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L'uomo è nato libero, e dappertutto è in ceppi.
(Jean-Jacques Rousseau, Il contratto sociale)
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:: Domenica, 15 Dicembre 2002 ::
L'Opinione: Fuel cell, tecnologia mobile di Franco Carlini
La parola d'ordine delle tecnologie
informatica è «mobile»: non più personal computer alla scrivania, ma una
moltitudine di apparati portatili, tascabili, da tenersi in palmo di mano, con
cui essere sempre connessi alla rete e al resto del mondo. Ma c'è un problema: se le tecnologie elettroniche ci sono tutte e continuano a proporre «fantastiche
soluzioni», il punto debole resta invece l'alimentazione elettrica: telefoni
un po' troppo e il cellulare segnala che sei a corto di potenza elettrica; vai
in treno e dopo un'ora sei senza batterie al portatile; se poi ti si guasta
l'alimentatore da inserire nella presa della corrente, il tuo computer è un
oggetto morto e dovrai cercare affannosamente il pezzo di ricambio, che è diverso per ogni marca e non si
acquista dietro l'angolo. Tutto questo continua
a succedere malgrado i vistosi progressi realizzati nelle batterie, che
rappresentano un mercato enorme visto che in un anno si vendono 5 miliardi di
dollari di ricaricabili per e 400 milioni nuovi telefoni cellulari.(...)
Skateboard all'idrogeno di Barbara Roncarolo
L'arrivo dell'auto alla fine dell'800 ha avuto ripercussioni significative,
più o meno positive sulla vita delle persone, sull'economia e
sull'ambiente. Dopo oltre 100 anni i nodi vengono al pettine, facendo e emergere le principali e più
preoccupanti disfunzioni di questa rivoluzione: l'economia dell'auto si è inceppata, i dati
sull'inquinamento atmosferico sono sempre più allarmanti, il petrolio diventa via via più scarso e
poco accessibile; il traffico congestionato e nelle città rende gli spostamenti lenti e irritanti.(...)
...leggi gli articoli completi...
Francesco Merlo e Bruno Contrada di ombra
Trovo avvilente che ancora oggi, dopo la mattanza che ha fagocitato uomini ed
istituzioni, si possano leggere certi articoli che rimettono in discussione le
acquisizioni più elementari, frutto degli ultimi venti anni di lotta a Cosa
Nostra. Non è un giornale in cerca di notorietà o la penna di un giornalista
alle primi armi, sprovveduto, o politicizzato. Il quotidiano è Il corriere della
Sera, che a firma di uno dei suoi più noti commentatori, Francesco Merlo,
pubblica in piena prima pagina un pezzo su Bruno Contrada che ha
dell’incredibile.
I toni apparentemente stemperati racchiudono un vizio antico,
il centellinare, cioè, di nozioni e punti di vista altamente forvianti, che
ottengono nella loro somma un effetto devastante. Contrada non è mai stato “la
guardia che si fa ladro per fare meglio la guardia” o “il servitore fedele di
una istituzione ambigua”, semmai il ladro che si fa guardia per fare meglio il
ladro, esso stesso parte integrante di un’istituzione ambigua. Credo ancora in
una società migliore, in una Sicilia libera da Cosa Nostra e dalle mafiosità, e
in questo – caro Merlo – è necessario vedere tutto bianco o tutto nero. Io
assertore delle sfumature, in cui vivo, auspico contrasti vivi in Sicilia, non
mezze tinte. Voglio sapere, e plaudire, chi profonde un impegno assoluto
dedicando la sua vita per la collettività, e voglio anche sapere, e additare,
chi ambiguo si muove sull’inclinazione del momento, trucidando principi e
dignità, prima che persone. Spero che ci sia chiarezza, che non ci siano ancora
in un paese civile persone improcessabili, che ogni cittadino, ogni siciliano ed
ogni italiano, possa distinguere l’Istituzione, e chi la serve credendoci, dai
vili e parassiti che dietro una divisa o uno stemma sproloquiano, ingannando,
sul senso dello stato.
Mi sembra che ci siamo rituffati dentro vecchie
polemiche e cavilli formali, tempo in cui un incredulo Leoluca Orlando e uno
sbigottito Michele Santoro vennero accusati l’uno di aver calunniato il
Maresciallo Lombardo e l’altro di avergli dato voce. Anche allora, come per
Contrada, la questione è la stessa, la guardia – o l’istituzione se vogliamo –
che va a braccetto con il mafioso per servizio. Non so se sia lecito o meno, ma
nell’isola a tre punte certe ambiguità non si possono tenere, in Sicilia non si
parla, bastano piccoli gesti, delle movenze o lo sguardo. La guardia accanto al
ladro, quindi, di per se è un messaggio chiaro, che non può che aumentare la
diffidenza dei siciliani e rafforzarne la filosofia d’emergenza per la quale
bisogna vivere e lasciar vivere.
Non so se Bruno Contrada sia colpevole o
innocente, a diffidare di lui per primo fu Giovanni Falcone, vero e fedele
servitore dello Stato, lui si privo di toni mediati. Non si spiegava come certi
capomafia potessero sfuggire alla cattura, fino ad arrivare alla conclusione che
dietro all’inspiegabile c’era la mano dell’uomo cangiante per definizione, Bruno
Contrada. Chi era quest’uomo quindi? Che ruolo aveva all’interno delle
istituzioni? Per mandato di chi? E’ possibile che due apparati dello Stato
perseguendo, teoricamente, lo stesso fine si siano intralciati a vicenda? Le
risposte apparentemente facili si complicano nell’asse che unisce un funzionario
del Sisde, Cosa Nostra, la magistratura siciliana, la politica e i poteri
forti.
Ho incontrato Bruno Contrada una sola volta, per puro caso, risaliva
via Dante a Palermo, giusto di fronte la casa di Leoluca Orlando. Il suo passo
lento accompagnava il capo, chino su di un impermeabile color panna, il suo
sguardo sfiorava appena le auto che provenivano dalle sue spalle e incontrava a
volte gli autobus che gli venivano incontro dalla corsia riservata. Avrà pensato
tra se e se a quante volte gli uomini di legge, poliziotti in divisa e
magistrati, avevano percorso a sirene spiegate quelle corsie delimitate dal
giallo e da cui è possibile percorrere le vie contorte di Palermo sfidandone il
senso. Forse avrà accennato ad un sorriso al pensiero che pochi anni prima, metà
anni ottanta, il Giornale di Sicilia aveva scatenato una polemica su quelle
sirene che disturbavano la quiete pubblica. Lui no, Contrada non era tipo da
sirene e auto che svettano lasciando le impronte sull’asfalto, lui era un’ombra
– in questo ha ragione Merlo – e le ombre non devono sfuggire e correre, sono
sempre presenti, come lo furono nei più eccellenti eccidi della storia recente
italiana.
:: Sabato, 14 Dicembre 2002 ::
(Si
riportano le prime pagine del libro)
L'11 settembre siamo entrati nell'era dell'Impero. E l'Impero ha deciso di
entrare in guerra. Tra le due cose c'è una quantità di nessi da scoprire,
nessuno dei quali è immediatamente evidente. Ma individuarli, rispondere a
tutta una serie d'interrogativi che si affollano nelle menti di molti, riuscire
a smorzare lo stupore per eventi che accadono in rapida successione, placare
inquietudini e angosce: tutto questo richiede nuovi sforzi. A questi
interrogativi si deve rispondere, non per soddisfare curiosità, che è
esercizio estetico, ma per cercare di sopravvivere. Questa guerra inedita,
infatti, non è virtuale: è molto reale, molto feroce; e diventerà assai
presto molto vicina, anche se per ora sembra lontana.
Perché siamo entrati nell'era dell'Impero? Cos'è quest'Impero? È simile a
imperi precedenti o è diverso? In cosa è diverso, se lo è? Perché mai,
essendosi appena formato, quest'Impero è entrato in guerra? Contro chi è
entrato in guerra? Quanto durerà questa guerra? Cosa significherà vincere?
Cosa significherà perdere?
...leggi le prime pagine del libro...
(fonte: La Guerra Infinita - Giulietto Chiesa - Ed.
Feltrinelli - 180 pagg. - Euro 9,00)
Today fight for tomorrow's freedom
by Colors 53 - December 02 - Januray 03
 Jeanine (Ieft), 13, does the laundry, cleans the house, cooks, washes and feeds the children-and
she does it for free. In 1850 in the USA, it would have cost you the equivalent of US$50,000 to
buy a slave; now you can get one for less than $100, in countries as far apart as Ghana and Brazil.
In India, simply loan someone $20 to leave them indebted (and so enslaved) to you for life, or get a
slave far nothing by employing one of today's more popular methods-just lie. Promise poor women
from say, Eastern Europe, good jobs in a foreign country, traffic them to a different one, then
lock them in a brothel or threaten them and force them onto the streets.
With half the world's population living on less than $2 a day, there's a plentiful supply of potential
slaves (which makes them easy to replace if they give you any trouble). And while slavery may be
illegal in every country in the world (Mauritania was the last country to abolish it in 1981), it hasn't disappeared. There are 27 million slaves in the world today.
Jeanine (a sinistra) ha 13 anni e fa il bucato, pulisce casa, cucina, lava e dà da mangiare ai bambini...
tutto gratis. Nel 1850, negli Stati Uniti, uno schiavo ti sarebbe costato l'equivalente di US$50.000:
oggi puoi averne uno per meno di US$1 00 in paesi molto distanti fra loro come il Ghana e il Brasile.
In India ti basta prestare a qualcuno US$20 per ridurlo in debiti (e quindi in schiavitù) per tutta
la vita. Altrimenti, puoi sempre trovarti uno schiavo senza neanche mettere mano al portafoglio,
grazie a uno dei metodi oggi più diffusi: dovrai solo mentire. Trova una ragazza povera,
dell'Europa dell' est ad esempio, promettile un buon lavoro in un paese straniero e,
dopo averla fatta entrare illegalmente in un altro paese, rinchiudila in un bordello o
costringila con le minacce a battere il marciapiede. Calcolando
che la metà della popolazione mondiale sopravvive con meno di US$2 al giorno,
gli schiavi potenziali non mancano (così sarà più facile sostituire chi fa
storie). Benché sia illegale in tutti i paesi (la Mauritania è stata l'ultima
nazione ad averla abolita nel 1981), la schiavitù non è scomparsa: ci sono
attualmente 27 milioni di schiavi nel mondo.
:: Venerdì, 13 Dicembre 2002 ::
Giorgia (Mu): « Occhei, il sermone è finito, andate in pace..» Intervista di Pietro B.
Se
Palomar
rappresenta, per i blog, la riflessione pacata e le parole centellinate,
Giorgia in arte "Mu" e
"Toyoito" è la rivincita della spensieratezza, della vitalità e
della gioia di esserci e di parlarsi in rete. Il suo giovane e frizzante
blog diverte e coinvolge, pur non rinunciando a sprazzi di
approfondimenti anche su argomenti di stretta attualità.
Le sue risposte alle mie domande sono state rapide come mai mi
era successo prima d'ora e l'intervista è scivolata liscia come l'olio.
Cara Giorgia, divertici e inondaci della tua esuberanza.
Ne
abbiamo proprio bisogno!
...leggi l'intervista...
:: Giovedì, 12 Dicembre 2002 ::
Nessuno tocchi Placanica
di Leonardo
"Ma il Signore gli disse:"Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!"
Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque lo avesse incontrato.
(Genesi 4.15)
C'è qualcuno che lo vuole morto e glielo manda a dire.
Noi non sappiamo chi ci sia dietro i "brigatisti 20 luglio" (o "20 truglio", come già scrive qualcuno:
Truglio è uno dei superiori di Placanica presente in Via Tolemaide).
Non abbiamo elementi per concludere che si tratta di "anarcoinsurrezionalisti", come vorrebbe il Ministro,
o i soliti "pezzi deviati", come vorrebbe il Movimento.
Non abbiamo la pazienza e la competenza di seguire gli inquirenti nelle loro sofisticate
interpretazioni,
di spremere messaggi in codice da ogni imprecisione (ce ne sono parecchie).
Per esempio, è curioso che i "brigatisti 20 luglio" parlino di una «pentola a pressione piena di polvere nera»:
l'unica pentola del genere in Italia fu trovata a Bologna il
18 luglio 2001,
due giorni prima della morte di Giuliani.
Non ci facciamo molte illusioni sulle perizie sintattico-grammaticali, retaggio dei verbosissimi comunicati
dei brigatisti di una volta.
Non è più tempo dei ciclostile e delle risoluzioni strategiche, gli anarcoinsurrezionalisti e i pezzi
deviati si danno del tu e chattano quotidianamente su indymedia.
È chiaro che alla lunga finiscono per mutuare lo stesso stile, un impasto di tribunale, caserma e centro sociale okkupato.
La filastrocca con cui inizia il comunicato ne è un saggio disgustoso.
È una parodia della tristissima filastrocca di Pinochet cantata dagli aguzzini di Bolzaneto,
ma riesce a essere persino più penosa dell'originale:
''1-2-3 di sbirri morti ne vorremmo trentatre, 4-5-6 ma ce ne bastano anche sei…"
Messaggio in codice, o pura e semplice manifestazione d'idiozia? Eppure chi ha scritto questa roba sa procurarsi
esplosivi e sa trasformarli in ordigni ad alto potenziale. Sa dove piazzarli e ha la cautela di rendere inservibili
le telecamere di sorveglianza mentre lo fa.
Noi non sappiamo nulla in realtà, tranne una cosa: qualcuno vuole morto Placanica, o almeno lo minaccia.
Perché? Chi ha interesse alla sua morte (o alla sua paura)?
Nella ricostruzione ufficiale dei fatti di Piazza Alimonda, Placanica è l'anello debole.
È un ragazzo spaventato, che arriva all'ospedale in
stato di shock e continua a chiedere: "dov'è la mia pistola?".
Si autodenuncia. Poi ritratta. Cambia versione più volte, finché il suo avvocato non si dimette.
Per molti giorni è praticamente agli arresti, senza la possibilità d'incontrare nemmeno i suoi genitori.
Teme di non poter più fare il carabiniere, poi si sente abbandonato dall'Arma, alla fine si dice fiero di farne parte.
Placanica è un ragazzo che non è sicuro della sua verità, e non è bravo a raccontare le bugie.
Finché Placanica è vivo, il caso Piazza Alimonda resta aperto.
Chi lo vuole uccidere, vuole chiudere il caso Piazza Alimonda.
Per questo motivo è il caso di gridare forte: Nessuno tocchi Placanica.
Lo si difenda con ogni mezzo necessario.
Non gli si faccia fare la fine del povero Marco Biagi. Nell'interesse della giustizia e della verità.
Perché a Genova è già morto un ragazzo di troppo.
Perché - sarà anche una banalità - il sangue non si lava col sangue.
E perché Placanica è tra quei pochi che sanno veramente come sono andate le cose quel giorno,
ed è l'unico che un giorno potrebbe decidersi a parlarcene.
Non è una sorpresa, a ben vedere, che qualcuno sogni di toglierlo di mezzo.
Non deve sentirsi molto bene, in questo momento. Può fidarsi di chi gli sta vicino?
(fonte:Leonardo - 12/12/2002)
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Interventi ::
Il nostro diritto di Gino Strada
Due
mesi fa avevamo chiesto ai cittadini di dare un segno di pace per il 10
dicembre, nell'anniversario della Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo. Avevamo chiesto di portare stracci bianchi, candele e bandiere di
pace nelle piazze delle nostre città, dei nostri comuni, per dire che non
vogliamo guerre nel futuro dei nostri figli.
Per tenere l'Italia fuori dalla guerra. E la guerra fuori dall'Italia.
...leggi tutto l'articolo...
(fonte: il
Manifesto - 10/12/2002)
:: Mercoledì, 11 Dicembre 2002 ::
Blog Oltre e le torte alle mele della nonna... di Pietro B.
Se si vuole attirare immediatamente l'attenzione del visitatore sporadico i mezzi ci sono e non
sono poi tanto subdoli (vedi foto qui a lato). Un blog, di solito, non usa
questi metodi perché cadrebbe nel ridicolo e dopo un po' nel
dimenticatoio. Resta il fatto che il fine ultimo dei nostri blog è
quello di essere letti. Dunque siamo sicuri che le nostre scelte non siano
"guidate" dalla volontà di compiacere il nostro pubblico di lettori
che è vivo e lo senti con i commenti, le e-mail e per i più intimi con le
telefonate?
Blog Oltre, con le sue recenti appendici "Personalmente
Pietro" e "noblogo", è nato dall'incontro del
desiderio di essere "in rete" unito alla recente scoperta del fenomeno
dei weblog.
Sviluppando le mie idee qualche volta ho commesso degli errori
soprattutto di ordine "tecnico". E alcuni di voi, e vi ringrazio
per questo, me lo ha fatto notare. Nel seguito cerco di rispondere ad alcune
«critiche».
Premessa
Ho ricevuto negli ultimi giorni consigli, critiche
ed apprezzamenti per il mio blog. Tralascio subito questi ultimi avendo io
troppo pudore per vantarmi di queste cose. Dunque passiamo direttamente alle
critiche (sempre costruttive per mia fortuna).
Critica 1 - Hai stravolto il concetto di weblog,
realizzando un sito normale sotto le mentite spoglie di blog.
I weblog sono nati come diari personali e block-notes virtuali
ma hanno conosciuto nel tempo parecchie interpretazioni. Blog Oltre è
una di queste e sicuramente non è la più originale o la meglio riuscita.
Inoltre, a suo modo Blog Oltre è un diario delle mie letture e dei
miei interessi.
Critica 2 - Il blog è pieno di "roba" e ci
si può perdere in questo "mare".
In effetti c'è una pesantezza in termini di Kilobyte della
home page che si può risolvere o mettendo pochi post e brevi o solo dei
titoli di interventi e link alle pagine che li contengono. Le due soluzioni
non mi soddisfano ed ho scelto, provando e riprovando, di mettere nella pagina
principale solo gli interventi più importanti e di lunghezza accettabile e
mettendo i link verso altre pagine solo per quegli interventi parecchio
lunghi. Poi se un argomento mi sta particolarmente a cuore non resisto
dal pubblicarlo in home page in tutta la sua lunghezza. Ho però cercato poi
per aumentare la navigabiltà del blog disseminandolo di scorciatoie. Ad
esempio nella colonna di destra in alto ci sono i link a tutti gli interventi
presenti home page più i link di quelli recentemente archiviati. Inoltre ,
pochi forse si saranno accorti che esiste un modo rapido per "zompettare"
da un intervento l'altro, basta linkare sulla data che porterà al menu degli
interventi e da li andare dove si vuole. Alla fine di ogni articolo c'è poi
il link "Top" che porta sempre al menu. Non mi dilungo oltre,
aggiungo solo che di queste scorciatoie ve ne sono tante, basta scoprirle...
Critica 3 - Qualche volta il testo degli interventi non
è ben leggibile ad esempio quando è organizzato su due colonne. E poi non
mancano gli errori di battitura...
Vi do ragione sul primo punto: dunque abolite le due colonne.
Ma sulla leggibilità generale mi dovete dare atto che ho compiuto passi
notevoli negli ultimi due mesi. Paragrafi corti, spazio sopra, sotto a destra,
sinistra di ogni paragrafo. Gli errori di battitura sono la mia rovina, io ne
compio molti scrivendo con due sole dita. Figuriamoci se scrivessi con tutte e
dieci! Poi ho uno scanner che mi è costato 89 euro compreso l'OCR, non posso
quindi pretendere che mi distingua sempre la lettera «l» dal numero «1» o
la sillaba «ni» dalla lettera «m». E così via. Pazienza, cercherò di
aprire bene gli occhi se non mi si chiudono per la stanchezza. Ci sono poi gli
errori di sintassi, e lì cari miei casca l'asino (che sarei io). Ne faccio
alcuni (troppi) e me ne dispiace e francamente penso si tratti di ignoranza di
ritorno o di demenza senile precoce, fate voi...
Conclusioni
Non sono un web-designer e non sono un giornalista. Ed ho un
sito che pretende di mettere insieme le due cose (visto che l'ho gestisco io,
e che mi occupo di'informazione). Dunque o sono un pazzo o un illuso (o
entrambe le cose alternativamente). Invidio coloro che per i propri blog
riescono a creare layout fantastici e mettono script da panico. Il mio Blog
Oltre è ruspante, profuma di HTML scolastico, ed ha il sapore delle cose
fatte in casa, come il gusto di una torta alle mele della nonna che cerca di
fare del proprio meglio senza essere una pasticcera. Sarà meno gustosa di
quelle che vendono, forse un po' bruciacchiata ma volete mettere la genuinità
e la freschezza...?
:: Martedì, 10 Dicembre 2002 ::
Il dottor Ryke Geer Hamer Breve biografia
Pur non volendomi apertamente schierare (si veda in Blog Oltre
: Mariemarion e Ombra: la medicina ufficiale e la cura dei tumori)
resto del parere che conoscere è sempre il modo
migliore per fare delle scelte consapevoli. Il libro che vi presento, e di cui vi riporto il primo capitolo,
è utile per avere una idea sulle idee che animano le teorie di Hamer. Che, come tutto ciò che esce fuori dai canoni
ufficiali, sono ampiamente taciute dai media.
Capitolo
I
Il dottor Ryke Geer Hamer: storia di un pioniere
Quando fai qualche cosa
hai contro tutti quelli che fanno la stessa cosa
hai contro tutti quelli che fanno il contrario
hai contro tutti quelli che non fanno niente.
Molti, molti anni fa, gli abitanti delle pianure che si alzavano all'alba per andare a lavorare
nei campi, guardando il cielo, ammesso che non ci fosse nebbia, vedevano una magnifica palla di
fuoco salire ad est e spostarsi pian piano. Davanti a loro nessun ostacolo, tranne qualche albero
al di là del quale la vista poteva spaziare all'infinito. A mano a mano che le ore passavano
il sole descriveva il suo arco, e il tramonto segnava l'ora del rientro, la giornata era finita.
Dopo cena un' occhiata veloce per capire che tempo avrebbe fatto l'indomani; la luna, i miliardi
di stelle, cambiavano col passare dei giorni. Tutto ruotava intorno a questa gente sulla piatta
pianura infinita. Poi, un uomo pieno di interrogativi e convinto di poter trovare risposte,
trafficando con dei pezzi di vetro riuscì a metterli insieme in un lungo tubo di legno ed a dirigerlo
verso la volta celeste: si chiamava Galileo Galilei, e da allora niente fu più come prima.
Disse che la terra non era piatta ma rotonda, che il sole stava fermo ed era la terra a girargli
intorno. Scatenò un tale putiferio tra i suoi eminenti contemporanei che per evitare la morte fu
costretto a rinnegare tutto... Strano destino che accomuna molti innovatori!
Hamer può a buon diritto essergli paragonato nel campo della medicina; malgrado i molti attentati
subiti, da buon tedesco ha continuato e continua diritto per la sua strada, sapendo che la
comprensione delle sue scoperte è solo questione di tempo.
Hamer nasce nel 1935, in Renania; il padre è un pastore protestante e la madre è di origini fiorentine,
un' ottima mistura di perseveranza e cocciutaggine teutonica e fantasia e cuore italiani.
Si laurea in teologia, fisica e medicina specializzandosi poi in psichiatria, neurologia e
medicina interna, con una tesi sui tumori cerebrali. Dopo quindici anni di pratica, sposa una
studentessa in medicina dalla quale avrà quattro figli. Ciò che lo appassiona di più in questo
periodo della sua vita è la ricerca sull'origine delle psicosi, colpito com'è dalla drammatica
situazione degli internati in psichiatria. Ma gli avvenimenti che la vita gli sta preparando
interromperanno i suoi studi, ai quali tornerà dieci anni più tardi arricchito dalla nuova comprensione
delle malattie derivatagli delle sue ricerche sul cancro.
Il 18 agosto 1978 il figlio Dirk, diciannovenne, viene gravemente ferito da un colpo di fucile mentre
dorme su un battello ancorato nel porticciolo dell'isola di Cavallo, a poca distanza dalla Corsica.
Dopo centoundici giorni di agonia Dirk muore fra le braccia del padre: è un trauma terribile.
Nelle settimane che seguono, Hamer è colpito da un cancro ai testicoli, ma, data la sua formazione
medica, non osa imputare la malattia al trauma subito, e riceve in pieno la brutale diagnosi
dell' oncologo: «Hamer, lei ha un cancro; ha una possibilità su cinque di cavarsela!»
Hamer, sebbene ammalato, continua a lavorare in un ospedale di Monaco di Baviera, nel reparto di
ginecologia dove sono ricoverate duecento pazienti ammalate di cancro. Col passare dei giorni,
Hamer le interroga con delicatezza e scopre che, come lui, tutte hanno subito un grave trauma
emotivo nei mesi precedenti l'apparizione del tumore.
Licenziato da questo ospedale per aver osato
parlare della sua scoperta alla televisione bavarese, Hamer porta con sé un dossier di duecento
anamnesi e continua le sue ricerche in un'altra clinica di Colonia dove sono ricoverati dei malati di
cancro al polmone. Qui egli verifica che il cancro ai polmoni non è causato dal tabacco, poiché la
metà dei malati non sono fumatori, e si accorge che esistono le stesse relazioni di causa/effetto fra
trauma emotivo e scatenarsi delle malattie già osservate a Monaco, salvo che il trauma non è dello
stesso tipo di quello osservato in ginecologia.
Nell'autunno del 1981 Hamer deposita alla facoltà di medicina di Tubingen, dove ha fatto i suoi studi
e si è laureato, una tesi sulle sue ricerche allegando duecento cartelle cliniche e la descrizione
dettagliata di settanta casi, controfirmati dai medici responsabili dei diversi reparti che avevano
verificato le sue tesi. li suo ex-professore gli dice scherzando: «Hamer, è troppo bello per essere
vero, ma se mai lo è, non è possibile che sia stato proprio tu ad averlo scoperto.
Scherzi a parte dobbiamo verificare subito, proprio qui nel mio reparto». Ma la facoltà senza
giustificazione alcuna rifiuta la verifica e nel maggio del 1982 tutte le cartelle sono scomparse:
secondo i centocinquanta medici della facoltà di medicina dell'università di Tubingen, le scoperte
del dottor Hamer non erano riproducibili, e quindi non scientifiche.
A partire da questo momento inizia il calvario di Hamer che culmina nel 1986 con la radiazione
dall' albo dei medici con la motivazione: «rifiuta di rinnegare la legge ferrea (N.d.A.: Hamer aveva chiamato
la legge di causa/effetto da lui scoperta "legge ferrea del cancro". Avendo applicato su di sé
le sue stesse scoperte Hamer gode oggi di un'ottima salute.)e di convertirsi alla medicina classica»; sentenza che viene confermata dal Tribunale federale, per "sospetta demenza". Dovrà aspettare
19 dicembre 1989 per vedere
finalmente riconosciute le sue
scoperte in un protocollo firmato dal professor J. Birkmayer, dottore in chimica e medicina, titolare della cattedra universitaria di cancerologia dell'università di Vienna.
Ciò non sarà però sufficiente ad arrestare il boicottaggio continuo da parte della
medicina ufficiale né a reintegrarlo nell' ordine dei medici, malgrado le sue continue richieste di riabilitazione. È ormai chiaro che il dottor Hamer è troppo scomodo, troppi sono gli interessi in gioco, economici, ideologici e di potere. Nel 1997 si arriverà al punto di incarcerarlo col pretesto di aver dato dei suggerimenti ad un malato malgrado l'interdizione di esercitare la medicina.
Quasi un anno di prigione dal quale Hamer esce più forte che mai, tanto che l'8 ed il 9 settembre 1998
l'Università di Tmava in Slovacchia conferma ufficialmente l'avvenuta verifica della Nuova Medicina.
Per saperne di più:
pilhar.com e multimania.com
LA VERA INNOVAZIONE. La medicina alternativa o dolce spesso si limita a riproporre soluzioni
terapeutiche sulle stesse basi della medicina moderna: la malattia è qualcosa di brutto,
di cattivo, di insensato, un pericolo. E la sola soluzione è eliminarla, in modo dolce o violento
che sia.
Le scoperte di Hamer invece aprono un universo totalmente opposto: la malattia è la risposta
appropriata del cervello ad un trauma esterno, e fa parte di un programma di sopravvivenza della
specie.
Risolto il trauma, il cervello inverte l'ordine e l'individuo passa in fase di riparazione.
Scoprire il senso delle malattie è quanto di più appassionante e proficuo si possa immaginare...
Non si tratta di credere a Babbo Natale ma di sollevare un velo sul funzionamento dell'essere umano.
Le scoperte di Hamer si configurano in cinque leggi fondamentali, che esamineremo in seguito; per
scoprire queste leggi egli si è basato:
- sulla sua esperienza diretta di malato di cancro;
- sull'osservazione di più di ventimila casi di patologie diverse (dalla verruca all' AIDS,
dalla psicosi alla leucemia, dalla sclerosi a placche al diabete) cercando ogni volta il
denominatore comune, il trauma causale;
- sullo studio dell'evoluzione della prima cellula destinata a diventare un individuo complesso.
Affinché un'ipotesi diventi una legge scientifica, deve essere sempre riproducibile altrimenti
resta solo un'ipotesi: l'acqua bolle sempre a cento gradi in presenza della stessa pressione
atmosferica.
Le cinque leggi della Nuova Medicina, oltre che dal dottor Hamer sono state ormai verificate da
altri medici e terapeuti di mezza Europa, su migliaia di pazienti, e sempre si sono rivelate esatte
e riproducibili, quindi scientifiche.
(fonte:La medicina sottosopra - E se Hamer avesse ragione? - a cura di Giorgio Mambretti
e Jean Séraphin - pagg. 120 - Edizioni Amrita - Euro 7.75)
:: Lunedì, 9 Dicembre 2002 ::
Iter completo della riforma federale di Umberto Bossi
-2001 Il Titolo V della Costituzione ha inserito nell'art. 117 le competenze esclusive dello Stato, le competenze esclusive delle Regioni e le competenze concorrenti Stato-Regioni. Nell'art. 119 si dichiara la necessità che gli Enti locali e le Regioni ritornino ad avere potere impositivo. Per attuare l'art. 119 occorrerà fare il federalismo fiscale che la Lega ha chiesto di realizzare entro i prossimi 6 mesi.
-2002-2003 Devoluzione: diventano competenze esclusive della Regione la polizia regionale,
l'istruzione e la sanità. Soprattutto la sanità, rappresentando l'80% del bilancio delle Regioni, impone l'introduzione del federalismo fiscale.
-2003 Realizzazione del federalismo fiscale che non si può fare a bocce ferme, ma che impone una
riforma fiscale generale che preveda l'imposizione degli Enti locali. Cioè il frutto del lavoro deve restare innanzitutto sulla terra che lo ha prodotto.
-2003 Corte costituzionale federalista con l'inserimento nell'organo massimo dello Stato di
rappresentanti eletti dalle Regioni.
-2004-2005 Senato federale. Fine del bicameralismo perfetto trasformato come segue:
1) per le competenze statali esclusive, le proposte di legge sono votate dalla Camera dei deputati;
2) per le competenze regionali esclusive, le proposte di legge sono votate dalle Regioni;
3) per le competenze concorrenti Stato-Regioni, le proposte di legge sono votate dal Senato federale in cui si vota soprattutto su iniziativa legislativa organica delle Regioni, coordinate in macro regioni: Nord, Centro, Sud.
-2005-2006 Presidenzialismo. E' già stato empiricamente anticipato da Berlusconi con il suo nome stampato e votato direttamente sulle schede elettorali. E' un tema "open", ma l'ipotesi più realistica è quella derivabile dal modello francese.
(fonte:Padania - Lega Nord - n°11 - Novembre 2002)
Crisi Italia di Valentina Tampellini
Sono così nauseata da Berlusconi che fatico a parlarne. Ogni giorno i
telegiornali ed i quotidiani riportano aggiornamenti sul suo operato e sulle sue
affermazioni veramente agghiaccianti. Quell'uomo dovrebbe essere, né più né meno, cacciato non
solo dal governo, ma dal nostro Paese, se in Italia c'è davvero rispetto per la Costituzione.
Ma il mio dolore profondo va al di là della figura del premier, e si espande sulla
maggioranza politica, su quell'insieme di personaggi torbidi e lugubri che invece di
governare un Paese si stanno dividendo con le unghie la sua carcassa.
Ora Berlusconi spera vivamente di scalzare Ciampi dal suo posto e di
conglobare
la funzione presidenziale con quella di primo ministro. Il pretesto fittizio e accomodante
è quello di modellare l'Italia sul sistema governativo Francese, ma in realtà, come ben
dice Scalfaro:
"...il sistema presidenziale, come ricordavo, ha pregi e limiti. Ma la volontà di
potere espressa dal premier rivela anche un'idea distorta del principio di maggioranza. Si
ritiene che aver conquistato la maggioranza dei voti dia diritto a un potere
assoluto..."
Sebbene il presidenzialismo Francese sia equilibrato da una salda democrazia,
ciò non giustifica il fatto che anche in Italia debba relizzarsi,
soprattutto quando le intenzioni del governo sono quelle di mettere pesantemente mano alla
Costituzione per cambiare norme "a favore degli interessi di...".
Sono fortemente preoccupata per il futuro di tutti, dei giovani che si
affacciano al mondo del lavoro, dei meno giovani che sono costretti o desiderosi di cambiare
impiego, perché il nostro Paese è in crisi, è una barca sfonda alla deriva e nessuno sta
facendo niente per risollevare la situazione.
Non stanno facendo niente. Bossi
guida l'ariete che spaccherà definitivamente l'unione italiana, ferendo istituzioni
pubbliche come scuola e sanità e cancellando le vie, ancora poche, di sussidio alle persone meno
abbienti. Bossi, che ha un processo pendente sul capo, e che rischia una condanna, continua a
blaterare e a chiedere "giustizia" per le Regioni, lui che nemmeno sa cosa sia la vera
giustizia, dove stia di casa il "rispetto", lui che ha fallito per primo come politico,
poiché essendo al governo si è impastato come tutti nelle "convenienze", nei favori, e
anziché risolvere il morbo a Roma, la vera causa della non funzionalità dei finanziamenti nazionali,
restituendo così all'Italia la dignità di Paese libero e basato sul lavoro, si nasconde dietro a
battaglie intestine che avvantaggeranno fazioni razziste. Non prendetevela a male, ma per me la
Lega è un'associazione di razzisti.
Ciò che mi sgomenta non è sentire il premier affermare che i lavoratori cassa intergrati, per
arrotondare gli stipendi, sono invitati a
cercarsi un secondo impiego, magari anche in nero, perché lui non ha alcun interesse
autentico per il nostro futuro, per la stabilità del nostro Paese, ed ogni giorno si rivela per
quello che è: un incapace, un buffone, un elargitore di menzogne e insulti, un politico
inetto e falso, un allibratore, un torbido piazzista.
Ciò che realmente mi sgomenta è vedere quanta gente gli fa da spalla, quanti
"servi" untuosi e bifidi lo affiancano in questo suo iter di massacratore della democrazia. Il
centro destra sta distruggendo l'Italia, e con questo non voglio certo dire che in passato la
sinistra o la dc non l'abbiano mai fatto: i nostri governi non sono mai riusciti ad "amare"
il nostro paese, nessun politico è mai riuscito ad AMARE l'Italia, e a rispettarlo, a parte
qualche caso sporadico di personaggi che sono stati immediatamente "devitalizzati". Con questo
dico che l'otre della sopportazione è pieno e non possiamo più stare qui, inermi, a guardare
passivamente come un gruppo di invasati dal potere e dal denaro spera di scannare il porco
finché è caldo (metafora un po' forte, ma abbastanza calzante).
Giornalisti,intellettuali, scrittori: a frotte si dannano per difendere il premier, per ammorbidire le
assurdità che proferisce, per cancellare l'offesa mortale che egli, con la sua leggerezza
arogante, infligge alla dignità dei cittadini, di chi crede ancora nella "libertà". Sto male
quando tutti si danno un gran da fare per negare l'evidenza di un Paese alla deriva: "la mafia?
non esiste. Tremonti ha sfasciato l'economia? No, non è vero. La sanità a pezzi? No, non è
così. La scuola pubblica ferita e afflitta? No, solo accuse infondate. Le grandi opere inutili o
false promesse? No, che dite, non è vero. Il mercato del lavoro in crisi? Non è colpa nostra."
Non mi capacito di questa ostinata volontà generale di negare l'evidenza, di
consideraci tutti come stupidi: gli intellettuali di destra appoggiano Berlusconi e
la sua masnada di farabutti perché hanno qualcosa da guadagnare.
In quest'Italia del "Lei non sa chi sono io...", in questo Paese del
"più arrogante e del più furbo", nessuno fa niente per niente, e dunque ogni apprezzamento e
difesa a favore di Berlusconi è fatta con un secondo fine. È, ovvio.
Ferrara, come Feltri, pasteggia sulle carcasse che cadono attorno alle
manovrine di governo, ma la loro ipocrisia sta nel non schierarsi: difendono e sostengono gente
come il premier, ma non si schierano, non si espongono.
Da dietro le inferriate del perbenismo e della mediocrità, sputano sentenze
credendosi "più furbi".
Non esistono ammortizzatori sociali efficaci, non ci sono valide riforme industriali che reggano ai colpi
inferti dal mercato in crisi, non c'è la volontà di adeguare l'offerta alle emergenze sociali,
ambientali e di sviluppo.
L'UE si sta aprendo all'est: circoleranno più merci e più persone e se non saremo capaci di affrontare
questa apertura con una politica economica adeguata rischieremo di slittare al fondo della
classifica di benessere, spaccando il Paese in due tronconi sociali, divisi da redditi.
L'Argentina, come epilogo, come modello, non è poi così lontana, ma noi abbiamo molte
risorse, sia intellettuali che tangibili: si tratta solo di amare di più i principi
e gli
ideali che hanno creato l'Italia, che stanno alla base della nostra società, e di rispettare
quell'amore ancestrale incondizionato che ci ha regalato questo presente.
(fonte:Ocurréncia - 9 Dicembre 2002)
:: Domenica, 8 Dicembre 2002 ::
Intervista a Noam Chomsky di Piergiorgio Odifreddi
Noam Chomsky ha rappresentato, per la linguistica del Novecento, ciò che Einstein è stato per la fisica o Picasso per la pittura: colui che ha raggiunto i massimi risultati del passato e ha condizionalto gli sviluppi del futuro. Se oggi la preparazione dei linguisti richiede molta meno filosofia e molta più logica, matematica, informatica e biologia lo si deve a lui e alle sue innumerevoli opere, a partire dal classico Le strutture della sintassi del 1957 (in Italia: Laterza, Bari 1970).
Esiste però anche un secondo Chomsky: l'impegnato militante dissidente che ha costituito un punto di riferimento libertario fin dai tempi della guerra in Vietnam, e che in una parallela serie di innumerevoli opere ha costantemente commentato e criticato la politica interna ed estera degli Stati Uniti, con particolare attenzione al «cortile di casa» , dell'America latina. Gli ultimi suoi lavori in questo campo sono 11 settembre. Le ragioni di chi? (Marco Tropea Editore, Milano 2001) e Terrore infinito (Dedalo Edizioni, Bari 2002), nei quali si esprime una delle pochissime voci dissonanti dal coro quasi all'unisono intonato sul tema senza variazioni degli attentati a New York e del conflitto tra israe1iani e palestinesi.
Benché la sua vita sia scandita da inflessibili orari e costanti interventi scientifici e mediatici, Chomsky ha gentilmente acconsentito a parlare con noi nella sua duplice veste di ricercatore scientifico e commentatore politico.(P. O.)
...leggi l'intervista...
:: Sabato, 7 Dicembre 2002 ::
Palomar: confuso ed infelice intervista di Pietro B.
Chi è veramente Palomar? Inizio questa introduzione
all'intervista da lui concessami con l'ultima domanda che gli ho rivolto e la
cui risposta non ha avuto altro effetto che accentuare il mistero...
Resta il fatto che l'incontro con Palomar, defaticante per le interminabili attese tra
una domanda e la relativa risposta, è servito a mettere a fuoco almeno un aspetto
dei weblog: il rapporto tra la scrittura e la lettura visto da un "bloggatore"
che ama sia l'una che l'altra.
L'incontro con Palomar-blog
è un esperienza dai colori tenui e dalle (poche) parole scandite con ritmo
cadenzato e lento senza l'ansia dell'intervento giornaliero che colpisce tanti
di noi curatori di weblog. Quindi una lettura che consiglio a chi soffre di
ansia ma non rinuncia alla riflessione. Leggete
Palomar, rilassatevi e pensate...
...il
testo dell'intervista...
Un mondo migliore è possibile di Gianni Minà
Porto Alegre, nel Sud del Brasile, è diventato, da due anni a
questa parte, il punto d'incontro per tutte le persone impegnate, a vario
titolo, a fronteggiare e sanare le profonde ferite sociali inferte dalla nuova
economia globalizzata dell'Occidente ai Paesi più deboli. Un luogo simbolico
dove portare testimonianze, dati, studi e proposte che permettano di
avanzare nella battaglia per cambiare le regole dello sviluppo economico
dettate dal neoliberismo. Questo prometteva all'inizio benessere per tutti e
una rapida crescita per gli Stati più arretrati e invece ha generato una
povertà senza precedenti nel Sud del mondo ed esasperato situazioni già
critiche riguardo al rispetto dei diritti umani, della giustizia sociale,
dell'ambiente. A Porto Alegre Gianni Minà ha incontrato molti prestigiosi
rappresentanti del vasto e composito movimento «no global», che è riuscito
a mettere i problemi provocati dal sistema neoliberista sul tavolo dei massimi
organismi internazionali e dei governi dei ricchi Paesi occidentali, costringendoli in alcuni casi a modificare le linee della loro politica.
Intervistandoli, l'autore ha cercato di fare il punto sulle questioni più
urgenti e gravi, dalla mancanza d'acqua per un miliardo e mezzo di persone
alla violazione dei diritti umani, alla tragedia delle vittime delle guerre, al
rischio che la democrazia muoia sotto i colpi di chi si è impadronito
dell'informazione e della giustizia. Inoltre, attraverso le interviste a
Ignacio Ramonet, direttore di Le Monde Diplomatique, e Tarso Gemo, ex
sindaco di Porto Alegre, ha ricostruito la nascita e la crescita del fenomeno
che ha dato origine al Forum sociale mondiale, seguendone i tanti indirizzi
di espansione e di intervento, che saranno
presto il banco di prova proprio per due personaggi impegnati a gettare le basi
di un futuro migliore nel grande Stato brasiliano: il neopresidente Lula da
Silva e il teologo della liberazione Frei Betto, uno dei suoi consiglieri più
ascoltati. Dando la parola a esperti e protagonisti, raccogliendo gli appelli
di premi Nobel per la Pace, riunendo tante notizie che la frettolosa
informazione quotidiana spesso dsperde, Gianni Minà consegna - a chi vuole
capire la complessa realtà rivelata dal popolo no global - uno strumento d'
inda gine efficace e aggiornato, realizzato con il consueto intento di impegno
civile e la nota, trascinante passione.
Gianni Minà, giornalista e conduttore televisivo, è nato a Torino
nel 1938. Ha collaborato con quotidiani e settimanali italiani e stranieri, ha
realizzato centinaia di reportage per la Rai, ha ideato e presentato fino al
1998 il programma televisivo Storie, per il quale ha intervistato i più
prestigiosi personaggi nei campi dell' attualità, della politica
internazionale, della cultura, dello sport e dello spettacolo. Ha girato film
documentari su Mohammad An, Fidel Castro, Che Guevara, Rigoberta Menchu, Silvia
Baraldini, il subcomandante Marcos, Diego Maradona. È editore e direttore
della rivista Latinoamerica e della collana di Sperling & Kupfer
«Continente desaparecido», dedicata a realtà e autori latinoamericani. Per
questa casa editrice ha già pubblicato Fidel Castro, che riunisce due
storiche interviste al presidente cubano, Un continente desaparecido,
Storie, Marcos e l'insurrezione zapatista (insieme a Jaime Avilés), Il
Papa e Fidel e Testimoni del tempo.
(Dal risvolto di copertina)
...leggi il capitolo introduttivo...
Berlusconi non risponde di Marco Travaglio
Sono cento le domande che i pubblici ministeri di Palermo Antonio Ingroia e Nico Gozzo, insieme ai loro consulenti
tecnici Giuseppe Ciuro (maresciallo capo della Dia) e Francesco Giuffrida
(condirettore della Banca d'Italia di Palermo), si erano preparati per l'interrogatorio del
presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, previsto a Palazzo Chigi il 26 novembre 2002. Ma vi hanno appena potuto accettare,
quando il premier ha opposto la sua invalicabile «facoltà di non rispondere». Ecco le
domande principali rimaste inevase.
- Quando e perché, lui, imprenditore brianzolo, conobbe tutti quegli amici siciliani: da Marcello Dell'Otri a Vittorio Mangano, dal finanziare amico della mafia Filippo Alberto Rapisarda a Gaetano Cinà, presunto mafioso della famiglia di
Malaspina?
- Perché nel 1974, avendo bisogno di uno stalliere o di un fattore per la sua villa di Ar- core, decise di ingaggiare proprio Vittorio Mangano, pluripregiudicato
palermitano, mafioso doc, noto alla giustizia e alle forze dell'ordine già allora per i suoi delitti, i suoi arresti e le sue condanne?
- È vero che Mangano poteva ricevere chi gli pareva in villa, senza alcun controllo (da cui
l'accusa che gli lanciano alcuni pentiti di mafia di aver ospitato latitanti)?
- Berlusconi ha sempre sostenuto che Mangano si trattenne nella tenuta di Arcore fino al 1975, dopodiché fu licenziato perché ar- restato nella stessa tenuta e sospettato di aver sequestrato il principe
D'Angerio, amico del Cavaliere, al termine di una cena in villa. Mangano invece dice che se ne andò tempo dopo, e di sua spontanea volontà, mentre Dell'Utri e Confalonieri tentavano
invano di trattenerlo.
- Perché Dell'Utri continuò a frequentare Mangano e questi seguitò a frequentare la villa anche dopo la partenza per quei
gravissimi sospetti?
- Perché Dell'Utri riceveva Mangano - nel frattempo condannato al maxiprocesso a Cosa Nostra per traffico di droga e
sospettato di omicidio (sospetto che presto gli varrà un ergastolo) - ancora nel 1993, a Milano, proprio mentre nasceva il partito di Forza Italia, e nel 1994, nel pieno del primo
governo Berlusconi?
- Perché fra il 1975 e il 1978, cioè fra l'èra Mangano e l'iscrizione alla P2, Berlusconi scompare dalle compagini societarie delle sue aziende immobiliari, intestandole a
casalinghe, ultranovantenni disabili colpiti da ictus, pensionati, meccanici, operai
disoccupati e altri variopinti prestanomi?
- Perché nel 1978 Dell'Utri lascia malamente Berlusconi e va a lavorare per Rapisarda, salvo tornare alla Fininvest appena un anno
dopo, avendo nel frattempo mandato in bancarotta la Bresciano Sas?
- La Fininvest ha mai dovuto pagare il pizzo alla mafia in Sicilia per aprire le sue tv
private nell'isola o per non subire troppi attentati alla Standa di Catania? E, se no, a quale titolo versava ingenti somme a emissari di Cosa Nostra?
-Perché nel 1987, quando esplose una bomba nella sede della Fininvest in via Rovani a Milano, Berlusconi telefonò a Dell'Utri per estemargli la sua certezza che fosse un
avvertimento di Mangano?
- Gli risultano rapporti d'affari fra la Fininvest in Sicilia e Antonio Inzaranto, nipote di Tommaso Buscetta?
- Da dove arrivavano quei 114 miliardi (pari a 500 di lire d'oggi) giunti nelle 22 holding della Fininvest fra il 1978 e il 1985? E perché lo stesso consulente della difesa Dell'Utri, il professore bocconiano Paolo Jovenitti, ha dovuto ammettere che certe operazioni di finanziamento e
aumento di capitale «potremmo detinirle potenzialmente non trasparenti»?
- Perché una parte di quei capitali -14 miliardi di allora, 80 di oggi
- di provenienza ignota giunsero addirittura in contanti?
- Perché nel 1998 Berlusconi manda il suo dirigente Salvatore Sciascia a prelevare la documentazione relativa alle holding
presso la fiduciaria della Bnl Servizio Italia Spa e poi tiene nascosta quella relativa al periodo buio 1975-78, negandola
addirittura al perito della difesa Dell'Utri? E perché i legali di Dell'Utri e Berlusconi
hanno fatto di tutto per impedire che i pm e il tribunale facessero domande su quel
triennio ancora misterioso?
(fonte: Avvenimenti - n°47/2002)
:: Venerdì, 6 Dicembre 2002 ::
USA, il diritto del più forte di Giorgio Bocca
ESISTE ANCORA UN DIRITTO INTERNAZIONALE? Esiste ancora l'Onu, libera associazione di
libere nazioni? Di nome forse sì, di fatto non sembra. Un aereo americano
senza pilota colpisce una jeep nello Yemen su cui viaggiano dei cittadini
yemeniti. Non è un atto di guerra? Non è una violazione della indipendenza
dello Yemen? L'aereo è partito da una base americana a Gibuti, nello Stato
indipendente della Somalia, non da una base militare ma da una base della
Cia, il servizio segreto. I servizi segreti possono sostituire l'esercito e
la politica estera legali? Nella base americana di Guantanamo esiste, per
ammissione del governo americano, una "zona di non legge": vi sono
concentrati più di mille prigionieri senza nome, arrivati da venticinque paesi,
sottratti a ogni garanzia, condannabili a morte a maggioranza da tribunali
segreti. Giorni fa sono stati rilasciati due vegliardi catturati come spie di
Al Qaeda, per errore. Di parecchi Stati non si sa bene quali siano i poteri e i
diritti. Durante le operazioni contro la Serbia di Milosevic gli aerei
americani di base ad Aviano scaricavano le bombe non usate nell'Adriatico davanti ad
Ancona e il presidente americano Clinton faceva sosta in una base posta in
territorio italiano senza neppure avvisare il nostro governo.
L'ATTUALE PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI fa sapere al mondo che l'Onu può decidere quello
che vuole ma lui e il suo paese faranno ciò che vorranno. E infatti hanno
incominciato la guerra all'Iraq senza dichiararla, lo bombardano quasi ogni
giorno, hanno infiltrato nel suo territorio dei commando, addestrano in
Giordania gli oppositori di Saddam. Siamo cioè tornati ai tempi in cui
Mussolini inventava delle imboscate degli etiopici per dare il via
alla conquista dell'impero o i nazisti organizzavano le
provocazioni polacche. Il mondo civile ha liberato l'Afghanistan dai talebani
ma nessuno sa che razza di Stato sia l'Afghanistan liberato, se uno Stato
parzialmente indipendente o un protettorato dove tutto viene deciso dal comando americano,
compresa la prossima spedizione di mille alpini, di cui operativi non più di
cinquecento, che dovrebbero dare la caccia ai talebani alla macchia,
in un territorio sconosciuto. Al momento gli alpini in questione stanno
addestrandosi al Piccolo San Bernardo, che non ha alcuna somiglianza
con le montagne afgane. L'operazione ha forse una valenza
politica ma nessuna militare. E politicamente a che serve se
tutti sanno che dalle parti di Kabul contiamo niente?
(fonte: Il Venerdì n°765/02)
:: Giovedì, 5 Dicembre 2002 ::
Intervista a Paolo Villaggio di Carlo Martello
Provate voi ad intervistarlo. Ad affermare il principio "le domande le faccio io". Infatti comincia lui. "Le prime canzoni di De Andrè le ho scritte io, lo sa vero?".
Carlo Martello, sì.
"La conosce? Fabrizio era la persona più divertente in assoluto...".
Sa cosa viene in mente leggendo il suo libro?
"L'ha letto?".
Certo.
"C'è un sacco di farabutti, capisco subito che barano".
...leggi il resto dell'intervista...
:: Mercoledì, 4 Dicembre 2002 ::
Diventare papà di un weblog... noblogo di Pietro B.
Sono diventato "papà" partendo da un'idea (meglio, una
mezza idea) e dalla
voglia di rimescolare un po' le carte del weblog come mezzo e tramite. Quindi
quando "noblogo" nato da
"un'esperimento fallito" sotto le sembianze di un "weblog
geneticamente modificato" mi si è presentato desideroso di un
"padre" ho colto al volo l'occasione. Nei
prossimi giorni (o nelle prossime ore) vedremo gli sviluppi.
:: Lunedì, 2 Dicembre 2002 ::
Vita , morte e miracoli di un pezzo di merda di Paolo
Villaggio
(dal risvolto di
copertina)
Paolo Villaggio è nato a Genova il 30 dicembre 1932. Suo fratello gemello
Piero, che è professore di matematica alla Scuola Normale (si fa per dire!)
di Pisa, ha ormai già tre anni meno di lui, dato che per vanità si abbassa
l'età come una zitella irlandese. Paolo e Piero hanno frequentato tutte le
scuole assieme. Il compagno di banco di Piero si chiamava Paolo Fresco e ha
fatto una gran carriera alla Fiat.
Paolo Villaggio, dal 1960 al 1962, ha fatto l'animatore a bordo delle navi
della Costa Crociere. Suoi compagni di viaggio: Fabrizio De André, un poeta
genovese che suonava la chitarra in prima classe ed è diventato un famoso
chansonnier italiano; e un pianista milanese molto bravo, Silvio Berlusconi,
che ha fatto anche lui una gran carriera. In quegli anni ha scritto le parole
di qualche canzone con Fabrizio; la più nota è Carlo Martello.
Nel 1968 Villaggio ha finalmente sfondato in televisione. Poi ha fatto
settantaquattro film, ha scritto sei libri, tradotti in Francia, in Sudamerica
e in Russia. Il suo grande successo sono stati i libri, ma anche i film della
serie «Fantozzi». Però, per essere considerato un «grande», ha dovuto
fare anche dei film con Fellini, Monicelli, Olmi e Lina Wertmiiller.
Ha vinto: due Grolle d'Oro a Saint-Vincent, un David di Donatello, un Nastro
d'Argento, il Pardo d'Oro a Locamo, un Orso d'Argento a Berlino, un' Aquila
d'Oro a Montreal, il Leone d'Oro alla Mostra del cinema di Venezia, il premio
della Regia Televisiva, il premio Mario Riva della TV, la Palma d'Oro
dell'umorismo a Bordighera per due anni consecutivi, il Forte dei Marmi per la
satira politica e quattro Telegatti.
Parla discretamente l'italiano, bene il francese, male l'inglese
e sa una sola parola di turco.
Ha una casa «unica» sulla scogliera di Bonifacio nel Sud della Corsica,
una casa a Cortina e una a Roma dove vive abitualmente con tre cani Labrador.
Morirà a Bonifacio nella notte tra il 14 e il 15 dicembre del 2002.
(fonte: VITA, MORTE E MIRACOLI DI UN PEZZO DI MERDA - Paolo
Villaggio - pgg.125 - Ed. Mondadori - Euro 13,00)
...leggi anche un capitolo del
libro...
:: Domenica, 1° Dicembre 2002 ::
A Mariemarion che
vorrebbe chiudere per ferie...
da Pietro B.
Adesso che abbiamo imparato a conoscerti, in certi momenti ad
apprezzarti, in alcuni ad odiarti, adesso, proprio ora ci dici "scusate,
chiudo per ferie". Certo è un tuo diritto nessuno ti può imporre di
leggere se non puoi leggere di scrivere se hai difficoltà a farlo.
Però se gli astri ti dicono che starai male fino ad Aprile
allora gli astri ti hanno mentito, e mentito spudoratamente,
perché vogliono il tuo male e non il tuo bene perché sono invidiosi
dell'amicizia che semini e di quello che potresti da questa semina
raccogliere. Non farti raggirare resisti ed insisti. Perché
nessun destino, nessun fato può essere più forte della forza dell'amicizia e
della fratellanza.
E se queste parole ti sanno di retorica, vaffanculo.
Se domani sarai troppo debole per leggere i nostri blog,
fatteli leggere, se sarai troppo stanca per scrivere fai scrivere qualcun
altro. Risparmiati, curati ed abbi fede in tutto quello che vuoi, ma mai, mai
devi permettere alla tua fede di farti abbindolare.
Perché Dio esiste. E Dio è in noi.
Blog Oltre compie due mesi... di Pietro B.
Dal 1° Ottobre, sono passati due mesi da quando
ho fatto uscire Blog Oltre dal limbo di un blog semi-clandestino e
gli ho costruito una casa tutta nuova registrando blogoltre.net. In due
mesi ho cercato, con umiltà e cocciutaggine di far fare tanti passetti
avanti ad un blog che è in contino divenire e trasformarsi non alla ricerca
della perfezione impossibile da raggiungere ma della intercomunicazione con la comunità dei "bloggatori".
Anche in questa enclave umana esistono le fazioni, le correnti e gli ostracismi.
Quindi nulla di nuovo sotto il sole. Ho visto però tanta voglia di comunicare
di interagire e di far circolare, idee, fatti, opinioni che solo un mezzo come
il weblog può permettere in modo così efficace ed immediato. Ho fatto tesoro
di molti dei vostri consigli e sto elaborando altri "aggiustamenti" e
"rifacimenti", il tutto tenendo conto del poco tempo che ho a
disposizione e di mia moglie, che naturale nemica, sopporta a malavoglia
questa mia recente passione. In ultimo non posso non ringraziare ombra,
Giulio Pianese, Mariemarion,
Chiara Fonio, Leonardo,
Ocurréncia e tutti gli
altri amici di blog che tanto mi stanno aiutando. Grazie di cuore!
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