Blog Oltre Libero Sofri, liberi noi
Blog Oltre - Sottolineature a margine dell'informazione - il weblog di Pietro Busalacchi


L'uomo è nato libero, e dappertutto è in ceppi.

(Jean-Jacques Rousseau, Il contratto sociale)


:: Domenica, 15 Dicembre 2002 ::

L'Opinione: Fuel cell, tecnologia mobile
di Franco Carlini

La parola d'ordine delle tecnologie informatica è «mobile»: non più personal computer alla scrivania, ma una moltitudine di apparati portatili, tascabili, da tenersi in palmo di mano, con cui essere sempre connessi alla rete e al resto del mondo. Ma c'è un problema: se le tecnologie elettroniche ci sono tutte e continuano a proporre «fantastiche soluzioni», il punto debole resta invece l'alimentazione elettrica: telefoni un po' troppo e il cellulare segnala che sei a corto di potenza elettrica; vai in treno e dopo un'ora sei senza batterie al portatile; se poi ti si guasta l'alimentatore da inserire nella presa della corrente, il tuo computer è un oggetto morto e dovrai cercare affannosamente il pezzo di ricambio, che è diverso per ogni marca e non si acquista dietro l'angolo. Tutto questo continua a succedere malgrado i vistosi progressi realizzati nelle batterie, che rappresentano un mercato enorme visto che in un anno si vendono 5 miliardi di dollari di ricaricabili per e 400 milioni nuovi telefoni cellulari.(...)

Skateboard all'idrogeno
di Barbara Roncarolo

L'arrivo dell'auto alla fine dell'800 ha avuto ripercussioni significative, più o meno positive sulla vita delle persone, sull'economia e sull'ambiente. Dopo oltre 100 anni i nodi vengono al pettine, facendo e emergere le principali e più preoccupanti disfunzioni di questa rivoluzione: l'economia dell'auto si è inceppata, i dati sull'inquinamento atmosferico sono sempre più allarmanti, il petrolio diventa via via più scarso e poco accessibile; il traffico congestionato e nelle città rende gli spostamenti lenti e irritanti.(...)

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Francesco Merlo e Bruno Contrada
di ombra

Trovo avvilente che ancora oggi, dopo la mattanza che ha fagocitato uomini ed istituzioni, si possano leggere certi articoli che rimettono in discussione le acquisizioni più elementari, frutto degli ultimi venti anni di lotta a Cosa Nostra. Non è un giornale in cerca di notorietà o la penna di un giornalista alle primi armi, sprovveduto, o politicizzato. Il quotidiano è Il corriere della Sera, che a firma di uno dei suoi più noti commentatori, Francesco Merlo, pubblica in piena prima pagina un pezzo su Bruno Contrada che ha dell’incredibile. 

I toni apparentemente stemperati racchiudono un vizio antico, il centellinare, cioè, di nozioni e punti di vista altamente forvianti, che ottengono nella loro somma un effetto devastante. Contrada non è mai stato “la guardia che si fa ladro per fare meglio la guardia” o “il servitore fedele di una istituzione ambigua”, semmai il ladro che si fa guardia per fare meglio il ladro, esso stesso parte integrante di un’istituzione ambigua. Credo ancora in una società migliore, in una Sicilia libera da Cosa Nostra e dalle mafiosità, e in questo – caro Merlo – è necessario vedere tutto bianco o tutto nero. Io assertore delle sfumature, in cui vivo, auspico contrasti vivi in Sicilia, non mezze tinte. Voglio sapere, e plaudire, chi profonde un impegno assoluto dedicando la sua vita per la collettività, e voglio anche sapere, e additare, chi ambiguo si muove sull’inclinazione del momento, trucidando principi e dignità, prima che persone. Spero che ci sia chiarezza, che non ci siano ancora in un paese civile persone improcessabili, che ogni cittadino, ogni siciliano ed ogni italiano, possa distinguere l’Istituzione, e chi la serve credendoci, dai vili e parassiti che dietro una divisa o uno stemma sproloquiano, ingannando, sul senso dello stato.

Mi sembra che ci siamo rituffati dentro vecchie polemiche e cavilli formali, tempo in cui un incredulo Leoluca Orlando e uno sbigottito Michele Santoro vennero accusati l’uno di aver calunniato il Maresciallo Lombardo e l’altro di avergli dato voce. Anche allora, come per Contrada, la questione è la stessa, la guardia – o l’istituzione se vogliamo – che va a braccetto con il mafioso per servizio. Non so se sia lecito o meno, ma nell’isola a tre punte certe ambiguità non si possono tenere, in Sicilia non si parla, bastano piccoli gesti, delle movenze o lo sguardo. La guardia accanto al ladro, quindi, di per se è un messaggio chiaro, che non può che aumentare la diffidenza dei siciliani e rafforzarne la filosofia d’emergenza per la quale bisogna vivere e lasciar vivere.

Non so se Bruno Contrada sia colpevole o innocente, a diffidare di lui per primo fu Giovanni Falcone, vero e fedele servitore dello Stato, lui si privo di toni mediati. Non si spiegava come certi capomafia potessero sfuggire alla cattura, fino ad arrivare alla conclusione che dietro all’inspiegabile c’era la mano dell’uomo cangiante per definizione, Bruno Contrada. Chi era quest’uomo quindi? Che ruolo aveva all’interno delle istituzioni? Per mandato di chi? E’ possibile che due apparati dello Stato perseguendo, teoricamente, lo stesso fine si siano intralciati a vicenda? Le risposte apparentemente facili si complicano nell’asse che unisce un funzionario del Sisde, Cosa Nostra, la magistratura siciliana, la politica e i poteri forti.

Ho incontrato Bruno Contrada una sola volta, per puro caso, risaliva via Dante a Palermo, giusto di fronte la casa di Leoluca Orlando. Il suo passo lento accompagnava il capo, chino su di un impermeabile color panna, il suo sguardo sfiorava appena le auto che provenivano dalle sue spalle e incontrava a volte gli autobus che gli venivano incontro dalla corsia riservata. Avrà pensato tra se e se a quante volte gli uomini di legge, poliziotti in divisa e magistrati, avevano percorso a sirene spiegate quelle corsie delimitate dal giallo e da cui è possibile percorrere le vie contorte di Palermo sfidandone il senso. Forse avrà accennato ad un sorriso al pensiero che pochi anni prima, metà anni ottanta, il Giornale di Sicilia aveva scatenato una polemica su quelle sirene che disturbavano la quiete pubblica. Lui no, Contrada non era tipo da sirene e auto che svettano lasciando le impronte sull’asfalto, lui era un’ombra – in questo ha ragione Merlo – e le ombre non devono sfuggire e correre, sono sempre presenti, come lo furono nei più eccellenti eccidi della storia recente italiana.

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:: Sabato, 14 Dicembre 2002 ::

La Guerra Infinita - Giulietto Chiesa(Si riportano le prime pagine del libro)

L'11 settembre siamo entrati nell'era dell'Impero. E l'Impero ha deciso di entrare in guerra. Tra le due cose c'è una quantità di nessi da scoprire, nessuno dei quali è immediatamente evidente. Ma individuarli, rispondere a tutta una serie d'interrogativi che si affollano nelle menti di molti, riuscire a smorzare lo stupore per eventi che accadono in rapida successione, placare inquietudini e angosce: tutto questo richiede nuovi sforzi. A questi interrogativi si deve rispondere, non per soddisfare curiosità, che è esercizio estetico, ma per cercare di sopravvivere. Questa guerra inedita, infatti, non è virtuale: è molto reale, molto feroce; e diventerà assai presto molto vicina, anche se per ora sembra lontana.

Perché siamo entrati nell'era dell'Impero? Cos'è quest'Impero? È simile a imperi precedenti o è diverso? In cosa è diverso, se lo è? Perché mai, essendosi appena formato, quest'Impero è entrato in guerra? Contro chi è entrato in guerra? Quanto durerà questa guerra? Cosa significherà vincere? Cosa significherà perdere?

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(fonte: La Guerra Infinita - Giulietto Chiesa - Ed. Feltrinelli - 180 pagg. - Euro 9,00)

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Today fight for tomorrow's freedom
by Colors 53 - December 02 - Januray 03

Jeanine (Ieft), 13, does the laundry, cleans the house, cooks, washes and feeds the children-and she does it for free. In 1850 in the USA, it would have cost you the equivalent of US$50,000 to buy a slave; now you can get one for less than $100, in countries as far apart as Ghana and Brazil. In India, simply loan someone $20 to leave them indebted (and so enslaved) to you for life, or get a slave far nothing by employing one of today's more popular methods-just lie. Promise poor women from say, Eastern Europe, good jobs in a foreign country, traffic them to a different one, then lock them in a brothel or threaten them and force them onto the streets. With half the world's population living on less than $2 a day, there's a plentiful supply of potential slaves (which makes them easy to replace if they give you any trouble). And while slavery may be illegal in every country in the world (Mauritania was the last country to abolish it in 1981), it hasn't disappeared. There are 27 million slaves in the world today. 

 Jeanine (a sinistra) ha 13 anni e fa il bucato, pulisce casa, cucina, lava e dà da mangiare ai bambini... tutto gratis. Nel 1850, negli Stati Uniti, uno schiavo ti sarebbe costato l'equivalente di US$50.000: oggi puoi averne uno per meno di US$1 00 in paesi molto distanti fra loro come il Ghana e il Brasile. In India ti basta prestare a qualcuno US$20 per ridurlo in debiti (e quindi in schiavitù) per tutta la vita. Altrimenti, puoi sempre trovarti uno schiavo senza neanche mettere mano al portafoglio, grazie a uno dei metodi oggi più diffusi: dovrai solo mentire. Trova una ragazza povera, dell'Europa dell' est ad esempio, promettile un buon lavoro in un paese straniero e, dopo averla fatta entrare illegalmente in un altro paese, rinchiudila in un bordello o costringila con le minacce a battere il marciapiede. Calcolando che la metà della popolazione mondiale sopravvive con meno di US$2 al giorno, gli schiavi potenziali non mancano (così sarà più facile sostituire chi fa storie). Benché sia illegale in tutti i paesi (la Mauritania è stata l'ultima nazione ad averla abolita nel 1981), la schiavitù non è scomparsa: ci sono attualmente 27 milioni di schiavi nel mondo.

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:: Venerdì, 13 Dicembre 2002 ::

Giorgia (Mu): « Occhei, il sermone è finito, andate in pace..»
Intervista di Pietro B.

Giorgia (Mu) in persona...Se Palomar rappresenta, per i blog, la riflessione pacata e le parole centellinate, Giorgia in arte "Mu" e "Toyoito" è la rivincita della spensieratezza, della vitalità e della gioia di esserci e di parlarsi in rete.  Il suo giovane e frizzante blog diverte e  coinvolge, pur non rinunciando a sprazzi di approfondimenti anche su argomenti di stretta attualità.

Le sue risposte alle mie domande sono state rapide come mai mi era successo prima d'ora e l'intervista è scivolata liscia come l'olio. 

Cara Giorgia, divertici e inondaci della tua esuberanza.

 Ne abbiamo proprio bisogno! 

...leggi l'intervista...

:: Giovedì, 12 Dicembre 2002 ::

Nessuno tocchi Placanica
di Leonardo

"Ma il Signore gli disse:"Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!"
Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque lo avesse incontrato.
(Genesi 4.15)

C'è qualcuno che lo vuole morto e glielo manda a dire. Noi non sappiamo chi ci sia dietro i "brigatisti 20 luglio" (o "20 truglio", come già scrive qualcuno: Truglio è uno dei superiori di Placanica presente in Via Tolemaide).
Non abbiamo elementi per concludere che si tratta di "anarcoinsurrezionalisti", come vorrebbe il Ministro, o i soliti "pezzi deviati", come vorrebbe il Movimento.
Non abbiamo la pazienza e la competenza di seguire gli inquirenti nelle loro sofisticate interpretazioni, di spremere messaggi in codice da ogni imprecisione (ce ne sono parecchie). Per esempio, è curioso che i "brigatisti 20 luglio" parlino di una «pentola a pressione piena di polvere nera»: l'unica pentola del genere in Italia fu trovata a Bologna il 18 luglio 2001, due giorni prima della morte di Giuliani.
Non ci facciamo molte illusioni sulle perizie sintattico-grammaticali, retaggio dei verbosissimi comunicati dei brigatisti di una volta.
Non è più tempo dei ciclostile e delle risoluzioni strategiche, gli anarcoinsurrezionalisti e i pezzi deviati si danno del tu e chattano quotidianamente su indymedia. È chiaro che alla lunga finiscono per mutuare lo stesso stile, un impasto di tribunale, caserma e centro sociale okkupato. La filastrocca con cui inizia il comunicato ne è un saggio disgustoso. È una parodia della tristissima filastrocca di Pinochet cantata dagli aguzzini di Bolzaneto, ma riesce a essere persino più penosa dell'originale: ''1-2-3 di sbirri morti ne vorremmo trentatre, 4-5-6 ma ce ne bastano anche sei…" Messaggio in codice, o pura e semplice manifestazione d'idiozia? Eppure chi ha scritto questa roba sa procurarsi esplosivi e sa trasformarli in ordigni ad alto potenziale. Sa dove piazzarli e ha la cautela di rendere inservibili le telecamere di sorveglianza mentre lo fa.
Noi non sappiamo nulla in realtà, tranne una cosa: qualcuno vuole morto Placanica, o almeno lo minaccia. Perché? Chi ha interesse alla sua morte (o alla sua paura)? Nella ricostruzione ufficiale dei fatti di Piazza Alimonda, Placanica è l'anello debole. È un ragazzo spaventato, che arriva all'ospedale in stato di shock e continua a chiedere: "dov'è la mia pistola?". Si autodenuncia. Poi ritratta. Cambia versione più volte, finché il suo avvocato non si dimette. Per molti giorni è praticamente agli arresti, senza la possibilità d'incontrare nemmeno i suoi genitori. Teme di non poter più fare il carabiniere, poi si sente abbandonato dall'Arma, alla fine si dice fiero di farne parte. Placanica è un ragazzo che non è sicuro della sua verità, e non è bravo a raccontare le bugie. Finché Placanica è vivo, il caso Piazza Alimonda resta aperto. Chi lo vuole uccidere, vuole chiudere il caso Piazza Alimonda.
Per questo motivo è il caso di gridare forte: Nessuno tocchi Placanica. Lo si difenda con ogni mezzo necessario.
Non gli si faccia fare la fine del povero Marco Biagi. Nell'interesse della giustizia e della verità.
Perché a Genova è già morto un ragazzo di troppo.
Perché - sarà anche una banalità - il sangue non si lava col sangue.
E perché Placanica è tra quei pochi che sanno veramente come sono andate le cose quel giorno, ed è l'unico che un giorno potrebbe decidersi a parlarcene.
Non è una sorpresa, a ben vedere, che qualcuno sogni di toglierlo di mezzo.
Non deve sentirsi molto bene, in questo momento. Può fidarsi di chi gli sta vicino?

(fonte:Leonardo - 12/12/2002)

:: Interventi - Interventi - Interventi - Interventi - Interventi - Interventi :: 

Il nostro diritto
di Gino Strada

Due mesi fa avevamo chiesto ai cittadini di dare un segno di pace per il 10 dicembre, nell'anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Avevamo chiesto di portare stracci bianchi, candele e bandiere di pace nelle piazze delle nostre città, dei nostri comuni, per dire che non vogliamo guerre nel futuro dei nostri figli.

Per tenere l'Italia fuori dalla guerra. E la guerra fuori dall'Italia.

...leggi tutto l'articolo...

(fonte: il Manifesto - 10/12/2002)

:: Mercoledì, 11 Dicembre 2002 ::

Blog Oltre e le torte alle mele della nonna...
di Pietro B.

Se si vuole attirare immediatamente l'attenzione del visitatore sporadico i mezzi ci sono e non sono poi tanto subdoli (vedi foto qui a lato). Un blog, di solito, non usa questi metodi perché cadrebbe nel ridicolo e dopo un po' nel dimenticatoio.  Resta il fatto che il fine ultimo dei nostri blog  è quello di essere letti. Dunque siamo sicuri che le nostre scelte non siano "guidate" dalla volontà di compiacere il nostro pubblico di lettori che è vivo e lo senti con i commenti, le e-mail e per i più intimi con le telefonate?

Blog Oltre, con le sue recenti appendici "Personalmente Pietro" e "noblogo", è nato dall'incontro del desiderio di essere "in rete" unito alla recente scoperta del fenomeno dei weblog. 

Sviluppando le mie idee qualche volta ho commesso degli errori soprattutto di ordine "tecnico".  E alcuni di voi, e vi ringrazio per questo, me lo ha fatto notare. Nel seguito cerco di rispondere ad alcune «critiche».

 

Premessa

Ho  ricevuto  negli ultimi giorni consigli, critiche ed apprezzamenti per il mio blog. Tralascio subito questi ultimi avendo io troppo pudore per vantarmi di queste cose. Dunque passiamo direttamente alle critiche (sempre costruttive per mia fortuna).

Critica 1 - Hai stravolto il concetto di weblog, realizzando un sito normale sotto le mentite spoglie di blog.

I weblog sono nati come diari personali e block-notes virtuali ma hanno conosciuto nel tempo parecchie interpretazioni. Blog Oltre è una di queste e sicuramente non è la più originale o la meglio riuscita. Inoltre, a suo modo Blog Oltre è un diario delle mie letture e dei miei interessi.

Critica 2 - Il blog è pieno di "roba" e ci si può perdere in questo "mare".

In effetti c'è una pesantezza in termini di Kilobyte della home page che si può risolvere o mettendo pochi post e brevi  o solo dei titoli di interventi e link alle pagine che li contengono. Le due soluzioni non mi soddisfano ed ho scelto, provando e riprovando, di mettere nella pagina principale solo gli interventi più importanti e di lunghezza accettabile e mettendo i link  verso altre pagine solo per quegli interventi parecchio lunghi. Poi  se un argomento mi sta particolarmente a cuore non resisto dal pubblicarlo in home page in tutta la sua lunghezza. Ho però cercato poi per aumentare la navigabiltà del blog disseminandolo di scorciatoie. Ad esempio nella colonna di destra in alto ci sono i link a tutti gli interventi presenti home page più i link di quelli recentemente archiviati. Inoltre , pochi forse si saranno accorti che esiste un modo rapido per "zompettare" da un intervento l'altro, basta linkare sulla data che porterà al menu degli interventi e da li andare dove si vuole. Alla fine di ogni articolo c'è poi il link "Top" che porta sempre al menu.  Non mi dilungo oltre, aggiungo solo che di queste scorciatoie ve ne sono tante, basta scoprirle...

Critica 3 - Qualche volta il testo degli interventi non è ben leggibile ad esempio quando è organizzato su due colonne. E poi non mancano gli errori di battitura...

Vi do ragione sul primo punto: dunque abolite le due colonne. Ma sulla leggibilità generale mi dovete dare atto che ho compiuto passi notevoli negli ultimi due mesi. Paragrafi corti, spazio sopra, sotto a destra, sinistra di ogni paragrafo. Gli errori di battitura sono la mia rovina, io ne compio molti scrivendo con due sole dita. Figuriamoci se scrivessi con tutte e dieci! Poi ho uno scanner che mi è costato 89 euro compreso l'OCR, non posso quindi pretendere che mi distingua sempre la lettera «l» dal numero «1» o la sillaba «ni» dalla lettera «m». E così via. Pazienza, cercherò di aprire bene gli occhi se non mi si chiudono per la stanchezza. Ci sono poi gli errori di sintassi, e lì cari miei casca l'asino (che sarei io). Ne faccio alcuni (troppi) e me ne dispiace e francamente penso si tratti di ignoranza di ritorno o di demenza senile precoce, fate voi...

Conclusioni

Non sono un web-designer e non sono un giornalista. Ed ho un sito che pretende di mettere insieme le due cose (visto che l'ho gestisco io, e che mi occupo di'informazione). Dunque o sono un pazzo o un illuso (o entrambe le cose alternativamente). Invidio coloro che per i propri blog riescono a creare  layout fantastici e mettono script da panico. Il mio Blog Oltre è ruspante, profuma di HTML scolastico, ed ha il sapore delle cose fatte in casa, come il gusto di una torta alle mele della nonna che cerca di fare del proprio meglio senza essere una pasticcera. Sarà meno gustosa di quelle che vendono, forse un po' bruciacchiata ma volete mettere la genuinità e la freschezza...?

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:: Martedì, 10 Dicembre 2002 ::

Il dottor Ryke Geer Hamer
Breve biografia

Pur non volendomi apertamente schierare (si veda in Blog Oltre :  Mariemarion e Ombra: la medicina ufficiale e la cura dei tumori) resto del parere che conoscere è sempre il modo migliore per fare delle scelte consapevoli. Il libro che vi presento, e di cui vi riporto il primo capitolo, è utile per avere una idea sulle idee che animano le teorie di Hamer. Che, come tutto ciò che esce fuori dai canoni ufficiali, sono ampiamente taciute dai media.

Capitolo I

Il dottor Ryke Geer Hamer: storia di un pioniere

Quando fai qualche cosa
hai contro tutti quelli che fanno la stessa cosa
hai contro tutti quelli che fanno il contrario
hai contro tutti quelli che non fanno niente.


Molti, molti anni fa, gli abitanti delle pianure che si alzavano all'alba per andare a lavorare nei campi, guardando il cielo, ammesso che non ci fosse nebbia, vedevano una magnifica palla di fuoco salire ad est e spostarsi pian piano. Davanti a loro nessun ostacolo, tranne qualche albero al di là del quale la vista poteva spaziare all'infinito. A mano a mano che le ore passavano il sole descriveva il suo arco, e il tramonto segnava l'ora del rientro, la giornata era finita. Dopo cena un' occhiata veloce per capire che tempo avrebbe fatto l'indomani; la luna, i miliardi di stelle, cambiavano col passare dei giorni. Tutto ruotava intorno a questa gente sulla piatta pianura infinita. Poi, un uomo pieno di interrogativi e convinto di poter trovare risposte, trafficando con dei pezzi di vetro riuscì a metterli insieme in un lungo tubo di legno ed a dirigerlo verso la volta celeste: si chiamava Galileo Galilei, e da allora niente fu più come prima. Disse che la terra non era piatta ma rotonda, che il sole stava fermo ed era la terra a girargli intorno. Scatenò un tale putiferio tra i suoi eminenti contemporanei che per evitare la morte fu costretto a rinnegare tutto... Strano destino che accomuna molti innovatori!

Hamer può a buon diritto essergli paragonato nel campo della medicina; malgrado i molti attentati subiti, da buon tedesco ha continuato e continua diritto per la sua strada, sapendo che la comprensione delle sue scoperte è solo questione di tempo.

Hamer nasce nel 1935, in Renania; il padre è un pastore protestante e la madre è di origini fiorentine, un' ottima mistura di perseveranza e cocciutaggine teutonica e fantasia e cuore italiani. Si laurea in teologia, fisica e medicina specializzandosi poi in psichiatria, neurologia e medicina interna, con una tesi sui tumori cerebrali. Dopo quindici anni di pratica, sposa una studentessa in medicina dalla quale avrà quattro figli. Ciò che lo appassiona di più in questo periodo della sua vita è la ricerca sull'origine delle psicosi, colpito com'è dalla drammatica situazione degli internati in psichiatria. Ma gli avvenimenti che la vita gli sta preparando interromperanno i suoi studi, ai quali tornerà dieci anni più tardi arricchito dalla nuova comprensione delle malattie derivatagli delle sue ricerche sul cancro.

 Il 18 agosto 1978 il figlio Dirk, diciannovenne, viene gravemente ferito da un colpo di fucile mentre dorme su un battello ancorato nel porticciolo dell'isola di Cavallo, a poca distanza dalla Corsica. Dopo centoundici giorni di agonia Dirk muore fra le braccia del padre: è un trauma terribile. Nelle settimane che seguono, Hamer è colpito da un cancro ai testicoli, ma, data la sua formazione medica, non osa imputare la malattia al trauma subito, e riceve in pieno la brutale diagnosi dell' oncologo: «Hamer, lei ha un cancro; ha una possibilità su cinque di cavarsela!» Hamer, sebbene ammalato, continua a lavorare in un ospedale di Monaco di Baviera, nel reparto di ginecologia dove sono ricoverate duecento pazienti ammalate di cancro. Col passare dei giorni, Hamer le interroga con delicatezza e scopre che, come lui, tutte hanno subito un grave trauma emotivo nei mesi precedenti l'apparizione del tumore.

 Licenziato da questo ospedale per aver osato parlare della sua scoperta alla televisione bavarese, Hamer porta con sé un dossier di duecento anamnesi e continua le sue ricerche in un'altra clinica di Colonia dove sono ricoverati dei malati di cancro al polmone. Qui egli verifica che il cancro ai polmoni non è causato dal tabacco, poiché la metà dei malati non sono fumatori, e si accorge che esistono le stesse relazioni di causa/effetto fra trauma emotivo e scatenarsi delle malattie già osservate a Monaco, salvo che il trauma non è dello stesso tipo di quello osservato in ginecologia.

Nell'autunno del 1981 Hamer deposita alla facoltà di medicina di Tubingen, dove ha fatto i suoi studi e si è laureato, una tesi sulle sue ricerche allegando duecento cartelle cliniche e la descrizione dettagliata di settanta casi, controfirmati dai medici responsabili dei diversi reparti che avevano verificato le sue tesi. li suo ex-professore gli dice scherzando: «Hamer, è troppo bello per essere vero, ma se mai lo è, non è possibile che sia stato proprio tu ad averlo scoperto. Scherzi a parte dobbiamo verificare subito, proprio qui nel mio reparto». Ma la facoltà senza giustificazione alcuna rifiuta la verifica e nel maggio del 1982 tutte le cartelle sono scomparse: secondo i centocinquanta medici della facoltà di medicina dell'università di Tubingen, le scoperte del dottor Hamer non erano riproducibili, e quindi non scientifiche.

A partire da questo momento inizia il calvario di Hamer che culmina nel 1986 con la radiazione dall' albo dei medici con la motivazione: «rifiuta di rinnegare la legge ferrea (N.d.A.: Hamer aveva chiamato la legge di causa/effetto da lui scoperta "legge ferrea del cancro". Avendo applicato su di sé le sue stesse scoperte Hamer gode oggi di un'ottima salute.)e di convertirsi alla medicina classica»; sentenza che viene confermata dal Tribunale federale, per "sospetta demenza". Dovrà aspettare 19 dicembre 1989 per vedere finalmente riconosciute le sue scoperte in un protocollo firmato dal professor J. Birkmayer, dottore in chimica e medicina, titolare della cattedra universitaria di cancerologia dell'università di Vienna.

 Ciò non sarà però sufficiente ad arrestare il boicottaggio continuo da parte della medicina ufficiale né a reintegrarlo nell' ordine dei medici, malgrado le sue continue richieste di riabilitazione. È ormai chiaro che il dottor Hamer è troppo scomodo, troppi sono gli interessi in gioco, economici, ideologici e di potere. Nel 1997 si arriverà al punto di incarcerarlo col pretesto di aver dato dei suggerimenti ad un malato malgrado l'interdizione di esercitare la medicina. Quasi un anno di prigione dal quale Hamer esce più forte che mai, tanto che l'8 ed il 9 settembre 1998 l'Università di Tmava in Slovacchia conferma ufficialmente l'avvenuta verifica della Nuova Medicina. Per saperne di più: pilhar.com e multimania.com

LA VERA INNOVAZIONE. La medicina alternativa o dolce spesso si limita a riproporre soluzioni terapeutiche sulle stesse basi della medicina moderna: la malattia è qualcosa di brutto, di cattivo, di insensato, un pericolo. E la sola soluzione è eliminarla, in modo dolce o violento che sia.
Le scoperte di Hamer invece aprono un universo totalmente opposto: la malattia è la risposta appropriata del cervello ad un trauma esterno, e fa parte di un programma di sopravvivenza della specie.
Risolto il trauma, il cervello inverte l'ordine e l'individuo passa in fase di riparazione. Scoprire il senso delle malattie è quanto di più appassionante e proficuo si possa immaginare... Non si tratta di credere a Babbo Natale ma di sollevare un velo sul funzionamento dell'essere umano.
Le scoperte di Hamer si configurano in cinque leggi fondamentali, che esamineremo in seguito; per scoprire queste leggi egli si è basato:
- sulla sua esperienza diretta di malato di cancro;
- sull'osservazione di più di ventimila casi di patologie diverse (dalla verruca all' AIDS, dalla psicosi alla leucemia, dalla sclerosi a placche al diabete) cercando ogni volta il denominatore comune, il trauma causale;
- sullo studio dell'evoluzione della prima cellula destinata a diventare un individuo complesso.

Affinché un'ipotesi diventi una legge scientifica, deve essere sempre riproducibile altrimenti resta solo un'ipotesi: l'acqua bolle sempre a cento gradi in presenza della stessa pressione atmosferica.
Le cinque leggi della Nuova Medicina, oltre che dal dottor Hamer sono state ormai verificate da altri medici e terapeuti di mezza Europa, su migliaia di pazienti, e sempre si sono rivelate esatte e riproducibili, quindi scientifiche.

(fonte:La medicina sottosopra - E se Hamer avesse ragione? - a cura di Giorgio Mambretti e Jean Séraphin - pagg. 120 - Edizioni Amrita - Euro 7.75)

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:: Lunedì, 9 Dicembre 2002 ::

Iter completo della riforma federale
di Umberto Bossi

-2001 Il Titolo V della Costituzione ha inserito nell'art. 117 le competenze esclusive dello Stato, le competenze esclusive delle Regioni e le competenze concorrenti Stato-Regioni. Nell'art. 119 si dichiara la necessità che gli Enti locali e le Regioni ritornino ad avere potere impositivo. Per attuare l'art. 119 occorrerà fare il federalismo fiscale che la Lega ha chiesto di realizzare entro i prossimi 6 mesi.
-2002-2003 Devoluzione: diventano competenze esclusive della Regione la polizia regionale, l'istruzione e la sanità. Soprattutto la sanità, rappresentando l'80% del bilancio delle Regioni, impone l'introduzione del federalismo fiscale.
-2003 Realizzazione del federalismo fiscale che non si può fare a bocce ferme, ma che impone una riforma fiscale generale che preveda l'imposizione degli Enti locali. Cioè il frutto del lavoro deve restare innanzitutto sulla terra che lo ha prodotto.
-2003 Corte costituzionale federalista con l'inserimento nell'organo massimo dello Stato di rappresentanti eletti dalle Regioni.
-2004-2005 Senato federale. Fine del bicameralismo perfetto trasformato come segue: 1) per le competenze statali esclusive, le proposte di legge sono votate dalla Camera dei deputati; 2) per le competenze regionali esclusive, le proposte di legge sono votate dalle Regioni; 3) per le competenze concorrenti Stato-Regioni, le proposte di legge sono votate dal Senato federale in cui si vota soprattutto su iniziativa legislativa organica delle Regioni, coordinate in macro regioni: Nord, Centro, Sud.
-2005-2006 Presidenzialismo. E' già stato empiricamente anticipato da Berlusconi con il suo nome stampato e votato direttamente sulle schede elettorali. E' un tema "open", ma l'ipotesi più realistica è quella derivabile dal modello francese.

(fonte:Padania - Lega Nord -  n°11 - Novembre 2002)


Crisi Italia
di Valentina Tampellini

Sono così nauseata da Berlusconi che fatico a parlarne. Ogni giorno i telegiornali ed i quotidiani riportano aggiornamenti sul suo operato e sulle sue affermazioni veramente agghiaccianti. Quell'uomo dovrebbe essere, né più né meno, cacciato non solo dal governo, ma dal nostro Paese, se in Italia c'è davvero rispetto per la Costituzione. Ma il mio dolore profondo va al di là della figura del premier, e si espande sulla maggioranza politica, su quell'insieme di personaggi torbidi e lugubri che invece di governare un Paese si stanno dividendo con le unghie la sua carcassa.
Ora Berlusconi spera vivamente di scalzare Ciampi dal suo posto e di conglobare la funzione presidenziale con quella di primo ministro. Il pretesto fittizio e accomodante è quello di modellare l'Italia sul sistema governativo Francese, ma in realtà, come ben dice Scalfaro:

"...il sistema presidenziale, come ricordavo, ha pregi e limiti. Ma la volontà di potere espressa dal premier rivela anche un'idea distorta del principio di maggioranza. Si ritiene che aver conquistato la maggioranza dei voti dia diritto a un potere assoluto..."

Sebbene il presidenzialismo Francese sia equilibrato da una salda democrazia, ciò non giustifica il fatto che anche in Italia debba relizzarsi, soprattutto quando le intenzioni del governo sono quelle di mettere pesantemente mano alla Costituzione per cambiare norme "a favore degli interessi di...".
Sono fortemente preoccupata per il futuro di tutti, dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro, dei meno giovani che sono costretti o desiderosi di cambiare impiego, perché il nostro Paese è in crisi, è una barca sfonda alla deriva e nessuno sta facendo niente per risollevare la situazione.
Non stanno facendo niente. Bossi guida l'ariete che spaccherà definitivamente l'unione italiana, ferendo istituzioni pubbliche come scuola e sanità e cancellando le vie, ancora poche, di sussidio alle persone meno abbienti. Bossi, che ha un processo pendente sul capo, e che rischia una condanna, continua a blaterare e a chiedere "giustizia" per le Regioni, lui che nemmeno sa cosa sia la vera giustizia, dove stia di casa il "rispetto", lui che ha fallito per primo come politico, poiché essendo al governo si è impastato come tutti nelle "convenienze", nei favori, e anziché risolvere il morbo a Roma, la vera causa della non funzionalità dei finanziamenti nazionali, restituendo così all'Italia la dignità di Paese libero e basato sul lavoro, si nasconde dietro a battaglie intestine che avvantaggeranno fazioni razziste. Non prendetevela a male, ma per me la Lega è un'associazione di razzisti.
Ciò che mi sgomenta non è sentire il premier affermare che i lavoratori cassa intergrati, per arrotondare gli stipendi, sono invitati a cercarsi un secondo impiego, magari anche in nero, perché lui non ha alcun interesse autentico per il nostro futuro, per la stabilità del nostro Paese, ed ogni giorno si rivela per quello che è: un incapace, un buffone, un elargitore di menzogne e insulti, un politico inetto e falso, un allibratore, un torbido piazzista.
Ciò che realmente mi sgomenta è vedere quanta gente gli fa da spalla, quanti "servi" untuosi e bifidi lo affiancano in questo suo iter di massacratore della democrazia. Il centro destra sta distruggendo l'Italia, e con questo non voglio certo dire che in passato la sinistra o la dc non l'abbiano mai fatto: i nostri governi non sono mai riusciti ad "amare" il nostro paese, nessun politico è mai riuscito ad AMARE l'Italia, e a rispettarlo, a parte qualche caso sporadico di personaggi che sono stati immediatamente "devitalizzati". Con questo dico che l'otre della sopportazione è pieno e non possiamo più stare qui, inermi, a guardare passivamente come un gruppo di invasati dal potere e dal denaro spera di scannare il porco finché è caldo (metafora un po' forte, ma abbastanza calzante).
Giornalisti,intellettuali, scrittori: a frotte si dannano per difendere il premier, per ammorbidire le assurdità che proferisce, per cancellare l'offesa mortale che egli, con la sua leggerezza arogante, infligge alla dignità dei cittadini, di chi crede ancora nella "libertà". Sto male quando tutti si danno un gran da fare per negare l'evidenza di un Paese alla deriva: "la mafia? non esiste. Tremonti ha sfasciato l'economia? No, non è vero. La sanità a pezzi? No, non è così. La scuola pubblica ferita e afflitta? No, solo accuse infondate. Le grandi opere inutili o false promesse? No, che dite, non è vero. Il mercato del lavoro in crisi? Non è colpa nostra."
Non mi capacito di questa ostinata volontà generale di negare l'evidenza, di consideraci tutti come stupidi: gli intellettuali di destra appoggiano Berlusconi e la sua masnada di farabutti perché hanno qualcosa da guadagnare.
In quest'Italia del "Lei non sa chi sono io...", in questo Paese del "più arrogante e del più furbo", nessuno fa niente per niente, e dunque ogni apprezzamento e difesa a favore di Berlusconi è fatta con un secondo fine. È, ovvio.
Ferrara, come Feltri, pasteggia sulle carcasse che cadono attorno alle manovrine di governo, ma la loro ipocrisia sta nel non schierarsi: difendono e sostengono gente come il premier, ma non si schierano, non si espongono.
Da dietro le inferriate del perbenismo e della mediocrità, sputano sentenze credendosi "più furbi".
Non esistono ammortizzatori sociali efficaci, non ci sono valide riforme industriali che reggano ai colpi inferti dal mercato in crisi, non c'è la volontà di adeguare l'offerta alle emergenze sociali, ambientali e di sviluppo.
L'UE si sta aprendo all'est: circoleranno più merci e più persone e se non saremo capaci di affrontare questa apertura con una politica economica adeguata rischieremo di slittare al fondo della classifica di benessere, spaccando il Paese in due tronconi sociali, divisi da redditi.
L'Argentina, come epilogo, come modello, non è poi così lontana, ma noi abbiamo molte risorse, sia intellettuali che tangibili: si tratta solo di amare di più i principi e gli ideali che hanno creato l'Italia, che stanno alla base della nostra società, e di rispettare quell'amore ancestrale incondizionato che ci ha regalato questo presente.

(fonte:Ocurréncia - 9 Dicembre 2002)

:: Domenica, 8 Dicembre 2002 ::

Intervista a Noam Chomsky
di Piergiorgio Odifreddi

Noam Chomsky ha rappresentato, per la linguistica del Novecento, ciò che Einstein è stato per la fisica o Picasso per la pittura: colui che ha raggiunto i massimi risultati del passato e ha condizionalto gli sviluppi del futuro. Se oggi la preparazione dei linguisti richiede molta meno filosofia e molta più logica, matematica, informatica e biologia lo si deve a lui e alle sue innumerevoli opere, a partire dal classico Le strutture della sintassi del 1957 (in Italia: Laterza, Bari 1970).
Esiste però anche un secondo Chomsky: l'impegnato militante dissidente che ha costituito un punto di riferimento libertario fin dai tempi della guerra in Vietnam, e che in una parallela serie di innumerevoli opere ha costantemente commentato e criticato la politica interna ed estera degli Stati Uniti, con particolare attenzione al «cortile di casa» , dell'America latina. Gli ultimi suoi lavori in questo campo sono 11 settembre. Le ragioni di chi? (Marco Tropea Editore, Milano 2001) e Terrore infinito (Dedalo Edizioni, Bari 2002), nei quali si esprime una delle pochissime voci dissonanti dal coro quasi all'unisono intonato sul tema senza variazioni degli attentati a New York e del conflitto tra israe1iani e palestinesi.
Benché la sua vita sia scandita da inflessibili orari e costanti interventi scientifici e mediatici, Chomsky ha gentilmente acconsentito a parlare con noi nella sua duplice veste di ricercatore scientifico e commentatore politico.(P. O.)

...leggi l'intervista...

:: Sabato, 7 Dicembre 2002 ::

Palomar: confuso ed infelice
intervista di Pietro B.

Chi è veramente Palomar? Inizio questa introduzione all'intervista da lui concessami con l'ultima domanda che gli ho rivolto e la cui risposta non ha avuto altro effetto che accentuare il mistero...
Resta il fatto che l'incontro con Palomar, defaticante per le interminabili attese tra una domanda e la relativa risposta, è servito a mettere a fuoco almeno un aspetto dei weblog: il rapporto tra la scrittura e la lettura visto da un "bloggatore" che ama sia l'una che l'altra. L'incontro con Palomar-blog è un esperienza dai colori tenui e dalle (poche) parole scandite con ritmo cadenzato e lento senza l'ansia dell'intervento giornaliero che colpisce tanti di noi curatori di weblog. Quindi una lettura che consiglio a chi soffre di ansia ma non rinuncia alla riflessione. Leggete Palomar, rilassatevi e  pensate...

...il testo dell'intervista...


Un mondo migliore è possibile
di Gianni Minà

Porto Alegre, nel Sud del Brasile, è diventato, da due anni a questa parte, il punto d'incontro per tutte le persone impegnate, a vario titolo, a fronteggiare e sanare le profonde ferite sociali inferte dalla nuova economia globalizzata dell'Occidente ai Paesi più deboli. Un luogo simbolico dove portare testimonianze, dati, studi e proposte che permettano di avanzare nella battaglia per cambiare le regole dello sviluppo economico dettate dal neoliberismo. Questo prometteva all'inizio benessere per tutti e una rapida crescita per gli Stati più arretrati e invece ha generato una povertà senza precedenti nel Sud del mondo ed esasperato situazioni già critiche riguardo al rispetto dei diritti umani, della giustizia sociale, dell'ambiente. A Porto Alegre Gianni Minà ha incontrato molti prestigiosi rappresentanti del vasto e composito movimento «no global», che è riuscito a mettere i problemi provocati dal sistema neoliberista sul tavolo dei massimi organismi internazionali e dei governi dei ricchi Paesi occidentali, costringendoli in alcuni casi a modificare le linee della loro politica. Intervistandoli, l'autore ha cercato di fare il punto sulle questioni più urgenti e gravi, dalla mancanza d'acqua per un miliardo e mezzo di persone alla violazione dei diritti umani, alla tragedia delle vittime delle guerre, al rischio che la democrazia muoia sotto i colpi di chi si è impadronito dell'informazione e della giustizia. Inoltre, attraverso le interviste a Ignacio Ramonet, direttore di Le Monde Diplomatique, e Tarso Gemo, ex sindaco di Porto Alegre, ha ricostruito la nascita e la crescita del fenomeno che ha dato origine al Forum sociale mondiale, seguendone i tanti indirizzi di espansione e di intervento, che saranno presto il banco di prova proprio per due personaggi impegnati a gettare le basi di un futuro migliore nel grande Stato brasiliano: il neopresidente Lula da Silva e il teologo della liberazione Frei Betto, uno dei suoi consiglieri più ascoltati. Dando la parola a esperti e protagonisti, raccogliendo gli appelli di premi Nobel per la Pace, riunendo tante notizie che la frettolosa informazione quotidiana spesso dsperde, Gianni Minà consegna - a chi vuole capire la complessa realtà rivelata dal popolo no global - uno strumento d' inda gine efficace e aggiornato, realizzato con il consueto intento di impegno civile e la nota, trascinante passione.

Gianni Minà, giornalista e conduttore televisivo, è nato a Torino nel 1938. Ha collaborato con quotidiani e settimanali italiani e stranieri, ha realizzato centinaia di reportage per la Rai, ha ideato e presentato fino al 1998 il programma televisivo Storie, per il quale ha intervistato i più prestigiosi personaggi nei campi dell' attualità, della politica internazionale, della cultura, dello sport e dello spettacolo. Ha girato film documentari su Mohammad An, Fidel Castro, Che Guevara, Rigoberta Menchu, Silvia Baraldini, il subcomandante Marcos, Diego Maradona. È editore e direttore della rivista Latinoamerica e della collana di Sperling & Kupfer «Continente desaparecido», dedicata a realtà e autori latinoamericani. Per questa casa editrice ha già pubblicato Fidel Castro, che riunisce due storiche interviste al presidente cubano, Un continente desaparecido, Storie, Marcos e l'insurrezione zapatista (insieme a Jaime Avilés), Il Papa e Fidel e Testimoni del tempo.

(Dal risvolto di copertina)

...leggi il capitolo introduttivo...


Berlusconi non risponde
di Marco Travaglio

Sono cento le domande che i pubblici ministeri di Palermo Antonio Ingroia e Nico Gozzo, insieme ai loro consulenti tecnici Giuseppe Ciuro (maresciallo capo della Dia) e Francesco Giuffrida (condirettore della Banca d'Italia di Palermo), si erano preparati per l'interrogatorio del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, previsto a Palazzo Chigi il 26 novembre 2002. Ma vi hanno appena potuto accettare, quando il premier ha opposto la sua invalicabile «facoltà di non rispondere». Ecco le domande principali rimaste inevase. 

- Quando e perché, lui, imprenditore brianzolo, conobbe tutti quegli amici siciliani: da Marcello Dell'Otri a Vittorio Mangano, dal finanziare amico della mafia Filippo Alberto Rapisarda a Gaetano Cinà, presunto mafioso della famiglia di Malaspina?

- Perché nel 1974, avendo bisogno di uno stalliere o di un fattore per la sua villa di Ar- core, decise di ingaggiare proprio Vittorio Mangano, pluripregiudicato palermitano, mafioso doc, noto alla giustizia e alle forze dell'ordine già allora per i suoi delitti, i suoi arresti e le sue condanne? 

- È vero che Mangano poteva ricevere chi gli pareva in villa, senza alcun controllo (da cui l'accusa che gli lanciano alcuni pentiti di mafia di aver ospitato latitanti)? 

- Berlusconi ha sempre sostenuto che Mangano si trattenne nella tenuta di Arcore fino al 1975, dopodiché fu licenziato perché ar- restato nella stessa tenuta e sospettato di aver sequestrato il principe D'Angerio, amico del Cavaliere, al termine di una cena in villa. Mangano invece dice che se ne andò tempo dopo, e di sua spontanea volontà, mentre Dell'Utri e Confalonieri tentavano invano di trattenerlo. 

- Perché Dell'Utri continuò a frequentare Mangano e questi seguitò a frequentare la villa anche dopo la partenza per quei gravissimi sospetti? 

- Perché Dell'Utri riceveva Mangano - nel frattempo condannato al maxiprocesso a Cosa Nostra per traffico di droga e sospettato di omicidio (sospetto che presto gli varrà un ergastolo) - ancora nel 1993, a Milano, proprio mentre nasceva il partito di Forza Italia, e nel 1994, nel pieno del primo governo Berlusconi?

- Perché fra il 1975 e il 1978, cioè fra l'èra Mangano e l'iscrizione alla P2, Berlusconi scompare dalle compagini societarie delle sue aziende immobiliari, intestandole a casalinghe, ultranovantenni disabili colpiti da ictus, pensionati, meccanici, operai disoccupati e altri variopinti prestanomi? 

- Perché nel 1978 Dell'Utri lascia malamente Berlusconi e va a lavorare per Rapisarda, salvo tornare alla Fininvest appena un anno dopo, avendo nel frattempo mandato in bancarotta la Bresciano Sas? 

- La Fininvest ha mai dovuto pagare il pizzo alla mafia in Sicilia per aprire le sue tv private nell'isola o per non subire troppi attentati alla Standa di Catania? E, se no, a quale titolo versava ingenti somme a emissari di Cosa Nostra? -Perché nel 1987, quando esplose una bomba nella sede della Fininvest in via Rovani a Milano, Berlusconi telefonò a Dell'Utri per estemargli la sua certezza che fosse un avvertimento di Mangano? 

- Gli risultano rapporti d'affari fra la Fininvest in Sicilia e Antonio Inzaranto, nipote di Tommaso Buscetta? 

- Da dove arrivavano quei 114 miliardi (pari a 500 di lire d'oggi) giunti nelle 22 holding della Fininvest fra il 1978 e il 1985? E perché lo stesso consulente della difesa Dell'Utri, il professore bocconiano Paolo Jovenitti, ha dovuto ammettere che certe operazioni di finanziamento e aumento di capitale «potremmo detinirle potenzialmente non trasparenti»? 

- Perché una parte di quei capitali -14 miliardi di allora, 80 di oggi - di provenienza ignota giunsero addirittura in contanti?

- Perché nel 1998 Berlusconi manda il suo dirigente Salvatore Sciascia a prelevare la documentazione relativa alle holding presso la fiduciaria della Bnl Servizio Italia Spa e poi tiene nascosta quella relativa al periodo buio 1975-78, negandola addirittura al perito della difesa Dell'Utri? E perché i legali di Dell'Utri e Berlusconi hanno fatto di tutto per impedire che i pm e il tribunale facessero domande su quel triennio ancora misterioso?

(fonte: Avvenimenti - n°47/2002)

:: Venerdì, 6 Dicembre 2002 ::

USA, il diritto del più forte
di Giorgio Bocca

ESISTE ANCORA UN DIRITTO INTERNAZIONALE? Esiste ancora l'Onu, libera associazione di libere nazioni? Di nome forse sì, di fatto non sembra. Un aereo americano senza pilota colpisce una jeep nello Yemen su cui viaggiano dei cittadini yemeniti. Non è un atto di guerra? Non è una violazione della indipendenza dello Yemen? L'aereo è partito da una base americana a Gibuti, nello Stato indipendente della Somalia, non da una base militare ma da una base della Cia, il servizio segreto. I servizi segreti possono sostituire l'esercito e la politica estera legali? Nella base americana di Guantanamo esiste, per ammissione del governo americano, una "zona di non legge": vi sono concentrati più di mille prigionieri senza nome, arrivati da venticinque paesi, sottratti a ogni garanzia, condannabili a morte a maggioranza da tribunali segreti. Giorni fa sono stati rilasciati due vegliardi catturati come spie di Al Qaeda, per errore. Di parecchi Stati non si sa bene quali siano i poteri e i diritti. Durante le operazioni contro la Serbia di Milosevic gli aerei americani di base ad Aviano scaricavano le bombe non usate nell'Adriatico davanti ad Ancona e il presidente americano Clinton faceva sosta in una base posta in territorio italiano senza neppure avvisare il nostro governo.

L'ATTUALE PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI fa sapere al mondo che l'Onu può decidere quello che vuole ma lui e il suo paese faranno ciò che vorranno. E infatti hanno incominciato la guerra all'Iraq senza dichiararla, lo bombardano quasi ogni giorno, hanno infiltrato nel suo territorio dei commando, addestrano in Giordania gli oppositori di Saddam. Siamo cioè tornati ai tempi in cui Mussolini inventava delle imboscate degli etiopici per dare il via alla conquista dell'impero o i nazisti organizzavano le provocazioni polacche. Il mondo civile ha liberato l'Afghanistan dai talebani ma nessuno sa che razza di Stato sia l'Afghanistan liberato, se uno Stato parzialmente indipendente o un protettorato dove tutto viene deciso dal comando americano, compresa la prossima spedizione di mille alpini, di cui operativi non più di cinquecento, che dovrebbero dare la caccia ai talebani alla macchia, in un territorio sconosciuto. Al momento gli alpini in questione stanno addestrandosi al Piccolo San Bernardo, che non ha alcuna somiglianza con le montagne afgane. L'operazione ha forse una valenza politica ma nessuna militare. E politicamente a che serve se tutti sanno che dalle parti di Kabul contiamo niente?

(fonte: Il Venerdì n°765/02)

:: Giovedì, 5 Dicembre 2002 ::

Intervista a Paolo Villaggio
di Carlo Martello

Provate voi ad intervistarlo. Ad affermare il principio "le domande le faccio io". Infatti comincia lui. "Le prime canzoni di De Andrè le ho scritte io, lo sa vero?". 

Carlo Martello, sì. 

"La conosce? Fabrizio era la persona più divertente in assoluto...". 

Sa cosa viene in mente leggendo il suo libro?

 "L'ha letto?".

 Certo. 

"C'è un sacco di farabutti, capisco subito che barano".

...leggi il resto dell'intervista...

:: Mercoledì, 4 Dicembre 2002 ::

Diventare papà di un weblog... noblogo
di Pietro B.

Sono diventato "papà" partendo da un'idea (meglio, una mezza idea) e dalla voglia di rimescolare un po' le carte del weblog come mezzo e tramite. Quindi quando "noblogo" nato da "un'esperimento fallito" sotto le sembianze di un "weblog geneticamente modificato" mi si è presentato desideroso di un "padre" ho colto al volo l'occasione. Nei prossimi giorni (o nelle prossime ore) vedremo gli sviluppi.

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:: Lunedì, 2 Dicembre 2002 ::

Vita , morte e miracoli di un pezzo di merda
di Paolo Villaggio

(dal risvolto di copertina)

Paolo Villaggio è nato a Genova il 30 dicembre 1932. Suo fratello gemello Piero, che è professore di matematica alla Scuola Normale (si fa per dire!) di Pisa, ha ormai già tre anni meno di lui, dato che per vanità si abbassa l'età come una zitella irlandese. Paolo e Piero hanno frequentato tutte le scuole assieme. Il compagno di banco di Piero si chiamava Paolo Fresco e ha fatto una gran carriera alla Fiat.

Paolo Villaggio, dal 1960 al 1962, ha fatto l'animatore a bordo delle navi della Costa Crociere. Suoi compagni di viaggio: Fabrizio De André, un poeta genovese che suonava la chitarra in prima classe ed è diventato un famoso chansonnier italiano; e un pianista milanese molto bravo, Silvio Berlusconi, che ha fatto anche lui una gran carriera. In quegli anni ha scritto le parole di qualche canzone con Fabrizio; la più nota è Carlo Martello.

Nel 1968 Villaggio ha finalmente sfondato in televisione. Poi ha fatto settantaquattro film, ha scritto sei libri, tradotti in Francia, in Sudamerica e in Russia. Il suo grande successo sono stati i libri, ma anche i film della serie «Fantozzi». Però, per essere considerato un «grande», ha dovuto fare anche dei film con Fellini, Monicelli, Olmi e Lina Wertmiiller.

Ha vinto: due Grolle d'Oro a Saint-Vincent, un David di Donatello, un Nastro d'Argento, il Pardo d'Oro a Locamo, un Orso d'Argento a Berlino, un' Aquila d'Oro a Montreal, il Leone d'Oro alla Mostra del cinema di Venezia, il premio della Regia Televisiva, il premio Mario Riva della TV, la Palma d'Oro dell'umorismo a Bordighera per due anni consecutivi, il Forte dei Marmi per la satira politica e quattro Telegatti.

Parla discretamente l'italiano, bene il francese, male l'inglese e sa una sola parola di turco. Ha una casa «unica» sulla scogliera di Bonifacio nel Sud della Corsica, una casa a Cortina e una a Roma dove vive abitualmente con tre cani Labrador.
Morirà a Bonifacio nella notte tra il 14 e il 15 dicembre del 2002.

(fonte: VITA, MORTE E MIRACOLI DI UN PEZZO DI MERDA - Paolo Villaggio - pgg.125 -  Ed. Mondadori - Euro 13,00)

...leggi anche un capitolo del libro...

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:: Domenica, 1° Dicembre 2002 ::

A Mariemarion che vorrebbe chiudere per ferie...
da Pietro B.

Adesso che abbiamo imparato a conoscerti, in certi momenti ad apprezzarti, in alcuni ad odiarti, adesso, proprio ora ci dici "scusate, chiudo per ferie". Certo è un tuo diritto nessuno ti può imporre di leggere se non puoi leggere di scrivere se hai difficoltà a farlo.

Però se gli astri ti dicono che starai male fino ad Aprile allora gli astri ti hanno mentito, e mentito spudoratamente, perché vogliono il tuo male e non il tuo bene perché sono invidiosi dell'amicizia che semini e di quello che potresti da questa semina raccogliere. Non farti raggirare resisti ed insisti. Perché nessun destino, nessun fato può essere più forte della forza dell'amicizia e della fratellanza. 

E se queste parole ti sanno di retorica, vaffanculo.

Se domani sarai troppo debole per leggere i nostri blog, fatteli leggere, se sarai troppo stanca per scrivere fai scrivere qualcun altro. Risparmiati, curati ed abbi fede in tutto quello che vuoi, ma mai, mai devi permettere alla tua fede di farti abbindolare. 

Perché Dio esiste. E Dio è in noi.

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Blog Oltre compie due mesi...
di Pietro B.

Dal 1° Ottobre, sono passati due mesi da quando ho fatto uscire Blog Oltre dal limbo di un blog semi-clandestino e gli ho costruito una casa tutta nuova registrando blogoltre.net. In due mesi ho cercato, con umiltà e cocciutaggine di far fare  tanti passetti avanti ad un blog che è in contino divenire e trasformarsi non alla ricerca della perfezione impossibile da raggiungere ma della intercomunicazione con la comunità dei "bloggatori". Anche in questa enclave umana esistono le fazioni, le correnti e gli ostracismi. Quindi nulla di nuovo sotto il sole. Ho visto però tanta voglia di comunicare di interagire e di far circolare, idee, fatti, opinioni che solo un mezzo come il weblog può permettere in modo così efficace ed immediato. Ho fatto tesoro di molti dei vostri consigli e sto elaborando altri "aggiustamenti" e "rifacimenti", il tutto tenendo conto del poco tempo che ho a disposizione e di mia moglie, che naturale nemica, sopporta a malavoglia questa mia recente passione. In ultimo non posso non ringraziare  ombra, Giulio Pianese, Mariemarion, Chiara Fonio, Leonardo, Ocurréncia e tutti gli altri amici di blog che tanto mi stanno aiutando. Grazie di cuore!

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