Fu scritto...

 Archivio Aprile  2003 - 1

I miei pistolotti [Martedì, 15 Aprile 2003 ]

Cuba ha distrutto le mie speranze
di  José Saramago*

Io arrivo fin qui. D'ora in avanti Cuba andrà per la sua strada, io mi fermo qui. Dissentire è un diritto che si trova e si troverà sempre scritto con inchiostro invisibile in tutte le dichiarazioni dei diritti umani, passate, presenti e future. Dissentire è un atto di coscienza irrinunciabile; Può darsi che dissentire porti al tradimento, ma questo deve sempre essere dimostrato con prove inconfutabili.

Non credo che si sia agito senza lasciare spazio a dubbi, nel recente processo dal quale i cubani dissidenti sono usati condannati a pene sproporzionate. E non si capisce perché, se cospirazione vi è stata, non sia stato espulso l'addetto alla Sezione degli Interessi Ue all'Avana, l'altra parte della cospirazione.

 Adesso arrivano le fucilazioni. Sequestrare una nave o un aereo è un crimine severamente punito in qualsiasi Paese del mondo, ma non si condannano a morte i sequestratori, soprattutto tenendo conto che non vi furono vittime. Cuba non ha vinto nessuna battaglia eroica fucilando questi tre uomini, però si è persa la mia fiducia, ha distrutto le mie speranze, ha defraudato le mie illusioni. Io mi fermo qui. 

[*Premio Nobel per la Letteratura Copyright Saramago-El Pais - da Il Giornale del 15/4/2003]


Saramago ha riconosciuto il nuovo Stalin
di  Valerio Riva*

«Resterò fino alla fine dei miei giorni un comunista, ma non mi parlate di stalinismo: l'ho sempre condannato». Così José Saramago rispose ai giornalisti che a Stoccolma lo intervistavano subito dopo l'assegnazione del premio Nobel per la letteratura, nel 1998. Nella breve lettera che pubblichiamo qui a lato Saramago chiude il cerchio: Fidel Castro è il nuovo Stalin. Ma forse è anche peggio, per ingiustificata ferocia. L'episodio infatti a cui Saramago si riferisce - la fucilazione, avvenuta il 10 aprile dopo un processo sommario, di tre ragazzi, Jorge Luis Martinez, Lorenzo Enrique Gabello Castillo e Barbaro Leodan Cevilla Garcia, colpevoli di aver tentato, senza riuscirci, insieme con altri cinque uomini e tre donne, di sequestrare il traghetto Baraguà per fuggire in Florida - ha sollevato un'ondata di raccapriccio non solo nel mondo, ma nella stessa Cuba. 

Le madri e le mogli dei fucilati, quando si sono presentate tutte vestite di bianco, l'altro ieri, alla messa della domenica delle Palme nella chiesa di Santa Rita all'Avana, sono state accolte da uno scrosciante applauso della grande folla che vi si era radunata. Non era la prima volta che il traghetto Baraguà, che collega da sempre attraverso un breve specchio d'acqua L'Avana Vecchia con il popolare quartiere di Regia, subiva un tentativo di sequestro. C'erano state, in altri casi, anche sparatorie e feriti. Quest'ultimo, durato pochi minuti, non aveva fatto nessuna vittima, seppur lieve. Niente giustificava dunque il plotone d'esecuzione. Se non, la paura di Fidel Castro di far la fine del suo amico Saddam Hussein.

[da Il Giornale del 15/4/2003]


Piccola postilla: Saramago rivendica il diritto a dissentire stigmatizzando un'assurda condanna a morte. Valerio Riva cosa propone? L'invasione di Cuba? (P.B)


I miei pistolotti [ Lunedì, 14 Aprile 2003 ]

Recinti di chiusura, finestre di possibilità
di  Naomi Klein*

Quella che segue è la Prefazione al libro di Naomi Klein

Questo non è un seguito di No Logo, il libro sulla nascita dell'attivismo contro le multinazionali che ho scritto tra il 1995 e il 1999. Quello era un progetto di ricerca a tesi; Recinti e finestre è una raccolta di dispacci dalle prime linee di una battaglia esplosa proprio nei giorni in cui veniva pubblicato No Logo. Il libro era in stampa quando i movimenti in gran parte sotterranei che raccontava si sono imposti all'attenzione dell'opinione pubblica del mondo industrializzato, soprattutto dopo le proteste dei novembre 1999, a Seattle, contro l'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). Da un giorno all'altro mi sono ritrovata catapultata nei bei mezzo di un dibattito internazionale sull'interrogativo più urgente dei nostro tempo: quali valori governeranno l'era globale?

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[*Da: Recinti e finestre - di Naomi Klein - a cura di Debra Ann Levy - Ed. Baldini&Castoldi - pagg. 250 - euro 15,80 - ISBN 88-8490-298-3]


I miei pistolotti [ Domenica, 13 Aprile 2003 ]

Può l'idrogeno sostituire il petrolio?
di Vincenzo Naso*

Automobili, autobus, stazioni di servizio, esperimenti e un'intera nazione, l'islanda, cge decide di usare solo idrogeno, che sarà prodotto con fonti rinnovabili. LA ricerca dell'alternativa al petrolio è in piena corsa, con molti problemi e dubbi. Ma è, probabilmente, una strada obbligata. Perché il petrolio finirà e perché è troppo costoso fare le guerre per accaparrarselo. E se fosse la risposta alla domanda: cosa c'è per il sud, dopo lo «sviluppo»?

ALZI LA MANO chi non ha sentito, letto o visto qualcosa sull'idrogeno, negli ultimi sei mesi. La «moda dell'idrogeno» è ormai scoppiata, e non è agevole orientarsi tra gli argomenti addotti dai favorevoli [spesso approssimativi o imprecisi] e quelli branditi dagli assolutamente contrari [quelli in buona fede, che non hanno trovato il bandolo, e quelli in mala fede, che non vogliono sia intrapresa la nuova strada per interessi di bottega]. 

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[*Da: Carta - cantieri sociali - n°13/2003]


Palermo, 30-31 maggio 2003
Il sole del Mediterraneo. Energia nuova e pace per i popoli del nord e del sud

Il Cepes e la Fiom siciliana, in collaborazione con l'Arci, Attac-Sicilia, la Camera del Lavoro di Palermo, il Centro Studi Mediterranei, il Ciss, i Cobas, il Forum Ambientalista, Legambiente e i No Global di Palermo e Catania, promuovono per il 30 e 31 maggio 2003 un incontro dal titolo: "Il sole del Mediterraneo - Energia nuova e pace per i popoli del nord e del sud".

Questo incontro segue quello organizzato il 4 e 5 novembre 2002 che ha affrontato il tema del rapporto tra l'Europa e il Mediterraneo in vista del Social Forum Europeo di Firenze per sottolineare l'esigenza di non limitare la sfera d'azione dell'Unione Europea anche allargata ma di considerare l'esigenza di costruire una comunità dei popoli dell'Europa e del Mediterraneo per un mare di pace, senza guerre, senza armi, senza dominazioni. Questa esigenza fu condivisa e sottolineata dai molti rappresentanti intervenuti dei paesi del Mediterraneo: Algeria, Marocco,Tunisia, Spagna, Israele, Palestina, Francia, ecc.

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Per informazioni:

Cepes - Centro Studi di Politica Economica in Sicilia
via P.pe di Scordia 87 - 90139 Palermo
tel. 091-328666 - fax 091-588640
e-mail: cscepes@tiscali.it
www.notcepes.net


Appunti sull'idrogeno

Dall'Archivio degli interventi: 
Parte 1 - Parte 2 

Articolo «Le Scienze» nov.2002

L'Opinione: Fuel cell, tecnologia mobile
di Franco Carlini

Skateboard all'idrogeno
di Barbara Roncarolo

La crescita senza fine scivola sul petrolio
(fonte: Il Manifesto -  2/1/2003)
di Francesco Piccioni

Auto: i problemi energetici dei motori alternativi
(fonte: Il Manifesto -  2/1/2003)
di Francesco Piccioni

Articoli sull'idrogeno su  BlogOltreArchivio



I miei pistolotti [ Venerdì, 11 Aprile 2003 ]

Dopo le bombe
di Naomi Klein*

IL 6 APRILE IL VICESEGRETARIO ALLA DIFESA PAUL Wolfowitz è stato esplicito: non ci sarà nessun ruolo per le Nazioni Unite nel prossimo governo provvisorio iracheno. Il regime gestito dagli Stati Uniti durerà almeno sei mesi, "probabilmente più a lungo". E quando i cittadini iracheni potranno finalmente dire la loro sulla scelta di un governo, le decisioni economiche fondamentali per il futuro del paese saranno già state prese dai loro occupanti. "Ci dev'essere un'amministrazione efficiente sin dal primo giorno", ha detto Wolfowitz.

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Naomi Kelin è una giornalista canadese. E' autrice di No Logo e Recinti e finestre.

[*Da: Internazionale - n°483/2003]


I miei pistolotti [ Giovedì , 10 Aprile 2003 ]

Errata Corrige

Il 20 Febbraio ho riportato su noblogo (blog nel frattempo da me chiuso) un articolo del il manifesto, dal titolo "Il ponte di carta", in cui si citavano alcune persone. Una di queste ha chiesto di rettificare quanto riportato nel suddetto articolo. Eccovi la sua precisazione:

Leggo il Vostro report da un articolo de Il Manifesto del 20.02.2003 e devo precisare di non essere geologo, ma architetto, docente di Valutazione dei Progetti presso la Facoltà di Architettura “L.Quaroni” all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. 

Cordialmente,

Prof. Arch. Gian Carlo Presicci


I miei pistolotti [ Mercoledì, 9 Aprile 2003 ]

*Strelnik: La violenza mi fa cagare
Intervista di Pietro B.

Il tuo blog inizia, nella notte dei tempi del novembre 2001, con una "rimozione". Per chi ti legge oggi, nemmeno un riassunto delle puntate precedenti?

S'è trattato, a dirla in modo spiccio, d'un periodo di merda.
Quella nerissima che arriva a ondate irregolari ma talmente potenti da sbatterti a terra.
Novembre e dicembre son state le cronache di quelle mareggiate:i primi due mesi di blog son stati parole che mi ferivano soltanto a pensarle, riflessioni lucide o sconclusionate, argomentate come una tesi o solitarie come aforismi, bestemmie e suoni inarticolati e sputi e cazzotti che buttavo sulla pagina quasi a liberarmi.
Il tutto dovuto a tre defezioni a catena chè da agosto a ottobre ho subìto, in vario modo:
mia nonna -che è morta, la mia ragazza -che m'ha lasciato dopo 5 anni, e il lavoro.
Poi il periodaccio è passato ma quei post lì non ce la facevo proprio a tenerli.
Chè,  se da un punto di vista psicologico, spero d'aver elaborato i lutti, da quello "binario", ho voluto rimuovere e basta.
E forse proprio il rimuovere quei files lì -definitivamente (non c'ho nemmeno una copia di back-up) m'ha aiutato psichicamente.
Sì, il blog è nato da un periodo bruttissimo, tanto che è da quel momento lì che son affezionato a alcuni aforismi di Cioran, nerissimi -che
cito come un bischero ancora oggi per farmi coraggio e fare un po' lo sbruffone; per esempio:
"Si vive nel falso fino a che non si è sofferto. Ma quando si comincia a soffrire, si entra nel vero soltanto per rimpiangere il falso."
Madonna, cominciamo bene.... ;-)

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I miei pistolotti [ Martedì, 8 Aprile 2003 ]

Si è già parlato in BlogOltre della Nuova Medicina del dott. Hamer. Adesso mi arriva la preghiera dalla segreteria del suo "discepolo" italiano, il dott. Samorindo Peci, di rilanciare il programma di corsi organizzati in giro per l'Italia. Chi fosse interessato può scaricarsi da qui il programma completo (formato word, 20Kb).


Il no di Putin
di K.S. Karol*

Nessuno si aspettava una presa di posizione così energica da parte della Russia, ma è Vladimir Putin che ha condannato con maggior violenza la guerra americana in Iraq. A suo avviso l'Iraq, sfinito da un'altra guerra e dalle sanzioni, non è in grado di minacciare nessuno, è troppo debole. Attaccandolo, e senza una risoluzione delle Nazioni Unite, si consacra il principio che il più forte ha sempre ragione, e in un mondo dove la forza decide più della legge nessun paese sovrano può sentirsi in sicurezza. 

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 [*Da: la rivista del manifesto - n°38 - aprile 2003]


Una voce europea a favore della guerra
di Adam Michnik*

[Titolo riportato su Repubblica "Noi traditori dell'Europa"]

Il giornale tedesco Die Tageszeitung ha scritto che Vaclav Havel, Adam Michnik e György Konrad, considerati in passato in Occidente simboli di moralità, sono oggi degli apologeti degli Stati Uniti. Il giornale tedesco ha parlato di tradimento. I nostri cognomi furono menzionati insieme, per la prima volta, più di vent'anni fa da Timothy Garton Ash, quando Havel e io eravamo in carcere e Konrad non poteva pubblicare in Ungheria a causa della censura.

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 [*Da: la Repubblica - 8/4/2003]


I miei pistolotti [ Lunedì, 7 Aprile 2003 ]

Rachel, che medicava la violenza
di Adriano Sofri*

Le lettere della giovane americana uccisa da un bulldozer israeliano nella striscia di Gaza. Con il racconto del suo sforzo di «restare umana anche nelle circostanze più terribili».

Rachel Corrie è la giovane americana, di Olympia, Washington, che lo scorso 16 marzo è stata schiacciata da un bulldozer dell'esercito israeliano mentre cercava di opporsi alla demolizione di una casa palestinese a Rafah, nella striscia di Gaza. Aveva 23 anni ed era arrivata in Palestina da poche settimane, volontaria dell'International solidarity movement. Dopo la sua morte la sua famiglia e gli amici hanno pubblicato le lettere scritte dalla Palestina, circolate su internet e ripubblicate da vari giornali. Io le ho lette su Vita, su Internazionale, sul Manifesto, e ne sono stato così colpito che desidero parlarne a voi, che a vostra volta potrete cercarle e leggerle.

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 [*Da:  Panorama - n°15/2003]


I miei pistolotti [ Domenica, 6 Aprile 2003 ]

Ma non è stato ancora provato che il conflitto sia giusto
di Jefrey Sachs*

Le principali conseguenze del conflitto in Irak non si vedranno sul campo di battaglia, bensì dopo la guerra e dipenderanno dalla capacita di George W. Bush e Tony Blair di giustificare la loro offensiva. Questa guerra è scoppiata per una serie di ragioni dichiarate ufficialmente e e oggetto di infuocati dibattiti in tutto il mondo. Se queste ragioni fossero giustificate, questa guerra potrebbe portarci ad un mondo più sicuro. Qualora, invece le argomentazioni addotte da Bush e Blair si dimostrassero errate, la guerra comporterebbe altra instabilità. La seconda guerra del Golfo non è stata, e d'altra parte non poteva esserlo; giustificata dinanzi all'opinione pubblica di tutto il mondo semplicemente considerando Saddam Hussein un tiranno. La giustificazione, semmai, si è basata sul pericolo rappresentato dal regime di Saddam. Bush e Blair hanno seguito quattro ragionamenti logici. 

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 [*Da: Il Sole 24 Ore - 6/4/2003]


The PG-Rated War
di Joe Klein*

I AM LOOKING AT A PHOTO OF A DEAD AMERICAN, COURTESY OF al-Jazeera television network. The boy lies diagonally across the frame, his head in the lower-right-hand corner. His eyes are closed, and there is a bullet hole the size of a half-dollar in his right temple; blood puddles beneath his head and soaks his T shirt. You will not see this photograph on American television or in the pages of this magazine. When word came that al-Jazeera had broadcast this image and others like it, the official U.S. reaction was outrage. When similar photos of dead British soldiers were published, Tony Blair said, "To the families of the soldiers involved, it is an act of cruelty beyond comprehension."

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 [*Da: TIME - April 7, 2003 - Vol. 161, No. 14]

n.d.t. Le parole in azzurro sono state tradotte da me. Con la mia non perfetta conoscenza dell'inglese posso aver frainteso o stravolto il significato di qualche termine. Mi scuso di questo. La mia unica intenzione è quella di facilitare la lettura a chi non conoscesse bene tale lingua.


I miei pistolotti [ Sabato, 5 Aprile 2003 ]

Lingue che muoiono
di W. Wayt Gibbs*

«Ovviamente dovremo ripensare seriamente
le nostre priorità, perché la linguistica non passi
alla storia come la sola scienza che abbia
assistito passivamente alla scomparsa
del 90 per cento del proprio campo di indagine.
»

Michael Krauss
The World's Languages in Crisis [«Language», 1992]

Dieci anni or sono, Michael Krauss fece scorrer un brivido nella schiena ai linguisti, predicendo che quasi la metà delle circa 6000 lingue parlalate nel mondo avrebbe cessato di esistere in capo a un secolo. Krauss, docente di linguistica all'Università dell'Alaska a Fairbanks, ha fondato l'Alaska Native Language Center per tentare di preservare le 20 lingue presenti in quello Stato, di cui solo due erano ancora insegnate ai bambini. Molte altre esistevano solo nella memoria di pochi parlanti anziani; il resto stava rapidamente uscendo dall'uso. 

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Il destino delle lingue passa anche per l'Europa
di Guido Romeo*

La lingua non è solo il dono divino più prezioso, e amano ripetere i linguisti. È anche il più fragile. Spesso si accosta la diversità linguistica a quella biologica, cercando di correlare varie dinamiche di differenziamento, o si cerca di spiegare la diffusione e l'evoluzione di una lingua con criteri biologici, fino a parlare di memi, unità linguistiche che si comporterebbero come acidi nucleici, frammenti di DNA o RNA in grado di replicarsi e mutare, fino a generare nuove parole, nuove varianti del parlato o vere e proprie lingue.

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 [*Da: Le Scienze - n°416 - Aprile 2003]


Verità
di Andrea Csillaghy*

«La verità è di Dio, non è dell'uomo. Faremmo meglio a lasciarla stare», dice Miss Bordereau nel piacevolissimo Carteggio Aspem, romanzo quasi poliziesco di Henry James. E tale era stata la tentazione iniziale di chi scrive queste righe di fronte all'argomento terribilmente ambizioso. La verità, come il bene o la giustizia, è uno dei pochi valori assoluti della condizione umana, a qualunque latitudine della terra, sotto qualunque cielo. E qualunque discorso, promessa, ragionamento o patto tra uomini vuoi partire dalla verità. O arrivarci.

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 [*Da: Il Sole 24 Ore - Ventiquattro - n°4/2003]


I miei pistolotti [ Sabato, 5 Aprile 2003 ]

Verità
di Andrea Csillaghy*

«La verità è di Dio, non è dell'uomo. Faremmo meglio a lasciarla stare», dice Miss Bordereau nel piacevolissimo Carteggio Aspem, romanzo quasi poliziesco di Henry James. E tale era stata la tentazione iniziale di chi scrive queste righe di fronte all'argomento terribilmente ambizioso. La verità, come il bene o la giustizia, è uno dei pochi valori assoluti della condizione umana, a qualunque latitudine della terra, sotto qualunque cielo. E qualunque discorso, promessa, ragionamento o patto tra uomini vuoi partire dalla verità. O arrivarci.

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 [*Da: Il Sole 24 Ore - Ventiquattro - n°4/2003]


I miei pistolotti [ Venerdì, 4 Aprile 2003 ]

Cara America
di Margaret Atwood*

Cara america, questa è una lettera difficile da scrivere perché non so più chi sei. E forse in tanti abbiamo lo stesso problema. Credevo di conoscerti: negli ultimi cinquantacinque anni eravamo diventate abbastanza intime. Tu eri i fumetti di Topolino e Paperino che leggevo alla fine degli anni quaranta. Eri le trasmissioni alla radio. Eri la musica che cantavo e che ballavo: le Andrews Sisters, Ella Fitzgeraid, i Platters, Elvis. Eri divertente da morire. Hai scritto alcuni dei miei libri preferiti. Hai creato Huckleberry Finn e Beth e Jo di Piccole Donne, coraggiose ciascuna a modo suo. Poi sei stata il mio amato Thoreau, padre dell'ambientalismo, testimone della coscienza individuale; e Walt Whitman, cantore della grande repubblica; ed Emily Dickinson, custode dell'anima privata.

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 [*Da:  Internazionale - n°482/2003]


I miei pistolotti [ Giovedì, 3 Aprile 2003 ]

Amore... chi era costui
di Beatrice Corato*

Qualcosa che all'improvviso infiamma, esalta e fa sembrare il mondo alla rovescia.
Ti svegli al mattino e t'accorgi che non sei più depresso. La notte non vorresti mai andare a dormire. E neanche t'accorgi di non tirare più una sequela di bestemmie quando trilla il telefono. L'amore, e il cielo di novembre impazzisce dei colori della primavera. Esulta il creato, canta l'anima dentro di te...

Ma l'amore è anche dolore, è responsabilità, è un misurarsi continuo con se stessi e con l'altro. I toni violenti sfumano nel cupore, i rossi diventano bordò scuro, gli azzurri blu notte. La curva Gauss, chi non l'ha studiata...

Sul tetto del mondo con la persona amata, bisogna imparare a restarci. A coprirsi quando tirano i venti pregni di tempesta e la neve diventa nemica trasformandosi in sassi di grandine dura che fanno male, e dio sa se fanno male. Laggiù il precipizio. Andare dove... un brivido di freddo e si precipita. Un passo sbagliato e la tragedia travolge entrambi. L'amore lassù, alla curva Gauss, diventa un inferno. La maledizione di dio. 

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 [*Da:  mariemarion.com ]


I miei pistolotti [ Mercoledì, 2 Aprile 2003 ]

Delirio di onnipotenza
di Arthur Schlesinger Jr.*

 Siamo di nuovo in guerra: non a causa di un attacco nemico, come per la seconda guerra mondiale, né per un escalation del nostro intervento, come nella guerra del Vietnam, ma per una decisione deliberata e premeditata del nostro governo. Ora che ci siamo imbarcati in questa triste avventura, speriamo che il nostro intervento sia rapido e decisivo e che la vittoria arrivi con il minor numero di vittime tra gli americani, i britannici e i civili iracheni.

Certo, dobbiamo continuare a domandarci perché il nostro governo abbia deciso di imporre questa guerra. E una decisione che riflette una svolta catastrofica nella politica estera degli Stati Uniti, una svolta che ha portato a sostituire la dottrina strategica del contenimento e della dissuasione, che ha condotto alla vittoria pacifica della guerra fredda, con la dottrina Bush della guerra preventiva. Il presidente ha adottato una politica di "autodifesa preventiva" pericolosamente simile alla politica adottata dal Giappone imperiale a Pearl Harbor, una data che, come ha detto un altro presidente degli Stati Uniti prima di lui, vive nell'infamia.

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[*Da:  l'Unità - 2/4/2003]


Il mondo è per strada. Diserta.
di Wu Ming*

C'È UN RISCHIO da sventare, mentre le bombe cadono e i carri armati si fanno strada nel deserto. C'è un esorcismo da fare. È forse un imperativo psichico prima ancora che politico: resistere al rinculo del peggio sulle nostre menti. Evitare la depressione, la disperazione, lo scoramento. Diffìcile, quanto imprescindibile. Il più grande movimento d'opinione, di idee e di corpi, della storia recente ha davanti a sé un compito titanico, di cui finora si è dimostrato all'altezza al di là di ogni migliore aspettativa. Deve continuare ad esserlo. La guerra che l'amministrazione Bush e i suoi alleati ci hanno promesso, la guerra che hanno dichiarato al mondo, alle istituzioni internazionali, al movimento dei movimenti, non finisce in Iraq.

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 [*Da:  Carta - cantieri sociali - n°11/2003]


I miei pistolotti [ Martedì, 1° Aprile 2003 ]

Dalla guerra moderna alla guerra globale
di Danilo Zolo*

Premessa

Siamo in presenza di un processo di transizione dalla «guerra moderna» alla «guerra globale». Per «guerra moderna» intendo qui, sommariamente, la guerra limitata dal diritto internazionale, caratteristica dello jus publicum europaeum. All'espressione «guerra globale» attribuisco sia il senso geopolitico di guerra despazializzata, sia il senso sistemico di guerra egemonica, sia infine quello, propriamente normativo, di guerra non limitata dal diritto e, perciò, illimitata. Per cogliere il senso di questa profonda trasformazione è necessaria una minima dilatazione analitica dell'arco temporale dell'ultimo decennio del Novecento. Occorre anzitutto includervi la riflessione strategica che negli Stati Uniti ha fatto prontamente seguito alla conclusione della guerra fredda e al crollo dell'impero sovietico.

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[*Da:  Not in my name - Guerra e Diritto - a cura di Linda Bimbi - Editori Riuniti - pagg. 240 - Euro 9,00 - ISBN 88-359-5392-8 ]