Blog Oltre Libero Sofri, liberi noi

Berlusconi è favorevole alla grazia per Sofri, Fassino giustamente applaude. Un elettore dell'Ulivo potrebbe tuttavia chiedersi perché due anni fa il ministro di grazia e giustizia non ebbe lo stesso coraggio di Berlusconi. (Iena)

:: Giovedì, 14 Novembre 2002 ::

Vi riporto integralmente, dal blog intitolato Linee tenui su orde d'ombra,   un "drammatico" intervento di ombra, ossia di una persona che lotta sui due fronti della diagnosi di un osteosarcoma e su quello del sistema sanitario nazionale che nella cura ai tumori opera con dei rigidi "protocolli" chemioterapici.  

Ora che dal sonno mi sono destato, riemergo dalla mia personale linea di galleggiamento. Basta indossare quei panni inevitabilmente dismessi, basta quelle due tute, ora una ora l’altra, simbolo e saio d’un assopimento indotto e deleterio. Basta con quei farmaci-bomba, deflagatori del corpo e dello spirito, quindi la mente. Basta con la chemio fatta di protocolli, in me non c’è funzione e algebra, non ci sono statistiche ne tantomeno calcoli da applicare. Sono un distratto vascello che sente, che vive e segue l’onda delle emozioni. Non voglio tappi da piazzare, perché la marea non mi travolge, è la linfa su cui mi adagio, anche se sfinito e un giorno sarò finito. Lieve avanzo annaspando con qualche bardotto spezzato, ma deciso e fiero. Basta aghi sulla pelle e freddi liquidi che violano la mente. Che nessuno sia avvicini con pasticche e intrugli per spegnere il pensiero e nessuno riprovi a dirmi che bisogna, e che “vedrai, poi starai meglio”.

Un mattina, per i più come tante altre, mi sono adagiato ad uno specchio e lì, tra luci, riflessi, c’era uno sguardo. Non era il mio. I capelli, su quella testa bianca e assurda, erano stati falciati da quel veleno che ancora sentivo scorrere nelle vene, le mie. Poi tutt’attorno quella tuta, una volta simbolo di energia, era l’ufficiale divisa della mia decadenza tra braccia restie a sollevarsi e scarpe troppo grigie per trasportare altrove qualcuno.


Basta! Ho cacciato un urlo, morto in gola prima di nascere. Basta! Mai più, quel profondo pozzo coperto, privato della visione della luna. Basta con pasticche, veleni e compresse racchiuse in quelle smodate scatole, troppo rigide e grigie, adornate da quegli assurdi foglietti privi di colore e di vita. Ho rimesso i miei panni, i soliti, quelli con cui da sempre scivolo e sorrido, raramente modulanti da quel blu che è una traccia e una propensione.

Mai più! Basta con la chemio, lascio quelle sacche pietrificate e quelle corsie d’ospedale troppo sorde per ascoltare quei lamenti che vanno sedati, impediti e a volte scordati.

Voltate le spalle, e data l’esigenza, do uno sguardo altrove, per capire se c’è un’alternativa alla cura di un tumore, che non dissesti e che lasci respirare e pensare. Cercando ansiosamente trovo una realtà assurda, ho la conferma che non sono poi così folle lasciando la chemioterapia. Scopro che dietro quelle maledette sacche ci sono, ben solidi, gli interessi delle multinazionali del farmaco e di tutta la solida barriera dei medici-baroni, conniventi per interesse, per il soldo e l’avidità. Mi si accende un sipario di persone prese in ostaggio da questa folta schiera del malaffare del farmaco, giacenti in fondi di letto, usate, e poi dimenticate.

Ho scoperto l’allettante verità che si cela dietro campagne pro-lotta contro il cancro, sponsorizzate dalle varie reti televisive per fare ascolti, sempre e solo quelli. Rileggo ora le fredde facce dei luminari di turno seduti in una comoda poltrona d’un caldo salotto a dissertare di cure, di progressi (?) della ricerca, di soldi – sempre quelli – che servono e tanti. E via con strisce sul video di indirizzi “utili” e numeri verdi da chiamare per contribuire con tutte le schiere di carte di credito possibili, e dietro, alle spalle dello show, numeri che scorrono sul display gigante: i nostri soldi che si perdono nel fiume delle bramosie.

Ci sono schiere di medici, invece, che alternativi e non filo-governativi, conducono giorno dopo giorno, da anni, una ricerca solitaria, non finanziata e anzi osteggiata. Sono dei ricercatori che rischiano sulla propria pelle, perché ritenuti eretici, quindi fuori dalla grazia della legalità. Sono uomini che vengono radiati dall’albo medico, arrestati e rinchiusi in celle di carceri. Perché non si cerca di capire, non si sperimenta a largo raggio su intuizioni spesso geniali. Il business delle sacche di chemio deve continuare, troppi gli interessi in ballo per rischiare che un “medicuncolo” qualunque faccia saltare l’affare del secolo, che supera in fatturato il PIL dell’intera Francia. Invece di integrare certe scoperte alle già esistenti ed ufficiali, invece di coordinare tutte le idee e di lavorare in pool, viene ritenuto opportuno stroncare sul nascere i “ribelli”
In Italia il caso più clamoroso si ebbe qualche anno or sono con il Prof. Di bella, che solo l’onore delle cronache ha salvato da precauzioni violente. Quando I baroni capirono che l’opinione pubblica premeva, acconsentirono alla sperimentazione. In ospedali con primari preconcettualmente, e interessatamente, contrari, che somministrarono a malati terminali il coctail di farmaci, poi scoperti scaduti da diversi mesi. Ora Di bella è ritornato nel dimenticatoio e sembra che qualcuno di quelli che l’ha osteggiato utilizzi quel metodo facendosi pagare cifre astronomiche e unendo affare ad affare.

Tra i tanti ricercatori che vale la pena di seguire e che hanno condotto degli studi molto interessanti il Prof. Ryke Geerd Hamer è uno di quelli che trovo più interessante. E’ difficile trovare qualcosa di informativo sul suo conto, perché agli impedimenti della medicina ufficiale si unisce, in un connubio perfetto, il muro di gomma innalzato dai media. In Italia è reperibile un solo libro su di lui: “La medicina sottosopra – E se Hamer avesse ragione?”, autori Giorgio Mambretti e Jean Séraphin e casa editrice Edizioni Amrita. Per farsi un’idea generale si possono leggere notizie interessanti sul sito disinformazione.it. Hamer, di padre tedesco e madre italiana, sostiene che ogni tumore ha una causa biologica pilotata e voluta dal sistema di controllo del nostro cervello, che interviene determinando un tumore su di una parte del corpo che ha subito un trauma. Il tumore, quindi, nella concezione di Hamer, è una “riparazione” voluta e necessaria e che non va osteggiata ma letta, capita e seguita nel processo naturale di svolgimento. Non ci sarebbero quindi fattori ambientali, effettivamente mai definitivamente provati, a determinare un tumore, ma solo un processo interno a noi stessi. Non esisterebbero neanche le metastasi, ritenute nient’altro che tumori aggiunti in altre parti del corpo causati, a volte, dal non aver seguito correttamente il processo biologico. Il mezzo diagnostico di Hamer è una semplice TAC senza mezzo di contrasto all’encefalo, da cui si possono individuare dei focolai (zone indice) da cui evincere lo stato del tumore. L’intento è quello di guidare il corpo all’estinzione del tumore, ma nel momento in cui il nostro cervello ha esaurito il processo biologico di riparazione. Altrimenti, se si anticipa o posticipa il periodo, il tumore rimane latente e si ripresenterà. Hamer definisce la sua teoria “legge ferrea del cancro” definita esposta in cinque enunciati.
Io ho incontrato il suo seguace in Italia, il Dr. Samorindo Peci, e devo dire che l’ho ritenuto molto interessante. Non mi sentirei ora di dire che in Hamer c’è la soluzione assoluta al problema, sicuramente, però, apporta delle novità che andrebbero studiate meglio e approfondite. Una collaborazione tra le diverse teorie innovative, della cosiddetta “nuova medicina”, e la medicina ufficiale sarebbe auspicabile, ma ad oggi, purtroppo, appare utopistica.
Penso che sia doveroso lacerare quella coltre di disinformazione che vige sull’argomento, affinché nessuno possa essere ostaggio, come lo sono stato io, di una medicina senza anima. Non possiamo delegare solo agli “addetti al settore”, biechi “specialisti”, il nostro futuro, e il cancro, ve lo garantisco, non da preavviso, come non lo diede a me pochi mesi fa.

Nevermore!

Io auguro ad ombra la forza d'animo necessaria per portare avanti la sua personale lotta e tanta tanta fortuna, che non guasta mai. In bocca al lupo!

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:: Mercoledì, 13 Novembre 2002 ::

Due articoli di Adriano Sofri. Due contributi alla discussione. Quando potrà parlare da uomo libero?

Né con la guerra né con Saddam, il dilemma del pacifismo, di Adriano Sofri

Salvo che m'inganni (per cattiva conoscenza di cui mi rammarico) il Forum Europeo pensa che la guerra all'Iraq vada scongiurata e che Saddam sia un detestabile Tiranno. Lo penso anch'io. Mi pare anche probabile che la guerra avvenga, con l'avallo dell'Onu o per la scelta unilaterale degli Usa. Il Forum ha annunciato per la metà di febbraio (o prima, se fosse necessario) una mobilitazione europea contro la guerra. Credo però che bisogni fare qualcosa prima, se si vuole essere forse più efficaci, certo più coerenti. E' difficile che qualunque sinistra europea consenta con un attacco militare deciso unilateralmente deglia americani (e degli inglesi). 

Più complicata è l'eventualità di una attacco avallato dall'Onu, che lo renderebbe legittimo. Tuttavia, ina una questione estrema come un intervento in guerra, l'investitura dell'Onu non basterebbe a impegnare senz'altro le forze politiche parlamentari, e men che meno la coscienza delle persone e le scelte dei movimenti.

 (Questi ultimi, caso mai dovrebbero in genere guardarsi dall'evocare l'esistenza del'Onu come la condizione sufficiente a rimuovere qualunque impiego della forza, per la doppia contraddizione. Per le circostanze in cui l'Onu mostra, contro  le proprie stesse volontà proclamate, incapace di opporsi alla strage di vite e di diritti, quando non loro complice: come a Srebrenica. E perché, all'altro capo, non si può farsi scherno dell'autorità dell'Onu e insieme proclamarne l'invalidità quando, come nell'ipotesi della guerra all'Iraq, non se ne condividano le scelte).

Se ci si limiti alla convocazione della mobilitazione contro la guerra all'Iraq di qui a febbraio, si fissa oltretutto un appuntamento irreparabile con una rottura lacerante e rancorosa nella sinistra. A meno che la si veda di buon occhio. Ho detto del consenso plenario sulla natura tirannica del regime di Bagdad. Vale forse la pena di fermarcisi, a scanso di ovvietà: "Tiranni ce ne sono tanti". Il regime di Saddam Hussein, e lui personalmente, hanno una sanguinaria efferatezza cortigiana, qualcosa che sembra richiamare le congiure machiavelliane, e piuttosto rivela la lezione di quello Stalin cui Saddam porta una così cordiale devozione. Trovo questi dettagli. Secondo Amnesty, nel solo anno scorso, le donne decapitate in Iraq, in maggioranza perché imparentate con oppositori, sono state 56. La tortura è pratica corrente e compiaciuta. Saddam invitò magnanimamente i suoi due generi a tornare in patria, e li fece liquidare al rientro. 

Nel 1982, durante la guerra con L'Iran, esortò i suoi ministri a pronunciarsi schiettamente sull'opportunità di un proprio ritiro: uno lo fece davvero. Saddam ringraziò, lo invitò nel suo ufficio, e lo ammazzò. In questa antologia nera ha un posto d'onore la sessione dipartito - filmata, l'avete vista? - in cui Saddam dalla tribuna faceva i nomi dei presenti accusati di aver congiurato ai suoi danni, e quelli si alzavano uno a uno e venivano condotti fuori dalla sala, ad essere assassinati. Tutto ciò è impressionante, come lo schiacciante culto della personalità che rivaleggia con quello di altri nipoti superstiti dello stalinismo, soprattutto quel Kim Jong Il che ha ereditato la Corea del Nord (e le sue armi di distruzione di massa, bomba nucleare compresa) dal padre defunto ma dichiarato Eterno, il Presidente Kim Il Sung. Di quali armi di distruzione di massa disponga l'Iraq è questione controversa: che ne abbia, e che intenda averne di peggiiori, sembra indubbio.

Quando e come intenda usarne - a parte la sua popolazione, che li ha già saggiati, cuedi del nord e sciiti del sud - è indubbio. Con Israele al momento, si limita ale borse di studio per gli attentatori suicidi palestinesi. Le equazioni Fra Bush e Saddam non possono andare oltre lo sfogo emotivo una tantum. Lo dico con una vera e amareggiata sfiducia nei confronti di Bush. Vedo bene le forzature della democrazia americana - anche italiana, se è per questo . Il socialismo reale, che aveva alle spalle lo sdegno per la nobiltà di sangue e la denuncia della democrazia "formale" borghese, ha insediato dinastie famigliari da dispotismo asiatico, e più ottuse e sanguinose: in Iraq, in Siria, nella Corea di Pyongyang, nell'Asia Centrale, nella Serbia della famigia Milosevic, prima della caduta... Tuttavia c'è una vistosa formazione di dinastie nella democrazia americana.

DA mezzo secolo non c'è stato un momento in cui un Bush non fosse al governo del Texas o della Florida, o alla Presidenza federale. E poi i Kennedy, e ora la Hillary candidata a succedere a Bill Clinton. Ci furono simmetrie quasi divertenti, come quella fra il presidente Carter, ramo noccioline, e l'ayatollah Rafsanjani, ramo pistacchi. Ma ora, si osserva, i Bush (e i membri principali della loro Amministrazione) sono nel petrolio, come Saddam e il suo ferrarista Uday. E' vero. Resta la differenza - radicale -  un regime fondato sulle libere elezioni (compresa la libertà di non votare) e sulla pluralità di partiti e opinioni. (Quanto a me, non dimentico mai la Bosnia era musulmana, e non aveva neanche una pozzanghera di petrolio. L'attempata nobile e mite Europa l'avrebbe lasciata cancellare dalla geografia antropologica e fisica: ci pensò Clinton, tardissimo, e la Nato).

Anche sul referendum iracheno vale la pensa di soffermarsi un pò di più, senza limitarsi a riderne. Saddam ha avuto il cento per cento dei votanti, e il cento per cento dei voti. Questo è qualcosa di più di un'arroganza tirannica, o di una percentuale bulgara. E' un delirio, e insieme una prova di panico. Fa pensare al desiderio imperiale che i sudditi avessero una sola testa, per tagliargliela con un solo colpo. Mi fa pensare al testo di un proclama di Bagdad in cui si annuncia che l'Iraq di Saddam reagirà "come un sol uomo". L'Iraq di Saddam stermina i suoi curdi, imprigiona e tortura i suoi sciiti - che sono la maggioranza, e non si uniscono senz'altro agli iraniani perché sono arabi e gli iraniani no. L'intellettuale palestinese Edward Said, che chiama Saddam "tristo personaggio... da cacciare a ogni costo e castigare per i suoi misfatti", pensa che la guerra di Bush si proponga solo di proteggere Israele e mettere le mani sul petrolio. Ricorda, Said che fino a qualche tempo fa l'Iraq era fra i rari paesi arabi ad avere una classe media educata e competente. Tuttavia non ce l'ha più o molto meno: né la costellazione delle opposizioni in esilio basta a supplirle. E' questa una differenza essenziale dall'Iran, dove un'opposizione civile (e femminile) è ricresciuta dentro quella società, emancipandosi dalla dipendenza dall'opposizione politica tradizionale, all'interno e nell'esilio. In Iran la democrazia sta premendo contro un guscio spesso e violento, ma sfigurato. Non l'Iraq. Questo pone un problema grave, a chi escluda che l'esportazione della democrazia  debba compiersi sulla punta delle baionette.

Benché sia innegabile la strumentalizzazione cinica che ne fa il regime di Saddam, l'embargo autorizzato dall'Onu sull'Iraq è odioso e ingiusto. La denuncia (e la propaganda) americana sull'arsenale di armi iracheno basta a confessare l'inefficacia: del resto l'efficacia non basterebbe a riscattarne l'ingiustizia. Mi sembrò che la più lungimirante delle decisioni da promuovere il 12 Settembre 2001 da parte del governo americano dovesse essere la revoca dell'embrago. Credo che resti una rivendicazione giusta, ogni giorno, anche mentre si minaccia un'azione militare, e si rivendica il disarmo dell'Iraq.

Si è contro la guerra all'Iraq: perché si è contro tutte le guerre, o contro qualunque uso della forza, o perché non si crede che gli obiettivi dichiarati - difesa dal terrorismo, incombenza di una minaccia di distruzioni di distruzioni di massa - siano reali e urgenti. Ma si è a favore o contro il disarmo iracheno? Io sono a favore. Non solo: penso che sia una condizione importante per opporsi alla pretesa di esportare la democrazia con le armi. Nessuna diplomazia inerme è in grado di combattere la tirannide di Saddam sul suo popolo, anche a voler escludere minacce esterne (già tradotte nei fatti). Che lo voglia o no - no, mi auguro - un movimento che riduca la propria iniziativa all'annuncio di una mobilitazione europea contro  l'eventuale guerra all'Iraq (o a impegni della stessa ispirazione, magari estremi: come andare a fare da scudi umani a Bagdad) si oppone alla strategia unilaterale di Bush o, nel caso dell'avallo Onu, alla sudditanza delle NAzioni Unite all'unilateralismo americano, ma non si oppone a Saddam Hussein. Nelle grandi manifestazioni per la pace in Europa - e negli Stati Uniti,e in Canada - il regime di Saddam vedrà un punto a proprio vantaggio. Poiché credo che la dimensione e l'impeto di queste manifestazioni saranno grandi ed efficaci, il punto per Saddam potrà essere essere importante: e avere perfino la conseguenza di rafforzarne la decisione di eludere l'ordine dell'Onu e affrontare la guerra.

No alle armi, si al dialogo. E' una bella idea, e bisogna perseguirla  fin dove si può. Non oltre. Ho letto (l'ha ripubblicata Franca Zambonini su Famiglia Cristiana) la lettera che il 2 Gennaio del 1991 madre Teresa indirizzò a Bush e a Saddam Hussein . "Entrambi avete i vostri argomenti da presentare, il vostro popolo da proteggere, ma vi scongiuro di ascoltare innanzi tutto dell'Uno che è venuto al mondo per insegnare la pace... Ci saranno tra breve vincitori e vinti in questa guerra che tutti temiamo, ma che mai potrà giustificare la sofferenza, la perdita della vita che le vostre armi provocheranno...". La guerra ci fu. Oggi, chia  abbia coscienza limpida e voce profetica, riscriva la stessa lettera. Anche l'indirizzo è lo stesso - uno jiunior al posto di un senior. E noi altri?

Lasciamo impregiudicato l'interrogativo sul carattere sincero o pretestuoso dell'ultimatum dell'Onu, e dunque sull'evitabilità della guerra. Comunque sia, io sono pessimista, penso che una opaca combinazione di convinzione politica e di accanimento personale impedisca a Bush di rinunciare alla sua guerra del Golfo - bisogna fare come se fosse ancora possibile che la diplomazia vinca e sventi la guerra. C'è un signore, si chiama Hans Blix, ha avuto responsabilità di primo piano nel governo del suo paese, la Svezia, è alla testa di un gruppo di ispettori che conta su un mandato dettagliato e imperioso. Bisogna appoggiarlo, bisogna denunciare la sanguinosa dittatura di Saddam, bisogna sostenere la richiesta del disarmo firmata dalle Nazioni Unite. Bisogna farlo, mi pare in qualunque forma significativa, fin da subito, per intervenire su quello che succederà da qui a febbraio, e anche per dare un valore coerente ala risposta da dare, a febbraio o quando sia, a un'azione militare che fosse pretestuosa e smisurata, L'accordo sulla natura tirannica ed efferata del regime di Saddam può essere superficiale e fragile. Può coprire una postilla secondaria all'opposizione militante alla guerra preventiva americana. Può significare un impegno militare, autonomo e primario. Ecco una questione concreta alla quale ricondurre duelli di frasi fatte. Conosco infine un'altra obiezione: i regimi dispotici e sanguinari sono tanti. Infatti: e di tutti bisognerà occuparsi. Il bel corteo che ha corteggiato Firenze non basterà, ma a guardarlo, prometteva molto.

(fonte: la Repubblica, 13/11/2002)


Wojtyla davanti alla cella, di Adriano Sofri

 Riscrivo di carceri, scusandomi con chi trovi invadente l'argomento: fatto sta che nelle carceri è d'un tratto tornato lo stato d'animo d'aspettativa che segnò il Giubileo, e ricadde nella delusione più amara. Fatte sensibili da quella ricaduta, persone responsabili ammoniscono a non suscitare di nuovo nei detenuti la speranza e l'illusione. Ebbene, rinuncino a ripetere questa raccomandazione.Ascoltino la mia notizia: non bisogna preoccuparsi che i detenuti si illudano, perché sono già illusi fino a traboccarne. Hanno rialzato la testa, hanno ricominciato a guardare in su, stanno di nuovo aspettando.

 Ora, per non deluderli, e ributtarli via, nel pianto, nell'ottusità del sonno e dei farmaci,nell'autolesionismo e nel suicidio tentato e riuscito, bisogna soltanto fare quello che è umano e giusto. Quando questo numero esce, i detenuti di decine e decine di carceri stanno testimoniando da quattro settimane la propria protesta, nei modi più miti e consapevolmente pacifici. Con una rinuncia, in genere, un sacrificio del poco che hanno: la rinuncia al vitto, il digiuno volontario, l'astensione dall'aria, il digiuno televisivo... 

Non hanno una vertenza da condurre o una controparte da piegare: piuttosto, una testimonianza da comunicare all'opinione pubblica e al Parlamento. I detenuti erano i primi a voler tenere lontana da sé l'illusione. Da 12 anni non c'è in Italia una misura di clemenza, fino a 12 anni fa ce n'erano un anno sì e uno no, e più spesso ancora. Il Giubileo, con l'appello appassionato del Papa a tutto il mondo perché se ne accogliesse il significato originario di liberazione dai ceppi, era passato invano.Della politica i detenuti hanno imparato a conoscere il primato che vi prendono spesso rivalità e veti reciproci, mezze verità e bugie intere dette per guadagnarsi l'approvazione facile. Questa volta, voci venute dall'intero arco politico hanno mostrato una comprensione e una apertura nuove.Non sarebbe bastato a intaccare la tepidezza di chi si era scottato, quando è arrivata una notizia che ogni detenuto ha letto come una promessa.

La notizia era che il Papa visiterà il Parlamento italiano, a camere riunite, il prossimo 14 novembre. La solennità speciale della circostanza è stata sottolineata dai media. Si tratta di un evento senza precedenti nella storia dell'Italia unita (è successo solo nel Parlamento della Polonia natale del Papa), previsto e rinviato in passato (proprio a ridosso del Giubileo, e dopo la mancata accoglienza dell'appello papale alla clemenza), fissato ora in una stagione della vita di Giovanni Paolo II che ne fa l'occasione di un testamento morale lasciato alla «prediletta nazione italiana». I media non hanno però immaginato il significato peculiare che la notizia avrebbe avuto nelle galere.

I detenuti, cattolici o altri cristiani o ebrei, non credenti e musulmani, e tutte le altre fedi che si radunano da ogni parte del mondo in queste babeli obbligate, fanno affidamento sulla Chiesa cattolica. Hanno delle ragioni. Hanno in mente immagini rare e commoventi, dal Giovanni XXIII in bianco e nero a Regina Coeli al cardinale Carlo Maria Martini di San Vittore. C'è un pregio, che non è incrinato dal sospetto di proselitismo, nella distribuzione della Famiglia cristiana nelle carceri. Nessuno, o quasi, distribuisce cose nelle carceri, neanche per proselitismo. Quando viene una festa, o una vacanza, o una fine d'anno, Papa, vescovi e preti si ricordano di mandare un saluto, nell'elenco di malati, soli, poveri, ai carcerati, con naturalezza,e li chiamano fratelli: le altre autorità di solito se ne dimenticano, o se ne vergognano.

È come se l'umanità verso chi va in galera fosse una forza speciale, o una debolezza della gente di Chiesa, inibita alla società civile. Per questo, la visita del Papa al Parlamento appare ai detenuti come un fatto loro, una cosa che li riguarda.Tutti sanno che un indulto che metta fuori con un anticipo sulla data fissata una parte dei detenuti ammucchiati oggi nelle prigioni è una misura indispensabile ad affrontare, non dico la riforma del sistema penitenziario, ma i lavori di riparazione e manutenzione minimi che restituiscano spazio per respirare e risorse a carcerati e carcerieri.

Tutti sanno che in questa dozzina d'anni, che ha molto più che raddoppiato gli abitatori forzati delle carceri, tante cose sono cambiate nei modi della giustizia penale (fino a patteggiamenti, riti abbreviati, giusto processo) così da scavare un fossato fra i giudicati antichi e recenti. Tutti sanno che più che mai in passato nelle galere si scarica la vasta schiuma di tossicodipendenti ammalati e stranieri spiantati, indifesi fuori, indifesi dentro. Tutti potrebbero sentire che, come nel proclama antico del Giubileo sulla terra esausta e le creature umane oppresse, bisogna cercare un ricominciamento e una riconciliazione, nell'esistenza delle comunità e delle persone. Argomenti che donne e uomini politici possono ascoltare e sentire per sé, e non per la meccanica deduzione dalle dichiarazioni passate o dalle abitudini verbali. Anche perché questa galera non rafforza la sicurezza pubblica, ma la minaccia.

Intanto si può dire una cosa, e dirla senza retorica. Senza, cioè, indulgere al pregiudizio opposto a quello che demonizza detenuti e delinquenti. Le manifestazioni che, promosse dall'associazione Papillon di Rebibbia, hanno contagiato tante carceri grandi e piccole a partire dal 9 settembre, con la convinta scelta non violenta e la solidarietà che le hanno ispirate, sono la realizzazione più efficace di quell'intenzione magnanima e frustrata di reinserimento sociale delle persone detenute che la Costituzione proclama. Non cedano troppo, i detenuti, alle illusioni: ma sentano comunque di aver guadagnato insieme in dignità,e quel guadagno nessuno potrà revocarglielo.Il resto è fragilmente sospeso, come un battito d'ali di farfalla.

(fonte: Panorama - 4/10/2002)

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:: Martedì, 12 Novembre 2002 ::

Totò Cuffaro:«Toyota pensaci tu...»

La Sicilia e i siciliani hanno da sempre hanno prostituito il loro voto in cambio di aria fritta. E più l'aria fritta era ben condita ed insaporita più il voto veniva concesso volentieri. "La mafia non esiste" era il motto del tipico siciliano prima dei drammatici e traumatici anni '80. "La mafia è a Roma" è stato il motto di sempre. Però ci si prostituiva per Roma e per essa ci si accodava al potente di turno. Più le promesse sono state mirabolanti ed enormemente pinocchiesche più noi siciliani abbiamo premiato chi le profferiva.

Adesso blocchiamo i porti, gli aeroporti, le autostrade (ancora incomplete), le strade, i marciapiedi e i passaggi pedonali, battiamo i piedi e sputiamo per aria sbavando insulti verso chi solo qualche tempo prima abbiamo votato e glorificato.

Il siciliano non imparerà mai la lezione, mai,  perché è stato allevato, cresciuto, ingrassato e geneticamente modificato per un solo scopo: essere un serbatoio di voti. Il granaio dei voti dell'Italia. 

Adesso i gli operai di Termini Imerese hanno capito, sulla loro pelle e su quella dei loro figli, almeno una cosa, che a noi siciliani di quel grano non toccheranno che le briciole giusto per tenerci in vita.

 E con tanto di coppola: Vota Totò!

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Lunedì, 11 Novembre 2002

Quei "democratici" che vogliono dialogare solo con chi sta zitto.

Caro direttore,
tu mi chiedi cosa rispondo alla tempesta di attacchi che si è abbattuta sulla mia testa per Excalibur. Provo a spiegarti il mio stato d’animo. Mi piace la libertà e il bel confronto di dee, il dialogo anche goliardico, polemico, ma non quello “truccato” che degenera in agguato. Mi piace anche una certa autoironia. Detesto l’intolleranza, la violenza, la demonizzazione dell’altro, il pregiudizio, il dogmatismo. Mi piace la gente che sa portare stima umana anche a chi ha idee diverse, mi fa tristezza chi odia.

Perciò sono rimasto positivamente colpito quando ho sentito che il presidente della Regione Toscana aveva “lanciato” – in vista del Social Forum fiorentino – la settimana del dialogo. Poi ho constatato che lo stesso ha disdetto la sua partecipazione a Excalibur – per la verità – a ogni altro programma televisivo.

Avrà avuto i suoi validi motivi, non ho titoli per criticarlo, ma io nella mia ingenuità – ritenevo che, oltre a dialogare con i noglobal, chi ha incarichi pubblici dovesse dialogare anche con i cittadini. Mi sarò sbagliato. Ieri poi sull’Unità Pietro Barcellona, commentando la prima puntata di Excalibur (solo la prima), scrive testualmente:”Sono convinto che bisogna chiedere la rimozione immediata di Socci”. Perbacco, misure drastiche quelle che invoca questo campione della tolleranza dopo la prima puntata. Devo averla fatta grossa. Chi me lo spiega?

Giulietti sostiene che Excalibur “ignora e cancella i punti di vista che non condivide”.. A dire il vero gli unici assenti dalla prima puntata erano i punti di vista della Casa delle libertà (nessuno degli ospiti era riconducibile a tale area). Invece avevo invitato tre personalità di sinistra, Agnolotto, Martini e Curzi. Sì, avevo voluto esagerare proprio perché la sinistra si sentisse ultrarappresentata: mi dispiace che gli ultimi due abbiano dato forfait all’ultimo momento, ma è stata una scelta loro. A me sarebbe piaciuto ascoltarli, loro si sono negati. Perché non dare una chance al dialogo?

C’è un’altra buffa coincidenza da segnalare. Ieri la sinistra ha tenuto a Firenze la sua manifestazione per la pace, dove intendeva condannare l’eventuale ricorso alla forza da parte degli Stati Uniti contro L’Iraq di Saddam Hussein: i manifestanti predicano il “dialogo” con Saddam Hussein in alternativa all’uso della forza. Bene, nelle stesse ore – si parva licet…- i deputati del gruppo ds della Camera hanno annunciato che “non parteciperanno mai alla trasmissione di Antonio Socci, Excalibur”. Che curiosa circostanza! Mi chiedo, solo Saddam Hussein è un interlocutore meritevole di dialogo? Io non sono convinto che si debba “dialogare” con chi opprime il proprio popolo e costituisce una minaccia per gli altri popoli. La tragedia del 1938-39 ha insegnato alle democrazie a non essere arrendevoli.

Ma prendo atto che stranamente la sinistra italiana ritiene auspicabile dialogare con quei personaggi e dichiara invece improponibile dialogare in Italia, con persone civili e inermi, armate solo delle loro idee. Tali erano infatti gli ospiti di giovedì scorso: padre Gheddo, un missionario che ha speso la vita per la Chiesa del terzo mondo, Fiamma Nirenstein intellettuale ebrea, grande esperta di questioni internazionali e il radicale Daniele Capezzone.

Come si spiega dunque il documento dei Ds che mette all’indice Excalibur? Per la verità non credo che quel documento di alcuni parlamentari sia molto rappresentativo. Anzi, sono certo che a sinistra ci siano tantissime persone che credono davvero nel dialogo civile e rispettoso degli altri. In caso contrario dovremmo constatare che accettano il dialogo solo a patto che “gli altri” tacciano. E questo è un po’, difficile da ottenere, perché – come dice Ferrara – “gli altri esistono”.

Se Ds e sinistra protestano perfino quando non invito nessuno che faccia riferimento al centrodestra, come ho fatto giovedì scorso, non so proprio cosa pretendono: non posso dare loro tutta la scena garantendogli preventivamente che le loro idee ne usciranno vincenti. Per uscirne vincenti devono essere idee motivate, serie, ragionevoli. Perché si sentono così insicuri?

Antonio Socci (Il Giornale, 10/11/2002)


Segnalo l'intervento di Madame Defarge su Oriana Fallaci. Sottoscritto... quasi in toto!
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Domenica, 10 Novembre 2002

Ecco lo statuto del legittimo pianista

Siamo venuti fortunosamente in possesso del nuovo regolamento del senato (oramai noto come lo"Statuto del legittimo Pianista") approvato di recente dal presidente Pera. Lo pubblichiamo integralmente.

1) Il voto è strettamente personale, nelle forme e nei limiti fissati dal presente Regolamento.
2) E' severamente vietato ai senatori di votare per i colleghi presenti i quali stiano già votando per se stessi.
3) E' altresì vietato ai sentori di votare per i colleghi presenti qualora essi non lo desiderino.
4) E' consentito ai senatori di votare per i colleghi presenti in aula i quali siano impegnati nel disbrigo della propria corrispondenza, privata o istituzionale, scritta o telematica. A documentare la presenza in aula degli interessati vale il principio dell'autocertificazione.
5) E' consentito ai senatori di votare per i colleghi presenti in aula i quali siano impegnati in altre attività utili al migliore esercizio della funzione parlamentare, quali telefonate, raccolte firme, consultazione di fascicoli, colloqui con altri colleghi o membri del governo. A documentare la presenza in aula degli interessati vale il principio dell'autocertificazione.
6) E' consentito ai senatori di votare per i colleghi che siano nelle immediate adiacenze dell'aula. Deve tassativamente intendersi per "immediate adiacenze" lo spazio circostante l'aula per un raggio di cento metri calcolati a partire da un punto centrale del primo banco del governo. La presenza negli ascensori può essere calcolata sommando le distanze in linea orizzontale con quelle in linea verticale. A documentare la presenza degli interessati nel raggio indicato vige il principio della testimonianza orale di un collega di partito che non abbia con loro rapporti di parentela fino al quarto grado.
7) E' fatto comunque divieto di votare contemporaneamente per un numero di colleghi, presenti ai sensi degli articoli 4,5 e 6, superiore a cinque.
8) E' eccezionalmente consentito di votare per un collega assente da Roma per ragioni di ufficio. Tali ragioni devono essere certificate al presidente del Senato a cura del presidente del gruppo di appartenenza del parlamentare che ha votato, nei termini improrogabili di 24 ore.
9) Nel caso in cui siano in discussione decreti legge, provvedimenti per i quali sia stata dichiarata la procedura d'urgenza o provvedimenti comunque ritenuti di comprovata urgenza per il governo, è consentito ai senatori - al di fuori dei casi previsti- di votare per un massimo di un altro collega fino ad un tetto massimo di venti volte nell'arco della stessa seduta.
10) Nei casi di cui all'articolo precedente, e al fine di garantire un più fluido svolgimento dei lavori parlamentari, è eccezionalmente consentito di votare per due o più colleghi,purché i voti eccedenti il primo non vengano ripresi da telecamere, macchine fotografiche o altri qualsivoglia strumenti di propaganda politica.
11) I senatori che votino per altri colleghi esorbitando dalle fattispecie sopra elencate e permesse, saranno sanzionati con l'appellativo di "autenticamente pianisti".
12) I senatori che, applicando il presente Regolamento, abbiano contribuito a garantire in aula per almeno mille volte nel corso dell'anno il numero legale, hanno diritto al merito della Repubblica "W. A. Mozart". Ai fini dello speciale conteggio fa fede la dichiarazione del presidente del gruppo parlamentare di appartenenza.
13) I senatori che, senza previa autorizzazione del Senato a maggioranza assoluta dei suoi membri, denuncino casi di votazioni in conto terzi effettuate al di fuori dei casi previsti dal presente Regolamento, sono passibili di sospensione dai lavori dell'aula per un periodo da tre a dieci giorni.
14) I senatori che, senza la previa autorizzazione di cui all'articolo precedente, espongano a cronisti, giornalisti o altri dipendenti delle agenzie di propaganda foto o filmati in loro possesso che ritraggono episodi di votazioni in conto terzi effettuate al di fuori dei casi previsti dal presente Regolamento, sono passibili di procedimento di pubblica incolpazione. Sono altresì passibili, secondo la gravità dei fatti, di una delle speciali segnalazioni al demerito previste (N.d.r.: qui la minuta indica tra parentesi e con cancellature alcune ipotesi nominative di sanzione: Masaniello, Vishinskj, Nanni Moretti, Tommaso Buscetta).
15) Il presente regolamento vale nei confronti di tutti i senatori, indipendentemente dal loro rango parlamentare. Eventuali eccezioni verrano esaminate e risolte con votazione a maggioranza nell'ufficio di presidenza.
16) Il senato, ispirandosi ai grandi principi dela democrazia parlamentare, adotta ufficialmente il motto "Una testa un voto". Tale principio verrà scolpito su apposita targa da affliggere sopra il banco della presidenza e obbligatoriamente stampigliato sulla carta intestata degli uffici del Senato e dei singoli senatori.

Nando Dalla Chiesa
(fonte:l'Unità - 8 Novembre 2002)

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Foto da Indimedia Italia (italy.indimedia.org) Finito il Social Forum sembra si possa iniziare a parlare dei suoi contenuti oltre che di (dis)ordine pubblico, visto che non è successo niente,  "non avete le palle per sfasciare un bancomat" dice la Sabrina Guzzanti prendendo in giro Oriana Fallaci. I giornali sono oggi pieni delle cronache della manifestazione di ieri e anche in giro per la rete c'è qualche blog che ha trattato sotto forma di diario le giornate del forum, si veda ad esempio Mim*mina.

Vediamo come la stampa oggi ha commentato l'evento a bocce ferme. Iniziamo dal "Il Giornale", che titola: "I Disobbedienti obbediscono a Coferati", "Migliaia di attivisti della Cgil impongono l'ordine all'interno del corteo no global. A Firenze nessun incidente: ma a sinistra si apre un nuovo conflitto". Nel suo articolo di fondo Salvatore Scarpino arriva alla conclusione che il successo della manifestazione di ieri segna il tramonto della sinistra. Mentre Alessandro Cornelli spiega:

 "Il vero volto dei no Global" che conclude con queste frasi:"Non c'è dubbio che il Forum Sociale Europeo chiede almeno in alcune sue componenti, un ripensamento della politica. Lo fa in modo confuso e non propositivo. E questo è il suo limite. Ma esso rappresenta anche una sfida sia alle forze di sinistra, che ne hanno preso le distanze senza proporre niente di alternativo, sia alle forze di destra, con non possono limitarsi né a considerarlo una questione di ordine pubblico né assimilarlo all'acne giovanile" Molti problemi messi sul tappeto esistono. Anche se i non global sbagliano ad imputarli alla globalizzazione, non si deve dimenticare che questa è cresciuta proprio in un periodo in cui la sinistra è stata al potere in larghe parti del mondo".

L'Unità titola: "Firenze, un milione di giovani in pace", "Grande giornata di festa. Perché Fini non era in Questura. Perché Pisanu non è Scajola, perché la sinistra c'era tutta e manifestava unita", "Ora il governo chieda scusa alla città". Luciano violante nel suo "Global Istruzioni per l'uso" scrive:

"Globalizzazione è una parola giovane (...) non è un errore è solo una novità. E' la parola che indica la condizione nella quale si ytrovano le generazioni del XXI secolo. Globalizzazione significa che nel nostro mondo stanno prendendo piede i processi che, a differenza del passato, superano i confini nazionali per espandersi nel mondo. Dopo l'era degli Statinazionali sembra essere arrvata l'era del mercato globale. La globalizzazione segna la rivincita del mercato contro lo stato.(...) Non è vero che la globalizzazione significa povertà. Il numero totale dei poveri nel mondo è diminuito a partire dagli anni 90. Ma nell'età della globalizzazione è aumentato il divario tra i ricchi e poveri.(...)."

La Repubblica titola "Firenze, la festa della pace", "Più di 500 mila in corteo. Il sindaco: chi ci ha offeso si scusi". Nel fondo di Michele Serra, " La rivincita dei new-global":

"Firenze non brucia. E parecchia gente della politica e dei media è rimasta con il cerino in mano: speriamo che finalmente lo spengano adesso e lo buttino negli appositi cestini, dimostrando lo stesso senso civico della stragrande maggioranza dei manifestanti. Il fantasma agitato per settimane era quello di una città di cristallo che non avrebbe retto l'uro dell'orda new-global. Di urtante, nei fatti c'è stata solamente la grettezza fobica di qualche bottegaio, che ha complicato l'approviggionamento delle giornate fiorentine. Per il resto, qualche urlaccio fuori tono e un fumogeno, meno di quanto sappia esprimere, ogni domenica, da anni una curva turbolenta come la Fiesole".

L'articolo di Anais Ginori si occupa del caso Fallaci: " Per la scrittrice solo un breve giro in auto poco pima del corteo. In città molti negozi chiusi", "E la Fallaci resta chiusa in casa temendo i 'giornalisti importuni'", "Passata la paura molti fiorentini si lamentano: ci hanno spaventato inutilmente, perché?".

Già, bella domanda, perché?

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Venerdì, 8 Novembre 2002

Prima Pagina "Il Foglio" 8/11/2002 In una lettera a "Il foglio", Silvio Berlusconi spiega  perché sia favorevole alla grazia per Adriano Sofri.

"Signor direttore
Affido al suo giornale alcune riflessioni sul caso giudiziario di Adriano Sofri, condannato per il delitto Calabresi a ventidue anni di carcere, a ventotto anni dai fatti.

 Non ho niente da eccepire a un percorso processuale così tormentato (otto sentenze nell'arco di dodici anni). Non entro cioè nel merito delle decisioni dei giudici, e mi tengo per me valutazioni che hanno importanza solo per la mia coscienza di cittadino.

 Diverso è il discorso per la situazione umana e civile in cui ci troviamo alla fine della vicenda. Sofri ha esercitato per dodici anni, con molto rigore e nel rispetto sostanziale di sentimenti e opinioni a lui avversi, una difesa nella legge e nel pieno riconoscimento dello stato di diritto. 

E' stata obiettivamente una testimonianza di pacificazione e di civiltà per una generazione di giovani uscita dalla crisi della fine degli anni Sessanta con molti equivoci in testa. E' entrato in carcere per due volte con le sue gambe, pur considerando oltraggiosa l'accusa formulata contro di lui e dichiarandosi non colpevole.

 Dai suoi scritti e dal suo comportamento in generale si deduce, fuori da ogni pregiudizio contrario o favorevole, che la società non può attendersi dalla sua detenzione un qualunque beneficio in termini di rieducazione, e che la pena rischia di risultare soltanto afflittiva. 

Nel più assoluto rispetto per le valutazioni del capo dello Stato e per le prerogative specifiche del governo sotto il profilo istruttorio, e nella massima considerazione per i sentimenti della esemplare famiglia Calabresi (a me assai cara), credo in coscienza che sia matura una decisione favorevole alla grazia. 

Ci sono momenti in cui, del tutto a prescindere da valutazioni politiche o di parte, una piccola testimonianza può aiutare, almeno spero, la formazione di una volontà autonoma, e sovrana, nell'ambito di un caso molto controverso, che richiama per di più una forte attenzione internazionale.
Con molta cordialità, Silvio Berlusconi
"

Quello che non ci spiega è perché il suo ministro della (in)giustizia sia contrario, visto che  toccherebbe a lui scrivere la lettera, con la richiesta di grazia, al presidente della repubblica...

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BERLUSCONI SI APPRESTA A CHIEDERE FORMALMENTE LA GRAZIA PER ADRIAN0 SOFRI. (fonte: TG1 ore 13.30)
La prima decisione giusta da quando è al governo!
Bravo Silvio!!!

:: Intervista :: Zu, la vita in un aforisma - Giovedì, 7 Novembre 2002

Per descrivere Verba manent non c'è niente di più significativo delle parole del suo autore in arte Zu. In uno dei suoi primi interventi (nel luglio di quest'anno) in uno dei suoi vari blog, scriveva:

"La lettura è un piacere dell'essere intero, l'intensità prolungabile all'infinito...
e il piacere raddoppia se viene condiviso.
"
E ancora:
" ... e dunque d'ora in poi, ogniqualvolta mi scappa di scrivere, posso decidere di farlo pubblicamente senza che accorra un vigile pronto a multarmi."

Ma chi è Zu? Lo scopriremo tra poco. Intanto leggiamo alcuni brani recenti tratti dal suo weblog "ufficiale" Verba manent, seguirà  l'intervista che Zu ha gentilmente concesso a Blog Oltre.

Martedì, 5 Novembre 2002

etna.jpg (27195 byte)Le mie origini sono Siciliane. Mia madre è di Pozzallo (Ragusa) e mio padre è Palermitano. In me quindi convivono le due anime della Sicilia quella cosiddetta "babba" della Sicilia Orientale e quella "sperta" della Sicilia Occidentale. Anche per questo mi sento un Siciliano atipico, che un pò per scelta e un pò per necessità si è ritrovato a vivere e a lavorare a Modena.
Finita questa prima premessa ne urge un'altra. Sono laureato in Scienze Geologiche di conseguenza quando si parla di certi argomenti, oggetto dei miei studi, mi si "drizzano" le antenne.

Premesso tutto questo passo ora all'oggetto della mia incazzatura odierna, nonché mio illustre conterraneo, il ministro degli Affari Regionali Enrico La Loggia.
Questa mattina al GR1 delle 7,00 La Loggia aveva fatto delle dichiarazioni che mi hanno lasciato di stucco. Ho cercato quelle dichiarazioni in giro per la rete, le ho trovate  nel sito de "La Sicilia" (quotidiano catanese) ma non riesco a darvi il link specifico perché la pagina nel corso del pomeriggio è stata rimossa. Fortunatamente l'avevo stampata. Sentite un pò di cosa si parla.

Secondo La loggia bisogna inoltre realizzare, lo studio avviato con l'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e il ministero della Ricerca "su cosa succede nella crosta terrestre dell'Etna, fino a 10 chilometri di profondità". "E' Un progetto che sta per partire - rivela il ministro- con rilievi approfonditi che ci permette di avere tutti gli accertamenti tecnici necessari sui rischi e sugli interventi sul vulcano". Lo studio di cui ha parlato La Loggia è stato realizzato dall'INGV. Lo ha rivelato il direttore dell'INGV Enzo Boschi, spiegando che "è stato preparato su richiesta del ministro". "Abbiamo lavorato per circa un anno - ha spiegato - per mettere a punto delle tecniche che ci consentano di studiare come è fatto il sottosuolo siciliano, dino a 15-20 chilometri di profondità, in modo da individuare tutte le faglie attive, di capire come sono fatti i vulcani di trovare sacche di acqua potabile".


Quindi viene suggerito dal ministro che grazie a questo studio dell'Istituto di Geologia e Vulcanologia si avrebbe la possibilità di capire quali sono le dinamiche della crosta terrestre nel "sottosuolo" siciliano e di trovare anche l'acqua potabile. Come dire mentre un'astronomo scrutando il cielo studia le stelle magari può fare una puntatina sulle migrazioni stagionali degli uccelli.

Io non riesco a capacitarmi di come si possa parlare in questo modo quando studi decennali fino ad ora hanno portato a capire solo parzialmente le dinamiche della crosta e in ogni caso hanno del tutto escluso che da questo si possa pensare seriamente di fare delle previsioni di qualunque tipo. Allora La Loggia cosa sta dicendo? Forse che con l'aiuto dell'INGV si troverà qualche pozzo d'acqua?

 Lui gioca col fuoco. Il fuoco di tanti siciliani stanchi di troppe parole buttate al vento, stanchi di una terra devastata dalla prepotenza mafiosa, stanchi di essere schiavi di una classe politica collusa e inadeguata espressione della politica intesa come strumento per accaparrare ricchezze pubbliche e figlia del voto di scambio eletto a sistema.

L'acqua in Sicilia c'è e c'è sempre stata, lo sanno tutti. Se quella terra è assetata sappiamo anche di chi sono le colpe. Eppure noi siciliani svendiamo il nostro voto per un mazzo di promesse che, sappiamo anche questo, non saranno mai onorate. 

 

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Approvata oggi la legge Cirami.

VERGOGNA! VERGOGNA! VERGOGNA!

Domenica, 3 Novembre 2002

Sergio Cofferati e Ermete Realacci su la Repubblica di oggi hanno scritto nella pagina dei commenti un pezzo molto interessante dal titolo: "Firenze e il complesso americano".  Cofferati (presidente della Fondazione Di Vittorio)e Realacci (presidente di Legambiente) analizzano uno dei tempi che verranno dibattuti nelle giornate del Forum Sociale Europeo, ossia quale politica europea sia possibile per contrastare il modello di globalizzazione imposto dagli Stati Uniti e quali sono le strade percorribili in tal senso. Eccovene un piccolo estratto:

I consumi e i modelli produttivi, intanto. Noi Europei consumiamo molta meno acqua e molta meno energia degli americani, produciamo la metà dei rifiuti, quasi non coltiviamo Ogm mentre gli Stati Uniti assorbono il 70% della produzione mondiale "biotech". Siamo un pò meno ricchi (33mila dollari il reddito pro-capite negli USA, 24mila nell'Europa dei 15) ma destiniamo ai Paesi poveri come aiuti allo sviluppo una quota tripla del Pil.

Per finire la politica. Seppure fra incertezze e contraddizioni, l'Europa in più di un'occasione ha mostrato concretamente la propria "differenza". Sul Protocollo di Kyoto, innanzitutto, ratificato dai 15 malgrado il dietrofront americano (gli Stati Uniti erano tra i Paesi firmatari). E proprio in queste settimane sul problema della guerra al'Iraq, rifiutando con Scroeder, con Chirac, con lo stesso Prodi l'idea che l'impegno per sconfiggere il terrorismo globale possa tradursi nel ricorso alla guerra, o ancor peggio come teorizzato da Bush alla"guerra preventiva" e in una definitiva legittimazione del ruolo degli Usa come "gendarmi del mondo"

Se volete leggervi tutto l'articolo lo trovate in BlogOltreArchivio.

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Ci ha scosso.
Anzi, direi che il mondo ci è crollato in testa.

Urla e polvere e poi tutto si è attutito e si è spento per un attimo.

Ora però siamo qui a fluttuare, qui sopra di voi che ci piangete.
No, quelle sotto le macerie sono solo le nostre carcasse, noi siamo qui leggeri leggeri...

Dai, voltatevi in su: "Dolcetto o scherzetto?"

(di Zu)


¤POST-SPOT¤
  LEGGE CIRAMI
«La Cirami non è una legge ad personam, ma a favore di tutti i cittadini affinché a loro non accada ciò che è capitato ad alcuni»
(Berlusconi, da Il Sole 24 Ore,
2/11/02, pag.8)

Su Il Sole 24 Ore di ieri c'era una notizia che mi ha sorpreso. Titolo dell'articolo di Franco Colasanti: "Il partito del premier al lavoro per far fronte al calo delle tessere e avviare il rinnovo dei vertici regionali - Forza Italia in ristrutturazione". Cosa è successo? Leggerò e commenterò alcuni brani dell'articolo in questione.

"Ha saputo rapidamente organizzarsi e attrezzarsi per la fase dell'opposizione, ma sembra per paradosso incapace d'adeguarsi ala collocazione di governo: compiuta la «traversata nel deserto avviata quattro anni fa dal leader al congresso di Asiago, Forza Italia vive infatti una situazione d'attesa che si perpetua pericolosamente. Il movimento berlusconiano s'attarda a individuare la sua dimensione futura, di nuovo incerto sulla sua stessa natura di partito.[...]".

Probabilmente gli unici incerti sono le persone oneste che formano la base di Forza Italia. E' risaputo che FI non è un partito ma un partito-azienda nato dalla necessità del suo padre-padrone di risolvere i molti suoi problemi finanziario-giudiziari. E' probabilmente il para-partito meno democratico esistente in Italia tanto è vero che come si dice nel proseguo dell'articolo (di un giornale che non può essere nemico di Berlusconi)...

"Andamento delle adesioni e ricambio dei quadri periferici sono le spie di questo sofferto passaggio di Forza Italia, da molto mesi alla vigilia d'un congresso nazionale di "ripartenza" che continua a slittare. Già fissato per i primi del prossimo marzo, è stato trasferito alla seconda metà del 2003, un arco di tempo la cui vaghezza sembra il preannuncio di successivi rinvii".

Adesso arriva il bello...

" Verso la data, forse, in cui le seconde assise del partito possano essere celebrate quando il governo di Centro-destra sia riuscito a superare le difficoltà del momento. E soprattutto quando il partito sia riuscito a spezzare la sua struttura fortemente burocratizzata mediante una partecipazione democratica della base alla vita interna che non ne comprometta la fondamentale vocazione leaderistica".

Insomma non si può parlare di congresso (e dall'ultimo sono passati ben quattro anni!) se non cambia la situazione in cui qualcuno, all'interno dello stesso partito possa mettere in discussione l'operato del governo e del suo capo in primo luogo. Ossia mai, visto che questo governo ha l'abbonamento alla cattiva gestione della cosa pubblica. Viva la democrazia nella "Casa delle Libertà"!

"Insieme con un innegabile ‘affaticamento’ nell'azione del governo, il rinvio del congresso finisce per pesare sulla vita del movimento forzista, provocando un'inevitabile flessione nel tesseramento. Lontani dai successi elettorali che hanno segnato gli scorsi anni e lontani anche da un congresso in cui il militante o l'elettore possano ‘contare’, le nuove adesioni si sono rarefatte e languono anche le reiscrizioni. Abbandonata la prospettiva di ripetere il ‘miracolo’ dei 310mila iscritti del Duemila, l'obiettivo della campagna per l'anno in corso è stato realisticamente fissato a quota 200mila, ma è dubbio che anche questo traguardo sia proprio a portata di mano.[...]"

Se siete preoccupati per il calo delle iscrizioni a Forza Italia, sappiate che la quota associativa è di 51,65 euro dai 29 ai 65 anni, mentre è di euro 25,82 nelle altre fasce d'età. Per tesserarsi contattare l'on. Rocco Crimi, giovane deputato siciliano che tiene le fila delle adesioni. Sappiate che forse siete ancora in tempo, in quanto "Il termine ultimo per il tesseramento 2002 scaduto il 30 giugno, era stato prorogato al 31 Ottobre", probabilmente qualcuno di FI starà già pensando ad allungare l'anno solare di tre-quattro mesi per decreto legge onde raggiungere la quota prestabilita degli iscritti nell'anno in corso!

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Sabato, 2 Novembre 2002

E' appena uscito un numero speciale del Diario: "Berlusconeide/2 LE CARTE - Discorsi, interventi, leggi, barzellette, dichiarazioni, sentenze, decreti, intrcettazioni, interrogatori, rapporti. Il più completo ( e sorprendente dossier su un imprenditore attualmente presidente del Consiglio".

Mai 4,10 euro furono più ben spesi. Per stimolarvi ad andare a prenderlo in edicola vi anticipo l'editoriale.

Diario del Mese - Berlusconeide/2 - LE CARTEQuesto numero.
Carte. Documenti, sentenze, decreti, informative, relazioni, interrogatori, intercettazioni, dossier, leggi, discorsi ufficiali, dichiarazioni, articoli, barzellette. Su Silvio Berlusconi ci si può tramortire a furia di parole, immagini, opinioni. Positive o negative. Ha galvanizzato i sostenitori, ha ossessionato gli oppositori. Diario ha pubblicato un anno e mezzo fa un numero speciale dal titolo "Berlusconeide". Si era alla vigilia delle elezioni politiche e il nostro sommario di coper tina annunciava: "Tutto quel/o che dovreste sapere su Silvio prima di affidargli le chiavi di casa". Come si sa, Silvio vinse le elezioni. Non a valanga, ma le vinse. Qui a Diario non facevamo il tifo per lui. La sua vittoria ci ha portato effetti ambivalenti: un forte aumento del numero dei lettori e degli abbonati e una significativa diminuzione delle inserzioni pubblicitarie, soprattutto delle aziende che non vogliono fare un dispiacere a Silvio Berlusconi: non avete idea di quante siano. Dopo la vittoria di Silvio Berlusconi alle elezioni sono successi un sacco di fatti strani. Una mattanza a Genova, una ridicolizzazione del Parlamento costretto a votare leggi per "la famiglia", miracoli che diventavano sacrifici, milioni di persone in piazza per cose apparentemente astruse come "l'articolo 18" o la "legge Cirami". Sono ricomparsi sulla scena i vecchi sodali del Presidente, che vogliono la loro fetta della torta. I servizi segreti dicono che prima o poi Cosa nostra si vendica. Il presidente fa anche il ministro degli Esteri. Il ministro dell'Econo mia è un disastro. Il ministro dell'Interno se n'è andato perché ha detto che Marco Biagi era solo un "rompicoglioni". Gli altri ministri non sono da meno. Previsioni: non dura. In questo numero speciale, però, Diario non si occupa di commenti o previsioni, e neppure di invettive o comizi. Pubblica carte, solo carte. Le leggerete e le conserverete, non c'è dubbio. La storia, alla fine, passa attraverso le carte. Ce ne sono di tutti i colori: la descrizione di come la Fininvest pagava Cosa nostra, la descrizione di come il suo sistema corrompeva i giudici (che peraltro era- no ben felici di essere corrotti), i discorsi arditi del Presidente, le indagini sulla sua fortuna, le archiviazioni -inquietanti -dalle accuse di aver qualcosa a che fare con le stragi italiane di dieci anni fa. E poi ci sono le innumerevoli, incredibili battute, barzellette, apologhi raccontati dal nostro presidente del Consiglio: la sua visione del mondo, che è diventata -purtroppo -la nostra visione del mondo. Un giorno ci racconteremo di come eravamo. Di come eleggemmo Silvio Berlusconi presidente del Consiglio. Di come cominciammo a stimare il dotto Dell'Utri come raffinato bibliofilo. Di come apprezzammo l'avvocato Cesare Previti, campione della giustizia. Di come scoprimmo la "cartolarizzazione". Di come ci felicitammo con Bush e con Putin. Di come, alla fine, tutti respirammo un gas che ci rendeva tutti felici. Buona lettura. Carte, solo carte.

Datemi il tempo di leggere questo voluminoso Diario (196 pagine)  e ne riparleremo...

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Venerdì, 1° Novembre 2002

Foto da: www.repubblica.itCartina da: www.corriere.itAlle 8.16 di questa mattina la tragica conta delle vittime  di San Giuliano (in Molise) sembra essere arrivata a 23 di cui 21 bambini della scuola elementare collassata e due donne.

Non possiamo non soffermarci a riflettere su  come mai una scuola elementare sia potuta crollare sui suoi alunni in un modo così repentino e rovinoso. Al GR1 delle 8.00 un vigile del fuoco accorso sul luogo spiegava quello che ha potuto constatare con i suoi occhi tre solai impacchettati l'uno sull'altro con i bambini in mezzo. E constatava che intorno le case erano danneggiate ma nessuna crollata.  A quanto sembra tutte le case del paese sono state danneggiate più o meno gravemente qualcuna è crollata provocando la morte di due donne ma  la strage tra i bambini si è avuta a causa del crollo di quella maledetta scuola che invece avrebbe dovuto proteggerli.

Il sindaco di San Giuliano che in questa disgrazia ha perso una figlia, sempre nel GR1 delle 8, diceva che i bambini tratti in salvo si trovavano tutti in un'aula recentemente ristrutturata. Dunque non era del tutto sconosciuto, ai responsabili, lo stato precario di quell'edificio!

Intanto Berlusconi trova il coraggio di recarsi sul posto e di farsi contestare.
"Che sei venuto a fare? A farti pubblicità? Non è a quest'ora che si arriva", ha urlato qualcuno dalla folla. Il premier si è difeso dicendo che "l'intervento dei soccorsi è stato rapido e tempestivo". Poi, visibilmente commosso, ha aggiunto: "Cosa volete che vi dica. E' incredibile, la situazione è ancora difficile. Il governo farà tutto il necessario" (da la Repubblica.it)

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