dell'immagine. Non è nostro il mondo dei consumatori appagati
dipinto dalla pubblicità, dove i produttori, se appaiono, figurano solo come
comparse orgogliose di apprestare merci che incantano l'acquirente.
Milioni
di cittadini italiani non condividono un solo atto del loro operato e dei loro
progetti e hanno la sensazione crescente che questo governo porterà il paese
alla rovina.
(fonte: l'Unità -
24/11/2002)
:: Sabato, 23 Novembre 2002 ::
Andreotti e le sue responsabilità
I giudici hanno emesso la loro sentenza, altri giudici in futuro diranno se tutto debba essere rimesso in discussione. Qui voglio
ora proporre dei ragionamenti e delle domande sul caso Andreotti.
-
Santificare un uomo come Andreotti è moralmente
inaccettabile. E' come dire che una prostituta è vergine. Non possiamo
essere noi a dire se è colpevole o meno da un punto di vista giudiziario,
ma la sua storia le sue frequentazioni lo condannano politicamente senza
appello. Chi erano i Lima, i Ciancimino e tutto quel sottobosco politico che
gli ronzava intorno? Chi erano se non l'espressione politica della
dominazione mafiosa al Sud. Di chi erano amici i potenti e ricchissimi
fratelli Salvo?
-
Cosa ha rappresentato la DC in tutto il sud negli anni in
cui, grazie alla guerra fredda, il suo dominio era incontrastato?
-
E' vergognoso assistere anche a sinistra a questa levata di
scudi contro la magistratura che si permette di toccare un
"intoccabile". Il processo è stato indiziario ma quanti processi non lo
sono? Certo non c'era il fotografo a scattare le foto quando Riina ha
baciato sulle labbra Giulio Andreotti.
-
La magistratura in italia ha un futuro da potere
indipendente?
-
La giustizia nell'era Berlusconi può esistere?
"La
sinistra, in questo paese, contro la mafia ha fatto tutto quanto era possibile
fare. Detto in breve, contro la mafia è andata in una incessante carica di
cavalleria polacca di fronte al nazismo, sapendo che sarebbe stata ammazzata.
Amministratori, sindacalisti, poliziotti, magistrati, gente comune: tutti quelli che si sono opposti si sono uccisi. Centinaia, migliaia di persone. La
più grande resistenza al sistema di governo criminale ha avuto luogo in
Sicilia. Con persone oneste, con visionari, con manifestazioni, con
giornalisti, con ragazzi, con gente di famiglia che con coraggio ha esposto un
lenzuolo bianco. Eppure oggi non se ne pala. Ulivo, Margherita, lì a
scodinzolare ad Andreotti. Rifondazione che se ne frega, come se ne è sempre
fregata. Ma sì, viva Andreotti, che per un bel pò tenne a bada le canaglie.
Ah, ci vorrebbe un'Oriana. Ma vera, però, co' i coglioni. Abbasso i giudici
di Perugia, Andreotti - si dice - è una persona intelligente. Ha capito che
la Sicilia non è più cosa sua. Si apra, si parli. In fin dei conti: ci
pensi, senatore, un pò di verità, nelle province, nelle regioni, nelle
famiglia, alla fine non guasta. Glielo dica, a Bruno Vespa".
(Enrico Deaglio, Diario n°46/2002)
Minchia, signor Faletti!
Giorgio Faletti, dopo averci fatto preoccupare nelle scorse settimane con la notizia
del suo coma, da cui si è prontamente ripreso, ci meraviglia non poco con la
notizia della pubblicazione del suo primo libro "thriller": Io
uccido, Baldini & Castoldi, pagg. 700, euro 17,20. Sul
"Sette" in edicola Giovedì scorso Antonio D'Orrico ne parla in
termini molto positivi: "Io uccido è un romanzo straordinario
che nasce dal sogno impossbile di 'un mondo gentile in cui nessuno poteva
morire'. E Giorgio Faletti è uno scrittore che ha stile e che ha trama".
Fosse nato un Stephen King nostrano...
Per la gioia
degli amici lettori di Blog Oltre, eccovi il prologo del romanzo
"Io uccido".
Primo
carnevale - L'Uomo è uno e nessuno
Porta
da anni la sua faccia appiccicata alla testa e la sua ombra cucita ai piedi e
ancora non è riuscito a capire quale delle due pesa di più. Qualche volta
prova l'impulso irrefrenabile di staccarle e appenderle a un chiodo e restare lì,
seduto a terra, come un burattino al quale una mano pietosa ha tagliato i fili.
A volte la fatica cancella tutto e non concede la
possibilità di capire che l'unico modo valido di seguire la ragione è
abbandonarsi a una corsa sfrenata sul cammino della follia.
Tutto intorno è un
continuo inseguirsi di facce e ombre e voci, persone che non si pongono nemmeno
la domanda e accettano passivamente una vita senza risposte per la noia o il
dolore del viaggio, accontentandosi di spedire qualche stupida cartolina ogni
tanto.
C'è musica dove si trova, ci sono corpi che si
muovono, bocche che sorridono, parole che si scambiano e lui sta fra di loro,
uno in più per la curiosità di chi vedrà sbiadire giorno per giorno anche
questa fotografia. L'uomo si appoggia a una colonna e pensa che sono
tutti inutili.
Di fronte a lui, dall'altra parte della sala,
sedute una di fianco all' altra a un tavolo vicino alla grande vetrata che dà
sul giardino, ci sono due persone, un uomo e una donna.
Nella
luce soffusa, lei è sottile e dolce come la malinconia, ha i capelli neri e gli
occhi sono verdi, talmente luminosi e grandi che li vede anche da lì. Lui ha
occhi solo per la sua bellezza e le parla all'orecchio, per farsi sentire oltre
il frastuono della musica. Si tengono per mano e lei ride alle parole del
compagno, rovesciando la testa all'indietro o nascondendo il viso nell'incavo
della sua spalla.
Poco
fa lei si è voltata, forse punta in qualche modo dalla fissità dello sguardo
dell'uomo appoggiato a una colonna, cercando l'origine di un lontano disagio. I
loro occhi si sono incrociati ma quelli di lei sono passati indifferenti sulla
sua faccia come sul resto del mondo che la circonda. È tornata a regalare il
miracolo di quegli occhi all'uomo che è con lei e che la ricambia con lo stesso
sguardo, impermeabile a ogni messaggio esterno al di fuori della sua presenza.
Sono
giovani, belli, felici.
L'uomo appoggiato a una colonna pensa che presto
moriranno.
:: (Anti)Pubblicità comparativa ::
Lettera
aperta alla VodafoneAlla vostra sinistra: Sharp GX10 commercializzato dalla Vodafone (live!):
Nuovo fiammante, bello, bellissimo fuori, scatta foto a colori manda gli MMS,
ma... non ha una cosa, dico una cosa che vada bene dentro! Solo uno stupido come me si
poteva fare fregare la cifra che costa (non ditelo a mio moglie...) e
prenderlo (in quel posto) in anteprima nazionale assoluta. Avessi ascoltato leonardo
avrei risparmiato i soldi per prendere magari un computer più recente, o una
cosa (un pensiero insomma) per mia moglie! Alla
vostra destra il Siemens Me45 acquistato un anno fa. Dopo
l'aggiornamento del software che ho fatto io, cioè da me medesimo, una bomba!
Funziona tutto, è personalizzabile in tutto, e tutte le sue funzioni sono..
funzionanti! Non mi ci potrò fotografare il pisello e farci il caffè ma
almeno come telefono è perfetto (ed è anche GPRS 4+1).
A vodafonelive
, dopo esserti mangiata la omnitel ti vuoi mangiare anche i suoi clienti??? Ti
giuro che questo è l'ultimo tiro mancino che mi fai... Con (disi)stima,
un tuo ex-cliente.
:: Venerdì, 22 Novembre 2002 ::
Appunti sull'idrogeno (Parte Seconda)
Dal libro "Economia all'idrogeno", di Jeremy Rifkin:
"L'Idrogeno è il più abbondante elemento chimico
dell'universo: costituisce il 75% della sua massa e il 90% delle sue molecole.
Riuscire a sfruttarlo efficacemente come fonte d'energia potrebbe significare
per l'umanità una sorgente energetica virtualmente illimitata, quella sorta
di elisir che per secoli alchimisti e chimici hanno cercato inutilmente".
(pag.214)
"L'idrogeno rappresenterebbe il compimento del
percorso di decarbonizzazione, dato che non contiene alcun atomo di carbonio.
Il suo emergere come fonte primaria d'energia del futuro è un indizio della
fine del lungo dominio dell'energia basata sugli idrocarburi nella storia
dell'umanità. L'idrogeno, fonte del'energia del sole (...), suscita
aspettative sempre più diffuse circa i futuri progressi dell'uomo sulla
terra. E' la forma più leggera e immateriale di energia, e la più efficente
nella combustione". (pag.216)
Di seguito, la seconda parte della bella intervista all'autore del
libro in questione fatta da Giuseppe Gallo per "Soprattutto".
|
Ma quali vantaggi offre l'idrogeno? "E'
l'elemento chimico base dell'universo. Il sole e le stelle sono composte per
il 40% di idrogeno. E sulla terra si trova ovunque: se sfruttato come fonte
di energia, diventa 'carburante perpetuo'. Inoltre, non contiene atomi di
carbonio e non emette anidride carbonica. Questo significa che possiamo
arrestare il processo di surriscaldamento della Terra: l'energia che abbiamo
bruciato negli ultimi secoli si è accumulata nell'atmosfera e influenza
negativamente il clima e l'equilibrio degli ecosistemi. E' il prezzo che
stiamo pagando per lo sviluppo industriale. Ma è un prezzo divenuto oramai
esorbitante: ricordiamo tutti le inondazioni di questa estate nel centro
dell'Europa e la siccità negli Stati Uniti". Perché l'Europa può
essere protagonista della rivoluzione dell'idrogeno più che gli Stati Uniti?
"L'america ha conquistato il suo primato internazionale grazie al
petrolio: è sempre stata ricca di giacimenti e fino agli anni Cinquanta
oltre la metà del flusso petrolifero mondiale partiva da qui. Ancora oggi
gli Stati Uniti sono il principale consumatore di greggio al mondo: la
popolazione americana costituisce solo il 5% di quella mondiale, ma consuma
il 26% di tutto il petrolio prodotto ogni anno. Non meraviglia la
determinazione con cui Bush vuole fare guerra a Saddam: aldilà dei motivi
espliciti, la sua speranza è di liberare i pozzi dell'Iraq (che è il
secondo produttore di petrolio al mondo). Per l'Europa la questione è
diversa: il petrolio è il sinonimo di dipendenza. E dall'idrogeno non ha
nulla da perdere. Qui, poi, c'è la struttura sociale più adatta per
accogliere la nuova tecnologia".
In che senso? "Estrarre,
trasportare, raffinare e distribuire il petrolio è un'attività complessa,
che possono sobbarcarsi solo poche grandi Corporation. All'idrogeno invece è
più congeniale una rete economica decentrata, basata sulle imprese
medio-piccole e sulle cooperative, che costituiscono appunto l'ossatura
dell'Europa e dell'Italia".Perché? "Perché, a differenza
del petrolio, l'idrogeno può essere prodotto localmente, attraverso dei
micro-impianti simili a batteria: potenzialmente, ogni utente, ogni
condominio, ogni azienda potrà produrre la quantità di energia di cui ha
bisogno. Le aziende energetiche metteranno invece a disposizione la
tecnologia e il software".
Detto così sembra una promessa di
democrazia universale senza precedenti. Lo è? "Si e no: certo è
un'opportunità, le strade sono aperte. Quello che accadrà dipende dalle
scelte dei governi. Il rischio è che si ripeta quanto avvenuto con Internet.
All'inizio ne parlavano tutti in maniera entusiastica: dicevano che sarebbe
stata la vera democratica, che l'informazione diventava finalmente
accessibile per tutti. Poi Aol e Microsoft ci hanno messo le mani e
sono diventati i reali custodi e arbitri dell'era del Web".
|
C'è però un problema di politica internazionale. Tra dieci ani la quasi
totalità delle risorse petrolifere si troverà nel Medio Oriente. Quale
reazione dobbiamo attenderci nel momento in cui l'Occidente dovesse dire 'basta,
non abbiamo più bisogno del vostro greggio'? "I paesi arabi sanno che
la 'festa' non durerà in eterno. I segnali sono visibili. Quando nel 1973 i
produttori mediorientali hanno alzato il petrolio provocando una recessione
mondiale, si sono assicurati un benessere momentaneo. Ma hanno spinto i paesi
occidentali a cercare nuove risorse e a sfruttare in maniera intensiva quelli
già esistenti nei propri territori. Noi oggi importiamo dell'Opec una quota
inferiore a quella di venticinque anni fa. Con la conseguenza,per questi paesi,
che i proventi sono diminuiti e che ora non sono più in grado di sostenere lo
stato sociale che hanno creato". E per i paesi del terzo mondo che cosa
cambierà? "Sono quelli che hanno più da guadagnare dall'introduzione
dell'economia all'idrogeno, in quanto viene tolta la maggiore causa del loro
indebitamento: le nazioni in via di sviluppo sono state costrette a chiedere
prestiti alle banche internazionali anzitutto per far fronte alle esigenze
energetiche, in quanto non potevano sostenere l'aumento della spesa connessa con
l'elevato prezzo del petrolio. E inoltre si offre loro la possibilità di
produrre energie da soli. Immaginare un villaggio o un piccolo centro urbano
connesso a una centrale locale non è utopia".
- 2 - Fine
(fonte: Giuseppe Gallo - "Soprattutto", n°40, 2002)
|
Mercato dei trasporti Che consuma il 33%
del petrolio nel mondo
Fabbisogno Energetico. Attualmente viene
soddisfatto da:
-
Petrolio 40%
-
Carbone 22%
-
Gas naturale (metano) 23%
-
Energia idroelettrica 7%
-
Energia nucleare 7%
-
Energia geotermica, solare, eolica 1%
|
|
Su questo argomento su WebOltre
- Tecnologia trovate tanto altro materiale utile ed interessante.
:: Giovedì, 21 Novembre 2002 ::
Appunti sull'idrogeno (Parte prima)
"Economia all'idrogeno", di Jeremy Rifkin, è il libro di questo mese di Blog
Oltre, ma preso da tante notizie più urgenti ed impellenti non ne ho
ancora approfondito il contenuto. Mi ripropongo di iniziare adesso, magari in
più "interventi" (se Zu
mi becca ancora a scrivere "post" o peggio "posts" mi mette in punizione dietro la
lavagna). Lo farò nel modo solito di Blog Oltre, alternando
citazioni, articoli, interviste alle mie personali considerazioni.
|
L'IDROGENO
-
E' stato scoperto nel 1766 dall'inglese Henry
Cavendish.
-
E' il più leggero elemento chimico diffuso in
natura.
-
Si trova nell'acqua, nei combustibili fossili, nella
materia vivente.
-
Non inquina.
|
IL PETROLIO A quanto ammontano le riserve di petrolio?
80milioni di barili al giorno è il consumo attuale
nel mondo.
120 milioni di barili al giorno sarà il consumo
entro il 2020.
875 GBO (Giga Barreils of Oil: è l'unità di
misura nel commercio del petrolio - 1giga=1 miliardo di barili) è la
quantità estratta dalla terra fino ad ora.
3000 GBO la quantità di petrolio di cui ancora
disponiamo.
|
(fonte: Giuseppe Gallo - "Soprattutto", n°40, 2002). L'Italia e
L'Europa si trovano di fronte ad una grande opportunità storica:
riconquistare la leadership internazionale mettendosi alla guida del
passaggio da un'economia fondata sui combustibili fossili (petrolio, carbone,
gas naturale) a una fondata sull'idrogeno.
|
E' la tesi di Jeremy Rifkin, uno dei maggiori economisti
americani, presidente della Foundation on Economy Trands di Washington (...). Certo
la transizione non è affatto scontata i fattori di resistenza sono forti e
gli interessi in gioco enormi. Ma sarebbe un grave errore perdere
un'occasione come questa che, a partire dal settore energetico, ci
restituirebbe l'indipendenza dal Medio Oriente e dagli stati Uniti. Del
resto, proprio l'aumento del prezzo del petrolio (30 dollari al barile)
incoraggia a puntare con più decisione sulle fonti di energia alternativa).
L'idrogeno è quella più realistica: è accessibile, pulito, inesauribile.
Né si parte da zero: la sperimentazione è in corso. le tecnologie ci sono.
Nel 1999 l'Islanda, per prima, ha dato il via a un piano per convertire in
idrogeno la sua rete energetica. E la California ha votato una legge in base
alla quale dal 2009 potranno circolare solo automobili con emissioni zero (e
parliamo di uno dei principali stati al mondo per l'industria
automobilistica). Noi possiamo fare altrettanto. Ma c'è di più.
"La questione energetica è il grande problema di oggi", dice
Rifkin,"quello che non è ancora chiaro è che non ci troviamo di fronte
a una crisi transitoria: siamo piuttosto di fronte alla fine di una civiltà,
quella del combustibile fossile". Questa civiltà ha esaurito le
proprie capacità di sviluppo. Perché? "Perché non è più in
grado di fare fronte al crescente fabbisogno di energia del pianeta. Grandi
stati come la Cina e l'India hanno avviato un poderoso processo di
modernizzazione, e questo vuol dire più fabbriche e più auto. Senza contare
l'aumento della popolazione: oggi siamo 6 miliardi e mezzo, saremo 9 miliardi
tra cinquant'anni. Il petrolio non può soddisfare tutte queste esigenze. E
il problema non si presenterà quando saranno esaurite le scorte, ma prima,
quando raggiungeremo il picco: cioè quando sarà stata consumata la metà
del petrolio presente nel sottosuolo. Allora il prezzo del greggio aumenterà
tanto da provocare un colasso economico mondiale. Lo eviteremo solo se saremo
stati previdenti e avremmo diversificato il nostro portafoglio energetico".
Quando ci avvicineremo al picco? "I geologi dicono tra 10
anni, i più ottimisti fra 30: comunque un tempo breve. Il greggio russo, che
dall'autunno 2001 ha sommerso il mercato, sembra darci un pò di respiro. Ma
non durerà a lungo. Putin è consapevole della nuova posizione strategica di
cui gode il suo paese (che ha peraltro i maggiori giacimenti di gas naturale
al mondo) e gioca le sue carte, forse persino gonfiando le cifre. La verità
è che le risorse dell'ex URSS sono in declino da 20 anni". (-1-
continua)
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:: Mercoledì, 20 Novembre 2002 ::
Beppe Grillo, in una intervista (di cui non si
conosce la data) di nonsiamosoli.org,
interviene su alcuni dei temi trattati da Blog Oltre e su molto altro. Buona lettura!
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BEPPE GRILLO, Savonarola del Terzo Millennio
Si spengono le luci, fra le tribune cala un silenzio
irreale e sul maxi schermo appaiono le immagini della "General Electric",
una multinazionale americana che si presenta come una società che lavora per
migliorare le condizioni di vita del genere umano. E' un attimo,
immediatamente dopo scorrono altre immagini, persone morte di cancro per aver
abitato nelle vicinanze di questa multinazionale, che si scopre essere una
leadership della produzione di armi nucleari. L'emozione comincia a salire,
ma è ancora nulla in confronto a quello che deve arrivare. Un fragore di
tuoni che fa tremare persino la struttura, preannuncia una musica medievale
che scuote tutti i presenti. Un fascio di luce illumina il Savonarola del
Terzo Millennio, Beppe Grillo, vestito con un lungo saio e un bastone fra le
mani, che comincia a gridare:
"...Si! L'uovo del serpente si sta per schiudere,
stiamo entrando nel Terzo Millennio e il serpente vuol venir fuori! Noi
pensiamo di sapere, ma non sappiamo niente! Morti siamo morti! Siamo come nel
1300, ecco perché mi sono vestito così, sono questo Savonarola, nel
cinquecentenario della sua morte orribile. Il tempo, lo spazio, non ci
appartiene più niente! Non sappiamo più dove ci troviamo. Ci siamo ancora
in questo buio medioevo, siete gli stessi, siamo gli stessi, siete vestiti
diversamente, ma siamo sempre gli stessi. "
Un brivido percorre il pubblico, che letteralmente rapito
dal momento ascolta questo nuovo Savonarola scagliarsi contro tutti gli abusi
di potere: da quello politico basato sulla corruzione e sugli accordi con le
multinazionali, fino ad arrivare agli scandali della Malasanità e alla
persecuzione al prof. Di Bella da parte del Ministero della Sanità:
"...il protocollo! Questi signori del Ministero
vogliono il Protocollo! Ma vi rendete conto! Sono 30 anni che Di Bella cura
la gente e noi l'abbiamo saputo solo ora grazie a un pretore di Lecce, perché
anche lui fa parte degli <eretici> di questi tempi, quanti ne sono
scomparsi di questi eretici senza che noi sapessimo niente? Quanti? Quanti?
Centinaia di persone che avevano inventato cure che non costavano niente sono
scomparsi! Il Dott. Di Bonifacio aveva scoperto che un siero proveniente
dalle capre poteva curare il cancro, scomparso! L'UK11 del Dott.
Pantellini,
scomparso! Il Dott. Pratolongo guarì la moglie, malata terminale di cancro,
con una mistura di limonata e bicarbonato, scomparso! La storia è piena di
questi esempi, la più grande scoperta di questo secolo l'hanno fatta 50,60
anni fa, non oggi! La Penicillina è l'ultima scoperta che hanno fatto, il
resto sono retaggi, imbrogli!! Fleming inventò la Penicillina nel 1925 e a
noi arrivò 20 anni dopo! Fu tenuta chiusa nel cassetto per 20 anni e fu
tirata fuori perché c'era la guerra, se no morivamo ancora oggi. Fleming
inventò la Penicillina grazie alla sua curiosità, cosa che non hanno più
gli scienziati di oggi che vanno avanti con i computer. E noi siamo qui con
il protocollo, non sappiamo più cosa fare, succubi degli <specialisti
dell'ovvio, del nulla> che ci vogliono inculcare che la vita è una
malattia che si trasmette per atto sessuale. Siamo nelle mani di questi
medici, ex-santoni, spacciatori di ricette, pronti alle vaccinazioni di massa
senza pensare alla gravissima controindicazione dei vaccini e cioè che può
provocare la malattia stessa, ma chi può mettere in discussione un vaccino
se non un eretico? Io sono andato a vedermi sui diagrammi i risultati della
scomparsa di alcune malattie grazie ai vaccini e ho scoperto che quello che
ci hanno sempre fatto vedere è solo una parte dei diagrammi interi. Il vero
risultato è che alcune malattie come la difterite o la poliomelite stavano
scomparendo per conto loro, anche nei posti dove non era stata effettuata
alcuna vaccinazione e questo perché le grandi malattie sono cicliche e
quando sono guarite scompaiono. L'Organizzazione Mondiale della Sanità dice
che basterebbero 500 farmaci per avere i rimedi a tutte le malattie e invece
noi ne abbiamo 32000!! Prendiamo farmaci su farmaci dei quali più della metà
ha l'effetto placebo. Il farmacista è l'essere più avido che io abbia mai
incontrato, riesce a vendere qualsiasi cosa con la parola magica di <coadiuvante>.
Hanno arrestato De Lorenzo perché pare si sia appropriato di 32 miliardi, le
case farmaceutiche si sono appropriate di 17500 miliardi!! Finchè in Italia
non chiuderanno la metà delle case farmaceutiche non potremo avere una sanità
normale. La più grande casa farmaceutica del mondo la <Ciba-Geigy> si
è unita con la più grande azienda del mondo produttrice di pesticidi, la
<Sandoz>, dando vita a un leviatano da 100.000 miliardi di fatturato
che si chiama <NOVARTI>, il suo slogan è <We are with you for
life>, siamo con te per la vita, o meglio <..non ti molliamo più>,
ci fanno di tutto, agri business e cioè le manipolazioni genetiche sugli
alimenti, così prima ci inoculano il veleno e poi ci vendono l'antidoto. La
salute è informazione, se hai l'informazione corretta vivi, se ce l'hai
sbagliata muori."
La forza e l'impeto delle parole di Beppe Grillo fanno
perdere la cognizione del tempo, passano due ore senza neanche accorgersene,
i bersagli sono reali, le prove della loro colpevolezza tangibili, basta solo
aprire gli occhi e riprendersi di diritto il titolo di "persone"
smettendola di fare gli spettatori passivi.
Grillo si muove nella platea completamente a suo agio,
passando da un lato all'altro delle poltrone numerate, ironizzando
ferocemente anche sullo stesso pubblico che risponde con applausi
scroscianti.
Nel mirino finisce anche il presidente Clinton e tutta la
farsa creata attorno ai suoi presunti scandali sessuali, mentre il mondo
precipita nei problemi più gravi. Poi è la volta della Carrà e delle spese
esagerate sostenute dai contribuenti per i suoi programmi, fino ad arrivare
ai reali pericoli di Internet. I paragoni con il Medioevo si susseguono senza
sosta, sottolineando il fatto che non siamo cambiati, anzi siamo peggiorati;
vengono citati gli esempi dei genocidi in Algeria, le complicità degli
armatori, dei politici, e delle religioni.
In ultimo, fa un riferimento all'Apocalisse biblica e al
numero diabolico del 666 e al suo contrario, il numero 3, simbolo della
Trinità (da notare che la moltiplicazione dei numeri sopracitati porta al
risultato 1998 N.d.R.) e conclude dicendo che ci siamo già nell'Apocalisse,
ma che se lo vogliamo, la possiamo superare.
Un lunghissimo applauso accompagna Beppe Grillo, che molto
affettuosamente saluta i presenti e si avvia verso il suo camerino.
Le luci si riaccendono e le persone si preparano a tornare
a casa, le domande che ci vengono spontanee sono: quanti proseguiranno la
battaglia di Beppe Grillo per dire basta alle ingiustizie? Quanti si faranno
portavoce del suo grido, al lavoro, con gli amici ecc.? Dopo circa 10 minuti
di attesa ci accoglie come degli amici, parlandoci con molta franchezza e
disponibilità, ma soprattutto trasmettendoci la sua carica vitale contro
ogni potere, insieme alla sua speranza per il futuro.
D - Attraverso la satira sei riuscito a denunciare gravi
fatti, a volte dimenticati, o peggio occultati dai mezzi di comunicazione.
Cos'è che ti spinge a farlo e cosa ti sta più a cuore?
R - Non sopporto le cose ingiuste, io penso che ognuno
debba farsi carico di questa pena che è l'ingiustizia. Non ci può essere
una vita normale se è ingiusta. Tutto ciò che io reputo ingiusto, cerco di
renderlo fluibile, renderlo comico con delle battute, ma nello stesso tempo
cerco di cambiarlo facendo qualcosa. Se guardo indietro al mio passato,
qualcosa sono riuscito a cambiare, per esempio un numero di telefono
equivoco, che l'hanno solo trasformato da 144 a 166. L'azienda è rimasta più
o meno la stessa, un'associazione quasi a delinquere, quindi reputo che ci
siano delle cose che uno nelle mie condizioni debba fare, i miei colleghi
dovrebbero ogni tanto prendere una posizione su qualcosa.
D - Nel tuo spettacolo hai parlato molto del Terzo
Millennio, come lo vedi?
R - Il Terzo Millennio è il Trecento, non è il duemila,
siamo entrati nel trecento, l'Europa è nel duecento. Magari fossimo nel
Medioevo! Nel Medioevo c'era una distribuzione del reddito e della ricchezza
molto più democratica di adesso. Non è possibile che il 20% dell'umanità
detenga quello che non ha l'80%. Nel Medioevo c'era il vassallo, il
valvassore, il papa, il principe, le corporazioni dei lavoratori, degli
artigiani e c'era un modo di intendere il lavoro che poi è cambiato quando
si è introdotto in quel circuito il "mercante", quello che c'è
oggi. Una volta uno era padrone, l'artigiano faceva scarpe, era padrone dei
suoi attrezzi, del magazzino, i clienti erano i suoi amici o i vicini di casa
e a suo figlio insegnava l'arte di fare le scarpe. Poi è arrivato il
mercante che gli ha detto: "...invece di farne 10 fanne 100, sono io il
tuo cliente, sono io il tuo padrone, gli attrezzi te li do io, non fare solo
scarpe, fai solo stringhe, non scarpe, così ne facciamo 100 subito, invece
che 10 e l'artigiano è diventato dipendente dal suo cliente, dal mercante e
a suo figlio a cominciato a insegnare non più a fare scarpe ma stringhe, e
oggi c'è una specializzazione in stringhe e nessuno sa più cos'è una
scarpa. Questa è un po' l'evoluzione di quello che porto io sul
palcoscenico, dicendo che non è cambiato niente, ci sono gli eretici come
c'erano prima, è solo questione di usi e di costumi, ma siamo sempre gli
stessi. Questa Europa ci viene imposta con una spaventosa disinformazione in
malafede, io credo che bisogna che le voci si levino a informare la gente su
che cos'è il parametro, cosa si nasconde sotto le parole "adeguamenti
strutturali", "banche mondiali, "fondi monetari". La
gente non sa che, ad esempio, il tuo acquedotto domani, l'acqua che bevi, può
essere comprata da una società con sede alle Antille Olandesi che te la può
mettere il doppio. La gente non sa che c'è già un accordo che si chiama
"accordo multilaterale sugli investimenti" che se tu protesti per
l'acqua che è piena di veleni, di atrazina, o costa il doppio e fai scendere
le vendite a quell'azienda, lo Stato è obbligato a rifondere i danni
all'azienda per mancata erogazione, per mancati profitti, praticamente tu non
puoi neanche protestare, perché la tua protesta costa e viene risarcita a
queste grandi multinazionali. Tutto questo, sembra, che non arrivi alla
gente, non si rende conto che stanno scomparendo come persone, sempre di più.
Questo mi provoca un incazzamento che mi permette di andare su un palco e
gridare due ore contro tutti, però nello stesso tempo mi dà un senso di
amarezza, ma io vado avanti ugualmente, cerco di avere informazioni e di
darle alla gente.
|
D - Cosa ne pensi del potere della chiesa e delle grandi
religioni, che hanno strumentalizzato il vero Messaggio Divino.
R - La chiesa ormai agisce come la Ford, come la General
motors, è organizzata così. La chiesa ha perso questo contatto evangelico con
la gente, mantenendolo solamente attraverso gli "eretici" della
chiesa che sono i frati comboniani, Alex Zanotelli, i Beati i costruttori di
Pace, quelli del Commercio Equo Solidale. Ormai ci sono gruppi basi, sparsi,
che fanno quello che dovrebbe fare la chiesa. E la chiesa si sta muovendo in
tutte le direzioni, dall'informatica alla televisione, alla radio, cercando di
consacrare il potere attraverso i Media, perché l'unica forma di consacrazione
del potere è attraverso un Media, se non ce l'hai non hai nessun potere.
D - Cos'è per te la censura?
R - Per me si dovrebbe ripristinare, perché abbiamo perso
il senso di che cosa sia la libertà di informazione. Libertà di informazione
non è dire quello che ognuno vuole dire, o qualsiasi cosa bisogna dire,
assolutamente non è così. C'è una pubblicità attualmente, mi sembra del
Messaggero, che interrompe almeno 70 volte un film, circa ogni minuto partono 5
secondi di pubblicità del Messaggero, che dice:<la libertà di
informare>. La libertà di informare è la sua! Ma non è la mia! La libertà
di ricevere queste informazioni io non ce l'ho. Mi costringi a vederla, io ho
l'obbligo di sentire la tua libertà e non è libertà, quando è così
preferisco la censura! Quando c'è la censura vuol dire che c'è un potere
identificabile, allora c'è chi cerca altri modi per ovviare, è stimolante
all'intelligenza, alla creatività, perché aggiri l'ostacolo con la satira, ma
quando il nemico non è identificabile, quando c'è la censura che non si
chiama censura, si verifica quello che succede oggi. Oggi i nemici non sono
Orwelliani con l'occhio che ti guardano, oggi il potere ti guarda con il
sorriso, ti parla di ecologia, di ambiente, ti parla di buone cose, di
"mulini bianchi", ti parla di cieli puri, sei annientato dalle cose
che ti piacciono. Non serve bruciare i libri per non far leggere alla gente,
basta fargli passar la voglia di leggere. Io ho una censura che è preventivata
nel mio lavoro, so che ho dei nemici e mi aspetto certi loro attacchi, ma finchè
ho il modo di venire qui e parlare alla gente, vado avanti, poi la televisione
verrà. L'importante è che venga una televisione su 730, che non venda niente
alla gente, che abbia informazione, divertimento e niente vendita, in
Inghilterra ci sono due televisioni che non vendono, tre in Francia, due in
Giappone, sette in Germania, solo in Italia non c'è una televisione che non
vende.
D - Qual è la storia del filmato che apre il tuo
spettacolo?
R - Questo filmato è stato trasmesso da trenta televisioni
in tutto il mondo, ha vinto l'Oscar del documentario mondiale, ne hanno parlato
premi Nobel e in Italia non si è riusciti a trasmetterlo in nessuna
televisione, dura 28 minuti, ed è veramente sconvolgente, io l'ho ridotto a 4
minuti.
Il documentario parla della General Electric, su come sono
oggi realmente le grandi multinazionali che dietro l'anima buona sbandierata
nella pubblicità, nascondono un meccanismo da serial killer. Tutto questo
avviene ovunque, soprattutto in Italia, forse perché abbiamo un grado di
sopportazione maggiore di altre nazioni. Una cosa del genere non potrebbe
succedere in Francia o in Inghilterra e invece noi "sopportiamo".
D - Quanto è importante la presa di coscienza delle persone
per porre rimedio ai tanti problemi che affliggono il nostro pianeta?
R - La presa di coscienza la fai attraverso le tue
esperienze, l'importante per me è che la gente ogni tanto faccia delle
riflessioni su come vive, su quello che compra, sull'energia, sui soldi ecc.,
insomma che metta in discussione ogni cosa, spero che si realizzi questo.
D - Credi che il recente terremoto sia una risposta del
pianeta all'inquinamento, alla contaminazione nucleare che l'uomo attua senza
scrupoli?
R - Si, può darsi che sia una risposta, io credo che la
natura agisca come i pop-corn. Tu metti un seme di mais in una pentola con
dell'olio bollente, per 5 minuti non succede niente, d'improvviso paff! diventa
un pop-corn bianco, c'è una trasformazione. La natura agisce così, ha un
grado di sopportazione straordinario e poi si trasforma e così è per la
gente, che dopo aver sopportato tanto va in ebollizione e c'è chi si butta da
un ponte, chi chiude l'attività, chi scappa, chi prende decisioni e cambia
vita, chi fallisce, ci sono tanti "pop-corn" che stanno esplodendo.
Questa è una reazione a una completa abulia mentale, data da un intossicazione
di informazione.
D - Che fine ha fatto l'auto a motore a idrogeno? Perché
non se ne parla più?
R - La tecnologia a idrogeno c'è da 100 anni, non la tirano
fuori perché annullerebbe dei fatturati di miliardi di dollari. Finchè la
politica non si impadronirà dell'economia e non viceversa, non potremo mai più
fare niente. Il nostro partito dei Verdi chiede l'eliminazione delle auto blu,
i Verdi tedeschi vogliono portare a 5000 lire al litro la benzina, sono due
"mondi" diversi nello stesso partito. I tedeschi vogliono ridurre il
costo della benzina per far tirare fuori dai magazzini le auto che con un litro
fanno 100 Km e che ci sono da 20 anni, i nostri vogliono che si tolga qualche
auto blu, in modo che si inquini di meno. E' la percezione del mondo, noi ce
l'abbiamo meno, quasi per niente. Mio nonno lavorava per ricostruire la casa
dopo la guerra, pensava ai suoi figli, ai nipoti, noi pensando al futuro non
riusciamo ad andare oltre la prossima settimana. Non si riesce a immaginare per
chi si fa qualcosa, non c'è più interesse, non c'è più speranza e quando la
gente perde la speranza diventa abulica e ne fai quello che vuoi. Una crisi dei
valori, anche se poi i valori ci sono e li vedo nella gente che incontro, nei
ragazzi come voi, nella gente del commercio equo solidale, nelle migliaia di
associazioni una diversa dall'altra ma con lo stesso intento di cambiare le
cose. La volontà c'è, manca la potenza di un Media che li porti a scuotere il
mondo. Oggi i Media ce li hanno in mano le grandi Multinazionali. In uno
spettacolo che facevo, tenevo in mano due cavi che rappresentavano
l'informazione e l'energia, chi possiede questi due cavi ha le
"briglie" dell'umanità, informazione ed energia! La General Electric
ha tre canali televisivi, la Westinghouse ha gli altri tre, la nostra Enel sta
entrando nel mondo della telefonia, nel mondo dei computer, sta entrando nel
mondo della comunicazione: energia e comunicazione.
D - Ci sono degli scienziati che affermano che, secondo dei
calcoli in un prossimo futuro potrebbe passare un asteroide molto vicino alla
Terra che provocherebbe profondi cambiamenti climatici e uno scombussolamento
generale. Qual è il tuo punto di vista?
R - Ormai quasi tutti gli scienziati affermano che se
andiamo avanti così è sicuro che avremo gravi problemi. Gli effetti ottenuti
sono stati una riduzione degli aumenti, è pazzesco! Il fine dovrebbe essere
l'abolizione di una sostanza tossica, l'abolizione di una sostanza cancerogena,
non la diminuzione della sua progressione. E' come dire a una donna: sei un po'
incinta... non vuol dire niente.
D - In questi anni stanno venendo alla luce sempre di più
prove e testimonianze della presenza extraterrestre sul nostro pianeta, anche
se i governi cercano di nasconderlo come vedi la questione?
R - Io mi stupirei se non ci fossero. Le probabilità
indicano che ci devono essere per forza, altri mondi e magari ci sarà un altro
Grillo che starà facendo un gran casino. Forse un giorno avremo un altro
parametro di dimensione spazio-tempo.
D - Come vedi, il governo dell'uomo, in alternativa
all'attuale scena politica?
R - E' il principio della politica che la fa il cittadino,
la gente, i consigli di quartiere in base al responso della gente. E' la gente
che deve portare avanti con piccole e grandi decisioni la realtà del proprio
quartiere, del proprio paese, della propria città. Si deve partire dalla
famiglia, dal condominio e via dicendo. La famiglia però è in crisi, non si
fanno più figli, aumentano i singles, stiamo attraversando un periodo che va
da un medioevo a un altro medioevo, io guardo quello che succede e cerco di
dire "...ehi! Sta succedendo questo! Attenzione!", ma senza perdere
la speranza.
D - Grazie.
R - Grazie a voi.
per NONSIAMOSOLI:
Lorenzo Baldo e Monica Centofante
e-mail: nonsiamosoli@nonsiamosoli.org
BOX
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La General Electric è la compagnia più potente
degli Stati Uniti, sta espandendo il suo controllo sui mercati di tutto
il mondo. Si fa vanto di ogni suo articolo che produce. Gli unici
articoli che non vengono mai menzionati sono le armi nucleari, benché
anche in questo settore la General Electric sia Leader. Ad Helford oggi,
la General Electric costruisce componenti essenziali per sistemi di armi
nucleari più di chiunque altro nel mondo, la quantità di rifiuti
tossici e radioattivi che produce negli stabilimenti e nelle unità di
ricerca continua a crescere. La General Electric ha emesso una circolare
che impediva qualsiasi commento sullo stabilimento di Knolls da parte
dei suoi dipendenti: "...chi verrà meno alle direttive andrà
incontro al licenziamento, ad una multa di 100.000$ e alla
carcerazione."
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Lunedì
18 Novembre è stato presentato a Milano il "pensatoio" che cerca
di mettere in relazione la società civile con la politica. Non è il partito
dell'Ingegnere né il girotondo di Repubblica. Eco: noi siamo una mafia. Grande
Stevens denuncia la legge sul falso in bilancio. In platea imprenditori
intellettuali pochi giovani. (da l'Unità, 19/11/2002).
Vi giro direttamente dal sito di Libertàgiustizia
il Manifesto dell'associazione.
Libertà e
Giustizia è nata dalla proposta di un gruppo di persone che si è costituito
come comitato dei garanti. I loro nomi sono: Gae Aulenti, Giovanni
Bachelet,
Enzo Biagi, Umberto Eco, Alessandro Galante Garrone, Franzo Grande
Stevens,
Claudio Magris, Guido Rossi, Giovanni Sartori, Umberto
Veronesi.
Il cammino di Libertà e Giustizia lo costruiranno i suoi aderenti e sono
pertanto aperte le adesioni di tutti i cittadini che vorranno trovare in
questa libera associazione lo strumento per mettersi al servizio degli altri e
del proprio Paese.
Oggi tanti nostri concittadini non sono soddisfatti dello stato del Paese ma
non trovano gli strumenti culturali per unirsi e cambiarlo, per contare
insieme, per far valere il loro impegno civile.
Perché il dibattito politico assomiglia spesso a una rissa o a uno
spettacolo. Gli spazi di un confronto serio e moderno sono limitati e
ristretti, gli ideologismi pesano ancora.
Libertà e Giustizia sarà il luogo per discutere serenamente, per creare
occasioni di approfondimento e di documentazione sui fatti fondamentali che
stanno mettendo in crisi la nostra democrazia.
Libertà e Giustizia non è un partito, non vuole diventarlo e non punta a
sostituire i partiti, ma vuole dare un senso positivo all’insoddisfazione
che cresce verso la politica, trasformandola in partecipazione e proposta.
Libertà e Giustizia vuole intervenire a spronare i partiti perché esercitino
fino in fondo il loro ruolo di rappresentanti di valori, ideali e interessi
legittimi. Vuole arricchire culturalmente la politica nazionale con le sue
analisi e proposte.
Libertà e Giustizia vuole essere l’anello mancante fra i migliori fermenti
della società e lo spazio ufficiale della politica.
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Le
finalità di Libertà e Giustizia
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Art.2 dello Statuto
L’Associazione, che si ispira agli ideali di un’Europa sempre più integrata e di
un’Italia all’altezza dei migliori standard europei nella ricerca di una
prosperità solidale e condivisa, basata sull’economia di mercato e sulla
trasparenza della vita istituzionale, si propone il perseguimento di finalità
culturali, sociali, educative e formative nell’ambito delle materie
umanistiche e della cultura civile, la loro divulgazione, anche attraverso
pubblicazioni, convegni e seminari, la proposizione di proposte di Legge,
nonché ogni altra forma di diffusione di tipo associativo di principi
ispirati alla crescita politico culturale della società civile.
Difende le ragioni del buon governo, la laicità dello Stato e l’efficacia e
la correttezza dell’agire pubblico ed è aperta a tutti coloro che aspirano
a una società e a uno Stato plurali, al rispetto delle regole,
all’indipendenza dei vari poteri e al loro bilanciamento.
Promuove la crescita culturale e civile degli associati anche attraverso
l’interscambio di esperienze e risorse.
Dà impulso a rapporti e intese con persone fisiche e giuridiche, enti,
organizzazioni, movimenti, associazioni, fondazioni che perseguono fini
analoghi, anche mediante reciproca federazione.
Per la realizzazione delle proprie finalità l’Associazione si propone di:
• Redigere, pubblicare e divulgare, anche per il tramite della rete
informatica, materiale informativo.
• Organizzare incontri, conferenze, manifestazioni, seminari di studio e
produrre note, opuscoli, libri, cd-rom, supporti fonografici e visivi per
favorire orientamenti positivi verso i valori promossi dall'Associazione.
• Sviluppare progetti in collaborazione con soggetti pubblici e privati che
in Italia e in Europa operano in settori affini.
• Svolgere qualsiasi altra attività possa contribuire al perseguimento
delle finalità associative.
Porre in essere eventuali operazioni di carattere economico-commerciale
esclusivamente per il perseguimento delle finalità associative.
 CENSURA O CHE...?
Qualche tempo fa dalle pagine di un mio sito (ora non più
attivo), mi ero chiesto come mai fosse stato chiuso dalla "Polizia
Postale" il sito www.brigaterosse.org,
attivo da un paio di anni. Il mio timore era che ci trovassimo di fronte ad un
atto di vera e propria censura. I particolari di questa
"strana" vicenda si possono trovare in www.brigaterosse.com. Ringrazio
Tommaso Fera per la cortese segnalazione.
Eccovi alcuni brani tratti dal sito: www.brigaterosse.com
Il 30 Marzo 2002 la Polizia Postale di Milano ha sottoposto a sequestro (presso
il provider che li ospitava) lo spazio web e i domini di www.brigaterosse.org
, www.brigaterosse.it , www.brigaterosse.info
e la casella di posta elettronica info@brigaterosse.it.
Da quella data sono impossibilitato ad accedere ai pannelli di controllo dei
domini.(...)
I siti sono stati sequestrati poiché per alcune e-mail pubblicate nella
sezione "OPINIONI" la Polizia Postale ha ipotizzato il reato di
"apologia di reato e istigazione a delinquere".(...)
Ecco cosa compare nella descrizione del sito fatta da www.virgilio.it
:
"Sito sulle Brigate Rosse, contiene la storia, interviste ai
personaggi, documenti, avvenimenti e date. Inoltre, una sezione dedicata
al Caso Moro, alle tesi, ricerche e libri sull'argomento."
Il sito conteneva esclusivamente informazioni di pubblico dominio,
prelevate da altri siti, da giornali, libri o riviste. Nella maggior parte
dei documenti veniva citata la fonte.
Vorrei far notare una cosa, le pagine del sito si trovavano
precisamente al seguente indirizzo: www.brigaterosse.org/brigaterosse/index.htm
, i siti brigaterosse.it e brigaterosse.info contenevano esclusivamente un
link all'indirizzo sopra riportato...eppure sono stati sequestrati. Se si
volesse seguire lo stesso criterio utilizzato per il dominio .it e .info
dovrebbero essere chiusi tutti i siti che hanno fatto un link a
brigaterosse.org!
Sono venuto a conoscenza del sequestro dalla telefonata di
un giornalista de "La Stampa", mi chiedeva un parere su quanto
era successo. Naturalmente sono caduto dalle nuvole.
Sinceramente non ho mai minimamente preso in considerazione
(visto che si trattava di un sito storico-documentaristico) la
possibilita' che si potesse procedere ad un sequestro.
Attualmente non sono stato ancora ufficialmente avvisato del sequestro,
né dalla Procura né dal provider presso cui e' stato effettuato il blocco.
Ringrazio anticipatamente chiunque mi possa fornire informazioni in
merito alla durata di un sequestro preventivo o quanto meno possa
indicarmi quanto altro tempo debba passare prima che qualcuno mi comunichi
qualcosa.
Che ne pensate?
:: Martedì, 19 Novembre 2002 ::
In direzione, indirettamente; in esattezza, inesattezza; in fede, infedeltà;
in giustizia, ingiustizia...
di Zu
:: Lunedì, 18 Novembre 2002 ::
L'IMPOTENZA DELL'OCCIDENTE
di Gianni Minà (fonte: www.giannimina.it)
Ci rendiamo conto con sconcerto che siamo in guerra
ma lo dobbiamo dire a bassa voce. Una situazione kafkiana con un apparato
militare rivolto per ora contro l'Afghanistan, fra i più poderosi mai
messi in campo dall'occidente dalla II guerra mondiale ad oggi, un
apparato che siamo costretti però a definire "un'operazione di
polizia internazionale", pena l'accusa di essere tacciati di
antiamericanismo, se non addirittura di essere conniventi con i
terroristi.
Siamo obbligati infatti, a snidare ed annientare
rapidamente il terrorismo, un tumore maligno frutto per ora di movimenti
fondamentalisti islamici e capace di essere più spettacolare e
apocalittico di un film con Bruce Willis o di un romanzo di Tom Clancy, ma
siamo palesemente incapaci di farlo. Perché per troppo tempo, fino a
ieri, noi, l'occidente "indiscutibile" e che vanterebbe un
primato ideologico, religioso e morale sulle altre civiltà, ha
impudicamente trescato col terrorismo, e non solo quello di radice
islamica. Una scelta ambigua e ipocrita: gli Stati Uniti, ma non solo
loro, si sono dati da fare in prima persona, cosa che li rende ora, ironia
della storia, inadeguati moralmente, strategicamente, tecnologicamente ad
affrontare con qualche sicurezza di successo, il drammatico problema.
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:: Intervista :: Mariemarion ::
Mariemarion:
'mortacci sua!
Ovvero, come un'intervista può diventare qualcosa di più importante...
:: Domenica, 17 Novembre 2002 ::
Da qualche giorno i blog di Mariemarion e di
Ombra affrontano il tema, che vivono o
che hanno vissuto, sulla loro pelle della cura ai tumori. Non sono
discussioni semplici né facili da affrontare, anche da un punto di vista
emotivo. Penso sia comune a tutti la ritrosia a parlare di cancro, senza farci prendere dall'emotività magari perché un nostro
parente, amico, conoscente l'abbiamo perso in questo modo o ha sofferto a causa
di esso. Io non faccio eccezione.
Affronto questo tema con grande difficoltà emotiva.
Non voglio però fuggire dall'invito che Mariemarion rivolge a tutti noi "bloggatori"
a prendere coscienza che esiste in Italia il problema dell'uso-abuso della
chemioterapia e della sua sostanziale pericolosità e tossicità come cura
antiumorale e del boicottaggio di metodi dei cura alternativi da
parte della comunità medico-scientifica "ufficiale".
Questi temi, al momento, non
hanno avuto eco in altri blog ma, ripeto, capisco (senza condividerlo) questo
atteggiamento di ritrosia, e forse di naturale fastidio. Per cercare di
contribuire a mantenere desta l'attenzione su argomenti che sono spesso di vita
o di morte, riporterò, integralmente, gli ultimi post di Mariemarion evidenziando
alcune frasi e concetti.
Forse qualcuno sarà così stimolato a dare il
proprio contributo al dibattito.
|
Mariemarion
"...fra
tanti ricercatori che vale la pena di seguire e che hanno condotto degli studi
molto interessanti il Prof. Ryke Geerd Hamer è uno di quelli che trovo più
interessante. E’ difficile trovare qualcosa di informativo sul suo conto,
perché agli impedimenti della medicina ufficiale si unisce, in un connubio
perfetto, il muro di gomma innalzato dai media. In Italia è reperibile un solo
libro su di lui: “La medicina sottosopra – E se Hamer avesse ragione?”, autori
Giorgio Mambretti e Jean Séraphin e casa editrice Edizioni Amrita. Per farsi
un’idea generale si possono leggere notizie interessanti sul sito
disinformazione.it. Hamer, di padre tedesco e madre italiana, sostiene che ogni
tumore ha una causa biologica pilotata e voluta dal sistema di controllo del
nostro cervello, che interviene determinando un tumore su di una parte del
corpo che ha subito un trauma. Il tumore, quindi, nella concezione di Hamer, è
una “riparazione” voluta e necessaria e che non va osteggiata ma letta, capita
e seguita nel processo naturale di svolgimento. Non ci sarebbero quindi fattori
ambientali, effettivamente mai definitivamente provati, a determinare un tumore,
ma solo un processo interno a noi stessi. Non esisterebbero neanche le
metastasi, ritenute nient’altro che tumori aggiunti in altre parti del corpo
causati, a volte, dal non aver seguito correttamente il processo biologico. Il
mezzo diagnostico di Hamer è una semplice TAC senza mezzo di contrasto
all’encefalo, da cui si possono individuare dei focolai (zone indice) da cui
evincere lo stato del tumore. L’intento è quello di guidare il corpo
all’estinzione del tumore, ma nel momento in cui il nostro cervello ha esaurito
il processo biologico di riparazione. Altrimenti, se si anticipa o posticipa il
periodo, il tumore rimane latente e si ripresenterà. Hamer definisce la sua
teoria “legge ferrea del cancro” definita esposta in cinque
enunciati". (di: Ombra,
14 novembre 2002).
PSICOSOMATICA
Una volta si chiamava così, appena un'intuizione che partendo dai passi incerti
dei fondatori della psicanalisi rovistava tra i panni sporchi della psiche alla
ricerca di un legame tra lo squilibrio della mente e la malattia del corpo
fisico (soma). In pochi a praticarla, in pochissimi ad avere il coraggio di
divulgarla.
Con la divulgazione a suon di feccia umana delle teorie psicanalitiche nell'era
postsessantottina la psicosomatica divenne moda, un eccesso che non teneva
neanche più conto di un fatto oggettivo come l'aver oggettivamente assunto una
bevanda ghiacciata a sessanta gradi di calore e provocarsi un accidente: tutto
diventò "psicosomatico" al punto che ancora oggi senti qualche
elemento di feccia umana impartirti lezioni di psicanalismo d'accatto con la
solita bocca a culo di gallina per carità.
Oggi la vecchia psicosomatica ha assurto il valore di scienza. Si chiama
"Psiconeuroendocrinoimmunologia". Oggi è stato provato che un grande
dolore provoca l'impazzimento delle migliaia di cellule cancerogene che
s'aggirano tranquille nell'organismo di tutti noi. Alla stessa stregua, una
grande gioia può innescare il percorso all'incontrario.
Il nostro cervello, ormai volgarmente chiamato psiche anche da nonsoppiùcchì, è
macchina meravigliosa della quale ancora conosciamo poco o niente. Un'hardisk
che provvede da sé ad autoregolamentare il bene e il male all'interno del soma,
senza che alcuno ci ficchi di suo teorie o peggio ancora terapie assassine.
Un'hardisk, macchina meravigliosa e sconosciuta, dalla quale dipendono i
sottosistemi che si chiamano appunto neurologico, endocrino e immunitario.
Riprogrammare la psiche, l'hardisk a dirla con i figli di Internet, significa
automaticamente, ristabilire l'equilibrio
all'interno di quei sistemi che provvederanno a loro volta a produrre la
guarigione dell'organo ammalato. E se visioniamo le teorie della
psiconeuroendocrinoimmunologia alla luce della millenaria filosofia medica
orientale il prodotto non cambia: ristabilire l'equilibrio psichico, ad esempio
con l'agopuntura, significa sbloccare i nodi che al'improvviso formatisi per un
qualunque problema psicologico automaticamente vietano all'Energia di fluire
libera all'interno dell'organismo. In quest'ottica, che sia occidentale o
orientale, va studiato quel problema "tumore" che BlogOmbra definisce
sacrosantemente "un processo all'interno di noi stessi".
Dunque un
problema psicologico che prende forma all'interno del soma. Ma v'è di più: la
scuola di Hamer, quella del professor Noget di Parigi, la scuola antroposofica
di Steiner, la stessa Antipsichiatria di Fabrizio Ciappi, neuropsichiatra di
grandissimo valore a Perugia, ormai sono d'accordo nel definire la malattia
come un "salvavita". Qualcosa che riproduce all'interno del soma il
malessere psicologico e lo "scarica" nella malattia a PREVENIRE LA
MORTE!
Ormai, che la si studi da Ovest ad Est, gli scienziati d'ogni fede e religione,
se onesti e non figli delle case farmaceutiche, sono tutti d'accordo nel
ridefinire il significato stesso del termine "malattia". Che è
"sana", sempre! Che se non arriva vuol dire che ci sono censure tali
all'interno della psiche da condurre diritti diritti alla follia, o alla morte.
Una morte per CHEMIO o RADIOTERAPIA, laddove il dolore si concretizza nel
tumore e di quella parola si resta vittima senza più altro cercare se non ciò
che ti passano i biechi baroni della medicina a cui nulla interessa dello
psichico, forgiati e sclerotizzati ormai nella "lotta" tout court
alla massa maligna che tentano di distruggere distruggendo per primi quei
neuroni salvavita che da soli, come dice Hamer, devono provvedere al
ristabilimento di un equilibrio che diventa guarigione.
Il professor Luigi Di Bella, ad esempio, ha sperimentato su centinaia di
migliaia di casi quella sua terapia che per prima rinnova la cellula dal di
dentro, ridando forza a quei neuroni che a loro volta restituiranno forza ai
sottosistemi neurologico, endocrino e immunitario. Per poi aggredire con la
somatostatina direttamente la massa tumorale con annesse metastasi che, a
seguire il pensiero di Hamer, regrediscono da sole nella misura in cui tutto il
resto dell'organismo diventa un'esplosione di NUOVA VITA CELLULARE! Di vita,
dunque. Il cosiddetto fallimento della terapia Di Bella non cercatelo nella
terapia, ma su quella inutile, bieca, livida, invidiosa e incredula
sperimentazione (sui premorti da chemio peraltro) f | |